giovedì 7 luglio 2016

Azioni MontePaschi: chi rischia con i titoli Mps?

Una domanda interessa i risparmiatori che hanno scelto di investire in titoli bancari, alla luce dei recenti casi che hanno coinvolti istituti storici come la Banca Popolare di Vicenza, la Cassa di Ferrara e il Monte dei Paschi di Siena. Nella crisi delle banche quali sono i risparmiatori che rischiano?

Per quanto riguarda i correntisti, i rischi non esistono, perché i primi 100mila euro depositati in un conto corrente sono di base intoccabili. Secondo la normativa europea, le cifre che eccedono questo importo possono essere intaccate, ma si tratta di ipotesi definite dagli analisti 'fuuri dall'orizzonte'. Chi rischia sono invece gli obbligazionisti, ovvero chi ha sottoscritto obbligazioni, in particolare chi ha acquistato o firmato obbligazioni subordinate, che di per sé non dovrebbero essere state vendute ai piccoli risparmiatori in base alla norma sulla legge fallimentare.

È un dato di fatto che Monte dei Paschi di Siena ha in circolo 5 miliardi di obbligazioni subordinate, quindi a seguito della risposta del mercato che negli ultimi giorni ha fatto crollare il titolo Mps, i titoli sono in assoluto imprevedibili e decisamente in forte perdita. Insomma un vero dramma per chi ha deciso di investire in azioni mps, ora potrebbero ritrovarsi con un pugno di mosche in mano.

Dal canto suo, il governo e l'Europa stessa insistono a coinvolgere le obbligazioni perché vogliono rispondere alla norma del bail in, il salvataggio interno che è entrato in vigore nel 2013 e che si basa sul nobile principio di non voler scaricare sui cittadini le azioni truffaldine dei banchieri. Molti si sono interrogato sulla precocità di questa norma, che permette allo stato di intervenire solo dopo che i cittadini che hanno dato la loro fiducia alle banche, comprandone o sottoscrivendone le azioni. Il principio era nobile, ma forse non era stata sanata completamente la crisi del 2008 ed è importante considerare che la norma è da sempre stata poco gradita a chi amministra le banche, perché applicata in larga può indubbiamente far dilagare la sfiducia fra i risparmiatori.

 L'Italia sta quindi soffrendo una crisi bancaria che non si è ancora conclusa. Grazie alle norme della Bce i titoli di stato non sono infatti aggredibili, ma lo sono quelli bancari. Il riflesso si legge quindi nella bolla che da qualche parte deve scoppiare, in questo caso nelle tasche dei cittadini che hanno sottoscritto obbligazioni il cui valore reale non era coperto. Lo stato italiano, a differenza della Germania che ha dato una forte iniezione di contante ai propri istituti di credito è ora chiamato ad intervenire e molti sono gli analisti che pensano che un intervento anticipato avrebbe potuto sanare la situazione con anticipo.

In altri termini, i banchieri non hanno voluto al tempo gli aiuti dello stato perché secondo loro era troppo rischioso, ma avevano previsto che la crisi potesse risolversi prima, cosa che a conti fatti non è avvenuta. L'itala delle banche sta quindi soffrendo la variabile 'tempo' e ora il governo sta discutendo chi debba pagare. Per paura che i risparmiatori italiani perdano la fiducia nelle banche, il governo è pronto ad accollarsi il pagamento, ma le autorità europee difendono il principio che chi dà i soldi a cattivi investitori, prima o dopo li perde.

L'equilibrio è quindi appeso ad un filo, ma come è avvenuto nel caso di istituti di credito che hanno speculato negli ultimi tempi, anche il caso Monte dei Paschi di Siena potrebbe concludersi molto male, non certo per i vertici, ma per chi ha creduto alle promesse di investimenti buoni e sulla carta garantiti, ovvero i piccoli risparmiatori.


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