domenica 22 gennaio 2017

"Disparità di trattamento e mancata opportunità per i dipendenti dell'ex ASL di Potenza"

POTENZA - La Fials preannuncia richieste di risarcimento danni se non verranno riattivate le procedure per le progressioni verticali Le progressioni verticali del personale dell’ormai disciolta ex Asl 2, bandite nel lontano 2008 e non tutte portate a compimento, nonostante le continue sollecitazioni e messe in mora dei dipendenti interessati, continuano ancora a creare forti malumori all’interno dell’Azienda Sanitaria di Potenza e a generare diffide e avvertimenti di azioni risarcitorie collettive.

La FIALS, attraverso gli avvocati dello studio legale della Fials Nazionale, Nicola Roberto Toscano e Gaetano Giampalmo del Foro di Bari, docenti Universitari specializzati nel diritto del lavoro, ha chiesto al Direttore Generale dell’Asp l’annullamento della delibera con cui l’Azienda Sanitaria di Potenza lo scorso novembre, adducendo «ipotetici “vizi di merito”, ha revocato la delibera di indizione delle progressioni “limitatamente alla parte di essi che non ha trovato effettiva attuazione con l’espletamento delle procedure selettive interne e la nomina dei vincitori, nonché con la loro assunzione”, ed il completamento, in favore degli attuali istanti, di tutte le rimanenti procedure di progressioni verticali. «Trattandosi di iniziative già formalmente autorizzate con atti programmatori alla data di entrata in vigore delle disposizioni di cui all’art. 24 del d.lds. 150/2009, il cosiddetto Brunetta – spiega la FIALS - e che rispettano la quota riservata all’esterno, chiediamo vengano portate a termine le procedure concorsuali interrotte».

«La scelta dell’Azienda di proseguire e completare soltanto alcune delle procedure selettive interne, bloccando altre progressioni verticali contestualmente bandite tutte a dicembre 2008– spiega la FIALS -, se per certi versi non si giustifica affatto sul piano della parità di trattamento, della imparzialità, delle correttezza e buona fede, dell’esercizio corretto dell’azione amministrativa, per altro verso non ha, e non può avere, alcuna copertura di legge, neppure dopo l’entrata in vigore del d.lgs. n. 150/2009, evocato dall’ASP nella corrispondenza che è seguita alle varie diffide». «La delibera di revoca dell’Asp– affermano gli avvocati Toscano e Giampalmo -, che sotto l’aspetto formale è affetta da violazione di legge (artt. 7 e ss. L. 241/90, difettando completamente la comunicazione di avvio del procedimento ai diretti interessati), si pone, sul piano sostanziale, in netto contrasto con i principi di buona fede, di tutela dell'affidamento, di minor sacrificio possibile degli interessi dei privati, ove più si consideri la disparità di trattamento attuata a danno degli attuali istanti rispetto ad altri colleghi nelle stesse, identiche condizioni che hanno potuto beneficiare della progressione verticale avviata con le stesse deliberazioni oggi illegittimamente revocate per pretestuose ragioni di carattere organizzativo interno (quasi scomparso ogni riferimento alle norme della riforma Brunetta ed alla loro incidenza sulle procedure selettive pregresse nelle motivazioni dell’illegittimo atto di revoca)».

«Se non vi sarà la revoca della delibera e il completamento delle procedure concorsuali, avvieremo autonome iniziative risarcitorie, alla stregua della illegittimità e scorrettezza della condotta dell’Azienda e dell'errata attività procedimentale dalla stessa svolta, anche e soprattutto, con riguardo alla impugnata decisione di revoca». «Abbiamo inoltre – conclude la FIALS -, segnalato la vicenda alla Procura Regionale della Corte dei Conti – per gli eventuali profili di responsabilità erariale dei funzionari e dirigenti pubblici a vario titolo coinvolti, ed al Presidente della Regione Basilicata per l’esercizio delle prerogative di intervento e di accertamento a fronte di dipendenti che vedono seriamente, ma ingiustamente compromesse le proprie condizioni di lavoro, anche in vista di future progressioni di carriera».

0 commenti:

Posta un commento