lunedì 14 agosto 2017

Orsa uccisa, Brambilla: denunciamo Rossi per animalicidio

ROMA - Non solo “animalicidio”. Nell’esposto-denuncia del Movimento animalista, dopo l’uccisione dell’orsa KJ2, la magistratura sarà invitata anche a considerare la “cattiva gestione” del progetto di ripopolamento degli orsi da parte della Provincia autonoma di Trento. Ma il coronamento di tutto è un’accusa squisitamente politica: “Il governo e alcune amministrazioni locali di sinistra –avverte l’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente del Movimento animalista - hanno avviato e conducono sistematicamente una guerra contro gli animali selvatici, con tanto di strumentalizzazioni per raccogliere voti. Il premier Gentiloni cambi rotta e bocci subito la richiesta del Trentino, avallata in silenzio a fine luglio dalla Commissione dei 12 (Commissione paritetica Stato-Regioni per il Trentino e l'Alto Adige), di avere “mano libera” sulla fauna. Più mano libera di così… una vera follia.”

L’esposto-denuncia del Movimento animalista prende le mosse, ovviamente, dall’ipotesi di reato prevista dall’art. 544 bis “Uccisione di animale”. Contrariamente a quanto sostenuto dal presidente della Provincia Rossi, firmatario dell’ordinanza di “esecuzione” dell’orsa, fior di esperti giudicano “non necessario” l’abbattimento di un animale, per di più protetto, che, per esempio, poteva essere ulteriormente monitorato ed eventualmente, in un secondo tempo, catturato e allontanato. Sono tutte da chiarire, inoltre, le modalità e le circostanze dell’uccisione, di cui si capisce solo che è stata voluta e preordinata.

Non è tutto. “La Provincia – insiste l’on. Brambilla - dovrà anche rispondere della gestione del progetto di ripopolamento: della dimostrata incapacità di organizzare la convivenza tra orso e uomo delimitando zone di rispetto e imponendone l’osservanza agli escursionisti, soprattutto se accompagnati da cani liberi; del fallimento nell’educare gli ospiti al corretto comportamento nei boschi frequentati dai plantigradi; dei fondi nazionali e comunitari spesi prima per riportare gli orsi sul territorio e poi ammazzarli, con colpa, come Daniza, o volontariamente, come KJ2. Una massa di contraddizioni e un capolavoro di incapacità amministrativa – sottolinea l’ex ministro del Turismo -  che il governo nazionale vorrebbe “premiare” lasciando all’ente locale “mano libera” sui selvatici. Occorre il contrario di quanto immagina l’evanescente ministro Galletti: che sulla gestione di un patrimonio di tutti, come gli orsi, i lupi e la fauna selvatica in generale, l’ultima parola sia sempre, effettivamente, del ministero dell’Ambiente. Qualcuno dei responsabili provi almeno a spiegare perché certe cose accadono in Trentino e non nelle Province di Bolzano e Belluno o, meno che meno, in Abruzzo”.

“La spiegazione più semplice – prosegue la paladina degli animali - è, purtroppo, la più vergognosa. L’anno prossimo ci sono le elezioni anche in Trentino e i partiti anti-orso come il Patt non vedono l’ora di “accreditarsi” presso i propri elettori, letteralmente sulla pelle di questi incolpevoli animali. Quel che ancor più indigna è il lato “nazionale” della vicenda: la decisione presa a fine luglio dalla Commissione dei 12 di approvare all’unanimità la famosa “mano libera”, una proposta di norma di attuazione dello Statuto speciale che consentirebbe al Trentino “di gestire in via ordinaria, quindi in maniera diretta e più rapida,” la presenza dell’orso e degli altri animali sul territorio. Più rapida di così? Come? Sparando a vista? Una follia che nasce dal patto rosso tra amministrazioni di sinistra e governo del pd che vogliamo denunciare con forza. Un governo degno di questo nome (spetta all’esecutivo pronunciarsi sulla disposizione attuativa) si guarderebbe bene dall’avallare una simile richiesta, cioè in sostanza di svendere la gestione della fauna protetta alla provincia di Trento, abdicando al suo ruolo costituzionale di custode di questo patrimonio. Ma il ministro Galletti è inesistente o connivente, mentre il governo Renzi, di cui il Gentiloni è fotocopia in forma e sostanza, ha già parlato fin troppo chiaramente, concedendo alle doppiette del Trentino-Alto Adige, alla vigilia del referendum del 4 dicembre scorso, la possibilità di uccidere anche animali tutelati nel resto del Paese. Né incendi né siccità hanno indotto qualche istituzione a chiedersi se non sia il caso di cancellare la prossima stagione venatoria. Tutto si tiene: la guerra ai selvatici è dichiarata. Noi la combatteremo, ma dalla parte degli animali”.

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