Myrta Merlino a Rtl 102.5: ''Liliana Segre crede nei giovani e nel passaggio di testimone''


MILANO - La giornalista e conduttrice televisiva è stata ospite di RTL 102.5 nel corso di “Giletti 102.5” con Massimo Giletti e Luigi Santarelli, raccontando del suo lavoro insieme a Liliana Segre in occasione della giornata della memoria. 

In occasione della giornata della memoria, Massimo Giletti e Luigi Santarelli hanno ospitato Myrta Merlino, giornalista e conduttrice del programma “L’aria che tira” su La7. Nel suo nuovo lavoro Myrta Merlino racconta la storia della senatrice Liliana Segre, dalle leggi razziali fino al campo di concentramento.

«La verità è che la storia di Liliana Segre ci serve - racconta Myrta Merlino - perché dimenticare quanto accaduto sarebbe una dramma per tutta l’umanità. Nel podcast c’è la forza del suo racconto, seppur spaventoso. La separazione di una bambina che lascia la mano del padre entrando nel campo di concentramento, una mano che non riuscirà mai più a stringere. 

Nel podcast Liliana racconta che per tutta la vita ha sognato di poter riafferrare quella mano e quando pensa alla morte immagina di poter riafferrare quella mano». Nel corso dell’intervista con Massimo Giletti, Myrta Merlino ha sottolineato l’incredibile forza della voce di Liliana Segre e del messaggio d’amore che, nonostante la sua terribile storia, riesce a trasmettere. «Nel podcast Liliana racconta che lo sguardo d’amore di suo marito le ha salvato la vita. Lei era una naufraga della vita, torna dal campo annullata e senza più un'identità a 18 anni. Entra in un campo di concentramento e diventa un numero, l’inizio della fine. Liliana era un numero, il 75190», racconta. Myrta Merlino risponde anche alle recenti parole di Liliana Segre sull’ipotesi che negli anni a venire la Shoah possa essere dimenticata e ridotta a poche righe sui libri di storia: «Dei 6806 ebrei italiani deportati nei campi di sterminio ne sono tornati in 837, di questi sono vive solo 11 persone. Le voci di alcuni sono molto flebili perché malati. Quindi Liliana sente che quando non ci saranno più loro, quando non potremo più vedere il numero tatuato sulla loro pelle, c’è davvero il rischio che la Shoah diventi un episodio come tanti. Liliana è una donna d’amore, non odia, ma non dimentica e non perdona. Perché il punto è questo: tenere viva la memoria e sapere che è accaduto», dice, «Liliana crede nei giovani e nel passaggio di testimone, i ragazzi davanti a lei si emozionano», conclude.