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domenica 11 ottobre 2015

La magia dell'amore di Eleonora Tirrito: 'Dove sarai' è il nuovo singolo

di Redazione - Una voce raffinata ed elegante quella di Eleonora Tirrito, che presenta il suo nuovo singolo "Dove sarai", il primo della giovane cantautrice estratto dall' Ep "Eleonora Atmosfere". La canzone, che porta proprio la firma dell' artista toscana, è stata scritta nell'estate del 2014 e racconta la storia di un uomo che nonostante gli affetti che si era creato nella vita,  decide di andarsene. Il brano è accompagnato da un videoclip, per la regia di Gioacchino Castellino (art&digital).

‘’Dove Sarai’’ è il tuo esordio radiofonico. Sei soddisfatta del riscontro che sta ottenendo? 
‘’Sono molto soddisfatta, ho scritto questo brano sentendolo molto e adesso vedere che piano piano fa dei passi non può che rendermi felice. “Dove sarai” è una canzone che fa parte del mio primo Ep “Eleonora Atmosfere”. È stato il racconto profondo di una cara amica ad ispirarmi. La canzone tratta il tema dell'abbandono ma con grinta e speranza. Non sempre chi abbandona un amore (qualunque sia, per un compagno/a o per un figlio/a) è più forte di chi invece resta’’.

Quando nasce in te la passione per la musica? 
‘’Nasce da bambina, per divertimento. In casa cantavo e suonavo con la tastiera di mio padre, un giorno, la vidi in un angolo tutta polverosa, così incuriosita iniziai a suonare le note dei cartoni animati o delle prime canzoni che mi venivano in mente, per non parlare delle varie spazzole che usavo o meglio ancora la mitica pattumiera, il gambo era una magnifica asta con microfono li, davo spazio ai miei più sentiti concerti in casa. Come sempre ci sono cose destinate a finire ed altre ad iniziare’’.

Cosa significa per te scrivere e comporre musica?
‘La musica fa parte di me da sempre. Scrivere per me è una di quelle cose che mi da più la voglia e la frenesia di fare’’.

Hai mai pensato di partecipare ad un talent? 
‘’Si, per adesso “Amici di Maria de Filippi”. Sono stata una settimana nella scuola per lo stage prima della puntata di Novembre 2013. Successivamente ero stata selezionata anche tra le sfidanti. È stata una bella esperienza. Gli aspetti che ho apprezzato di più sono stati l'unione e la voglia di cantare. La sera ci riunivamo nelle camere dell'hotel a suonare ed il giorno facevamo lezione con i professori. La cosa che più riempiva il cuore era vedere che in molti si ricordavano le mie canzoni e le canticchiavano o fischiettavano nei corridoi’’.

Contatti - Fb Artista: https://www.facebook.com/eleonoraofficial?fref=ts

mercoledì 19 novembre 2014

ESCLUSIVO | Intervista a Domenico Fortunato, 'Matera e la Basilicata sono uniche'

di Nicola Ricchitelli - Intervista esclusiva del Gdb all'attore materano Domenico Fortunato.

Domenico, la tua Matera capitale della cultura. Contento?
Sono felice di una felicità immensa per la vittoria di Matera e per questa proclamazione. Per Matera e per la Basilicata si tratta di una grande opportunità, unica ed irripetibile. Matera e la Lucania avranno così la possibilità di far conoscere al mondo tutta la bellezza di una terra antichissima e di un piccolo popolo di un fazzoletto di terra unico al mondo.  La Basilicata è da sempre abitata da gente mite, umile, operosa, instancabile che creato con il suo lavoro inesauribile per secoli dei luoghi di rara bellezza ed il valore di una cultura della civiltà contadina ad alto tasso etico e morale. Matera e la Basilicata sono gli unici luoghi del sud dell'Italia in cui non è mai nata una organizzazione malavitosa di stampo mafioso. Sono nati in Basilicata invece uomini di ingegno, di cultura e dell'arte che hanno donato al mondo in silenzio senza clamore opere preziose ed eterne. Oggi ancora più di sempre sono orgoglioso d'essere materano e lucano. Da oggi in poi, Matera e tutta la Basilicata non dovranno perdere un attimo per continuare a lavorare fino al 2019 e dimostrare perché hanno meritato di diventare Capitale Europea della Cultura.

Ricordi il primo giorno sul set di "Rex"?
Si, lo ricordo molto bene. Arrivai su quel set nel 2010. La troupe girava tutta insieme da tre anni. Era un gruppo affiatatissimo. Ero l'ultimo arrivato. Nessuno si occupava di me. Poi ad un certo punto si preparava una inquadratura in cui c'eravamo da soli Rex ed io. Di fronte a noi, in cima ad una scala c'era il direttore della fotografia, Massimo Lupi con l'esposimetro in mano che dosava la luce. Massimo guardando verso di noi disse: "il cane 5 centimetri più a sinistra”. Io chiesi: "Quale dei due?" La troupe scoppiò in una fragorosa risata. Così si ruppe il ghiaccio e mi dissero che ero il benvenuto...

Cos'è cambiato da allora?
Tante cose. Sono cambiati i produttori esecutivi, gli sceneggiatori e sette registi. Anche gli addestratori di Rex. Di conseguenza i punti di vista di tante cose sono cambiati. Ed io ho trovato ogni due serie un partner nuovo. Ho avuto Capparoni, Bassi ed ora Francesco Arca.

Qual è il tuo rapporto con Francesco Arca sul set e fuori dal set?
Con Francesco mi diverto moltissimo. Giochiamo sempre. Siamo sempre di ottimo umore. Ci divertiamo tanto sul set. Ci piace il nostro lavoro. La nostra intesa professionale e forte. Fuori dal set siamo diventati amici. Andiamo allo stadio insieme, anche se lui è romanista ed io sono interista. Ci piace mangiare insieme. Siamo due bravi cuochi.

Guardavi la serie prima di entrare nel cast?
Si, l'ho vista con tutti e tre gli attori che hanno preceduto il mio ingresso nella serie.

Cosa succederà nelle nuove puntate?
Ci saranno tanta suspence, tanta azione, molta commedia ed un Rex in grandissima forma.

Cosa ti piace del tuo personaggio?
L'umanità di Monterosso, la sua attenzione ai dettagli, il suo essere un bambinone con Rex, il suo senso di appartenenza alla Polizia, il suo rispetto per il prossimo e per le istituzioni. I suoi movimenti lenti che lo rendono buffo.

Qual è il tuo ruolo in "Francesco"?
Sono Guido I il Vescovo di Assisi che si rende conto prima di ogni altro della Santità del giovanissimo Francesco.

Com'è andata con Liliana Cavani e con un cast così prestigioso?
È andata benissimo. La Cavani alla sua veneranda età sul set era più dinamica ed energica di quelli più giovani. È stato bello lavorare con tutti gli attori italiani e stranieri. Voglio ricordare fra tutti Rutger Hauer, un attore magico.

Ci parli del progetto di "Fango e gloria"?
È un docufilm sulla I guerra mondiale. Ci sono immagini inedite dell'archivio storico dell'Istituto Luce. È un film emozionante dall'inizio alla fine. Racconta la storia del Milite Ignoto.

Hai avuto varie esperienze cinematografiche in questi ultimi anni. Preferisci il cinema alla fiction?
Amo tutti e due i linguaggi. Cambiano i modi di scrittura e di riprendere le immagini, ma il mio lavoro di attore è il medesimo. Mi appassiono e cerco grandi motivazioni dentro me stesso.

Quali sono state le tappe fondamentali della tua carriera?
Da quando ho iniziato, ogni passo è stato una tappa fondamentale. Anche tutti gli errori sono stati fondamentali perché mi hanno insegnato a non sbagliare. Ed io sbaglio lo stesso. Questo mi rende tollerante con me stesso e con gli altri.

Quando hai deciso di fare l'attore?
Da bambino. Sono rimasto sempre quel bambino.

Ricordi il tuo primo provino e il tuo primo ruolo?
Vinsi un provino per la puntata zero di una serie che non si fece mai. Lo feci sul palco della scuola d'arte drammatica. Ero un giovane barista che si innamorava della sua compagna di lavoro. Il primo veto grande provino li sostenni con Giuliano Montaldo per la serie televisiva In nome della famiglia. Aprii il mio cuore e mi buttai con verità. Lo vinsi.

Hai un sogno o un progetto che vorresti realizzare?
Si, tanti. Bisogna realizzarli, non raccontarli.

venerdì 7 novembre 2014

Intervista a Monsignor Liberio Andreatta: “La Basilicata è storia sacra”

POTENZA - Dal 10 al 13 novembre a Matera, Capitale Europea della Cultura 2019, per la prima volta in Basilicata, si terrà l’undicesimo Coordinamento Nazionale di Opera Romana Pellegrinaggi sul tema “Pellegrinaggio: tempo e luogo di riconciliazione”. L’evento sarà presentato domani, sabato 8 novembre, alle 15.30, presso la sala conferenze della Camera di Commercio di Matera, nel corso di una conferenza stampa che, inoltre, introdurrà ai giornalisti il tema del seminario “Abramo, il cammino della fede, o Ulisse, il viaggio della conoscenza. Itinerari tra turismo e pellegrinaggio”, in programma sempre domani, alle ore 17.00. Monsignor Liberio Andreatta, vicepresidente e amministratore delegato di ORP, spiega il perché della scelta di Matera come location del Coordinamento e racconta il suo legame con la Città dei Sassi.

Cosa lega ORP alla Basilicata al punto da volervi ambientare il Coordinamento Nazionale 2014?
In primis l’empatia! È innegabile che con l’APT e la Regione Basilicata ci siamo trovati da subito d’accordo nell’intendere il valore di un progetto volto a favorire una crescita reciproca in modo sano e corretto. In secondo luogo come Opera Romana Pellegrinaggi non possiamo non accompagnare questa splendida regione nel grande sforzo di valorizzarne l’enorme patrimonio spirituale che emerge dalla sua ricchezza culturale e artistica. In particolar modo siamo lieti di vivere il nostro Coordinamento a Matera, designata da pochissimo Capitale Europea della Cultura 2019.

Questo risultato conferma che Matera non è una location come un’altra, con i Sassi, tra l’altro, Patrimonio dell’Umanità dal ’93. Questo, al di là dei temi, conferirà al Coordinamento una suggestione differente?
Inciderà profondamente sulle riflessioni di queste giornate. Per chi, come noi, si impegna ad accompagnare i pellegrini lungo le strade del mondo e a riconoscere la presenza di Dio nelle pieghe della storia e dell’arte in cui ci imbattiamo, l’impatto con un paesaggio tanto affascinante, forgiato da spiritualità millenarie, così simile alla fisicità della Terra Santa, non può che esserci d’aiuto nella riflessione e nella preghiera. Questo territorio ha raccolto il sapere e la fede dei monaci bizantini, prima, e di quelli benedettini, poi, divenendo terreno fertile per l’incontro fra Oriente e Occidente e in generale per culture differenti.

Tempo fa, in occasione di un suo viaggio in Basilicata, di Matera lei ha dichiarato “È una città che non si capisce se non si è vista”. Oggi come la definisce?
Luogo d’incontro e di accoglienza, di ascolto e di elaborazione di nuove esperienze, terra dove Dio e l’uomo dialogano da secoli. Matera è questo e altro ancora, è ciò che ognuno di noi vive nel suo animo dopo il contatto con questa città.

Come legge la similitudine tra Matera e la Cappadocia, al punto da far parlare di “Matera Cappadocia d’Italia?
Le chiese rupestri sono testimonianza del cammino dell’uomo in dialogo con Dio, un cammino che attraversa i secoli. Esse coprono un arco temporale che dai primi secoli del Medioevo arriva quasi fino ai giorni nostri, testimonianza del fatto che questa cultura della religiosità è cresciuta e si è sviluppata con la storia delle popolazioni locali.

La collaborazione messa in piedi da qualche anno tra Orp e Regione Basilicata sta portando a casa importanti risultati: l’itinerario Basilicata nel Catalogo 2014, il Coordinamento Nazionale a Matera. Quali altri traguardi ci si può attendere da questo viaggio comune?
Il primo e unico traguardo a cui dobbiamo mirare è il pellegrino, colui che è spinto dalla tensione verso l’Infinito, una tensione che lo induce a uscire dalla sua quotidianità per mettersi in cammino e andare alla radice della sua esperienza di fede, alla fonte spirituale a cui attingere per rinnovare, nella fede, la sua vita.

Se dovesse stilare una classifica delle espressioni più suggestive della Basilicata Sacra, anche al di fuori di Matera, cosa privilegerebbe o consiglierebbe?
La devozione mariana, che in Basilicata è forte e radicata nei suoi abitanti, capaci di portare a spalla statue per chilometri lungo le pendici di un monte. Penso ai pellegrinaggi della Madonna del Sirino o della Madonna del Pollino.

C’è qualcosa che la Basilicata potrebbe migliorare per valorizzare il suo patrimonio sacro?
A mio avviso deve proseguire con la medesima determinazione adottata finora. Il Sacro in questa regione è un sentimento che pervade profondamente la società e la cultura, e le numerose testimonianze artistiche che nei secoli si sono qui stratificate confermano questo speciale connubio così fecondo per l’animo umano. La Basilicata è storia sacra: non rendervi testimonianza significherebbe venir meno alla propria identità.

venerdì 29 agosto 2014

Intervista a Francesco Colletta. L'uomo dei record estremi pronto per una nuova sfida a Maratea

di Redazione - Certi record, come quello da lui stabilito nel 2007, che Francesco Colletta proverà a superare immergendosi tra il 12 e il 13 settembre nelleacque cristalline di Maratea, perla lucana del Tirreno, partono da lontano, anzi da lontanissimo. “Intanto– ricorda Colletta – prima di nascere viviamo nove mesi in un liquido e il nostro stesso corpo è fatto d'acqua. Ma la mia situazione personale è ancor più particolare, e non solo per essere nato da genitori entrambi del Gargano (padre di Vieste, madre di Mattinata). Da piccolissimo presi la pertosse; mi davano per spacciato. L’aria ossigenata dai pini della baia di Mattinatella, dove vivo tuttora, mi ha fatto rinascere e quando la febbre, altissima, mi portava alle convulsioni, mia madre mi immergeva nell'acqua con il ghiaccio per sedarle”.

Ma Colletta è stato precoce nel coltivare le sue passioni: “in quarta elementare acquistai la mia prima cintura di piombi per l'apnea e già a cinque anni ebbi in regalo la prima maschera. Mi raccontano che non volevo mai uscire dall'acqua; in un certo senso ero un predestinato”.

A Maratea si appresta a vivere l'ennesima sfida, 36 ore di immersione per il progetto EndlessDiving: ma quali sono le doti per poter affrontare questo tipo di sfide? 
“Bisogna per prima cosa conoscere i propri limiti, avere un'attenzione massima, seguire un’alimentazione naturale, far sì che la mente abbia il controllo totale sul corpo e raggiungere una buona preparazione sportiva”.
La difficoltà dell'evento consiste nell’affrontare la sfida con una normalissima muta subacquea: “La mia è una muta semistagna, che lascia passare l'acqua marina all'interno della stessa. Il corpo scalda quest’acqua che poi per osmosi fuoriesce, in un ciclo continuo, disperdendo così il calore dell’orgnismo. Normalmente un subacqueo può rimanere immerso con questa attrezzatura al massimo per 4 ore, prima di entrare in uno stato di shock ipotermico. In molti hanno tentato una simile impresa, ma con una muta stagna, che ti lascia asciutto e quindi permette di mantenere il corpo confortevolmente isolato e al caldo”.

Quali sono i rischi che si corrono immergendosi per ore con una muta di questo tipo? 
“Ipotermia e disidratazione, per effetto della salinità dell’acqua”.

Francesco, architetto e speleo-sub, unisce la passione per il mare a quella per l’archeologia: “La subacquea è un mondo complesso ed affascinante, che ti mette in simbiosi con l'ambiente. Ad esempio nelle acque di Siracusa, proprio durante la prova delle 32 ore di immersione, ritrovai una colonna greca, che poi è stata recuperata. "Quella che faccio io non è una performance fine a sé stessa; è una sperimentazione i risultati della quale saranno utili per chi lavora nel settore della subacquea, della medicina iperbarica e per gli sportivi. I dati raccolti saranno analizzati persino dalle agenzie spaziali, essendo, quello subacqueo, un ambiente extraveicolare, cioè che simula le condizioni di stress di un astronauta”.

E così il mare riflette il cielo, in un abbraccio azzurro, a filo di record.


LINK VIDEO:

https://www.youtube.com/watch?v=9_klx1Oe_D0&list=UUg50audCID3y3AKuBwmDAOA
https://www.youtube.com/watch?v=MAq28Awzj1c&index=18&list=UUg50audCID3y3AKuBwmDAOA

mercoledì 23 luglio 2014

Ernesto Schinella, tra tour e sogni (intervista): "Un giorno vorrei salire sul palco dell'Ariston"

di Redazione - E’ impegnato in un lungo tour estivo che lo sta portando in giro per le piazze d’Italia. ‘Racconto e canto: io tra i grandi’ è lo spettacolo del giovane talento calabrese Ernesto Schinella, vincitore del programma Rai ‘Ti Lascio una canzone’ condotto da Antonella Clerici. Due ore di spettacolo in cui Ernesto, mette in evidenza le sue qualità artistiche esibendosi in cover di grandi successi. E dopo il tour cosa accadrà? Leggete cosa ci ha raccontato Ernesto.


. Come procede il tour estivo?
- Molto bene grazie, le piazze sono piene e il pubblico dimostra di gradire il mio spettacolo ed io mi diverto insieme al loro.

. Cosa proponi sul palco?
- Si chiama,” Racconto e canto….io tra i grandi”, in sostanza per oltre due ore attraverso le canzoni racconto le mie esperienze ed i duetti con i più grandi della musica italiana, con alcuni aneddoti dietro le quinte, inoltre con la mia band composta da 8 musicisti e due ballerine cantiamo le più belle canzoni della musica italiana.

. Che progetti hai dopo l’estate?
- Sto scrivendo le musiche di alcuni brani e ho intenzione di iscrivermi per le selezioni di SANREMO GIOVANI …poi continuo a studiare.

. Arriverà il tuo primo disco?
- Io lo spero, bisogna convincere qualche produttore o una casa discografica per proporre la mia musica.

. Con chi vorresti condividere il palco?
- Ci sono tantissimiprofessionisti che ammiro, uno su tutti Massimo Ranieri perché è un artista completo e il mio amico Pupo che mi invita sempre quando viene ad esibirsi in Calabria e duettiamo sul palco e ci divertiamo.

. Prossimamente ti vedremo anche qui in Basilicata?
- Mi farebbe molto piacere esibirmi conil mio spettacolo, perché no!’’.



martedì 8 luglio 2014

Blonde Brothers tra tour estivo e il nuovo album (Intervista)

di Redazione . 1) A BREVE PARTIRETE PER IL TOUR ESTIVO. COSA PRESENTERETE SUL PALCO?

Il tour estivo si preannuncia entusiasmante e ricco di emozioni per noi. Alterneremo ai palchi di alcune città del Veneto dei piccoli e intimi pub, dove suoneremo le canzoni dei nostri due Album in studio: "Brucia" e "Lights and Shadows". Ci esibiremo, a seconda dell'occasione, in duo acustico e con l'intera Band nei palcoscenici più grandi. Il tour estivo sarà anche occasione di presentare dei brani indediti scritti nelle scorse settimane.

2) COM'E' INIZIATA LA CARRIERA DEI BLONDE BROTHERS?

I Blonde Brothers nascono dal divano di casa, dove strimpellando la chitarra e componendo versi, ci siamo divertiti a scrivere le nostre avventure e le nostre impressioni sulla vita, siamo stati fortunati a essere fratelli e quindi metterci d'accordo per le prove non è mai stato un problema. Ci è stato dato un immenso aiuto dai nostri genitori, che ci hanno sempre spinto a continuare, a provare e a riprovare, insegnandoci che la costanza e la pazienza nel lavoro e nella passione sono sempre premiati.
3) DOVE VI PIACEREBBE SUONARE

Suonare è sempre un'esperienza unica per noi, anche perché ogni serata e ogni concerto ha la sua storia. Il nostro sogno sarebbe suonare una nostra canzone a Sanremo, sul palco dell'Ariston!!! Se la domanda fosse: "con chi vi piacerebbe suonare?" allora potremmo rispondere, con qualsiasi grande cantautore italiano, perché da ognuno potremmo imparare a raccontare la vita in una canzone. La qualità della musica e dei testi degli artisti affermati nella nostra penisola è incredibile...

4) CI SONO DELLE NUOVE IDEE PER IL NUOVO DISCO?

Abbiamo moltissime canzoni che aspettano di essere registrate e arrangiate. Stiamo lavorando su un brano, la cui musica è stata scritta dal grande Alessandro Margozzi, grandissimo musicista oltre che amico, e un'altra canzone dal titolo "Mamma Heya" scritta in collaborazione con due DJ: Aletanz e Daxel. Non vediamo l'ora di farvele sentire!''.

martedì 24 giugno 2014

Intervista a Lorena Bianchetti, in Basilicata per girare un audiovisivo sui luoghi dello spirito

POTENZA - Lorena Bianchetti, giornalista e autrice televisiva, nota conduttrice del programma “A Sua immagine” in onda su Raiuno, è stata ospite dell’Apt Basilicata nell’ambito del Progetto “Basilicata Sacra”, in collaborazione con il Gal “La Cittadella del Sapere”. Un progetto organico finalizzato alla valorizzazione del patrimonio culturale cristiano della regione. Dal 21 al 23 giugno Lorena Bianchetti ha girato il suo audiovisivo legato ai luoghi dello spirito, in particolare ai santuari mariani del Pollino e del Sirino.



Non è la tua prima volta in Basilicata. Scoprirne un nuovo volto che sensazione ti ha dato?
La Basilicata è una finestra straordinaria, sono molto felice e non pensavo che questa regione fosse un mosaico di tanti quadri diversi: la natura, i luoghi dello spirito, distendono rasserenano e trasmettono l’aspetto tipico della gente del posto.

Cosa non si può non raccontare di questi luoghi.
Non c’è niente da nascondere, è talmente tutto bello! Anzi vanno sottolineati la cura e l’amore nel voler conservare qualcosa di molto speciale, qualcosa che è pronto ad accogliere le persone che hanno un desiderio di semplicità e di verità.

Se dovessi ritornare in Basilicata per una vacanza, non per lavoro, dove ti piacerebbe andare?
Ritornerei in questi luoghi dello spirito perché aprono il cuore, fanno tornare all’essenziale e ti allontanano dal caos e dallo stress in cui ognuno di noi è intrappolato nelle città.

Ora che hai un'idea quasi completa della nostra regione, tre aggettivi che la identificano.
Generosità, semplicità, solarità.

Il tuo volto ogni settimana in un certo senso fa da tramite tra i fedeli e Papa Francesco. Cosa vedi in lui e cosa pensi rappresenti per tutti noi per lo spirito innovativo che lo contraddistingue?
Papa Francesco rappresenta per ognuno di noi un punto di riferimento. È incarnato nella quotidianità, vive il realismo storico e riesce ad essere diretto e testimone allo stesso tempo. Piace perché coerente con quello che fa e dice, vive la semplicità dell’essenzialità che poi è alla base del senso della vita. È riuscito a sciogliere cuori induriti a causa di quel relativismo che aveva anestetizzato le persone immergendole nella solitudine. Papa Francesco sta ricordando l’importanza del rapporto con l’altro, del commuoversi per l’altro, sta combattendo contro la globalizzazione dell’indifferenza.

Tu conduci un programma che ha un legame diretto con il sacro e la Basilicata è una regione che vive con il sacro un sodalizio eterno, come hai potuto riscontrare in questo tuo viaggio tra Sirino e Pollino dove forte è la devozione mariana. Che fascino esercita su di te questo aspetto della lucanità?
Mi conforta e mi rasserena, mi fa vedere che anche in questa regione c’è una dimensione spirituale viva attiva e concreta, una dimensione che non si isola dal quotidiano ma che è fonte ed energia per affrontare il quotidiano con una dimensione di senso.

giovedì 19 giugno 2014

Stefano Laghi: "Vi svelo tutti i segreti dello zucchero"

POTENZA - Pasticciere e cioccolatiere di grande talento, vincitore di numerosi concorsi nazionali e internazionali di pasticceria e autore di numerosi libri, oltre all’attività di docenza e consulenza, Stefano Laghi è oggi uno dei più grandi studiosi e conoscitori del pianeta zucchero. Testimonial di Italia Zuccheri è alla guida delle demo realizzate un po’ in tutta Italia, per presentare la gamma di zuccheri, 100% italiano, studiati per le esigenze di pasticceri e gelatieri e per aiutarli a realizzare prodotti più idonei alle loro specialità, come pure , per mettere a punto nuove ricette artigianali.

Così lo zucchero made in Italy si rinnova. In che modo? La novità sta nell’aver creato zuccheri con diverse granulometrie per permettere agli artigiani pasticcieri di scegliere quello più adatto per ogni ricetta e il miglior abbinamento con gli altri ingredienti, ottimizzando i costi-ricetta. Sono zuccheri studiati per ottenere performance. Fino a ieri c’erano soltanto due zuccheri, il semolato e quello a velo, oggi è possibile avere tanti zuccheri intermedi, con cristalli diversi, che innovano e personalizzano il prodotto finito.

Qual è la particolarità di questi zuccheri? Italia Zuccheri, dall’ esperienza e dalla partnership tedesca Tfeifer&Langan ha elaborato una serie di zuccheri naturali, tutti italiani e con forte personalità. E’ fondamentale distinguere la gamma di zuccheri selezionati con cristalli calibrati chiamati cristalli vagliati nelle misure fine , medie e grosse dalla gamma degli zuccheri speciali come chance per differenziarsi e creare valore sul prodotto finito. I primi sono differente granulometria. Il pasticcere può scegliere quanto far incidere lo zucchero nella sua ricetta. Più lo zucchero ha granelli grossi e meno si scioglierà e meno avrà incidenza nella ricetta eapporterà una senzazionedi meno dolce a parità di peso degli zuccheri. I secondi sono canditi e danno un retrogusto di caramello e un colore bruno non uniforme che a seconda della quantità sostituita nella ricetta personalizza il prodotto finito.

Perché tanti zuccheri differenti? Perché rendono possibile sia la standardizzazione del processo che aiuta a recuperare tempo e sia la personalizzazione dei prodotti ottenuti per meglio vincere le sfide della concorrenza, degli altri pasticcieri e dell’industria.

Cosa intende per “sensibilizzazione della ricetta”?E’ un concetto chiave per capire l’utilizzo appieno di questi zuccheri differenziati. Sensibilizzare una ricetta vuol dire fargli fare dei piccoli passi. Se impasto la stessa ricetta con gli stessi ingredienti cambiando solo la volumetria dello zucchero. Per esempio, sostituisco lo zucchero a velo con lo zucchero semolato potrei avere un prodotto molto più rustico, e gli ho fatto fare un grande passo. Ma se sostituisco lo zucchero a velo con un vagliato fine gli faccio fare un piccolo passo alla ricetta, ma glielo faccio fare. Questa è la sensibilizzazione della ricetta

Un esempio...Lei consideri lo zucchero candito, con un forte aroma di caramello naturale. L’effetto sul prodotto finale è notevole e varia a seconda della quantità utilizzata in sostituzione parziale o totale del saccarosio per personalizzare ogni gusto. In particolare il Kandis fatto di cristalli canditi ambrati molto grossi e irregolari dona croccantezza, ricorda l’effetto crunchy e caratterizza naturalmente ogni tipo di decoro. Invece il Carafin, derivante dallo stesso processo di caramelizzazione, è uno zucchero impalpabile candito molto scuro con elevate proprietà coloranti dalle diverse tonalità e aromatizzanti, con il suo retrogusto di caramello, di liquirizia, di caffè, di nocciola. E’ molto versatile.

Qual è lo zucchero più interessante? Lo zucchero fondente, in particolar modo, perché è uno zucchero micronizzato, tre volte più piccolo dello zucchero a velo, entra nelle ricette dando un enorme struttura e allo steso tempo finezza all’impasto. Basti pensare alla possibilità di creare delle creme spalmabili tipo la famosissima nutella tanto per intenderci, mescolando cacao e pasta di nocciola. E’ una novità di Italia Zuccheri, interessante anche per la realizzazione di glasse colorate e aromatizzate. E’ un prodotto secco, privo di acqua, che permette di essere reidratato con qualsiasi tipo di sostanza a base acquosa che può essere caffè, la polpa di frutta, il succo di frutta. Mandando in soffitta le glasse bianche con un forte sentore di zucchero e prive di sapori al contrario delle glasse fatte con lo zucchero fondente, in cui è presente solo il sapore della sostanza base utilizzata. In questo modo si personalizza la glassa. Questo zucchero è una vera innovazione che cambierà molto della pasticceria italiana.

.. l’ultimo nato? E’ il muscovado. Glielo presento in anteprima ma sarà un successo. E’ uno zucchero integrale di canna, con tutti i suoi principi nutritivi, proveniente dalle Mauritius . Viene utilizzato in sostituzione parziale o totale del saccarosio e dà vita a dei prodotti integrali veramente molto ma molto unici e particolari sia come gusto sia come sapore per tutti gli affezionati al prodotto integrale.

Come reagiscono i pasticceri presenti alle demo? Sono molto interessati. Le demo sono monotematiche, di biscotteria, di mignon diversi e naturalmente utilizziamo tutti questi zuccheri, partendo dalla cultura degli ingredienti, molto spesso tralasciata, per poi arrivare a realizzare la ricetta. Di solito i pasticceri vengono a queste demo per vedere delle nuove tecniche e applicare nuovi concetti. Per poi provare a sperimentare nuovi prodotti. In pasticceria c’è l’esigenza di crescere e professionalmente per crescere bisogna innovare. Nel caso degli zuccheri spesso si da per scontato il loro utilizzo, invece non è così. Lo zucchero ha un incidenza fondamentale sulla riuscita di una ricetta oltre che personalizzarla.

giovedì 7 marzo 2013

Intervista all'on.Latronico: "Pdl conferma la sua forza politica in Basilicata"


Desirèe Montesano. Nel corso dell’ultimo coordinamento regionale del Pdl, si è fatto il punto sul voto in Basilicata. Circa trenta interventi si sono susseguiti lasciando emergere un’ analisi seria e rigorosa sull'esito del voto. Il centrodestra si attesta in Basilicata al 25 per cento con il Pdl intorno al 20 per cento, circa 2 punti in meno sulla media nazionale. Si perde, rispetto alle elezioni del 2008, al pari del Pd e del centro sinistra ed in favore del Movimento 5 Stelle e dell'astensionismo. Lo scenario è cambiato e probabilmente molte categorie della politica avranno bisogno di aggiornarsi e rinnovarsi: ne abbiamo parlato con l’on. Cosimo Latronico.


On . Latronico, quale il quadro che emerge in Basilicata dopo le ultime elezioni ?

Non c'è dubbio che l'ultimo voto ha cancellato con un colpo di spugna il bipolarismo classico, ma insieme al 35 per cento del centro sinistra si afferma un 25 per cento del centro destra ed un 25 per cento  del Movimento cinque stelle.

Il quadro politico regionale si mette in movimento e lo stesso potere del centro sinistra, che fino ad oggi aveva prodotto risultati elettorali da maggioranze bulgare, non offre più certezze.

In questo contesto il Pdl conferma la sua forza politica nel tessuto regionale, restando  il primo partito in decine di centri della regione, con un radicamento diffuso in importanti realtà territoriali e sociali.

Qual è la sfida che il Pdl deve porsi ?

La sfida per il Pdl e' tutta ancora da comprendere a da interpretare con un’attenzione cruciale alle esigenze che le persone manifestano .

Una forza di opposizione con una vocazione di governo deve continuare a tessere un dialogo basato soprattutto sui temi dello sviluppo e dell’ utilizzo delle risorse pubbliche, aprendo ad un bisogno di partecipazione e di responsabilizzazione dei soggetti attivi della società lucana.

Il Pdl è una forza di opposizione che non teme di assumersi le responsabilità delle proposte sia su scala nazionale che regionale, proseguendo nella direzione delle battaglie parlamentari già avviate e che reclamano una conclusione come l'attuazione dell'art.16 del d.l. liberalizzazioni per assegnare risorse vere alle aspettative di sviluppo.

Il Pdl accetta la sfida del cambiamento e della qualità della politica, che deve recuperare la sua vocazione originaria di essere leva di promozione e di liberazione delle risorse di una comunità; che non si nasconde dietro l’ideologia del disfattismo e che si misura con realismo con il compito di porre rimedio alle imperfezioni che accompagnano le cose umane, partendo dagli accenti positivi che segnano ogni caratteristica della nostra regione e dell'intero Paese.

Resta fermo il nostro compito di  raggiungere un ideale di persona e di comunità che abbia il presupposto morale per  affrontare il declino e le difficoltà del momento e riprendere un cammino di costruttività.

In questa regione il centro destra può tornare a vincere?

L'incontro ed il coinvolgimento di migliaia  di persone nei luoghi di questa regione, durante questa ultima campagna elettorale, ci fa ben sperare che, a partire da questa rete di persone attive, si possa  costruire un' azione di cambiamento, attesa e desiderata da tanti, anche da chi si e' affidato  nelle ultime elezioni a forme di pura protesta.

Anche in questa regione il centro destra può divenire un elemento aggregante e sicuramente sarà in grado di dare risposta ad una chiara richiesta di cambiamento e democrazia, che solo l'alternanza ai compiti di governo può garantire, prima che il disfattismo abbia il sopravvento.

martedì 7 febbraio 2012

Tra Pdl, ripresa economica e liberalizzazioni: intervista al sen. Latronico


di Desirèe Montesano. Senatore, la ringraziamo per l’intervista gentilmente concessa al Giornale di Basilicata. L’Italia oggi vive una crisi politica ed istituzionale molto grave che sconvolge la serenità dei cittadini. Il quadro politico non è certo dei più sereni e rassicuranti. In questa situazione di vera e propria crisi anche della stessa politica italiana, il Pdl in Basilicata supera i 12 mila iscritti: forti di questi numeri, quali sono le prospettive di rilancio del Pdl nella nostra regione?

“Il numero delle iscrizioni che abbiamo conseguito in Basilicata rappresenta un buon dato di partenza, considerato il periodo ed il clima che viviamo, un clima di evidente sfiducia e di critica severa alla politica. Il fatto che un partito possa raccogliere queste adesioni è un dato molto incoraggiante. Un segnale importante sulla cui scia è possibile costruire un partito che non sia solo organizzazione ma che possa essere scelto soprattutto per i suoi contenuti e per le sue proposte, piuttosto che per la sua capacità di controllare il territorio. Un partito con un impianto dirigista ma liberale, capace di essere uno spazio di azione per tutti coloro che hanno voglia di partecipare. Un partito che riesca ed essere percepito come strumento per difendere alcune tematiche fondamentali come: le libertà della persona, la sicurezza, il protagonismo della società e la centralità delle risorse umane. Noi dobbiamo essere percepiti da quell’orizzonte culturale italiano che si riconosce in questo dna, nella prospettiva politica di realizzare in Italia la grande famiglia del partito popolare europeo, una forza nazionale ma che abbia un respiro fortemente europeista. Naturalmente non dimentichiamo tutte le difficoltà che la politica nel suo insieme vive. Bisogna ricordarsi che per riuscire a fronteggiare alcune campagne qualunquiste di antipolitica, è necessario porre in atto una buona politica”.

Pensa che sia necessario un ritorno all’idea di partito come luogo di ritrovo e scambio di opinioni e vivaci dibattiti, un partito più vicino alle esigenze dei cittadini, non solo pensato ma anche vissuto?

“Il partito non è una gabbia ideologica. Io lo immagino come uno spazio di libertà. Un incontro di sensibilità che si riconoscono in una comune identità . Un luogo dove si devono incrociare le capacità di iniziativa. Uno strumento per costruire una società migliore e fronteggiare insieme le tante ingiustizie che si vivono nella realtà. La politica è innanzitutto : passione”.

Secondo alcuni economisti, la ripresa economica dovrebbe ripartire dal sud. Il Pdl lucano ha un suo programma per il rilancio dell’economia in Basilicata?

“Il PDL lucano si è caratterizzato e distinto, proprio su questi temi: ricollegandoci al discorso precedente, volevo ricordare che la politica è soprattutto proposta, bisogna dare delle prospettive concrete che incidano sulla vita delle persone. Abbiamo fatto una scelta dall’inizio di questa legislatura: nel 2008 abbiamo deciso di utilizzare la forza di governo, che oggi è forza parlamentare, per provare a lanciare delle idee per la Basilicata, partendo dalle risorse. Lo sviluppo può esserci se si valorizzano le risorse di cui il nostro territorio dispone. La Basilicata dispone di molte risorse. La natura ha dato a questa terra risorse minerarie, idriche, ambientali, culturali e umane, si tratta di mettere insieme queste realtà. Su queste risorse abbiamo incentrato il nostro lavoro in Parlamento fino a raggiungere un accordo tra il governo nazionale e la regione, un negoziato, in grado di assicurare un uso più efficace delle risorse finanziarie. L’accordo, prevede l’uso di una quota di queste risorse, che si ottengono sfruttando i giacimenti minerari, per finanziare sia un progetto di potenziamento infrastrutturale per la regione sia un fondo per lo sviluppo delle attività produttive. Infrastrutture e sviluppo delle attività produttive sono i due grandi temi verso cui indirizzare le risorse che potranno essere negoziate dai benefici delle risorse minerarie. In questo senso abbiamo lavorato e abbiamo firmato il Memorandum tra il governo Berlusconi e la regione Basilicata. Nei mesi scorsi abbiamo dato una copertura legislativa a questo Memorandum, costruendo una norma che preveda che una quota delle risorse fiscali derivanti dallo sfruttamento delle risorse minerarie possa essere destinata ai territori lucani.
L’ufficio minerario del Ministero dello Sviluppo Economico ha stimato, con valutazioni a ribasso che nei prossimi 20 anni, dalla Basilicata si potranno estrarre risorse minerarie per un valore di 30 miliardi di euro con gettito fiscale non inferiore a 17 miliardi; noi abbiamo chiesto che una quota di questi 17 miliardi sia destinata ai territori che contribuiscono al fabbisogno energetico nazionale. Le nostre volontà hanno trovato una copertura legislativa nell’art. 16 del decreto sulle liberalizzazioni, attualmente all’esame del Parlamento: una vera e propria norma di federalismo fiscale. Il Governo ha fatto propria questa disposizione, io stesso ne ero stato il promotore in occasione della manovra di agosto. Potremo, forti del Memorandum, portare avanti un progetto di potenziamento infrastrutturale della regione e affrontare i grandi temi della connessione con i nodi trasportistici di questa regione confinata ad una vera e propria marginalità. Dobbiamo costruire connessioni ad est ed ad ovest, sia sull’adriatico che sul tirreno , collegare Matera con Bari, Potenza e la Basentana con Salerno, facendo della nostra una regione cerniera. Dal punto di vista produttivo, le nostre aree industriali devono conoscere un rilancio, i fondi finanziari aggiuntivi devono poter attrarre investimenti interni ed esterni. Naturalmente queste questioni si congiungono con l’altra grande questione che è quella della valorizzazione delle nostre risorse umane. Dobbiamo creare opportunità per i nostri giovani laureati e diplomati, evitando l’attuale migrazione che determina una sempre maggiore desertificazione demografica con la conseguente mancanza di sviluppo. Lo sviluppo senza le persone non si può fare. Sono certo che queste condizioni dette prima, infrastrutture e sistemi finanziari per attrarre risorse, rappresenteranno senz’altro una leva per offrire opportunità alle risorse umane di cui la nostra regione dispone”.

Parlando della politica attuale, qual è il suo giudizio sin ora dell’operato del Governo Monti?

“Noi del Pdl abbiamo sostenuto, votato e abbiamo espresso la fiducia al Governo Monti, perché si tratta di un Governo di emergenza, nato per far fronte ad uno stato di crisi. L’Italia è una realtà ricca di tante risorse, però ha una criticità che si è costruita negli anni, ha un importante debito pubblico. Con senso di responsabilità, il presidente Berlusconi ed il Pdl , nonostante godesse e goda di una maggioranza parlamentare al senato e di una maggioranza qualificata alla camera, ha fatto nascere un governo, un governo tecnico per tentare di stemperare i conflitti interni al Paese che dal 2008 ad oggi abbiamo conosciuto.
Il Pdl si è sacrificato e pur di mettere al centro l’interesse nazionale. Continueremo a lavorare in Parlamento affinché questo governo possa portare avanti le riforme avviate dal Governo Berlusconi, sfruttando il vantaggio di un clima di maggiore coesione nazionale per arrivare alle elezioni alla primavera del 2013. Una necessaria fase di transizione nella quale il Pdl farà valere le sue ragioni programmatiche e di ideali.”

In questi giorni si discute molto della bozza di decreto sulle liberalizzazioni.
Cosa le piace e cosa no?

“Le liberalizzazioni non sono uno spot, sono varchi di accesso per rendere più competitivo il paese rispetto al sistema europeo. Siamo, dopo la Germania, il secondo paese trasformatore in Europa e abbiamo grandi potenzialità. Dobbiamo cercare di liberalizzare ed evitare guerre ideologiche. Noi valuteremo il testo nei suoi dettagli, le liberalizzazioni non sono una bandiera ideologica da usare contro qualcuno, ma son occasione per aprire spazi alle nuove generazioni, consentendo un accesso più agevolato al mercato del lavoro, puntando ad una maggiore competizione ed a minor costi per le imprese e per le famiglie. E’ importante liberalizzare tutti i settori: l’energia, i servizi generali, semplificare e rendere più facile la possibilità di fare impresa. Risanamento, rigore nei conti e un’attenzione particolare per le aree a ritardo di sviluppo come quelle del mezzogiorno”

Rifornirsi di carburante da oggi costa ancora di più. Aumenta il prezzo di tutto: benzina, diesel, GPL e metano. La situazione è critica in tutta Italia. Ritiene importante la liberalizzazione della rete dei carburanti?

“Parlerei piuttosto di un aumento del costo delle risorse energetiche in generale: noi paghiamo il 30% in più l’energia rispetto agli altri paesi. Siamo dipendenti dal punto di vista energetico; i costi della benzina e del gasolio, alla fine, risentono della crisi internazionale, ultima quella in Iran. Poi, c’è una pressione fiscale sul petrolio che in questi anni è stata via via aumentata. Bisogna tener conto che siamo un paese trasformatore, che non ha risorse energetiche. Sul piano dell’energia non siamo riusciti ad attuare delle scelte precise in questi anni e la vicenda del nucleare ne è un esempio. Rischiamo di pagare a caro prezzo la nostra dipendenza. Dobbiamo per un verso irrobustire la nostra capacità di autonomia energetica avendo anche più fornitori, più fonti di approvvigionamento e, dall’altro lato, lavorare perché ci sia anche una liberalizzazione del settore energetico: più soggetti che operano nel settore energetico creano la concorrenza. In Basilicata abbiamo ottenuto la carta carburanti, che rappresenta uno sconto sul costo del carburante stabile per tutti gli anni. Non si tratta di una elemosina, bensì di un benefit che pagano le stesse compagnie; è un primo segnale del nostro programma” .

Forte della maggioranza parlamentare, il Pdl staccherà la spina al Governo Monti?

“Abbiamo questo interesse, senza il Pdl questo governo non sarebbe nato. Oggi cerchiamo di fare di questa transizione un’occasione per continuare l’opera di riforma che avevamo avviato: se le condizioni lo consentiranno, si arriverà alla fine della legislatura in una condizione serena per l’Italia e per l’Europa. La crisi non era legata alla presenza del presidente Berlusconi ma ad una Unione Europea nata incompleta. Con l’euro abbiamo ottenuto una moneta unica, ma non abbiamo ancora istituzioni uniche: abbiamo 17 governi che devono decidere e non abbiamo una banca di ultima istanza, pronta ad intervenire in situazioni di crisi.
Oggi vengono al pettine una serie di nodi che hanno a che fare con una Unione Europea che non si è realizzata completamente. Io ritengo che non si può tornare indietro, bisogna completare ciò che abbiamo iniziato, proseguendo con prospettive logiche e di coesione. Abbiamo bisogno di più Europa per superare le difficoltà”.


martedì 10 gennaio 2012

Pane Dop di Altamura tra fama e pericoli, intervista al presidente del Consorzio Barile

di Desirèe Montesano. Presidente, la ringraziamo innanzitutto per l'intervista gentilmente concessa al Giornale di Basilicata. Recenti indagini condotte dai Nas sul territorio nazionale hanno evidenziato la presenza nei cereali di micotossine che non solo li deteriorano, ma possono risultare estremamente nocive per il nostro organismo.
Oggi, la maggior parte del grano proviene da Paesi extraeuropei. Il rischio è che arrivino sul mercato – come purtroppo sembra accaduto - coltivazioni trattate con fitofarmaci messi al bando in Europa perché pericolosi, ma utilizzati in altri paesi. Come possiamo difenderci da questi attacchi?

La parola chiave è informazione, sensibilizzare e informare l’opinione pubblica è l’unica arma che abbiamo per debellare questi continui attacchi alla nostra salute e alla nostra intelligenza. La politica dovrebbe impegnarsi nella tutela dei prodotti locali, sensibilizzare ed indirizzare il cittadino verso un acquisto più consapevole. Il ritorno in termini di risparmio economico sarebbe immenso, le spese che lo Stato sostiene per le intolleranze alimentari sarebbero completamente debellate da un uso più corretto dell’alimentazione.
In questi ultimi anni è emersa una situazione a dir poco sconcertante: in Italia almeno un terzo del grano è importato dall’estero a prezzi di gran lunga inferiori a quelli italiani e in condizioni di trasporto non sempre idonee a mantenere integro il prodotto. Il grano ammassato nelle stive delle navi per intere settimane, spesso viene attaccato da micotossine. Molte aziende che producono pasta di semola di grano duro in Italia si riforniscono al mercato estero per acquistare il grano, e basta guardare l’aumento delle intolleranze alimentari per accorgersene. Ritengo che debba nascere nel cittadino l’esigenza di conoscere la provenienza del prodotto che acquista, solo imparando a conoscere la provenienza di ciò che mangiamo possiamo limitare l’introduzione  dei frumenti esteri nel nostro Paese. Costringeremo così i produttori ad essere più competitivi sul piano della qualità dei prodotti offerti.

Perché non si riescono a bloccare queste importazioni?

Credo che il motivo principale sia la mancanza di una volontà politica congiunta ai grandi interessi delle multinazionali: basti ricordare che l’80% del grano importato è riservato ai pastifici italiani. In Italia queste importazioni selvagge si traducono in danni evidenti sia a carico degli agricoltori locali, che non riescono a spuntare prezzi equi e remunerativi; sia a carico dei consumatori che non sanno con quale grano sono prodotti il pane e la pasta che acquistano. Nutrire dubbi sulla bontà del grano che viene importato è lecito. Ad esempio nel 2005, proprio a Bari, fu sequestrata una intera nave poiché il grano trasportato era contaminato con ocratossina, una sostanza cancerogena. Tale grano fu miscelato con altro grano e commercializzato a prezzi sensibilmente inferiori a quelli di mercato, nonostante fosse pericoloso per la salute. Vorrei precisare che il disciplinare di produzione della D.o.p. vieta categoricamente l’utilizzo di farine estere, abbiamo un fitto controllo su tutta la filiera produttiva. Acquistare un pane D.o.p, significa acquistare un prodotto munito della sua carta d’identità, sapere che si tratta di un prodotto realizzato solo con farine provenienti dal grano coltivato esclusivamente sulla murgia e garantito da controlli quotidiani.

Che cosa significa pane D.o.p.?

La DOP, acronimo della Denominazione di Origine Protetta, è un marchio di tutela giuridica Europea della denominazione che viene attribuito ad alimenti che hanno peculiari caratteristiche qualitative dipendenti dal territorio in cui sono prodotti. La produzione, la trasformazione e la elaborazione devono avvenire nella zona geografica delimitata. Per poter produrre prodotti a marchio DOP è necessario attenersi alle rigide regole produttive stabilite nel disciplinare di produzione che ciascun prodotto a marchio DOP deve avere. Gli attenti controlli degli organismi preposti garantiscono al consumatore unicità, genuinità e salubrità del prodotto.
Il “Pane di Altamura DOP" rappresenta un bellissimo esempio di prodotto italiano tutelato da questo prestigioso marchio Europeo. La denominazione d’origine protetta "Pane di Altamura" è riservata al pane che risponde ai requisiti e alle condizioni poste dal regolamento CEE n. 2081/92 e alle prescrizioni imposte dal presente disciplinare di produzione.
La denominazione "Pane di Altamura" è propria del pane ottenuto mediante l’antico sistema di lavorazione (a lievito madre o pasta acida,sale marino-acqua) e dall’impiego di semole rimacinate di varietà di grano duro coltivato nei territori dei comuni della Murgia nord-occidentale. Precisamente, la zona di produzione del "Pane di Altamura" comprende il territorio amministrativo del comune di Altamura, Gravina, Poggiorsini, Spinazzola e Minervino in provincia di Bari.
Il pane prodotto è di qualità "unica", perché derivato da ottimi grani duri, ottenuti in un ambiente con specifici fattori geografico-ambientali, e dall’impiego di acqua potabile normalmente utilizzata sul territorio.

Qual è il futuro della D.o.p.?

La d.o.p. sul pane di Altamura potrebbe essere un veicolo importante per l’economia del territorio, un prodotto di prima necessità che garantisce la tutela della salute. Ad Altamura produrre pane è un’arte e significa  produrre cultura, sviluppo economico, turismo e occupazione. Un’arma per combattere la crisi. Con la scelta di un prodotto d.o.p., il consumatore indirizza il mercato verso la produzione di un prodotto di qualità. Il marchio d.o.p. rappresenta uno strumento per migliorare il livello qualitativo del prodotto offerto. Ritengo che aumentando la visibilità del nostro prodotto, attraverso opportune iniziative promozionali, come sagre, conferenze, manifestazioni in forma itinerante possiamo portare centinaia di visitatori nella città di Altamura, ormai nota come Città del Pane.

giovedì 27 ottobre 2011

Sinni: intervista al sen. Cosimo Latronico del Pdl


di Desirèe Montesano. Sfuma l’accordo tra Puglia e Basilicata sull'acqua. La frattura diplomatica tra le due regioni è lunga quanto la condotta del Sinni che si vuole realizzare e sulla quale nulla è stato comunicato alla regione Basilicata. La Basilicata si è opposta al progetto pugliese.

Senatore Latronico, la ringraziamo per l'intervista gentilmente concessa al Giornale di Basilicata. Parliamo di un argomento davvero importante: l'acqua. Qual è la sua valutazione in merito alla questione del mancato accordo tra Puglia e Basilicata?

Il problema principale è stato il mancato coinvolgimento della nostra regione sul tavolo delle trattative in relazione al progetto per la realizzazione della II canna del Sinni, che attingerebbe acqua dall'invaso di Monte-Cotugno, per fornire un incremento della risorsa idrica alla Regione Puglia. E' assurdo che un'opera così importante che riguarda lo sfruttamento di una risorsa preziosa per i lucani come l'acqua sia stata programmata all'insaputa del governatore della Basilicata. Vorrei ricordare l’esistenza di un accordo di programma stipulato nel 2006, tra le cui finalità vi era e vi è tuttora il superamento, mediante la concertazione tra le Regioni interessate, delle problematiche e dei conflitti legati alle differenti disponibilità e fabbisogni idrici dei territori, riconoscendo l’importanza dell’acqua quale elemento indispensabile alla vita e allo sviluppo economico che deve essere utilizzato in modo solidale e consapevole.
A questo scopo, le due Regioni sono state impegnate a perseguire una serie di obiettivi, tra tutti quello di definire le opere interconnesse di comune interesse destinate all’approvvigionamento primario e a mettere in atto strumenti di coordinamento permanenti, volti a sviluppare le azioni di programmazione, pianificazione e monitoraggio, che oggi sembrano dimenticati.

Intravede una possibile via per l’accordo?

La nostra opposizione al progetto di raddoppio dell’adduttore della condotta Sinni nasce non solo dal mancato coinvolgimento della regione Basilicata nella trattativa quanto dalla mancata valutazione di proposte alternative, tra le quali quella promossa dal pdl lucano, volta al recupero delle acque basse del metapontino. Sarebbe molto più produttivo sfruttare l’intervento economico per recuperare le acque reflue del metapontino, piuttosto che potenziare una struttura già esistente che al termine dei lavori risulterebbe, altresì, sproporzionata rispetto alle risorse idriche presenti. Riteniamo, pertanto, che l’unica via percorribile per il raggiungimento dell’ accordo sia la programmazione condivisa in linea con il primo accordo di programma. L’unica scelta possibile è quella di lavorare insieme per poter attuare grandi progetti e garantire una continuità della risorsa.

Qual è la sua posizione in merito alla revisione delle tariffe proposta dalla regione Puglia?

Dobbiamo svestirci dalle ideologie ed evitare populismi: la tariffa all’ingrosso è stata prefissata e definita da un apposito comitato, non è il frutto di una scelta arbitraria, ma nasce da una compensazione dei costi. I criteri per la determinazione di tali costi, sono enunciati dall’Accordo di Programma e sono stabiliti dal Comitato di Coordinamento dell’Accordo di Programma. La tariffa all’ingrosso, quindi, tiene conto: dei costi industriali per la gestione e la manutenzione straordinaria delle infrastrutture idrauliche; dei costi ambientali diretti finalizzati alla realizzazione di interventi idraulico-forestali per la tutela del rischio idrogeologico e per il mantenimento antierosivo del suolo al fine di contrastare l’interrimento degli invasi; dei costi degli impianti di depurazione e degli interventi per il monitoraggio della risorsa idrica. La proposta di differenziare i costi a seconda del servizio, aumentando il costo per l’industria e diminuendo quello per il consumo dei privati, la ritengo inefficace e soprattutto inattuabile in un periodo di crisi come questo in quanto andrebbe ad incidere anche sulle piccole aziende, provocando un aggravarsi della crisi ed una diminuzione della competitività delle imprese.

Ritiene che sia utile ai fini dell’accordo l’intervento del Ministro dell’Ambiente Prestigiacomo e la convocazione di un tavolo nazionale?

Nel tavolo istituzionale previsto dall’accordo di programma sono già coinvolti i ministeri dell’Agricoltura, delle Infrastrutture e dell’Ambiente delle 2 regioni competenti e ritengo che il loro intervento possa, senza dubbio, aiutarci a trovare la strada per il raggiungimento dell’accordo.

Crede infine che il mancato accordo sia da attribuire all’inefficienza del governo regionale sul piano delle trattative?

No, diciamo che il problema è stato il mancato coinvolgimento della regione Basilicata, sul piano delle trattative; devo sottolineare l’importanza del dialogo per il raggiungimento dell’accordo. Noi sosteniamo la regione Puglia, ma dobbiamo preservare il nostro territorio e le sue risorse, perché se non lo tuteliamo rischiamo di perderle.

mercoledì 5 ottobre 2011

“Un saluto da Giornale di Basilicata a… Federico “Sago” Sagona”: l’intervista al tastierista dei Litfiba

di Nicola Ricchitelli. «Spero di rimanere con i Litfiba ancora per molto tempo, perché mi trovo bene sia umanamente che musicalmente. Se poi mi chiamano i Pearl Jam o i Foo Fighters...», sa essere ironico Federico “Sago” Sagona, chiamato ad occupare il delicato ruolo che per tanti anni è stato di “Don” Antonio Aiazzi, considerato tra i più grandi tastieristi del panorama musicale. Un cammino fatto di serate live nei locali, dapprima con i “Magic rat & the midnight gang”, cover band del “Boss” Bruce Springsteen, e quindi “La Combriccola del Blasco” dal 2002 al 2008 prima della chiamata di Piero Pelù per la tournee del “Fenomeni tour” del 2008. Quindi anch’egli assieme al bassista Daniele Bagni confluisce nella reunion del Dicembre 2009 con Ghigo Renzulli, il quale fornirà l’apporto del batterista Pino Fidanza.

D: Un saluto da Giornale di Basilicata a Federico “Sago” Sagona – attuale tasterista dei Litfiba – Federico, cosa vuol dire condividere il palco con gente del calibro di Ghigo Renzulli e Piero Pelù?

R:« Calcare palchi così importanti è la realizzazione di un sogno dopo tanti anni di gavetta. Piero e Ghigo, poi, hanno un carisma incredibile e la loro energia sul palco è contagiosa».

D: Come hai vissuto questa esperienza con la band fiorentina su e giù per l’Italia? Vi è qualche concerto che ricordi in maniera particolare?

R:« I "primi" concerti per me sono sempre molto emozionanti. Il primo concerto a Losanna, Assago, il primo della tournée estiva a Noci in provincia di Bari. Se devo pensare ad un concerto davvero adrenalinico direi a Roma alle Capannelle nel 2010 perché davanti a noi c'era una marea di gente esaltata e sul palco c'era una grande intesa».

D: Quali erano i tuoi riferimenti musicali da ragazzino? Come nasce la tua passione per la musica?

R:« A due anni e mezzo già cantavo le canzoni delle Zecchino d'oro ma non credo che si possa parlare di un vero e proprio riferimento musicale! Scherzi a parte il rock è entrato nella mia vita quando i miei mi regalarono "Sono solo canzonette" di Bennato: avevo solo sette anni!! Poi ho studiato classica per un po' ma invece di applicarmi con Bach e Mozart cercavo di suonare ad orecchio le canzoni che passavano in radio ed in televisione. Poi Rolling Stones, Beatles, Springsteen, Queen, Led Zeppelin ma anche il soul di Otis Redding e Wilson Pickett».

D: Federico, tante le esperienze che ti hanno visto protagonista come tastierista nelle diverse band, ma anche tanta gavetta. Quale la tua opinione sui talent show?

R:« Non sono contrario ai talent show per partito preso. Molti dei ragazzi che vi partecipano sono bravi e preparati. L'impressione però è che siano in mano alle case discografiche che decidono a tavolino il "prodotto" che deve emergere. Spesso i ragazzi interpretano canzoni non loro e vengono spremuti finchè la forza della loro immagine non si esaurisce. L'industria discografica italiana sta sfornando esecutori accattivanti in base alle tendenze musicali. Spesso però le voci e i pezzi si assomigliano ed il messaggio che passa è "usa e getta". Mi piacerebbe che ci fosse un interesse maggiore per il cantautorato, valorizzando la diversità artistica invece dell'omologazione. Il talent show dovrebbe essere solo una delle tante forme di accesso alla musica, di sicuro non la più importante. La paura è che talenti come Caparezza, i Subsonica, Il Teatro degli Orrori non riescano più ad emergere».

D: La tua attività live inizia nei locali verso la metà degli anni '90, le prime esperienze proprio con “Magic rat & the midnight gang”, cover band di Bruce Springsteen. Che ricordi hai di quel periodo?

R:« Ho dei ricordi bellissimi. Eravamo un gruppo di amici, prima che di musicisti, accomunati dall'amore per il Boss e ricordo l'emozione negli occhi di tutti noi quando abbiamo provato a suonare per la prima volta brani immortali come "Born to Run" o "Jungleland". Mi vengono in mente concerti "difficili" in cui iniziavamo tra lo scetticismo di chi non era fan di Springsteen e finivamo per far ballare tutto il locale. Parafrasando Ligabue direi che quelli erano i miei "sogni di Rock & Roll"».

D: Dal 2001 al 2005 hai suonato come tastierista nella compagnia di musical “Kaspar Hauser” di Firenze, nei musical “Rocky horror picture show” e “A day in the life”. In futuro ti piacerebbe tornare a lavorare per un musical? A quale progetto ti piacerebbe lavorare?

R:« E' stata un'esperienza importante che mi ha permesso di conoscere tanti bravi musicisti di Firenze. In teatro la tensione è completamente diversa da un concerto rock e, sinceramente, mi manca un po' quel feeling che si crea con il pubblico. Tornerei a suonare in un musical se fosse un progetto originale e fossi stimolato dai brani».

D: Federico, dal 2002 al 2008 hai anche fatto parte de “La Combriccola del Blasco”, nota tribute band fiorentina di Vasco Rossi. Cosa apprezzi del “Blasco”?

R:« Credo che "La Combriccola" sia stata una tappa fondamentale della mia gavetta musicale perché mi sono dovuto confrontare con musicisti di ottimo livello, quasi tutti turnisti ed ho avuto anche la possibilità di suonare con i veri musicisti di Vasco. Ho imparato la disciplina del lavoro e la ricerca della qualità anche in un progetto di cover. Di Vasco ho sempre apprezzato la forza di alcuni brani, sopratutto quelli un po' più vecchi che hanno fotografato una generazione. Credo che sia riuscito a fondere il rock con la musica cantautoriale italiana scrivendo brani a volte selvaggi e a volte delicati e toccanti».

D: Con quale musicista ti piacerebbe collaborare in futuro?

R:« Spero di rimanere con i Litfiba ancora per molto tempo, perché mi trovo bene sia umanamente che musicalmente. Se poi mi chiamano i Pearl Jam o i Foo Fighters...».

mercoledì 21 settembre 2011

"Un saluto da Giornale di Basilicata a... Tania Cagnotto”, dal bronzo di Shanghai sognando Londra 2012

di Nicola Ricchitelli. L’ultima fatica a Shanghai dal trampolino di un metro femminile dove ha conquistato una miracolosa medaglia di bronzo. Sì miracolosa, se si pensa che la Cagnotto a Shanghai vi è giunta dopo un incidente in motorino avvenuto il 19 maggio scorso, interrompendone di fatti la preparazione in vista della spedizione cinese.
Messa in cantiere l’ennesima medaglia – la quarantunesima per la precisione – per la Cagnotto all’orizzonte vi sono le Olimpiadi di Londra, alla ricerca di quella medaglia che ancora manca nel palmares della tuffatrice di Bolzano, un inseguimento che avuto inizio ai giochi olimpici di Sydney nel 2000, si è poi protratto ad Atene e Pechino, con la speranza di una miglior fortuna in occasione della spedizione inglese.

D: Un saluto da Giornale di Basilicata a Tania Cagnotto. Tania, tuo padre Giorgio è stato indiscutibilmente tra i più forti tuffatori degli anni 70 mentre tua madre Carmen dominava in campo femminile. Il tuo può dirsi un destino già scritto?

R:«Penso proprio di si. Ovviamente avere avuto entrambi i genitori che sono stati atleti in passato ha avuto un peso abbastanza rilevante sulla mia carriera».

D: Dove nasce la passione per i tuffi?

R:«Ho avuto al fortuna di non essere mai stata costretta a praticare lo sport dei tuffi, anzi i miei genitori hanno provato in tutte le maniere a farmi praticare altri sport! Ma poi ho scelto i tuffi, ho iniziato per puro divertimento!».

D: Tania, ben tre partecipazioni olimpiche – Sydney, Atene e Pechino – ma manca ancora la medaglia che metterebbe la ciliegina sulla torta ad un straordinaria carriera. Quali le previsioni in vista di Londra 2012?

D:«Vincere una medaglia olimpica è l’obiettivo di ogni atleta e questo è il mio sogno. Le possibilità ci sono, ma è molto difficile. Bisogna azzeccare la giornata perfetta».

D: Tania, il tuo palmares conta ben 40 medaglie – tra campionati europei e mondiali – a quale sono legati i ricordi più belli?

R:«I mondiali di Roma, sono stati sicuramente i più difficili perché gareggiare davanti al proprio pubblico può fare brutti scherzi. Ma salire sul podio davanti ai miei tifosi è stata una delle cose più belle che mi potesse capitare».

D: Da sempre il tuo riferimento è la tuffatrice russa Julia Pakhalina. Cosa ti colpisce di questa atleta?

R:«Mi piace perché è elegante, forte e testarda».

D: Tania, biennio 2005/2006, è il periodo del soggiorno in America presso l’ università di Houston dove inizi gli allenamenti con la direttrice tecnica appunto della Pakhalina. Che esperienza è stata?

R:« Un’esperienza fantastica: ho avuto sia la possibilità di studiare all’Università di Houston, ma contemporaneamente ho potuto osservare e allenarmi con il mio idolo».

D: Il soggiorno americano è stato interrotto dall’uragano “Rita”. Che ricordi hai di quel momento?

R:«Mi sono presa un gran bello spavento. Sono dovuta evacuare in un un’altra città, dovendo quindi anche “smontare” la camera che avevo appena finito di arredare…».

D: Tania, la domanda convengo essere un po’ scontata: quanti sacrifici bisogna fare per arrivare ad avere un palmares come il tuo?

R:«Molti, ma ne vale la pena. Ci sono delle piccole rinunce da fare: non fare tardi la sera in prossimità delle gare, rinunciare a una pizza con gli amici... E poi per arrivare a certi livelli devi mantenere una quotidianità molto regolare, in primis sull’alimentazione. Io faccio una dieta proteica con il supporto di integratori Herbalife che mi aiutano ad avere sempre l’apporto di energia necessario, sia durante gli allenamenti sia in gara. Per vincere tanto bisogna curare tutti gli aspetti».

D: Tuo storico allenatore è tuo padre Giorgio. Com’è la vita di atleta avendo come allenatore il proprio padre?

R: «Non è sempre facile, ogni tanto si litiga, ma avere una persona cara che ti sostiene nei momenti difficili è un fattore determinante».

D: Di recente sei stata testimonial dello spot sulla sicurezza stradale – a cura del Ministero dell’interno, regia di Massimo Coglitore – com’è Tania al volante?

R:«Parlare adesso di questo argomento, dopo il mio incidente in motorino, mi fa sorridere un po’. Ma in macchina non ho mai avuto problemi, fino ad oggi (tocchiamo ferro). Sono una piuttosto prudente».

D: Cosa c’è nel tuo futuro? Guardandolo quando vedi la fine della tua carriera?

R:«I tuffi sono uno sport che non ti permettono di avere una carriera molto longeva, quindi la mia carriera sportiva volge pian piano al termine. Intanto affrontiamo al meglio le Olimpiadi di Londra del prossimo anno, poi si vedrà. Nel mio futuro vedo una bella famiglia e magari potrei diventare una commentatrice sportiva, non mi dispiacerebbe».

mercoledì 7 settembre 2011

“Un saluto da Giornale di Basilicata a… Don Luigi Merola”: un'intervista per parlare di camorra, del “Forcella”, di Napoli


di Nicola Ricchitelli. Per molti è divenuto fin da subito il “Prete anticamorra” – tra i gesti più eclatanti ricordiamo quando nel 2003 fece smantellare le telecamere fatte installare dalla Camorra nel quartiere “Forcella” per controllare lo spaccio della droga. Sempre all’anno 2003 è da attribuirsi la frase intercettata a un camorrista «lo ammazzerò sull’altare», che costrinse Don Luigi da quel momento in poi a muoversi con una scorta o così come preferisce definirli lui con gli “Angeli custodi” - anche se a questa sorta di “nome d’arte” ha sempre preferito definirsi un “Pescatore di anime”. Camorra, quartiere “Forcella”, ma sopratutto Napoli: un trittico di realtà che Don Luigi Merola conosce bene, il suo arrivo nel 2000, di lì la fondazione dell’Associazione “A voce d’è creature” che da sempre si è posto come obbiettivo quello di recuperare tutti quei ragazzi sottratti alla scuola dalla Camorra, quindi il 2004 quando Don Luigi vive una delle pagine più tristi della sua permanenza nel quartiere napoletano, era il 27 marzo quando una ragazza di 14 anni, Annalisa Durante, trovatasi per caso a passare nel luogo dove era in atto un agguato camorristico fa raggiunta dai colpi e morì. Ignorando gli inviti a mantenere un profilo basso, don Merola nell'omelia del funerale attaccò duramente la camorra.

D: Un saluto a Don Luigi Merola da Giornale di Puglia. Don Luigi, cosa significa stare in trincea? Cos’è la paura e come la si vince? Da dove nasce il coraggio?

R:« Stare in trincea significa finalmente aver letto il vangelo. Potrà accadere che a noi cristiani una volta passati da questo mondo all’altra vita di non aver mai letto i 4 vangeli. E sarà la nostra sciagura. Gesù stesso è stato il primo che ha scelto la trincea. La trincea è una scelta radicata sul vangelo. Dalla mattina alla sera Gesù era fuori dalle “sacrestie” e per le strade e per le piazze diffondeva il regno di Dio con le opere e con i gesti. La vita cristiana non conosce paura perché c’è Lui che è con noi e se, sulla nostra barca, c’è Lui, si fa avanti, sempre».

D: “Sono stanco di vedere tanti e troppi tifosi della legalità, e pochi giocatori”. Don Luigi, quanto è difficile essere un giocatore della legalità? Come mai scarseggiano a differenza dei giocatori di calcio?

R:« Mancano i giocatori della Legalità perché mancano gli esempi, i modelli. Se ci sono, sono solo al negativo. Basti vedere la tv spazzatura. Mancano le scuole di vita. I genitori e gli insegnanti come i preti devono ritornare ad “educare”, come dice Benedetto XVI».

D: A proposito di calcio, quale la tua opinione in merito allo sciopero dei calciatori?

R:« Per lo sciopero non ho parole. Sono garantista ma i giocatori la devono smettere di piangere miseria. Si devono vergognare per quello che hanno fatto. Due miei bambini premiati dagli educatori, dovevano andare allo stadio domenica 28 e sono rimasti a casa, a piangere per l’intera giornata. Lo sport è di grande aiuto nella crescita delle nuove generazioni perché si insegnano le regole e la pacifica convivenza».

D: Don Luigi, si sceglie di diventare sacerdoti, o c’è qualcuno lassù che sceglie?

R:«C’è qualcuno, che da lassù, sceglie. “Non siete stati voi a scegliere me, ma sono io che vi ho scelti dal mondo” dice Gesù nel vangelo. È sempre Lui il Maestro e Signore della nostra vita. Noi siamo solo le sue braccia, i suoi piedi e la sua bocca».

D:“Forcella tra inclusione ed esclusione sociale”, così hai intitolato un tuo libro sul quartiere napoletano. Don Luigi, cos’era ieri il quartiere Forcella e cos’è oggi?

R:« Forcella era il regno del male. Con la morte di Annalisa Durante, una ragazzina di 14 anni, ammazzata il 27 marzo 2004, durante un conflitto tra camorristi, Forcella ha incominciato a fare un percorso di libertà e di legalità. Perché la libertà è legalità e viceversa. Nacque una scuola, un cinema, un teatro, un oratorio, luoghi sani di aggregazione. Peccato che dopo la mia partenza il 24 giugno 2007 tutto è tornato come prima. Il parroco che mi ha sostituito ha detto che “il lievito non fa rumore”. La camorra, infatti, non vuole il rumore. Noi abbiamo fatto rumore con i miei bambini in nome di Annalisa».

D: Nel 2007 ci fu l’arrivederci al quartiere “Forcella”, poi il ritorno nel 2010 grazie al Cardinale Sepe il quale realizzò quel tuo desiderio di farvi ritorno. Cosa ti tiene legato a questo quartiere?

R:« Mi lega al quartiere la voglia del cambiamento e l’entusiasmo che siamo noi a fare i miracoli. Non dobbiamo sempre aspettare dall’Alto un messia. Napoli oggi vive ancora l’attesa di un “messia”. Ma in ogni uno di noi ci deve essere la voglia di contribuire a cambiare la città. Infatti nelle scuole vado predicando la partecipazione».

D: “Cominciamo a svegliarci e non semplicemente ad alzarci” è uno dei tanti inviti rivolto ai giovani nei tuoi tanti incontri. Don Luigi, da cosa bisogna svegliarsi? Come si arriva al punto di alzarsi solamente?

R:« Bisogna svegliarsi da un certo torpore, da un clima di omertà e di silenzio che alimenta la forza della camorra. Le mafie sono forti non solo per l’economia come si evince dalle indagini fatte dalla magistratura su tutto il territorio nazionale, ma anche per il nostro silenzio. La nascita della Fondazione “A voce de creature”, sita in un bene confiscato alla camorra, vuole portarci all’impegno quotidiano e a svegliare le nuove generazioni. Perciò noi partiamo dai bambini».

D: “I preti non devono stare dietro la sacrestia ma andare in mezzo alla gente e diventare "pescatori di uomini”. Non nascondo che Barletta ne è piena di preti del genere... Don Luigi qual è il profilo del sacerdote tipo ai giorni d’oggi?

R:«Il prete è “pescatore di uomini” perché così Gesù ci ha voluti. Questa è l’identità del sacerdote. Non vi sono altre missioni date da Gesù agli apostoli. La sua unica preoccupazione è salvare l’uomo. Tutto l’uomo, anima e corpo al punto che Gesù, di fronte ai bisogni del corpo, fece la moltiplicazione dei pani e dei pesci. Sì, perchè i bisogni dell’uomo, quelli più elementari, stanno al cuore al parroco che è chiamato a rappresentare Gesù sulla terra. E perciò il sacerdote, in questa missione, non può far da solo. Deve essere aiutato dai laici».

D: Nelle tue battaglie sono noti gli avversari arruolati nelle file della “Camorra”. Ti è mai capitato che la politica e un politico abbia provato a metterti il bastone fra le ruote? Quanto è lunga la strada che porta alla vittoria della guerra?

R:«I politici non amano i preti impegnati. Il bastone ce l’hanno sempre pronti per frenarti. Oggi abbiamo un contenzioso col Comune di Napoli per il pagamento della TARSU. Ci hanno chiesto 7mila euro di spazzatura quando accogliamo 80 ragazzi bisognosi senza chiedere nulla alle loro famiglie. Siamo presenti in una villa del boss che oggi è dello Stato e rischiamo che fra poco lo stesso Stato se la prende per la mancanza di fondi nel pagare la tarsu. Questa è il colmo ed è ridicolo quando al politica non è al servizio della gente, non è “il potere del servizio”, ma è diventata con le parole di don Tonino Bello “a servizio del potere”. La vittoria della guerra è ancora lontana, ma sono fiducioso che ce la possiamo fare».

giovedì 1 settembre 2011

“Un saluto da Giornale di Basilicata a…Stefania Lillo”: un'intervista alla signora Baldini tra ricordi ed ironia


di Nicola Ricchitelli. Sognava di fare la missionaria da piccola – e parole sue, al fianco di suo marito Marco Baldini... un po’ quel sogno si è parzialmente avverato – poi è arrivata la radio, dalle fotocopie di Radio 2 al microfono di dj il passo è breve. Quindi l’avventura a Radio Kiss Kiss al fianco di Marco Baldini nella “Baldini Family” assieme anche a Mauro Convertito, Gianluca Foresi – in arte Giullar Cortese - Rodrigo Demaio e Alessandro Lillo dove la Lillo con tenacia si è ritagliata i suoi spazi “Kisscuoce” una rubrica di cucina, oltre a “Dillo alla Lillo”, “l’almanacco” ecc.

D: Un saluto da Giornale di Puglia a Stefania Lillo. Stefania la prima domanda ha connotati da fans se così si può dire: cosa sta succedendo con Radio Kiss Kiss?

R:« Non so esattamente cosa stia accadendo, credo che non si siano trovati gli accordi per andare avanti, poco male, l'unica cosa che mi preme sono gli ascoltatori, che mi mancheranno moltissimo».

D: Stefy, vada come vada cosa ti rimane di questi due anni di radio Kiss Kiss? Quale il ricordo più bello, quale la pagina che vorresti cancellare con un gomma di cancellare?Quali gli ascoltatori a cui ti senti molto legata?

R:« Mi rimane molto di questi 2 anni, ho imparato tantissimo, non potevo chiedere di più, insomma sono andata in onda con Marco Baldini, che credo sia uno dei più bravi radiofonici, come dicevo prima, gli ascoltatori sono la parte più dolorosa di questa storia, perchè si crea un amicizia ed è difficile staccarsi, comunque non cancellerei niente, è servito tutto...».

D: Stefy, ricordo i primi tempi di te a Radio Kiss Kiss ed alcune segreterie che ti davano della “raccomandata” bollandoti come la moglie di Marco Baldini: come ci si scrolla da certe maldicenze?

R:«Guarda della raccomandata me la davano anche a Radio 2 quando facevo le fotocopie.
Pago il fatto di essere moglie di Marco, all'inizio piangevo poi mi ci sono abituata. È vero a Radio Kiss Kiss mi ha portato lui, la radio non mi ha mai considerato più di tanto, e all'inizio ci soffrivo, ma credo che se fossi stata un incapace non mi avrebbero messo in onda e non avrebbero sponsorizzato il mio spazio, insomma ci avrebbero perso la faccia, per cui, non me la prendo più, alla fine non ho rubato ne ammazzato e comunque mi fido di Marco, il SUO PARERE E' FONDAMENTALE, mi ha detto rimani quando volevo andarmene io l'ho fatto!».

D: Questa domanda riconosco che è da psicanalisi o da “Marzullo”: dopo il matrimonio con Marco quanto ti senti Stefania Lillo e quanto ti senti la “moglie di..”?

R:« Stefania Lillo sempre, sono tosta e ho un caratterino niente male, difficile snaturarmi, sono gli altri (non tutti) che mi trattano come “la moglie di...” soprattutto per farmi fare da tramite....».

D: Stefania com'è il mondo visto da una radio? Come è cambiata la radio negli ultimi anni?

R:«non ho così tanta esperienza da poter dirti come è cambiata, io conosco solo un modo di farla: essere se stessi. Parlare alla gente in modo normale e non con voce impostata alla fine è comunicazione, è più naturale è meglio, la gente ha bisogno di identificarsi, di ridere, di piangere e di incazzarsi con te...».

D: Stefania, quali e quante le difficoltà maggiori nell’affrontare una diretta?

R:« io ho iniziato la mia prima diretta a Radio2 andavo in onda alle 6 del mattino. All'inizio tremavo, anche la mia voce tremava, non riuscivo a dire una frase di senso compiuto eheheh , ma era solo timidezza, la diretta è fantastica ti da adrenalina.. ed è vera!».

D: Come inizia la tua carriera e cosa sogni di fare da grande? Quale il sogno ancora rimasto nel cassetto a livello professionale?

R:«come dicevo la mia carriera è iniziata a Radio 2 facevo le fotocopie, poi sono passata in redazione, poi ho fatto l'autrice e alla fine mi hanno "butatta" in onda. Se mi chiedevi 11anni fa cosa avrei fatto certo non ti avrei detto la radio. Da piccola volevo fare la missionaria, ( e in qualche modo sposando Marco la faccio) il mio sogno nel cassetto è un programma di cucina o di misteri».

D: Stefania, quali sono le cose che ti fanno più arrabbiare?

R:«Mi fa arrabbiare l'invadenza, la presunzione e le bugie, mi mandano fuori di testa. Parlando in termini di sociale, mi fa arrabbiare l'indifferenza nei confronti di chi ha bisogno odio la gente che volta le spalle».

D: Quale la colonna sonora della tua vita e a quale momento particolare è legato?

R:« Beh, “Una splendida giornata” di Vasco rossi e “People are strange” dei Doors, non ci sono momenti le ascolto a loop».

D: Cosa c’è nel futuro di Stefania Lillo sia dal punto di vista professionale che dal punto di vista privato?

R:« Un libro, intendo raccogliere le migliori ricette di questi 2 anni lavorativi con “Kisscuoce”, sia ricette degli ascoltatori, che degli chef che hanno collaborato, e poi si vedrà. Spero di fare un programma di cucina in tv. Dal punto di vista privato:un bambino, non riusciamo ad averne. Ed è una cosa che mi fa soffrire parecchio, sono in cura, vedremo che succede».