venerdì 14 febbraio 2020

Rsu Traversud, la Filca Cisl si conferma primo sindacato con un consenso da record


MELFI - La Traversud di San Nicola Melfi, fabbrica del gruppo Pizzarotti & Ludovichi che produce traversine ferroviarie, si conferma un fortino della Filca Cisl. Nelle elezioni per il rinnovo della Rsu il sindacato dei lavoratori edili della Cisl con 28 voti su 29 votanti ha eletto tre delegati. Lo ha reso noto nel pomeriggio lo stesso segretario generale Michele La Torre al termine dello spoglio. Gli eletti sono Giovanni Molfese, Gerardo Pagliuca e Michele Cerullo. "La dimensione della vittoria parla da sola", ha commentato a caldo La Torre, aggiungendo che "i lavoratori hanno democraticamente confermato la loro fiducia ai nostri candidati, segno che il lavoro fatto negli anni scorsi è stato giudicato positivamente. Il risultato è ancora più importante - continua il numero uno della Filca Cisl - perché si è concretizzato in una delle più importanti realtà produttive della nostra regione, una realtà che potrebbe crescere ulteriormente se si dovessero sbloccare, come noi speriamo e auspichiamo da tempo, gli investimenti pubblici per l'ammodernamento e la messa in sicurezza della rete ferroviaria italiana. Questo significherebbe più commesse e più posti di lavoro anche per lo stabilimento della Traversud", ha concluso La Torre.

Tumore al seno: Osp. S. Carlo 1° in Basilicata per n° interventi, 7 su 10 si operano nella Regione


POTENZA - www.doveecomemicuro.it, portale di public reporting delle strutture sanitarie italiane, ha realizzato un'indagine sugli ospedali italiani più performanti per numero di interventi per tumore al seno (fonte: PNE 2018 relativo all'anno 2017). Nel calcolo sono stati considerati solo quelli che effettuano almeno 5 operazioni annue.

In Basilicata, si riconfermano nelle prime 2 posizioni (come nell'edizione del PNE relativa all'anno 2016) rispettivamente l’Ospedale San Carlo di Potenza (1° con 178 interventi effettuati nel 2017) e il CROB - Centro di riferimento Oncologico della Basilicata di Rionero in Vulture (PZ) (2° con 166 interventi). Segue, senza rispettare la soglia minima di 150 interventi annui, il Presidio Ospedaliero Madonna delle Grazie di Matera (con 57 interventi).

“Il volume di attività, secondo quanto dimostrano le evidenze scientifiche, ha un impatto significativo sull’efficacia degli interventi e sull’esito delle cure”, spiega Elena Azzolini, medico specialista in Sanità Pubblica e membro del comitato scientifico del sito. Perciò, le autorità ministeriali hanno fissato la soglia minima di 150 interventi annui, per quanto riguarda il carcinoma alla mammella, per valutare la bontà di una struttura.

In Basilicata, le strutture pubbliche o private accreditate che nel 2017 hanno effettuato questo tipo di intervento sono 3 (come nel 2016): di queste, il 67% rispetta la soglia.

In Italia, invece, a raggiungere il numero minimo di interventi sono 137 dei 469 ospedali pubblici o privati accreditati: il 29,2% del totale. La percentuale, però, è in aumento: nell’ultimo quinquennio, infatti, i centri in linea con lo standard sono cresciuti del 63% (passando da 84 nel 2012 a 137 nel 2017). Al contrario, è calato il numero complessivo degli ospedali italiani che eseguono interventi per tumore alla mammella: da 559 nel 2012 a 469 nel 2017 (-16%).

“La direzione è quella giusta, ma la mia aspettativa, nell’interesse dei pazienti, è che gli indicatori individuati per valutare i centri – come le soglie di attività – si perfezionino nel tempo e riflettano sempre più fedelmente la qualità delle prestazioni offerte. Quanto alle strutture in linea con gli standard, il loro aumento è auspicabile, ma non si può prescindere da una loro equa distribuzione sul territorio che garantisca ai cittadini le stesse opportunità di cura risparmiando loro migrazioni da una Regione all’altra”, commenta Massimiliano Gennaro, medico della Struttura Complessa Chirurgia generale indirizzo oncologico 3 (Senologia) presso l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

Al riguardo, a scegliere di farsi curare in Basilicata è il 70,6% dei residenti (contro il 77,4% del 2016).

Nelle strutture italiane che rispettano la soglia ministeriale, nel 2017, sono stati eseguiti ben il 74,7% degli interventi totali contro il 55,8% del 2012. Viceversa, nelle restanti strutture accreditate (oltre due terzi), nel 2017, è stato eseguito appena il 25,3% delle operazioni totali (poco più di un quarto) contro il 44,2% del 2012.

In sintesi, tre quarti delle operazioni totali si concentrano in meno di un terzo dei centri italiani, ed è a questi che si rivolgono sempre più spesso i cittadini.

Dai dati di Agenas emerge, infine, un notevole incremento delle operazioni per tumore al seno che, nel nostro Paese, hanno registrato un + 38,5% in 5 anni passando dalle 44.147 effettuate nel 2012 alle 61.137 del 2017.

“L’aumento è in linea con i dati riportati nell’ottobre scorso da AIOM, i quali rivelano un trend in crescita per quanto riguarda l’incidenza del tumore al seno in Italia (+0,3% per anno, dal 2003 al 2018). L’incremento delle diagnosi si spiega con l’ampliamento, in alcune Regioni, dello screening mammografico, che ha coinvolto nuove fasce di età (45-49 anni) in aggiunta a quelle per cui era già attivo (dai 50 ai 69 anni). Inoltre, si deve al fatto che molte giovani donne oggi scelgono di sottoporsi ai controlli di loro iniziativa, spinte dalle campagne di prevenzione e dai progressi fatti nei campi della diagnosi e delle cure, che hanno consentito un significativo calo della mortalità (-0,8% per anno)”, spiega Massimiliano Gennaro.

Con un’incidenza di 1 donna colpita su 8, il carcinoma alla mammella è la neoplasia più diffusa nella popolazione femminile. Nell’eventualità di doversi sottoporre a un intervento, come individuare l’ospedale che offre maggiori garanzie di sicurezza e che risponde meglio alle proprie esigenze?

Su www.doveecomemicuro.it, portale di public reporting in ambito sanitario, è disponibile la classifica degli ospedali italiani per numero di interventi annui per tumore al seno (fonte: PNE 2018 di Agenas, riferito all'anno 2017). Alla base, l’assunto secondo cui più alto è il numero di casi trattati maggiori sono le garanzie per le pazienti. “Il volume di attività, infatti, secondo quanto dimostrano le evidenze scientifiche, ha un impatto significativo sull’efficacia degli interventi e sull’esito delle cure”, spiega Elena Azzolini, medico specialista in Sanità Pubblica e membro del comitato scientifico del sito.

Nel nostro Paese, gli ospedali pubblici o privati accreditati che nel 2017 hanno effettuato interventi annui per carcinoma alla mammella (tenendo conto solo di quelli che hanno eseguito almeno 5 operazioni) sono 469: il 42,9% è situato al Nord, il 19,8% al Centro e il 37,3% al Sud. A quali si rivolgono più frequentemente i cittadini?

Tre quarti degli interventi concentrati in meno di un terzo dei centri

Dei 469 ospedali pubblici o privati accreditati che in Italia effettuano almeno 5 operazioni annue, solo 137 (il 29,2% del totale) rispettano la soglia di 150 interventi fissata dalle autorità ministeriali per il tumore alla mammella: il 49,6% si trova al Nord, il 24,8% al Centro e il 25,6% al Sud. In queste strutture, nel 2017, sono stati eseguiti ben il 74,7% (quasi tre quarti) degli interventi totali contro il 55,8% del 2012: è a questi centri, particolarmente performanti, quindi, che si rivolgono sempre più spesso i cittadini.

Viceversa, nelle restanti strutture accreditate (oltre due terzi), nel 2017 è stato eseguito appena il 25,3% delle operazioni totali (poco più di un quarto) contro il 44,2% del 2012.

“La scelta di fissare una soglia minima d’interventi annui ha, tra i principali effetti, quello di convogliare i pazienti nei centri che offrono maggiori garanzie, che saranno così portati a progredire in esperienza ed adeguatezza delle cure. I grandi numeri hanno un altro vantaggio: giustificano l’impiego di più specialisti in una logica multidisciplinare e consentono di attivare Breast Unit certificate: reparti specializzati che offrono alle pazienti l’opportunità di essere seguite da un team di esperti e di accedere a un trattamento personalizzato”, spiega Massimiliano Gennaro, medico della Struttura Complessa Chirurgia generale indirizzo oncologico 3 (Senologia) presso l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

Le strutture in linea con lo standard aumentate del 63% in 5 anni

Nell’ultimo quinquennio, i centri che rispettano lo standard – quelli cioè che eseguono almeno 150 interventi annui – sono cresciuti del 63% (da 84 nel 2012 sono passati a 137 nel 2017). Al contrario, è calato il numero complessivo degli ospedali che eseguono interventi per tumore alla mammella (sempre tenendo conto solo di quelli che effettuano almeno 5 interventi annui): da 559 nel 2012 sono passati a 469 nel 2017 (-16%).

“La direzione è quella giusta, ma la mia aspettativa, nell’interesse dei pazienti, è che gli indicatori individuati per valutare i centri – come le soglie di attività – si perfezionino nel tempo e riflettano sempre più fedelmente la qualità delle prestazioni offerte”, dice Massimiliano Gennaro. “Quanto alle strutture in linea con gli standard, il loro aumento è auspicabile, ma non si può prescindere da una loro equa distribuzione sul territorio che garantisca ai cittadini le stesse opportunità di cura risparmiando loro migrazioni da una Regione all’altra”.

Interventi aumentati di oltre un terzo in un quinquennio

Dai dati di Agenas emerge anche un notevole incremento delle operazioni per tumore al seno che, nel nostro Paese, hanno registrato un + 38,5% in 5 anni passando dalle 44.147 effettuate nel 2012 alle 61.137 del 2017.

“L’aumento è in linea con i dati riportati nell’ottobre scorso da AIOM, i quali rivelano un trend in crescita per quanto riguarda l’incidenza del tumore al seno in Italia (+0,3% per anno, dal 2003 al 2018). L’incremento delle diagnosi si spiega con l’ampliamento, in alcune Regioni, dello screening mammografico, che ha coinvolto nuove fasce di età (45-49 anni) in aggiunta a quelle per cui era già attivo (dai 50 ai 69 anni). Inoltre, si deve al fatto che molte giovani donne oggi scelgono di sottoporsi ai controlli di loro iniziativa, spinte dalle campagne di prevenzione e dai progressi fatti nei campi della diagnosi e delle cure, che hanno consentito un significativo calo della mortalità (-0,8% per anno)”, spiega Massimiliano Gennaro.

Un portale aiuta i cittadini a orientarsi

Quali centri vantano un buon numero d’interventi annui nel rispetto delle soglie ministeriali? E quali ospitano al loro interno una Breast Unit? Queste e altre informazioni sono disponibili su www.doveecomemicuro.it, portale che vanta un database di oltre 2.300 strutture: tra ospedali pubblici, strutture ospedaliere territoriali, case di cura accreditate, poliambulatori, centri diagnostici e centri specialistici

Come eseguire la ricerca?

Per confrontare le strutture è sufficiente inserire nel “cerca” la parola chiave desiderata, ad esempio “tumore al seno” e selezionare la voce che interessa tra quelle suggerite. In cima alla pagina dei risultati compariranno i centri ordinati per numero d’interventi, per vicinanza o in base ad altri criteri selezionabili. Il semaforo verde indica il rispetto della soglia ministeriale mentre una barra di scorrimento mostra il posizionamento delle singole strutture nel panorama nazionale. La valutazione viene fatta considerando indicatori istituzionali di qualità come volumi di attività (dati validati e diffusi dal PNE - Programma Nazionale Esiti gestito dall'Agenas per conto del Ministero della Salute).

È possibile anche inserire nel “cerca” uno specifico esame (ecografia della mammella, mammografia, agoaspirato della mammella, ecc..) o un determinato intervento (mastectomia, ricostruzione della mammella, ecc...), quindi restringere il campo alla regione o alla città di appartenenza. Per filtrare ulteriormente i risultati, basta spuntare le caselle della colonnina in basso a sinistra relative, ad esempio, alle certificazioni Breast Unit o Bollini Rosa, il premio assegnato agli ospedali attenti alle esigenze femminili.

CLASSIFICA REGIONALE STILATA PER VOLUME DI INTERVENTI CHIRURGICI

PER TUMORE AL SENO

(Fonte PNE 2018)

Le strutture pubbliche o private accreditate che in Basilicata hanno effettuato questo tipo di intervento sono 3.

2 strutture su 3 rispettano la soglia (67%).

Le strutture che effettuano questo intervento sono:

1. Ospedale San Carlo di Potenza (n° interventi: 178)

2. CROB - Centro di riferimento Oncologico della Basilicata di Rionero in Vulture (PZ) (n° interventi: 166)

3. Presidio Ospedaliero Madonna delle Grazie di Matera (n° interventi: 57)

Il 29,4% dei residenti sceglie di farsi curare in altre regioni

IL 70,6% dei residenti sceglie di farsi curare nella propria regione

Il 18,2% di interventi eseguiti su non residenti

Copagri: Cambiamenti climatici, aumentano temperature medie e calano drasticamente piogge


POTENZA - “A causa del cambiamento climatico, i cui effetti sono sempre più evidenti e difficilmente negabili, si stima che entro il 2050 nella parte meridionale del continente europeo si verificheranno cali produttivi generalizzati, che raggiungeranno picchi del 50% per le rese delle coltivazioni con semina in asciutta, come cereali e colture da rinnovo, oltre a un conseguente e diffuso calo del reddito dei produttori agricoli; basti pensare a quanto accaduto nel recente passato nel Sud Italia, dove il forte abbassamento delle temperature, che ha fatto seguito a un inverno anomalo caratterizzato da condizioni primaverili e precipitazioni quasi assenti, ha messo a serio rischio tutte le principali coltivazione in campo, ovvero fragole, agrumi, pesche e albicocche”. Lo sottolinea la Copagri sulla base di quanto emerso durante l’odierna riunione dei presidenti regionali.

“Nell’ultimo secolo le temperature medie sono cresciute sensibilmente, a fronte di una contestuale drastica riduzione delle piogge del 5% circa, e sono al contempo aumentati gli eventi climatici estremi, primi fra tutti le siccità e le gelate, legati a doppio filo alla tropicalizzazione del clima e a fenomeni di dissesto idrogeologico e di consumo dei suoli, che non hanno fatto altro che aggravare la situazione dell’agricoltura”, osserva la Confederazione.

“Proprio l’agricoltura, nel prossimo futuro, rischia secondo recenti dati di perdere tra il 20% e il 60% della produzione, con particolare riferimento a coltivazioni quali cavolfiori, broccoli, sedani e finocchi, tra le prime a pagare il conto del climate change. Anche l’apicoltura è sempre più esposta alle bizze del clima e sconta una grande debolezza verso alcune delle peggiori calamità naturali provenienti dall’estero, la cui introduzione e diffusione è favorita proprio dai cambiamenti climatici”, aggiunge la Copagri.

“E’ sempre più urgente dotare il primario del nostro Paese di una vera e propria strategia per la mitigazione degli effetti del climate change; tale piano deve puntare con decisione sulla gestione sostenibile del suolo, al fine di contrastare i cambiamenti climatici e di favorire le diverse funzioni connesse alle attività economiche e ai servizi ecosistemici, quali ad esempio la regolazione del clima, la cattura e lo stoccaggio del carbonio, il controllo dell’erosione e dei nutrienti, la regolazione della qualità dell’acqua, la protezione e la mitigazione dei fenomeni idrologici estremi e la conservazione della biodiversità. Contestualmente andranno introdotte colture migliorate e ‘adattate’ ai cambiamenti climatici, puntando con sempre maggiore decisione e convinzione sulla ricerca e sull’innovazione e favorendo lo sviluppo dell’agricoltura di precisione”, suggerisce il presidente della Copagri Franco Verrascina.

L’Unpli Basilicata presenta i lavori finali dei volontari Servizio Civile delle Pro Loco

POTENZA - Saranno presentate dal Comitato regionale Pro Loco Unpli Basilicata, sabato mattina alle ore 9.30, presso la sala convegni del Museo Archeologico Provinciale di Via Ciccotti, le due pubblicazioni contenenti i lavori finali di ricerca promossi dagli Operatori Volontari del Servizio Civile Unpli delle Pro Loco. Le pubblicazioni dal titolo: “Memoria Storica di Basilicata” e “Storia e tradizioni della Lucania”, edite da Grafiche Zaccara, sono il frutto delle ricerche condotte dai 90 giovani volontari impegnati in un anno di attività presso le Pro Loco di Accettura, Armento, Avigliano, Barile, Bernalda, Castel Lagopesole, Cirigliano, Filiano, Maratea, Metaponto, Montalbano Jonico, Montescaglioso, Nova Siri, Oliveto Lucano, Paterno, Pietrapertosa, Pignola, Rionero, Ripacandida, Rotondella, Salandra, San Severino Lucano, Sasso di Castalda, Senise, Spinoso, Stigliano, Tricarico, Valsinni, Viggianello, coinvolte negli omonimi progetti di Servizio Civile.

La realizzazione del report finale dei progetti di Servizio civile con le relative pubblicazioni rientra nell’attività del Comitato regionale Pro Loco Unpli Basilicata con il patrocinio dell’ Università degli Studi della Basilicata, della Regione Basilicata, dell’Anci Basilicata e dell’ Apt Basilicata, grazie al sostegno di Bcc Basilicata, Cantina di Barile e Fidas Donatori Sangue Basilicata.

“Le pubblicazioni, – afferma il presidente Pro Loco Unpli Basilicata Rocco Franciosa – che non hanno assolutamente nessuna pretesa scientifica, vogliono offrire la possibilità di prendere coscienza dell’esperienza realizzata dai giovani volontari con l’obiettivo di valorizzare sinergicamente il patrimonio culturale immateriale dei nostri paesi lucani.

Apprezzabile nel suo insieme l’intero lavoro, - ci tiene a rimarcare il Presidente Franciosa - grazie all’impegno che ognuno ha profuso e la straordinaria capacità di sintesi dimostrata, in quanto per ragioni di spazio, abbiamo dovuto richiedere ai volontari di sintetizzare al massimo, per poter contenere nelle pubblicazioni, le tante risorse storico-culturali presenti in Basilicata”.

Alla presentazione, moderata dalla giornalista Gherarda Cerone, dopo l’introduzione del Presidente regionale Pro Loco Unpli Basilicata, Rocco Franciosa, interverranno Rocco Guarino, Presidente della Provincia di Potenza, Vito Sabia, collaboratore Servizio civile Unpli Basilicata, il consigliere nazionale Unpli Pierfranco De Marco, e Vito Santarcangelo, Amministratore iInformatica e ideatore del “Lucanum il gioco con le Pro Loco della Basilicata”.

Varata la quinta edizione del Festival del Teatro Amatoriale di Rotonda (Pz)


ROTONDA - Il 7 marzo ha avuto inizio la edizione 2020 del Festival del Teatro Amatoriale di Rotonda (Pz). Giunta alla sua quinta edizione, la manifestazione curata ed organizzata dall’Associazione Culturale Arti Visive, si terrà a Rotonda (Pz), nel cuore del Parco Nazionale del Pollino, presso il Cine – Teatro Comunale “Selene”, e si protrarrà per sei sabato compresi tra marzo ed aprile. Se le Compagnie in gara provenienti dal centro e dal sud Italia. La serata conclusiva è prevista per sabato 2 maggio quando si svolgeranno le premiazioni dei protagonisti e degli spettacoli più interessanti valutati da una giuria tecnica composta da esperti e dal pubblico. Ospite d’onore della serata conclusiva sarà il noto comico ed attore romano Alvaro Vitali che si esibirà sul palco del teatro rotondese in compagnia della moglie Stefania Corona.

Questo il programma completo della manifestazione:

7 Marzo 2020 – Ore 21:00
Compagnia Teatrale “Ipercaso” – Montecorvino Rovella (Sa)
PARENTI SERPENTI di Carmine Amoroso
Regia di Angelo Di Vece

14 Marzo 2020 – Ore 21:00
Gruppo Teatrale “Amici Nostri” – Castellana Grotte (Ba)
RISO, PATATE E SUSHI di Chiara Boscaro e Marco Di Stefano
Regia di Adriana Coletta

21 Marzo 2020 – Ore 21:00
Compagnia Teatrale “U.V.A.” – Ariccia (Roma)
LA PROVA GENERALE di Aldo Nicolaj
Regia di Ursula Mercuri


28 Marzo 2020 – Ore 21:00
Compagnia Teatrale “I SognAttori” – Latina
MISERIA E NOBILTÀ
 di Eduardo Scarpetta

Alla Guardia di Finanza la cittadinanza onoraria di Matera


MATERA - Il Consiglio comunale di Matera ha conferito la cittadinanza onoraria al Corpo della Guardia di Finanza “per l’alto senso del dovere e il costante impegno per contrastare l’illegalità finanziaria diffusa nella vita sociale, con ricadute sulla collettività, nel momento in cui crea inefficienza giuridica, diseguaglianze sociali ed effetti negativi nel sistema di una società fondata sul diritto, nonché per le molteplici e capillari iniziative volte a ripristinare l’onestà, a difesa e garanzia della sicurezza dei cittadini e dell’intera comunità di Matera ed al servizio dello Stato e delle sue Istituzioni”.

Il riconoscimento è stato conferito nel corso di una seduta straordinaria dell’assemblea che si è svolta nel pomeriggio di oggi a cui hanno preso parte, oltre alle autorità civili e militari della città, il Generale Ignazio Gibilaro, Comandante interregionale Sud della Guardia di Finanza.

Dopo l’introduzione del Presidente del consiglio comunale Angelo Tortorelli che ha spiegato i motivi che hanno spinto l’assemblea a riconoscere la cittadinanza onoraria al corpo della Guardia di Finanza, il Sindaco di Matera, Raffaello de Ruggieri, ha ripercorso il legame che unisce la comunità materana ai finanzieri: “Il fatto scatenante di questa attenzione – ha sottolineato il Sindaco – sta nel motto del Corpo: nec recisa recedit, che significa: neanche spezzata retrocede. Parole che possono essere associate alla dignità e al vitalismo storico di Matera che neanche spezzata si è mai fermata. Questo è il legame ideale tra la Guardia di Finanza e la città, ma ci sono altre ragioni che spiegano questa sintonia. Il momento epico dello scontro del XXI settembre 1943 ha visto nella Guardia di finanza un presidio di legittima difesa dalle truppe naziste. Il milite Vincenzo Rutigliano ha perso la vita tra le braccia di una farmacista nel palazzo dell’Incis in Via Cappelluti, mentre infuriava la battaglia, colpito a morte dai tedeschi. Poi, ci sono motivazioni legate ai compiti del Corpo che è in prima linea per recuperare i rapporti di lealtà e legalità tra i cittadini e tra essi e le Istituzioni. Infine, va sottolineato l’elemento di unione tra questo territorio e le forze dell’ordine, cementato dalla dirompente esperienza di Matera Capitale europea della Cultura per il 2019. Abbiamo avuto quasi un milione di visitatori e, grazie alla vostra presenza, non è accaduto nulla che abbia messo in pericolo reale la nostra comunità. Questa è la cornice di questa alleanza istituzionale e del ringraziamento che abbiamo voluto tributare a tutti coloro che hanno garantito il tranquillo svolgimento delle iniziative previste”.

giovedì 13 febbraio 2020

Perrino (M5S): "La Fondazione Matera 2019 è viva e sforna appalti sottosoglia ‘alle prime 10 telefonate’"


POTENZA - Matera 2019 non è finita, cammina insieme a noi e lo fa attraverso la sua mastodontica Fondazione.

Continuano gli eventi, ma si tratta soprattutto di incontri istituzionali e procedimenti amministrativi che sono ben lontani dagli happening culturali che hanno caratterizzato l’anno da capitale della cultura.

Dopo aver più volte sottolineato le gravi lacune in materia di trasparenza e il lavoro a singhiozzo degli organi di controllo previsti dallo statuto della fondazione, ci siamo imbattuti in una serie di affidamenti lampo avvenuti negli ultimi 30 giorni.

Si va dalla riprogettazione della piattaforma Matera Events (quella della procedura cervellotica per la prenotazione degli eventi), alla fornitura dei boccioni di acqua e servizio di facchinaggio per le sede della fondazione. Tutti affidamenti sottosoglia con importi tra gli 8mila e i 40mila euro. La cosa che fa più riflettere è la tempistica che questi affidamenti riportano: se prendiamo il caso dell’ultimo avviso relativo alla gestione della piattaforma Matera Events possiamo chiaramente notare che ci sono ben 24 ore disponibili per la presentazione delle offerte. Stessa durata per altri avvisi presenti sul portale.

A cosa è dovuta cotanta velocità? Due mesi dopo la chiusura di Matera 2019 si è deciso di rinnovare la piattaforma poco “user friendly” sulla quale venivano pubblicizzati gli eventi. Come mai?

Purtroppo questo genere di procedure lampo sembrano essere un tratto caratterizzante della pubblica amministrazione lucana. Tutte le volte si trova la pezza normativa per giustificarle, ma in nessun caso si utilizza il buon senso.

Non facciamo della fondazione l’ennesimo carrozzone foriero di sprechi. I vertici abbiano il coraggio di chiarire queste anomalie. Questa non è la cultura a cui dovrebbero ambire Matera e la Basilicata intera. Così in una nota Gianni Perrino, Portavoce M5S Basilicata Consiglio Regionale e Membro del Consiglio di indirizzo della Fondazione Matera - Basilicata 2019.