POTENZA - Alle prime luci dell’alba, la Polizia di Stato di Potenza ha dato corso a
numerose perquisizioni domiciliari e personali nei confronti di 26
soggetti residenti e dimoranti nella provincia, in particolare nei comuni
di Melfi, Venosa, Atella, Filiano, Palazzo San Gervasio, Maschito,
Banzi, Genzano, Pietragalla, Ruoti e Pignola.
L’esecuzione dei provvedimenti, fra cui anche cinque catture, scaturisce
da un’attività di indagine condotta dal Servizio Centrale Operativo della
Polizia di Stato e dalla Questura di Piacenza, estesa anche ad altre
province italiane, ed ha visto il coinvolgimento, nella fase di esecuzione,
di personale della Squadra Mobile di Potenza, del Commissariato di P.S.
di Melfi e del Reparto Prevenzione Crimine Basilicata, con un impiego
di oltre 80 uomini e 25 mezzi.
L'attività di indagine ha fatto emergere un’articolata organizzazione
criminale finalizzata all’ingresso illegale nel territorio nazionale di
cittadini stranieri, in massima parte provenienti dal Pakistan e dall’India,
che ha potuto avvalersi di diversi datori di lavoro disposti a fornire,
dietro pagamento di denaro, contratti di lavoro fittizi, rescissi non
appena ottenuto il permesso di soggiorno da parte degli interessati.
I datori di lavoro, fra i quali soggetti dimoranti nelle suindicate località,
hanno costituito una componente imprescindibile dell'organizzazione
criminale, avendo dato modo di attuare l'intera attività illecita.
L'organizzazione criminale riceveva, in genere via email o via fax, dal
Pakistan, nonché dall'India, i nominativi delle persone interessate a
giungere in Italia e li trasmetteva, con il medesimo tramite, agli
imprenditori, oppure ai procacciatori di questi ultimi (uno di essi, di
Pietragalla, figura fra gli odierni arrestati).
Una volta ottenuto, il
permesso di lavoro veniva inviato in Pakistan, perché con esso il
lavoratore apparente poteva richiedere il visto presso l'Ambasciata
italiana in quel Paese, che, se non riscontrava irregolarità, lo avrebbe
rilasciato entro 30 giorni.
In presenza di una serie di controlli amministrativi attivati dalla
Prefettura e dalla Questura di Potenza, diversi datori di lavoro potentini
avevano manifestato sin da subito grande tensione e preoccupazione.
In evidenza il ruolo strategico assunto da un imprenditore di Pietragalla,
oggi sottoposto alla misura cautelare in carcere, elemento di spicco
all'interno dell'organizzazione, col compito di reperire datori di lavoro
compiacenti, disposti, dietro pagamento di un'ingente somma di denaro, a stipulare contratti di lavoro fittizi al fine di richiedere nulla osta al
lavoro subordinato per cittadini pakistani.
Lo stesso ha curato la ripartizione degli utili con i componenti Pakistani
dell’organizzazione e poi la distribuzione degli stessi a quanti hanno
collaborato alle illecite operazioni.
Nell’indagine è emersa pure la complicità di un funzionario
amministrativo dell'Ambasciata Italiana in Pakistan.

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