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domenica 5 luglio 2020

C'era una volta la terra - OasiCinema, il cinema dell'ecologia


POTENZA - Secondo appuntamento con OasiCinema, il cinema dell’ecologia, rassegna organizzata da Zer0971 Associazione di Promozione Sociale, mercoledi 8 luglio alle ore 21 presso il Cortile del Museo Archeologico Nazionale “Dinu Adamesteanu” in centro storico a Potenza sarà proiettato il documentario di Ilaria Jovine e di Roberto Mariotti “C’era una volta la Terra”.
Posti limitati, ingresso libero con prenotazione: info@zer0971.org Whatsapp: 3495564810
In caso di avverse condizioni meteo la proiezione si terrà nell’adiacente sala del Cortile.

“La terra narra la difficile gestazione delle sue vite e gli uomini la sentono vibrare sotto i piedi come una creatura viva.”

Scriveva così, in un articolo apparso nel 1943 su Il giornale d’Italia, Francesco Jovine, scrittore, giornalista e saggista molisano, morto nel 1950 a soli 48 anni, dopo aver scritto moltissimi articoli e reportage giornalistici, numerosi racconti e due romanzi (“Signora Ava” e “Le terre del Sacramento”), il secondo dei quali, pubblicato postumo, gli ha fatto vincere il Premio Strega.

La terra è fondamentale per la figura di Jovine e di terra si è spesso occupata la sua scrittura: la terra del suo Molise, la terra del Mezzogiorno d’Italia, la terra coltivata dai braccianti, la terra delle lotte contadine, la terra abbandonata per emigrare in America, la terra aggredita dal dissesto idrogeologico.

In “C’era una volta la terra”, le parole e le tematiche affrontate da Jovine si trasformano in una voce guida, affidata all’attore Neri Marcorè, alla luce della quale osservare, nella realtà di oggi, il rapporto che l’uomo ha con la terra, intesa come suolo da coltivare, territorio da salvaguardare e patria da cui emigrare o in cui immigrare.

Inevitabilmente, affiorano assonanze e dissonanze tra la realtà sociale, politica e antropologica descritta dallo scrittore e quella contemporanea vissuta dai personaggi raccontati nel documentario.

Tra di essi emergono la figura di un anziano professore di geografia ormai in pensione che, a bordo di un vecchio camper, si avventura tra le crepe di una frana o alle pendici di una discarica a rischio di smottamento, per riportare quanto ha visto agli studenti che ancora segue. La figura, misteriosa e quasi zen, di un giovane coltivatore che, in un isolamento da eremita, lavora la propria terra, vive dei suoi frutti e sperimenta innovative tecniche di coltivazione che raccoglie in un suo saggio. Infine la realtà multietnica di un’azienda Agricola, nella quale si distinguono due fratelli emigrati dal Punjab, ormai perfettamente inseriti nel nostro paese, e alcuni immigrati afghani, appena sbarcati in Italia e ospitati nel centro di accoglienza sorto all’interno della masseria stessa.

sabato 4 luglio 2020

Basilicata: al via la residenza cinematografica per per 5+5 giovani Under 35


POTENZA - Gli artisti/ filmaker inizieranno, a partire da oggi, le riprese di diversi cortometraggi indagando sui residui della magia cerimoniale lucana tra affascino, fatture, scongiuri ed altri atti legati al mondo magico. Dopo mesi di lockdown, a causa dell’emergenza sanitaria da Covid-19, la Basilicata riparte dal cinema.

Dopo mesi di lockdown, a causa dell’emergenza sanitaria da Covid-19 la Basilicata, da sempre, per via delle sue bellezze paesaggistiche e il suo ricco patrimonio artistico, storico e culturale, esclusivo set cinematografico a cielo aperto, riparte dal cinema.

Terra amata da grandi registi come Pier Paolo Pasolini, Lina Wertmüller, Mel Gibson, Gabriele Salvatores fino a giungere a Mohsen Makhmalbaf (“Marghe and her mother), Cary Fukunaga (“No time to die” - Saga di James Bond) e Terrence Malick (“The Last Planet”), è pronta per una nuova produzione cinematografica.

Questa volta saranno 6 artisti/filmaker under 35: Walter Molfese, Martina Lioi, Beatrice Surano, Elisa Baccolo, Daniele De Stefano (assieme a Federica Miola, Cosimo Viggiani, Tonia Satriano, Paolo Fedele, Vincenzo D’Onofrio e Flavio Russo) vincitori del bando di residenza cinematografica “CineCampus – Sud e Magia”, a raccontare, attraverso il metodo “investigativo” del cine-reportage e dell’antropologia visuale, l’antica regione tra realtà, incanto e magia.

La residenza cinematografica nata dal progetto dell’associazione culturale Allelammie/Lucania Film Festival e prodotto con il sostegno del MIBACT e di SIAE, nell’ambito del programma “Per Chi Crea”, durerà complessivamente 20 giorni (1-20 luglio 2020), nel rispetto delle normative igienico-sanitarie vigenti in tema Coronavirus (Covid-19).

Dopo l’incontro formativo on line dello scorso 29 maggio con antropologi dell’Unibas, altri esperti del settore guideranno i partecipanti giunti in Basilicata nella elaborazione e realizzazione di diversi cortometraggi sui residui della magia cerimoniale lucana tra affascino, fatture, scongiuri ed altri atti legati al mondo magico.

Terra di luce e di magia, la Basilicata, già oggetto di studio dell’etnologo meridionalista italiano Ernesto De Martino e del regista Luigi Di Gianni, autore di “Magia Lucana”, premiato come migliore documentario alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1958, si prepara ad accogliere una nuova “spedizione”.

Per informazioni www.lucaniafilmfestival.it - Pagina Fb: https://www.facebook.com/LucaniaFF/

Giorgio Genetelli presenta il nuovo romanzo 'Merluz Vogn'

MILANO - Lo scrittore ticinese Giorgio Genetelli presenta “Merluz Vogn”, il racconto di un’estate speciale e sognante, perché vissuta dal protagonista con la leggerezza dei suoi undici anni. Un romanzo caratterizzato da uno stile sperimentale che, nella sua commistione tra idiomi dialettali e il lirismo di certi passaggi narrativi, sa tenere il lettore sospeso sul filo di un’ironica nostalgia. Una storia di crescita con un protagonista giovanissimo ma ormai consapevole di essere giunto alla fine di un percorso, oltre il quale sarà sempre più difficile confondere il sogno con la realtà.

Merluz Vogn di Giorgio Genetelli si potrebbe definire un romanzo “d’atmosfera”, nel quale le suggestioni e le vivide immagini trasmesse dalla storia raccontata sono decisamente più importanti della trama in sé. L’autore si serve di uno stile di scrittura originale che inserisce nella prosa delle parole in dialetto ticinese, e questa scelta serve a dare autenticità alla vicenda narrata, e ad accorciare le distanze tra il protagonista e il lettore. E con un’operazione intelligente che mira alla comprensione totale della storia, quando vengono proposti brani più lunghi in dialetto, essi sono accompagnati dalla traduzione del testo a fronte. Protagonista della vicenda è un bambino di quasi undici anni, che ha davanti a sé un’intera estate di libertà. La madre deve ricoverarsi per motivi a lui sconosciuti, il padre sarà lontano e quindi si trasferirà dai nonni, che di norma sono sempre più permissivi dei genitori. La vicenda è ambientata negli anni Sessanta in un piccolo paese del Canton Ticino, con le sue case di sasso e le carraie polverose, il fiume pescoso e le aspre montagne; nel torpore di un’estate all’insegna di pantaloncini strappati e gelati squagliati, il giovane protagonista percorre forse per l’ultima volta la strada della spensieratezza, prima che la realtà arrivi ad invadere e a cancellare i sogni infantili. L’ambiente in cui egli si muove è un microcosmo perfetto, rappresentato con cura nelle ultime pagine del romanzo come il disegno di una mappa fatta da un bambino. Un microcosmo che contiene in sé mille e più avventure, quelle che può immaginare solo un fanciullo, ai cui occhi tutto è magico, tutto è sogno. Il romanzo parla della genuina follia dei bambini, che vivono la vita con leggerezza perché sono ancora privi del filtro dell’amarezza e del disincanto, che offusca ogni esperienza adulta e che limita l’immaginazione. Il protagonista, insieme ai fidati amici Nandel e Dani, si tuffa in una parentesi temporale privilegiata, nella quale è semplice e confortante mescolare realtà e finzione mentre si gioca a fare i grandi, o i cowboy, o gli indiani. E nella fantasia si vive anche attraverso i racconti del nonno, che come il bambino non ha interesse nella brutale realtà dei fatti; nei ricordi deformati dell’anziano, nelle memorie mitizzate di una vita semplice, si inserisce quella vena di malinconia per ciò che è andato perduto che attraversa tutta l’opera, benché sia tenuta a bada dalla freschezza e dall’ironia della voce narrante. Una malinconia che si acuisce con il passare dei giorni per la mancanza dei genitori e in particolare della mamma, che nella sua ignota malattia sembra voglia ricordare che la crudeltà della vita è sempre dietro l’angolo e non risparmia nessuno, neanche i bambini. Il protagonista vive la sua estate spensierato e felice, ma “la punta di un dolore di cui appena mi accorgevo” sembra evocare l’impercettibile ma inesorabile fine delle sue illusioni.

TRAMA. Merluz Vogn è la cronaca, sognata e reale, di un'estate randagia alle soglie dell'adolescenza, in un Ticino presente e irrimediabilmente perduto nella "corrente del tempo". Una realtà in cui il paese si fa "mondo" e dove il confine sfuma nell'epopea da fumetto. Figure surreali e leggende da osteria fanno da cornice alle avventure di un paio di amici, immaginate per "sbaragliare" le giornate estive e lenire l'ingombrante assenza di una madre. Con Merluz Vogn Giorgio Genetelli rivisita luoghi e atmosfere della sua opera prima, Il becaària, e ci offre un romanzo post-dialettale da cui la nostalgia è volutamente bandita.

Giorgio Genetelli  è un giornalista, falegname, scrittore, blogger, telecronista sportivo e calciatore. Per Gabriele Capelli Editore ha pubblicato nel 2017 la raccolta di racconti “La conta degli ostinati” e nel 2020 la nuova edizione de “Il becaària” e il romanzo “Merluz Vogn”.

venerdì 3 luglio 2020

Fabio Zuffanti presenta il nuovo libro ''Amori elusivi''


MILANO - Lo scrittore e musicista genovese Fabio Zuffanti presenta la raccolta di racconti “Amori elusivi”: una serie di venticinque istantanee che fissano su pellicola la realtà delle relazioni interpersonali, e in particolare di quelle amorose, utilizzando il filtro del surreale e dell’ironia. Sono racconti malinconici, a volte grotteschi; altri sono esilaranti, spesso agrodolci e attraversati da un profondo senso di inquietudine. In situazioni bizzarre al limite del parossismo così come nelle storie più lineari, tante sono le domande sull’amore alle quali né l’autore né il lettore riescono a dare una risposta. Perché forse, semplicemente, una risposta non c’è.

Amori elusivi è una raccolta di racconti brevi scritta da un autore, Fabio Zuffanti, che è anche un ottimo musicista. E si può infatti avvertire storia dopo storia come la musicalità delle parole e delle atmosfere sia orchestrata da un professionista, che sa agganciarti sin dalle prime note, che sa scandire il ritmo togliendo il respiro, che sa gestire il crescendo e le variazioni. Solo verso il finale, quando la composizione esige una risoluzione, l’autore sveste i panni del musicista per rimettersi quelli più ampi e comodi dello scrittore, e con una piccola dose di sadismo decide spesso di non chiudere i giochi, lasciando al lettore l’arduo compito di trarre le proprie riflessioni. Un lettore sempre in bilico sulla voragine aperta da storie che scavano dentro, scritte con originalità di intenti e di stile: passando dalla prima, alla seconda, alla terza persona, sperimentando sulla struttura narrativa, manipolando ad arte la caratterizzazione dei personaggi. Racconti che scorrono come fotogrammi vividi di un unico film che parla d’amore, declinato in tutte le sue forme. Piccoli frammenti di vita che possono essere profondamente surreali come nel racconto Lo strano caso di Juan Carlos Álvarez, dolorosamente realistici come nel racconto Clic, ironicamente grotteschi come nel racconto Capelli, sottilmente perturbanti come nel racconto C’è romanzo e romanzo. L’autore presenta un “umanissimo” bestiario di personaggi che sembrano fin troppo familiari anche nelle loro bizzarrie, nella loro illogicità, nel loro autolesionismo a volte tristemente consapevole. Sono personaggi che noi conosciamo bene, incontrati davanti allo specchio o vagando nel mondo esterno; sono protagonisti di storie che, anche quando sfiorano i limiti dell’assurdo, parlano dei piccoli e grandi affanni, delle paure e delle ossessioni, della lucidità e della follia, delle meschinità e degli inganni di noi meravigliosi esseri umani. Come il tassista riservato della sua ultima storia, così Fabio Zuffanti ha scelto un privilegiato punto di vista per avere la libertà di raccontare la sua idea di umanità, quella che lo stimola, che tortura i suoi pensieri, che si mostra fugacemente a chi ha la forza di osservarla senza schermi protettivi. Amori elusivi è un’opera malinconica e lucida che svela i paradossi dei nostri tempi: il cancro aggressivo dell’incomunicabilità in una società iper connessa, e la conseguente sfuggente realtà delle relazioni affettive. L’amore è il macro tema di questa raccolta, che da tempo immemore viene citato in ballate, canzoni, romanzi, dipinti, film; eppure questo amore “che move il sole e l'altre stelle”, che diventa concreto e conoscibile perché tutti ne parlano, si trasforma in questi racconti nel più enigmatico e aleatorio dei sentimenti. E alla fine ci si domanda se non sia solo un’illusione come tante altre, o forse la causa della sua elusività risiede nella paura: come nel racconto La seconda volta, solo chi avrà il coraggio di aprire la porta all’amore potrà infine afferrarlo.

TRAMA. Si dice che l’amore muova il mondo, ma non sempre tesse l’idillio. Quando incomprensioni, ostacoli, assur¬dità deviano il percorso delle cose, quando ci si perde nei labirinti mentali, l’amore si fa sfuggente, rimane un sentimento sfiorato ma mai posseduto, mai goduto a pieno. Un libertino incallito decide di costruirsi una fa¬miglia modello ma si trova a fronteggiare una donna dalla personalità multipla; una donna con una spiccata predilezione per i capelli trova un uomo dalla splendi¬da chioma che pagherà le conseguenze di questa os¬sessione; una moglie legge un romanzo in cui è narrata la sua vita nell’istante esatto in cui sta accadendo… In questi racconti surreali, in cui il sentimento amoroso non ha mai occasione di sbocciare completamente, l’autore descrive con delicatezza i paradossi e il lato più grottesco delle relazioni umane, che provano a funzio¬nare ma che inciampano costantemente nella propria imperfezione. Una galleria di personaggi e di storie, di frammenti di vita quotidiana, si snoda con infinite sfu¬mature fra il realistico e il fantastico, mostrando, con uno sguardo ironico e malinconico, istantanee del no¬stro tempo effimero e dell’illusorietà delle cose umane.

Fabio Zuffanti è narratore, saggista, musicista e pro¬duttore. Ha inciso album da solista, con band quali Finister¬re, Maschera di Cera, Höstsonaten e con svariati altri progetti. Ha all’attivo una fitta attività concertistica in tutto il mondo. È autore di saggi musicali, tra i quali si ricorda la biografia “Battiato: La voce del padrone” (Arcana Editrice, 2018) e di un volume di racconti, “Storie notturne” (Ensemble edizioni, 2018). Il suo ultimo lavoro è la raccolta di racconti “Amori elusivi” (Les Flâneurs Edizioni, 2019). At¬tualmente scrive di musica per «La Stampa» e per «Rol¬ling Stone Italia».

Fondazione Leonardo Sinisgalli, nominati i nuovi membri del Cda

Dott.Antonio Sanchirico

POTENZA - Si è svolta ieri mattina presso la sede del Consiglio regionale della Basilicata, l’assemblea dei Soci Fondatori e Sostenitori della Fondazione Leonardo Sinisgalli, durante la quale sono stati nominati i nuovi membri del Consiglio di Amministrazione che guideranno l’istituto culturale montemurrese fino al 2025: per la Regione Basilicata, la prof.ssa Carmela Colangelo, docente presso il Liceo scientifico “Galilei” di Potenza; per la Provincia di Potenza il prof. Luigi Beneduci, docente presso l’ISS “Miraglia” di Lauria; per il Comune di Montemurro, il dott. Antonio Sanchirico, Direttore del Distretto della Salute della Val d’Agri; per l’Università degli Studi della Basilicata, la prof.ssa Maria Teresa Imbriani, docente presso il Dipartimento di Scienze Umane dell’Ateneo. A ricevere la nomina di Presidente è stato il giornalista e scrittore Mimmo Sammartino, presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Basilicata.

Alla riunione hanno partecipato il dirigente Domenico Tripaldi, su delega del Presidente della Regione Basilicata Vito Bardi, il sindaco Senatro di Leo per il Comune di Montemurro, il Presidente Rocco Guarino per la Provincia di Potenza, il prof. Michele Greco, su delega della Rettrice dell’Ateneo lucano, Aurelia Sole.

Nel corso dell’incontro è stato altresì approvato il bilancio previsionale 2020 e il bilancio consuntivo 2019 e presentata la relazione sulle attività di mandato del Direttivo uscente, in carica dal 2015, rappresentato dal Presidente Mario Di Sanzo e il Direttore Biagio Russo.

Biografie (in ordine alfabetico)
Luigi Beneduci (1973), laureato in Lettere all’Università “La Sapienza” di Roma con Giulio Ferroni, ha conseguito il Dottorato di ricerca presso l’Università di Salerno con una tesi su Sinisgalli, uscita in volume (Bestiario sinsgalliano, Roma, Aracne, 2011). Ha pubblicato articoli e saggi sulla letteratura italiana dell’Otto-Novecento («Rivista di Studi Italiani», «Poesia», «Leukanikà», «Diacritica») e sulla didattica dell’italiano («La Nuova Secondaria»). Vive a Lagonegro ed è docente di Italiano e Latino al Liceo Classico.

Carmen Colangelo, nata a Potenza dove risiede, insegna materie letterarie e latino al liceo G. Galilei; ha sempre vissuto l’insegnamento non come mera trasmissione di nozioni ma come stimolo per lo sviluppo della sensibilità e della ricerca; appassionata della cultura classica, dei poeti della letteratura locale; convinta sostenitrice del valore della memoria e della necessità di far conoscere quanto la nostra terra offra in termini di cultura e tradizioni.
 
Maria Teresa Imbriani, Associato di Letteratura italiana presso il Dipartimento di Scienze Umane dell’Università della Basilicata, ha al suo attivo una nutrita attività di ricerca, sempre mirata allo scavo di documenti rari o inediti e alla loro interpretazione storico-critica. Contributi originali e costante impegno filologico sono alla base dei suoi lavori tra cui spiccano l’edizione critica della Fiaccola sotto il moggio di Gabriele d’Annunzio (2009) e il Carteggio D’Ancona-Torraca (2003).

Domenico (Mimmo) Sammartino, giornalista dal 1986, responsabile della redazione potentina della Gazzetta del Mezzogiorno dal 2000 al 2018, è presidente dell’Ordine regionale dei giornalisti dal 2010.

Si occupa di letteratura e teatro. Ha, tra l’altro, pubblicato con l’editore Sellerio Vito ballava con le streghe (2004, premio speciale della giuria per la narrativa del Premio Letterario Basilicata 2005), Un canto clandestino saliva dall’abisso (2006). Con Hacca edizioni ha pubblicato Il paese dei segreti addii (2016, premio speciale della giuria per la narrativa del Premio Letterario Basilicata 2016, premio Carlo Levi 2017, candidato al Premio Strega 2016), Vito ballava con le streghe (2017, nuova edizione), Ballata dei miracoli poveri (2019).

Antonio Sanchirico, è nato a Montemurro, medico e scrittore, attualmente ricopre l’incarico di Direttore del Distretto della Salute della Val d’Agri. E’ autore oltre che di articoli e saggi aventi ad oggetto la nutrizione umana, l’igiene degli alimenti e la storia della medicina e della scienza, anche di volumi di manualistica e legislazione sanitaria, adottati da diverse Università italiane. E’ docente dei Corsi di laurea triennali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e presso la Scuola di Formazione in Medicina Generale dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Potenza. Dal 2008 è il Direttore editoriale della rivista medico-scientifica La Lucania Medica.

mercoledì 1 luglio 2020

Marina di Pisticci (Mt): al via la Rassegna letteraria “Gli estivi”


MARINA DI PISTICCI (MT) - Non si ferma l’attività di promozione culturale dell’associazione Amabili Confini che proporrà dal 4 al 25 luglio “Gli estivi”, rassegna letteraria dedicata a giovani scrittori di talento.

Gli incontri si svolgeranno ogni sabato nella suggestiva spiaggia di Riva dei Ginepri con inizio alle ore 18:00 e vi parteciperanno: Ilaria Palomba con il romanzo “Brama”, Cristò con “La meravigliosa lampada di Paolo Lunare”, Alessio Forgione con “Giovanissimi” e Flavia Piccinni con il libro inchiesta su Sarah Scazzi.

L’evento è realizzato in collaborazione con la libreria Di Giulio e Riva dei Ginepri.
Le informazioni sugli autori e sui libri sono disponibili su https://www.amabiliconfini.it/gli-estivi/

lunedì 29 giugno 2020

Libri: La Sabbia e le Notti di Marino Magliani


MILANO - Lo scrittore e traduttore ligure Marino Magliani presenta “La Sabbia e le Notti”, una preziosa edizione nella doppia lingua italiana/francese di due racconti tratti dalla precedente raccolta dell’autore “Carlos Paz e altre mitologie private”. Sono storie che richiamano l’elemento autobiografico senza fossilizzarsi in esso, che abbracciano le tematiche universali del ritorno alle origini e della ricerca delle memorie perdute. Da uno scrittore molto apprezzato in Italia e all’estero, vincitore di prestigiosi premi letterari, un’opera intima e malinconica, un’eccellente prova di raffinata narrativa.

Nella raccolta La Sabbia e le Notti di Marino Magliani si presentano due racconti, Sabbia e Le notti di Sorba, che fissano sulla pagina due punti spazio temporali in cui l’autore inquadra il suo presente e il suo passato. In Sabbia è il presente a venire raccontato, un presente sicuramente trasfigurato, “liquido”; una sorta di limbo tra il prima e il dopo, come il molo che divide il mare e la spiaggia, un elemento di raccordo dalla natura sfuggente. Un presente lineare se osservato dall’esterno ma caleidoscopico all’interno. L’autore è alla ricerca delle giuste parole, ma esse sembrano comportarsi come le timide onde del mare che “facevano finta di arrivare”.

La stessa memoria fa capolino per poi sparire: “E ciò che aveva appena bagnato il suo piede era un’onda alla quale era mancato il respiro per essere un’onda”; alle sue parole come alla memoria sembra manchi il coraggio di affermarsi; la sabbia sembra invece essere l’unica presenza costante, che non ha paura di imporsi alla sua attenzione. La sabbia diventa terreno comune di quel passato distante e di quel presente inquieto, “la sabbia che si chiamava sabbia anche lontano”, che è stata calpestata dai suoi piedi bambini, giovani, adulti così come in quel preciso momento; la sabbia che viene mangiucchiata a riva dalle gelide onde del Mare del Nord, il mare della terra che ha scelto come sua casa, l’Olanda. Magliani come un moderno Caspar David Friedrich osserva la magnificenza del mare, avvolto dalla stessa nebbia che cinge l’uomo di spalle nel quadro del pittore tedesco; anche lo scrittore è un viandante nei ricordi, una figura più decadente che romantica che si staglia nel paesaggio, che mai come nelle sue opere assume significati profondi, intimi.

E il paesaggio, e soprattutto il viaggio fisico e mentale attraverso esso, è il nucleo pulsante del secondo racconto, Le notti di Sorba. In questa narrazione è il passato a venire rievocato, che si fa elastico, che l’autore tira e rilascia, che ricorda e dimentica. Un passato che confonde i confini, che annulla il tempo e la distanza. Un racconto personale che allarga i suoi orizzonti e si fa universale, una mitologia privata che presenta un uomo solitario alla ricerca delle radici e del tempo perduti. L’autore torna nella terra natale in Liguria preda di un’ossessione per un piccolo dettaglio del passato che non riesce in alcun modo a ricordare, e che è motivo di tormento: “La misura di tempo di un ricordo è quella di un solo respiro, e il respiro dopo ci scaraventa di nuovo nel presente”. In una storia poeticamente delirante, visionaria nelle sue ultime battute, Magliani lotta per far riemergere dalle sabbie mobili del tempo le sue memorie tradite dallo scorrere della vita, ingabbiate nell’eterno ciclo di morte e risurrezione. Attraverso una scrittura che si potrebbe definire “pittorica”, come afferma Alessandro Gianetti nella prefazione al testo, Marino Magliani ci fa dono di un’opera intensa, una celebrazione lirica e malinconica di ciò che è stato, di ciò che è e di ciò che eventualmente sarà.

TRAMA. La Sabbia e le Notti è un'edizione con testo a fronte di due racconti tratti dalla raccolta Carlos Paz e altre mitologie private di Marino Magliani, pubblicata nel 2016 da Amos Edizioni. In questa nuova edizione, i racconti sono accompagnati dalla traduzione in francese al fine di permettere al pubblico francofono di scoprire nella propria lingua l'universo dell'autore ligure. Nella raccolta si possono ritrovare le emozioni de "Le notti di Sorba" così forti e dense, a volte anche estreme, e i viaggi nel tempo e nello spazio di “Sabbia”. E, soprattutto, si può apprezzare come si realizza la scrittura di Marino Magliani in un'altra lingua romanza. Un confronto linguistico e letterario allo stesso tempo, per lasciarsi sorprendere dal talento di uno dei migliori autori italiani della nostra epoca.

Marino Magliani è nato in Liguria, in un paesino di ulivi, nel 1960. Dopo aver viaggiato per il mondo, dalla Spagna all’Argentina al Cile, si è stabilito da più di trent'anni in Olanda sul Mare del Nord. Tra i suoi numerosi romanzi si ricordano: “Quattro giorni per non morire” (Sironi, 2006), “Il collezionista di tempo” (Sironi, 2007), “La Tana degli Alberibelli” (Longanesi, 2009), “Prima che te lo dicano altri” (Chiarelettere, 2018), finalista al Premio Selezione Bancarella 2019. Tra le sue raccolte di racconti si menziona “Carlos Paz e altre mitologie private” (Amos Edizioni, 2016), da cui sono tratti i due racconti contenuti ne “La Sabbia e le Notti” (Fawkes Editions, 2020).

È inoltre traduttore dallo spagnolo (tra gli autori tradotti: Roberto Arlt, César Vallejo, Carlos Alberto Montaner) e sceneggiatore (è sua la sceneggiatura per la graphic novel “Sostiene Pereira”, dall'omonimo romanzo di Antonio Tabucchi, uscita per Tunué nel 2014). Le sue opere sono state tradotte in olandese, francese, inglese, spagnolo, tedesco, polacco e spagnolo. Collabora con racconti, saggi, interviste ed estratti dei suoi romanzi con i blog Nazione indiana, Carmilla, e La poesia e lo spirito, di cui è anche redattore.

domenica 28 giugno 2020

Fondazione Sinisgalli, il 2 luglio la nomina del nuovo Consiglio di Amministrazione


Giovedì 2 luglio, in mattinata, presso il Consiglio Regionale della Basilicata, i soci della Fondazione Leonardo Sinisgalli, ovvero Regione Basilicata, Provincia di Potenza, Comune di Montemurro (fondatori) e Università degli Studi della Basilicata (sostenitore), si riuniranno per nominare i membri del nuovo Consiglio di Amministrazione che guiderà l’istituto culturale montemurrese per i prossimi 5 anni, come previsto dallo statuto. Nel corso dell’incontro sarà altresì approvato il bilancio previsionale 2020 e il bilancio consuntivo 2019 e verrà presentata la relazione sulle attività svolte.
A giugno 2020 si è concluso infatti, con l’ultimo Cda, il quinquennio guidato dal Presidente Mario Di Sanzo, dal Vicepresidente e Direttore Biagio Russo (Provincia di Potenza), al suo secondo mandato, dei membri Senatro Di Leo (Comune di Montemurro), Antonella Pellettieri (Regione Basilicata), Maria Rosaria Enea (Università degli Studi della Basilicata) e, fino al 2018, dal compianto Rocco Brancati, prematuramente scomparso.

Tanti e importanti sono stati i risultati conseguiti dalla Fondazione a partire dall’aprile 2015: l’ingresso in Cda dell’Ateneo lucano come Socio Sostenitore e quello della Bcc Basilicata come Socio Benemerito; la nomina del Comitato consultivo composto da studiosi sinisgalliani di diversi Atenei italiani; l’adesione della Casa delle Muse al Sistema dei musei e dei beni culturali Acamm, che unisce quattro comuni identificati dall’acronimo, Aliano, Castronuovo Sant’Andrea, Moliterno e Montemurro, e gli istituti culturali in essi presenti; il recupero del patrimonio culturale di Leonardo attraverso un’operazione mediatica nazionale intitolata “S.O.S. Sinisgalli”, che ha consentito di attivare una serie di aiuti e di donazioni, nel pubblico e nel privato, per acquistare nei mercatini dell’usato, nelle librerie antiquarie e presso i collezionisti, libri, oggetti e opere appartenuti a Leonardo Sinisgalli; l’acquisto dei diritti editoriali del poeta ingegnere e la conseguente ripubblicazione di tre volumi contenenti le sue opere, il Furor Mathematicus, i Racconti, le Tutte le poesie; la co-organizzazione dell’iniziativa “Montemurro, Capitale per un giorno”, nell’ambito del programma di Matera Capitale Europea della Cultura 2019. A ciò si aggiunge la prosecuzione delle numerose iniziative che hanno contraddistinto il lavoro della Fondazione sin dalla sua nascita, sul territorio e fuori regione, fra convegni, mostre d’arte, presentazioni di libri, letture di poesie, edizione di saggi, lezioni magistrali per gli studenti, visite guidate nella Casa delle Muse, con ospiti del calibro di Umberto Galimberti, Riccardo Mazzeo, Michela Murgia, Sandra Petrignani, Giuseppe Catozzella, Miguel Benasayag, Agnes Heller, Michele Mirabella, Giulia Napoleone, Assadour ecc.

Nel passaggio di testimone, l’attuale Cda consegna al nuovo la ripubblicazione di altre opere sinisgalliane di cui sono stati acquistati i diritti, fra poesie e articoli, un palinsesto di iniziative consolidate come “Le muse di Sinisgalli nell’Orto di Merola”, “La Forgia di Sinisgalli”, “Il Furor Sinisgalli”, “Le lezioni del Novecento” ed un sito web con una ricca documentazione sia su Leonardo Sinisgalli che sulle attività della Fondazione.

Antonella Betti pubblica il nuovo libro 'Vite strappate in Italia dagli anni 70 ad oggi'


La scrittrice e assistente sociale romana Antonella Betti presenta “Vite strappate in Italia dagli anni ’70 ad oggi”, un libro autobiografico d’inchiesta in cui espone un’appassionata difesa dell’infanzia rubata attraverso il racconto di storie vere e della sua esperienza personale. Con partecipazione e professionalità l’autrice parla del dilagante fenomeno degli allontanamenti coatti dei bambini dalle loro famiglie d’origine, e della piaga delle adozioni e degli affidi gestiti da enti istituzionali disonesti, che hanno interesse solo nel guadagno e non nel benessere del minore.

Vite strappate in Italia dagli anni ’70 ad oggi di Antonella Betti, dall’illustre prefazione della Senatrice Paola Binetti, è un’opera difficile e dolorosa, che racconta verità agghiaccianti che sono sotto gli occhi di tutti da troppi anni, e da altrettanti sono spesso ignorate. Un’inchiesta esauriente e profondamente sentita da parte di un’autrice che ha vissuto sulla sua pelle un’ingiustizia tremenda, comune a quella delle vite spezzate dall’indifferenza individuale e istituzionale di tanti minori e anche delle loro famiglie, che se li sono visti strappare a volte per futili motivi. Antonella Betti è un’assistente sociale impegnata in prima linea nella difesa dei diritti dei bambini, che da anni si batte strenuamente affinché la fragilità di certi nuclei famigliari venga preservata da un allontanamento forzato dei minori, che potrebbe essere evitato con l’aiuto appropriato; l’autrice chiede a gran voce la verità, per fare finalmente giustizia e cominciare a costruire un futuro migliore. Nel libro si tratta di tutela dei diritti dei minori, diventata ormai un’emergenza “che necessita di studio, consapevolezza, cambiamento delle leggi attuali e tanta sensibilità”.

L’allontanamento coatto dalla famiglia d’origine è a volte compiuto senza studiare a fondo la storia famigliare, e senza capire le ragioni effettive dei problemi del bambino; è pertanto necessario acquisire più consapevolezza sulle carenze legislative perché, come afferma l’autrice, ad oggi non si hanno chiari i parametri con cui si giudica l’allontanamento del minore, e non esiste neanche un registro ufficiale dei bambini adottati e affidati. L’inchiesta si occupa anche e soprattutto della piaga del tacito traffico di bambini – e non possono non colpire le parole “sequestrano”, “illegalmente” e “lager” che sono evidenziate nella prima pagina del libro, e che intendono rappresentare la condizione di minori strappati letteralmente dalle braccia dei genitori senza un motivo fondante, e collocati in case-famiglia che in certi contesti lavorano solo con lo spregevole scopo di guadagnare da queste situazioni limite. L’autrice racconta dell’abuso di potere di certi tribunali dei minori, che dagli anni settanta si pensa abbiano sottratto illegalmente circa quarantamila bambini l’anno per alimentare il business delle case-famiglia, che ottengono lauti contributi pubblici per ogni minore, e quello delle adozioni clandestine. Una vera e propria violazione dei diritti umani ad opera di un insospettabile accordo tra tribunali, uffici comunali e case-famiglia, che Antonella Betti continua a denunciare con coraggio, nonostante si trovi davanti il muro di un sistema ancora troppo inattaccabile.

TRAMA. Sono circa quarantamila i bambini tolti in modo coatto dalle loro famiglie. Nessuno è immune da questo olocausto, da questo scempio che necessariamente deve cessare. Emma e i suoi fratelli e sorelle restano i porta bandiera di tutto questo, nonché le voci più alte di quelle silenziate dal sistema, solo per evitare che tale macchina-sistema finalmente si inceppi e smetta di mietere vittime su vittime. I bambini non sono “bancomat”, sono e restano dei bambini (che devono essere considerati come persone e non come oggetti) che hanno diritto di crescere all'interno della loro famiglia d'origine. È ora di dire basta all'olocausto di bambini, siano essi dati in affido e/o adozione, messi nelle case-famiglia o semplicemente allontanati per futili motivi.

Antonella Betti (Roma, 1982) è un’assistente sociale, giornalista e scrittrice. È laureata in “Programmazione e gestione delle politiche e dei servizi sociali” e ha conseguito il primo diploma di formazione in “Analisi scena del crimine, criminologia e gestione dell’emergenza” e il diploma di aggiornamento e formazione in “Scienze criminologiche e forensi; violenza, trauma e crimine – protocolli d’intervento e strategie di prevenzione”. Ha fondato nel 2010 l’Associazione di Promozione Sociale “Help & First Aid: Minori e Famiglie Roma” (O.N.L.U.S.) di cui è Presidente & Legale Rappresentante. È da sempre impegnata nell’attività di docenza presso corsi, convegni, seminari ed eventi, svolgendo costantemente la sua professione di assistente sociale ed operatrice socio-sanitaria. Scrive per la testata online di EdicolaWeb.

sabato 27 giugno 2020

Libri: Sulle orme del massone di Thomas Moreau


MILANO - Lo scrittore Thomas Moreau presenta “Sulle orme del massone. Studio ragionato e comparato sulla Massoneria”, un’opera in sei volumi che demolisce una dopo l’altra le false credenze che hanno intrappolato l’essere umano in un’esistenza/prigione della quale non ha però piena coscienza, convinto dai suoi stessi carcerieri di essere libero di pensare e di agire. Una complessa analisi supportata da fonti storiche e dall’esperienza personale dell’autore, che offre gli strumenti indispensabili per comprendere la Massoneria nei suoi oscuri scopi, nella sua occulta struttura e nei suoi inganni universali.

Sulle orme del massone. Studio ragionato e comparato sulla Massoneria di Thomas Moreau è un’opera composta di sei volumi nei quali si analizza, con uno sguardo ampio e libero da condizionamenti, il percorso dell’umanità intrecciato con quello delle società segrete massoniche, responsabili di una manipolazione invisibile ma deleteria dell’individuo e della società. “Quest’opera è diretta a tutti coloro, uomini di coscienza, che hanno compreso che c’è qualcosa che non va”, afferma l’autore: negli ultimi vent’anni egli ha infatti studiato e scavato sotto l’ingannevole e sfuggente superficie di un’organizzazione che agisce indisturbata da secoli su scala mondiale.

Thomas Moreau ha dovuto aprire gli occhi su un meccanismo inceppato, che stride nelle menti di chi ha il coraggio di guardare oltre le apparenze, e ha deciso di divulgare le sue informazioni in un corpus di opere che insegnano a comprendere e a contrastare le tecniche di “controllo” impiegate dall’oligarchia massonica per soggiogare l’esistenza dell’essere umano. Un’oligarchia composta da quella piccola percentuale di persone e gruppi, di figure politiche e imperiali, che controllano ogni ambito di potere e di sapere, sia materiale che spirituale, mantenendo i propri propositi inintelligibili per la massa ignorante – che non lo è per nascita o formazione, ma perché condizionata subdolamente ad esserlo. La Massoneria è una società segreta a carattere magico-esoterico-cabalistico, che si regge sull’omertà (che gli adepti chiamano “valore del silenzio”) e che è regolata da riti e percorsi iniziatici che ciascun affiliato è tenuto rigorosamente a rispettare. L’autore spiega come tale società – che ha tentacoli invisibili che si propagano capillarmente in tutte le realtà mondiali – acquisisca il potere attraverso raffinate tecniche di soggiogamento e di inganno: “La Massoneria detiene le chiavi del potere nel mondo”. E in ragione della sua segretezza, e quindi della sua non comprovata esistenza, ha la possibilità di agire indisturbata e impunita, estraniando completamente l’essere umano da ciò che dovrebbe invece riguardarlo, persuasa di essere l’unica degna depositaria di certe “conoscenze” che se divulgate potrebbero rendere gli individui liberi e le società più sane e giuste, ma nel contempo più deboli queste organizzazioni occulte. Maestri della manipolazione delle menti e dei loro automatismi, gli alti vertici delle società massoniche si muovono nell’ombra per mantenere ignoranti le masse attraverso la strategia della distrazione, facendole nuotare nella mediocrità e nella povertà fino ad un passo dall’annegamento, stroncando sul nascere qualunque anelito di consapevolezza e rendendo inefficaci le voci di dissenso attraverso illeciti meccanismi di controllo. Una disperata situazione globale che l’autore descrive nella sua brutalità ed evidenza, sperando che i lettori possano fare tesoro delle sue osservazioni e comprendere la dottrina, i veri scopi e i profili di chi guida da troppo tempo le sorti dell’umanità verso un disastro sempre meno evitabile.

TRAMA. Lo scopo di quest’opera, che non tratta di alcuna teoria cospirativa ma piuttosto di accertate inquietanti realtà, è quello di permettere al lettore comune, ma maggiormente al cristiano, di raggiungere la consapevolezza necessaria a potersi difendere dai pericoli subdoli e nefasti della massoneria, ma anche di intraprendere un percorso utile ad apprendere cosa sia e quali ideali promuova la (contro)chiesa, mettendo così a fuoco, in maniera del tutto inedita e chiara, i meccanismi che regolano le strategie e le azioni massoniche che la setta impiega per asservire e soggiogare il mondo profano. Grazie alla diretta esperienza personale dell’autore, alle approfondite e rigorose indagini compiute, ragionate e poi comparate con la sua vivenza, il lettore giungerà a identificare i reali scopi perseguiti, chi siano gli architetti ideatori, gli esecutori e perché diffondano con tale veemenza dei principi e dei (contro) valori tendenti unicamente ad analfabetizzare spiritualmente i popoli, sempre più ipnotizzati e resi completamente inconsapevoli, allo scopo di consolidare lo status quo, impedendo così alla moltitudine di potersi risvegliare spiritualmente e adottare le giuste misure difensive.

Thomas Moreau, appassionato e attento osservatore del genere umano, intraprende il suo viaggio nel mondo dell’esoterismo e delle società segrete intorno all’anno 2000. Avendo appreso “casualmente” che pochi anni prima il proprio fratello si era iniziato alla setta dei massoni e convertito alla religione islamica, animato da una positiva curiosità, ha avviato il proprio percorso (contro)iniziatico al sapere, alla verità cristiana e alla vera consapevolezza. Ciò che ne è risultato gli ha permesso di comprendere che fino a prima l’essenziale era invisibile ai suoi occhi, ed essendo riuscito a vedere l’invisibile, ha potuto comprendere l’impossibile. E questo è ciò che desidera condividere con le persone di coscienza e intelletto che hanno a cuore il proprio avvenire.

venerdì 26 giugno 2020

Libri: “Dispacci Italiani. Viaggi d’amore in un Paese di pazzi” a cura dello scrittore Davide Grittani


MILANO - Les Flâneurs Edizioni presenta “Toscana. L’atelier della bestemmia”, il primo volume della collana “Dispacci Italiani. Viaggi d’amore in un Paese di pazzi”, curata dal giornalista e scrittore Davide Grittani. Un’indagine semiseria e decisamente ribelle nei territori letterari meno battuti dall’editoria contemporanea, condotta attraverso le voci di sette scrittori, tra autori affermati ed esordienti, che serviranno a mescolare co¬raggio, pudore e sentimento di que¬sto originale Giro d’Italia.

Toscana. L’atelier della bestemmia è il primo volume della collana Dispacci Italiani. Viaggi d’amore in un Paese di pazzi, diretta da Davide Grittani. Un’interessante opera corredata da numerose fotografie, una panoramica incollata pezzo dopo pezzo, mescolata sen¬za la fatica di chi deve tenere insieme cose troppo distanti tra loro, poiché tra le righe di questi racconti si nasconde il più ammirevole dei peccati toscani.

L’assenza di rispetto nei confronti della paura. Sette sono gli autori che in questa originale opera si cimentano in esercizi di memoria, in racconti di fantasia o saldamente legati alla Storia, in omaggi commossi o amari: Sergio Nelli (tra le sue opere si segnalano Orbite clandestine, Einaudi 2011 e Albedo, Castelvecchi 2017), scrittore di stra¬ordinaria intensità, ritenuto un riferimento per stile, co¬raggio e credibilità letteraria; Emiliano Gucci (tra le sue opere si segnalano Voi due senza di me, Feltrinelli 2017 e Le anime gemelle, Feltrinelli 2020), le cui sto¬rie possiedono un’impronta così riconoscibile da essere diventato uno dei narratori più apprezzati soprattutto per l’originalità; Marco Vichi, scrittore tra i più letti e amati del panorama letterario nazionale (suoi i fortunati libri pubblicati da Guanda con protagonista il commissario Bordelli); Veronica Galletta (si ricorda il romanzo Le isole di Norman, Italo Svevo 2020, finalista al premio Calvino e vincitore del premio Campiello Opera Prima 2020), tra le voci femminili più singolari della nuova narrativa.

Completano il volume Roberto Masi, saggista e scrittore col debole per l’arte contemporanea (classificato terzo al premio Nabokov 2019 con il saggio Eccitare l’abisso, Homo Scrivens 2020); Massi¬mo Campigli, autore del romanzo Ogni dì, vien sera (Eretica, 2016) e Ilaria Giannini, giornalista esperta nella narrazione dei luoghi e dei “non luoghi” della Toscana e autrice del romanzo Facciamo finta che sia per sempre (Intermezzi, 2009). Nelle storie di ciascuno di loro c’è una Toscana che luccica da sobria, una terra maledetta ma anche ingenua: da Uomini e scarpe di Sergio Nelli, impregnata di memoria e nostalgia, dove compare una Fucecchio “fucina di umanità nonché cruciale punto d’osservazione sulle cose” a Rane sul margine della Diva di Roberto Masi,  dove si presentano ancora una volta le memorie della periferia fiorentina e si riflette sulla gioventù e sul diventare adulti: “E in questo futuro annunciato, ambìto come affrancamento da un’esistenza fatta di aspettative disattese, la vita s’incarogniva nel passato che ostacolava la percezione del presente, di vivere l’attimo e sentirlo come poi sarebbe avvenuto con lo sfiorire degli anni migliori”; dall’intenso e complesso racconto lungo Cieli della nostra infanzia di Emiliano Gucci a Segni precursori del tempo di Veronica Galletta, che parla del lungomare di Livorno e del burrascoso libeccio: “Forse è questo, ho pensato. Così vivono tutti i sopravvissuti di questa terra, così vivo anche io, che le torri faro le ho viste cadere per anni, a ogni libecciata troppo intensa, ogni volta che qualcosa andava storto nella mia giornata”; dall’interessante reportage Dalla sinagoga alla moschea. Un pellegrino a Firenze di Marco Vichi, una riflessione sul dialogo interreligioso, a Polvere di Massimo Campigli, dove protagonista è la preziosa acqua, fino a La grande riesumazione del quarantacinque di Ilaria Giannini, un racconto di dolore ai tempi della seconda guerra mondiale.

TRAMA. La memoria di una vita riflessa nella scatola dei fiammiferi; la corsa dietro le rane come fossero fantasmi dell’infanzia; il tragitto dal paese alla città, nella speranza di trovarci avventure, imprese e magari l’amore; le braccia del vento che s’infilano nei vicoli di Livorno, schiaffeggiando chi credeva di essere al sicuro; i cunicoli di un acquedotto diventano vasi sanguigni, in cui scorrono millenni di acqua e menzogne; le religioni di una Firenze impossibile da riconoscere, lontana dagli smartphone e dalla felicità in saldo; la riesumazione di due cadaveri sull´Abetone, dove il freddo congela soprattutto le vergogne della guerra. C’è di tutto nel primo volume di Dispacci Italiani, un viaggio nell’umiltà prima ancora che un progetto editoriale. Ma perché siamo partiti proprio dalla Toscana? Intanto perché i Toscani scrivono bene, bevono e fumano anche meglio. E poi perché dalla loro immagine sbiadita, da quel caratteraccio e da quella ossessione verso la vita, non traspare un aspetto indispensabile alla Scrittura: la capacità di mendicare la memoria, di supplicarla senza pudore.

Davide Grittani (Foggia, 1970) è un giornalista e scrittore. Dal 2006 al 2016 ha allestito in tutto il mondo la prima mostra della letteratura italiana tra¬dotta all’estero denominata “Written in Italy”, esposta in 26 Paesi di 5 Continenti. Il suo ul¬timo romanzo, “La rampicante” (Liberaria, 2018), è stato inserito nella lista dei migliori libri del 2018 dall’inserto la Lettura (Corriere della Sera), è stato candidato al premio Strega e si è aggiudicato i premi Nabokov Cattolica, Zinga¬relli, Etna Book e Giovane Holden. L’autore cura la collana di reportage narrativi “Dispacci Italiani. Viaggi d’amore in un paese di pazzi” (Les Flâneurs Edizioni, 2020) ed è inoltre editorialista del Corriere del Mezzogiorno.

martedì 23 giugno 2020

Federica Introna presenta il nuovo libro 'La congiura'


MILANO - La scrittrice e filologa pugliese Federica Introna presenta “La congiura”, un romanzo storico che racconta della cospirazione per assassinare l’Imperatore Nerone focalizzando l’attenzione sulla valorosa figura della liberta Epicari, una donna purtroppo trascurata nei libri di Storia antica, che è stata invece un esempio di ferma dedizione alla verità e alla giustizia. Un’appassionante storia di coraggio e di amore per la libertà nell’opera vincitrice del Concorso Letterario Nazionale Ilmioesordio.

La congiura di Federica Introna è un romanzo storico di ampio respiro, in cui si racconta della cospirazione ordita da un gruppo di senatori contro l’imperatore Nerone, concentrandosi non solo sugli intrighi politici ma anche sulle motivazioni profonde che hanno spinto i congiurati alla pericolosa azione. Caratterizzata da una scrittura raffinata e incisiva, l’opera ha come protagonista un’eroina indimenticabile, Epicari, una giovane donna coraggiosa e leale, un’intelligente stratega che conserva in sé il “respiro della libertà”. Nel prologo del romanzo conosciamo la voce narrante, Marco Anneo Mela, che racconta con commossa lucidità la storia della donna amata, la congiurata Epicari, ritornando indietro di sette giorni: a Baia si sta svolgendo una cena nella nobile dimora di Gaio Calpurnio Pisone, quando gli animi si infervorano.


Il motivo non è tanto da ricercare nei versi del poeta Anneo Lucano sull’eroismo, quanto nelle parole appassionate di Epicari agli ospiti. Ella richiama tutti all’azione immediata benché cruenta: la necessaria uccisione del despota Nerone, colpevole di aver represso ogni forma di libertà a Roma. E per lei la libertà è tutto: per una schiava affrancata è il bene più prezioso, da riscattare a qualunque costo. La sua genuina passione politica e l’eleganza del suo eloquio colpiscono gli astanti, soprattutto Fenio Rufo, che le resterà accanto fino alla fine del suo viaggio: “La donna voleva fare quello che diceva, un fatto nuovo e pericoloso per i nostri tempi”. Inizia così il racconto delle operazioni segrete e delle dolorose perdite di un gruppo di persone che vogliono riprendere in mano il proprio destino; Epicari è in prima linea nel cercare sostenitori, ma proprio nell’aiuto di un antico amore, il tormentato comandante della flotta romana Volusio Proculo, troverà la sua condanna.

In una storia attraversata da colpe, tradimenti e vendette, Federica Introna racconta della società romana durante il regno di Nerone cogliendo lo spirito di quel tempo, e facendone assaporare l’arte, la filosofia, i costumi e i riti. Nella galleria dei tanti personaggi storici finemente delineati dall’autrice, è la figura di Epicari a rimanere scolpita nella memoria del lettore; viaggiando nei suoi ricordi scopriamo il momento in cui ella decide di ribellarsi alla sua condizione e di smetterla di essere passiva spettatrice del male: “Sono solo una liberta che ha servito la peggiore delle padrone: l’ingiustizia”. E contro l’ingiustizia lotterà fino alla fine, anche quando sarà arrestata e torturata brutalmente. Lei, “il falco che vola alto”, non si farà contagiare dall’umana meschinità: difenderà l’onore e la dignità dei congiurati, in un finale amaro ma ricco di quel sentimento di fierezza che può abitare solo nel cuore di chi non smette mai di combattere.

TRAMA. Baia, 69 d.C. Mentre gli aristocratici romani si rilassano nel lussuoso centro termale, fra laute cene e bagni rigeneranti, una liberta di nome Epicari prende parte attiva alla congiura ordita contro Nerone. Pronta e determinata, sorprende tutti incitando all’azione attraverso un discorso di grande efficacia ed esponendosi in prima persona per coinvolgere quante più forze possibile. Ma un inatteso colpo di scena rischia di compromettere il piano: un omicidio atroce e misterioso sconvolgerà gli animi dei congiurati, svelando il doppio volto di alcuni tra coloro che partecipano all’impresa. Personaggi ambiziosi e avidi di potere, nobili meschini e indolenti. Eppure tra di loro ci sono anche figure capaci di gesti disinteressati e coerenti. Mentre si tesse la trama contro un imperatore colpevole di atti crudeli e azioni scellerate, Epicari dovrà fare i conti col suo passato e con il suo primo amore, conoscerà la paura e il tradimento, ma non rinuncerà mai a lottare con tutta sé stessa per la libertà. Per la propria e per quella di Roma.

Federica Introna è nata e vive a Bari. Laureatasi in Lettere Classiche presso l’Università degli Studi di Bari, ha conseguito il Dottorato di ricerca in Filologia Greca e Latina, dedicandosi allo studio della retorica. Ha pubblicato diversi saggi, fra i quali si ricorda “La retorica nell’antica Roma” (Carocci, 2008). Alla passione per la cultura classica unisce quella per la poesia, a cui si dedica da sempre come esigenza vitale dell’anima. Ha pubblicato le sillogi “Terre di Sole” (Il filo, 2007) e “Sull’orlo del cerchio” (Stilo Editrice, 2014). Nel 2016 ha esordito nella narrativa vincendo il Premio Nazionale Ilmioesordio con il romanzo storico “La Congiura” (Newton Compton Editori, 2017).

lunedì 22 giugno 2020

26° Festa della Musica, l’assessore Dimona: "Da Matera messaggio forte per la ripartenza"


MATERA - “E’ stata una festa della musica particolare che è riuscita a far arrivare forte e chiaro il messaggio forte di una città che sta ripartendo e che vuole farlo al più presto, senza dimenticare quello che è successo”.
E’ il commento dell’assessore al Turismo, Marianna Dimona, al termine della 26esima festa della musica che si è svolta nella serata di ieri a Casa Cava. L’evento, promosso dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e dall’associazione italiana per la promozione della festa della musica, è stata organizzata dal Comune di Matera in collaborazione con la Fondazione Matera Basilicata 2019 e con il supporto dell’Associazione Onyx Jazz Club.

“C’è grande soddisfazione per il lavoro fatto – sottolinea l’assessore Dimona -. Sul palco di Casa Cava si sono alternati circa 20 tra gruppi musicali, musicisti e cantanti che hanno suonato pezzi di generi diversi sempre con qualità. Bellissimo anche il programma portato avanti dalla Fondazione negli ospedali e nelle Rsa per portare il messaggio di speranza e di ripartenza nei luoghi simbolo della lotta al COVID-19. Il messaggio partito da Matera ha raggiunto un pubblico ampio grazie alla copertura mediatica assicurata da Trm network. Il Comune sta lavorando ad alcuni eventi di qualità da proporre per animare l’estate in città. Dobbiamo ripartire con forza ma anche con coscienza, sapendo che non è possibile tornare alla vita di cinque mesi fa, con la consapevolezza però che la disponibilità di spazi aperti è un valore aggiunto della nostra città che ci può consentire di prevedere iniziative nel rispetto dei limiti previsti per il distanziamento personale”.

sabato 20 giugno 2020

Festa Europea della Musica 2020: I Cantori Materani in concerto in lockdown


MATERA - Nell'approssimarsi della Festa Europea della Musica, che si celebra domani 21 giugno 2020, I Cantori materani ci regalano un saggio della loro competenza artistica e della loro bravura cantando l'Inno europeo, inserito in un video che sarà pubblicato su YouTube domani nel giorno della Festa, che è stato registrato nel periodo del lockdown.

Il 2020 ha riservato a tutti la sorpresa del covid19. In pochi giorni il mondo è completamente cambiato: sofferenze, decessi, silenzi. La coralità associata si #REinventa e cerca in tutti i modi di superare queste difficoltà trasmettendo un forte segnale di speranza, di unione e di condivisione.

Un Coro anche quando sta a casa deve cantare e, secondo il sentire del filosofo Arthur Schopenhauer che dice "gli individui omogenei sentono subito e in tutto una certa sintonia che, nel caso di una superiore omogeneità, ben presto confluisce in una perfetta armonia, arrivando, addirittura, all’unisono", ciò vale innanzitutto per chi canta ma anche per chi ascolta, di qui il senso dell'aforisma "La sintonia nasce tra chi ha le stesse note dentro".

Il Coro canta col cuore ed in questi giorni di lockdown, rispettando le ordinanze che impediscono, per ora, di proseguire le ordinarie attività, il lavoro è andato avanti con le prove sincroniche a distanza che ha imposto modalità differenti di affrontare la vita senza gettare la spugna ma facendo tesoro, per quanto possibile, del “tempo ritrovato”, rendendolo più fruttuoso e propositivo, in attesa dei tempi della normalità.

Il canto è stato realizzato da 26 componenti del Coro, diretti dal maestro Alessandro Barbaro, restando ognuno a casa propria ma restituendo un'armonia canora polifonica degna delle migliori esecuzioni in presenza, tipica della tradizione dei "I Cantori Materani".

E' il caso di ricordare la lunga esperienza del Coro polifonico dei Cantori Materani, Associazione corale che nasce per volontà del compianto ed indimenticabile M° Eustachio Barbaro. Nel 1975, la corale inizia la sua attività concertistica, dal 1988 a tutt'oggi il coro è diretto dalla figlia Alessandra. Sin dal 1975 è il coro di cappella della Basilica Cattedrale di Matera. Ha partecipato a diversi concorsi nazionali e internazionali ricevendone premi. Ha effettuato tournee di concerti in Grecia, Catalogna, Ungheria, Repubblica Ceca, Francia, Inghilterra, Bulgaria. Maggiori dettagli sono rilevabili dal sito associativo:
http://www.cantorimaterani.it/index.php?option=com_content&view=category&layout=blog&id=9&Itemid=101

Matera: 26° Festa della Musica, il 21 giugno alle 16 l’avvio del concerto da Casa Cava


MATERA - Sarà il Sindaco di Matera a “dare il La” all’avvio del programma materano della 26esima edizione della Festa della Musica, l’evento che si tiene ogni anno il 21 giugno promosso dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e organizzato dall’associazione italiana per la promozione della festa della musica.

A Matera l’iniziativa è stata organizzata dal Comune di Matera in collaborazione con la Fondazione Matera Basilicata 2019 e con il supporto dell’Associazione Onyx Jazz Club.

Gli spettacoli si svolgeranno quest’anno in diretta streaming e senza pubblico dalle piazze a dai teatri delle città italiane che hanno aderito alla manifestazione. A Matera si alterneranno sul palco di Casa Cava i cantanti, i cantautori, i musicisti e i gruppi musicali che si sono candidati a partecipare rispondendo all’invito del Comune.

Il programma prevede alle 15 un talk di presentazione dell’evento a cui parteciperanno il Sindaco di Matera, Raffaello de Ruggieri, il Presidente della Fondazione Matera-Basilicata 2019, Salvatore Adduce, l’Assessore al Turismo Marianna Dimona, e il presidente dell’associazione Onyx Jazz Club, Gigi Esposito.

Alle 16 l’inizio dei concerti, con circa 20 tra gruppi musicali, cantanti e musicisti che daranno vita ad uno spettacolo che andrà avanti fino alle 22 e che sarà trasmesso in diretta sui canali tv e social di Trm Network.

La Fondazione Matera Basilicata 2019 ha deciso di celebrare l’evento portando la musica negli ospedali San Carlo di Potenza e Madonna delle Grazie di Matera, nonché in due Residenze Sanitarie Assistenziali delle due città, emblemi dei luoghi della battaglia al Covid-19 in questi mesi.

Gli ospedali sono stati i presidi dove diverse professionalità fra dirigenti, medici, infermieri, operatori socio-sanitari e amministrativi, hanno risposto in maniera egregia ed instancabile ad una emergenza senza precedenti, ma anche dove i pazienti vivono ormai da diverso tempo una degenza senza la visita e il conforto dei propri cari. Analogamente, le RSA sono i luoghi i cui residenti e operatori hanno vissuto necessariamente in condizioni di isolamento e reclusione.

Portare la musica in questi luoghi vuole essere da un lato un gesto di ringraziamento, di vicinanza e sollievo ai protagonisti di questa fase delicata e dall’altro il segnale che le arti e la cultura sono un balsamo prezioso, capace di alleviare le ferite più profonde dell’anima e della mente.

Grazie alla collaborazione con i responsabili degli Ospedali e delle RSA, in ciascuna struttura ci sarà l’esibizione itinerante di una formazione musicale locale: per Matera, la Bassa Musica “Nunzio Paolicelli”- Città di Matera nella RSA "Brancaccio" (ore 10:00-11:00) e il quartetto "L'altro 900" nell’Ospedale “Madonna delle Grazie” (ore 11:00-12:00); per Potenza, il “Soranno Sax Quartet” nella RSA “Raffaele Acerenza" (ore 16:00 – 17:00) e il “Trio Accord” nell’Ospedale “San Carlo” (ore 17:30-18:30).

Questo il programma completo dell’edizione materana della Festa della Musica:

https://www.festadellamusica.beniculturali.it/index.php/crea-un-evento/viewevent/234-festa-della-musica-2020-matera

venerdì 19 giugno 2020

Online “Terra lucana”, il video poetry che omaggia la Basilicata


POTENZA - La poesia che incrocia le immagini e diventa cinema. Nato da un'idea di Sergio Ragone e Omar Gallo, e realizzato dal pluripremiato regista Giuseppe Marco Albano, in collaborazione con i fotografi Mariano Silletti, Federica Danzi, Raffaele Contini, Pierangelo Laterza e Michele Lategana , con le musiche originali di Robert G. Pellegrino, i testi di Sergio Ragone, le voci di Omar Gallo e Andrea Ramolo ( per la versione internazionale), il video "Terra lucana" è un omaggio artistico alla Basilicata, alla sua bellezza naturale e alla sua umanità.

"Abbiamo scelto di realizzare questo video – dichiarano congiuntamente Albano, Gallo e Ragone- per provare a dare un nuovo racconto alla Basilicata. La scelta degli scatti di fotografi talentuosi, unita alla poesia delle parole e alla musica originale composta proprio per questo lavoro, ci ha permesso di superare la solita ed ormai consumata narrazione dei luoghi lucani attraverso l'uso delle immagini canoniche dei paesaggi lucani e dell’abuso dei droni. Per noi l'anima vera della Basilicata, terra straordinariamente ricca di bellezza, è esattamente nella poesia che la racconta, nel linguaggio dell’arte, della fotografia e nelle parole. Questo non è un video di promozione turistica ma un omaggio, attraverso la video arte, ad un territorio, alla sua storia e alle storie delle sue donne e dei sui uomini. La nostra regione si è già fatta conoscere al mondo intero come terra di cinema e di cultura, per questo pensiamo sia più giusto raccontarla in questo modo rilanciandone il profilo culturale a livello nazionale ed internazionale. Il video “Terra lucana” è stato infatti realizzato sia nella versione in italiano che in inglese, per poter essere veicolata anche ad un pubblico più ampio ed internazionale.

Il video è stato prodotto dalla Mediterraneo Cinematografica.

lunedì 15 giugno 2020

Maria Tronca nelle librerie con 'L'ultima punitrice'


MILANO - La scrittrice palermitana Maria Tronca presenta “L’ultima punitrice”, un misterioso romanzo ambientato nell’assolata Sicilia, terra di tradizioni arcaiche tramandate di generazione in generazione. Una storia di inganni e di verità svelate a caro prezzo, in cui si racconta dell’esistenza non convenzionale di Ninfa Cusimano - punitrice, “maara” e guaritrice - e del suo difficile percorso di accettazione del proprio destino. Una prova di raffinata narrativa da parte di un’autrice esperta, che sa descrivere lucidamente i profondi abissi dell’animo umano.

“Io sono l’ultima punitrice della mia stirpe, non ho figli e non avrò nipoti a cui tramandare la mia arte, il mio segreto e il mio destino”. Sono le enigmatiche parole di Ninfa Cusimano, l’intensa protagonista del romanzo L’ultima punitrice di Maria Tronca. Nell’opera viene narrata la storia di Ninfa a partire dagli otto anni fino ai quarant’anni: un arco vitale denso di avvenimenti sullo sfondo di una Sicilia incantevole, carica di profumi, di colori e di misteri. Da bambina Ninfa si innamora perdutamente del suo migliore amico, Nino, e questo amore disperato e ossessivo l’accompagnerà per tutta la sua esistenza: “Fu un incantesimo, un sortilegio. Una maledizione”. Ninfa vive con i genitori a Palermo, ma trascorre tutte le sue estati a Mondello, ospite degli amati nonni Giacomino e Dorina. E proprio Dorina diventa per Ninfa un imprescindibile punto di riferimento, perché sarà lei ad aprire gli occhi della nipote su un mondo sconosciuto e ancestrale, vecchio di tre secoli, parte integrante del suo destino. Dorina è conosciuta in paese come una guaritrice: sa preparare rimedi naturali con le erbe per ogni malanno dello spirito e del corpo. In casa si è ritagliata un “antro magico” in cui ogni giovedì presta consulenza a chi ha bisogno di aiuto con la sua caratteristica sciarpa nera e oro e la sua clessidra.

Ninfa comprende crescendo che questo aiuto non è solo atto a guarire dai mali ma anche a riparare alle ingiustizie. Dorina è una Punitrice, e sa che un giorno sua nipote dovrà imparare a seguire le sue orme. E questo avviene prima del previsto, perché Ninfa riceve la visita dello spirito della Vecchia, sua antenata e Punitrice, uccisa dalla gente del suo paese perché ritenuta erroneamente una strega responsabile di una morte innocente. La Vecchia diventa una costante nella vita di Ninfa; a volte appare nei suoi sogni e le offre consigli sul suo misterioso cammino, altre volte la rimprovera per le sue scelte discutibili. Ninfa è infatti combattuta tra la luce e l’oscurità: il potere che ogni anno cresce dentro di lei la spinge a non essere solo una guaritrice e una giustiziera dalla parte del bene, ma anche una strega pronta a scagliare anatemi, o come li chiama lei “attassi”, che possono recare molto male, perfino portare alla morte. È un potere troppo grande quello che si ritrova Ninfa tra le mani, e nonostante l’aiuto della nonna, della stravagante Marlene e degli amici Nino e Antonella, la giovane perde a volte l’orientamento e sceglie strade controverse e maledette. La morte improvvisa di Dorina, investita da qualcuno che è poi scappato, e la perdita della sua illusione d’amore a causa di una serie di inganni, portano Ninfa ad approfondire i lati oscuri della sua arte, in attesa di castigare i colpevoli. L’ultima punitrice racconta della discesa della protagonista negli abissi della vendetta e della rabbia, ma anche della forza dell’amicizia vera e dell’amore sincero, unici motivi di risalita, portatori instancabili di perdono.


TRAMA. Le estati di Ninfa sono il villino dei nonni a Mondello, la casa principesca di Barbara, gli occhi di velluto di Nino, l’eleganza di Marlene al manicomio, e poi gli amici in motorino, i fuochi sulla spiaggia, l’amore intramon¬tabile per Nino e la lite con Barbara, il suo sguardo di marmo. L’estate diventa il periodo dell’apprendistato da Punitrice, un destino che scorre nel sangue di Ninfa e di nonna Dorina sin dai tempi della Vecchia e della minaccia che rappresenta. Ninfa impara il potere delle erbe e la capacità di ascoltare, ma raccoglie l’eredità di famiglia a modo proprio, con nuove regole e con la complicità di Antonella, decidendo che le sue punizio¬ni potrebbero anche essere terribili. Un giorno potrebbe averne bisogno. Con L’ultima punitrice, Maria Tronca conferma le sue qualità di tessitrice di trame e destini e di narratrice in grado di ricostruire attorno al lettore una Sicilia meravigliosa.

Maria Tronca è nata a Palermo, dove vive e lavora. Lau¬reata in Lingua e letteratura inglese, ha lavorato all’U¬niversità degli studi di Palermo come bibliotecaria per dodici anni. Ha inoltre curato una collana di letteratura erotica moderna e contemporanea per Mondadori. Pubblica sotto pseudonimo la raccolta di racconti “L’isola delle Femmine” (Mondadori, 2005). Nel 2010 esce il suo primo romanzo “Rosanero” e nel 2011 “L’amante delle sedie volanti”, entrambi pubblicati con Baldini & Castoldi e Dalai. Ha inoltre pubblicato il mini romanzo “A occhi aperti” (Qanat edizioni, 2016) e “Le fate di Palermo” (DOTS, 2018). Organizza eventi di social eating: “A tavola dalla cu¬ciniera narrante”, coniugando la sua passione per la scrittura, il racconto e la cucina tipica siciliana, etnica e storica. Da novembre 2017 a dicembre 2018 ha curato la pagina Facebook di D Ricette (la Repubblica) e il blog “Il mestolo e la penna”, sempre per Repubblica, dove parlava di cucina, in tutte le sue sfaccettature, ma anche di vita. Vera.

sabato 13 giugno 2020

Caggiulino Lucanum a Potenza


POTENZA - Ed ecco la nona puntata del cartoon Caggiulino Lucanum realizzato dalla PMI innovativa materana iInformatica S.r.l.s. con il patrocinio delle Pro Loco Unpli della Basilicata all'interno delle iniziative del progetto d'innovazione territoriale "Lucanum".

Il simpatico cagnolino grigio e bianco col cappello con sopra la Basilicata - fanno sapere Rocco Franciosa Presidente regionale Pro Loco Unpli Basilicata e Vito Santarcangelo amministratore iInformatica - in questa avventura ci porterà alla scoperta di Potenza, capoluogo di Regione della Basilicata.

Caggiulino ci fa subito notare che Potenza nasce a ridosso del fiume Basento, il terzo fiume più lungo dell'Italia Meridionale.

Il fiume è sormontato dal Ponte Musmeci, ponte futuristico candidato a Patrimonio Unesco e prima opera di architettura contemporanea in Italia ad essere stata riconosciuta Bene Culturale.

La visita della città prosegue con la poesia di Nicolò Montesano, omaggio alla storia di Potenza, protagonista del risorgimento meridionale, che si è sempre rialzata dalle difficoltà a conferma del suo leone simbolo dello stemma cittadino.

Portandoci alla scoperta del capoluogo lucano, - proseguono Rocco Franciosa Presidente regionale Pro Loco Unpli Basilicata e Vito Santarcangelo amministratore iInformaticaci - Caggiulino mostra la statua di San Gerardo della Porta, vescovo della città nel lontano 1100, a cui è devota la città e che è ricordato per l'episodio leggendario della cacciata di un esercito di Turchi espletata tramite la sua intercessione miracolosa quando la città fu attaccata durante il medioevo.

Con questo racconto Caggiulino ci saluta e ci rimanda al prossimo episodio.

Il nuovo cartoon realizzato da Angelo Cucina con Alessandro D'Alcantara e Demetrio Cavara è  un omaggio al capoluogo di regione lucano, dove il progetto Lucanum è stato particolarmente apprezzato
ed è diventato simbolo di orgoglio territoriale per i ragazzi dell'Istituto Leonardo da Vinci-Nitti, che proprio da Caggiulino vengono ringraziati pubblicamente in questo episodio.

Con questo episodio, la società siculo-lucana iInformatica (il cui amministratore è Vito Santarcangelo) insieme al comitato regionale delle Pro Loco Unpli Basilicata (rappresentato dal presidente Rocco Franciosa) continuano nella sinergia vincente al servizio del territorio, che ha visto in questo periodo anche l'attivazione gratuita dei progetti iPlaya e iOrdino per la ripresa delle attività balneari e ricettive lucane in compliance Covid-19.

Link al nuovo episodio di Caggiulino Lucanum
https://www.youtube.com/watch?v=F2O-jBahz8g

mercoledì 10 giugno 2020

Alto Adige: tra bellezze naturali e luoghi incantevoli sorge l'Hotel Cavallino Bianco

Nella bellissima cornice della Val Pusteria, in Trentino Alto Adige, nel centro storico di San Candido, sorge il magnifico Hotel Cavallino Bianco - Weisses Rössl della famiglia Kühebacher. Dopo 260 anni di generazioni che si sono susseguite rimanendo sempre legate al nome Cavallino Bianco - Weisses Rössl, l'hotel deve il suo nome all'omonima Osteria del centro storico (della marca imperiale di San Candido).

Il capostipite, Johann Kiepacher, nel 1759, si assicurò la proprietà dell’osteria, il fienile, il giardino e la porzione dell’edificio annesso che, all’epoca, era occupato dal fornaio Ruess. Tutto il complesso costituisce, ancora oggi, il nucleo di un'azienda di agriturismo diventata protagonista e promotrice dello sviluppo del settore alberghiero nell’Alta Pusteria.

Per la sua vicinanza all’Osteria all’Orso Grigio, l'oste del Cavallino Bianco fu soprannominato dagli abitanti del paese 'l'oste nuovo’ per differenziarlo dall’oste dell’Orso Grigio e ancora oggi viene identificato con questo nome.

L'Hotel Cavallino - Weisses Rössl gode di una posizione favorevole e facilmente raggiungibile: l'arrivo dei turisti ha favorito la costruzione della linea ferroviaria che dal 1871 collega la Val Pusteria alla rete rotabile delle Alpi orientali, facendo aumentare la fama del Cavallino Bianco.

Immerso nella natura, in un posto incantevole che si affaccia sui Monti delle Dolomiti, il Cavallino Bianco - Weisses Rössl è uno degli alberghi più eleganti e raffinati del Trentino Alto Adige, con il suo stile unico e magico. Nel corso degli anni Il Cavallino Bianco è stato ampliato e rinnovato più volte: oggi è un albergo moderno e raffinato ricco di ogni comfort e servizi per soddisfare le esigenze di tutti, dagli adulti ai più piccoli.

L'Hotel è dotato di camere spaziose e lussuose, personale accogliente e preparato e con una grande attenzione alle scelte culinarie che propone la cucina. La famiglia dell'Hotel Cavallino Bianco - Weisses Rössl vi aspetta per farvi vivere delle giornate in totale relax, benessere e serenità.

WWW.CAVALLINOBIANCO.INFO come pure l´indirizzo WWW.WEISSESROESSL.COM
indirizzo email: hotel@cavallinobianco.info
Numero di telefono: 0474 - 913135

lunedì 8 giugno 2020

Matera: La fiaba di Nicole, il coronavirus visto da una bambina


Il coronavirus visto con gli occhi di una bambina di 9 anni. E’ piccolo vaga nello spazio con 19 occhi da cui spruzza veleno. Infetta tutti, anche i materani. Allora il Sindaco, immune al veleno, chiama i Cavalieri della Bruna che, indossata l’armatura, lo sconfiggono. A questo punto il colpo di scena: il Sindaco non lo fa uccidere ma imprigionare in una bolla da esporre al Museo Ridola e COVID-19 per riconoscenza diventa buono e fa guarire tutti…da quel giorno è materano anche lui.

La fiaba scritta in tempi di lockdown da Nicole Piccininni, classe VB della Scuola Primaria Cappelluti, ha colpito il Sindaco de Ruggieri che ha voluto incontrarla e regalarle un braccialetto in oro con il logo di Matera 2019.

Stamattina la piccola Nicole, con i suoi genitori e con la sua insegnante Tonia Paolicelli, ha incontrato il Sindaco che le ha consegnato il regalo ed una pergamena con la stampa della sua fiaba.

“Nicole – ha spiegato de Ruggieri - è riuscita col suo racconto a trasformare una negatività, in un punto di forza: il coronavirus cattivo diventa un reperto da esporre nel nostro museo per attrarre turisti e per questo diventa anch’egli materano dopo aver fatto guarire tutti per riconoscenza verso il Sindaco e la città. E’ un racconto che, nella sua semplicità, ci indica la strada da seguire. Matera può e deve rinascere, come una fenice, più forte di prima, tornando ad esprimere il valore della sua storia e della creatività dei suoi abitanti di cui Nicole è un eccellente esempio positivo”.