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martedì 16 luglio 2019

Matera: dal 17 al 31 luglio la personale di Maria Paolicelli

MATERA - Interni domestici, luoghi urbani dove irrompe la quotidianità, fra lavori di casa e giochi di bimbi, l’estremo realismo della pittura di genere di Maria Paolicelli coglie momenti di vita spontanei, così come avremmo potuto osservarli fino agli anni ’50 nei Sassi. Gli antichi rioni in tufo di Matera rivivono idealmente nelle tele della mostra I Sassi raccontano.

La personale di Maria Paolicelli I Sassi raccontano sarà inaugurata mercoledì 17 luglio alle ore 19 nella sala mostre della Fondazione Sassi di Matera. Si potrà visitare fino al 31 luglio, dal martedì alla domenica (giorno di chiusura il lunedì) dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19. L’ingresso è libero.

Organizzata e promossa dalla Fondazione Sassi, la mostra I Sassi raccontano si compone in oltre 20 olii su tela che mostrano attività che non sarebbe stato difficile osservare fino a 60 anni fa nei Sassi, Lavori di cui oggi si è persa memoria, come le materassaie che si recavano di casa in casa a comporre i materassi in lana, e attività che resistono al passare del tempo e uniscono le famiglie come le conserve di salsa di pomodoro fatte in casa. Nei quadri di Maria Paolicelli si racconta anche di giochi di bimbi e di riti e tradizioni cittadine.

La pittrice materana, poliedrica e creativa, dipinge senza sosta filtrando e fissando su tela molteplici particolari. L’abbandono emotivo, la mescolanza di colori, luci, ombre e forme, danno origine a tele dove i ricordi prendono vita, riecheggiano. Il suo stile non è solo rappresentazione estetica di un soggetto, ma dialogo tra l’artista ed il sociale.

Biografia :

Maria Paolicelli : Nasce a Matera il 16 giugno del 1958, città in cui vive e lavora.

Fina dalla più tenera età ha sempre dimostrato una spiccata attitudine verso l’arte visiva che ha sempre coltivato senza mai stancarsi di sperimentare le varie tecniche mediante l’utilizzo di matite, penne, acquerelli, acrilici, oli.

Sostenuta e sollecitata dalla sua famiglia e dagli amici più vicini, partecipa a mostre e concorsi ottenendo premi e riconoscimenti.

Informazioni:

Organizzata e promossa dalla Fondazione Sassi, la mostra I Sassi raccontano si svolge con il sostegno di: Bawer S.p.A, Italcementi S.p.A, Tecnoparco Valbasento S.p.A e MH Matera Hotel.

Teologia del dominio, il nuovo libo di J. L. Bryan

MILANO - J. L. Bryan presenta “Teologia del dominio”, un thriller distopico ambientato in un futuro non troppo lontano nella Nuova America. In un mondo trincerato dietro muri di cemento, in una società caratterizzata dall’invadente controllo del governo e dalle persecuzioni ai danni di chiunque eserciti il libero pensiero, il protagonista Daniel Ruppert si trova a fare i conti con un complotto su larga scala che sconvolgerà la sua esistenza. Edito in America con il titolo “Dominion”, il romanzo è stato tradotto e pubblicato in Italia da Urban Apnea Edizioni, come primo romanzo in catalogo della casa editrice. Sarà scaricabile gratuitamente a partire dall’ 11 Settembre 2019.

TRAMA. Un attacco nucleare alla città di Columbus (Ohio) impone negli Stati Uniti un regime totalitaristico basato sulle dottrine della Chiesa Dominionista, secondo cui le democrazie sono guidate dal demonio e i Cristiani caucasici hanno il dovere di controllare le sette aree che regolano la vita umana: economia, politica, media, arte, educazione, famiglia e religione. Mentre l’America è impegnata in una guerra mondialista contro Cina, Venezuela, Egitto e altri Stati del Medio Oriente (per reclutare discepoli secondo il comandamento di Gesù?), il nuovo Dipartimento del Terrore sopprime i movimenti di resistenza interni e gli squadristi delle Brigate della Libertà perseguitano le minoranze etniche. Daniel Ruppert, mezzobusto del notiziario di Los Angeles, riporta pedissequamente le notizie, spesso inattendibili, che gli vengono imposte. Immerso nel lusso di Bel Air e nei suoi circoli esclusivi insieme alla moglie, viene strappato via dalle sue certezze in un precipitare di eventi che lo portano a scoprire uno sconvolgente segreto governativo.

J.L. Bryan (Atlanta, 1978) ha studiato letteratura inglese a Oxford e all’Università della Georgia, con una specializzazione sul Rinascimento inglese e sulla letteratura del Romanticismo. Ha studiato inoltre sceneggiatura all’Università della California di Los Angeles. Nei suoi romanzi si diverte a mescolare paranormale, horror e fantascienza, trovando soluzioni narrative sempre nuove. Tra i suoi romanzi: The Unseen (2013), Inferno Park (2014), Helix (2009) e le serie The Paranormals e Ellie Jordan, The Ghost Trapper. Teologia del dominio (titolo originale Dominion) viene tradotto e pubblicato in Italia dalla casa editrice Urban Apnea Edizioni.

domenica 14 luglio 2019

La Fortezza di “Le Castella” di Isola Capo Rizzuto apre i battenti


Lunedì 15 luglio 2019, al via le operazioni preliminari per la riapertura al pubblico della fortezza “Le Castella”, uno dei luoghi più suggestivi e più visitati della Calabria, complesso monumentale di Isola Capo Rizzuto in provincia di Crotone e sito culturale del Polo museale della Calabria del Ministero per i beni e le attività culturali.

L’isolotto su cui sorge la fortezza di “Le Castella” si trova nell’estremità orientale del golfo di Squillace, in un contesto ambientale di rilevante pregio naturalistico dell’Area Marina Protetta di Capo Rizzuto. Collegato alla costa da un sottile lembo di terra, realizza una suggestiva simbiosi scenografica tra architettura costruita e architettura naturale.

Il nucleo originario risale all’età angioina, a cui sarebbe riconducibile la massiccia torre cilindrica, che oggi si presenta nella sua definizione cinquecentesca dominando il complesso fortilizio con la sua imponenza. L’impianto del XIII secolo, costruito a difesa del golfo di Capo Rizzuto, rientra nel sistema di fortificazioni voluto dagli angioini. Verso la fine del XV secolo la fortezza passa in mano aragonese. All’interno della fortezza caratteristici sono i resti di un agglomerato urbano, una sorta di piccolo villaggio con botteghe e i ruderi di una chiesetta, denominata Cappella del Borgo, costruita in età aragonese.

La riapertura, con personale del Polo museale della Calabria, è stata possibile grazie alla fattiva collaborazione tra Segretariato regionale MiBAC, Polo museale MiBAC, Agenzia del Demanio, Guardia Costiera, Riserva Marina e Commissione Straordinaria del Comune di Isola, con il decisivo impulso e coordinamento del Prefetto di Crotone S.E. Ferdinando Guida.

In data 12 giugno era stato sottoscritto un accordo di valorizzazione tra Polo museale e Commissione Straordinaria presieduta dal Prefetto Domenico Mannino.

A seguito di un avviso, pubblicato dal Segretariato regionale del Ministero è stata selezionata un’associazione senza scopo di lucro, per lo svolgimento di attività di accoglienza al pubblico e la gestione di attività educative e di promozione.

A verifiche positive effettuate, sarà stipulato il relativo contratto di concessione dei servizi aggiuntivi finalizzati alla massima valorizzazione del monumento.

La Direzione della Fortezza è stata affidata all’architetto Rossana Baccari, la vice-direzione al dottor Gregorio Aversa.

La Fortezza sarà visitabile gratuitamente dal 16 luglio al 15 ottobre (chiusa il lunedì) dalle ore 10 alle ore 20 con ultimo ingresso alle 19.30.

Ne danno congiuntamente informazione Antonella Cucciniello, direttore del Polo museale della Calabria e Salvatore Patamia, segretario regionale MiBAC per la Calabria.

sabato 13 luglio 2019

I lucani The Roots Corporal il 16 Luglio al Bababoom Festival

POTENZA - I lucani the ROOTS CORPORAL sono tra le sei band finaliste del Bababoom Band Contest 2019, selezionate per aprire le serate del prestigioso festival reggae che, dal 2012, ogni anno si svolge a Marina Palmense in provincia di Fermo. Bababoom è un festival polivalente delle principali espressioni artistiche delle Marche, nato dall'unione di varie realtà culturali della regione, con un calendario di artisti nazionali ed internazionali che si esibiranno dal 13 al 20 Luglio 2019. Il Festival si presenta come un evento unico e originale sulla scena nazionale, sia per l’elevato senso di coinvolgimento dei partecipanti, sia per la logistica urbana, sia, infine, per la programmazione musicale di impatto nazionale.

Valutati prima da una giuria di qualità e poi dalla giuria popolare, la band lucana si è aggiudicata un posto per calcare il Main Stage del Bababoom Festival martedì 16 Luglio, insieme a Wicked Dub Division & M. Grena, Raphael, Lion D., Bunna, A. Bono & Arawak. La band, attiva dal 2014, ha all’attivo la pubblicazione di 2 album di inediti e la partecipazione a diversi eventi di spessore nazionale, tra i più importanti ricordiamo il Primo Maggio Libero e Pensante di Taranto 2018, il Meridional Reggae Reunion 2017, il Pollino Music Festival 2016 e il Collisioni Festival edizione 2014.

I testi scritti da Rocco Schiavone sono uno scorcio dei contesti di vita della terra di Basilicata, della difficile realtà di una vita che non offre privilegi. Le musiche e gli arrangiamenti curati da Enzo Di Stefano sono un mix di elementi presi in prestito dalla musica jazz, ma soprattutto dalla musica tradizionale e popolare e rielaborati attraverso un processo artigianale di ricerca delle armonie, dei ritmi e dei suoni in chiave reggae.

La band è inoltre composta da Francesco D’Alessandro (batteria), Paolo Padula (basso), Antonio Francia (tastiere), Raffaele Pecora (chitarra), Angelo Manicone (sassofono) e Pino Melfi (tromba).

A Mileto (VV) la mostra fotografica di Scordamaglia "Uno scatto per volare"


VIBO VALENTIA - Martedì 16 luglio 2019, alle ore 17.00, a Mileto (Vibo Valentia), nel Museo Statale di Mileto, verrà inaugurata la mostra fotografica di Nicola Scordamaglia dal titolo Uno scatto per volare che ha come obiettivo la valorizzazione e la promozione del nostro territorio, delle eccellenze dei prodotti, delle imprese turistiche e gastronomiche.

Interverranno all’iniziativa:

Faustino Nigrelli, direttore del Museo Statale di Mileto
Pippo Prestia, poeta
Salvatore Fortunato Giordano, sindaco di Mileto

Il Museo Statale di Mileto espone un cospicuo e rilevante patrimonio di opere d’arte, che abbraccia un arco temporale compreso fra l’età tardo imperiale e l’Ottocento. La raccolta, ordinata in diverse sale espositive disposte su due piani, è divisa in sezioni a loro volta organizzate secondo una sequenza cronologica.

Il Museo Statale di Mileto, diretto da Faustino Nigrelli è afferente al Polo museale della Calabria, guidato da Antonella Cucciniello.

La mostra fotografica sarà visitabile dal 16 al 31 luglio 2019 da martedì a domenica dalle ore 10.00 alle ore 18.30

giovedì 11 luglio 2019

A Matera il progetto 'La Bandiera del Mondo'


MATERA - Venerdì 12 Luglio verrà presentato a Matera il progetto artistico culturale di Michelangelo Pistoletto e Angelo Savarese LA BANDIERA DEL MONDO 1+1=3, un’opera d’arte unica dove il ruolo dell’artista è al servizio della comunità.

L’opera intende sensibilizzare i cittadini sulla responsabilità e l’impegno di ciascuno nella costruzione di una società armoniosa e sostenibile, che esalti le differenze, in equilibrio con la natura, in accordo con gli intenti e gli obiettivi promossi dall'Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

LA BANDIERA DEL MONDO 1+1=3, nasce dall’incontro di due artisti, Angelo Savarese e Michelangelo Pistoletto, e dalla volontà di entrambi di creare un evento compartecipato per dare al pubblico l’opportunità di riconoscere la propria identità nazionale insieme a quella degli altri, come parte di un contesto territoriale e culturale, ampio e unitario, dove ognuno ha un ruolo fondamentale per il corretto mantenimento degli equilibri.

FLAGS, il progetto di Angelo Savarese, è una ricerca in cui l‘artista indaga il concetto di confine, il simbolismo della bandiera, il senso di appartenenza. Questo studio è stato per lui lo spunto per istituire un nuovo dialogo con l’arte e il pensiero di Michelangelo Pistoletto.

IL TERZO PARADISO è un segno di equilibrio, un gesto di condivisione, uno strumento “open source” che dà a tutti la possibilità di lavorare insieme, ognuno portando un suo contributo alla costituzione di un’opera d’arte unica, dove anche il ruolo dell’artista è messo al servizio della comunità. LA BANDIERA DEL MONDO 1+1=3 assume significati culturali, sociali, simbolici fortemente in assonanza con l’attuale momento storico, contraddistinto da continui sconfinamenti, da una nuova distribuzione delle presenze etniche nel mondo, dal ridisegno della geografia politica internazionale rispetto a come era stata tracciata lungo il corso dei primi decenni di Storia post bellica.

L’iniziativa, “La Bandiera del Mondo” collaterale alla XI^ edizione del Premio Moda® “Città dei Sassi”, anticipa l’evento, dedicato per l’anno 2019, alle “Eccellenze Nazionali e Internazionali”, del settore Artistico, Culturale, dei Design e Food, che si svolgerà dal 5 al 6 settembre p.v., in Matera, promossa e organizzata dalla Publimusic.com.

La performance è aperta a tutti, è libera, è a ingresso gratuito.

Attraverso un gesto semplice, l’apposizione di una bandiera realizzata da Angelo Savarese sugli appositi supporti che disegnano la struttura del Simbolo ideato da Michelangelo Pistoletto, lo spettatore diventa partecipante attivo e assume su di sé la responsabilità di ridisegnare il mondo, di azzerare le distanze, di esaltare le differenze.

Appuntamento il 12 luglio alle ore 11,30, in Piazza San Pietro Caveoso, Matera.

All’incontro interverranno:

Michelangelo Pistoletto
Angelo Savarese
Fortunato D’Amico
Francesco Saverio Teruzzi

Per le Istituzioni:

Il Sindaco della Città di Matera, Raffaello De Ruggieri
L’Assessore alla Cultura, Giampaolo D’Andrea
L’Assessore al Turismo, Mariangela Liantonio
L’Assessore alla Sostenibilità Ambientale, Giuseppe Tragni
Il Direttore Generale dell’A.P.T. di Basilicata, Mariano Schiavone
CNA, Leo Montemurro
Il Direttore Artistico del Premio Moda, Enzo Centonze
L’organizzazione, Sabrina Gallitto

Modera, Rosalba Stasolla (Giornalista e Docente di Storia dell’Arte)

Info: Tel. + 39 3317156600
Email: publimusicmatera@gmail.com

'L’Arte ed il suo sacrario'


POTENZA - L’essere e il tempo, ma in un’accezione del Sein und zeit niente affatto heideggeriano, costituiscono il binomio fondamentale dell’avvicendamento storico. Il genere umano, cioè, concepito nei proteiformi sviluppi dei modi congiunturali connessi fenomenologicamente alle varie epoche ed alle loro convenzionali categorizzazioni, racchiuse entro locuzioni o appellativi quali: Età della pietra, Classicismo, Feudalesimo, Umanesimo, Rinascimento, Barocco, Illuminismo, Romanticismo, Modernismo e Postmodernismo, ecc. In questa progressione categoriale la storiografia ha cercato termini ritenuti esplicativi per condensare, attraverso la selezione di proprietà distintive ed essenziali delle varie scansioni cronologiche, un modo “oggettivo” per definire un’epoca ed anche di attribuirle un “giudizio di valore”.

Ammesso e non concesso il falso storico di un sezionamento ad libitum del tempo, ancillare di una contingente ed utilitaristica dialettica umana che lo designa con varianti esemplificanti e incongrue, come: secoli bui, secolo dei lumi, secolo breve, ecc.

Ma la “esistenza”, intesa quale estrinsecazione, come “ex-sistere” (porsi fuori) contingente del proprio apparire sulla terra in un dato tempo, si scontra con preesistenti o insorgenti meccanismi e situazioni repulsivi, l’esercizio di forze avverse, situazioni divenute da Freud in poi terreno eletto della psicoanalisi e che si chiariscono in Fromm nel divaricante dilemma dell’avere e dell’essere.

E’ più sotto questo angolo visuale e non dell’ortodossia del pensiero esistenzialista che noi prendiamo spunto per muoverci, fissandolo come lemma che predispone alla proposizione assertiva della centralità dell’arte nella sociabilità umana. L’esserci, dunque, non quale soggetto pensante, come proponeva il padre fondatore della problematica dell’esistenza, bensì quale attore di una “topica” spazio-temporale, ovvero del ritrovarsi in un certo luogo ed in un determinato tempo, agendo come cosciente fattore di un responsabile processo innovatore.

Sgombrato il campo a possibili deviazioni semantiche, secondo il nostro assunto ribadiremo che “esserci” (la presenza) è certo importante, sia in termini biologici che sociologici, ma “essere” (possedere e mostrare un proprio valore) rappresenta la cifra soggettiva e comparativa dell’identità specifica di ogni singola unità antropologica. Non è nel dinamismo meccanico, legato ai naturali processi impulsivi o fisiologici, che ciascun uomo scorge e ritrova il significato più autentico della propria comparsa sulla terra, perché in ciò la sua volontà è subalterna a fattori ad esso indipendenti. E’ nel dinamismo dello spirito, invece, che l’uomo innesca per libero atto volontario la propria scelta creativa. E dove nulla c’era (non essere), mosso da autonoma e inventiva forza plasmatrice l’uomo genera fissando nella sua produzione la genialità del tempo, che nelle arti plastiche e figurative si concettualizza come estetica di quel segmento cronologico nell’eterno e solo umanamente mutevole fluire del tempo.

Ma in questo vitalismo assoluto o relativo (apparente) che sia l’umanità si ricicla in una sorta di applicazione del principio di Lavoisier per il quale tutto si crea e nulla si distrugge. La scoperta dei graffiti rupestri nelle montagne dei Pirenei convinse Picasso a disimparare i fondamenti di un linguaggio colto, acquisito scolasticamente dai modelli rinascimentali, esattamente come il dagherrotipo e gli sviluppi della fotografia avrebbero provocato inconsapevolmente una frattura fra lo stereotipato neoclassicismo della prima metà dell’Ottocento e la tecnica impressionistica della seconda metà.

Le cesure e i distinguo nei vari passaggi epocali assumono un carattere incidentale e necessario e servono ad evidenziare la dialetticità connaturata e coestensiva alla storicità dell’uomo. Così è, perché l’innovazione (ogni sforzo palingenetico), non è mai pacifica, anzi talvolta genera dolorosi contrasti, riservando paradossalmente ai pionieri del progresso l’ingrata umiliazione di un alto prezzo versato sull’altare dell’originalità precorritrice. Di fronte alla coeva incomprensione Edouard Manet comunicò con sottile ironia che non gli sarebbe dispiaciuto “di poter leggere finalmente, mentre (era) ancora vivo, il meraviglioso articolo che mi dedicherete non appena sarò morto”.

L’attualità sembra per nostra fortuna abbastanza lontana dal clima di intolleranza delle passate stagioni. Una platea più ampia di fruitori dell’arte ha pacificamente acquisito la pluralità di temi e stilemi utilizzati, distinti ciascuno per la propria sfera di appartenenza ed apprezzati al di fuori di esemplificanti concettualizzazioni. Nel caso della pittura l’interesse ed il giudizio di valore tendono a privilegiare il cromatismo, le soluzioni tecniche, la miscelazione dei materiali ed altro ancora, senza per questo inibire chi vuol rimanere nel solco della tradizione figurativa, come nell’iperrealismo, di potersi esprimere obbedendo al libero impulso creativo.

C’è un “liberismo” artistico svincolato da tutele, contestualmente, però, c’è un mercato mosso e gestito da più icastiche ragioni utilitaristiche che falsano il corretto equilibrio fra il valore intrinseco dell’arte e la sua diffusa e fruibile circolazione, e talvolta emarginano se non addirittura immolano coloro che si propongono come antesignani di felici intuizioni espressive.

Occorre quindi creare delle favorevoli condizioni di accesso alla visibilità del grande pubblico con un intento di mecenatismo rovesciato, nel quale l’opera ed il mercato dell’arte non rimangono circoscritti entro una cornice ad esclusivo godimento del committente, ma perdendo il carattere della elitarietà si socializzano ponendosi entro una duplice prospettiva motivazionale: tutoria-promozionale, la prima, e, la seconda, di pedagogia estetica.

Derogando da un caritatevole approccio filantropico (a tanto già provvede la “Legge Bacchelli”), deve essere concepito come un dovere istituzionale il sostegno economico al mondo artistico, consapevoli del fatto che contestualmente si promuove ed affina il profilo culturale e civile del popolo, alimentato con l’universale valore del “Bello”. Questa considerazione non costituisce una boutade utopica utile a stimolare superficiali ironie, bensì, sul terreno di una metodica e realistica capacità programmatica, un principio di preservazione del genio identitario dell’Italia, funzionale, anche o soprattutto, a difendere e incrementare il suo primato mondiale di culla del patrimonio immateriale dell’umanità.

Rispetto al vecchio collezionismo aristocratico, l’inversione prospettica si è realizzata non casualmente nella più dinamica e democratica società statunitense, nella quale emblematicamente l’elemento di sintesi è rappresentato dal “Museo Guggenheim”, nel quale antico e moderno convivono con pari dignità (figli, ciascuno, di esperienze irripetibili), divenendo al tempo stesso fenomeno di massa con indubbie ricadute commerciali.

L’equivalenza corrispondente tra il patrimonio artistico con il binomio occupazione-reddito non ha bisogno di perorazioni, tanto è solidamente acquisito e le politiche economiche nazionali hanno questo concetto come inescludibile punto di intersezione. Tutelare e promuovere come prassi istituzionale l’arte non ha il carattere distintivo di una eccezionale sensibilità pubblica, riveste, invece, un ruolo strumentale in un quadro post-industriale informatizzato, che rimuove o attenua ineluttabilmente la manualità ed esalta con forza il peso della sovrastrutturalità dell’effimero.

Se dovessimo trovare al fenomeno una esplicativa locuzione potremmo dire che finalmente il “cazzeggio” ha assunto il peso di un bisogno primario, tanto che chi proprio non ha nulla da esibire, da mettere in mostra alla curiosità del mondo, o, per insana scelta l’ha scandalosamente profanato (come la storia d’Italia insegna con il sacco edilizio delle città di Firenze e Roma dopo essere divenute capitali), si aggrappa a tutto pur di proporsi come simulacro della civiltà. A questo destino, ad esempio non sfugge Potenza, che ha subito, nel rilancio urbanistico successivo al secondo conflitto mondiale, la corrispondente geometria angolare del potere del cemento e del cemento del potere, per dirla col compianto Leonardo Sacco.

Si avverte nella città capoluogo di regione una sorta di iato estetico che rende percettibili echi leviani, circa l’assenza di manufatti artisticamente pregevoli, retrodatabili alle constatazioni sgomente elaborate dal faentino Enrico Pani Rossi, nella sua esperienza di funzionario di Prefettura negli esordi unitari e consegnati a futura memoria nel suo volume La Basilicata. E’ proprio questo vuoto a spingere la mente distratta della classe dirigente ed intellettuale locale perché si individui un elemento universalmente apprezzato come fattore gratificante ed attraente, identificandolo in quel singolare gioiello di ingegneria costruttiva che sovrasta il Basento, qual è il Ponte Musumeci, frutto di pazienti e ripetute prove di laboratorio prima di giungere al perfetto equilibrio delle forze di carico gravanti su una base snella ed elastica.

Grazie a quell’opera e al suo creatore la città di Potenza ha acquisito una visibilità ed una gloria internazionale, finendo sulle copertine di note riviste, a riprova del fatto che se il genio non collima col governo della politica, la politica che governa può abilmente trovare stabilità e durata nella promozione del genio e della genialità (ponendo come premessa di questa convergenza il rispetto dei ruoli). Operazione auspicabile, senza illudersi, però, alla luce di una costante miopia o di una normale prassi flemmatica, che sia facilmente attuabile, anche per il limite implicito alle nostre abitudini a mostrare sospetto ed attendere il coinvolgimento piuttosto che esserne motore di spinta.

Negli anni della contestazione del cosiddetto “Sessantotto” il refrain di una versione canora invitava a mettere dei fiori nei propri cannoni, nel mondo sempre più globalizzato quelle bocche da fuoco devono essere riprogrammate per eruttare il fuoco benefico ed anche economicamente salvifico della passione verso l’arte.

Nella pluralità di soluzioni adottabili si potrebbe fissare per legge nel bilancio del Ministero dei Beni culturali una cifra pur minima ma con erogazione costante destinata esclusivamente all’acquisto o alla realizzazione di opere capaci di rigenerare o potenziare il senso estetico del popolo italiano. Il criterio distributivo potrebbe essere fondato o su una equa ripartizione simultanea fra tutte le Regioni, oppure, in progressione cronologica, avvicendare nel beneficio le singole istituzioni locali, con facoltà di ogni singola Regione di contribuire all’azione promozionale dello Stato con propri fondi supplementari con i quali si privilegiano gli artisti locali. Esattamente come si realizza l’edilizia scolastica o le istituzioni affini, in ogni capoluogo di Provincia si dovrebbe realizzare una Pinacoteca.

Come è dovere costituzionale l’assistenza sanitaria per la cura del corpo, non è meno indispensabile la cura dello spirito. La Regione Basilicata potrebbe giocare su questo terreno un ruolo pionieristico, sia con la conferma della propria attenzione ad iniziative già avviate (penso alle lodevoli iniziative portate avanti da don Vito Telesca per la pittura con soggetto religioso o al meritorio sforzo della rivista In Arte), sia sostenendone di nuove, come si propone di essere quella legata alla “Biennale Internazionale di Arte Moderna e Contemporanea – Città di Potenza”, che può costituire un’ulteriore opportunità, nella deprimente fase congiunturale che l’opprime, per far rinascere, per dirla con la lingua germanica, non solo il teutsher (teutone) lucano, ma soprattutto la sua teutsheit (la spiritualità profonda che deve scuoterlo e motivarlo ad agire), ovvero non solo il mann, l’uomo lucano, quanto o soprattutto il geist, l’essenza spirituale dei lucani, la sola forza incoercibile capace di invertire la fiacchezza, la condizione di ritirata, di battuta, in propellente energetico di riscatto e di sano protagonismo. L’Arte può dare origine a questa inversione tendenziale, a questa auspicabile catarsi (rifuggendo la pratica delle costose e sporadiche grandi mostre, che a Potenza hanno generato un grande appeal ma che si sono rivelate, pur nel deferente encomio, fallimentari, non essendo riuscite a generare il sussulto delle energie endogene).

L’Arte se vuole rivoluzionare la quotidianità deve superare una mera visione “culturalista”, nella quale ogni segmento si stacca e disimpegna dal resto, come vivente in un chiuso compartimento. L’Arte come pura astrazione è una finzione, poiché essa è piuttosto un business sia per i pittori che per tutte le tipologie di mercanti del settore e muove a vario titolo consistenti capitali. Insomma è una vera e propria industria, con i suoi criteri, le sue logiche e le sue leggi, che se ben gestita consente di approdare alla creazione di opportunità occupazionali in senso lato, in un sollecitante connubio di libertà creativa della mente e di vantaggi economici con connessa libertà dai bisogni materiali.

Purtroppo, anche per il gravare di insuperabili fattori negativi, rappresentati soprattutto dal frustrante macigno del debito pubblico, si naviga e si continuerà prevedibilmente a navigare a vista nel mare piatto dell’incapacità programmatica. Il nichilismo, per fortuna, non è che un’astrazione Nel pessimismo diffuso che tarpa le ali ai facili entusiasmi il coraggio di osare è possibile ed è la chiave di volta per non soccombere, e a differenza del don Abbondio manzoniano è, anzi, l’unica virtù che bisogna farsi venire per non restare indietro, tanto indietro, per dirla con la sapienza biblica dell’Ecclesiaste, da correre il rischio nello spostamento del baricentro del mondo di essere dimenticati.

Ci sono tanti segnali provenienti dalla società civile che aprono squarci di luce nel bieco cielo che avvilisce e frena ogni propensione all’attivismo. Non basta fare le leggi e fornire strumenti, e per quanto possa apparire contraddittorio serve un “verticismo sussidiario” da parte della politica e delle istituzioni, affinché non si attenda ma si vada incontro a ciò che di buono spontaneamente si muove entro il quadro generale della società e inibendo il circolo perverso della sterile dilapidazione delle magre risorse disponibili.

Il buongoverno, per abusare dell’opera del Lorenzetti, non sia un’allegoria, un mito, ma prassi consueta e se questa attesa trova voce specifica dal mondo dell’arte lucana, l’eco non viaggi nel deserto, non rimanga inascoltata. La preghiera di invocazione lanciata dagli organizzatori della “Biennale Internazionale di Arte Moderna e Contemporanea – Città di Potenza” spezza il clima di sfiducia che da anni attanaglia e comprime la città capoluogo di Regione. Ogni preghiera, però, attende il suo sacrario, la Regione Basilicata, la Provincia ed il Comune di Potenza si propongano di esserlo. (Lucio Attorre)

Filiano, l'estate in biblioteca per bambini e ragazzi


FILIANO (PZ) - Da oltre dieci anni la Biblioteca comunale di Filiano, nei mesi di giugno, luglio e agosto, offre un ricco calendario d’iniziative destinate ad un target che va dai piccolissimi ai ragazzi della scuola secondaria inferiore.

Il programma delle attività estive destinate a bambini e ragazzi dalla biblioteca, offre un tenace servizio di promozione della lettura per tutto il territorio filianese.

«L’offerta multiforme delle iniziative – dichiara l’operatore di biblioteca Vito Sabia - si concretizza in un importante momento di valorizzazione del servizio bibliotecario, che supera l’intento più immediato della diffusione della passione narrativa, costituendo fisicamente, negli anni, anche un luogo di pubblico riferimento nel periodo estivo, all’interno di un’importante occasione di socializzazione».

Le iniziative spaziano dalla classica lettura ad alta voce, alle attività teatrali, ai laboratori creativi e animazioni, ma anche cacce al tesoro e giochi per tutti.

Una delle originali iniziative proposte nell’ambito del programma di appuntamenti “Estate in Biblioteca” è la lettura del racconto “Chi ha incendiato la biblioteca?” di Anna Lavatelli, che vede i bambini nelle vesti di giovani detectives.

Quella di via Canigatti, a Milano, non è una biblioteca qualunque. Una notte scoppia un incendio, di quelli che attaccano pian pianino ma poi divampano con la forza di mille lingue scatenate. I libri, poveretti, non hanno neanche il tempo di aprire gli occhi che sono già completamente circondati. Ma chi sarà il colpevole? I bambini sono invitati a scoprirlo con l’aiuto di questo divertente racconto che insegna anche a giocare con gli acrostici. Un racconto ideale per scoprire come è fatta una biblioteca

Le iniziative sono promosse dalla locale Biblioteca e dall’Associazione Pro Loco di Filiano con il patrocinio del Comune, e sono curate dall’operatore Vito Sabia e dai volontari di Servizio Civile Pro Loco Unpli, Annalisa Carriero, Carmelisa De Vito, Claudia Carriero e Vitantonio Pace.

mercoledì 10 luglio 2019

Piergiorgio Branzi a Matera per il World Press Photo 2019


MATERA - Ultimi giorni per visitare la mostra dei vincitori del World Press Photo 2019, a Matera fino al prossimo 14 luglio. L’esposizione, che comprende i migliori scatti del fotogiornalismo mondiale, è ospitata negli Ipogei Motta, in via San Bartolomeo a pochi metri da via Ridola. Luoghi ricchi di storia e tradizione fanno da sfondo a foto di stretta attualità, che raccontano storie dolorose e piene di speranza provenienti da tutto il mondo.

La mostra del World Press Photo 2019, per la prima volta nella Capitale europea della cultura, si concluderà con due importanti appuntamenti, a ingresso libero, dedicati al mondo della fotografia. Sabato 13 luglio alle 18 presso il Circolo La Scaletta, via Sette Dolori 10, il giornalista e fotografo Piergiorgio Branzi, in conversazione con Enrico Stefanelli, direttore Photolux festival, racconterà la sua lunga carriera. Testimone del nostro tempo, Branzi proporrà un viaggio attraverso la sua Toscana, con le fotografie in bianco e nero degli anni Cinquanta, passando per Mosca, dove ha vissuto cinque anni come inviato Rai, e Parigi, fino ad arrivare alla sua ultima produzione, più sperimentale.

Domenica 14 luglio alle 18 il Circolo La Scaletta ospiterà il fotografo toscano Nicola Tanzini per la presentazione del libro fotografico Tokyo tsukiji (Contrasto, 2018),che racconta la capitale del Giappone, soffermandosi su Tsukiji il mercato ittico più grande del mondo, situato dal 1935 nell’omonimo quartiere al centro della città.

La mostra del World Press Photo, organizzata da Photolux, Biennale internazionale di fotografia di Lucca, Circolo La Scaletta, 10b Photography e CIME, è aperta tutti i giorni dalle 10 alle 13 e dalle 15.30 alle 22.

NOTA BIOGRAFICA PIERGIORGIO BRANZI

Cresciuto a Firenze, comincia a fotografare negli anni cinquanta. Formatosi nella tradizione figurativa toscana, si identifica nel “realismo-formalista”. Nel 1955 intraprende un lungo viaggio in motocicletta, attraverso l'Abruzzo e il Molise, la Puglia e la Lucania, la Calabria e Napoli, ma anche verso le zone depresse del Veneto. L' anno successivo attraversa la Spagna. Collabora all'esperienza editoriale de Il Mondo di Mario Pannunzio, registrando con le sue immagini la nascita convulsa della società di massa, il formalismo nei comportamenti della nuova borghesia, il graduale processo di omologazione consumistica. Verso la fine degli anni Cinquanta, dopo aver abbandonato gli studi di giurisprudenza, rallenta l'attività fotografica cercando uno sbocco nel giornalismo scritto. All'inizio degli anni sessanta è assunto dalla RAI. Nel 1962 il direttore del Telegiornale, Enzo Biagi, lo invia a Mosca, quale corrispondente televisivo occidentale nella capitale sovietica. Nel 1966 lascia Mosca per assumere l'incarico di corrispondente da Parigi. Dopo il maggio 1968, rientra a Roma come conduttore e inviato speciale del Telegiornale. Realizza inchieste e documentari in Europa, Asia, Africa. Dopo l'esperienza moscovita lascia la fotografia sperimentando la pittura e l'incisione. Riprende a fotografare a metà degli anni novanta per una rivisitazione dei luoghi pasoliniani. Dal 2007 sperimenta le possibilità della tecnica digitale. Numerose mostre personali delle sue immagini sono state ospitate in Gallerie private, Musei e Istituzioni pubbliche.

Nei 4 paesi del Sistema ACAMM gli artisti che hanno frequentato la Basilicata

(Aliano)

Martedì 16 luglio 2019, alle ore 18.00, a Roma, nella Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Sala delle Colonne, verrà presentato il progetto delle quattro mostre che il Sistema museale ACAMM, dal 26 agosto al 19 dicembre, dedica a quattro personaggi dell’arte europea del XX secolo. È stato possibile realizzare il progetto grazie al sostegno della Regione Basilicata e dell’Ufficio Sistemi Culturali e Turistici. Cooperazione Internazionale diretto da Patrizia Minardi che ha creduto alla rete ACAMM fin dalla sua nascita.

La scelta è strettamente connessa ai rapporti intessuti dai quattro noti artisti, nel corso dei decenni, con la Basilicata, viaggiata in lungo e in largo, in più occasioni operandovi, e con i personaggi che in questi luoghi sono nati o ai quali sono rimasti legati: Carlo Levi per Aliano, Sant’Andrea Avellino per Castronuovo, Ferdinando Petruccelli della Gattina per Moliterno, Leonardo Sinisgalli per Montemurro. Al tempo stesso, non sono stati trascurati i legami che gli artisti, tramite la Basilicata, hanno fissato tra di loro, attraverso molteplici incontri e stima reciproca. Tutto ciò, dalla seconda metà degli anni Cinquanta in poi, ha permesso che Matera fosse conosciuta e divulgata in Europa. Basti, per tutti, l’esempio di Assadour, amico di Sinisgalli, conosciuto insieme a de Libero nel 1968 a Roma e frequentato fino al 1980. Ha girato buona parte della Lucania, alla quale ha dedicato dipinti, disegni e incisioni (un libro, pubblicato nel 1987, si intitola appunto Assadour in Lucania), e vissuto a Matera per mesi. Naturalmente, è stato amico di Goetz a Parigi e di Scialoja, incontrato più volte a Roma e a Parigi.

I quattro artisti sono accompagnati in queste mostre da quattro storici dell’arte: ad Aliano, in Palazzo Di Leo, Giuseppe Appella per Pericle Fazzini (Grottammare, 4 maggio 1913 – Roma, 4 dicembre 1987), a Castronuovo, nel MIG. Museo Internazionale della Grafica, Antonello Tolve per Toti Scialoja (Roma, 16 dicembre 1914 – Roma, 1º marzo 1998), a Moliterno, nella Biblioteca G. Racioppi, Stefania Zuliani per Henry Goetz (New York, 29 settembre 1909 – Nizza 12 agosto 1989), a Montemurro, nella Casa delle Muse Sinisgalli, Federico de Melis per Assadour (Beirut 1943, vive a Parigi). Dipinti, sculture, disegni, acquarelli, opere grafiche, datati 1936-2018, invadono il territorio esteso tra Parco del Pollino e Parco dell’Appennino Lucano e chiariscono molti punti del linguaggio espressivo dei quattro artisti a contatto con una regione del Sud come la Lucania.

Per l’occasione, le Edizioni della Cometa pubblicano quattro distinti cataloghi che accompagneranno le mostre le cui inaugurazioni sono così previste: ad Aliano, il 26 agosto, a Castronuovo il 27 agosto, a Moliterno il 28 agosto, a Montemurro il 29 agosto.

Partecipano alla presentazione, condotta dall’attore Blas Roca Rey, i Sindaci dei quattro Comuni (Luigi De Lorenzo, Antonio Bulfaro, Giuseppe Tancredi, Senatro Di Leo), i responsabili dei presidi culturali (Antonio Colaiacovo, Giuseppe Appella, Raffaele Acquafredda, Biagio Russo), il Presidente della Fondazione Scialoja Arnaldo Colasanti, Patrizia Minardi e autorità regionali e nazionali.

martedì 9 luglio 2019

Stefania De Girolamo presenta “Stupro. La ragazza sporca”

MILANO - Stefania De Girolamo presenta “Stupro. La ragazza sporca”, un romanzo intenso e introspettivo, che riesce a trattare del delicato tema della violenza sessuale con la lucidità e il rispetto necessari a indagare tutto il dolore e le domande che questo trauma si porta dietro. Un’opera dalla parte delle donne ma anche di tutta l’umanità, che semina pensieri profondi sull’essere vivente e sui gesti di bontà e cattiveria che, piccoli o grandi, possono influire sull’energia universale, avere echi che si propagano in eterno e condizionare il tempo futuro, come la giovane e sfortunata protagonista Monica dovrà imparare sulla sua pelle.

TRAMA. Una ragazza di sedici anni, Monica, viene aggredita e violentata da un gruppo di ragazzi. La giovane sarà costretta dalla madre a nascondere l’accaduto, in ragione di una paura recondita e radicata in seno da generazioni di gettare la famiglia nell’ignominia. Monica si chiuderà in sé stessa e troverà l’unico sfogo al suo dolore nella musica, esibendosi in sensuali danze in un locale notturno, senza mai permettere a nessuno di avvicinarla. Sarà lì che incontrerà un giovane, Marco, bello e con gli occhi dolcissimi e un tormento nel cuore. Nascerà un amore casto e sincero che aiuterà entrambi a riscattarsi da un passato di sofferenza, fino a quando la dura realtà non busserà alla loro porta.

Stefania De Girolamo nasce a Genova da padre di origini pugliesi e madre ligure. Si diploma come perito turistico e studia la lingua russa, compiendo poi un lungo e istruttivo viaggio nell’Unione Sovietica. Esordisce nella narrativa con alcuni racconti, poesie e con il romanzo Insieme ce la faremo, pubblicato in self-publishing. Stupro. La ragazza sporca (Edizioni del Poggio, 2019) è il suo ultimo romanzo.

lunedì 8 luglio 2019

OasiCinema: ultimo appuntamento con Beautiful Things di Giorgio Ferrero


POTENZA - Ultimo appuntamento con la sesta edizione di “OasiCinema, il cinema dell’ecologia”, mercoledì’ 10 luglio sarà proiettato: Beautiful Things di Giorgio Ferrero.

La rassegna organizzata da Zer0971 Associazione di Promozione Sociale si prefigge lo scopo di promuovere attraverso il cinema la conoscenza dell’ambiente, dei territori e il rapporto con la natura.

Appuntamento alle ore 21 presso il cortile antistante il Museo Archeologico Nazionale “D.Adamesteanu” di Potenza. Ingresso libero

In caso di avverse condizioni meteo le proiezioni si terranno nell’adiacente Sala del Cortile.

Si riporta il commento del regista:

Beautiful Things è un viaggio, una storia in quattro atti dove immagini, parole e suoni sono insolubili tra loro. Quattro mondi che si intersecano in cui perdersi. I protagonisti del film conducono vite lontanissime dalle nostre ma i loro fantasmi nell’armadio ci fanno sentire parte di un unico disegno. Il film è stato scritto con un approccio musicale, come una partitura in cui le note, le immagini e le parole hanno lo stesso peso e ognuna cerca la propria geometria tra le righe.

Il film è dedicato a noi che non sappiamo vivere senza collezionare oggetti semi inutili. A noi tossici viziosi, bulimici accumulatori. A noi che non riusciamo a vivere nel silenzio. A noi che non riusciamo ad addormentarci senza Netflix nelle orecchie. A noi che accettiamo l’idea che la vita possa precederci ma non che i nostri oggetti ci possano sopravvivere. Questo film è un modo per sfuggire il nostro stile di vita da cui non riusciamo ad uscire in alcun modo.

I brevi quadri della quotidianità di una coppia che si intersecano all’impianto narrativo principale del racconto sono le vite degli autori del film stesso. La generazione dei robottini, delle prime chat porno, dei peluche dell’Ikea.

Abbiamo cercato attraverso la nostra malinconia di raccontare l’urgenza di un ritorno al silenzio, la ricerca di un respiro libero dalla compressione della vita immolata al rumore.

Questo è il nostro urlo che abbiamo cercato di tradurre in un canto.

Per ulteriori informazioni: info@zer0971.org Whatsapp: 3495564810

sabato 6 luglio 2019

In Fondazione Sassi la presentazione di #VentiMatera

MATERA - Si terrà martedì 9 luglio, ore 19, nella sede della Fondazione Sassi, a Matera, la presentazione dell'ultimo libro firmato da Sergio Ragone, #VentiMatera. Il volume, terza della collana " I luoghi ideali" per la Editrice UniversoSud, rappresenta la volontà dell’autore di creare una memoria del racconto collettivo e di mostrare le storie, le paure, il coraggio, le visioni, la Matera “invisibile”. Il 2020.

Come per i precedenti lavori, #PotenzaVisibile e #VediMaratea, anche in questo caso l'autore dialoga con cittadini, intellettuali, giornalisti, registi, imprenditori, opinion maker e musicisti sul futuro della Basilicata, a partire da Matera Capitale europea della cultura, e sulle possibili strategie di sviluppo dell'intero Mezzogiorno.

"Un racconto corale, per un cammino collettivo. E’ altissima l’ambizione di Sergio; “Vaste Programme”, avrebbe detto il generale de Gaulle. Soprattutto in Basilicata: creare identità e visione comune, a partire da uno degli ultimi riti collettivi televisivi: il capodanno Rai. Tendone itinerante, come quello di Joe Morelli ne “L’Uomo delle Stelle”, che da 4 anni attraversa e incuriosisce la Lucania. Un rito che Sergio cerca di sezionare. Come un rabdomante, ne indaga le conseguenze su un popolo disabituato alla ribalta, ma che da un po’ di tempo apprezza di essere riconosciuto, senza neanche conoscersi appieno. Da qui, l’occasione, per i lucani, di trarre consapevolezza e valore",così ne parla il giornalista del Tg1 Mario De Pizzo, lucano di origine, che firma la prefazione al libro.

#VentiMatera nasce dalla narrazione collettiva digitale: un hashtag che racconta la città, attraverso le foto ed i contenuti postati sui social network.

Alla discussione parteciperanno: Vincenzo Santochirico, Presidente Fondazione Sassi; Giampaolo D'Andrea, Assessore Comune Matera; Rossella Rubino, Avvocata, Consigliera Comune Matera); Antonio Candela, CEO UniversoSud; Silvio Giordano, Visual Artist; Giuseppe Tralli, Giornalista; Gianfranco Blasi, Giornalista e scrittore.

Sarà presente l'autore.

mercoledì 3 luglio 2019

Al via la 1a edizione della Biennale di Potenza


POTENZA - Si svolgerà a Potenza, sabato 6 luglio prossimo alle ore 10:30, presso la sala convegni del Museo Archeologico Michele La Cava in Via Lazio,18 la conferenza stampa di presentazione della Prima Edizione della Biennale di Potenza.

Fervono i preparativi per la Prima Edizione della Biennale Internazionale di Arte della Città di Potenza organizzata dall’Associazione Lucana Art Commission.

La Biennale di Potenza è il primo esperimento del genere nella nostra regione e sarà allestita presso le sale del Museo Provinciale Michele La Cava in Via Lazio e presso il Museo Dinu Adamesteanu - Palazzo Loffredo - dal 05 Settembre al 16 Novembre 2019.

L’esposizione coinvolge cinque settori specifici: Pittura, Scultura, Fotografia, Grafica e Arte Digitale.

Senza la pretesa di competere con manifestazioni simili, la Biennale di Potenza vuole riunire artisti, pubblico e critica attorno alle più recenti tendenze ed espressioni artistiche contemporanee.

“Credo che l’opera d’arte – ha dichiarato Raimondo Andreolo, presidente dell’Associazione- riunisca in sé elementi peculiari della personalità di ogni artista. Nella sua opera, quando non è frutto di puro tecnicismo, l’artista trasmette il desiderio di comunicare le proprie caratteristiche umane, le sue esperienze, le sue emozioni. I sui sentimenti, la rabbia, l’amore, la solitudine stanno tutti lì, lo spettatore ne percepisce e ne assorbe solo una parte, quella che va a chiudere o rafforzare il suo personale puzzle dell’emotività. Questo vorremmo accadesse al visitatore della nostra esposizione e in questa direzione stiamo concentrando il nostro impegno”.

La selezione delle opere, affidata al Prof. Vincenzo Claps è iniziata l’1 aprile scorso e si concluderà il prosimo 5 agosto. Il curatore è coadiuvato nel difficile compito dai Professori Giovanni Scioscia, Lucio Attorre, Guido Folco e dal Prof. Marco Salvatore. “La scoperta di nuovi talenti -ha affermato il Prof. Claps- e la loro partecipazione al fianco di artisti già affermati è l’obiettivo di questo scambio multiculturale così la Biennale di Potenza si propone quale strumento attraverso il quale si cerca di far convergere il panorama artistico di tutti i partecipanti in un’unica grande opera”.

È questa infatti l’ambizione della Biennale che senza dubbio a partire da questa prima edizione speriamo diventi uno strumento di diffusione delle tendenze artistiche di tutto il mondo.

Alla manifestazione hanno concesso il patrocinio la Regione Basilicata, la Provincia di Potenza, il Comune di Potenza, la Direzione Generale Musei – Polo Museale Regionale della Basilicata, il Museo MIT di Torino, l’UMPLI di Basilicata, l’Apt Basilicata, la Fondazione Matera-Basilicata 2019 e la sede regionale di Basilicata della RAI.

Tutte le informazioni ed i moduli per partecipare alla selezione della Biennale sono disponibili sul sito: biennaledipotenza.it

lunedì 1 luglio 2019

Paolo Ostorero pubblica il nuovo romanzo ''Schiavi''

MILANO - Paolo Ostorero presenta “Schiavi”, un romanzo basato su una storia vera, quella di due ragazzi costretti a lasciare la loro terra, l’Africa, per inseguire il sogno di una condizione che possa essere chiamata vita, e cancellare un passato di miseria e disperazione. Felix partirà dal Camerun e Peter dal Sud Sudan, due paesi dalle diverse culture e in cui si parlano lingue differenti, e alla fine le loro rotte distanti ma parallele convergeranno nello stesso luogo, che potranno finalmente chiamare casa. Una storia dolorosa e commovente, scritta da un autore che spera che in futuro ci saranno sempre più ponti, e soprattutto meno muri.


TRAMA. Le storie di Felix e Peter somigliano a quelle di altri mille ragazzi: un’infanzia finita troppo presto, la violenza dentro e fuori la propria casa, il sogno di fuggire per costruirsi una nuova vita in un Paese migliore. Felix perde suo padre quando è ancora un bambino, Peter invece suo padre lo conosce quel poco che basta a temerlo: è un uomo duro e violento, incattivito dalla vita militare. Le loro esistenze non sono facili, non c’è spazio per i giochi, la scuola o le amicizie. La fame non fa sconti e l’unica soluzione è il lavoro, umiliante, faticoso e sottopagato. Per chi come loro nasce sotto i cieli infiniti dell’Africa, la vita sembra non possa essere migliore di così. Felix e Peter sognano l’Europa, quell’Europa dove si vive e si lavora onestamente, dove c’è sempre da mangiare, dove la parola “schiavo” si legge solo sui libri di storia. Senza conoscersi e senza saperlo, Felix e Peter iniziano il loro viaggio in parallelo, alla ricerca della vita che sognano; un viaggio fatto di città sconosciute, periferie immense, lavori umili e dolorose delusioni. Il costo della felicità è alto e bisogna rinunciare all’orgoglio, alla paura e persino all’amore. Ma quando non si possiede niente, i sogni diventano l’unico tesoro da difendere. Questa non è solo la storia di Felix e Peter. È la storia di chi lascia il proprio cuore in una casa vuota per intraprendere un viaggio spaventoso e necessario come solo la vita sa essere.

Paolo Ostorero è nato a Torino nel 1960. Da sempre impegnato nel volontariato, negli ultimi anni è venuto a contatto con diverse situazioni legate all’immigrazione, passando quindi dall’essere spettatore di quanto sta avvenendo all’essere coinvolto emotivamente. In particolare le vite di due ragazzi, uno proveniente dal Sud Sudan (Peter) e uno dal Camerun (Felix), lo hanno colpito così tanto da sentire la necessità di aiutarli. Questi due ragazzi africani ora fanno parte in vario modo della sua famiglia. Schiavi è il primo romanzo dell’autore, ed è il racconto della storia dei due giovani e, in parte, anche della sua. Tutto il guadagno dell’opera, dedotti i costi, verrà devoluto in beneficenza.

domenica 30 giugno 2019

A Potenza secondo appuntamento con 'OasiCinema'


POTENZA  Secondo appuntamento con “OasiCinema”, il cinema dell’ecologia, dopo l’imprevisto cambio di programmazione, mercoledì’ 3 luglio sarà proiettato: La donna elettrica di Benedikt Erlindsoon.

La rassegna organizzata da Zer0971 Associazione di Promozione Sociale si prefigge lo scopo di promuovere attraverso il cinema la conoscenza dell’ambiente, dei territori e il rapporto con la natura.

Appuntamento alle ore 21 presso il cortile antistante il Museo Archeologico Nazionale “D.Adamesteanu” di Potenza. Ingresso libero

In caso di avverse condizioni meteo le proiezioni si terranno nell’adiacente Sala del Cortile.

Una storia tutta femminile su una minaccia planetaria, Halla è una donna single di circa cinquant'anni che dirige un piccolo coro nella verde ed educata Islanda.

La sua esistenza quotidiana e insospettabile nasconde un segreto: Halla è infatti anche l'ecoterrorista a cui il governo e la stampa danno la caccia da mesi, per i ripetuti sabotaggi che ha compiuto contro le multinazionali siderurgiche che stanno attentando alla sua splendida terra.

Halla, insomma, non resta in casa a farsi bombardare dalle notizie e dalle immagini catastrofiche che arrivano dalla televisione, esce, agisce e punta in alto, a salvare il mondo. Punta letteralmente in alto, scagliando le sue frecce contro l'industria nazionale per cercare di fare breccia nelle coscienze di politici e conterranei.

sabato 29 giugno 2019

A Locri (RC) incontro sul tema 'Tra la Cina e la Locride'


LOCRI (RC) - Lunedì 1 luglio 2019, alle ore 18.00, a Locri (Reggio Calabria), presso il Museo Archeologico Nazionale di Palazzo Nieddu del Rio, si terrà un interessante incontro sul tema Tra la Cina e la Locride - Nuove frontiere turistiche negli scambi culturali.

L’iniziativa è organizzata dai Musei e Parco Archeologico Nazionale di Locri in sinergia con l’associazione HistoriCal per sensibilizzare il territorio a nuove collaborazioni finalizzate a far conoscere il patrimonio storico archeologico della Locride oltreoceano ed in mercati oggi molto importanti. Un impegno che vede i Musei e parco archeologico di Locri presenti e pronti a collaborare con operatori turistico-culturali e associazioni di categoria a 360°.

Interverranno all’incontro locrese: Antonella Cucciniello, direttore Polo museale della Calabria; Rossella Agostino, direttore Musei e Parco Archeologico Nazionale di Locri; Attilio Varacalli, presidente associazione HistoriCal; Giovanni Calabrese, sindaco di Locri; Nicola Irto, presidente consiglio regionale della Calabria; Cosimo Pellegrino, presidente A.L.B.; Francesco Belligerante, referente per la Cina – associazione HistoriCal; Domenico Creazzo, vicepresidente Parco Nazionale d’Aspromonte; Gianluca Colaci, Confartigianato e Mario Diano, presidente albergatori della Locride.

I Musei e il Parco Archeologico Nazionale di Locri sono afferenti al Polo museale della Calabria, guidato dalla dottoressa Antonella Cucciniello.

giovedì 27 giugno 2019

A Matera la mostra 'Il Mito Rivisitato – le Maschere Arcaiche della Basilicata'


MATERA - “Il Mito Rivisitato – le Maschere Arcaiche della Basilicata” è il titolo della mostra che sarà inaugurata venerdì 28 giugno 2019 – alle ore 19,00 - a Matera, in via del Corso, 108 nei pressi di piazza San Francesco.

In esposizione vi saranno le maschere inquietanti e primordiali realizzate da Nicola Toce, l’artista di Aliano che è riuscito a traslare nelle sue opere le immagini più recondite che provengono dall’inconscio profondo della tradizione lucana carnascialesca e non solo.

La mostra resterà aperta al pubblico fino al 15 settembre. Si potrà visitare tutti i giorni, dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 23. Il biglietto d’ingresso è di euro 3.

Il Mito Rivisitato – le Maschere Arcaiche della Basilicata torna in terra lucana dopo essere stata esposta con successo a Roma -dal 9 febbraio al 28 aprile- nella Casina delle Civette del museo di Villa Torlonia, all’interno di una più ampia manifestazione, organizzata dall’APT Basilicata, dedicata alla tradizione del Carnevale lucano.

Sono 38 le opere di Toce, tra maschere e sculture, che fanno da filo conduttore di questa suggestiva ed originale narrazione di storie legate ai territori lucani e alle loro tradizioni. Una sorta di viaggio nello spazio e nel tempo, alla scoperta di storie ancestrali che hanno costituito (e continuano a costituire) il sentire comune e la stessa identità comunitaria dei borghi che le emanano e le coltivano a futura memoria.

Maschere antropomorfe, animali fantastici, creature magiche, travestimenti, spiriti e abitatori delle argille, realizzate con antiche tecniche di lavorazione e decorazione della cartapesta (ma con risultati rivoluzionari ed innovati nelle forme realizzate), trasporteranno i visitatori in quella dimensione accogliente e spaesante, propria di una Basilicata che guarda avanti viaggiando, meritoriamente, in equilibrio su un crinale tra l’arcaico e la contemporaneità. Specchio di un territorio e di una cultura che sa rinnovarsi facendo leva su quel profondo e ricco giacimento delle sue tradizioni.

La mostra è promossa ed organizzata dalla Cooperativa Nuova Atlantide in tandem con l’artista che presiederà all’inaugurazione e presenterà il suo lavoro.

L’allestimento è mirato a far fruire al meglio ogni opera, lasciando che ognuna di esse susciti curiosità e crei un contatto con le tuonanti maschere di Aliano, con l’orso di Teana che si nasconde nei suoi boschi, con il domino di Lavello che, forte della sua doppia natura, conduce l’anno verso la Quaresima, con la “foresta che cammina” nelle strade di Satriano, con i coloratissimi nastri e con i veli neri delle figure bovine di Tricarico, con le personificazioni dei mesi di Cirigliano, accompagnati tutti dai rumorosi campanacci di San Mauro Forte che neanche i temibili Cucibocca di Montescaglioso riescono a tacitare.

Biografia:

Nicola Toce nasce a Stigliano (MT) nel 1970 e, dopo aver passato i primi cinque anni della sua vita in Calabria, torna ad Aliano, paese d’origine del padre. Sin da piccolo dimostra una spiccata sensibilità artistica e prima dei dieci anni inizia a creare le proprie maschere da usare durante le sfilate organizzate per il Carnevale. Si diploma all’Istituto Statale d’Arte di Potenza e frequenta i primi due anni all’Accademia di Belle Arti di Brera. Dopo aver lavorato come restauratore, decoratore e scenografo, dal 2008 al 2013 vive a Girona, in Catalogna, dove dà vita al suo primo progetto legato alle maschere che ha come risultato alcune mostre ed il volume “I figli di Lamisco. Le maschere di Nicola Toce”, uscito nel 2015 per i tipi di Rubbettino Editore. Ha realizzato sculture e bassorilievi per enti, comuni ed istituzioni. La mostra alla Casina delle Civette di Roma è stata la realizzazione del suo secondo progetto legato alle maschere che, questa volta, ha travalicato i confini di Aliano per rappresentare nella Capitale tutta la Basilicata.

La NUOVA ATLANTIDE - Soc. Coop. a r.l, nasce nel 2001 da un gruppo di professionisti con diversi anni di esperienza nei settori dell’ambiente e del territorio, per attuare la valorizzazione turistico-ambientale di una delle aree più interne della Basilicata: il Parco Naturale Regionale di Gallipoli Cognato e Piccole Dolomiti Lucane, facendo di quel patrimonio paesaggistico una risorsa.

Coniugando l’educazione ambientale alla dimensione turistica, sulla base di un’esperienza ormai decennale, vanta oggi un’offerta diversificata, proponendo attività complementari per insegnare, divertire, emozionare: laboratori didattici, itinerari guidati, escursioni (a piedi, in mountain bike), sport outdoor (orienteering, Parco Avventura, birdwatching, tiro con l’arco).

La NUOVA ATLANTIDE si occupa, da anni, di iniziative rivolte alla protezione del patrimonio culturale ed ambientale di cui promuove la conoscenza, la tutela e la valorizzazione.

Sin dalla sua costituzione, promuove attività di tutela, valorizzazione, sensibilizzazione e divulgazione nei campi della cultura, dell’arte, dei beni naturalistici e delle tradizioni attraverso l’organizzazione di eventi e manifestazioni turistiche e culturali, la partecipazione a fiere di settore, gli allestimenti museali, l’elaborazione e la gestione di percorsi turistici tematici, il servizio guida attraverso itinerari storico – artistici, monumentali e naturalistici (www.nuovaatlantide.com).

mercoledì 26 giugno 2019

Vittorio Ciani pubblica il nuovo libro “LegatiOltreL’Anima”

MILANO - Vittorio Ciani presenta “LegatiOltreL’Anima”, un’appassionata trattazione sul mondo del bondage condotta da un autore che da anni ne fa parte nel ruolo di Master, e ne conosce quindi ogni dettaglio e sfumatura. Un’opera rivolta a chi si è già avvicinato al BDSM e vuole approfondire le motivazioni che si celano dietro pratiche sessuali giudicate spesso superficialmente, ma è destinata anche a chi è affascinato da questo mondo misterioso, e vuole fare chiarezza su cosa davvero comporti “legarsi oltre l’anima” superando i propri limiti fisici e mentali.

Dopo il discreto successo riscosso con la sua prima pubblicazione PensieriDiUn’AnimaPassionale, nel suo ultimo lavoro LegatiOltreL’Anima Vittorio Ciani racconta il bondage e tutto il mondo nel quale vive, nelle vesti di MasterSoul. L’autore mette a nudo l’affascinante mondo del BDSM presentando un testo che, più che un “manuale di pratica”, si focalizza su quali sono i sentimenti e le meccaniche che si innescano tra i partecipanti, raccontandosi e mettendo a disposizione le proprie esperienze e il proprio sapere sull’argomento. Nel libro sono comunque presenti alcuni capitoli dedicati alle diverse pratiche di bondage, oltre a un glossario e a qualche doverosa raccomandazione. Il testo è intervallato da poesie dell’autore e da pensieri scritti dalle sue slaves, ed è arricchito da 86 immagini. Nell’ultimo capitolo sono presenti tre racconti dell’autore.
Vittorio Ciani è l’alter-ego di Roberto, nato a Salerno il 4 novembre del 1967. Roberto si trasforma in Vittorio dopo aver cominciato a pubblicare su Facebook, e poi su pagine dedicate ai suoi pensieri (Legati oltre l’Anima II e MasterSoul). Apre un blog su Tumblr (vittoriocianimastersoul) in cui pubblica aforismi, poesie classiche d’amore, poesie erotiche e racconti di vario genere, dall’horror al sentimentale. Nel 2018 pubblica il suo primo libro Pensieri di un’Anima Passionale, una raccolta di componimenti in versi e aforismi. Nel 2019 prosegue la sua avventura in campo editoriale con la pubblicazione di LegatiOltreL’Anima, in cui racconta del mondo del bondage e del BDSM da protagonista nei panni di MasterSoul.

domenica 23 giugno 2019

A Potenza la VI edizione di 'OasiCinema', il cinema dell’ecologia


POTENZA - Al via la VI edizione di "OasiCinema", il cinema dell’ecologia, che avrà luogo per tre mercoledì consecutivi a partire dal 26 giugno fino al 10 luglio presso il Museo Archeologico Nazionale “D.Adamesteanu” di Potenza.

L’iniziativa è ideata ed organizzata dall’Associazione di promozione sociale Zer0971 che per l’occasione ha voluto rendere fruibile il cortile antistante il Museo mediante la realizzazione di elementi di arredo progettati e realizzati dallo studio di architettura e paesaggio Volumezero, che rimarranno anche dopo la rassegna cinematografica a disposizione del museo e dei suoi visitatori.

La rassegna si prefigge lo scopo di promuovere attraverso il cinema la conoscenza dell’ambiente, dei territori e il rapporto con la natura.

Il primo film in programma mercoledì 26 giugno è “La donna elettrica” di Benedikt Erlindsoon:

La storia di Halla che sembra una donna come le altre, ma dietro la routine di ogni giorno nasconde una vita segreta: armata di tutto punto compie spericolate azioni di sabotaggio contro le multinazionali che stanno devastando la sua terra, la splendida Islanda.

Seguirà il 3 luglio il documentario “Transumanza Tour” di Valerio Gnesini:

Un trio folk, sei fattorie innovative, aperte e ospitali.

Sei tappe di un tour musical-rurale per l'Italia da Maratea a Genova, le sue campagne e le sue genti; l'apprendimento di tecniche e saperi antichi e sempre di più attuali.

OasiCinema si concluderà il 10 luglio con il film di Giorgio Ferrero “Beautiful Things”, miglior film italiano alla 74a Mostra del Cinema di Venezia - Giuria Arca, under 26

Quattro capitoli: petrolio, cargo, metro, cenere e i loro rispettivi protagonisti, padroni assoluti di altrettanti ambienti suggestivi e inaccessibili.

Ingresso libero, proiezione h.21
In caso di avverse condizioni meteo le proiezioni si terranno nell’adiacente Sala del Cortile.
Per ulteriori informazioni: info@zer0971.org - Whatsapp: 3495564810