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martedì 12 marzo 2019

Contratto FCA CNHI e Ferrari: svolta su salario, formazione e inquadramento


ROMA - Dopo quattro mesi di trattativa siamo giunti alla firma dell’ ipotesi di accordo del contratto collettivo di FCA, CNHI-FERRARI. Un risultato positivo su tutti i fronti da quello salariale a quello dell’innovazione contrattuale con molti aspetti qualificanti sulla parte normativa.

Il contratto si caratterizza con un importante incremento salariale sulla paga base e con la sua incidenza su tutti gli istituti contrattuali. L’incremento sulla paga base mensile a regime al lavoratore oggi inquadrato nel terzo gruppo 1° fascia è pari a 144,50 euro, un incremento pari al 8,24%, oltre al doppio del tasso di inflazione previsto nel quadriennio. Le trance previste sono +€35,06 (1.4.19), +€35,76 (1.2.20), +€36,48 (1.1.21) + € 37,20 (1.1.22). Se consideriamo l’incidenza dei turni l’importo si incrementa ulteriormente di circa il 10%.

Per le altre categorie come un operaio addetto al reparto montaggio, di 5° gruppo 2^ fascia, l’ aumento è di 130,19 euro, mentre al lavoratore professional 179 €.

Il contratto ha previsto la conferma e il miglioramento dell’attuale premio di efficienza introdotto nel 2015, considerando nella scala percentuale dei parametri anche la parte anticipata trimestralmente del premio precedente collegato al piano industriale 2014-2018. Questo consentirà di incrementare il premio annuale che nell’ultimo anno ha erogato mediamente per FCA € 1.270 e per CNHI € 753.

A partire dal 1 luglio 2019 il contributo aziendale per la previdenza aumenta del 29%, portando la contribuzione a suo carico dal 1,7% al 2,2% della paga base con un vantaggio annuale a regime per un operaio di circa 123 €. Il contributo per gli apprendisti passa al 2,5% della paga base e per i professional al 2,5% della retribuzione utile per il TFR. E’ una risposta molto significativa per le generazioni oggi al lavoro, in particolare per i più giovani, che necessitano di un rafforzamento integrativo pensionistico di quella che sarà la loro futura pensione. Anche sulla sanità integrativa si rafforzano e migliorano le coperture assicurative sanitarie per i lavoratori e i propri famigliari e riducendo il costo per la contribuzione del lavoratore aderente e aumentando quella a carico azienda. Il costo per un operaio sarà di 40€ annui (circa 3,3 €uro mese) e per un professional 120 euro annui (10 € mese). L’azienda verserà di più per ogni dipendente, oltre a 30€ per la copertura base, per gli AC1 operai e impiegati 146€ e per gli AC2 professional 516€.

Un accordo molto innovativo riguarderà lo smart-working che consentirà di diffondere in tutti gli stabilimenti delle diverse società, un’intesa molto innovativa sul tema della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, che ad oggi abbiamo sperimentati in pochi stabilimenti.

Sempre sull’orario di lavoro si è intervenuto a migliorare l’utilizzo anche a frazioni di un’ora dei permessi annui retribuiti e questo riguarderà per 16 ore anche i lavoratori turnisti. Si sono migliorate le indennità sulla turnistica relativa ai turni superiore ai 18 turni, estendendola a tutti (salvo i discontinui) e portando il contributo a 25€ per sabato su domenica. Anche sui recuperi produttivi l’indennità è stata aumentata portandola a 25€.

Particolarmente positivo il tema sulla formazione professionale e il diritto allo studio. Abbiamo costruito le condizioni per diffondere ed estendere i percorsi formativi a tutti i dipendenti e rafforzato il Diritto allo studio portando a 40 ore retribuite per ogni anno del corso di laurea o di percorsi professionali.

Dopo oltre 40 anni cambierà l’inquadramento professionale in CNHI e Ferrari si passerà alla definizione dei gruppi professionali, in FCA la sperimentazione delle tre fasce professionali a partire dal 1 gennaio 2020 diventerà strutturale, dando alle parti la possibilità di costruire un sistema premiante sulla professionalità. Questo lavoro verrà sviluppato in un anno con uno specifico gruppo di lavoro, rappresenterà un cambiamento radicale e innovativo sul sistema di riconoscimento della professionalità in particolare nel nuovo contesto di industry 4.0.

Particolarmente significativo l’istituto delle ferie solidali, che consentirà ai colleghi di lavoro, su base volontaria con una cessione di ferie, di aiutare il lavoratore in situazioni di forte difficoltà.

Siamo poi intervenuti a migliorare tutto il sistema partecipativo rafforzandolo in tutti gli aspetti che hanno determinato delle criticità, dagli aspetti di lavoro delle commissioni paritetiche di fabbrica in particolare quelle relative all’organizzazione del lavoro, ambiente e sicurezza, istituendo anche la “safety day”. Si è rafforzato il ruolo dei rappresentanti della sicurezza (RLS) attraverso la formazione e la dotazione di nuova strumentazione. Infine si è costituito un tavolo per analizzare e sperimentare forme di partecipazione avanzate dei lavoratori.

E’ stata una trattativa difficile, più volte abbiamo sfiorato alcune volte la rottura ma fortunatamente siamo poi riusciti a convincere l’azienda ad abbandonare alcune sue richieste che mettevano a rischio il negoziato, come: peggioramento dell’istituto della malattia, l’introduzione del lavoro plurisettimanale, e le richieste da parte aziendale di maggior inasprimento sulle sanzioni relativi all’articolo sui “rapporti in azienda”. Abbiamo condiviso quelle relative ad una maggior garanzia per il lavoratore (termini di presentazione contestazioni e aumento a tre della recidiva generica) e quelle violazioni e infrazioni non sancite dalla giurisprudenza non presenti nelle vecchie regole degli anni 70, come le molestie sessuali, non rispetto delle norme sui segreti industriali e la manifesta alterazione per droghe.

L’accordo è certamente un ottimo risultato in particolare in questo contesto di difficoltà industriale ed economico che il nostro paese sta risentendo sempre di più negli ultimi mesi. La conferma dei 5 miliardi di investimento per FCA sono una garanzia e una prospettiva importante per il futuro dell’occupazione e degli stabilimenti italiani. Era fondamentale chiudere con un buon accordo anche perché il 2019 rappresenterà ancora un momento di transizione particolarmente difficile. Nei prossimi giorni il contratto sarà al vaglio delle rappresentanze sindacali aziendali dei vari stabilimenti per la sua approvazione.

martedì 5 marzo 2019

Chi gioca d’azzardo online in Italia? Ce lo dicono le statistiche

Il gioco online, le scommesse e la “battaglia” per la miglior offerta sono diventati elementi mainstream nella moderna concezione dello sport. Non esiste pratica sportiva (e non solo) sulla quale non si possa scommettere. In un recente sondaggio, molti scommettitori e giocatori online affermano che questa loro “febbre da scommessa” la si deve non ad una dipendenza patologica, o per lo meno in alcuni casi, ma la si fa rientrare in un tentativo da parte di questi tifosi/giocatori di rendere, a loro avviso, più avvincente il match, la gara, l’evento, ecc. Insomma, il loro fine ultimo è quello di dare un tocco di brivido alla manifestazione.

Tuttavia, la pratica delle scommesse online è diventata una vera e propria miniera d’oro per molti bookmaker, anche in Italia. Giocatori da ogni dove, di ogni età e appassionati di qualsiasi sport, ma quali sono i dati ufficiali?

I dati ufficiali dell’Osservatorio sul Gioco Online
Nel 2017, il Politecnico di Milano ha eseguito un’indagine statistica ha calcolato che il fatturato totale dei bookmaker per l’anno precedente si aggirava su di una cifra superiore al milione di euro con una crescita del 25% rispetto al 2015.

Le scommesse sportive fatturano, da sole, 350 milioni di euro mentre il Casinò Games aumenta del 35% il proprio fatturato sfiorando il mezzo miliardo di euro. Da padrone è il ruolo svolto dal calcio che, dal 2012, ha visto una crescita irrefrenabile di scommettitori pronti a puntare su qualsiasi partita di qualsiasi campionato. Interessante, soprattutto, il dato che da, come picco di scommesse giocate, l’estate del 2014 e del 2016 con gli Europei, i Mondiali e le relative qualificazioni.

Non solo calcio, ma anche altri sport come Formula 1 e MotoGP hanno molto successo tra i giocatori online. Certo, indovinare la vittoria di un pilota su 20 è molto più complicato di puntare sul successo di una squadra fra due, tuttavia, sono molti i temerari che ci provano e altrettanti quelli che riescono ad indovinare il corretto risultato.

Da dove provengono e quanti anni hanno i giocatori
Le regioni maggiormente interessate dal fenomeno del gioco online sono quelle del centro e del sud Italia mentre al nord è la Lombardia a farla da padrone. Nel 2015 era il Lazio la regione con più giocatori attivi, nel 2016 quasi il 50% degli scommettitori proveniva dal sud e dalla Sicilia, il 30% era originario del nord Italia e solo il 20 occupava il centro. Insomma, i dati sono molto variabili e non solo in lunghi periodi di tempo.

Per quanto riguarda, invece, l’età dei giocatori si aggira in maniera preponderante tra i 25 ed i 35 anni. Gli scommettitori dai 35 ai 45 anni rappresentano il 25% circa del corpo totale dei giocatori online mentre, allo stesso livello percentuale, troviamo i giocatori over 45 e under 25 (fino a 18 anni per obbligo di legge) attorno al 15% abbondante.

La nuova frontiera del gioco online: le scommesse da mobile
In aumento vertiginoso anche l’utilizzo che gli utenti fanno del gioco online da mobile. Sempre più piattaforme e bookmaker hanno creato la loro versione online del prodotto che offrono con opzioni che sono del tutto uguali o molto simili a quelle offerte da dispositivi fissi. Sempre nel 2016, sono 233 milioni, il 50% in più rispetto al 2015, i giocatori che utilizzano tablet o telefono.

Questa capillare diffusione del gioco online anche da mobile ha aumentato in Italia l’importo pro capite giocato in quanto, attualmente, giocare non è mai stato così semplice. L’importo mensile medio giocato è di circa 50 euro mentre circa 1 milione e 790 mila italiani hanno giocato almeno una volta online.

Non farti ingannare dai siti di scommesse illegali che puoi incontrare sul web, rivolgiti solo a siti italiani o a siti di scommesse stranieri legali; ovvero aventi licenza AAMS.

sabato 16 febbraio 2019

Falcicchio (intervista): "Sfido la crisi a colpi di servizi al cliente e specializzazione"


di ALESSANDRO NARDELLI - Questa la mission di Gaetano Falcicchio, pugliese, decoratore e titolare del centro di consulenza “Mister Muffa”. Egli, appassionato fin da ragazzino al mondo del colore e della decorazione, ha fatto tanta gavetta. Dopo aver aperto il Colorificio Falcicchio, negli anni ha deciso di specializzarsi nel settore delle muffe, diventando da subito, per tutti “il Consulente della Muffa” o meglio detto “Mister Muffa”. Il Giornale di Puglia lo ha intervistato:

1) Gaetano, leggendo il tuo curriculum, noto che già dall’adolescenza eri un appassionato del settore edile, per la precisione del mondo del colore. Come e perché nasce questa tua attrazione?

- Nel mio caso, è una questione di DNA, avendo mio padre che faceva il decoratore nel mio paese. Dal punto di vista professionale, assomiglio molto a mio papà, cosa non scontata. Da bambino, ho sempre visto lui armeggiare con colori e pennelli, e per me, quella del decoratore, è rimasta, quindi, una passione che ho coltivato attorno ai 14 anni, quando, durante le vacanze estive, ho iniziato a lavorare. Ben presto, ho preso, così, conoscenza del settore.

2) Descrivendoti, hai detto di te che sei una spugna, e che ancora oggi prendi il buono da ogni esperienza. Nel professionalizzare il tuo mestiere ha influito maggiormente la tua capacità d’imitazione o l’aver facilmente assimilato i trucchi che i tuoi maestri lavorativi ti hanno insegnato?

- La base per ogni professione deve essere quella di fare un lavoro con passione. Quando c’è la passione, e ti piace quel che fai, riesci ad assimilare ogni trucco del mestiere. Se invece svolgi un lavoro che non ti piace, non riuscirai mai a entrare al 100 % in quella che è la tua professione.

Personalmente, il fatto di essere una spugna, mi ha aiutato moltissimo dal punto di vista professionale, proprio perché il lavoro da decoratore mi è sempre piaciuto, quindi, fin dall’inizio, ho appreso e assimilato, con facilità, quelli che erano i diversi metodi per realizzare delle decorazioni, o anche una semplice pitturazione. Adesso ho tanta esperienza, ma non smetto di prendere il buono da tutte le mie esperienze. In passato, ad esempio, ho fatto anche il venditore, facendo mie quelle che sono le tecniche di vendita. Ancora oggi continuo a leggere libri sul business, sul marketing, e, ovviamente sulle muffe, la mia professione.

3) Prima mi raccontavi che tuo padre ti diceva sempre “Lascia perdere questo mestiere, fai altro”. Cosa ti ha spinto a superare questo “vento contrario”?

- Diciamo che sono sempre stato un ragazzo molto indipendente, quindi ho cercato fin dalla mia adolescenza, di avere una mia indipendenza economica, e di imparare un nuovo mestiere. Ciò che ha fatto scattare questa molla in me, è stato un evento molto intimo e personale, la scomparsa di mio padre.

4) Parlaci del tuo mestiere. Colorificio Falcicchio nasce come e con quale mission?

- Nel 2009, ho lasciato il posto fisso in un’azienda nella provincia di Bari, e mi sono trasferito a Brindisi, aprendo la mia attività, il Colorificio Falcicchio, che non nasce non come ferramenta, ma come una rivendita di solo colori, decorativi, carte da parati. La mission della mia attività, è sempre stata quella di dare tutta la consulenza e il supporto possibile ai miei clienti, soprattutto a chi vuole dedicarsi al fai da te, e avendo io una grande esperienza nel settore, questo compito mi riesce molto facile.

5) Sicuramente ci saranno stati anche per te dei momenti in cui hai sofferto la pressione della crisi incombente e della concorrenza. Come sei riuscito a fare quel salto di qualità, che ti ha permesso di differenziarti nel tuo settore?

- Faccio una premessa, non possiamo nascondere che le grandi distribuzioni, hanno come punto di forza, il prezzo e la quantità di articoli venduti. Inizialmente c’è stata l’adrenalina tipica dell’apertura di una nuova attività. Dopo un po’ ammetto, però, che ho iniziato a sentire la tensione, non tanto dovuta alla crisi, ma al fatto, come dicevo prima, che i grossi centri, pur avendo dei prodotti differenti dei miei, puntavano molto sul prezzo basso. Ecco, io invece, ho deciso di specializzarmi sempre di più nel mio settore, dando maggiori servizi al cliente, che riceve anche consulenza e assistenza. Infatti, ritengo che saper dare una risposta ai problemi del potenziale compratore, fa la differenza in un processo di vendita.

6) Quanto è importante il settore vendita e commerciale per un’azienda? E com’è cambiato questo settore da quando hai aperto la tua attività, ad oggi?

- Secondo me è fondamentale, non tanto essere un bravo venditore, (anche se comunque, è necessario esserlo), ma studiare approfonditamente il proprio settore, per capire come fare la differenza. Venti anni fa, invece, era tutto più semplice, non essendo ancora arrivato il boom di internet e dei grandi centri commerciali. Aprivi la tua attività commerciale e c’era tanta richiesta di prodotti, quindi era facile riuscire a guadagnare abbastanza bene.

7) Secondo te, che rapporto c’è tra il settore commerciale, e le strategie di marketing e di vendita?

- Il marketing è la base, ciò che aiuta la vendita. Molti pensano che il marketing sia la stampa di un semplice volantino, in realtà alle spalle, c’è tutto uno studio del settore, del cliente ideale. Un processo che ti aiuta a entrare nella testa del tuo cliente per capire ciò che lui desidera, e potergli così offrire un servizio o un prodotto che lo aiuti a risolvere il suo problema. Se non ti metti nei panni del tuo cliente, non riuscirai mai a dare lui il giusto aiuto.
8) Come nasce la tua idea di dare realizzazione a una nuova figura che in Italia ancora NON esisteva, “il Consulente della Muffa” o meglio detto “Mister Muffa”?

- Come spiegavo prima, oggi, se vuoi fare la differenza, devi trovare la tua differenza. In tutta la mia esperienza lavorativa nel settore, uno dei problemi più persistenti, è stato sempre quello della muffa. Da qui, la scelta di specializzarmi nella risoluzione di questo specifico problema. Io faccio sempre l’esempio del medico generico e dello specialista. Inizialmente vado dal primo, ma, se lui non riesce a risolvere il mio problema, mi affido al secondo. Ho creato, quindi, questa figura, il consulente della muffa, e ben presto, i miei clienti, hanno iniziato a darmi il soprannome di Mister Muffa. In fondo, chi di noi non ha mai desiderato di diventare un supereroe? La cosa fondamentale, per me, essendo un padre di famiglia, è far capire alla gente che la muffa fa male, soprattutto ai bambini, e non è soltanto una macchia da pulire. Non dobbiamo utilizzare assolutamente candeggina o prodotti simili, perché la muffa va trattata in maniera specifica, in quanto potrebbe crearci seri problemi di salute.

9) Hai realizzato anche una guida di “Mister Muffa”. Di cosa parli nello specifico in questo manuale?

- Internet ha segnato un punto di svolta nel capo professionale. Se da un lato ha dato una grossa mano nel far conoscere le diverse attività commerciali, dall’altro lato ha dato spazio a tuttologi che fanno circolare bufale solo per spillare soldi. Allora io che cosa ho fatto? Ho scritto una guida in cui spiego nel dettaglio, perché la muffa non è una macchia nera, non è dello sporco, ma è un fungo, proprio come quello che troviamo nei boschi. Io inizio con la spiegazione di tutti i rischi e tutte le cause della muffa, per evitare che qualcuno possa vendere all’ignaro, mio potenziale cliente, un prodotto inutile.

10) Dove vuole arrivare “Mister Muffa”? Quali sono i progetti per il tuo futuro?

- “Mister Muffa” ha un ambizioso progetto a lungo termine. Ritengo che tutti debbano averlo, suddividendolo poi in vari step con dei traguardi. Io vorrei aprire dei centri di consulenza “Mister Muffa” in altri luoghi, anche fuori dalla mia città, per aiutare i miei colleghi del settore, a professionalizzarsi e specializzarsi.

martedì 12 febbraio 2019

Per il biometano del Gruppo Hera la certificazione di Bureau Veritas


POTENZA - Ogni singolo metro cubo di biometano avrà una sua origine, un luogo di provenienza e le caratteristiche del rifiuto dal quale è stato ricavato, a garanzia della massima trasparenza del processo di produzione di Herambiente, società del Gruppo Hera e maggiore operatore nazionale nel trattamento dei rifiuti. Questo il risultato del sistema di tracciabilità e di bilancio di massa in accordo allo “Schema Nazionale di Certificazione dei Biocarburanti e dei Bioliquidi” certificato da Bureau Veritas Italia, leader a livello mondiale nei servizi di ispezione, verifica di conformità e certificazione.

Tale sistema garantisce già la tracciabilità della produzione a regime del nuovo impianto di Herambiente a Sant'Agata Bolognese (BO). Costruito a partire dalla più avanzate esperienze in questo settore a livello internazionale e inaugurato lo scorso 25 ottobre 2018, primo in Italia realizzato da una multiutility per tipologia e caratteristiche, questo impianto è in grado di produrre biogas dalla digestione anaerobica della frazione organica dei rifiuti solidi urbani (Forsu) e, a seguito di una fase di upgrading, ottenere biometano da destinare all’utilizzo per autotrazione.

Grazie al sistema di tracciabilità e di bilancio di massa in accordo allo “Schema Nazionale di Certificazione dei Biocarburanti e dei Bioliquidi” per cui Bureau Veritas Italia è accreditato e per cui ha svolto attività di verifica presso il sito di Sant'Agata Bolognese, infatti, ogni metro cubo di biometano immesso in rete ha una paternità precisa, collegata all’attività di raccolta della frazione organica. Un sistema di bilancio di massa e di tracciabilità consente, infatti, di monitorare i quantitativi di rifiuto in ingresso all’impianto, così come le fasi di digestione anaerobica, da cui deriva la produzione di biogas e la successiva fase di upgrading a biometano.

Lo “Schema Nazionale di Certificazione dei Biocarburanti e dei Bioliquidi” basato su un sistema di “bilancio di massa e di tracciabilità”, è una certificazione di prodotto per Herambiente e rappresenta una componente essenziale e qualificante dell’intero progetto, un ulteriore fiore all’occhiello per un processo già di per sé all’avanguardia. Per dare garanzia del sistema di tracciabilità, ogni quattro mesi i tecnici di Bureau Veritas effettueranno verifiche ispettive presso il sito di produzione.

Oltre a 20 mila tonnellate di compost di qualità da destinarsi principalmente all’agricoltura, l’impianto di Sant’Agata Bolognese produce a regime 7,5 milioni di metri cubi di biometano annui, combustibile interamente rinnovabile, con importanti benefici sull’economia e sull’ambiente, grazie a un risparmio annuo di 6.000 tonnellate di petrolio e a una sensibile riduzione delle emissioni di CO2. I volumi metri cubi di biometano immessi in rete saranno, a campione, oggetto di verifica di conformità, da parte di Bureau Veritas.

“Siamo particolarmente orgogliosi di essere stati la prima multiutility in Italia a realizzare un impianto di biometano - ha dichiarato Andrea Ramonda, Amministratore Delegato di Herambiente-. Grazie alla collaborazione con Bureau Veritas siamo oggi in grado di certificare l’intero processo circolare della filiera del biometano: dallo sforzo quotidiano dei cittadini per la corretta raccolta differenziata del rifiuto organico fino alla produzione e utilizzo di un carburante sostenibile utilizzabile nei trasporti pubblici e privati del territorio”.

"Il tema della gestione del ciclo dei rifiuti specie urbani - ha affermato Ettore Pollicardo, CEO di Bureau Veritas Italia - è destinato ad assumere un'importanza deflagrante anche e specialmente per l'Italia, con l'effetto indotto di accelerare, non solo il dibattito, ma anche il processo di ricerca di soluzioni concrete e innovative relative alla cosiddetta economia circolare. Un campo nel quale il nostro gruppo ha svolto e svolge una funzione spesso pionieristica e che trova nel rapporto di collaborazione con Herambiente una prova tangibile".

lunedì 21 gennaio 2019

Ricchezza e povertà: 26 persone detengono tanto denaro quanto metà dell'umanità


ROMA - "Il crescente divario tra ricchi e poveri ostacola la lotta contro la povertà, danneggia l'economia e alimenta la rabbia globale", ha dichiarato in un comunicato stampa, Winnie Byanyima direttore esecutivo di Oxfam International, la confederazione internazionale di organizzazioni non profit che si dedicano alla riduzione della povertà globale, attraverso aiuti umanitari e progetti di sviluppo, citata in un comunicato stampa. I governi "devono assicurare che le multinazionali e i ricchi paghino la loro quota di tasse", ha aggiunto nella tradizionale relazione annuale di Oxfam sulle disuguaglianze globali che è stata pubblicata prima del World Economic Forum (WEF), che si tiene fino a venerdì prossimo a Davos. Secondo i dati della ONG, la cui metodologia è basata sui dati pubblicati dalla rivista Forbes e dalla banca Credit Suisse, è contestata da alcuni economisti, 26 persone in questo momento storico hanno tanto denaro quanto 3.8 miliardi di altri cittadini più poveri del pianeta.

Nel 2017, erano 43. Per quanto riguarda l'uomo più ricco del mondo, Jeff Bezos, il fondatore di Amazon, la sua ricchezza ha raggiunto i 112 miliardi di dollari l'anno scorso. Ma, basti pensare che "il bilancio sanitario dell'Etiopia è pari all'1% della sua fortuna", afferma l'ONG. Complessivamente, la ricchezza mondiale dei miliardari è aumentata di 900 miliardi di dollari solo l'anno scorso, ad un tasso di 2,5 miliardi di dollari al giorno, mentre quella della metà più povera della popolazione mondiale del pianeta è scesa dell'11%. Il numero di miliardari è raddoppiato dall’inizio della crisi finanziaria del 2008, secondo Oxfam, che ha sottolineato che "i ricchi non solo hanno una crescente ricchezza, ma anche i livelli di tassazione inferiori da decenni". "Se la tendenza fosse invertita, la maggior parte dei governi disporrebbe di risorse sufficienti per finanziare i servizi pubblici", ha affermato l'ONG che ritiene che "la ricchezza sia particolarmente sottovalutata". Ha detto che su un dollaro di imposta sul reddito, solo quattro centesimi provengono dalla tassazione della ricchezza. Per Oxfam, “il 10% dei più poveri, paga più tasse in proporzione al proprio reddito rispetto alla maggior parte ricchi". Questo rapporto è pubblicato in un momento in cui la tassazione delle maggiori fortune sta provocando un ampio dibattito in diversi paesi a partire dalla Francia, dove è nata e si è sviluppato il movimento dei "giubbotti gialli".

Negli Stati Uniti, la neodeputata democratica Alessandria Ocasio-Cortez, ha proposto d’innalzare le imposte del 70% ai più ricchi, ottenendo l'appoggio del premio Nobel per l'economia Paul Krugman. Sono dati incredibili che dovrebbero far riflettere chiunque, anche chi non si occupa d’economia, rileva Giovanni D'Agata presidente dello “Sportello dei Diritti” e che dovrebbero spingere i governanti ad ascoltare le spinte popolari mai sopite ad una riduzione del divario della ricchezza tra più ricchi e più poveri attraverso un nuovo modello d’imposizione fiscale che, solo per far riferimento alla Costituzione del nostro paese, dovrebbe veramente far riferimento al principio proporzionale della tassazione che non è stato forse mai completamente attuato.

lunedì 3 dicembre 2018

Addio allo Geoblocking: shopping online senza più limiti nell'Ue


Da lunedì 3 dicembre cambia in maniera sostanziale l’esperienza di acquisti online dei cittadini europei. In tutti i Paesi dell’UE diventa infatti applicabile un nuovo regolamento che vieta il “geoblocking” ingiustificato. Ovvero, sarà possibile fare acquisti on line in tutti i Paesi Ue, senza essere più indebitamente bloccati perché non si risiede nello stato del venditore o perché si effettua il pagamento con una carta bancaria straniera. Nello specifico, a molti sarà capitato di cercare di visitare il sito francese o britannico di un portale di shopping online o di un produttore e di essere continuamente rimandati a quello italiano. Oppure di provare a fare un ordine e dover rinunciare perché non è prevista la consegna là dove abitate.

Tutte queste limitazioni agli acquisti online da un Paese all’altro si definiscono “geoblocking”, dei blocchi spesso usati per sfruttare il maggiore potere d’acquisto di un Paese rispetto all’altro. Da domani queste pratiche saranno vietate dal regolamento UE 302/2018 quando non siano motivate da effettivi maggiori costi o difficoltà logistiche. Un tedesco potrà insomma comprare un prodotto super scontato sull’Amazon francese. Un italiano dovrà poter accedere a offerte che finora erano riservate ai clienti danesi. Il geoblocking, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, ha un impatto importante sugli acquisti online nell’UE.

Finora, il 63% dei portali visibili nell’Unione prevedeva limitazioni che in un modo o nell’altro dissuadevano l’utente dall’acquistare in un Paese diverso dal proprio. Il risultato: solo il 19% dei consumatori europei fa shopping online sui siti di un altro Paese membro. Ora,"il 3 dicembre mettiamo fine a questa pratica. Vogliamo un'Europa senza barriere, e questo vuol dire anche eliminare gli ostacoli agli acquisti online", sulla falsa riga di quanto già fatto mettendo fine ai sovraccosti del roaming a giugno 2017, ha spiegato il vicepresidente della Commissione Ue per il mercato unico digitale Andrus Ansip.

domenica 2 dicembre 2018

Irene Pivetti: "Pil A -0,1. Se squadra che vince non si cambia, con la squadra che perde che si fa?”


ROMA - Nota di Irene Pivetti, Presidente di Italia Madre: Vent'anni di politiche economiche sbagliate hanno portato con sicurezza l'Italia alla decrescita: dopo aver perso quote di mercato, peso politico e credibilità, l'Italia delle misure repressive contro le imprese che vogliono crescere e rischiare, del rigore talebano contro ogni tentativo di flessibilità fiscale, dell'ipocrita condanna di qualsiasi difesa dello spazio economico nazionale, quell'Italia affoga nello spread e decresce dello 0.1 , mentre tutta l'Europa, dopo la crisi, ha ormai ripreso a correre.

C'è da chiedersi cosa si aspetti a fare un falò di tante restrizioni pseudo-europee alla finanza pubblica, di tanti freni agli investimenti, ed a buttare alle ortiche tutti i Basilea, i Lisbona, e persino i Maastricht, intesi come trattati europei pietre miliari della nostra perdita di sovranità. È ora di finirla d'essere sudditi in casa nostra, succubi di una Europa che abbiamo fondato e voluto dall'inizio, ma non così.

È venuto il momento di difendere il nostro spazio e la nostra libertà, di riprendere in mano il nostro destino, e decidere quando e se adottare norme decise altrove, inutili se non dannose. L'Italia vuole uscire da questa penosa condizione di serva di interessi altrui, e riprendersi il ruolo di protagonista, in Europa e nel Mediterraneo, riaffermare il suo diritto a crescere, senza dovere per forza rendere conto del come.

E già che ci siamo, è ora di finirla con questi primi della classe, tedeschi e francesi, pronti a sputare sentenze contro l'Italia quanto a nascondere le proprie magagne finanziarie e sociali, grazie all'occhio strabico della Commissione, che giudica gli stati membri con due pesi e due misure.

Italiani, Italiane, facciamo saltare questo banco con le carte truccate, e riscriviamo le regole per il nostro sviluppo, mettendo con decisione al primo posto l'economia produttiva. E se a qualcuno tutto questo non piace, se ne dovrà pur fare una ragione".

venerdì 30 novembre 2018

Laghezza: subito una grande alleanza di imprese per realizzare le infrastrutture


ROMA - Credo sia venuto il momento di dare una spallata. Il tema delle infrastrutture non può più essere il patrimonio negativo di ristretti Comitati. Le infrastrutture sono, per un paese di trasformazione industriale e di turismo, il futuro. Sono il lavoro per i nostri giovani, sono l’unica autentica ricetta per alimentare lo sviluppo.

Secondo il presidente degli spedizionieri di La Spezia e membro del direttivo di Fedespedi nonché in Giunta di Confetra, Alessandro Laghezza, si sono manifestati in questi giorni alcuni segnali inequivocabili, ultimo in ordine di tempo quello dei tre governatori delle Regioni di Nord Ovest che proprio sul “si” alle infrastrutture ipotizzano la costruzione di una maxi Regione leggera, ovvero libera dai lacci burocratici che caratterizzano la pubblica amministrazione e le istituzioni.

“A noi spedizionieri, che conosciamo, tracciamo e lavoriamo sulle rotte logistiche della merce, il tema dell’emergenza infrastrutture in Italia - afferma Alessandro Laghezza - è talmente evidente da rendere altrettanto evidente e necessaria la definizione di una terapia d’urto. Una cura che al di là dalle prese di posizione istituzionali, che pure segnano un cambiamento di rotta importantissimo rispetto al passato anche recente e a posizioni estreme di segno negativo, richiede un sostegno massiccio e solidale delle categorie imprenditoriali, produttive e logistiche”.

“A mio parere - prosegue il presidente degli spedizionieri - l’Italia che lavora deve abbandonare la tradizionale prudenza e manifestare un sostegno che si rivelerà ben più massiccio di quello degli storici Comitato del no e della decrescita felice, per sbloccare subito la realizzazione delle infrastrutture indispensabili per il Paese. Come? Dando vita a una grande alleanza trasversale che coinvolga associazioni imprenditoriali, aziende, ma anche il mondo del lavoro”.

“Alla fine del 1700 i seguaci di Ned Ludd - conclude Laghezza - distruggevano i telai industriali per contrastare l’arrivo delle macchine che avrebbero privato gli operai del loro lavoro. Oggi l’Italia non si può permettere il lusso di inseguire i nuovi luddisti anti-infrastrutture e privare il nostro Paese del futuro, quello che la fuga verso l’estero dei nostri migliori giovani sta dimostrando ogni giorno dell’anno”.

lunedì 12 novembre 2018

Istat lancia allarme sulla crescita


ROMA - L'Istat lancia l'allarme sulla crescita economica dell'Italia. "In termini meccanici sarebbe necessaria una variazione congiunturale del Pil pari a +0,4% nel quarto trimestre dell'anno in corso per raggiungere gli obiettivi di crescita presenti nella Nota di aggiornamento al Def per il 2018". A dichiararlo il presidente facente funzione dell'Istat Maurizio Franzini nel corso dell'audizione sulla manovra alla Camera. Franzini ha ricordato la crescita "nulla" del terzo trimestre e che l'indicatore anticipatore "registra una ulteriore flessione" preludendo alla "persistenza di una fase di debolezza del ciclo economico".

"Per il 2017 - secondo l'Istat - è confermato un indebitamento pari al 2,4% del Pil e un debito pari al 131,2%. Per l'anno in corso e i successivi si conferma quanto espresso nell'audizione sul Def pur sottolineando che un mutato scenario economico potrebbe influire sui saldi di finanza pubblica in modo marginale per il 2018 ma in misura più tangibile per gli anni successivi".

Non va meglio la situazione per le famiglie italiane. Quattro famiglie su 10 sotto la soglia di povertà (il 40,7%) vivono in case di proprietà, sulle quali una su 5 paga un mutuo medio di 525 euro, mentre il 15,6% in abitazioni in uso o usufrutto gratuito. E' uno dei dati forniti dall'Istat nell'audizione sulla manovra in vista dell'introduzione del reddito di cittadinanza. Il 43,7% vive invece in affitto, quota che è "particolarmente elevata nei centri metropolitani (64,1%) e nel Nord del Paese (50,6%). La spesa media effettiva per l'affitto è di 310 euro".

"La rinuncia a visite o accertamenti specialistici per problemi di liste di attesa complessivamente riguarda circa 2 milioni di persone (3,3% dell'intera popolazione" mentre "sono oltre 4 milioni le persone che rinunciano per motivi economici". E' uno dei dati forniti dall'Istat in audizione alla Camera sulle misure della manovra. A rinunciare di più sono "i più anziani, tra i 45 e 64" e "rilevante" ha detto il presidente Franzini, "è l'intreccio tra rinuncia e condizioni economiche".

Un effetto contagio dall'Italia "è stato finora limitato", ma "rimane una possibilità". A sostenerlo il vice presidente della Bce, Luis De Guindos. Sul fronte delle finanze pubbliche "l'Italia è il caso più importante al momento, visto il livello del debito e delle tensioni politiche sui piani di bilancio del governo. Le forti reazioni del mercato agli eventi politici hanno scatenato nuove preoccupazioni sul nesso tra banche e debito sovrano in alcune parti d'Europa". E "questo è alla base della richiesta di disciplina fiscale e del rispetto delle regole".

mercoledì 31 ottobre 2018

Dal 9 all’11 novembre torna a Roma il festival 'Economia Come'


POTENZA - L'obiettivo di Economia Come, quest’anno, è superare il successo straordinario della prima edizione. Siamo partiti lo scorso anno con una sperimentazione e abbiamo avuto un risultato eccezionale: oltre 6000 persone. Riproponiamo quindi con convinzione un'operazione che ha dato ottimi risultati.

Così l’Ad di Invitalia Domenico Arcuri nel corso della conferenza stampa di presentazione di “Economia Come – L’impresa di crescere”, il festival della capitale dedicato all’economia per il grande pubblico. “Oggi i dati trimestrali dell’Istat ci dicono che per la prima volta, dopo diversi anni, il Pil ha smesso di crescere - ha proseguito Arcuri – E allora i dibattiti di “Economia Come” sono ancora più opportuni. Negli ultimi tempi il linguaggio dell’economia ci ha abituato a termini come spread, deficit, fiscal compact, non facili da comprendere e non basta un tweet o un talk show per capirne il significato. È necessaria una visione ampia, ed è per questo che questi tre giorni di approfondimento sono un'opportunità per portarsi casa qualche conoscenza e consapevolezza in più. “L'impresa di crescere” - ha concluso Arcuri - è anche fare un ragionamento sugli strumenti che servono per far crescere il paese, concentrandosi sul Pil e non sul deficit. Questo è anche l'obiettivo, oltre che il ruolo, di Invitalia”.

Promosso da Invitalia e prodotto dalla Fondazione Musica per Roma e dalla Camera di Commercio di Roma, con la consulenza editoriale di Laterza Agorà, il Festival torna nella capitale all’Auditorium Parco della Musica dal 9 all’11 novembre con un fitto programma che prevede oltre 30 appuntamenti organizzati in diversi formati per offrire al pubblico una chiara lettura degli scenari economici attuali.

Per tre giorni, si dibatterà quindi di economia con un’attenzione particolare sulla situazione italiana. In agenda, incontri con prestigiosi economisti del panorama nazionale e internazionale, giornalisti economici e protagonisti del mondo dell’impresa nonché dibattiti, presentazioni di libri e tavole rotonde su temi di stretta attualità: dal reddito di cittadinanza allo sviluppo sostenibile, dal futuro dell’energia alle frontiere dell’intelligenza artificiale, fino agli scenari della globalizzazione.

lunedì 29 ottobre 2018

Pennello, vernici e professionisti certificati: i pittori edili diventano garanti di sicurezza e affidabilità


MILANO - Un pennello, un barattolo di vernice. Cosa mai ci vorrà per riverniciare un muro, o intonacare una casa, o magari un ponte? Sembra facile, chiosava un vecchio spot pubblicitario, ma non è così, al punto che dalla qualità nella scelta dei materiali e dalla professionalità nel loro utilizzo, può dipendere non solo la durata e quindi il costo di interventi di manutenzione a immobili e abitazioni, ma addirittura la sicurezza e l’affidabilità nel tempo di grandi strutture in cemento armato che dalla qualità degli interventi di pitturazione specie su giunti, tiranti e elementi di connessione deriva la loro affidabilità.

È in questa chiave di lettura che l’esercito di oltre 50.000 professionisti del pennello, del rullo e della pennellessa in opere edili, precisamente i pittori edili, assume un’importanza strategica in un paese che ancora oggi si sta interrogando su sciagure recenti, e che rivendica con forza controlli, monitoraggio, ma anche e specialmente alti standard qualitativi.

Anvides, l’Associazione che raggruppa in Federlegno le imprese, ma anche i singoli artigiani che operano in questo settore, ha lanciato sul tema della qualità, ma specialmente della professionalità un vero e proprio guanto di sfida, mettendo a punto con CEPAS (l’Istituto, leader nel mondo, di certificazione delle competenze e della formazione del gruppo Bureau Veritas) un programma di qualificazione, certificazione e, in prospettiva futura, di formazione dei pittori edili, chiamati a una vera e propria mutazione professionale: da prestatori d’opera chiamati a utilizzare i loro strumenti di lavoro e specialmente i prodotti su input diretto del committente, a consulenti in grado di imporre per ogni singolo intervento i prodotti e le metodologie in grado di garantire qualità e sicurezza.

Con la memoria al recente dramma del Ponte Morandi a Genova, il pittore edile, lungi dall’immagine tradizionale del piccolo artigiano con il copricapo ricavato da un vecchio quotidiano, è quello che sa valutare e analizzare i componenti dei vari prodotti e, ad esempio nel caso del cemento armato, imporre l’utilizzo in chiave di riparazione e protezione, delle vernici che forniscano effettivi upgrading in termini di sicurezza e durata.

Frutto di una Norma UNI, la 11704, il programma di Anvides-CEPAS punta alla certificazione di questi operatori, basata sia su conoscenze tecniche teoriche, sia su una professionalità sul campo e quindi competenze pratiche, oggetto di verifica come avvenuto nei giorni scorsi nella prima sede di esami per l’ottenimento di questa certificazione presso il laboratorio del colorificio Colorfree nel comasco, che ha aderito all’iniziativa e che ha visto coinvolti i primi candidati.

Come detto, i pittori edili, rappresentano una numerosa e importante categoria professionale, che vede contrapposti chi si improvvisa in questo mestiere, e chi persegue precisi standard qualitativi e di professionalità certificata.

Borsa di Milano apre in rialzo dopo rating Standard & Poor's


MILANO - Piazza affari apre in forte rialzo con il Ftse Mib che segna un +2% a 19.035, dopo il giudizio di Standard & Poor's che ha confermato il rating dell'Italia ed ha rivisto l'outlook a negativo da stabile. In particolare a Milano volano le banche. Svetta anche Ansaldo Sts (+8,9%), dopo che Hitachi ha acquisito la quota del 31% di Elliot.

Il differenziale Btp-Bund dopo le prime battute sopra i 300 punti scende a 298,1 punti con un rendimento al 3,33%. Venerdì il differenziale tra i due titoli aveva chiuso a 309 punti.

sabato 27 ottobre 2018

Standard & Poor's conferma rating Italia ma con outlook negativo


ROMA - Standard & Poor's ha confermato il rating dell'Italia a BBB, ma con un outlook che da stabile passa a negativo. ''A nostro avviso, il piano economico del governo rischia di indebolire la performance di crescita dell'Italia'', dice S&P, sottolineando che il piano ''rappresenta un'inversione'' rispetto al precedente consolidamento di bilancio e in parte torna indietro sulla precedente riforma delle pensioni.
Standard & Poor's ''non si aspetta piu''' che il debito italiano rispetto al pil continui a calare e sottolinea che a suo avviso il piano del governo si basa su stime del pil ottimistiche.

venerdì 26 ottobre 2018

Di Maio: "Draghi avvelena clima, si tifi Italia"


ROMA - "Secondo me siamo in un momento in cui bisogna tifare Italia e mi meraviglio che un italiano si metta in questo modo ad avvelenare il clima ulteriormente". Così il vicepremier, Luigi Di Maio, durante la prima puntata di Nemo, in onda stasera su Rai2 alle 21.20, circa le dichiarazioni del presidente Bce, Mario Draghi. "Stiamo facendo una manovra di bilancio che dà alla parte più debole", ha aggiunto Di Maio. "Sostenere le banche non significa prendere soldi dagli italiani", ha evidenziato Di Maio.

"Non ho paura del giudizio di Standard& Poor's. Abbiamo un debito privato quasi inesistente e questo crea una stabilità economica" per il Paese. L'agenzia di rating si dovrebbe pronuncerà stasera sul rating sovrano dell'Italia.

giovedì 25 ottobre 2018

Tria: "No a spread così alto troppo a lungo"


ROMA - Il differenziale Btp-Bund a 320 punti non rappresenta “una febbre a 40 ma neppure a 37”. Così il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, rispondendo a una domanda di Bruno Vespa a Porta a Porta. Secondo il ministro “sappiamo che non possiamo mantenerlo troppo a lungo, lo spread alto pone un problema alla parte più debole del sistema bancario”.

lunedì 22 ottobre 2018

Vendita Magneti Marelli, Spera (Ugl): “Garantiti tutti i siti e i livelli occupazionali, ora aprire confronto con la nuova società”

MATERA - “L’Ugl Metalmeccanici considera positivo l’accordo per la cessione della Magneti Marelli, società italiana leader nel settore delle batterie per autoveicoli, a Calsonic Kansei, società del settore automotive nata in Giappone. Rimarrà il marchio e, altro elemento che ci consente di stare sereni, è stato assicurato il mantenimento degli attuali livelli occupazionali”.
Lo afferma il Segretario Generale dell’Ugl Metalmeccanici, Antonio Spera in merito alla vendita di “Magneti Marelli da parte di Fca a Calsonic Kansel attraverso una brillante operazione dal valore di 6,2 miliardi di euro, annunciata in un comunicato congiunto da Fca, Magneti Marelli e Calsonic Kansei aggiungendo che “adesso occorre un aprire un confronto con la nuova società. L’operazione – aggiunge Spera – punta a creare un’azienda leader indipendente della componentistica automotive e, considerato il periodo di fibrillazione economica finanziaria dei mercati nazionali ed esteri, per l’Ugl va assolutamente apprezzata, soprattutto perché non avrà impatti negativi sui livelli occupazionali sul nostro Paese, visto che i dipendenti nel mondo sono 43.000 dei quali ben 9.981 in Italia. Senza dimenticare che la sede centrale si trova a Corbetta, in provincia di Milano, gli stabilimenti in Piemonte, Campania ed Emilia Romagna, mentre i siti produttivi delle unità stampaggio della plastica passeranno direttamente sotto la gestione FCA. Alla luce di quanto dichiarato dalle due società, l’Ugl Metalmeccanici ritiene opportuna l’apertura di un confronto tra sindacati e nuova azienda sulla situazione di tutti gli stabilimenti affinché, con il nostro supporto costruttivo, si possa da una parte vigilare sul consolidamento della produzione italiana e dall’altra contribuire alla conquista di una posizione da leader d’eccellenza sul mercato globale, grazie al ruolo fondamentale di personale già qualificato, capace di creare le condizioni necessarie per dare vita a un grande gruppo globale con competenze tecnologicamente avanzate”.

giovedì 18 ottobre 2018

Assarmatori apre i battenti della sua sede nazionale


ROMA - È stato un incontro informale con i suoi associati e con pochi amici esterni all’Associazione l’occasione con cui ASSARMATORI ha inaugurato oggi la nuova sede nazionale a Roma, in via del Babuino. Una scelta volutamente low profile, lontana dai fasti di inaugurazioni ufficiali, con una formula destinata a confermare una precisa connotazione di ASSARMATORI: quella di essere un’Associazione del fare e molto meno del dire.

“I numeri che anche recentemente ho illustrato pubblicamente a Cernobbio – afferma il Presidente, Stefano Messina – testimoniano meglio di qualsiasi parola o commento, del lavoro che è stato svolto in questi mesi nella costruzione di un soggetto associativo dell’armamento italiano che sia davvero in grado di affrontare i temi e le problematiche principali del settore, cercando risposte e anche offrendo al Paese chiavi di lettura innovative e importanti per il rilancio della sua economia e in particolare dell’occupazione”.

ASSARMATORI presenta una peculiarità unica nel panorama associativo imprenditoriale italiano: quello di rappresentare non solo aziende nazionali, ma anche soggetti internazionali che abbiano forti interessi in Italia, generino occupazione e ricchezza e quindi rappresentino una risorsa irrinunciabile per il nostro Paese.

mercoledì 17 ottobre 2018

Siglata la partnership tra Innova e Mediacom

POTENZA - È di lunedì 15 ottobre la firma dell’accordo che sancisce la partnership tra Innova e Mediacom srl. Un altro tassello nella strategia di alleanze che Innova ha finalizzato nelle ultime settimane. Proprio nella sede di quest’ultima, i relativi amministratori Andrea Di Pasquale e Giancarlo Russo, si sono incontrati per formalizzare la collaborazione.

Mediacom vanta referenze di grande rilievo nel settore delle Energy & Utilities, per la gestione e l’assistenza a 360 gradi dell’utente finale, dal Customer Care, al recupero crediti, fino alla Customer Satisfaction nel rispetto di quanto previsto dall’ARERA – Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente.

Coniugando la competenza di settore di Mediacom e gli strumenti tecnologici di Innovambiente, l’obiettivo è diventare punto di riferimento per le aziende di igiene urbana, sempre più sensibili nel fornire servizi a valore aggiunto destinati ai cittadini.

martedì 16 ottobre 2018

Manovra: spread partito stabile a 304 punti


MILANO - Partito stabile a 304 punti lo spread fra Btp e Bund all'indomani dell'approvazione della manovra e del dl fiscale da parte del cdm e l'invio alla Ue del Draft Budgetary Plan. Il differenziale è sullo stesso livello della chiusura di lunedì. Il rendimento del decennale è pari al 3,55%.

Ieri il va libera alla manovra 2019 da parte del Consiglio dei Ministri. Il governo ha approvato il decreto fiscale e il decreto semplificazione. Lo ha detto il premier, Giuseppe Conte, al termine del Cdm, precisando che il Draft Budgetary Plan sarà inviato a Bruxelles "entro le 24, come previsto".

Il presidente del Consiglio si è espresso così in conferenza stampa al termine del Consiglio dei Ministri che ha approvato la manovra e il dl fiscale: "Manteniamo tutte le promesse, siamo molto soddisfatti, frutto di un lavoro meditato e di tanti incontri".

"Eliminazione dell'aumento Iva, finanziamento della partenza del reddito di cittadinanza e della correzione della riforma Fornero con la possibilità di andare in pensione un po' prima per superare problemi di blocco di turn over e turn over delle competenze nelle imprese". Così il ministro dell'economia Giovanni Tria in conferenza stampa dopo il Cdm sul via libera alla manovra ha elencato le principali misure della legge di Bilancio.

Il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, commenta la manovra: "Siamo all'inizio della pacificazione tra gli italiani e il fisco. La manovra non fa miracoli, ma non so cosa potevamo mettere ancora. Non moltiplica pani e pesci ma rendera' la vita migliore agli italiani e aprira' opportunita' di lavoro a tanti giovani. Dopo 137 giorni di governo c'e' da essere soddisfatti di quello che abbiamo mantenuto".

Manovra, Tria: "Ok a pensioni e reddito cittadinanza e stop rialzi Iva"


ROMA - Via libera alla manovra 2019 da parte del Consiglio dei Ministri. Il governo ha approvato il decreto fiscale e il decreto semplificazione. Lo ha detto il premier, Giuseppe Conte, al termine del Cdm, precisando che il Draft Budgetary Plan sarà inviato a Bruxelles "entro le 24, come previsto".

Il presidente del Consiglio si è espresso così in conferenza stampa al termine del Consiglio dei Ministri che ha approvato la manovra e il dl fiscale: "Manteniamo tutte le promesse, siamo molto soddisfatti, frutto di un lavoro meditato e di tanti incontri".

"Eliminazione dell'aumento Iva, finanziamento della partenza del reddito di cittadinanza e della correzione della riforma Fornero con la possibilità di andare in pensione un po' prima per superare problemi di blocco di turn over e turn over delle competenze nelle imprese". Così il ministro dell'economia Giovanni Tria in conferenza stampa dopo il Cdm sul via libera alla manovra ha elencato le principali misure della legge di Bilancio.

Il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, commenta la manovra: "Siamo all'inizio della pacificazione tra gli italiani e il fisco. La manovra non fa miracoli, ma non so cosa potevamo mettere ancora. Non moltiplica pani e pesci ma rendera' la vita migliore agli italiani e aprira' opportunita' di lavoro a tanti giovani. Dopo 137 giorni di governo c'e' da essere soddisfatti di quello che abbiamo mantenuto".