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martedì 1 dicembre 2020

Ristori: il bonus Made in Italy ad agriturismi e ittoturismi

ROMA - Del bonus di filiera Italia per l’acquisto di prodotti Made in Italy a sostegno della ristorazione possono beneficiare anche gli agriturismi e gli ittoturismi, ovvero le forme di ristorazione gestite dai pescatori. Lo rende noto la Coldiretti in riferimento ai contenuti del Dl Ristori 4 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale.

Il ristori-quater – spiega la Coldiretti – chiarisce che i contributi, la cui domanda può essere presentata fino al 15 dicembre attraverso il Portale della ristorazione o presso gli sportelli degli uffici postali, spettano agli agriturismi a prescindere dal codice ATECO utilizzato per l’esercizio delle attività di alloggio e ristorazione e supera i dubbi interpretativi che erano sorti a seguito del decreto-legge di agosto permettendo agli operatori agrituristici di accedere al bonus ristorazione anche, come chiarito dallo stesso Ministero, in relazione alla cessione di prodotti agricoli tra azienda agricola e azienda agrituristica connessa.

Un chiarimento importante che risposte alle sollecitazioni della Coldiretti impegnata nella campagna di mobilitazione #mangiaitaliano per sostenere l’intero sistema agroalimentare nazionale che oggi con 3,6 milioni di lavoratori è diventato la prima realtà economica del Paese con la responsabilità di garantire un adeguato approvvigionamento alimentare all’intera popolazione di fronte alla pandemia.

Gli agriturismi – sottolinea la Coldiretti – sono realtà duramente colpite dalla crisi generata dalla pandemia con oltre 1 miliardo di perdite per le oltre 24mila strutture presenti in Italia nel 2020, a causa delle limitazioni agli spostamenti e il crollo del turismo, secondo le analisi di Campagna Amica. Il crollo delle presenze a causa delle limitazioni agli spostamenti a fine anno – precisa la Coldiretti – arriva dopo che il primo lockdown ha azzerato le visite in campagna nei tradizionali weekend di primavera e di Pasqua mentre durante l’estate ha pesato l’assenza praticamente totale degli stranieri che in alcune regioni rappresenta la maggioranza degli ospiti degli agriturismi. Si tratta di un colpo drammatico ad un sistema che può contare su 24576 strutture con 493319 posti a tavola e 285027 posti letto e che lo scorso anno ha sviluppato un valore di 1,5 miliardi di grazie a poco più di 14 milioni di presenze, delle quali ben 8,2 milioni provenienti dall’estero, sulla base delle elaborazioni Coldiretti su dati Istat relativi al primo gennaio 2020.

lunedì 30 novembre 2020

Covid: shopping per 1 su 3 con la riapertura dei negozi

(Pixabay)
ROMA - Favoriti dalla riapertura dei negozi resa possibile dal cambio di colore di importanti regioni, sale al 33% la percentuale di italiani (1 su 3) che ha fatto shopping approfittato delle offerte del weekend del Black Friday. E’ quanto emerge dal bilancio della coldiretti che evidenzia pero’ che il 28% ha rinunciato quest’anno a fare acquisti nel Black Friday a causa del peggioramento della propria situazione finanziaria dovuto al Covid.

Gli italiani – sottolinea la Coldiretti – si sono tuttavia divisi con un 18% che ha fatto acquisti prevalentemente nei negozi tradizionali e un 15% che, invece, si è affidato alla spesa on line, anche a causa delle limitazioni agli spostamenti e alle aperture degli esercizi commerciali imposte dalle misure anti pandemia, soprattutto nella zona ancora rossa, dalle quali sono state appena uscite Lombardia, Piemonte e Calabria.

Se l’emergenza sanitaria ha avuto effetti dirompenti sulle possibilità di spesa di molte famiglie che negli anni scorsi avevano approfittato del week end di sconti, un altro 32%– sottolinea Coldiretti – non è semplicemente interessato alle offerte del “Venerdì nero” mentre il 7% non fa regali per Natale.

Complessivamente il giro di affari quest’anno in Italia si attesta sui 2 miliardi, tra l’aumento delle vendite on line e il calo di quelle nei negozi tradizionali. Anche se si tratta di una iniziativa nordamericana nata già negli anni ’60, si sono moltiplicate anche a livello nazionale le promozioni commerciali per l’occasione che si allargano – precisa la Coldiretti – dal web ai grandi gruppi commerciali fino ai mercati contadini di Campagna Amica.

Tra gli acquisti più gettonati – conclude la Coldiretti – tecnologia, abbigliamento, prodotti di bellezza ed anche l’enogastronomia con il boom della cucina favorito dalle limitazioni agli spostamenti ma anche dall’affermarsi di uno stile di vita attento alla riscoperta della tradizione a tavola che si esprime con la preparazione fai da te di ricette personali per serate speciali o con omaggi per gli amici che ricordano i sapori e i profumi della tradizione del territorio.

domenica 29 novembre 2020

Confcommercio su fiducia: dato atteso e preoccupante

ROMA - Il netto calo della fiducia registrato a novembre era largamente atteso. Seppure di dimensioni meno ampie rispetto a marzo, ha comunque riportato il sentiment di famiglie ed imprese sui livelli di inizio primavera: questo il commento dell’Ufficio Studi di Confcommercio ai dati sulla fiducia a novembre diffusi oggi dall’Istat.

Particolarmente critica – continua la nota - risulta la situazione tra gli operatori turistici che hanno conosciuto un brusco peggioramento tra ottobre e novembre delle loro aspettative, dopo la coraggiosa risalita dei mesi estivi. Difficile è anche la situazione per gli operatori del dettaglio tradizionale.

Il deteriorarsi delle aspettative e il prolungarsi di un clima di sfiducia – conclude l’Ufficio Studi - rappresentano un ulteriore elemento di criticità per la ripresa del 2021. Vi è il rischio che la caduta in una fase “depressiva” renda famiglie e imprese meno reattive nel momento di un ritorno alla normalità, limitando le potenzialità di crescita di consumi e investimenti.

Covid: crack da 41 mld con i ristoranti chiusi a Natale

(Ansa)

ROMA - Il taglio delle spese di fine anno a tavola rischia di dare il colpo di grazia ai consumi alimentari degli italiani che nel 2020 scendono al minimo da almeno un decennio con un crack senza precedenti per la ristorazione che dimezza il fatturato (-48%) per una perdita complessiva di quasi 41 miliardi di euro nel 2020. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti su dati Ismea sull’impatto della nuova ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza che entra in vigore domenica 29 novembre ma a preoccupare è anche il nuovo Dpcm per l’ipotesi di chiusura di tutti i bar e ristoranti alle 18 per Natale e Santo Stefano, che rappresentano tradizionalmente per molti italiani una occasione per mangiare fuori.

Nonostante i cambi di colore in Italia – sottolinea la Coldiretti – restano chiusi 2 bar, i ristoranti, le pizzerie e agriturismi su 3 per un totale di oltre 215mila locali situati nelle regioni rosse e arancioni dove è proibita qualsiasi attività al tavolo, con un drammatico impatto su economia ed occupazione.  Le ultime riaperture per la ristorazione riguardano solamente le strutture presenti in Sicilia (oltre 23mila) e Liguria (quasi 13mila) che diventano zone gialle dove comunque – evidenzia la Coldiretti – le attività di ristorazione (bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie) sono consentite solo dalle ore 5,00 alle 18,00 con la possibilità sempre della consegna a domicilio, nonché fino alle ore 22 della ristorazione con asporto. Nelle zone critiche (arancioni e rosse) – ricorda la Coldiretti – è invece consentita la sola consegna a domicilio, nonché fino alle ore 22 la ristorazione con asporto, con divieto di consumazione sul posto o nelle vicinanze dei locali.

Gli effetti della chiusura delle attività di ristorazione – continua la Coldiretti – si fanno sentire a cascata sull’intera filiera agroalimentare con disdette di ordini per le forniture di molti prodotti agroalimentari, dal vino all’olio, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco. In alcuni settori come quello ittico e vitivinicolo la ristorazione – precisa la Coldiretti – rappresenta addirittura il principale canale di commercializzazione per fatturato. Le limitazioni alle attività di impresa – sostiene la Coldiretti – devono dunque prevedere un adeguato e immediato sostegno economico lungo tutta la filiera per salvare l’economia e l’occupazione.

Nelle regioni dove si registrano scenari di elevata o massima gravità – continua la Coldiretti – sono sospese tutte le attività di ristorazione e, quindi, anche la somministrazione di pasti e bevande da parte dei quasi 19mila agriturismi (quasi l’80% del totale) presenti in queste aree che – sostiene la Coldiretti – spesso situati in zone isolate in strutture familiari con un numero contenuto di posti letto e a tavola e con ampi spazi all’aperto, che sono secondo www.campagnamica.it i luoghi più sicuri perché è più facile garantire il rispetto delle misure di sicurezza per difendersi dal contagio fuori dalle mura domestiche Non è un caso che appena lo 0,3% dei 66.781 casi di infortunio da Covid-19 registrate dall’ Inail in Italia riguarda l’agricoltura dove – conclude la Coldiretti – peraltro i mesi estivi e autunnali sono i più attivi con la raccolta di frutta, ortaggi, olio e la vendemmia.

sabato 28 novembre 2020

L’accordo sul tabacco salva 50mila posti di lavoro

(Pixabay)

ROMA - La firma dell’accordo consente di rilanciare il tabacco Made in Italy e salvare 50mila posti di lavoro nella filiera, anche con una serie di misure a sostegno delle aziende agricole colpite dalla pandemia. Ad affermarlo è il presidente della Coldiretti Ettore Prandini in occasione della firma dell’intesa tra Philip Morris Italia e Ministero delle Politiche agricole sottoscritta nel corso dell’incontro on line sul sito www.coldiretti.it promosso dalla Coldiretti e Philip Morris.   

Dal 2000 ad oggi la produzione nazionale di foglie di tabacco – spiega Coldiretti – si è ridotta del 59%, con la scomparsa di quasi 71 milioni di chili di prodotto. Un vero e proprio tsunami al quale è sopravvissuta appena un’azienda su dieci, secondo uno studio di The European House – Ambrosetti su dati Ont – Organizzazione Nazionale Tabacco Italia. Il trend mette a rischio il primato europeo dell’Italia, primo produttore della Ue con 14.000 ettari soprattutto in Campania, Veneto, Umbria e Toscana, e con esso una storica eccellenza del Made in Italy che in molte aree contribuisce in maniera importante all’economia e all’occupazione.

Da qui l’importanza dell’intesa sottoscritta da Ministero delle Politiche agricole e Philip Morris Italia che prevede investimenti fino a 500 milioni di euro complessivi in 5 anni da parte di PMI sulla filiera tabacchicola italiana, caratterizzandosi come il più alto investimento nel settore da parte di un’azienda privata, finalizzato all’acquisto di tabacco in foglia italiano e alla valorizzazione, innovazione e sostenibilità della filiera. Un impegno che va nella direzione della modernizzazione del settore in modo coerente con l’ambizioso obiettivo di Philip Morris International di costruire un futuro senza fumo.

“L’intesa garantisce stabilità e futuro al lavoro degli agricoltori impegnati in una coltivazione profondamente radicata in molti territori, confermando che la strada degli accordi pluriennali di filiera è quella giusta per assicurare redditività e certezze alle aziende” ha commentato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “stante l’emergenza sanitaria legata al Covid-19 sono state giustamente previste anche delle azioni straordinarie per supportare le organizzazioni e gli operatori di filiera”.

“Di fronte alla incertezza generata dall’emergenza Covid sul piano economico ed occupazionale e importante – conclude Prandini – è importante investire sull’agricoltura nazionale realizzando rapporti di filiera virtuosi con accordi che valorizzino i primati del Made in Italy e garantiscano la sostenibilità della produzione in Italia con impegni pluriennali e il riconoscimento di un prezzo di acquisto “equo” e sostenibile”.

martedì 24 novembre 2020

Covid: niente vacanze sulla neve per 3,8 mln di italiani

(Pixabay)

ROMA - I limiti alle vacanze sulla neve colpiscono 3,8 milioni di italiani che lo scorso anno sono andati in vacanza in montagna nelle feste di fine anno. E’ quanto emerge da una analisi Coldiretti/Ixè in riferimento alle dichiarazioni del premier Giuseppe Conte che per contenere la diffusione della pandemia Covid ha escluso “tutte le occasioni di socialità tipiche del periodo natalizio” a cominciare da “vacanze indiscriminate sulla neve’”. Si tratta di una decisione destinata ad avere effetti non solo sulle piste da sci ma sull’intero indotto delle vacanze in montagna, dall’attività dei rifugi alle malghe fino agli agriturismi già duramente colpiti dal lockdown di primavera e dall’assenza dei turisti stranieri secondo Campagna Amica.

Proprio dal lavoro di fine anno dipende buona parte della sopravvivenza delle strutture agricole che con le attività di allevamento e coltivazione – sottolinea la Coldiretti – svolgono un ruolo fondamentale per il presidio del territorio contro il dissesto idrogeologico, l’abbandono e lo spopolamento. La montagna è la destinazione privilegiata degli oltre 10 milioni di turisti di Natale e Capodanno che lo scorso anno hanno trascorso in media sei giorni fuori casa per una spesa complessiva di 4,1 miliardi di euro.

A pagare il prezzo più salato alle limitazioni – sottolinea la Coldiretti – sono le strutture impegnate nell’ alloggio, nell’alimentazione, nei trasporti, divertimenti, shopping e souvenir secondo l’analisi della Coldiretti con 1/3 della spesa destinata alla tavola. A preoccupare sono però anche i vincoli a cenoni e pranzi in casa e fuori.

La riduzione dei commensali è infatti destinata a provocare un taglio – sottolinea la Coldiretti – nei consumi di 70 milioni di chili tra pandori e panettoni, 74 milioni di bottiglie di spumante, tonnellate di pasta, 6 milioni di chili tra cotechini e zamponi e frutta secca, pane, carne, salumi, formaggi e dolci spariti dalle tavole lo scorso anno solamente tra il pranzo di Natale e i cenoni della Vigilia e di Capodanno. Un Natale in famiglia per pochi significa infatti anche – continua la Coldiretti – maggiore sobrietà con meno brindisi ed una netta riduzione delle portate senza contare i tanti italiani, spesso anziani, che saranno costretti a trascorrerlo da soli.

Il crollo delle spese di fine anno a tavola e sotto l’albero rischiano di dare il colpo di grazia ai consumi alimentari degli italiani che nell’intero 2020 – conclude Coldiretti – fanno segnare un crollo storico del 12% con una perdita secca di 30 miliardi di euro, raggiungendo il valore minimo degli ultimi 10 anni.

sabato 21 novembre 2020

Record prezzi delle materie prima, dalla soia al mais

(Pixabay)

ROMA - Con la seconda ondata della pandemia si impenna il prezzo delle principali materie prime agricole con la soia che fa registrare la quotazione più alta dal giugno 2016 con un aumento del 12% nell’ultimo mese mentre il mais fa segnare il valore più elevato dal luglio dello scorso anno. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti per i contratti future alla chiusura settimanale del Chicago Bord of Trade (CBOT), il punto di riferimento internazionale delle materie prime agricole.

In controtendenza alle difficoltà dell’economia globale, la corsa a beni essenziali – sottolinea la Coldiretti – sta facendo aumentare le quotazioni delle materie prime agricole necessarie per garantire l’alimentazione delle popolazione in uno scenario di riduzione degli scambi commerciali e di cali produttivi dovuti all’andamento climatico. Gli effetti della pandemia – continua la Coldiretti –si trasferiscono dunque dai mercati finanziari a quelli dei metalli preziosi fino alle produzioni agricole la cui disponibilità è diventata strategica con l’incertezza sugli effetti della nuova ondata di contagi e dell’arrivo del vaccino.

La soia – precisa la Coldiretti – è uno dei prodotti agricoli più coltivati nel mondo, con gli Stati Uniti che si contendono con il Brasile il primato globale nei raccolti mentre la Cina è il principale acquirente mondiale di questa componente base dell’alimentazione negli allevamenti insieme al mais. L’andamento delle quotazioni riguarda direttamente l’Italia che – continua la Coldiretti – è il primo produttore europeo con circa il 50% della soia coltivata ma che è comunque deficitaria e deve importare dall’estero.

L’emergenza Covid sta innescando un nuovo cortocircuito sul fronte delle materie prime nel settore agricolo che ha già sperimentato i guasti della volatilità dei listini in un Paese come l’Italia che è fortemente deficitaria ed ha bisogno di un piano di potenziamento produttivo e di stoccaggio per le principali commodities, dal grano al mais fino all’atteso piano proteine nazionale per l’alimentazione degli animali in allevamento per recuperare competitività rispetto ai concorrenti stranieri.

Proprio per i ritardi infrastrutturali in Italia – spiega la Coldiretti – si trasferiscono solo marginalmente gli effetti positivi delle quotazioni sui mercati internazionali che invece impattano molto piu’ pesantemente sul lato dei costi per le imprese. In questo il quadro in cui si inserisce il progetto Cai (Consorzi agrari d’Italia) finalizzato a rafforzare la struttura agricola nazionale per competere con i grandi player globali in grado di operare massicci investimenti e per affrontare con instabilità e  fluttuazioni dei mercati che la pandemia potrebbe aggravare.

“L’aumento delle quotazioni alla borsa di Chicago conferma che l’allarme globale provocato dal Coronavirus ha fatto emergere una maggior consapevolezza sul valore strategico rappresentato dal cibo e dalle necessarie garanzie di qualità e sicurezza” afferma il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “l’Italia può contare su una risorsa da primato ma deve investire nel futuro per superare le fragilità presenti, difendere la sovranità alimentare e ridurre la dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento, in un momento di grandi tensioni internazionali”.

Dl Ristori: 400 mln di aiuti alimentari per i poveri a Natale

(Ansa)

ROMA - Con oltre 4 milioni di poveri che in Italia per l’aggravarsi della situazione sono costretti per Natale a chiedere aiuto per il cibo da mangiare è importante l’istituzione di un fondo con una dotazione di 400 milioni di euro, da erogare ai Comuni, per l’adozione di misure urgenti di solidarieta’ alimentare nel decreto ristori ter approvato dal Consiglio Dei Ministri. E’ quanto afferma la Coldiretti con la rete dei mercati degli agricoltori di Campagna Amica pronta a collaborare con i Sindaci, sulla base della proiezione sugli ultimi dati del Fondo per indigenti (Fead) con l’aumento di oltre il 40% delle richieste di aiuto agli Enti impegnati nel volontariato.

Con la nuova ondata di contagi – sottolinea la Coldiretti – per le feste di fine anno insieme allo shopping e alla convivialità occorre sostenere quanti si trovano in una condizione di precarietà aggravata dalla pandemia Covid.  Fra i nuovi poveri nel Natale 2020 – sottolinea la Coldiretti – ci sono coloro che hanno perso il lavoro, piccoli commercianti o artigiani che hanno dovuto chiudere, le persone impiegate nel sommerso che non godono di particolari sussidi o aiuti pubblici e non hanno risparmi accantonati, come pure molti lavoratori a tempo determinato o con attività saltuarie che sono state fermate dalla limitazioni rese necessarie dalla diffusione dei contagi per Covid. Persone e famiglie che mai prima d’ora – precisa la Coldiretti – avevano sperimentato condizioni di vita così problematiche. La stragrande maggioranza di chi è costretto a ricorrere agli aiuti alimentari lo fa attraverso la consegna di pacchi alimentari che rispondono maggiormente alle aspettative dei nuovi poveri (pensionati, disoccupati, famiglie con bambini) che per vergogna prediligono questa forma di sostegno piuttosto che il consumo di pasti gratuiti nelle strutture caritatevoli.

Le situazioni di difficoltà sono diffuse lungo tutta la Penisola ma le maggiori criticità – continua la Coldiretti – si registrano nel Mezzogiorno con il 20% degli indigenti che si trova in Campania, il 14% in Calabria e l’11% in Sicilia ma condizioni diffuse di bisogno alimentare si rilevano anche nel Lazio (10%) e nella Lombardia  (9%) dove più duramente ha colpito l’emergenza sanitaria, secondo gli ultimi dati Fead.

In questo contesto “è’ necessario subito accelerare gli acquisti di cibi e bevande Made in Italy di qualità da distribuire ai nuovi poveri per fare fronte alle crescenti richieste di aiuto che vengono agli Enti impegnati nel volontariato e, allo stesso tempo, sostenere il lavoro e l’economia del sistema agroalimentare tricolore duramente colpito dalle difficoltà delle esportazioni e della ristorazione in grave crisi”, ha affermato o il presidente della Coldiretti Ettore Prandini.

In realtà il piano di aiuti pubblico – continua la Coldiretti – è stato già anticipato nei fatti dall’impegno di quasi 4 italiani su 10 (39%) che dichiarano di partecipare a iniziative di solidarietà per aiutare chi ha più bisogno attraverso donazioni o pacchi alimentari, anche utilizzando le operazioni di aiuto messe in campo dagli agricoltori di Campagna Amica con la spesa sospesa, secondo l’indagine Coldiretti/Ixè.  Circa 2 milioni di chili in frutta, verdura, formaggi, salumi, pasta, conserve di pomodoro, farina, vino e olio 100% italiani, di alta qualità e a chilometri zero sono stati raccolti e donati dagli agricoltori di Campagna Amica ai più bisognosi nell’ambito dell’iniziativa la “spesa sospesa” operativa lungo tutta la Penisola. Si tratta – conclude la Coldiretti – della più grande offerta gratuita di cibo mai realizzata dagli agricoltori italiani per aiutare a superare l’emergenza economica e sociale provocata dalla diffusione del coronavirus e dalle necessarie misure di contenimento.

venerdì 20 novembre 2020

Sos truffe di Natale con +29,2% spesa on line

 ROMA - Con l’aumento record del 29,2% del commercio elettronico nel 2020 è allarme per il rischio truffe nella spesa on line, soprattutto in arrivo delle feste di Natale e Capodanno durante le quali lo scorso anno sono stati spesi 5 miliardi di euro per imbandire le tavole . E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sui dati Istat relativi ai primi nove mesi dell’anno divulgata in occasione della web conferenze “#NoFakeFood. Stop agropirateria: difesa del Made in Italy e del patrimonio agroalimentare da contraffazioni e italian sounding”.

Acquistando beni alimentari online il rischio maggiore è quello di incorrere in prodotti di bassa qualità o addirittura contraffatti, con rischi potenziali anche per la salute come dimostra il rapporto dell’Istituto per la tutela della qualità e repressione frodi (Icrqf) che nei quattro mesi della prima ondata dell’emergenza Covid ha effettuato ben 558 interventi per la rimozione di inserzioni irregolari di prodotti alimentari sui siti Alibaba, Amazon e Ebay nel periodo da febbraio a maggio 2020. Tra i prodotti più taroccati – sottolinea la Coldiretti – c’è certamente l’olio di oliva extravergine che ha il 45% dei casi di irregolarità ma sotto attacco ci sono anche i formaggi più prestigiosi come Parmigiano Reggiano e il Gorgonzola, i salumi dalla Soppressata al Capocollo, dalla salsiccia alla pancetta di Calabria fino al prosciutto Toscano ed anche i vini a partire dal Prosecco (5%).

Le contraffazioni riguardano anche i prodotti tutelati a livello comunitario come quelli biologici o a denominazione di origine Dop/Igp per le quali l’Italia detiene il primato a livello europeo con ben 305 riconoscimenti. Sul web tra le falsificazioni spiccano anche i cosiddetti kit per produrre formaggi e vini italiani: i cheese-kit e i wine-kit. In merito ai cheese-kit, sono state scoperte confezioni contenenti tutto il necessario per ottenere una mozzarella in 30 minuti o altri formaggi italiani in 2 mesi. Il wine-kit invece è lo strumento utilizzato per la preparazione di vino in polvere: consiste in un preparato solubile in polvere che, stante a quanto dichiarato sulla confezione, permetterebbe di riprodurre i più noti vini italiani, quali il Brunello o il Barolo. Il problema è anche normativo: se in alcuni paesi la vendita dei kit è illegale, in altri non lo è.

“Con l’emergenza Covid più di 8 italiani su 10 (82%) cercano sugli scaffali dei supermercati e vogliono portare sulle tavole di casa i prodotti del vero Made in Italy per sostenere l’economia ed il lavoro degli italiani” ha affermato dal presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “la voglia di 100% Made in Italy è una tendenza confermata dal successo della campagna #mangiaitaliano promossa da Coldiretti e Filiera Italia che ha coinvolto industrie e catene della grande distribuzione ed i mercati degli agricoltori di Campagna Amica per promuovere le produzioni del territori e combattere il fake food”.

Sulle tavole di tutto il mondo, con l’emergenza Covid e la frenata del commercio internazionale, i falsi Made in Italy a tavola hanno superato, secondo l’analisi della Coldiretti, l’astronomica cifra di 100 miliardi di euro sottraendo risorse e opportunità di lavoro all’Italia. Infatti – aggiunge Coldiretti – dalla lotta alla contraffazione e alla falsificazione dei prodotti alimentari italiani di qualità potrebbero nascere trecentomila nuovi posti di lavoro. 

l consiglio della Coldiretti anche in vista dell’ appuntamento con il Natale a tavola è quello di verificare l’identità del venditore on line privilegiando chi ha un legame diretto con la terra o appartiene ad una rete strutturata di agricoltori come Campagna Amica ma anche di assicurarsi che il prodotto in vendita sia realmente tipico della zona da cui proviene, magari stando attenti che il nome del prodotto non sia “storpiato” come spesso accade quando ci si trova davanti delle imitazioni delle più note specialità Made in Italy. Sulle immagini dei prodotti vanno cercate, se possibile, le indicazioni in etichetta relative all’origine. I prodotti a denominazione di origine (Dop e Igp) devono avere ben evidente il logo che li contraddistingue. In caso di prodotto venduto come biologico, occorre anche qui controllare che riporti in etichetta il logo europeo che certifica che la produzione sia stata effettuata con metodi bio. Ma bisogna pure diffidare dei prezzi troppo bassi per prodotti agroalimentari di particolare pregio.

Grazie al pressing della Coldiretti c’è in Italia l’obbligo di indicare in etichetta l’origine per la carne impiegata nei salumi, entrato in vigore proprio lo scorso 15 novembre, ma anche quella per pelati, polpe, concentrato e degli altri derivati del pomodoro grazie alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale 47 del 26 febbraio 2018, del decreto interministeriale per l’origine obbligatoria sui prodotti come conserve e salse, oltre al concentrato e ai sughi, che siano composti almeno per il 50% da derivati del pomodoro. Il 13 febbraio 2018 era entrato in vigore l’obbligo di indicare in etichetta l’origine del grano per la pasta e del riso, ma prima c’erano stati già diversi traguardi raggiunti: il 19 aprile 2017 è scattato l’obbligo di indicare il Paese di mungitura per latte e derivati dopo che il 7 giugno 2005 era entrato già in vigore per il latte fresco e il 17 ottobre 2005 l’obbligo di etichetta per il pollo Made in Italy mentre, a partire dal 1° gennaio 2008, vigeva l’obbligo di etichettatura di origine per la passata di pomodoro. A livello comunitario – conclude la Coldiretti – il percorso di trasparenza è iniziato dalla carne bovina dopo l’emergenza mucca pazza nel 2002, mentre dal 2003 è d’obbligo indicare varietà, qualità e provenienza nell’ortofrutta fresca.

I CONSIGLI ANTI FRODE PER LA SPESA ON LINE

Verificare l’identità del venditore on line privilegiando chi ha un legame diretto con la terra o appartiene a una rete strutturata di vendita diretta

Fare attenzione a storpiature, anche minime, del nome del prodotto, che spesso rivelano che si tratta di imitazioni

Verificare nelle immagini dei prodotti a denominazione di origine (Dop e Igp) che ci sia il logo che li contraddistingue

In caso di prodotto venduto come biologico, controllare che riporti in etichetta il logo europeo corrispondente

Leggere attentamente tutte le indicazioni presenti in etichette, a partire da quelle relative all’origine

Diffidare dei prezzi troppo bassi per prodotti agroalimentari di particolare pregio

giovedì 19 novembre 2020

Covid, il Natale senza turismo costa 4,1 mld

(Pixabay)
ROMA - Ridurre la burocrazia per evitare all’Italia di perdere fondi europei, con 682 milioni di euro che rischiano di essere restituiti a causa delle difficoltà nell’utilizzarli e farli arrivare alle aziende agricole. E’ l’obiettivo dell’intesta sottoscritta da Agea, l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura, e la Coldiretti che affida ai Caa, i centri di assistenza agricola, una serie di funzioni per snellire i procedimenti, garantire il pieno accesso ai servizi a tutte le imprese e valorizzare l’occupazione in un momento di crisi.  

Le risorse pubbliche a rischio disimpegno sono lungo tutta la Penisola in molte regioni e riguardano nell’ordine secondo l’analisi della Coldiretti, Puglia con 256,6 milioni di euro, Sicilia 140,4 milioni di euro, 3. Campania 72,6 milioni di euro, Basilicata (45,8 milioni di euro), Lombardia (44,6 milioni), Abruzzo (36 milioni di euro), Liguria (28 milioni), Marche (26,5 milioni) e Toscana (15 milioni).

Tra le motivazioni del ritardo – denuncia la Coldiretti – c’è soprattutto l’eccesso di burocrazia; problemi informatici ricorsi al Tar e la strutturazione dei Bandi. Il risultato – rileva la Coldiretti – è il rischio concreto della perdita di importanti risorse per finalizzate tra l’altro all’ammodernamento delle imprese agricole, ai progetti di filiera, al biologico, alla difesa della biodiversità, alla forestazione e all’insediamento dei giovani agricoltori in un momento in cui cresce l’attrattività della campagna e si riducono le opportunità di lavoro nelle città.

Proprio in tale ottica la convenzione affida ai Caa Coldiretti la tenuta e il controllo dei fascicoli aziendali, divenuti ormai il cardine di tutti i procedimenti amministrativi, dall’erogazione dei fondi europei ai controlli, che fanno capo alle imprese agricole italiane. Con l’adozione di processi e di tecnologie uniformi e conformi a standard elevati, l’intesa punta, innanzitutto, a un ulteriore miglioramento della qualità dei servizi offerti dimezzando il rapporto tra operatori e fascicoli e rendendo così più snelle le attività di costituzione, aggiornamento e verifica. Ma l’accordo garantisce anche una piena “democrazia” nell’accesso ai servizi stessi dando la possibilità a tutte le aziende agricole, anche a quelle di minori dimensioni, di essere seguite e tutelate in tutte le fasi degli iter amministrativi.

Oltre a semplificare la vita ai produttori, l’intesa rappresenta inoltre un importante segnale positivo dal punto di vista occupazionale, tanto più significativo se si considera il periodo di crisi provocato dalla pandemia. La convenzione prevede, infatti, di abilitare allo svolgimento delle attività delegate esclusivamente operatori legati ai Caa da un rapporto di lavoro dipendente. Un impegno importante per il sistema Coldiretti ma anche un segnale anticiclico sul fatto che l’agricoltura potrà recitare un ruolo da protagonista nel rilancio del Paese, elevando la professionalità del personale che ogni giorno opera al fianco delle aziende. Infine, il patto tra Agea e Caa prevede regole ancora più rigorose in tema di gestione della privacy e della sicurezza delle informazioni, in linea con gli standard ISO27001.

martedì 17 novembre 2020

In Basilicata in calo la produzione di olio

 POTENZA - In Basilicata è del 14% il calo medio di produzione di olio extravergine. Lo comunica la Coldiretti Basilicata "sulla base dell'aggiornamento previsionale elaborato dall'Ismea e da Unaprol per la campagna 2020/21".

L’Italia è il primo consumatore mondiale di olio di oliva con una media negli ultimi 5 anni di 504 milioni di chili, seguita dalla Spagna con 483 milioni di chili e dagli Stati Uniti con ben 320 milioni di chili. A sostenere la domanda mondiale sono certamente gli effetti positivi sulla salute associati al consumo di olio di oliva provati da numerosi studi scientifici che hanno fatto impennare le richieste di quel segmento di popolazione che nel mondo è attento alla qualità della propria alimentazione.

A condizionare la raccolta quest’anno è soprattutto l’andamento in Puglia, Calabria e Sicilia che fanno registrare contrazioni rispettivamente del 43%, 38% e 15%. Al Centro Nord si rilevano, invece, incrementi del 31% in Toscana, 8% nel Lazio, 70% in Umbria e del 100% in Liguria, dopo gli scarsi livelli dello scorso anno. In generale, comunque, ci si attende in tutta la Penisola un olio di elevata qualità grazie all’ottima fioritura, a condizioni meteo non avverse e ai limitati attacchi della mosca olearia.

Sul fronte del mercato, la minor produzione 2020 e la domanda delle famiglie sta spingendo in alto i listini nelle ultime settimane, con aumenti che riguardano anche gli oli Dop/Igp italiani. L’andamento dei prossimi mesi dipenderà come di consueto dalla situazione internazionale con la produzione mondiale stimata in linea a quella dello scorso anno ed i prezzi in Spagna, Grecia e Tunisi che mostrano tendenze al rialzo. La Spagna è di gran lunga il principale produttore mondiale seguito dall’Italia mentre sul podio al terzo posto si trova la Grecia.

L’andamento della raccolta è importante dal punto economico ed occupazionale per una filiera che conta oltre 400 mila aziende agricole specializzate in Italia ma anche il maggior numero di oli extravergine a denominazione in Europa (43 Dop e 4 Igp), con un patrimonio di 250 milioni di piante e 533 varietà di olive, il più vasto tesoro di biodiversità del mondo. 

Con l’82% degli italiani che con l’emergenza coronavirus sugli scaffali cerca prodotti Made in Italy per sostenere l’economia ed il lavoro del territorio, il consiglio della Coldiretti è quello di diffidare dei prezzi troppo bassi, guardare con più attenzione le etichette e acquistare extravergini a denominazione di origine Dop e Igp, quelli in cui è esplicitamente indicato che sono stati ottenuti al 100 per 100 da olive italiane o di acquistare direttamente dai produttori olivicoli, nei frantoi o nei mercati di Campagna Amica dove  è possibile assaggiare l’olio EVO prima di comprarlo e riconoscerne le caratteristiche positive.

venerdì 13 novembre 2020

In vigore l’etichetta Made in Italy per i salumi


ROMA - Entra finalmente in vigore l’obbligo di indicare in etichetta l’indicazione di provenienza su salami, mortadella, prosciutti e culatello per sostenere il vero Made in Italy e smascherare l’inganno della carne tedesca o olandese spacciata per italiana. Lo rende noto il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nell’annunciare che scade nel weekend il termine di 60 giorni dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale n.230 del Decreto interministeriale sulle Disposizioni per “l’indicazione obbligatoria del luogo di provenienza nell’etichetta delle carni suine trasformate”.

Si tratta di un appuntamento atteso dall’82% degli italiani che secondo un’indagine Coldiretti/Ixe’ con l’emergenza Covid vogliono portare in tavola prodotti Made in Italy per sostenere l’economia ed il lavoro del territorio. Una tendenza confermata dal successo della campagna #mangiaitaliano promossa da Coldiretti e Filiera Italia che ha coinvolto industrie e catene della grande distribuzione.

L’obbligo scatta proprio ad una settimana dalla pubblicazione del decreto Filiera Italia fortemente sostenuto dalla Coldiretti che per la prima volta stanzia un bonus salva Made in Italy a favore della ristorazione colpita dall’emergenza Covid per l’acquisto di prodotti alimentari italiani al 100 % per un importo complessivo di 600 milioni di euro, compresi i salumi da animali nati, allevati e macellati in Italia.

Una norma che consente di fare chiarezza in una situazione in cui 1 prodotto alimentare su 4 sugli scaffali richiama all’italianità, stando ad un’analisi dell’Osservatorio Immagino, senza pero’ – sottolinea la Coldiretti – avere spesso un legame con la produzione agricola nazionale, dalle coltivazioni agli allevamenti.

Ora il decreto sui salumi prevede – spiega Coldiretti – che i produttori indichino in maniera leggibile sulle etichette le informazioni relative a: “Paese di nascita: (nome del paese di nascita degli animali)”; “Paese di allevamento: (nome del paese di allevamento degli animali)”; “Paese di macellazione: (nome del paese in cui sono stati macellati gli animali)”. Quando la carne proviene da suini nati, allevati e macellati nello stesso paese, l’indicazione dell’origine può apparire nella forma: “Origine: (nome del paese)”. La dicitura “100% italiano” è utilizzabile dunque solo quando la carne è proveniente da suini nati, allevati, macellati e trasformati in Italia.  Quando la carne proviene da suini nati, allevati e macellati in uno o più Stati membri dell’Unione europea o extra europea, l’indicazione dell’origine può apparire nella forma: “Origine: UE”, “Origine: extra UE”, “Origine: Ue e extra UE”.

“In un momento difficile per l’economia dobbiamo portare sul mercato il valore aggiunto della trasparenza con l’obbligo di indicare in etichetta il Paese d’origine di tutti gli alimenti per combattere la concorrenza sleale al Made in Italy” ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “l’Italia ha la responsabilità di svolgere un ruolo di apripista in Europa grazie alla leadership nella qualità e nella sicurezza alimentare.”

Il provvedimento, che consente lo smaltimento delle scorte fino ad esaurimento, è importante per garantire trasparenza nelle scelte ai 35 milioni di italiani che almeno ogni settimana portano in tavola salumi, secondo un’analisi Coldiretti su dati Istat, ma anche per sostenere i 5mila allevamenti nazionali di maiali messi in ginocchio dalla pandemia e dalla concorrenza sleale. A preoccupare è infatti l’invasione di cosce dall’estero per una quantità media di 56 milioni di “pezzi” che ogni anno si riversano nel nostro Paese per ottenere prosciutti da spacciare come Made in Italy. La Coldiretti stima, infatti, che tre prosciutti su quattro venduti in Italia siano in realtà ottenuti da carni straniere senza che questo sia stato fino ad ora esplicitato in etichetta.

La norcineria – conclude la Coldiretti – è un settore di punta dell’agroalimentare nazionale che contribuisce al prestigio del made in Italy nel mondo grazie al lavoro di circa centomila persone tra allevamento, trasformazione, trasporto e distribuzione con un fatturato che vale 20 miliardi.

giovedì 12 novembre 2020

Covid: con il Natale senza tavolate crack da 5 mld


ROMA - Il Natale senza pranzi e cenoni costa 5 miliardi che sono stati spesi lo scorso anno dagli italiani, in casa e fuori, solo per imbandire le tradizionali maxitavolate delle feste di fine anno composte in media da 9 persone. E’ quanto emerge da una analisi Coldiretti/Ixè in riferimento all’ipotesi di un Natale con i soli parenti stretti per evitare il rischio di una terza ondata di contagio della pandemia Covid. Le limitazioni mettono a rischio – sottolinea la Coldiretti – i consumi di 70 milioni di chili tra pandori e panettoni, 74 milioni di bottiglie di spumante, tonnellate di pasta, 6 milioni di chili tra cotechini e zamponi e frutta secca, pane, carne, salumi, formaggi e dolci spariti dalle tavole lo scorso anno solamente tra il pranzo di Natale e i cenoni della Vigilia e di Capodanno.

Un Natale in famiglia per pochi significa infatti anche – continua la Coldiretti – maggiore sobrietà con meno brindisi ed un netto taglio delle portate senza contare i tanti italiani, spesso anziani, che saranno costretti a trascorrerlo da soli. A pesare oltre al lockdown per ristoranti e locali pubblici sono – prosegue la Coldiretti – soprattutto il divieto alle feste private e ai tradizionali veglioni che fanno salire il livello dei consumi. Le previsioni sull’andamento del contagio – precisa la Coldiretti – preoccupano anche per i divieti posti alla gran parte degli eventi tradizionali che segnano la fine dell’anno a partire da sagre, feste paesane e mercatini natalizi che sono momenti importanti per l’acquisto di regali enogastronomici, i più apprezzati dagli italiani.

Senza dimenticare l’impatto negativo della mancanza di turisti italiani e stranieri con quasi 1/3 della spesa turistica nel Belpaese sia destinata proprio all’alimentazione. Il crollo delle spese di fine anno a tavola e sotto l’albero rischiano di dare il colpo di grazia ai consumi alimentari degli italiani che nell’intero 2020 secondo fanno segnare un crollo storico del 12% con una perdita secca di 30 miliardi di euro, secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Ismea.

Si tratta del peggior risultato del decennio per effetto – spiega la Coldiretti – della paralisi del canale della ristorazione che non viene compensato dal leggero aumento della spesa nel carrello delle famiglie. Una situazione che – conclude la Coldiretti – sta rivoluzionando anche gli equilibri all’interno delle filiere produttive che pesa sulla vendita di molti prodotti agroalimentari, dal vino alla birra, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco.


mercoledì 11 novembre 2020

Covid, Coldiretti: a rischio 1,2 mld senza brindisi di Natale

ROMA - Il Natale ed il Capodanno senza brindisi costano 1,2 miliardi di euro, che sono stati spesi lo scorso anno dagli italiani, in casa e fuori, solo per imbandire con vini e spumanti le tradizionali maxi tavolate delle feste di fine anno che rischiano di sparire per l’emergenza coronavirus. E’ quanto emerge da una proiezione di Coldiretti in riferimento all’invito del premier Giuseppe Conte a festeggiare in famiglia ma con prudenza senza immaginare feste e pranzi affollati, divulgata nell’ambito dell’incontro “Covid, la sfida del vino Made in Italy”.

Il settore del vino e degli spumanti è quello più colpito a tavola dalle limitazioni dei festeggiamenti con gli italiani che dovranno dire addio a pranzi e cenoni da 9 persone in media che hanno segnato il Natale ed il Capodanno nel 2019 secondo l’indagine Coldiretti/Ixe’.

Le feste di fine anno fanno registrare tradizionalmente il massimo di domanda di spumanti e vino italiani ma a pesare nel 2020 oltre al lockdown per ristoranti e locali pubblici sono – sottolinea la Coldiretti – soprattutto il divieto alle feste private e ai tradizionali veglioni ma anche i limiti posti agli spostamenti, dal coprifuoco e l’invito a non ricevere in casa persone non conviventi. Il risultato è un taglio netto dei consumi rispetto ai circa 74 milioni di tappi di spumante stappati solo in Italia per le feste di fine anno nel 2019, secondo la Coldiretti.

Le previsioni sull’andamento del contagio – precisa la Coldiretti – preoccupano anche per i divieti posti alla gran parte degli eventi tradizionali che segnano la fine dell’anno a partire da sagre, feste paesane e mercatini natalizi che sono momenti importanti per l’acquisto di regali enogastronomici, come vino, liquori e spumanti. Senza dimenticare l’impatto negativo della mancanza di turisti italiani e stranieri con molti Paesi, a partire dalla Germania, che – continua la Coldiretti – hanno già messo l’Italia nella black list delle zone più pericolose. Un danno pesantissimo considerato che – sostiene la Coldiretti – quasi 1/3 della spesa turistica nel Belpaese è destinata proprio all’enogastronomia.

Il crollo delle spese di fine anno a tavola e sotto l’albero rischia così di dare il colpo di grazia ai consumi di vino degli italiani con quasi 4 cantine italiane su 10 (39%) che registrano un deciso calo dell’attività, con un pericoloso l’allarme liquidità che mette a rischio il futuro del vino italiano dal quale nascono opportunità di occupazione per 1,3 milioni di persone, dalla vigna al bicchiere, secondo l’indagine Coldiretti/Ixe’ sugli effetti dell’emergenza Covid che ha tagliato i consumi fuori casa e colpito direttamente il settore.

Ad essere danneggiata – sottolinea la Coldiretti – è soprattutto la vendita di vini di alta qualità che trova un mercato privilegiato di sbocco in bar, alberghi e ristoranti. Nel 2020 il vino italiano di qualità perde oltre il 40% delle vendite su questo canale di consumo. Un colpo pesante che si aggiunge – precisa la Coldiretti – a quello derivante da blocchi o limitazioni di altre attività che sono direttamente o indirettamente connesse al consumo di vino, come feste, matrimoni, convegni, congressi, fiere e spettacoli.

“A livello nazionale la Coldiretti è impegnata nella campagna #iobevoitaliano per promuovere gli acquisti ma serve anche sostenere con massicci investimenti pubblici e privati la ripresa delle esportazioni con il vino che rappresenta un elemento di traino dell’intero Made in Italy sui mercati mondiali” ha concluso il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “serve un piano strategico per l’internazionalizzazione necessaria per sostenere la ripresa come abbiamo avuto la possibilità  di illustrare al Capo dello Stato Sergio Mattarella nell’incontro che ci ha concesso”.


martedì 10 novembre 2020

Industria: l’alimentare cresce in controtendenza (+1,2%)


ROMA - In controtendenza al crollo generale della produzione industriale cresce l’alimentare con una produzione in aumento congiunturale dell’1,2% rispetto a mese precedente. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi all’andamento della produzione industriale a settembre che evidenzia un calo del 5,6% rispetto al mese precedente dopo quattro mesi di recupero. Al contrario degli altri settori simbolo del Made in Italy come il tessile e automotive, che registrano cali a doppia cifra, le imprese del comparto alimentare – sottolinea la Coldiretti -mettono a segno un aumento della produzione diventando la prima ricchezza del Paese con un valore di filiera che supera i 538 miliardi.

Un esempio di resilienza per continuare a soddisfare il fabbisogno alimentare dei cittadini nonostante – precisa la Coldiretti – le grandi difficoltà provocate dalla chiusure del canale della ristorazioni e le difficoltà del turismo che hanno messo in ginocchio numerose aziende. Quella agroalimentare è una realtà allargata dai campi agli scaffali che garantisce – evidenzia la Coldiretti – 3,6 milioni di posti di lavoro e vale il 25% del Pil grazie all’attività, tra gli altri, di 740mila aziende agricole, 70mila industrie alimentari, oltre 330mila realtà della ristorazione e 230mila punti vendita al dettaglio. 

“L’emergenza globale provocata dal coronavirus ha fatto emergere una consapevolezza diffusa sul valore strategico rappresentato dal cibo e sulle necessarie garanzie di qualità e sicurezza” afferma il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che l’Italia può contare su una risorsa da primato mondiale ma deve investire per superare le fragilità presenti, difendere la sovranità alimentare e ridurre la dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento in un momento di grandi tensioni internazionali”.

Covid, Coldiretti: stop a 234 mila bar, ristoranti e agriturismi

(Pixabay)
ROMA - Sono circa 234mila i bar, i ristoranti, le pizzerie e gli agriturismi chiusi nelle nuove regioni arancioni e rosse con una perdita di fatturato mensile di almeno 4,6 miliardi ed un drammatico effetto a valanga sull’intera filiera per il mancato acquisto di alimenti e vino. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulle conseguenze della nuove classificazione delle aree di elevata gravità e massima gravità.

La serrata imposta dalle misure anti contagio sin estende a regioni dove molto diffuso è il consumo alimentare fuori casa e colpisce complessivamente quasi 2 locali su 3 (38%) di quelli esistenti in Italia compresi – evidenzia la Coldiretti - oltre 16mila agriturismi.

Nelle regioni dove si registrano scenari di elevata o massima gravità – sottolinea la Coldiretti - sono sospese tutte le attività di ristorazione e, quindi, anche la somministrazione di pasti e bevande da parte degli agriturismi. Nelle zone critiche – continua la Coldiretti - è consentita la sola consegna a domicilio, nonché fino alle ore 22 la ristorazione con asporto, con divieto di consumazione sul posto o nelle vicinanze dei locali. Ma limitazioni permangono anche nel resto del territorio nazionale dove – evidenzia la Coldiretti – le attività di ristorazione (bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie) sono consentite solo dalle ore 5,00 alle 18,00 con la possibilità sempre della consegna a domicilio, nonché fino alle ore 22 della ristorazione con asporto.

Gli effetti della chiusura delle attività di ristorazione – continua la Coldiretti - si fanno sentire a cascata sull’intera filiera agroalimentare con disdette di ordini per le forniture di molti prodotti agroalimentari, dal vino all’olio, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco. In alcuni settori come quello ittico e vitivinicolo la ristorazione – precisa la Coldiretti – rappresenta addirittura il principale canale di commercializzazione per fatturato. Le limitazioni alle attività di impresa – conclude la Coldiretti - devono dunque prevedere un adeguato e immediato sostegno economico lungo tutta la filiera per salvare l’economia e l’occupazione in un settore chiave del Made in Italy.

lunedì 9 novembre 2020

Borse: aperture in rialzo dopo la vittoria di Biden


E' un lunedì-rally per tutti i mercati azionari, con gli indici a livelli record che festeggiano la vittoria di Joe Biden alle elezioni presidenziali Usa. Milano accelera oltre il 2%, Londra guadagna l'1,3%, Parigi l'1,54%, Francoforte l'1,8% e Madrid l'1,7 per cento.

Gli acquisti si concentrano sui titoli tecnologici, con i futures sull'indice Nasdaq 100 in rialzo dell'1,8%. I contratti S&P 500 dell'1,5% e tutti i gruppi industriali nell'indice Europe Stoxx 600 in rialzo.

La Borsa di Hong Kong vola in avvio di seduta: l'indice Hang Seng balza dell'1,73%, a 26.157,77 punti. In rialzo anche le Borse cinesi: l'indice Composite di Shanghai segna nelle prime battute un progresso dello 0,52%, a 3.329,43 punti, mentre quello di Shenzhen guadagna lo 0,55%, portandosi a quota 2.294,59. 

La Borsa di Tokyo conclude la seduta vicino ai massimi in quasi 30 anni dopo la vittoria di Joe Biden alle presidenziali Usa, che segna il termine della fase di incertezza che ha caratterizzato gli indici azionari nei giorni scorsi, e sulle aspettative di un imminente accordo sul piano di stimolo per l'economia statunitense. Il Nikkei segna un rialzo del 2,13% a quota 24.839,84, aggiungendo oltre 500 punti. Sul mercato valutario lo yen è stabile sul dollaro a 103,50, e poco sopra 123 sull'euro.

Apre in rialzo, senza strappi, la Borsa di Milano. L'indice Ftse Mib in avvio guadagna l'1,67% a quota 20.011 punti. Sul listino brillano i tecnologici con Stm che guadagna il 3,14 per cento.

(ANSA).

domenica 8 novembre 2020

Usa 2020, Coldiretti: "Stop a dazi su mezzo miliardo di made in Italy"

ROMA -  “Ci sono le condizioni per superare i dazi aggiuntivi Usa che colpiscono le esportazioni agroalimentari Made in Italy per un valore di circa mezzo miliardo di euro su prodotti come Grana Padano, Gorgonzola, Asiago, Fontina, Provolone ma anche salami, mortadelle, crostacei, molluschi agrumi, succhi e liquori come amari e limoncello”. E’ quanto afferma il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini in riferimento all’elezione del nuovo presidente degli Stati Uniti Joe Biden.

L’ elezione del nuovo presidente Usa – sottolinea la Coldiretti – arriva a poco piu’ di un anno dall’entrata in vigore il 18 ottobre 2019 in Usa di una tariffa aggiuntiva del 25% su una lunga lista di prodotti importati dall’Italia e dall’unione Europea, per iniziativa di Donald Trump nell’ambito della disputa nel settore aereonautico che coinvolge l’americana Boeing e l’europea Airbus sulla quale è intervenuto anche in Wto autorizzando prima gli usa e poi l’Ue ad applicare dazi.

“Occorre ora avviare un dialogo costruttivo ed evitare uno scontro dagli scenari inediti e preoccupanti che rischia di determinare un pericoloso effetto valanga sull’economia e sulle relazioni tra Paesi alleati in un momento drammatico per gli effetti della pandemia” afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “gli Stati Uniti sono il primo mercato extraeuropeo per i prodotti agroalimentari tricolori per un valore che nel 2019 è risultato pari a 4,7 miliardi, con un ulteriore aumento del 3,8% nei primi otto mesi del 2020”.

venerdì 6 novembre 2020

Coldiretti: volano gli acquisti di cibo low cost

(Pixabay)

ROMA - Volano gli acquisti di cibo low cost con i discount alimentari che fanno segnare un balzo dell’8,6% nelle vendite rispetto allo scorso anno. E’ quanto emerge da una analisi Coldiretti divulgata in occasione della diffusione dei dati Istat sul calo del commercio al dettaglio nel mese di settembre. Una situazione che – sottolinea la Coldiretti – evidenzia la situazione di difficoltà in cui si trovano le famiglie italiane che per risparmiare orientano le proprie spese su canali a basso prezzo e su beni essenziali come cibi e bevande, nel tempo del covid. 

Le vendite degli alimentari infatti – precisa la Coldiretti – non diminuiscono su base mensile e annua e contribuiscono a mantenere positivo l’andamento delle vendite nel commercio al dettaglio insieme al commercio elettronico che cresce su base annua del 24,9%. Un andamento sostenuto in realtà – conclude la Coldiretti – anche dal crollo dei consumi fuori casa in bar, ristoranti e mense per la preoccupazione del contagio, lo smart working e le minori disponibilità economiche che hanno favorito l’acquisto di alimenti da consumare tra le mura domestiche.

mercoledì 4 novembre 2020

Mediobanca, il cibo diventa la prima ricchezza del Paese a 538 mld

ROMA - L’agroalimentare è l’unico settore che resiste all’emergenza coronavirus che ha fatto crollare i fatturati di tutti gli altri comparti protagonisti del Made in Italy, dalla moda alle automobili fino all’arredamento. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base di un’indagine di Mediobanca condotta tra 2.800 imprese manifatturiere familiari che stima un calo medio del fatturato dell’11,1% per l’industria italiana.

Al contrario degli altri settori simbolo del Made in Italy come moda e automotive, che registrano cali di fatturato superiori al 20%, le imprese del comparto alimentare mettono a segno un aumento dei ricavi diventando la prima ricchezza del Paese con un valore di filiera che supera i 538 miliardi. Quella agroalimentare è una realtà allargata dai campi agli scaffali che garantisce – evidenzia la Coldiretti – 3,6 milioni di posti di lavoro e vale il 25% del Pil grazie all’attività, tra gli altri, di 740mila aziende agricole, 70mila industrie alimentari, oltre 330mila realtà della ristorazione e 230mila punti vendita al dettaglio.

Una rete diffusa lungo tutto il territorio che – spiega la Coldiretti – viene quotidianamente rifornita dalle campagne italiane dove stalle, serre e aziende continuano a produrre nonostante le difficoltà legate alla pandemia. Una filiera che nonostante le difficoltà ha registrato una continua crescita dell’export raggiungendo la cifra record di 44,6 miliardi di euro nel 2019, secondo l’analisi Coldiretti sui dati Istat che evidenzia un segno positivo del +3% anche nei primi sette mesi del 2020. 

“L’emergenza globale provocata dal coronavirus ha fatto emergere una consapevolezza diffusa sul valore strategico rappresentato dal cibo e sulle necessarie garanzie di qualità e sicurezza” afferma il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che l’Italia può contare su una risorsa da primato mondiale ma deve investire per superare le fragilità presenti, difendere la sovranità alimentare e ridurre la dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento in un momento di grandi tensioni internazionali”.

Un obiettivo di sicurezza nazionale per il quale un sostegno importante – precisa Prandini – può arrivare dai 209 miliardi messi a disposizione dal Recovery fund. L’Italia puo’ contare – riferisce la Coldiretti – sulla leadership indiscussa nella Ue per la qualità alimentare con 310 specialità Dop/Igp/Stg, compresi grandi formaggi, salumi e prosciutti, riconosciute a livello comunitario e 415 vini Doc/Docg, 5155 prodotti tradizionali regionali censiti lungo la Penisola, la leadership nel biologico con oltre 60mila aziende agricole biologiche e il primato della sicurezza alimentare mondiale con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici irregolari. E l’Italia è anche leader nella biodiversità.

Sul territorio nazionale – spiega la Coldiretti – ci sono 504 varietà iscritte al registro viti contro le 278 dei cugini francesi e 533 varietà di olive contro le 70 spagnole. Il Belpaese – conclude la Coldiretti – è il primo produttore UE di riso, grano duro e vino e di molte verdure e ortaggi tipici della dieta mediterranea come pomodori, melanzane, carciofi, cicoria fresca, indivie, sedano e finocchi. E anche per quanto riguarda la frutta primeggia in molte produzioni importanti: dalle mele e pere fresche, dalle ciliegie alle uve da tavola, dai kiwi alle nocciole fino alle castagne.