Tito, al via la campagna di screening sul personale e gli operatori delle scuole dell'infanzia

TITO (PZ) - Nella mattinata odierna, nella sala «Don Domenico Scavone», ha avuto inizio la campagna di screening tramite test antigenici rap...

sabato 28 novembre 2020

Tito, al via la campagna di screening sul personale e gli operatori delle scuole dell'infanzia

TITO (PZ) - Nella mattinata odierna, nella sala «Don Domenico Scavone», ha avuto inizio la campagna di screening tramite test antigenici rapidi su tutto il personale docente e non docente  e sugli operatori impegnati nei servizi scolastici  delle scuole dell’infanzia di Tito e Tito Scalo, risultati tutti negativi.

Si tratta di una prima campagna di screening, a cui ne seguiranno altre, realizzate in coordinamento con l'Ufficiale Sanitario locale, destinate a coorti prioritarie della  popolazione ai sensi di  quanto previsto dalle linee di indirizzo della Regione Basilicata emanate il 27 novembre.

I test sono eseguiti da personale sanitario volontario e della cooperativa «Insieme», già convenzionata con il Comune di Tito per la gestione del centro prelievi Asp, con la quale è stato definito anche un protocollo per il trattamento dei dati personali.

Per le campagne di screening l'amministrazione Comunale ha stanziato  in bilancio una somma di circa 20 mila euro,  ha allestito la sala «Don Domenico Scavone» rifunzionalizzando gli spazi all'uso destinato,  ha definito la  procedura per la raccolta dei rifiuti speciali, di igienizzazione e sanificazione degli spazi adibiti.

In questo modo il Comune di Tito vuol dare seguito a quanto già evidenziato nei giorni scorsi con una lettera indirizzata al Ministro della Salute Roberto Speranza e al Presidente della Giunta Regionale Vito Bardi, con la quale si suggeriva la necessità di eseguire test rapidi almeno ogni due settimane ai docenti e al personale scolastico, al fine di restituire la tranquillità di frequentare ambienti sicuri, un protocollo oggi ancor più necessario in vista di un ritorno tra i banchi delle scuole primarie e secondarie.

M5S: “Reddito di cittadinanza essenziale ed efficace anche nella pandemia”

POTENZA - Nella nostra regione i beneficiari di Reddito di Cittadinanza tenuti a sottoscrivere il Patto per il Lavoro sono 13428 (‘occupabili’). Di questi ben 4100 hanno già firmato almeno un contratto di lavoro (31%).

In Basilicata sono 4100 i percettori di Reddito di Cittadinanza che hanno firmato almeno un contratto di lavoro prima del 31 ottobre di quest’anno, un anno segnato dalla pandemia di Covid 19. Parliamo naturalmente dei percettori ‘occupabili’, cioè degli adulti tenuti a firmare un Patto per il Lavoro e che nei nostri Comuni sono 13428, mentre il numero dei rapporti di lavoro ancora in corso a fine ottobre è di 2245. È il segno che il Reddito di Cittadinanza sta sostenendo e riattivando un numero crescente di persone in difficoltà anche nei nostri territori.

Come ha rivelato lo Svimez nel suo rapporto “il reddito di cittadinanza ha evitato incontrollabili tensioni sociali durante il lockdown” e proprio nella pandemia questo strumento sociale di sostegno al reddito ha avuto un ruolo e un’importanza incredibili, offrendo un salvagente contro la povertà in ogni regione italiana, da Nord a Sud, ma anche stimolando decine di migliaia di persone nella ricerca di una nuova occupazione

Con il Reddito di cittadinanza e le prime azioni di potenziamento dei Centri per l’Impiego attraverso l'irrinunciabile contributo dei Navigator abbiamo raggiunto risultati impensabili, e su questa strada dobbiamo andare avanti. Per il rifinanziamento del RdC ci sono pronti 4 miliardi in Legge di Bilancio, ma occorre renderlo ancora più efficace e inclusivo. Allo stesso modo serve un’accelerazione sul fronte delle politiche attive, per le quali sono già previsti importanti investimenti per la formazione e la riqualificazione dei lavoratori, grazie a nuove risorse che si aggiungono al Fondo Nuove Competenze voluto dal Ministero del Lavoro. 

“Prevenire la disoccupazione dei lavoratori a rischio, agganciare la formazione alle politiche di sviluppo e puntare a un sistema di ammortizzatori sociali finalmente universale sono alcuni degli obiettivi strategici che intendiamo perseguire con decisione anche in Parlamento”, concludono i parlamentari del Movimento 5 Stelle.

Secondo i dati di Anpal, i contratti di lavoro firmati da percettori di Reddito di Cittadinanza prima del 31 ottobre superano quota 352mila su scala nazionale. A fine luglio erano 196mila. Nel giro di tre mesi sono quasi raddoppiati. Sul totale degli 'occupabili' vediamo dunque salire al 25,7% la percentuale di chi ha trovato almeno un’occupazione. A fine luglio era del 18,7%. Il balzo è stato addirittura del 7%”, spiegano i parlamentari del Movimento 5 Stelle.

In 15 Regioni il rapporto tra chi ha siglato almeno un contratto di lavoro e il totale dei percettori occupabili è superiore al 30%. In tre casi supera addirittura il 40%, con andamenti che rispecchiano chiaramente il grado di sviluppo economico dei singoli territori e quindi la loro capacità di assorbire forza lavoro. Nella nostra regione questo dato si attesta al 31%.

Immaginiamo i numeri che si potrebbero avere in Basilicata se l’ARLAB avesse un vero Direttore Generale e se il piano di rafforzamento dei Centri per l’Impiego lucani fosse iniziato. Purtroppo dopo alcuni mesi dalle nostre denunce e sollecitazioni, tramite nostre interrogazioni rivolte al Presidente, Bardi e all’Assessore al Lavoro, Cupparo, non ci sono stati passi in avanti. 

Nei prossimi giorni presenteremo una mozione per impegnare formalmente il Presidente Bardi e la sua Giunta ad adottare il Piano di Rafforzamento dei CPI della Basilicata.

La maggioranza di centrodestra è totalmente assente su questo delicatissimo tema, e continua a prorogare una nomina fondamentale come quella del Direttore dell’ARLAB, situazione che è stata attenzionata anche al Ministero del Lavoro. Così in una nota congiunta Gianni Leggieri, Gianni Perrino, Carmela Carlucci del Gruppo Consiliare M5S Basilicata.

Comau, Spera (Ugl):”Alta tecnologia e mobilità del futuro per la nuova Fiat 500”

ROMA - 'Siamo soddisfatti che per costruire la Nuova 500 sono stati utilizzati 187 robot Comau di nuova generazione, dotati di sistemi di movimentazione progettati su misura per il veicolo elettrico, tra cui una speciale pinza stampata in 3D. Comau, azienda del gruppo Fca, dove lavorano migliaia di dipendenti italiani, ha progettato e implementato le linee di produzione dedicate alle parti strutturali del primo veicolo completamente elettrico della casa italoamericana”.

Lo riferisce il Segretario Nazionale dell’Ugl Metalmeccanici, Antonio Spera per il quale, “Comau è di garanzia unica, i tecnici di tale azienda hanno lavorato al fianco di Fca e del marchio Fiat nella riprogettazione della carrozzeria adatta a ospitare la batteria e la trasmissione della Nuova 500. 

Società del gruppo FCA – prosegue Spera - tale azienda è leader mondiale nello sviluppo di sistemi e prodotti avanzati per l’automazione industriale: tecnologie e sistemi per la produzione di veicoli elettrici, ibridi e tradizionali, robot industriali, soluzioni di robotica indossabile e collaborativa, strumenti per la logistica a guida autonoma, centri di lavorazione meccanica dedicati, servizi digitali interconnessi e sistemi in grado di trasmettere, elaborare e analizzare dati macchina e di processo; unicità per far vincere le sfide in tutti i siti Fca in Italia e nel resto del mondo. L’Ugl è orgogliosa che Comau partecipa alla produzione della Nuova 500, la quale ha anche fornito a FCA e al marchio Fiat soluzioni di automazione avanzate e il proprio know-how nello sviluppo di processi industriali innovativi per produrre il primo veicolo completamente elettrico di FCA, un prodotto Made in Italy. Ora – conclude Spera – per l’UglM, il Gruppo automobile Italiano può competere in tutto il mondo con l’alta professionalità di tutti i dipendenti del Gruppo pronti a sfidare e vincere qualsiasi scommessa produttiva e qualitativa del settore auto”.

L’accordo sul tabacco salva 50mila posti di lavoro

(Pixabay)

ROMA - La firma dell’accordo consente di rilanciare il tabacco Made in Italy e salvare 50mila posti di lavoro nella filiera, anche con una serie di misure a sostegno delle aziende agricole colpite dalla pandemia. Ad affermarlo è il presidente della Coldiretti Ettore Prandini in occasione della firma dell’intesa tra Philip Morris Italia e Ministero delle Politiche agricole sottoscritta nel corso dell’incontro on line sul sito www.coldiretti.it promosso dalla Coldiretti e Philip Morris.   

Dal 2000 ad oggi la produzione nazionale di foglie di tabacco – spiega Coldiretti – si è ridotta del 59%, con la scomparsa di quasi 71 milioni di chili di prodotto. Un vero e proprio tsunami al quale è sopravvissuta appena un’azienda su dieci, secondo uno studio di The European House – Ambrosetti su dati Ont – Organizzazione Nazionale Tabacco Italia. Il trend mette a rischio il primato europeo dell’Italia, primo produttore della Ue con 14.000 ettari soprattutto in Campania, Veneto, Umbria e Toscana, e con esso una storica eccellenza del Made in Italy che in molte aree contribuisce in maniera importante all’economia e all’occupazione.

Da qui l’importanza dell’intesa sottoscritta da Ministero delle Politiche agricole e Philip Morris Italia che prevede investimenti fino a 500 milioni di euro complessivi in 5 anni da parte di PMI sulla filiera tabacchicola italiana, caratterizzandosi come il più alto investimento nel settore da parte di un’azienda privata, finalizzato all’acquisto di tabacco in foglia italiano e alla valorizzazione, innovazione e sostenibilità della filiera. Un impegno che va nella direzione della modernizzazione del settore in modo coerente con l’ambizioso obiettivo di Philip Morris International di costruire un futuro senza fumo.

“L’intesa garantisce stabilità e futuro al lavoro degli agricoltori impegnati in una coltivazione profondamente radicata in molti territori, confermando che la strada degli accordi pluriennali di filiera è quella giusta per assicurare redditività e certezze alle aziende” ha commentato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “stante l’emergenza sanitaria legata al Covid-19 sono state giustamente previste anche delle azioni straordinarie per supportare le organizzazioni e gli operatori di filiera”.

“Di fronte alla incertezza generata dall’emergenza Covid sul piano economico ed occupazionale e importante – conclude Prandini – è importante investire sull’agricoltura nazionale realizzando rapporti di filiera virtuosi con accordi che valorizzino i primati del Made in Italy e garantiscano la sostenibilità della produzione in Italia con impegni pluriennali e il riconoscimento di un prezzo di acquisto “equo” e sostenibile”.

Coronavirus, De Luca: "Le zone sono una grande buffonata"

(Agenzia Vista) NAPOLI - "In queste ore si sta ragionando su zone, contro-zone, sotto-zone... La mia opinione è che queste zone sono una grande buffonata". Così Vincenzo De Luca, presidente della Regione Campania, durante una diretta Facebook. Facebook De Luca


Covid: in Basilicata 221 positivi

 


POTENZA - Sono 221 i nuovi positivi al coronavirus sui 1.586 tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore in Basilicata. Nelle ultime ore sono morte altre quattro persone. 

Covid, cambiano colore 5 regioni

ROMA - In base agli ultimi dati del monitoraggio dal 29 novembre Lombardia, Piemonte e Calabria passano in fascia arancione, mentre Liguria e Sicilia in quella gialla. Dopo l'ordinanza per il passaggio di 3 regioni alla fascia arancione e di 2 in quella gialla, l'Italia si presenta così: le regioni arancioni sono Calabria, Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Marche, Umbria, Basilicata, Puglia, FVG.

Quelle gialle: Liguria, Sicilia, Sardegna, Lazio, Molise, Veneto, Provincia autonoma di Trento. Sono rosse: la Provincia autonoma di Bolzano, la Toscana, Abruzzo, Campania, Valle d'Aosta.

Rinnovate le misure per Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Marche e Toscana. Il Ministro della Salute, Roberto Speranza, firmerà infatti una nuova ordinanza con cui si rinnovano le misure restrittive vigenti relative a queste regioni. L'ordinanza è valida fino al 3 dicembre 2020.