Visualizzazione post con etichetta Chiesa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Chiesa. Mostra tutti i post

domenica 17 marzo 2019

Quaresima: riflessione dell'arcivescovo di Matera-Irsina mons.Caiazzo

MATERA - Mi ha sempre affascinato la montagna. Abituato a vivere in riva al mare e godere della freschezza delle acque cristalline, comunque sono stato sempre attratto dalle cime dei monti della Sila che nitidamente guadavo, soprattutto innevate. Ogni volta che ne ho avuto occasione, ho goduto del fascino della montagna: fascino vissuto sulle cime delle Alpi, delle Dolomiti, delle Montagne Rocciose nel Colorado, sul Gran Sasso. Questa è la montagna che ho particolarmente amato e dove spesso sono tornato sperimentando la sfida dell’altezza, attraversando sentieri impervi.

Ogni volta che si arriva in cima, nel godere del panorama circostante, si dimentica la fatica, e, nonostante il fiatone, si respira quell’aria salubre che rinfranca.

Gesù spesso si ritira sul monte a pregare. Sente il bisogno di stare da solo con il Padre. Sale verso di Lui lasciandosi avvolgere dallo Spirito Santo e vivere la circolarità dell’amore trinitario.

La sua missione senza la comunione con il Padre e lo Spirito Santo risulterebbe centrata solo sulla sua persona, sul culto di sè e non di quel Dio Amore che lui è venuto a mostrarci, rivelandocelo.

Missione che i discepoli, nonostante vivano accanto a Lui e ricevano i suoi insegnamenti, non colgono. Si vantano di essere seguaci del Maestro ma non leggono in lui la presenza divina che rimanda a contemplare il volto del Padre. Contemplazione che cresce solo se si alimenta con la preghiera, stando con lui e ascoltando la voce dello Spirito.

I discepoli non sono stati di aiuto alla missione di Gesù, soprattutto nell’ora del Getsemani, quando il sonno li colse nel momento in cui avrebbero dovuto offrire maggiore vicinanza a Gesù che li supplicava di pregare e vegliare con lui.

Non possiamo capire il senso del vangelo della seconda Domenica di Quaresima, la trasfigurazione di Gesù, se non alla luce di questo cammino di fede. Un cammino in salita che, illuminato dalla Parola che si ascolta, ha bisogno di aprirsi al trascendente, per immergersi nella sua pienezza e gustare, come Gesù, la gioia dell’Amore trinitario.

La luce che avvolge Gesù, così come è descritta dall’evangelista, manifesta l’impossibilità di alcuno di parlare il linguaggio di Dio e agire da Dio se non entra in quella stessa luce nella quale sono entrati Mosè ed Elia.

E’ Gesù che conduce la Chiesa, rappresentata da Pietro, Giacomo e Giovanni, all’intimità con Dio. Un pastore, che sia Papa, Vescovo o Presbitero, non sarà mai fedele alla sua missione per la quale è stato scelto, se innanzitutto non vive l’intimità trinitaria entrando quotidianamente nella circolarità di questo amore. Non basta organizzare eventi, feste, pellegrinaggi, tavole rotonde, nemmeno catechesi e liturgie ben curate. Non siamo chiamati ad essere delle ONG, ma ospedali da campo (direbbe Papa Francesco). Se manca l’intimità con il trascendente tutto diventa inutile, nonostante lo sforzo di cercare quotidianamente il Dio Amore. L’umano prende il posto del divino e, più che rendere culto a Dio, si celebra il culto del consacrato.

Un fedele laico, papà, mamma, figlio, nella diversità professionale e vocazionale, non servirà mai da cristiano quanto quotidianamente vive, se non è animato dal desiderio di rimanere nel silenzio e nella luce di Dio. Nella famiglia, nella scuola, nella politica, in ogni settore del mondo del lavoro, si diventa incisivi e veri costruttori del bene comune nella misura in cui si sperimenta ogni giorno l’incontro con il totalmente Altro: Dio.

Non lasciamoci prendere dalla frenesia del fare, ma troviamo il tempo per contemplare tuffandoci nel silenzio di Dio. La vera carità che si esprime nella gratuità della donazione, mettendo da parte se stesso, è quella che mostra sul proprio volto, il Volto del Padre, l’agire di Cristo che vive in noi, la potenza dello Spirito Santo che rinnova la faccia della terra.

Salire sul monte significa salire verso Dio per stare con Lui e rivestirsi di Lui.

Scendere a valle, nella quotidianità, significa agire e operare secondo la logica dell’Amore di Dio che è relazione, circolarità, fecondità.

†Don Pino

domenica 10 marzo 2019

Mons. Caiazzo: "Il linguaggio di Dio è uno solo: quello dell’amore"


MATERA - Siamo ormai nel periodo di Quaresima e mons. Antonio Giuseppe Caiazzo ci fa dono di una sua riflessione sul senso del Vangelo della prima Domenica di Quaresima.

1^ DOMENICA DI QUARESIMA 2019

Condivido con voi un ricordo di quando, giovanissimo, per la prima volta a Roma visitai il Colosseo. Ripensai a quanto avevo studiato a scuola e con l’immaginazione ricostruii uno scenario forse visto in qualche film. Mi passò davanti la lotta tra gladiatori: amici/nemici che dovevano combattere per sopravvivere, mentre il pubblico, numerosissimo, come oggi negli stadi di calcio, rumoreggiava e faceva il tifo godendo nel vedere scorrere il sangue o le fiere che si accanivano sui corpi indifesi.

Meditando la Parola di questa prima domenica di Quaresima mi è ritornata questa immagine: un’arena posta nel deserto, senza pubblico, dove al centro ci sono Gesù e il demonio. Quest’ultimo, scrutando la debolezza di Gesù, dopo quaranta giorni di digiuno, pensa di poter prevalere e annientarlo usando l’arma della Parola di Dio. Parola che viene strumentalizzata a suo piacimento. Gesù non si lascia incantare da un suono che ben conosce: risponde con la stessa Parola liberante che aiuta l’uomo a sentirsi vero, amato.

Una lotta nell’arena del deserto quaresimale dove il “gladiatore diavolo” usa tutti i trucchi (attingendo alle armi dell’insegnamento di Dio) per lottare contro Gesù che, nella fragilità fisica dovuta al digiuno, considera gladiatore pronto a cedere le armi. Ma sono le medesime armi della Parola rivelata che stroncano sul nascere le velleità di vittoria.

Il linguaggio di Dio è uno solo: quello dell’amore. E l’amore è fecondità, vita, vittoria sull’inganno, desiderio del bene e non del possesso dell’altro.

La lotta nell’arena della storia personale è segnata spesso dal desiderio di soddisfare la carne. Gesù, in quanto uomo provato fisicamente, ne ha tanto bisogno: ha fame realmente! Vive la debolezza di un’umanità che in tante parti del mondo sperimenta quella fame che morde le viscere, nel mentre c’è un’altra parte di umanità che sperpera e non è mai contenta.

C’è fame di verità, di giustizia, di uguaglianza, di amore vero. L’inganno si nasconde dietro la stessa Parola che si annuncia, non perché la Parola inganna, ma perché a volte ci si serve della Parola per scopi personali, usando l’innocenza, deturpando l’amore, innalzando barriere, imprigionando l’umanità debole e ferita da ingiustizie e soprusi.

In quest’arena, dove la debolezza dell’uomo c’è tutta, Gesù si trova davanti colui che è caduto dal cielo e che, pur conoscendo Dio, è senza Dio: è vuoto! Parla con il linguaggio di Dio ma non da Dio! Ecco l’inganno!

Il male non molla. Incalza Gesù, fa di tutto per catechizzarlo e convincerlo ad abbandonarsi ai desideri della carne: debole e bisognoso di alimenti vitali, rischia di volgere lo sguardo su se stesso, cercando la gloria personale, e di mettersi al posto di Dio.

Gesù, al contrario, è pieno di Dio e volge lo sguardo verso di Lui. E chi volge lo sguardo verso Dio è capace di volgerlo verso il suo simile, segnato dal limite, dalle ferite della sua fragilità. E’ capace di condividere e di lottare fino a morire, pur di dare realmente da mangiare e restituirgli il potere della vita, adorando la santità di Colui che si è fatto cibo di vita eterna in un pezzetto di pane e in un sorso di vino.

Il demonio è un insoddisfatto, un individualista, un egoista, capace di strumentalizzare la debolezza dell’altro, di usarlo. Lo lascia in una aridità spirituale che lo porta inesorabilmente alla morte non solo del corpo ma anche dell’anima. Perde definitivamente il gusto e la gioia della speranza nella vita eterna.

Gesù, Parola che si è fatta carne, volge e va volgere lo sguardo verso Dio. Lui è la Via, la Verità e la Vita. Lui è la Risurrezione, la vittoria sul male, sulla morte.

† Don Pino

domenica 13 gennaio 2019

Arcidiocesi di Matera-Irsina: intervento del segretario del Sinodo


MATERA - Carissimi do il mio Benvenuto a tutti:

al Popolo santo di Dio protagonista del Sinodo, Chiesa in cammino nelle varie comunità, associazioni e movimenti, e che insieme forma l’unica Chiesa di Matera – Irsina;

ai delegati al Sinodo, sacerdoti, religiosi e religiose e laici, che avremo la responsabilità di ascoltare, discernere, individuare vie nuove per l’annuncio del Vangelo in questo nostro tempo;

al Carissimo Padre Arcivescovo che ci ha convocati per condividere con lui la gioia e la responsabilità della guida della nostra Chiesa;

a S. E. Mons. Salvatore Ligorio, già nostro arcivescovo e ora Metropolita di Basilicata, che ci onora della sua presenza orante e che, dopo la Visita Pastorale durata ben quattro anni dal 2011 al 2015, stava maturando la decisione di proporre un Sinodo;

agli Ecc.mi Arcivescovi e Vescovi delle Chiese di Basilicata, S.E. Mons. Vincenzo Orofino, S.E. Mons. Francesco Sirufo, (S.E. Mons. Ciro Fanelli), S.E. Mons. Giovanni Intini, S.E. Mons. Michele Scandiffio, S.E. Mons. Agostino Superbo, S.E. Mons. Rocco Talucci, la Vostra presenza qui esprime visibilmente e testimonia la grande e sostanziale comunione tra Voi Vescovi e tra le Chiese di Basilicata;

al Pastore della Chiesa Battista in Matera, Dott. Luca Reina, con la comunità Battista è in atto da molto tempo un dialogo ecumenico nella preghiera e nell’amicizia;

alle Autorità Civili e Militari presenti con le quali la Chiesa è in dialogo e cammina insieme per realizzare il bene comune.

Un particolarissimo pensiero e ringraziamento va a papa Francesco, che al Convegno di Firenze del novembre 2015 ha incoraggiato le Chiese che sono in Italia a intraprendere un percorso sinodale, “permettetemi solo di lasciarvi un’indicazione per i prossimi anni: in ogni comunità, in ogni parrocchia e istituzione, in ogni Diocesi e circoscrizione, in ogni regione, cercate di avviare, in modo sinodale, un approfondimento della Evangelii gaudium, per trarre da essa criteri pratici e per attuare le sue disposizioni, specialmente sulle tre o quattro priorità che avrete individuato in questo convegno” intravvedendo in questo stile di Chiesa sinodale l’urgenza di una conversione pastorale, perché la gioia del Vangelo raggiunga tutti e in modo particolare coloro che vivono le periferie esistenziali.

Un’occasione storica ci vede qui riuniti in questa Basilica – Cattedrale, Chiesa Madre della nostra Diocesi, l’apertura del Primo Sinodo della Chiesa di Matera – Irsina, da quando nel 1976 ha preso questa configurazione, Primo Sinodo dopo la celebrazione del Concilio Ecumenico Vaticano II.

È proprio dal Concilio e dal Convegno di Firenze che la nostra Chiesa ha preso a muoversi nel realizzare l’anno scorso il percorso sinodale studiando l’Evangelii gaudium e le quattro costituzioni conciliari Sacrosanctum Concilium, Dei Verbum, Lumen gentium e Gaudium et spes.

Ora dopo l’indizione del Sinodo avvenuta il 19 maggio 2018 e la preparazione e la consegna dell’Instrumentum laboris siamo pronti per metterci in ascolto di ciò che lo Spirito suggerirà alla nostra Chiesa, in ascolto della Parola fatta carne che è viva ed efficace e che continua a manifestarsi nella carne dei poveri e a parlare attraverso il sensus fidei del popolo di Dio.

Le diciotto sessioni del Sinodo toccheranno alcuni punti essenziali della vita della Chiesa e della vita delle persone destinatarie dell’annuncio evangelico.

Partiremo sicuramente dal riscoprire la freschezza e la novità perenne della persona di Gesù Cristo e del suo Vangelo.

Gesù, vino nuovo, ha bisogno di essere accolto in otri nuovi e sempre capaci di rinnovarsi al contatto con Lui, per assumerne i sentimenti.

Papa Francesco a Firenze ha suggerito che il cristiano deve avere i sentimenti di Cristo per realizzare il nuovo umanesimo:

Umiltà, disinteresse, beatitudine: questi i tre tratti che voglio oggi presentare alla vostra meditazione sull’umanesimo cristiano che nasce dall’umanità del Figlio di Dio. E questi tratti dicono qualcosa anche alla Chiesa italiana che oggi si riunisce per camminare insieme in un esempio di sinodalità. Questi tratti ci dicono che non dobbiamo essere ossessionati dal “potere”, anche quando questo prende il volto di un potere utile e funzionale all’immagine sociale della Chiesa. Se la Chiesa non assume i sentimenti di Gesù, si disorienta, perde il senso. Se li assume, invece, sa essere all’altezza della sua missione. I sentimenti di Gesù ci dicono che una Chiesa che pensa a sé stessa e ai propri interessi sarebbe triste. Le beatitudini, infine, sono lo specchio in cui guardarci, quello che ci permette di sapere se stiamo camminando sul sentiero giusto: è uno specchio che non mente.

Una Chiesa che presenta questi tre tratti – umiltà, disinteresse, beatitudine – è una Chiesa che sa riconoscere l’azione del Signore nel mondo, nella cultura, nella vita quotidiana della gente. L’ho detto più di una volta e lo ripeto ancora oggi a voi: «preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze. Non voglio una Chiesa preoccupata di essere il centro e che finisce rinchiusa in un groviglio di ossessioni e procedimenti» (Evangelii gaudium, 49).

Vorremmo che lo stile sinodale fatto di ascolto di tutti, di parresia, di franchezza, di valorizzazione dei doni presenti in ciascuno, che sperimenteremo nel Sinodo, diventi lo stile ordinario e feriale delle nostre comunità, attraverso un reale funzionamento degli organismi di partecipazione ecclesiale. Una Chiesa in uscita che sappia andare incontro alle persone, che non si chiude nelle sacrestie, nei riti, in un devozionismo rassicurante o nel “si è fatto sempre così”, nell’autoreferenzialità.

Il Sinodo ci chiederà di rivedere le strutture ecclesiali perché siano a servizio dell’evangelizzazione e non fini a sè stesse o per preservare un certo prestigio.

L’azione pastorale bisogna che abbia al centro Gesù Cristo e il fine per cui è venuto: salvare l’uomo, tutto l’uomo e tutti gli uomini. Bisogna allora che conosciamo e amiamo gli uomini e le donne di questo nostro tempo, con le loro risorse e fragilità, con il desiderio di felicità e di verità che li anima, evitando giudizi facili o pregiudizi che allontanano.

La Chiesa “madre e maestra” oggi deve essere più madre, più capace di accoglienza e di tenerezza, capace di offrire speranza e di suscitare domande prima di dare risposte preconfezionate che magari non trovano riscontro nel cuore delle persone.

Dovremo rivedere il modo di fare catechesi, le forme di primo annuncio, di predicazione; dobbiamo riscoprire l’ars celebrandi, in questo ci aiuterà anche la pubblicazione del nuovo Messale, perché le nostre liturgie siano più vibranti dell’azione dello Spirito ed esperienza del mistero e meno spettacolo.

Vorremmo che la Chiesa tutta e ogni suo membro diventi più missionaria, più aperta alle novità dello Spirito alle necessità dei fratelli in umnaità.

Il Sinodo dovrà aiutare la Chiesa a farsi carico degli ultimi, dei piccoli, dei poveri, delle famiglie in difficoltà, dei senza speranza…

“A tutta la Chiesa italiana raccomando ciò che ho indicato in quella Esortazione: l’inclusione sociale dei poveri, che hanno un posto privilegiato nel popolo di Dio, e la capacità di incontro e di dialogo per favorire l’amicizia sociale nel vostro Paese, cercando il bene comune.

L’opzione per i poveri è «forma speciale di primato nell’esercizio della carità cristiana, testimoniata da tutta la Tradizione della Chiesa» (Giovanni Paolo II, Enc. Sollicitudo rei socialis, 42). Questa opzione «è implicita nella fede cristologica in quel Dio che si è fatto povero per noi, per arricchirci mediante la sua povertà» (Benedetto XVI, Discorso alla Sessione inaugurale della V Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi). I poveri conoscono bene i sentimenti di Cristo Gesù perché per esperienza conoscono il Cristo sofferente. «Siamo chiamati a scoprire Cristo in loro, a prestare ad essi la nostra voce nelle loro cause, ma anche a essere loro amici, ad ascoltarli, a comprenderli e ad accogliere la misteriosa sapienza che Dio vuole comunicarci attraverso di loro»” (Evangelii gaudium, 198).

Non è un caso ma una scelta voluta che il Sinodo cadesse proprio nell’anno in cui Matera è capitale europea della cultura. Al grande impegno che come Chiesa stiamo mettendo per dare un contributo significativo di eventi e di progettualità bisogna che cresca in ogni cristiano e in tutte le comunità la consapevolezza che la cultura non è appannaggio di poche élite, ma che è patrimonio comune e che la Chiesa tanto ha fatto e continua a fare perché la fede generi cultura.

Sempre papa Francesco a Firenze:

Vi raccomando anche, in maniera speciale, la capacità di dialogo e di incontro. Dialogare non è negoziare. Negoziare è cercare di ricavare la propria “fetta” della torta comune. Non è questo che intendo. Ma è cercare il bene comune per tutti. Discutere insieme, oserei dire arrabbiarsi insieme, pensare alle soluzioni migliori per tutti. Molte volte l’incontro si trova coinvolto nel conflitto. Nel dialogo si dà il conflitto: è logico e prevedibile che sia così. E non dobbiamo temerlo né ignorarlo ma accettarlo. «Accettare di sopportare il conflitto, risolverlo e trasformarlo in un anello di collegamento di un nuovo processo» (Evangelii gaudium, 227).

Ma dobbiamo sempre ricordare che non esiste umanesimo autentico che non contempli l’amore come vincolo tra gli esseri umani, sia esso di natura interpersonale, intima, sociale, politica o intellettuale. Su questo si fonda la necessità del dialogo e dell’incontro per costruire insieme con gli altri la società civile. …

La società italiana si costruisce quando le sue diverse ricchezze culturali possono dialogare in modo costruttivo: quella popolare, quella accademica, quella giovanile, quella artistica, quella tecnologica, quella economica, quella politica, quella dei media... La Chiesa sia fermento di dialogo, di incontro, di unità. Del resto, le nostre stesse formulazioni di fede sono frutto di un dialogo e di un incontro tra culture, comunità e istanze differenti. Non dobbiamo aver paura del dialogo: anzi è proprio il confronto e la critica che ci aiuta a preservare la teologia dal trasformarsi in ideologia.

Ricordatevi inoltre che il modo migliore per dialogare non è quello di parlare e discutere, ma quello di fare qualcosa insieme, di costruire insieme, di fare progetti: non da soli, tra cattolici, ma insieme a tutti coloro che hanno buona volontà.

(Un grande esempio ci viene da tutto il lavoro che la Fondazione Matera – Basilicata ha messo in atto da tempo per questo anno 2019).

Il Sinodo con coraggio e senza timori dovrà affrontare temi spinosi e difficili: “Una Chiesa che ha al centro il Signore, dove si impara ad amarsi gli uni gli altri, dove la preghiera e la lettura della Bibbia sono centrali, dove si incoraggi e valorizzi la condivisione delle storie di fede. Una Chiesa che non abbia paura di affrontare questioni spinose e temi difficili; una Chiesa attiva e impegnata, accogliente e comunicativa, attrezzata per affrontare le sfide del mondo con i suoi linguaggi, le sue tecnologie, i suoi problemi. Una Chiesa gioiosa e pellegrina, che entra nei condomini, nelle carceri, negli ospedali, nelle attività culturali e sociali con maggior entusiasmo, a partire da questo anno tutto particolare, il 2019, che abbiamo la grazia di vivere”.

Quello che ho delineato è solo un piccolo saggio del lavoro che ci attende tutti.

Sì, sappiamolo, il Sinodo è di tutta la Chiesa, dell’intero popolo di Dio: attraverso le proposte formulate dai Consigli pastorali in seguito alla lettura dell’Instrumentum laboris, la preghiera per il Sinodo che ogni giorno si eleverà da parte dei singoli e delle comunità, l’offerta di sacrifici e sofferenze da parte dei nostri anziani e malati, attraverso quanto verrà riportato puntualmente dai delegati delle parrocchie alle comunità… tutti siamo protagonisti del Sinodo.

Un compito tutto speciale, però, è riservato ai delegati al Sinodo.

Tra un po’, dopo la prolusione dell’Arcivescovo, saremo chiamati per nome, per fare la nostra professione di fede, come è uso prima di assumere ogni incarico ecclesiale, faremo un giuramento di fedeltà al Magistero della Chiesa e alla responsabilità che assumiamo dietro la nomina che l’Arcivescovo ha approntato per ciascuno, firmeremo il verbale di apertura del Sinodo.

Preghiamo per i delegati e in modo particolare per la segreteria del Sinodo che ha il compito di coordinare, di raccogliere materiali, di approntare in seguito il documento finale.

Lo Spirito Santo illumini il nostro Padre e Pastore perché possa guidare con saggezza e prudenza la Chiesa di Matera – Irsina, doni a Lui un cuore che ascolta e la fermezza nell’assumere decisioni per il bene del popolo di Dio e della missione della Chiesa in questo tempo di grazia che il Signore ci concede di vivere.

Buon Sinodo a tutti.

martedì 8 gennaio 2019

Successo per il presepe lucano al Palazzo del Quirinale


ROMA - La “Casa degli Italiani”, il Quirinale, ha ospitato fino a sabato scorso il presepe monumentale della Basilicata, allestito nella Sala D’Ercole del Palazzo di residenza del Capo dello Stato dal maestro presepista Franco Artese e reso possibile e organizzato dall’Agenzia di Promozione Territoriale della Basilicata.

L’opera di quest’anno ha misurato un’area di quaranta metri quadri per un’altezza di circa sei metri, realizzata in polistirene, pietra, legno e ferro, con circa centoventi personaggi in terracotta. Ogni anno l’opera presepiale si rinnova con l’inserimento di una scena che trae occasione dal luogo che la ospita.

Quest’anno la particolare collocazione ha suggerito la creazione di una scena avulsa dal contesto abituale ma piuttosto simbolica di un fondamentale e costantemente auspicato legame tra la comunità lucana e lo Stato, proponendo il ricordo di un importante evento per la Basilicata, la visita del Presidente del Consiglio Giuseppe Zanardelli, fatta su sollecitazione dell’amico Giustino Fortunato e di altri parlamentari lucani, nel settembre del 1902. Da quella esplorazione maturò la Legge speciale per la Basilicata, emanata di lì a poco. Il frammento di storia che il presepe racconta è quello in cui Zanardelli accarezza con tenera comprensione una bambina che gli dona un piccolo mazzo di fiori, mentre intorno assistono partecipi la madre e altre donne. Una immagine, questa, poco nota, ma che evidenzia tutta l’attenzione che il Presidente del Consiglio riservò, in particolare, alle donne della «tanto diletta terra Lucana», di cui elogiò “la prestanza”, la forza e il coraggio.

«La disponibilità del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella – commenta il Direttore Generale dell’APT Mariano Schiavone- ha reso possibile questo ambito traguardo; la Basilicata e il suo presepe si collocano quest’anno in un contesto di inestimabile valore storico, culturale e artistico, coniugando insieme la forza di un gesto altamente simbolico. L’avvenimento si presenta di forte impatto, perché preannuncia, nel modo migliore, il grande evento di Matera Capitale europea della Cultura 2019, grazie al quale la nostra Regione vivrà un’esperienza irripetibile di centralità e protagonismo. La nascita di Gesù, collocata nel cuore dei Sassi di Matera Patrimonio dell’Umanità, aumenta a dismisura l’incanto di un paesaggio unico al mondo. La storia rievoca tradizioni e simboli universali di fede e convivenza tra i popoli; allo stesso tempo, la “piazza” offre l’armonia del vivere senza barriere, dinamica e aperta. Come nello spirito di Matera 2019. La Basilicata intera si riconosce nel presepe, nei volti e nei gesti delle donne, degli uomini e dei bambini che animano la platea davanti alla grotta della Natività».

L’allestimento al Quirinale del presepe lucano ha ottenuto importante attenzione da parte dei media nazionali: fra le agenzie stampa, Adnkronos, ASKANEWS con video del presepe, Vaticanews e Sir, agenzia della Conferenza Episcopale Italiana. Fra i quotidiani, ne hanno parlato Libero, messaggero.it, Il Corriere di Roma e corriere.it, Affari Italiani, Corriere dell’Umbria, Corriere di Siena, Corriere di Rieti. Nel settore specializzato vaticano, se ne sono occupati Radiovaticana, Osservatore Romano, ACIStampa, Aleteia. Ricca infine l’esposizione televisiva: Rai1 con il Tg1, Tg1 Dialogo, Rai2 con Tg2, Mizar, Tgr Lazio, Skytg24,Tgcom24, Tv2000 con Bel Tempo Si Spera e Tg2000. Infine la partecipazione del Maestro Artese nella trasmissione A Sua Immagine su Rai1 dedicata all’Epifania.

Approfondimenti e link ai servizi TV su www.basilicataturistica.it.

domenica 6 gennaio 2019

Melfi: donati i giocattoli "sospesi"


MELFI (PZ) - Nella giornata di oggi, festa dell'Epifania, sarà effettuata la distribuzione dei giocattoli "sospesi", donati per i bambini figli di famiglie meno abbienti. L'iniziativa è stata promossa dalla Caritas di Melfi che ha effettuato la raccolta dei doni per i bambini. Il vescovo Ciro Fanelli, promuovendo l'iniziativa ha fatto presente come vi è "l'urgenza di riportare autenticità nelle relazioni, calore nella fraternità, gioia nella comunione e gratuità nella riconciliazione".

martedì 1 gennaio 2019

Marcia nazionale della Pace: a Matera omelia di mons.Caiazzo

Carissimi confratelli nell’episcopato, confratelli nel sacerdozio, Diaconi, religiosi e religiose, popolo santo di Dio proveniente da diverse parti d’Italia e convenuti nella nostra città di Matera, carissimi telespettatori: Pace a voi!

Pace al mondo della politica. Come si fa a parlare di pace agli altri se poi si è in guerra continua proprio in quegli ambienti che dovrebbero garantire il convivere quotidiano? Quante volte ci capita di vedere e sentire nelle diverse sedi istituzionali (nazionali, europee, del mondo intero) insulti, litigi, violenza fisica e verbale? Si sente l’urgenza e il bisogno di seminare Pace. Viviamo un tempo di particolare confusione. Con molta facilità si vende fumo per consensi personali, promuovendo nuove forme di ideologie che seminano paura, fratture, contrapposizioni, discredito con linguaggi che tendono a infangare l'altro perchè visto come avversario da combattere e annientare. A scapito di chi? Riprendendo il messaggio di Papa Francesco per questa giornata: "La buona politica è al servizio della pace", credo che siamo tutti concordi che si avverte il bisogno di un rinnovamento che metta al centro dei diversi schieramenti un umanesimo che significa rispetto, dialogo sincero e positivo.

Una politica litigiosa diventa sterile e non serve l'uomo. Gli slogan, le promesse, le incensazioni del proprio operato passato, presente o quanto si pensa di fare per il futuro, non aiutano a creare un clima distensivo per lavorare realmente per il bene comune. Dice Papa Francesco: "La responsabilità politica appartiene ad ogni cittadino, e in particolare a chi ha ricevuto il mandato di proteggere e governare…Questa missione consiste nel salvaguardare il diritto e nell'incoraggiare il dialogo tra gli attori della società, tra le generazioni e tra le culture. Non c'è pace senza fiducia reciproca. E la fiducia ha come condizione il rispetto della parola data. L'impegno politico, che è una delle più alte espressioni della carità, porta la preoccupazione per il futuro della vita e del pianeta, dei più giovani e dei più piccoli, nella loro sete di compimento". Queste parole del Santo Padre sono un invito a quella responsabilità che coinvolga tutti in un impegno che significa: costruire pazientemente sulle macerie che gli altri procurano.

Ritengo che ogni cittadino debba sentire il bisogno di sentirsi protagonista partecipando attivamente e positivamente alla vita pubblica senza delegare. Non si possono, ad esempio, accettare vandalismo e distruzione per rivendicare diritti che sono sacrosanti ma che vengono macchiati e sporcati spesso anche con il sangue.

Pace ai paesi in guerra. Papa Francesco già da tempo denuncia con forza che nel mondo è in atto una terza guerra mondiale a spezzatino. Sono tanti, tantissimi i focolai di guerra che quotidianamente infrangono la convivenza civile, il rispetto della diversità, il diritto a professare liberamente la propria fede, il diritto ad avere il giusto per soddisfare i bisogni e le necessità di tutti e non di alcuni. In questo clima, direbbe S. Giovanni Paolo II, c'è un Occidente del mondo che schiaccia quello del Sud. "I poveri, ci ricorda Gesù, li avrete sempre con voi". Ma oggi più di ieri, fanno paura, non li vuole nessuno. Sono sempre più scarto. I ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.

Un'umanità che calpesta ogni forma di diritto e che risponde alle ingiustizie subite con fame e sete di sangue è bestiale. E' in atto un silenzio assordante. Ci sono tante aeree nel mondo che sono completamente dimenticate. La concentrazione è solo su alcuni focolai accesi e alimentati, a volte, anche da una informazione superficiale. E intanto lontano, dove non ci sono telecamere che riprendono, si muore di fame, ci sono i soldati bambini, gli scudi umani, le violenze di massa, le ragazze al servizio del sesso, le teste decapitate che fanno spettacolo, gli sfruttati nelle miniere dove spesso trovano la morte, i tanti cristiani quotidianamente uccisi, solo perchè cristiani, ... .

Matera è una delle città più antiche del mondo (8.000 anni). Una città che ha avuto la forza di rialzarsi sempre, di reagire con forza e decisione a forme di devastazioni, di ingiustizie, di vergogna. Rialzata nello stile di vita, dei rapporti umani, in quei valori nei quali ha sempre creduto, capace di versare il sangue, attraverso i suoi figli, per liberare la città dall'oppressione e dare un segno di riscatto positivo a tutto il Sud e dell'Italia intera. Una città che si è posta all'attenzione internazionale come Patrimonio dell'Umanità per ciò che ha saputo realizzare e conservare. Una comunità che ha vinto una grande sfida nell'essere stata proclamata Città Europea della Cultura 2019.

Da Matera, come è sempre successo in questi millenni, camminando in mezzo ai Sassi, parte un forte annuncio per l'umanità intera: il desiderio di Pace per tutti. Pace con se stessi, con gli altri, con i popoli bisognosi di essere supportati a risalire la china della

legalità e della convivenza umana. Pace con i popoli, costruendo ponti di solidarietà e abbattendo i muri della divisione e dello scandalo, spalancando i porti del cuore per dilatare gli spazi dell'amore.

Matera, città "Madre", capace di accogliere i figli, non solo turisti che portano sicuramente benessere economico, ma anche e soprattutto umanità bisognosa di essere sostenuta, incoraggiata, condivisa nei suoi drammi e che leva il suo grido di abbandono, di sofferenza e di ingiustizia. "Madre" di tutti i popoli: nella loro diversità, vera ricchezza.

Matera, città "Madre", che invita a fare "Pace" con la casa comune, la terra, che ha bisogno di essere amata, rispettata, bonificata e non sfruttata. Fare la "Pace" con la terra perchè ognuno riceva il giusto e il necessario e sperimentare che noi e la terra siamo una cosa sola, nell'inizio di vita, voluta e creata: prima la terra, da essa la carne.

Matera, città "Madre", che dialoga, si confronta, fa cultura aprendo i suoi scrigni pieni di uomini colti, di pensiero attuale, di proposte di vita.

Da Matera, dal Sud dell’Italia, spesso mortificato a causa della malavita organizzata, parte un forte annuncio: vogliamo costruire la Pace, seminandola, coltivandola, godendola in uno scambio di relazioni umane, scrollandoci di dosso il pessimismo, il vittimismo e il piangersi addosso, che abbia come unico obiettivo: il bene comune.

E allora facciamo nostre le parole di Gesù: “In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a voi”.

sabato 22 dicembre 2018

Chiesa: a Matera 'I Cammini - Il musical Sì alla vita'


MATERA - Con il musical “Sì alla vita” di Don Michele Larocca prosegue venerdì 28 dicembre alle 19,30 a Matera nella chiesa Maria Santissima Annunziata di Piccianello il Progetto “I Cammini – Tracce di religiosità nelle diocesi della Basilicata”, coprodotto dall’Arcidiocesi di Matera-Irsina, dall’Associazione Parco Culturale Ecclesiale “Terre di Luce” e dalla Fondazione Matera-Basilicata 2019, patrocinato dal Pontifico Consiglio della Cultura e dall’Ufficio Nazionale per le Comunicazioni Sociali della Conferenza Episcopale Italiana. Il musical “Sì alla vita” rientra nel Cammino dell'Avvento e del Natale.

Il musical “Sì alla vita” nasce dall’idea di voler essere testimoni autentici del messaggio di Dio, attraverso il canto e la musica, passioni ormai collaudate da tutti gli uomini di tutti i tempi.

Il pubblico ripercorrerà così insieme i personaggi principali che nel Vangelo hanno fatto la storia della vita pubblica di Gesù e toccherà con mano quanto i loro sentimenti realmente appartengono alla storia di ciascuno di noi: dal discepolo Tommaso e la sua incredulità, a Simeone il fariseo e la sua presunzione di essere giusto. Protagonisti principali saranno Gesù e alcune donne che dopo essere state da Lui guarite, perdonate, sono diventate “icone” della Misericordia che salva - come la Samaritana, la donna adultera, la Profetessa Anna, la vedova insistente. Ogni sentimento sarà in scena interpretato da una canzone accompagnata dalla visione di immagini che aiuteranno gli spettatori ad entrare nel vivo della storia dei singoli personaggi del Vangelo. Scopriremo cosi come, il desiderio della rinascita di Nicodemo, le lacrime del ricco Epulone, le tentazioni di Satana e lo stupore della conversione del cuore di Levi sono i medesimi sentimenti che accompagnano le nostre vite e costituiscono le paure e le speranze per l’uomo di oggi. Attraverso questo viaggio immaginario, gli spettatori sperimenteranno come nulla è impossibile a Dio e quanto grande sia il Suo Amore per ogni uomo che si perde ma che poi si lascia trovare.

Don Michele Larocca, dopo aver conseguito il titolo di Baccellierato presso il Seminario Maggiore di Potenza nel 2003, è stato ordinato sacerdote nel 2004. Ha conseguito la specializzazione in Antropologia Teologica presso il Seminario Maggiore “Regina Puglia” in Molfetta nel 2007. Attualmente è docente di Antropologia Teologica e Antropologia e Filosofia del Territorio presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose Interdiocesano “Mons. Anselmo Pecci” di Matera e Potenza.

venerdì 7 dicembre 2018

Il Presepe artistico di Mario Daddiego in Vaticano


ROMA - Oggi 7 dicembre,in Vaticano,presso la Sala San Pio X in Via della Conciliazione, si è inaugurata la mostra "100 Presepi in Vaticano", alla quale ha partecipato, come massima espressione della tradizione lucana, il suggestivo presepe realizzato dal maestro cartapestaio materano MARIO DADDIEGO.

L’ artistico manufatto realizzato in cartapesta con particolari in ferro battuto, terracotta e legno riproduce uno spaccato di vita reale della civiltà contadina dei Sassi di Matera tra la fine dell’800 e l’inizio del 900; si tratta di una opera d’arte di forte impatto emozionale, ricca di particolari e preziosa nella cura meticolosa sin nei più minuti dettagli dalle abitazioni agli indumenti dei pupi, agli oggetti di uso quotidiano come nei mestieri riprodotti.

Tale prestigiosa rassegna presepiale è organizzata dal PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA PROMOZIONE DELLA NUOVA EVANGELIZZAZIONE e si terrà dal 7 dicembre 2018 al 13 gennaio 2019, ospitando numerosi esemplari provenienti da musei, collezioni, maestri presepisti e appassionati di tutto il mondo.

"Sono soddisfatto e orgoglioso – afferma il maestro Mario Daddiego – che una mia opera possa partecipare, come manufatto artistico rappresentativo della storia e della cultura del popolo lucano, ad una mostra di tale rilevanza internazionale ; ogni particolare – continua Mario Daddiego – è la riproduzione fedele non solo del vivere quotidiano della civiltà rurale lucana ma anche di alcuni scorci tra i più suggestivi di una Terra già ricca di naturale spiritualità".

Distinguendosi per l’abile manifattura e l’accuratezza nella riproduzione il presepe scenografico di Mario Daddiego ha ricevuto numerosi ed importanti riconoscimenti, citiamo solamente il 1° posto nella categoria artistici-scenografici alla 38° edizione della esposizione internazionale "100 Presepi" svoltasi a Roma, la sua esposizione alla mostra "Presepi d’ Italia – Le tradizioni Regionali" tenutasi nella Sala di Augusto del Quirinale e infine la sua partecipazione alla mostra '' Presepi del Mondo in Arena'' a Verona risultandone, su 400 manufatti, il simbolo.

Ricordiamo che il maestro artigiano Mario Daddiego mette a disposizione la sua esperienza nell’ambito di corsi sulla cartapesta e sulla ceramica che lo hanno portato anche all’ estero, come ad esempio in Argentina e in Uruguay, dove è stato apprezzato particolarmente da tutte le comunità italiane e lucane.

sabato 24 novembre 2018

Cardinal Bassetti: "Sacrilegio massacrare una donna"


CDV - “Chi maltratta una donna rinnega e sconfessa le proprie radici perché la donna è fonte e sorgente della maternità. È una specie di sacrilegio massacrare una donna. La violenza contro le donne sta diventando sempre più un’emergenza anche a livello nazionale che va combattuta a vari livelli”. A dichiararlo il presidente della Conferenza episcopale italiana, il card. Gualtiero Bassetti, in un videomessaggio su Tv2000 in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne che si celebra domenica 25 novembre

lunedì 19 novembre 2018

In Piazza S. Agnese a Matera il Premio Nazionale Città Cristologica


MATERA - Martedì, 20 novembre, alle 17:30, nella Sala Joseph Ratzinger, Piazza S. Agnese a Matera, sarà conferito il Premio Nazionale Città Cristologica a Sara Magister per il libro “Caravaggio. Il vero Matteo”, Campisano Editore, 2018. Il Premio è promosso dalla Fondazione Lucana Antiusura Mons. Vincenzo Cavalla. Consegnerà il Premio Mons. Alberto D’Urso, Presidente della Consulta Nazionale Antiusura Giovanni Paolo II, che aggrega ben 30 Fondazioni del genere sparse in ogni regione italiana. Durante la cerimonia Sara Magister illustrerà la sostanza innovativa del suo libro.

Un’occasione magnifica per rileggere un capolavoro del Caravaggio e la sua stessa biografia.

LA MOTIVAZIONE

Hans-Georg Gadamer ci ha insegnato che l’interpretazione corretta deve difendersi dall’arbitrarietà e guardare con occhi fermi al suo oggetto. Così Sara Magister ha studiato “La chiamata di Matteo” della cappella Contarelli, nella chiesa di S. Luigi dei Francesi a Roma. Non ha ceduto al maledettismo cui l’opinione comune regala il Caravaggio e la sua arte, ma si è attenuta a quel che emerge dalla pala d’altare e dai

documenti che la riguardano. Grazie a un perfetto “circolo ermeneutico” è giunta alla sicura identificazione del “vero” Matteo protagonista col Cristo del capolavoro.

In realtà, con il “placet” di una committenza ligia alle disposizioni tridentine circa le opere d’arte sacra, il Caravaggio, poco più che trentenne, ha raffigurato Matteo in un buio “magazeno”, come un giovane usuraio del 1600, chino sulle monete che riscuote, proprio mentre la luce e la voce di Cristo precipitano su di lui. Una rappresentazione analogica del pubblicano al soldo dell’occupazione romana che divenne Apostolo. Un colpo di genio sia per l’innovazione di un soggetto già praticato da altri, sia per i mirabili aspetti formali, tale da smuovere una turba di imitatori.

Il suo messaggio è folgorante: se Cristo ha chiamato un simile Matteo alla sequela più eletta, nemmeno il più perduto manutengolo dell’iniqua ricchezza, l’uomo più negato al Regno di Dio, è al riparo dalle invenzioni misericordiose di Colui che non è venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori. Nell’introduzione Sara Magister compendia: “La storia di Matteo, così come Caravaggio e i suoi committenti l’hanno voluta, ci racconta molto di più di quanto ha detto finora dell’artista, apre inedite prospettive sull’intera produzione dell’artista, e soprattutto è molto più moderna e coinvolgente di quel che già si pensava. Perché è una vicenda in cui ogni uomo, di ogni epoca, può vedere lo specchio di sé stesso.”

Per tutto questo, l’ecclesiale Fondazione Lucana Antiusura Mons. Vincenzo Cavalla che, come le Fondazioni sorelle, ha in San Matteo il suo riconosciuto Patrono, e che ha sede nella città dove Pier Paolo Pasolini girò “Il Vangelo secondo Matteo”, assegna il Premio Nazionale Città Cristologica 2018 a Sara Magister, per il libro “Caravaggio. Il vero Matteo”, pubblicato quest’anno con proporzionata accuratezza da Campisano Editore a Roma.

Il Premio, alla terza edizione, è capofila del “Cammino delle letture”, nel più ampio progetto denominato “I Cammini” con cui la Chiesa di Matera–Irsina, congiuntamente alle Chiese di Basilicata, contribuisce alla riuscita di Matera Città Europea della Cultura 2019.

IL PREMIO NAZIONALE CITTÀ CRISTOLOGICA

È un Premio giovane, non una targa di latta, ma di sostanza dignitosa: 2.000,00 euro. Nel 2013 ha onorato Max Gallo, Accademico di Francia, per il libro “Era Dio”, Edizioni San Paolo, 2010. Nel 2014 è toccato ai coniugi Domenico Canciani e Maria Antonietta Vito, fra i massimi conoscitori di Simone Weil, per la traduzione e la curatela del libro “L’amicizia pura” appunto della Weil, Castelvecchi editore, 2013.

Il Premio si propone di esaltare un’opera di scrittura che in qualche modo abbia che fare con la figura di Cristo. La connotazione “cristologica” è riferita a Matera perché il suo nome circola nel mondo soprattutto grazie a quello di Cristo [cfr. Cristo si è fermato a Eboli (1945) di Carlo Levi, Il Vangelo secondo Matteo (1964) di Pier Paolo Pasolini, The Passion (2004) di Mel Gibson]. Se lo tacessimo, “lapides clamabunt: grideranno le pietre” (Lc 19,40). A Matera le pietre lo gridano. È l’eco di tale grido possente che, alla fin fine, innalza la città a Capitale Europea della Cultura 2019.

sabato 3 novembre 2018

Chiesa: a Matera il 7-8 novembre 'I giovani e la ricerca di Dio'

MATERA - "I giovani sono chiamati a compiere continuamente scelte che orientano la loro esistenza; esprimono il desiderio di essere ascoltati, riconosciuti, accompagnati". Queste parole, tratte dal documento finale del Sinodo dei Vescovi conclusosi qualche giorno fa sul tema: “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, rendono il senso dell'organizzazione del convegno "I giovani e la ricerca di Dio, tra desiderio di senso e senso della realtà". Studiosi di diverse discipline, con i responsabili della pastorale giovanile delle Diocesi lucane e pugliesi del territorio limitrofo, dialogheranno con i giovani al fine di creare un ponte tra formazione accademica e vita pastorale.

Il convegno, organizzato dall'Istituto Superiore di Scienze Religiose Interdiocesano “Mons. A. Pecci”di Matera-Potenza, si terrà il 7 e 8 novembre presso la Casa di Spiritualità S. Anna. Giovedì 8 novembre, dopo le conclusioni dei lavori del prof. don Leonardo Santorsola, Direttore del'ISSR, si terrà la Professio Fidei dei docenti e l’apertura dell’Anno Accademico presieduta da Mons. Antonio Giuseppe Caiazzo, Arcivescovo di Matera-Irsina e moderatore dello stesso Istituto.

Il programma dei lavori del convegno è il seguente:

7 novembre - prima sessione - mattina;

ore 9 - presiede Mons. Salvatore Ligorio, arcivescovo metropolita di Potenza-Muro L.-Marsico N.

saluti Mons. Antonio Giuseppe Caiazzo, arcivescovo di Matera-Irsina, moderatore dell’ISSR Interdiocesano di Matera-Potenza;

introduzione al convegno prof. Leonardo Santorsola, Direttore dell’ISSR Interdiocesano “Mons. A. Pecci”di Matera-Potenza;

modera - prof. Gianpaolo Grieco;

Interventi

ore 9,30-10,30 - S. Tanzarella - Giovani di fine Novecento: il guado dell’indifferenza e dell’ubbidienza incosciente;

dibattito
10,50-11,15 coffee break;

ore 11,15-12,15 - Mons. Franco Giulio Brambilla - I giovani e il paradigma dell’esodo: promessa, legge e cammino;

dibattito

Ore 13 pranzo;

Pomeriggio
presiede Mons. Francesco Sirufo, arcivescovo di Acerenza;

modera - prof. Nicola Soldo;

Interventi

ore 15,00-16,00 - Costantino Esposito - Dal Sessantotto a oggi: il cambiamento dei paradigmi culturali del mondo giovanile;

dibattito

16,20-16,45 coffee break;

ore 16,45-17,45 - Paola Bignardi - Dio è sparito dall’orizzonte giovanile? L’esperienza religiosa dei giovani di oggi.

Novembre

seconda sessione

mattina

presiede - Mons. Ciro Fanelli, vescovo di Melfi-Rapolla-Venosa;

Modera - prof. Oronzo Marraffa;

ore 9,00-10,00 - G. Mari - I giovani e la fede tra ricerca, illusioni e incontri;

dibattito

10,20-10,45 coffee break;

ore 10,45-11,45 - A. Matteo - L’adulto postcristiano e la ricerca di senso nel mondo giovanile;

dibattito

pomeriggio

presiede - Mons. Giovanni Ricchiuti, arcivescovo di Altamura-Gravina-Acquaviva delle fonti;

Modera - prof. Consuelo Manzoli;

Ore 15,00-16,00 - Michele Falabretti - in dialogo con alcuni giovani e responsabili del servizio diocesano di pastorale giovanile e un contributo su: Dopo il Sinodo dei Giovani 2018: la Chiesa italiana e le nuove prospettive di pastorale giovanile;

dibattito

ore 16,15-17,15
Conclusioni del prof. Leonardo Santorsola, Direttore dell’ISSR Interdiocesano “Mons. A. Pecci” di Matera-Potenza - Professio Fidei e apertura dell’Anno Accademico presieduta da Mons. Antonio Giuseppe Caiazzo, arcivescovo di Matera-Irsina, moderatore dell’ISSR Interdiocesano “Mons. A. Pecci” di Matera-Irsina;

L’Istituto, promosso dalle Arcidiocesi di Potenza–Muro Lucano–Marsico Nuovo, Matera-Irsina, Acerenza, dalle Diocesi di Tricarico e Melfi-Rapolla-Venosa è un’istituzione accademica ecclesiastica eretta dalla Congregazione per l’Educazione Cattolica. E’ collegato alla Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale.

Il curriculum di studio ha la durata di 5 anni e offre due titoli europei: Laurea in Scienze Religiose dopo il triennio (Laurea breve) e Laurea Magistrale in Scienze Religiose dopo il biennio specialistico (Laurea specialistica).

L’Istituto propone l’approfondimento e la trattazione sistematica, con metodo scientifico, della Rivelazione; promuove la ricerca delle risposte agli interrogativi del mondo contemporaneo con l’ausilio delle scienze filosofiche e umanistiche.

domenica 21 ottobre 2018

Chiesa: recital mariano nella Cattedrale di Potenza

POTENZA - Don Vito Telesca, Vicario Generale dell’Arcidiocesi di Potenza-Muro Lucano-Marsiconuovo, promotore indiscusso di numerose manifestazioni, invita tutti gli amici legati all’arte e i fedeli delle parrocchie della Diocesi, in particolare della città di Potenza, a rendere insieme un sentito omaggio, devoto e grato, alla Madonna di Viggiano in occasione della Visita a Potenza. Si svolgerà, infatti, mercoledì 24 ottobre prossimo in Cattedrale, con inizio alle 20.30, il recital a più voci “Noi cantiamo al Signore un Cantico Nuovo”, in onore della Madonna di Viggiano, Regina e Patrona della Lucania.

“Debbo a don Vito Forlenza se nel 2012, in prossimità delle feste natalizie, mi diede l’input di mettere in scena un recital mariano su indicazione di un libro appena uscito contenente liriche in onore della Madonna, scritte da poeti del novecento - dichiara don Vito Telesca, promotore e regista dello spettacolo – Quel volume fu per me una vera manna per impostare le poesie di Alda Merini, di David Maria Turoldo, di Antonio Corsaro e infine alcune belle litanie, un po’ ermetiche, di Pier Paolo Pasolini”.

Un cocktail a base di altissima spiritualità, offerto da poeti e musicisti. Il recital inizierà con “Sub Tuum Praesidium”, la più antica preghiera rivolta alla Madre di Dio, risalente al III secolo, e terminerà con una poesia-preghiera consegnata a don Vito da Mons. Giuseppe Vairo, e scritta dal suo arcivescovo di Cosenza. Alla preghiera finale seguirà il dono di un rosario artistico in cartapesta alla Madonna, opera di “Gio di Già”, realizzato con tecnica artigianale e pigmenti naturali che riproducono i colori del territorio lucano. L’ora di lode alla Vergine Maria avverrà con poesie e canti tratti dal repertorio classico e contemporaneo, interpretati dalla “Cappella Musicale della Cattedrale di Potenza” diretta da Giuseppe Cillis, e da solisti di grande qualità con le voci di Iole Cerminara e Patrizia Borghini, don Mimmo Florio alla chitarra, Donato Benedetto alla tromba, Paolo Miccolis al violoncello. L’interpretazione teatrale dei testi poetici è affidata a Giovanna Valente, Donato Varallo e Anna Anastasio.

sabato 29 settembre 2018

Teatro sacro nei Sassi di Matera

MATERA - «Ecco il teatro magnifico della crocifissione, in cui Dio crocifigge il Figlio/ e lo dimostra a tutti./ Ecco il Padre amorevole che corre in aiuto del Figlio/ e squarcia tutte le nuvole/ e fa piovere dal cielo quella manciata di rose/ che noi umani chiamiamo cristianesimo». Così Alda Merini scrive nel “Poema della croce”, testo della rappresentazione teatrale che si terrà martedì 2 ottobre alle ore 20.00, nella Cattedrale di Matera. Giunge così, nello splendido scenario dei Sassi, il teatro sacro itinerante “Poema della Croce”, pièce del progetto regionale “TEATRO SACRO NELLE CATTEDRALI” promosso dall’Ufficio Beni Culturali dell’Arcidiocesi di Potenza-Muro Lucano-Marsiconuovo, patrocinato dalla Regione Basilicata e dalla CEI (Conferenza Episcopale Italiana), ideato e diretto da don Vito Telesca, Vicario generale dell’Arcidiocesi. Le tre tappe precedenti si sono svolte con successo a Melfi, Potenza e Lagonegro. La Cattedrale dedicata alla Madonna della Bruna e a Sant'Eustachio, gioiello dell’arte romanico-pugliese collocata nella Civita, punto più alto della città, accoglierà il tema del sacrificio della Croce e della sua la profonda attualità nel mistero cristiano della salvezza. Tra gli splendidi affreschi medioevali e le decorazioni barocche del duomo materano, la voce di Iole Cerminara dominerà le parti salienti dello spettacolo, interpretando musiche scelte dal regista. Tra i brani, anche testi di Juni Russo, Fabrizio De Andrè, le note del “Magnificat” di Marco Frisina, a cui si alterneranno gli interventi dell’Associazione musicale “ART-PARK”, della “Cappella Musicale della Cattedrale di Potenza” diretta da Giuseppe Cillis, e l’interpretazione del soprano Patrizia Borghini. Gli accompagnamenti musicali saranno affidati alla chitarra di Don Mimmo Florio, alla tromba di Donato Benedetto, al violoncello di Paolo Miccolis, al pianoforte di Francesco Scorza. Tutto contribuirà a tratteggiare l’affresco dell’intenso dialogo interiore della Poetessa, che dà voce a Maria e al Figlio. La recitazione dei testi della Merini sarà affidata alle voci di Giovanna Valente, Donato Varallo ed Anna Anastasio. Sapienti interventi audio e giochi di luce contribuiranno al climax teatrale, sotto la cura del service di Renato La Ghezza. Musica, poesia ed arte visiva si intrecceranno alla perfomance della compagnia HDUEteatrO, giovani attori che metteranno in scena la Passione di Cristo, mentre la Resurrezione, nella parte finale dello spettacolo, sarà simboleggiata dall’opera di Raimondo Galeano, una croce in legno trattata con vernici fluorescenti che squarcerà il buio della scena, rimandando alla sfolgorante vittoria di Cristo sulla morte e sul peccato.

venerdì 21 settembre 2018

Potenza: pellegrinaggio nazionale Unitalsi a Lourdes nel ricordo di Frizzi


POTENZA - Come sperimentato per la prima volta nel 2017, anche quest'anno il pellegrinaggio nazionale a Lourdes dell'Unitalsi si terrà in due periodi, il primo che ha preso il via ieri e terminerà il 24 settembre e il secondo dal 25 al 29 settembre. Nel 115° anniversario associativo, l'UNITALSI con 2 treni, 13 aerei e 14 pullman accompagnerà a Lourdes circa 5 mila soci e pellegrini, tra ammalati, disabili e volontari.

A guidare il pellegrinaggio al santuario francese saranno MONS. LUIGI BRESSAN, arcivescovo emerito di Trento e assistente ecclesiastico nazionale dell'UNITALSI, e il presidente nazionale ANTONIO DIELLA. Un ricordo speciale verrà riservato a FABRIZIO FRIZZI, scomparso di recente che fu amico e testimonial dell'Associazione.

Fino al 24 settembre saranno a Lourdes le sezioni Abruzzese, Romana Laziale, Calabrese, Campana, Ligure, Lucana e Umbra accompagnate da MONS. BENEDETTO TUZIA, Vescovo di Todi e Orvieto e da Mons. TOMMASO VALENTINETTI, Arcivescovo di Pescara-Penne, mentre dal 24 al 29 settembre sarà la volta delle sezioni Pugliese, Molisana, Marchigiana, Lombarda, Sarda, Piemontese, Siciliana, Triveneta ed Emiliano Romagnola guidate da MONS. CARLO BRESCIANI, Vescovo di San Benedetto del Tronto, Ripatransone e Montalto.

La messa internazionale, la processione eucaristica e la processione aux flambeaux saranno presiedute dal CARD. DOMENICO CALCAGNO, presidente merito dell'APSA. Tra le novità del pellegrinaggio, il percorso "Sulla strada del Calvario", la presenza della Sinfonia mariana, l'atto di affidamento dell'associazione a Maria e l'Adorazione eucaristica notturna sui piani degli ospedali.

In programma anche lo spettacolo "Cercatori di felicità", una serata di musica e di festa a cui parteciperanno la giornalista Francesca Fialdini e il tenore Pietro Mazzocchetti. Durante il pellegrinaggio, dunque, sarà ricordata la figura di un amico e testimonial dell'associazione, Fabrizio Frizzi, in un momento a cui parteciperà Flavio Insinna.

"È un momento importantissimo – afferma MONS. BRESSAN – poter entrare insieme nel santuario di Lourdes che è stato centro per milioni e milioni di pellegrini durante questi 160 anni dalla prima apparizione della Vergine a Bernadette". "Ci ha lasciato un messaggio profondo – prosegue – che ha entusiasmato tanto popolo di Dio, tanti fedeli, anche non cristiani, ma tanti devoti di Cristo. Egli ci insegna come tutta la vita sia un cammino e lo è veramente come l'UNITALSI, testimone del cristianesimo attraverso i suoi pellegrinaggi".

"Sarà un pellegrinaggio dedicato ai cercatori di felicità" - spiega DIELLA – e chi partirà per Lourdes alla ricerca di una speranza la troverà, sarà il pellegrinaggio della comunità, di chi ha il passo più lento perché l'importante sarà esserci insieme. Sarà l'occasione per aprire i nostri cuori vivendo a Lourdes un'esperienza di felicità".

sabato 1 settembre 2018

Quattro nuovi sacerdoti nell'Arcidiocesi di Matera-Irsina


MATERA - Quattro nuovi sacerdoti Giuseppe Calabrese, Giuseppe Didio, Valerio Latela e Leonardo Rocco Sisto arricchiranno l'Arcidiocesi di Matera-Irsina. I quattro diaconi saranno ordinati presbiteri per l’imposizione delle mani e la preghiera consacratoria di mons. Antonio Giuseppe Caiazzo nella Basilica Cattedrale di Matera Giovedì 6 settembre 2018 ore 19.

Giuseppe Calabrese, della parrocchia di S. Giovanni Battista in Matera, nasce a Carbonara (BA) il 18 marzo 1993. Presso la parrocchia dei frati francescani di Cristo Re in Matera frequenta il gruppo degli Araldini, il coro parrocchiale e l'Agesci. Dopo la scuola media entra nel Seminario Minore di Potenza per poi conseguire la maturità classica. Nel Seminario Maggiore Interdiocesano di Basilicata consegue il Diploma in musica liturgica presso la CEI. Ha svolto il suo tirocinio pastorale in affiancamento al cappellano dell'Ospedale San Carlo e la Casa Circondariale di Potenza, presso le parrocchie San Giovanni Battista in Ferrandina, San Michele Arcangelo in Pomarico e San Leone Magno in Metaponto. Viene ordinato Diacono il 31 ottobre 2017 nella Basilica Cattedrale in Matera. Il 21 Giugno 2018 consegue il Baccalaureato in Sacra Teologia presso l'Istituto del Seminario Maggiore di Basilicata.

Giuseppe Didio, della parrocchia Santa Lucia di Montescaglioso, nasce il 22 novembre 1993 a Matera. Nella sua parrocchia si inserisce nel gruppo dei ministranti e gruppo Agesci. Frequenta il Seminario Minore di Potenza dove consegue la maturità classica e svolge anche il discernimento vocazionale. Al Seminario Maggiore di Potenza riceve la sua formazione e viene ordinato Diacono a Montescaglioso il 10 marzo 2018. Negli anni del Seminario maggiore svolge il tirocinio pastorale presso l'Ospedale San Carlo e presso la Parrocchia San Giovanni Bosco in Potenza, presso la parrocchia Santa Famiglia e la parrocchia Maria SS. Annunziata in Matera. Il 21 Giugno 2018 consegue il Baccalaureato in Sacra Teologia presso l'Istituto del Seminario Maggiore di Basilicata. Svolge il diaconato nella parrocchia Maria SS Annunziata in Matera.

Valerio Latela, della parrocchia di S. Giovanni Battista in Matera, nasce a Matera il 14 febbraio 1992. Dopo aver conseguito la maturità presso il Liceo Classico “E. Duni” di Matera, intraprende, nel 2011, il tempo di discernimento propedeutico nel Seminario di Potenza con l’accompagnamento spirituale di don Giuseppe di Perna, sacerdote della Diocesi di Tricarico. Entrato nel Seminario Maggiore Interdiocesano di Basilicata a Potenza nel settembre 2012, fa esperienza di tirocinio pastorale presso la parrocchia San Rocco e l’Ospedale San Carlo in Potenza, presso la parrocchia Maria SS. Annunziata in Scanzano Jonico, presso la parrocchia San Michele Arcangelo in Pomarico, presso la parrocchia San Rocco in Montalbano Jonico. Ordinato Diacono il 31 ottobre 2017, svolge il suo servizio diaconale nella comunità parrocchiale San Giuseppe Lavoratore in Pisticci Scalo. Consegue il Baccalaureato in Sacra Teologia il 21 giugno 2018 presso l’Istituto Teologico del Seminario Maggiore Interdiocesano di Basilicata.

Leonardo Rocco Sisto, della parrocchia Sant’Antonio in Pisticci, nasce a Pisticci il 23 agosto 1991. Diplomato presso il Liceo Classico G. Fortunato di Pisticci, dopo un periodo di discernimento vocazionale e un anno propedeutico, entra nel Seminario Maggiore Interdiocesano di Basilicata. Durante gli anni di formazione svolge il suo servizio pastorale presso la parrocchia San Rocco e l’Ospedale San Carlo in Potenza. In Diocesi svolge il tirocinio pastorale presso la parrocchia San Michele in Pomarico, la parrocchia Maria Santissima Annunziata in Scanzano Jonico e Mater Ecclesiae in Bernalda. Ordinato Diacono il 14 settembre 2017 nella chiesa Sant’Antonio in Pisticci, svolge il servizio pastorale durante l’anno di diaconato presso la parrocchia San Vincenzo de’ Paoli al Borgo La Martella in Matera. Da febbraio 2018 svolge il servizio di segretario arcivescovile. Consegue il Baccalaureato presso l’Istituto Teologico di Basilicata il 21 giugno 2018.

I neo sacerdoti celebreranno la loro prima Messa: don Giuseppe Didio il 7 settembre presso la parrocchia Santa Lucia in Montescaglioso, don Leonardo Rocco Sisto il 7 settembre presso la parrocchia Sant’Antonio in Pisticci, don Giuseppe Calabrese l'8 settembre e don Valerio Latela il 9 settembre entrambi presso la Basilica Cattedrale in Matera.

lunedì 27 agosto 2018

Matera: ecco l'omelia di Mons.Caiazzo durante la Ss Messa per l'inizio della 69^ Settimana Liturgica


MATERA - Ecco l'omelia pronunciata ieri mattina in cattedrale da mons. Caiazzo durante la Santa Messa di inizio della 69^ Settimana Liturgica nazionale, i cui lavori inizieranno quest'oggi, 27 agosto presso la Casa di Spiritualità S. Anna.

La lettura del capitolo 6° del vangelo di Giovanni ci ha accompagnati nelle celebrazioni eucaristiche di questo tempo estivo. L’insegnamento di Gesù, attraverso gesti e parole, ha puntato l’attenzione dei singoli, dei discepoli, delle folle sul pane di vita che è Lui stesso, trasmettendo una fede autentica che affonda le radici nella Sua missione e che non ricorre a formalismi e tradizioni, limitandosi alla mera contemplazione della vita terrena senza futuro, senza speranza.

La parola di Gesù è un invito all’uomo, all’uomo d’oggi, a liberarsi dalle forme imperanti di pessimismo, di rassegnazione, di isolamento, di protagonismo esasperato a scapito del bene comune. Invito inderogabile ad affrancarsi dalla cultura dello scarto, del respingimento di una umanità sofferente, che si nutre della paura nei confronti delle varie diversità presenti nella nostra società.
Questo è il senso profondo della celebrazione Eucaristica che stiamo vivendo e della Settimana Liturgica Nazionale che inizierà domani nella nostra città di Matera: La Liturgia risorsa di umanità, per noi uomini e per la nostra salvezza.

Chi si nutre di Gesù, pane di vita, riceve vita e dona vita agli altri. Pieno di fiducia e speranza, si nutre già di vita eterna che la morte terrena non potrà offuscare o spegnere.

E’ una parola non facile da intendere, anzi dura da accettare a tal punto che molti discepoli e seguaci lo abbandonano, si allontanano.

Gesù, a questo punto, pone una domanda, soprattutto agli intimi, gli apostoli: “Volete andarvene anche voi”?

E’ facile seguire Gesù quando è circondato dal consenso, quando si vedono segni e miracoli, quando la folla lo acclama perché accontentata in tutte le richieste. Diventa complicato, perché impegnativo, quando bisogna fare delle scelte. Nella prima lettura Giosuè chiede al popolo di essere decisi: “Se sembra male ai vostri occhi servire il Signore, sceglietevi oggi chi servire… Quanto a me e alla mia casa, serviremo il Signore”.

Cambiano i tempi, cambiano le culture, ma l’uomo facilmente si lascia prendere dal qualunquismo tipico delle chiacchiere da bar, ora amplificate dai social, dove ognuno può screditare e infangare la vita degli altri. Questo accade anche a noi, che diciamo di essere credenti, nel momento in cui non ci lasciamo riempire della potenza liberante della Parola di Gesù, sfuggendo alla tentazione del perbenismo, del puritanesimo, del borghesismo religioso.

Oggi, come ieri, viene chiesto ai cristiani di fare delle scelte. Di fronte alla domanda di Gesù: “Volete andarvene anche voi”?, viene chiesta una risposta impegnativa, senza “se” e senza “ma”. Giosuè, prima ancora che il popolo risponda, dice: “Quanto a me e alla mia casa, serviremo il Signore”. E San Pietro, nel Vangelo, risponde: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio”. Pietro fa una scelta importante: una vera e propria professione di fede. Le parole diventano fatti: l’amore per Cristo e la sua Chiesa si fa servizio gratuito e disinteressato. La sequela del cristiano diventa testimonianza della forza della Parola di Cristo vissuta tra la gente. L’uomo incontra l’uomo. Con Papa Francesco diciamo: “Dio aspetta qualcosa da te, Dio vuole qualcosa da te, Dio aspetta te. Dio viene a rompere le nostre chiusure, viene ad aprire le porte delle nostre vite, delle nostre visioni, dei nostri sguardi. Dio viene ad aprire tutto ciò che ti chiude”.

E’ il tempo in cui, come cristiani, siamo chiamati a fare scelte coraggiose, ad adoperarci, attraverso un impegno costante e sincero, indipendente dal pensiero dominante, in un’azione tesa a seminare vita e speranza. Un’azione tesa ad accrescere il bene, già tanto incisivo nella nostra società. Un bene che nel silenzio si opponga alla presenza fragorosa del male.

Ci sono tanti fratelli e sorelle, indipendentemente dal loro credo religioso, che quotidianamente lottano contro forme di ingiustizia, di discriminazione, in nome di principi puramente umanitari. Noi cristiani siamo spinti dall’amore di Cristo che ci ha conquistati e perciò agiamo in suo nome.
La risposta che il popolo dà a Giosuè è significativa e diventa anche la nostra: “Lontano da noi abbandonare il Signore per servire altri dèi…Perciò anche noi serviremo il Signore, perché egli è il nostro Dio”.

L’auspicio è che ogni cristiano possa dire con S. Tommaso Moro: “Che io possa avere la forza di cambiare le cose che posso cambiare, che io possa avere la pazienza di accettare le cose che non posso cambiare, che io possa avere soprattutto l’intelligenza di saperle distinguere”.

✝ Don Pino Caiazzo

giovedì 24 maggio 2018

Il 24 e 25 maggio a Matera convegno internazionale di studi su Don Milani


MATERA - Nei giorni 24 e 25 maggio 2018 si terrà a Matera, presso la Sala convegni della Casa di Spiritualità Sant’Anna, il Convegno internazionale di studi "Don Milani e noi. L'eredità e le sfide d’oggi", organizzato dall’Università della Basilicata, dall’Istituto Superiore di Scienze Religiose Interdiocesano “Mons. Anselmo Pecci” di Matera e dall’Associazione Pedagogica Italiana (As.Pe.I.).

Il convegno si avvale del patrocinio e del sostegno delle più alte istituzioni nazionali e internazionali, oltre che di quelle locali.

Il convegno si propone di offrire una rassegna aggiornata degli studi e delle riflessioni sull’eredità del pensiero e dell’opera del Priore di Barbiana, presentati dai massimi specialisti a un cinquantennio dalla sua morte. Due intense giornate di approfondimento e di dibattito attraverso incursioni nei diversi settori disciplinari e di attività nei quali più significativa è risultata l’influenza delle intuizioni e delle istanze di rinnovamento sviluppate da don Milani su temi cruciali di natura politico-culturale, pedagogica e religiosa attraverso gli scritti e l’esperienza pastorale ed educativa.

Nel corso del convegno, oltre alle relazioni svolte dagli specialisti provenienti da diverse Università italiane, nonché ad altre in videoconferenza, saranno presentate le testimonianze di allievi della Scuola di Barbiana ed altresì proiettati documenti filmati inediti sulla vita e l’attività di don Lorenzo e dei suoi ragazzi.

Il Comitato Scientifico del convegno, coordinato dal Prof. Emilio Lastrucci, dell'Università della Basilicata, è composto dai massimi studiosi del pensiero e dell’opera di don Lorenzo Milani nel quadro nazionale ed internazionale.

Per ulteriori informazioni contattare il Prof. Emilio Lastrucci (391-3230794) o il Prof. Rocco Digilio (338-2343242).

La Conferenza stampa di presentazione dell’evento si terrà il giorno lunedì 21 maggio 2018 alle ore 11,30 presso il "Salone degli Stemmi" del Palazzo Arcivescovile di Matera, Piazza Duomo, 7.

martedì 1 maggio 2018

1 maggio, Papa Francesco: "Lavoro fondamentale per dignità"

CDV - "Celebriamo san Giuseppe lavoratore ricordandoci sempre che il lavoro è un elemento fondamentale per la dignità della persona". Lo scrive Papa Francesco in un tweet nel giorno in cui si celebra la Festa dei lavoratori.

domenica 1 aprile 2018

Papa, "Dio sorprende, fa un colpo basso"

CDV - Lunghe file questa mattina per entrare a Piazza San Pietro, in occasione della celebrazione della messa di Pasqua di Papa Francesco. I primi filtri delle forze di sicurezza sono posizionati anche a centinaia di metri dalla piazza. Chiuse al traffico delle auto non solo via della Conciliazione ma anche alcune delle strade minori intorno al Vaticano.

"Le donne che sono andate per ungere il corpo del Signore si sono trovate davanti a una sorpresa", "gli annunci di Dio sono sempre una sorpresa perché il nostro Dio e' il Dio delle sorprese". A dichiararlo Papa Francesco nell'omelia. "C'è sempre una sorpresa dietro l'altra, Dio non sa fare un annuncio senza sorprenderci e la sorpresa è quello che ti tocca là dove non lo aspetti. Per dirlo con il linguaggio dei giovani: la sorpresa è un colpo basso. Non te lo aspetti, Lui va e ti commuove", ha aggiunto il Papa facendo l'omelia a braccio.

"Le sorprese di Dio ci mettono in cammino subito, senza aspettare: cosi' corrono per vedere Pietro e Giovanni. Corrono", ha continuato il Papa nell'omelia parlando della "fretta" di vedere la novità annunciata. "La gente corre lascia tutto quello che sta facendo, anche la casalinga - ha detto Papa Francesco per usare una immagine familiare - lascia le patate nella pentola. Le troverà bruciate ma l'importante è correre per vedere quella sorpresa, quell'annuncio".

mercoledì 28 marzo 2018

A Matera la mostra 'La via della croce – Matera per L’Aquila'


di VERONICA MESTICE - E’ avvezzo dai tempi di Pasolini il Cristo in terra lucana. Un percorso quasi fatale a Matera, città cristologica che ha attratto registi da ogni dove e che accoglie oggi la mostra “La via della Croce – Matera per L’Aquila”, organizzata dal C. P. per il Club per l’UNESCO di Matera, in collaborazione con "Matera Convention Bureau", con l’Alto Patrocinio della Federazione Italiana Club e Centri per l’Unesco e della Commissione Nazionale Italiana per l'Unesco, e ospitata dal 23 marzo al 15 aprile nei locali dell’Ex Ospedale San Rocco.

Matera incontra L’Aquila e l’arte evoca l'intensità del perdono,  sulle orme di “un giovane Uomo che aveva compiuto il suo viaggio portandosi dietro tutte le innumerevoli colpe dell’Umanità”. E’ la via Crucis, il viaggio per antonomasia, realizzata in esclusiva dall’artista fiorentino Marco Rindori, a fare da fil rouge a tutta l’esposizione, con richiami al paesaggio brullo della Murgia e dei Sassi e con uno stile fortemente evocativo dello spirito religioso. Le didascalie sono del grande poeta francese Paul Claudel e sono tradotte in cinque lingue, oltre che essere riprodotte in braille per consentire ai non vedenti di “toccare per vedere”.

Tra pezzi d’epoca, un sepolcro in cartapesta (realizzato da Francesca Cascione con la collaborazione di Giuseppe Di Cuia, su ideazione del Maestro Franco Artese), diorami d’arte, opere contemporanee (di Elvio Marchionni, Alfredo Celli, Ennio Bettoni, Samuele Vanni, Lina Vinazzani, Liborio Prosperi) e sculture (di Gianni Cherillo, Pierfrancesco Mastroberti, Giorgio Butini, Giordano Pini, Jorio Vivarelli), tutte dedicate alla Via Crucis, si innesta un percorso che da religioso si fa etico, sociale e soprattutto funzionale a risollevare da Matera la Croce che dal giorno del sisma ha trafitto la città dell’Aquila. Due comunità accomunate da una storia di riscatto, rivali nella competizione europea di Capitali della Cultura e oggi “sorelle”, come testimoniato dal protocollo d’intesa sottoscritto dai due comuni: un patto d’azione per riproporre con forza una tensione morale di chi ha la responsabilità di governo e l’ammissione di costruire momenti di cultura e di gestione che possono rappresentare un modello per il Mezzogiorno e dal Mezzogiorno. Lo stesso Mezzogiorno unificato dalla cultura mediterranea di Federico II, il paladino della cristianità, che col suo stupor mundi, contaminò culture, innalzando cattedrali e castelli – come ricordato dal sindaco Raffaello De Ruggeri durante la cerimonia di inaugurazione.

Ad emergere è lo spirito di due comunità che non si sono arrese, ma che hanno sempre voluto esprimere la voglia di crescere insita nella vita dell’uomo, attrici della cultura operaia che è quella praticata e non contemplata. Non è solo un’operazione turistica, ma una vera e propria “esperienza cristica”, quella che si propone, attraverso l'arte.

Dalla città scavata in se stessa, costellata di rupi cristiche, graffiata della fatica degli uomini giusti, della miseria e del desiderio di rivalsa, si erge la croce cristiana amplificata dalla voce della questione culturale che è sempre più una questione politica, di adesione al destino della città. E’ questo un percorso rivoluzionario come la “Bolla del Perdono”, in straordinaria esposizione nell’ex carcere. Il Papa Celestino V conosciuto ai più come “colui che fece il gran rifiuto”, nel 1294 concesse l'indulgenza plenaria agli aquilani. Il perdono e la semplicità che oggi dall’Abruzzo, terra così intrisa di tempo e di silenzio, giungono a noi come messaggio.

“La semplicità che non è semplificazione ma è un valore di aderenza alla vita, è trasparenza tra parola e azione.” – ha recitato Simone Cristicchi nel suo monologo. Un monito ad essere semplici, a vivere di fatica, utopia e a godere della bellezza del perdono, perché solo il perdono riapre il futuro nella nostra piccolezza di essere umani.