lunedì 21 gennaio 2019

Frontalieri italiani ancora nel mirino? Autovelox in Ticino, sul confine italiano


ROMA - Non vogliamo apparire ripetitivi e non ci permetteremmo mai banali strumentalizzazioni, ma ancora una volta lo “Sportello dei Diritti”, è costretto a riportare il comportamento delle autorità elvetiche per quanto accade poco al di là del confine, che troppo spesso appare ingiustificatamente punitivo e comunque penalizzante nei confronti dei nostri connazionali frontalieri, una preziosa fonte di forza lavoro per la Svizzera, ma che molte volte appare bistrattata da scelte amministrative non troppo cristalline per non dire velatamente discriminatorie. L’ultima notizia riguarda i nuovi autovelox, ed in particolare quello installato appena oltre la dogana di Oria, frazione di Valsolda in provincia di Como e la censurabile contromisura adottata dalle autorità italiane. Non vogliamo giudicare le ragioni per cui proprio in quel punto, e non siamo noi a storcere il naso, quando sono tantissimi coloro che ipotizzano un accanimento nei confronti di chi quella via la percorre quotidianamente, ossia il lavoratore frontaliere. La contromossa dei comuni italiani di confine, come detto, non si è fatta attendere: installare altri autovelox perché gli automobilisti si comporterebbero a due facce. Ligi e rispettosi sulle strade confederate, meno su quelle italiche. A Valsolda sono, così, comparse sei colonnine arancioni tra Cressogno e Oria. In definitiva, rileva Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, a pagare è sempre il povero frontaliere.