mercoledì 12 giugno 2019

Calcio: Massimiliano Tipa sull'esame per l'iscrizione all'Albo dei procuratori sportivi


ROMA - La legge di bilancio 2018 ha reintrodotto l'esame per l'iscrizione all'Albo dei procuratori sportivi, dando il benvenuto alla nuova figura dell'Agente CONI. Un esame, come sottolineato in diverse occasioni, alla stregua degli appelli della facoltà di giurisprudenza. Tre step e tre materie da preparare: "Io mi sono presentato all'esame che si è tenuto a marzo, per una domanda non sono riuscito a passare all'orale - confessa il procuratore sportivo Massimiliano Tipa - Al secondo step è stato promosso solo un terzo dei partecipanti, mentre in FIGC come sappiamo sono stati promossi solo in otto. Questa è la conferma che questo esame è stato studiato in maniera tale da restringere il numero di procuratori sportivi. Io credo che l'esperienza dell'agente si crei sul campo, sbagliando e imparando a tue spese, ma al tempo stesso ci vuole un po' di formazione con corsi di aggiornamento, però non con questa difficoltà".

Tipa si è unito, quindi, alla UAFA, Union Agent Football Aossciation: "Ho sposato questo progetto perchè la UAFA tutela e salvaguarda gli interessi dei procuratori, in particolare noi che ci siamo iscritti dopo la deregulation. Credo che se ci muoviamo come un gruppo forte e coeso possiamo ottenere dei risultati concreti".

Il nuovo regolamento dei procuratori, però, al di là dell'esame ha in sé delle vere e proprie falle, già messe in evidenza. Il primo punto riguarda l'innalzamento dell'età dai 14 ai 16 anni per prendere la
procura e la gratuità del mandato: "Questo è un problema non indifferente". Perentoria la risposta di Tipa, che però ha di che dire anche di altri punti critici. La percentuale per l'ingaggio equivale al
3%: "E' una percentuale davvero esigua. Le persone credono che fare il procuratore sia una passeggiata. A noi tocca il lavoro duro, il lavoro sporco. Non è che chiami un club e piazzi il calciatore. C'è tanto lavoro dietro e tanto tempo dedicato al nostro mestiere e ai nostri assistiti. Il 3% può andare bene solo per chi prende uno stipendio considerevole. Le discriminanti sono tante, puoi riuscire a far ingaggiare un calciatore in Serie C, ma poi ha un contratto di 28mila euro quindi...La conclusione è chiara. Al tempo stesso non credo che il 10%-15% sia una percentuale equa. Ripeto ci sono tante discriminanti ma un 5% credo possa essere una percentuale adeguata".

Infine questione esonero dall'esame per avvocati, commercialisti e familiari dei calciatori stranieri: "Torniamo sul discorso del circuito chiuso. E' chiaro che parliamo di un ambiente in cui gli interessi sono tanti, di conseguenza se chi comanda ha questi interessi ovviamente farà in modo di goderne quanto più può".