Ferragosto è ormai alle spalle, i santi patroni sono stati onorati, ma per qualcuno la sveglia è stata sempre la stessa: ore 3.30 del mattino, con la speranza di riuscire a raggiungere i campi e, soprattutto, di trovare acqua per irrigarli.
Molte di queste speranze sono state tradite: dal Senisese al Vulture Melfese, dal Metapontino alla Val d’Agri, tanti (troppi) sono gli agricoltori rimasti a secco, così come ridotto è stato il loro raccolto.
Per il secondo anno di seguito la crisi idrica si è abbattuta sul comparto agricolo e l’incertezza legata alla disponibilità dell’acqua ha indotto alcuni grandi fornitori ad andare via e alcuni agricoltori a spostarsi verso aree più servite.
Un paradosso inaccettabile se pensiamo che la nostra regione è macrofornitrice di acqua; ma di questo e di molto altro (a partire dalla privatizzazione della gestione della risorsa idrica e del mancato protagonismo della Regione Basilicata) abbiamo già discusso, utilizzando tutti gli strumenti a nostra disposizione: chiedendo consigli straordinari, audizioni specifiche in commissione e contribuendo ad approvare una risoluzione che garantisse precisi impegni.
Tra questi impegni, su nostra istanza, c’era anche la possibilità di valutare l’estensione dello stato di emergenza a tutta la regione Basilicata. Siamo ancora in attesa di risposte, ma, come cantava qualcuno, “l’estate sta finendo”.
Abbiamo, poi, presentato una mozione urgente per richiedere l’esenzione per gli agricoltori dal pagamento della quota consortile, ma la maggioranza ha negato l’immediata discussione della proposta, che adesso giace tra le altre 60 mozioni da discutere in consiglio regionale.
Il comparto agricolo rappresenta il primo asset di sviluppo economico del nostro territorio ed è in forte sofferenza, per questo dobbiamo prendercene cura e farlo subito. Non possiamo attendere la riapertura dei lavori consiliari stabilita per l’otto settembre. È importante tornare subito in commissione e capire quale sarà il destino degli agricoltori: cosa succederà dopo il 31 agosto? Quale strategia ha in mente l’assessore Cicala per le colture autunnali? Come procedono i lavori sulle infrastrutture idriche rivendicati dall’assessore Pepe?
Bene l’accelerazione delle procedure per la diga del Rendina, ma, nel mentre, come faranno gli agricoltori del Vulture Melfese a sopravvivere nei prossimi anni? Cosa ne è stato dei lavori di impermeabilizzazione della diga di Lampeggiano? A che punto sono i lavori sulla diga di Monte Cotugno? La conclusione dei lavori sulla galleria San Giuliano quali concreti benefici sta apportando agli agricoltori del metapontino? E che fine ha fatto la diga di Marsico Nuovo mai collaudata?
Le risposte non sono semplici e il momento è decisamente critico, ma una cosa è certa: non possiamo e non staremo a guardare, mentre inaridiscono e poi si svendono i nostri campi di grano, mentre seccano i nostri pomodori e si abortiscono i frutti del lavoro secolare degli agricoltori lucani.
Non lasceremo che si realizzi il tacito progetto di qualcuno di piantare mini eolico selvaggio dove nascevano alberi o pannelli fotovoltaici dove crescevano ortaggi: il tutto, ovviamente, non beneficiando minimamente dell’energia prodotta.
Alessia Araneo
Viviana Verri

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