Radar di Monte Li Foj: dopo anni di silenzi e atti contraddittori, servono verità



Sulla vicenda dell’installazione della stazione radar meteorologica sul Monte Li Foj, nel Comune di Picerno, il Movimento 5 Stelle Basilicata ha espresso da tempo un giudizio critico che oggi, alla luce degli atti più recenti, trova ulteriori e più gravi elementi di conferma.

Già in passato erano stati sollevati dubbi sulla scelta di ricorrere all’occupazione d’urgenza per un’opera concepita oltre dieci anni prima, in un contesto tecnologico profondamente diverso dall’attuale. Oggi quei dubbi si rafforzano, perché il quadro amministrativo e procedurale emerso evidenzia una gestione frammentata, opaca e contraddittoria.

Il sito di Monte Li Foj ricade nella Rete Natura 2000 e, come tale, richiede il massimo livello di tutela e il pieno rispetto delle procedure di Valutazione di Incidenza Ambientale. Eppure, ci si trova di fronte a una VINCA risalente al 2015, riferita a uno scenario ormai superato, mentre negli ultimi mesi si sono susseguiti scambi di note tra Ministero dell’Ambiente, Dipartimenti regionali e Presidenza del Consiglio che hanno messo in evidenza la necessità di un nuovo e specifico atto valutativo.

Nonostante ciò, si è assistito a un tentativo di archiviare la questione attraverso un’interpretazione unilaterale secondo cui la VINCA non sarebbe più necessaria, scaricando di fatto la responsabilità decisionale e svuotando il ruolo dell’autorità ambientale competente. Un approccio che non può essere accettato, perché mina il principio di precauzione e trasforma l’eccezione dell’urgenza in una scorciatoia sistematica.

Accanto al tema delle procedure, resta aperta una questione di merito tutt’altro che secondaria: l’effettiva utilità e attualità dell’infrastruttura. Il radar di Monte Li Foj nasce all’interno di un impianto progettuale legato a un contratto del 2004, mentre oggi il monitoraggio meteorologico e ambientale si fonda sempre più su sistemi satellitari avanzati, come Copernicus e Galileo, che consentono un controllo continuo, integrato e meno impattante sul territorio. È quindi legittimo chiedersi se l’opera risponda ancora a un interesse pubblico concreto o se non sia piuttosto il tentativo di giustificare a posteriori una spesa già sostenuta.

Particolarmente grave appare l’ipotesi, più volte richiamata anche da associazioni e osservatori indipendenti, secondo cui la realizzazione del radar servirebbe principalmente a rendicontare un acquisto mai utilizzato, accettando come “inevitabile” il sacrificio di un’area di pregio ambientale. L’eventuale spreco di risorse pubbliche, però, non si ripara aggiungendo altro spreco, né violando aree protette per evitare di ammettere errori compiuti in passato.

La Basilicata non può essere trattata come un territorio di compensazione né come un luogo in cui le regole ambientali diventano negoziabili. Servono trasparenza sugli atti, aggiornamento delle valutazioni, confronto pubblico e una verifica seria delle alternative tecnologiche disponibili, investendo davvero sulla prevenzione e non su opere simboliche o superate.

Su interventi che incidono su siti Natura 2000 non servono scorciatoie né forzature istituzionali: servono rigore, coerenza e rispetto della legalità ambientale. È su questo terreno che si misura la credibilità delle politiche regionali.

Alessia Araneo, Viviana Verri (Consigliere regionali – Movimento 5 Stelle Basilicata) 

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