Basilicata, l’ombra dei Neet e i nuovi nomadismi dei giovani


(Pixabay)

In Basilicata il tema dei Neet resta una delle questioni sociali più delicate. I giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non sono inseriti in percorsi formativi restano una quota significativa della popolazione giovanile. Secondo i dati Istat più recenti il tasso si colloca intorno al 17%, dopo anni in cui aveva superato il 20% (quindi la tendenza è positiva), comunque sopra la media europea e dentro il quadro più fragile del Mezzogiorno. È su questo scenario che si inserisce l’allarme lanciato da Confcommercio Potenza: servono proposte concrete per riportare i ragazzi dentro percorsi di lavoro e competenze. Orientamento, formazione, accompagnamento nelle imprese. 

Non solo misure assistenziali ma politiche attive che tengano insieme scuola, territorio e sistema produttivo. Ma fermarsi alla fotografia dei Neet rischia di raccontare solo una parte della storia. Una parte delle nuove generazioni si muove infatti lungo traiettorie diverse: percorsi discontinui, mobilità, lavoro ibrido tra digitale, creatività e innovazione sociale. Più che inattivi, spesso sono nomadi delle competenze. 

La Basilicata, in realtà, aveva intercettato questo cambiamento con anticipo. A Matera, negli anni che hanno preceduto il 2019, l’esperienza di UnMonastery portò in città giovani innovatori, programmatori, ricercatori arrivati da tutta Europa per lavorare su progetti civici e tecnologici. All’epoca molti si chiedevano cosa fosse davvero. Incubatore? Comunità? Esperimento urbano? Forse era semplicemente un segnale. Che una nuova generazione non cerca solo un posto di lavoro, ma luoghi dove costruire progetti.


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