Il paradosso che ci dovrebbe svegliare di notte

 




DI DOMENICO BENNARDI - In queste ore si sta decidendo se l'Italia entrerà a supportare un conflitto che non abbiamo scelto, per interessi che non sono i nostri, al fianco di chi, ed è questo il paradosso che nessuno vuole nominare, sta attivamente lavorando per smantellare l'Europa.C'è un dato che dovrebbe far arrossire chi governa e chi aspirava a un "rapporto speciale" con Trump: nessuno in Europa è stato avvertito dell'attacco. Non Meloni, non Macron, non Scholz. Crosetto era in vacanza a Dubai. Tajani ha ricevuto la telefonata dal collega israeliano quando i bombardamenti erano già iniziati. Conte ha centrato il punto: l'Italia e l'Europa hanno avuto il ruolo di "osservatori", non di alleati. Nel frattempo la Spagna di Sánchez ha dichiarato che non avrebbe messo a disposizione le proprie basi, costringendo il Pentagono a spostare altrove i suoi aerei. Noi siamo rimasti in un silenzio ambiguo, con Sigonella e Niscemi già operative a supporto di quelle operazioni, mentre Teheran avverte che considererà un atto di guerra qualsiasi supporto straniero. Missili iraniani hanno già colpito una base britannica a Cipro. Il messaggio era chiaro. Noi facciamo finta di niente.

Trump e Netanyahu non sono alleati con cui abbiamo qualche divergenza. Sono le stesse forze che hanno imposto dazi punitivi alle nostre imprese, che hanno aperto canali con i movimenti sovranisti per fare a pezzi l'Unione Europea dall'interno, che hanno di fatto consegnato l'Ucraina a Putin e si preparano a fare lo stesso con Taiwan alla Cina. Dividi e impera: l'Europa indebolita, isolata, sempre più subalterna.
E noi? Apriamo le basi. Offriamo la logistica. Paghiamo il prezzo di scelte fatte altrove.
La nostra Costituzione, all'articolo 11, non lascia spazio all'ambiguità: l'Italia ripudia la guerra come atto offensivo. Chiedo al governo Meloni di venire in Parlamento adesso, non il 18 marzo, a spiegare agli italiani qual è la nostra posizione. Chiedo che l'Italia segua l'esempio della Spagna e neghi l'uso delle basi per operazioni offensive. Chiedo che l'Europa costruisca finalmente una voce autonoma per la de-escalation.
La pace non è debolezza. Pretendere sovranità non è anti-americanismo. È il minimo che dobbiamo ai nostri figli.

E c'è un'ultima riflessione che riguarda direttamente noi lucani. Matera è Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo. Un titolo che impegna, che chiede di essere all'altezza. In questo momento in cui il Mediterraneo brucia, quella parola, Dialogo, dovrebbe risuonare forte insieme a quella di Pace e dovrebbe essere il contributo concreto della nostra città al dibattito nazionale. Invece sembra che l'unica cosa in programma siano passerelle e divertimento. Forse è il momento di ricordare che la cultura, quella vera, comincia dal coraggio di dire: la guerra non ci appartiene.

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