M5S: PSR in Commissione: molta retorica sulla partecipazione, nessuna risposta sulle cure



La Commissione di oggi ha avuto almeno un merito: ha reso evidente la natura reale di questo Piano sanitario regionale. Un piano costruito come cornice metodologica — partecipazione, obiettivi, indicatori, monitoraggio — che, posto davanti ai problemi concreti della sanità lucana, rischia di non produrre risposte operative, di non assumere posizioni e di non compiere scelte.

Abbiamo ascoltato il racconto accurato di un percorso: incontri, stakeholder, contributi, reportistica, protagonismo dei processi, con la definizione delle cinque macroaree di intervento secondo un lessico ormai standardizzato — prevenzione, equità, percorsi, eccellenze, innovazione, telemedicina, piattaforme digitali, reti, équipe, cabina di regia. Si tratta, in definitiva, di un Piano che, a detta dei suoi stessi estensori, sia “di obiettivo e non di produzione”, perché enuncia obiettivi di principio, pur condivisibili, ma non affronta i problemi reali e non si capisce come si inserisca all’interno degli atti di programmazione già adottati, come quelli sulla sanità territoriale.

Ed è qui che il PSR si svuota. La Basilicata non ha bisogno di un documento che metta in ordine concetti e indicatori, ma di una programmazione che si misuri con la realtà della sanità regionale: liste d'attesa che spingono le persone a rinunciare alle cure o a pagarsele di tasca propria, carenza strutturale di personale medico e infermieristico, aree interne dove la distanza geografica si traduce in rischio clinico, emergenza-urgenza e trasporti sanitari che non possono essere ridotti a una nota a margine.

Le domande che ne conseguono sono inevitabili. E restano tutte senza risposta: come si riducono le liste d'attesa? con quali leve operative, con quali volumi, con quali responsabilità e quali scadenze vincolanti? come si affronta la carenza di personale medico e infermieristico, che non è un dettaglio amministrativo, ma l'architrave dell'intero sistema sanitario? come si incentiva la permanenza dei professionisti nelle aree interne, dove il problema non è teorico ma quotidiano: servizi scoperti, isolamento professionale, logistica impossibile? Come interagisce questo PSR con la legge regionale 2/2017? Che cosa muta davvero nell'organizzazione della medicina territoriale, al di là della ripetizione di modelli e standard nazionali? Qual è il destino degli ospedali territoriali e dei presidi che tengono in piedi interi bacini di utenza?

Su questi punti non vi è una risposta, perché viene rinviato tutto alla fase successiva: piani attuativi locali, atti aziendali, governance del monitoraggio, cabina di regia, sottraendolo alla programmazione e al dibattito consiliare.

Anche le strutture della medicina territoriale (Case di comunità, Ospedali di Comunità, Centrali operative territoriali), per essere resi concretamente operativi hanno bisogno che si affronti la carenza di personale e si definiscano standard esigibili e verificabili, altrimenti il Piano rischia di restare una relazione ben scritta, utile per convegni e report, incapace di cambiare la vita reale delle lucane e dei lucani.

Per questo chiediamo con urgenza che la politica regionale “esca” dalle cornici e inizi ad affrontare il merito delle questioni, traducendo gli obiettivi in azioni concrete con tempi, risorse e responsabilità chiaramente definite, una scelta politica esplicita sul futuro degli ospedali territoriali, un piano credibile per il personale, per l'emergenza-urgenza e per le aree interne.

La Basilicata non può permettersi un mero esercizio di metodo. La sanità pubblica si salva solo con scelte coraggiose e assunzione piena di responsabilità. Il resto è narrazione.


Alessia Araneo, Viviana Verri (Consigliere regionali – Movimento 5 Stelle Basilicata)

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