M5S, Primo Maggio: “Lavoro, dignità e diritti: la Basilicata merita un altro futuro”



Il Primo Maggio impone una riflessione seria sulla condizione di una terra che sta pagando un prezzo altissimo in termini di desertificazione industriale e precarietà sociale. I dati che abbiamo sotto gli occhi non consentono giri di parole. Nel 2025 la Basilicata ha registrato una flessione preoccupante dell’occupazione, con quasi 2.000 unità in meno rispetto all’anno precedente, e una precarietà strutturale confermata da un dato allarmante: l’84% dei nuovi contratti è a termine. Dietro questi dati ci sono giovani che vanno via o rinviano scelte di vita, famiglie che non riescono a programmare il futuro, lavoratrici e lavoratori lasciati nell’incertezza.

Guardando ai cancelli di Stellantis a Melfi si coglie il segno di una crisi più profonda, che porta con sé il rischio di uno smantellamento silenzioso. La transizione ecologica, che sosteniamo con convinzione, non può diventare un alibi per mascherare l’assenza di programmazione, tagliare posti di lavoro e mettere in ginocchio un indotto che resta centrale per l’economia lucana. Non accetteremo che il polo automobilistico di Melfi diventi un guscio vuoto, in attesa di decisioni prese altrove, mentre migliaia di lavoratrici, lavoratori e famiglie continuano a vivere nell’incertezza. Ma la stessa incertezza continua a pesare anche sul distretto del mobile imbottito, dove la vicenda Natuzzi resta una ferita aperta. Anni di ammortizzatori sociali non possono essere scambiati per una politica industriale, diventare l’unica risposta per il distretto del mobile imbottito lucano o essere usati per trascinare una crisi senza affrontarla. In questa filiera, lavoratrici, lavoratori e famiglie pagano da troppo tempo il prezzo dell’assenza di una visione industriale. Il distretto chiede lavoro, stabilità e una strategia capace di rilanciare produzione e occupazione.

La crisi del lavoro lucano colpisce duramente anche chi ogni giorno si prende cura del territorio. Le lavoratrici e i lavoratori del comparto forestale, dai forestali storici agli addetti ASA e SAAP, vengono trattati troppo spesso come numeri dentro una perenne emergenza finanziaria, quando invece rappresentano un presidio essenziale per la tutela dell’ambiente e della sicurezza idrogeologica.

C’è poi la condizione delle lavoratrici e dei lavoratori del comparto agricolo, parte essenziale dell’identità e dell’economia lucana. Oggi questo mondo è schiacciato tra crisi idrica, danni meteorologici e costi energetici insostenibili che erodono ogni margine di guadagno. In queste condizioni, il lavoro della terra diventa sempre più difficile e non si può lasciare solo chi ogni giorno manda avanti aziende e produzioni senza risposte strutturali. Servono interventi, tutele e una strategia capace di difendere reddito, produzioni e territorio.

Tutto questo accade mentre la Basilicata continua a fornire energia al Paese, senza che il peso delle estrazioni si traduca in diritti, lavoro e benessere diffuso per il territorio.

La Basilicata non può più essere una terra in cui il merito diventa un privilegio, i giovani sono spinti a partire e i piccoli esercizi commerciali chiudono perché paesi e piazze si svuotano. Questa fragilità investe anche la sanità pubblica, il Terzo settore e la scuola, ambiti in cui il precariato sottrae futuro a chi ogni giorno dovrebbe garantire cura, assistenza e istruzione. E tutto questo si aggrava in un contesto in cui la parità di genere resta lontana e gli effetti sociali e lavorativi della maternità continuano a ricadere quasi interamente sulle donne, fino a tradursi troppo spesso in una fuoriuscita forzata dal mercato del lavoro, per carenza di servizi e di visione.

Serve il coraggio di costruire un nuovo modello di sviluppo che vada oltre l’industria tradizionale e rimetta al centro territori, lavoro qualificato e coesione sociale. La Basilicata può diventare una regione in cui il lavoro agile non sia un privilegio per pochi, ma una leva per ripopolare borghi e centri storici. Può investire sull’agricoltura 4.0, mettendo la tecnologia al servizio delle eccellenze agroalimentari e della tutela delle risorse idriche. Può fare della green economy un’occasione vera di lavoro, filiere e competenze, non limitandosi a ospitare impianti. E può scommettere anche sulla silver economy, trasformando l’assistenza domiciliare tecnologicamente avanzata in un ambito capace di garantire dignità agli anziani e lavoro qualificato agli operatori.

In questo Primo Maggio, il nostro impegno in Consiglio regionale è continuare a lottare per una Basilicata che smetta di essere terra di partenze e diventi finalmente terra di lavoro, diritti e opportunità. Una Basilicata in cui le ricchezze naturali si traducano in sviluppo, il merito prevalga sull’appartenenza e il lavoro torni a significare sicurezza, stabilità e futuro. Con questo spirito, rivolgiamo il nostro augurio sincero a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori lucani.


Viviana Verri, Alessia Araneo (Consigliere regionali – Movimento 5 Stelle Basilicata)

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