Silletti: “La salute in carcere misura la civiltà di uno Stato”



“Distanze brevi, sguardi lunghi - Il carcere nelle regioni a scala umana” è il tema del convegno promosso dal Coordinamento Nazionale Operatori per la Salute nelle Carceri Italiane e dal CVS Basilicata, in collaborazione con il Centro per la Giustizia Minorile per la Puglia e la Basilicata. L'iniziativa, accreditata ECM, si è svolta questa mattina nella Sala "Inguscio" della Regione Basilicata, a Potenza. A cinquant'anni dalla riforma dell'ordinamento penitenziario, la Basilicata si propone come laboratorio di una medicina penitenziaria a misura d'uomo, capace di rafforzare il legame tra carcere e territorio. Ad aprire i lavori il presidente del Coordinamento Nazionale Operatori per la Salute nelle Carceri Italiane (Co.N.O.S.C.I.) Sandro Libianchi.

Il consigliere Nicola Massimo Morea di Azione, intervenendo ai lavori, ha posto l’accento su diversi temi. In primo luogo quello del sovraffollamento delle carceri, della sanità penitenziaria, nonché il tema della carenza di personale, auspicando un confronto con le due Aziende sanitarie territoriali, superando interventi occasionali e programmando in modo strutturale le risorse e il personale destinato agli istituti penitenziari. “La sanità penitenziaria - ha affermato - non può essere considerata un elemento marginale dell’offerta sanitaria, ma deve assumere un ruolo centrale, perché riguarda una fascia di persone particolarmente fragile. Va affrontato anche il tema del reinserimento sociale del detenuto e quello delle misure alternative alla detenzione come la libertà vigilata, la semi libertà, misure che in molti casi non sono facilmente attuabili. E’ necessario condurre questa battaglia perché va riconosciuta sempre una possibilità di recupero a chi ha sbagliato”. “La sfida- ha concluso Morea – è fare della Basilicata un laboratorio di buone pratiche, capace di trasformare le criticità in opportunità e di offrire un modello replicabile anche a livello nazionale”.

A portare i saluti del Presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Marcello Pittella, Emanuele Desina in rappresentanza della presidenza del Consiglio regionale che ha sottolineato l’apprezzamento e l’attenzione del Presidente per l'iniziativa e per il tema affrontato. “La civiltà di uno Stato - ha dichiarato - si misura dal modo in cui si garantiscono i servizi. L'assistenza sociosanitaria nelle carceri è un parametro di questo grado di civiltà e del raggiungimento dello stesso, così come la garanzia di accesso alle cure in un perimetro normalmente caratterizzato da criticità è fondamentale”. “Il problema del sovraffollamento e quello delle condizioni sanitarie vanno affrontati attraverso un approccio integrato e responsabile - ha continuato Desina - e occorre farlo di concerto tra Stato centrale e Regioni, rappresentanti delle case circondariali e agenti di polizia penitenziaria”. “Avviare un percorso di confronto e monitoraggio periodico in sede di Consiglio regionale affidando alla Garante dei diritti delle persone private della libertà Tiziana Silletti, il ruolo di raccordo tra le diverse sensibilità - ha sottolineato Desina - potrebbe essere un modo concreto per dedicare la giusta attenzione alla tematica. Sessioni nelle quali tracciare linee di indirizzo politico, attraverso proposte di legge affinché la nostra Basilicata possa essere da stimolo anche per le altre regioni”.

Nel suo intervento, la Garante regionale delle persone detenute, del diritto alla salute delle vittime di reato e degli anziani, Tiziana Silletti, ha richiamato il valore costituzionale del diritto alla salute, sottolineando come la detenzione non possa mai comportare la perdita della dignità della persona. "Non esiste una sanità penitenziaria distinta dalla sanità pubblica – ha affermato – ma un unico sistema che deve garantire a tutti gli stessi livelli di assistenza, anche all'interno degli istituti di pena". Silletti ha ricordato le visite effettuate nelle carceri lucane, dove ha riscontrato la dedizione quotidiana di operatori sanitari, agenti di Polizia penitenziaria, educatori e volontari, ma anche le difficoltà legate al sovraffollamento, alla carenza di personale, ai ritardi nelle visite specialistiche e alle criticità della salute mentale. Su quest'ultimo aspetto ha evidenziato la necessità di superare una logica esclusivamente detentiva, ribadendo che “la risposta alla malattia non può essere la detenzione”, ma deve tradursi in percorsi terapeutici adeguati.

La Garante ha inoltre sottolineato che investire nella salute in carcere significa investire nella sicurezza e nella coesione sociale, perché una persona che riceve cure, sostegno psicologico e reali opportunità di recupero ha maggiori possibilità di reinserirsi nella comunità. Ha infine ribadito l'impegno a vigilare sulla tutela dei diritti fondamentali. “La sfida che abbiamo davanti – ha affermato - non è costruire ‘una sanità per il carcere’. La sfida è fare in modo che il Servizio Sanitario Regionale sia realmente uno e indivisibile, capace di entrare anche negli istituti penitenziari con gli stessi standard, la stessa qualità delle cure e la stessa attenzione riservata a ogni altro cittadino”.

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