La serata ha offerto uno sguardo sulla Terra Santa che va oltre le immagini della guerra. Introducendo l’incontro, don Giovanni Grassani ha ricordato l’esperienza dei pellegrinaggi nei luoghi di Gesù e il valore della presenza delle comunità cristiane che continuano a viverli e custodirli.
Padre Pinto ha aperto il suo racconto con i due rumori della notte di Gerusalemme: le sirene degli allarmi e, prima dell’alba, le campane del Santo Sepolcro seguite dal canto del muezzin. «La pace ha il respiro dell’Eterno - ha detto -. Mentre al male si grida “basta”, alla pace si sussurra “per sempre”». Il male fa rumore e ha il fiato corto; il bene, invece, cresce attraverso presenze fedeli, spesso lontane dall’attenzione dei media.
Il francescano ha ripercorso i suoi anni a Gerusalemme, il servizio ai pellegrini e la partecipazione, come fotografo, alla missione archeologica della Sapienza nel Santo Sepolcro.
Ha quindi raccontato le “pietre vive”: i cristiani della Terra Santa, oggi provati non soltanto dalla violenza, ma anche dalla crisi economica e dall’emigrazione. «Una comunità cristiana non muore soltanto per le bombe: muore emigrando», ha sottolineato, ricordando gli alberghi vuoti di Betlemme e i giovani in fila davanti ai consolati per ottenere un visto.
Al centro dell’intervento sono state soprattutto le storie di chi trasforma il dolore in una possibilità d’incontro. Tra queste, l’esperienza del Parents Circle - Families Forum, che riunisce centinaia di famiglie israeliane e palestinesi colpite da un lutto causato dal conflitto; la scelta della parrocchia della Sacra Famiglia di Gaza di restare accanto alla popolazione; i progetti educativi e i campi scuola promossi dai francescani in Siria. «Il dolore è una materia con cui si possono costruire due cose opposte: un muro o una porta», ha osservato padre Pinto.
Da qui l’invito a non misurare ogni gesto soltanto dal risultato immediato. La presenza francescana, iniziata otto secoli fa, continua a custodire i Luoghi Santi e a sostenere le popolazioni locali. «Non dobbiamo fare le cose per un esito: ciò che ci deve spingere non è il risultato, ma il desiderio», ha affermato, citando anche la testimonianza di un giovane disoccupato che ha donato dieci euro per le opere della Custodia.
Quattro, infine, le consegne rivolte ai presenti: sentire la Terra Santa come propria, pregare per chi vi abita, tornare pellegrini e sostenere concretamente le opere della Custodia. Il ritorno dei pellegrinaggi, ha spiegato, permette non soltanto di incontrare i luoghi in cui il Vangelo è accaduto, ma anche di offrire lavoro e ragioni per restare alle comunità cristiane. «Noi siamo lì a custodire luoghi che non sono nostri, ma vostri, perché lì è nata la vostra fede».
L’Happening di Bernalda si conclude giovedì 3 settembre con una serata di festa e l’estrazione dei biglietti della lotteria. Gli organizzatori hanno inoltre annunciato l’intenzione di promuovere anche nel prossimo periodo natalizio un’iniziativa di solidarietà a favore della Terra Santa

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