Per la prima volta, la Basilicata offre gratuitamente alle giovani donne tra i 25 e i 30 anni un test diagnostico fondamentale come il dosaggio dell'ormone Anti-Mülleriano. Sapere è potere, e fotografare lo stato della propria fertilità è un passo avanti nella prevenzione e nella medicina di genere.
Possiamo dire, con soddisfazione, che di questi temi si è cominciato a parlare in consiglio regionale da quando, ad aprile 2025, abbiamo presentato la nostra proposta di legge sul social freezing che prevede anche una campagna di screening sulla fertilità.
Tuttavia, c'è un enorme "ma" che la politica non può ignorare. Lo screening individua il problema, ma non offre la soluzione. Informare una donna che la sua riserva ovarica si sta riducendo, senza darle gli strumenti economici per agire, rischia di trasformare la prevenzione in una fonte di ansia e in un vicolo cieco. Se una trentenne scopre di avere una riserva limitata ma non ha un lavoro stabile, un reddito sufficiente o la stabilità emotiva per fare un figlio in quel preciso momento, cosa fa?
Per tutelare veramente la libertà riproduttiva delle donne, dobbiamo smetterla di considerare la denatalità e il rinvio della maternità come colpe individuali o semplici questioni cliniche. È un tema profondamente politico e sociale. Ed è qui che entra in gioco il social freezing (la crioconservazione precauzionale degli ovociti per ragioni non mediche).
L’accesso a questa pratica resta un lusso, accessibile solo a chi può permettersi di spendere migliaia di euro, però a livello nazionale e locale qualcosa si sta finalmente muovendo. Al Parlamento si discute ormai apertamente di proposte di legge bipartisan per introdurre contributi pubblici o detrazioni fiscali. Sul piano regionale, la Toscana ha fatto da apripista approvando una legge specifica che prevede un contributo fino a 3.000 euro per le donne con specifici requisiti di età e reddito, seguita da un forte interesse regolatorio in Puglia e mozioni in altre assemblee legislative come l'Umbria.
Noi, come Movimento 5 Stelle in Basilicata, abbiamo tracciato questa strada mesi fa presentando una specifica proposta di legge per finanziare con un voucher di 3.000 euro la crioconservazione per le residenti lucane. Siamo riuscite a fare un primo, importante passo avanti ottenendo l'approvazione di un nostro emendamento all'interno della proposta di legge sulla preservazione della fertilità in Quarta Commissione. Ma i testi scritti sulla carta non bastano se poi non vengono stanziate le risorse economiche necessarie a renderli concreti.
La nostra battaglia si scontra oggi con l'inerzia della giunta regionale. È inaccettabile riscontrare che, perfino nel nuovo Piano Sanitario Regionale proposto, il tema del social freezing, come della medicina di genere, non venga minimamente affrontato. Si continua a finanziare la diagnostica, ma si gira lo sguardo dall'altra parte quando si tratta di sostenere la reale autodeterminazione delle donne.
Rivolgiamo quindi un invito fermo e urgente alla Regione Basilicata e all'assessore alla Salute: facciamo quel passo in più che serve davvero. Non fermiamoci a uno screening che si limita a dire alle donne "il tempo scorre". Diamo loro il potere e le risorse per fermare quel tempo. Finanziare il social freezing significa combattere concretamente lo spopolamento della nostra terra e dare una risposta di civiltà, uguaglianza ed equità sociale a una generazione che ha il diritto di scegliere quando diventare madre.
Viviana Verri, Alessia Araneo (Consigliere regionali – Movimento 5 Stelle Basilicata)

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