Ripristino del permesso di ricerca “Aliano”: una scelta grave che marginalizza i territori



Il Decreto Ministeriale del 19 novembre 2025, con cui la Direzione generale Fonti energetiche e Titoli abilitativi del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica ha disposto il ripristino del permesso di ricerca di idrocarburi denominato “Aliano” in capo a Eni S.p.A., rappresenta un passaggio politicamente rilevante e profondamente critico per la Basilicata.

Un provvedimento che, pur collocandosi all’interno di un quadro normativo ormai chiaramente orientato, segna un arretramento sostanziale sul terreno della tutela ambientale, della partecipazione democratica e del rispetto delle prerogative delle autonomie locali.

Già all’indomani dell’entrata in vigore del decreto-legge 17 ottobre 2024, n. 153, convertito nella legge 13 dicembre 2024, n. 191, era evidente il rischio di una reviviscenza generalizzata di permessi di ricerca e concessioni estrattive precedentemente revocati o sospesi. In particolare, l’articolo 2 del decreto ha di fatto riaperto la possibilità di coltivazione di idrocarburi liquidi in relazione a permessi rilasciati prima della sua entrata in vigore, consentendo la prosecuzione delle attività per l’intera durata di vita utile dei giacimenti.

Si tratta di una scelta che smentisce l’impostazione annunciata di un progressivo superamento delle attività petrolifere, reintroducendo una logica estrattiva che si estende ben oltre il gas e che consente nuovi pozzi e nuove perforazioni senza un orizzonte temporale definito. Una svolta resa possibile anche dal progressivo smantellamento degli strumenti di pianificazione strategica, a partire dal PiTESAI, annullato da una serie di sentenze del TAR Lazio a partire dal febbraio 2024, senza che il Governo abbia ritenuto di difendere in sede di appello uno strumento essenziale di governo pubblico del territorio.

La conseguenza è stata la rinuncia consapevole a ogni forma di programmazione energetica fondata su criteri ambientali, sociali e territoriali, favorendo la riattivazione di istanze e titoli minerari cancellati negli anni precedenti. In Basilicata questo processo assume contorni particolarmente gravi, poiché interessa aree vaste e fragili, già segnate da un carico estrattivo rilevante, e coinvolge numerosi Comuni senza che sia stato attivato alcun confronto preventivo con le amministrazioni locali e le comunità interessate.

Il ripristino del permesso “Aliano”, e gli effetti che ne derivano anche sull’area di Teana, riguarda complessivamente una superficie di oltre 385 chilometri quadrati e interessa direttamente i Comuni di Aliano, Gallicchio, Missanello, Armento, Calvera, Carbone, Castelnuovo di Sant’Andrea, Guardia Perticara, San Chirico Raparo, San Martino d’Agri e Teana. Un’area vasta che viene nuovamente esposta al rischio di attività estrattive “fino alla vita utile del giacimento”, senza una valutazione aggiornata degli impatti ambientali, sanitari ed economici e senza una chiara assunzione di responsabilità politica.

Questa vicenda si inserisce in un quadro più ampio che vede la Basilicata sempre più frequentemente evocata come perno della ridefinizione dell’Italia quale “hub energetico” al servizio del cosiddetto Piano Mattei. Una narrazione che rischia di trasformare la regione in una piattaforma estrattiva permanente, subordinando la democrazia territoriale e le scelte di sviluppo locale a strategie decise altrove, con benefici concentrati e costi diffusi.

La transizione energetica non può essere ridotta a un’operazione di maquillage normativo che consente la prosecuzione indefinita delle stesse pratiche del passato. Al contrario, essa dovrebbe fondarsi su pianificazione pubblica, trasparenza decisionale, coinvolgimento delle comunità e tutela rigorosa dei territori. In assenza di questi presupposti, parlare di sicurezza energetica significa svuotare di contenuto i principi costituzionali di autonomia, leale collaborazione e tutela dell’ambiente.

Alla luce delle scadenze previste dal decreto, che impongono al titolare del permesso la presentazione di un nuovo programma di lavori e del relativo cronoprogramma entro pochi mesi, è indispensabile che la Regione Basilicata assuma una posizione chiara e coerente, affiancando i Comuni interessati e pretendendo un confronto istituzionale trasparente con il Governo nazionale.

La Basilicata non può essere considerata una riserva da sfruttare né un territorio a sovranità limitata. Difendere il diritto delle comunità a decidere del proprio futuro non è un atto ideologico, ma una responsabilità politica e istituzionale che chiama in causa tutti i livelli di governo.


Alessia Araneo, Viviana Verri (Consigliere regionali – Movimento 5 Stelle Basilicata) 

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