POTENZA – «Il 2026 rappresenta uno spartiacque decisivo per il futuro della Basilicata: è l’anno in cui misureremo l’impatto reale degli investimenti del PNRR sulla vita dei cittadini, a partire dal diritto fondamentale alla salute. Come Fnp Cisl Basilicata, sollecitiamo con forza un confronto urgente con le istituzioni regionali sull'attuazione del DM 77/2022 e sulla riorganizzazione della sanità territoriale». È quanto dichiara il segretario generale del sindacato pensionati della Cisl Giuseppe Amatulli. «I dati dell'ultimo monitoraggio Agenas indicano che la strada da fare è ancora molta: la Basilicata figura tra le regioni con i maggiori ritardi nell'attivazione delle strutture di prossimità. Sebbene accogliamo con attenzione le rassicurazioni dell’assessore Latronico circa l’apertura di gran parte di queste strutture entro maggio 2026, non possiamo ignorare che è tempo di ragionare sui contenuti oltre che sui contenitori».
«La nostra posizione è chiara: da tempo sosteniamo che i soli investimenti in nuove infrastrutture sanitarie e in nuovi modelli organizzativi non curano. Il vero collo di bottiglia, ammesso dallo stesso assessore, non è la realizzazione delle opere ma la cronica carenza di personale sanitario. Per dare concretezza al nuovo modello di assistenza territoriale serve un piano straordinario di assunzioni, perché senza medici, infermieri di comunità e personale socio-sanitario h24, le Case di comunità rischiano di restare contenitori vuoti, "scatole" che non offrono risposte ai bisogni di una popolazione lucana sempre più anziana, fragile e affetta da malattie croniche», avverte Amatulli.
La Fnp Cisl Basilicata chiede che «la medicina di prossimità diventi il perno di una nuova organizzazione, capace di ricucire centro e periferia, rafforzando la medicina territoriale e l’assistenza domiciliare integrata, specialmente nelle aree interne dove lo spopolamento e l’isolamento sono più forti; integrare sanità e sociale, superando modelli centrati esclusivamente sugli ospedali per rispondere alle fragilità sociali e alla non autosufficienza; infine, investire nel capitale umano, garantendo buona occupazione e competenze avanzate, per frenare l’emorragia di professionisti verso altre regioni. Serve una vera programmazione partecipata. È necessario un Patto sociale che coinvolga sindacati e comunità locali per gestire questa transizione. La partecipazione non è una rivendicazione burocratica, ma la condizione indispensabile per una governance democratica che non lasci indietro nessuno e garantisca un welfare più vicino alle persone. Il tempo delle scelte è oggi. La Fnp è pronta al confronto, con lo spirito di chi vuole costruire una regione capace di prendersi cura del proprio futuro».

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