Deposito scorie, M5S: a Basilicata non può pagare due volte



''Il presidente della Regione ha ancora la possibilità di scegliere se la Basilicata avrà finalmente una linea energetica propria o continuerà a essere il luogo dove le decisioni si prendono altrove e qui si scaricano soltanto le conseguenze. Lo scriviamo a valle di giorni in cui la nostra regione è tornata a discutere, con toni anche aspri, di deposito nazionale delle scorie radioattive e di nuovi permessi di ricerca petrolifera, mentre dalla Giunta regionale non arriva altro che silenzio su ciò che davvero conta: una posizione". Lo affermano le consigliere regionali del Movimento 5 Stelle, Alessia Araneo e Viviana Verri.

"Non è la prima volta che accade. Meno di un anno fa - sottolineano le due Consigliere regionali - il presidente Bardi ha espresso, in Conferenza Unificata, parere favorevole alla legge delega sul cosiddetto nucleare sostenibile, senza passare dal Consiglio regionale e senza un confronto con le forze politiche lucane. Pochi giorni fa la stessa Giunta ha dato il proprio benestare ai permessi di ricerca idrocarburi 'Il Perito' e 'La Capriola', avanzati dalla società Delta Energy su istanze che risalgono al 2012 e che il Pitesai aveva già ridimensionato per proteggere aree agricole di pregio, zone a rischio idrogeologico e contesti già segnati come il Sin della Valbasento. Due vicende diverse, un solo metodo: decidere senza informare, e informare solo quando qualcuno se ne accorge. Non è un dettaglio che il territorio di Montalbano Jonico compaia oggi due volte nello stesso fascicolo: tra i siti che la Carta Nazionale delle Aree Idonee considera papabili per il deposito unico delle scorie radioattive, e tra i comuni interessati dal permesso 'La Capriola' per la ricerca di nuovi idrocarburi. È la fotografia di un metodo che concentra sulle stesse aree ogni servitù possibile, come se un territorio, una volta detto sì a qualcosa, diventasse automaticamente disponibile per tutto il resto".

"Su questo tema - evidenziano Araneo e Verri -  si gioca facilmente a semplificare, e allora lo diciamo senza ambiguità: non siamo contro il nucleare come oggetto di studio, non siamo contro la ricerca, non siamo contro chi lavora per rendere più sicura la gestione dell’energia. Siamo contro un metodo che, dal sito Itrec di Rotondella ancora oggi non bonificato al referendum del 2016 contro le estrazioni petrolifere, ha sempre chiesto alla Basilicata di pagare un prezzo ambientale senza restituire in cambio uno sviluppo stabile, un’occupazione duratura, servizi all’altezza. Dire no a questo schema non è luddismo. È la richiesta minima di chi ha già dato molto e non intende continuare a dare senza nulla in cambio".

"Chiediamo che la Giunta regionale - dichiarano le Consigliere regionali - porti in Consiglio, con un atto formale e non con un comunicato rassicurante, la propria posizione definitiva sia sul deposito nazionale sia sui permessi di ricerca idrocarburi oggi in discussione e chiediamo che si apra un dibattito pubblico. Chiediamo che venga reso pubblico lo stato reale del procedimento di individuazione dei siti per i territori lucani. Chiediamo che ogni nuova istanza di ricerca o coltivazione di idrocarburi sia sottoposta al parere vincolante, e non solo consultivo, dei Consigli comunali interessati. Continueremo a seguire questi dossier insieme al deputato Arnaldo Lomuti nelle sedi parlamentari competenti, perché la partita si gioca su più tavoli e la Basilicata non può permettersi di restare senza voce su nessuno di questi".

"Trent’anni di imprese fallimentari sul piano energetico - concludono Araneo e Verri - sono già troppi. È arrivato il momento di pianificare, con metodo e senza ulteriori rinvii, il salvataggio di questa regione: non un salvataggio concesso da altri, ma la costruzione paziente di un modello che non debba più chiedere il permesso a nessuno per decidere del proprio futuro".

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