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domenica 29 marzo 2020

Bimbo deceduto a Metaponto, Giordano: “Vicinanza e cordoglio dall’Ugl Matera”


METAPONTO - “Il cordoglio e la vicinanza di tutta l’Ugl Matera ai genitori del bambino di 3 anni, il piccolo Diego, ritrovato senza vita nel fiume Bradano presso contrada Marinella a Metaponto. Alla mamma e al papà vada il nostro più sincero e forte abbraccio per affrontare una perdita così dolorosa. Rivolgiamo anche un grande ringraziamento a tutti coloro che hanno proseguito le ricerche nella notte, che da ieri hanno cercato disperatamente di salvare la vita al piccolo, purtroppo senza riuscirci. In un momento di paura e non solo nel territorio materano per la pandemia da Coronavirus, all’Ugl piacerebbe ricordare il piccolo con una riflessione:

“Ti abbiamo amato fin da quando i tuoi riccioli sono apparsi sugli schermi dei nostri palmari. La tua è una triste storia di questa strana primavera. Dove il vento sembra esser stato nemico, e le acque hanno fatto il resto. Piccolo Diego, sei parte di questa pagina dell'umanità che sta cercando un senso e tenta di riordinare i propri tempi. Il tuo sacrificio è colmo di emozione e di pianto che incrocia la speranza che dal tuo saluto ci raggiungerà la carezza di un vento nuovo. Che indichi finalmente la strada. Mentre per i tuoi genitori invochiamo la pace nel cuore, imploriamo che soffi sulla tua casa quell'unico vento capace di farti crescere nel cuore di quanti ti hanno amato. Il vento buono di Dio! Aiutaci tu, ora, a convincerci che #andràtuttobene “.

Lo ha detto il segretario provinciale dell’Ugl Matera, Pino Giordano, nell’apprendere la notizia della morte di Diego, il bambino deceduto a Metaponto di Bernalda (MT).

La Fials interviene sul gravissimo episodio del 118 a Matera


MATERA - "Il gravissimo episodio, alle porte del pronto soccorso di Matera, con un paziente morto durante il trasporto Covid da Policoro, conferma la validità delle nostre denunce e la necessità assoluta di varare immediatamente protocolli operativi per le attività di contenimento dell'emergenza Coronavirus adeguate a tutelare la salute degli operatori sanitari".

La Fials contesta con forza l'indifferenza dell'Asp di Potenza per le condizioni di lavoro e per la necessità di tutelare i suoi dipendenti esposti a un rischio mortale.

"Come ci ha segnalato un lavoratore in servizio stanotte al 118 - dichiara la segretaria regionale Fials di Basilicata Luciana Bellitti - questo trasporto è stato fatto non da un'ambulanza dedicata ma da un altro mezzo, con l'autista sprovvisto di mascherina e l'infermiere costretto a usare una mascherina chirurgica che non assicura un'adeguata copertura. La stessa mascherina, sembra che secondo un dirigente medico aziendale, va bene per gli infermieri ma altri suoi colleghi la considerano non adatta per i medici. Non vogliamo evocare in questa situazione drammatica, in cui il personale tutto si sta spendendo con assoluta generosità, scenari da guerra dei poveri ma non è accettabile che di fronte al pericolo esistano operatori di serie A (i medici) e operatori di serie B (infermieri, autisti, Oss).

La Fials chiede alla direzione strategica aziendale di trovare le urgenti risposte alle più che legittime richieste dei lavoratori.

sabato 28 marzo 2020

Coronavirus, al via commissioni Prefetture su deroghe


POTENZA - Da ieri mattina, rigorosamente in videoconferenza, sono partite le prime riunioni con sindacati e Prefetture di Potenza e Matera dei comitati che dovranno valutare, in base al recente accordo tra governo e sindacati, le autocertificazioni delle aziende che hanno richiesto la deroga alla chiusura prevista dal Dpcm del 22 marzo, decreto che ha stabilito la sospensione fino al 3 aprile delle attività produttive non essenziali per arginare la diffusione del coronavirus. Cgil Cisl e Uil, "fortemente preoccupate dei ritardi che si registravano per gli adeguamenti alle misure di sicurezza e di prevenzione dal contagio rivolti alle maestranze", hanno ottenuto dal governo una riduzione dei settori autorizzati a proseguire l'attività e l'incarico ai prefetti di convocare e presiedere delle apposite commissioni. Tali commissioni sono chiamate a verificare i requisiti di sicurezza e prevenzione nelle aziende autorizzate alla continuità produttiva e ad autorizzare eventuali deroghe. Compito dei prefetti è consentire le attività produttive e attivare i relativi controlli con le forze dell’ordine sulla scorta di quanto deciso dalle commissioni.

I segretari generali di Cgil, Cisl e Uil di Basilicata (Angelo Summa, Enrico Gambardella e Vincenzo Tortorelli) annunciano che "le richieste di deroga saranno valutate con estremo rigore perché in questa fase la priorità è la salute dei lavoratori. Sappiamo - dicono i tre leader sindacali - che alle Prefetture di Potenza e Matera stanno pervenendo numerose richieste di deroghe da parte di aziende che, pur non rientrando nei codici Ateco previsti dal Dpcm, sono intenzionate a proseguire l'attività in base al principio della continuità di filiera. Fermo restando che in ogni azienda devono essere garantiti gli standard sanitari anti-contagio stabiliti dal protocollo sulla sicurezza - continuano Summa, Gambardella e Tortorelli - in assenza del requisito sostanziale della continuità di filiera non può esserci deroga. A tal proposito ci giungono notizie di aziende che si prodigano in tentativi di aggirare il Dpcm cercando di modificare in itinere il proprio codice Ateco, una pratica che assolutamente condanniamo e riteniamo immorale”.

"Il sindacato - concludono Summa, Gambardella e Tortorelli - da sempre è impegnato per attirare investimenti produttivi nel nostro territorio, per aprire nuove fabbriche e creare nuovi posti di lavoro. In questo caso, però, stiamo parlando di uno stop produttivo temporaneo tale non mettere a repentaglio la vita delle imprese e che ha come finalità il contenimento del contagio e la tutela della salute dei lavoratori e di tutti i cittadini. È un sacrificio parziale che siamo chiamati a fare per il bene di tutti", concludono i segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil.

Covid-19, Carella (Femca Cisl): "Sistema dei controlli poco efficiente, servono più tamponi anche nelle fabbriche"


POTENZA - "Stiamo facendo tutto il possibile per fronteggiare questa emergenza e stiamo monitorando tutte le aziende che in base al codice Ateco possono lavorare. Tuttavia prevale la paura tra i lavoratori dopo i primi casi registrati nelle aziende". È quanto dichiara il segretario generale della Femca Cisl Basilicata, Francesco Carella, che evidenzia qualche lacuna nel sistema dei controlli sanitari: "Il sistema - dice - è poco efficiente nel senso che ci sono fasce di lavoratori che sono maggiormente a rischio e che necessiterebbero di maggior tutela. Nel caso recente della Orma, per dare serenità ai lavoratori e alle loro famiglie sarebbe opportuno fare più tamponi possibili, anche perché il rischio è che il contagio si allarghi ai comuni limitrofi. Sia negli ospedali che nelle fabbriche servono più tutele iniziando con una campagna capillare di tamponi.

Nel frattempo - continua Carella - dove non è possibile fermare la produzione è necessario adottare protocolli ancora più rigorosi per tutela la tutela dei lavoratori, con l'auspicio che quando tutto sarà finito non si torni indietro per quanto riguarda la salute e la sicurezza dei lavoratori".

Spera (Ugl):”Il Paese lancia un grido d’allarme. Il Governo ascolti il sindacato”


POTENZA - "Finalmente questo Governo ha recepito ciò che stiamo dicendo da tempo, dare liquidità alle aziende per l'anticipo degli stipendi ai dipendenti con forme di credito, vincolato al solo pagamento della cassa integrazione. E’ la giusta scelta in un momento particolare del Paese dove l’epidemia ha messo in ginocchio molte imprese che hanno visto svuotate le proprie casse”.

Per Antonio Spera, segretario nazionale dell’Ugl metalmeccanici, “si deve andare avanti senza più perdere tempo per le scelte. A fronte di questa situazione è necessario che il Governo affronti l'emergenza economica con lo stesso livello di gravità con cui sta cercando di affrontare quella sanitaria, se pur per l’Ugl ad oggi insufficientemente. La pandemia è seria, registriamo la chiusura di migliaia di attività con un pesantissimo impatto sociale e non solo economico. Come Ugl – continua Spera – il passo successivo sarebbe una moratoria di almeno un anno sul pagamento dei finanziamenti in essere, sia sul capitale che sugli interessi, la garanzia del mantenimento del rating delle imprese e il differimento di tutte le scadenze fiscali. Come da noi ribadito, avviate le forme di credito vincolate al solo pagamento della cassa integrazione e la predisposizione di strumenti aggiuntivi di liquidità aziendale, ora bisogna che il tutto vada a concludersi versando i soldi ad oras direttamente alle aziende che a loro volta provvederanno ad elargirli ai dipendenti. E’ certo che l’immediata liquidità, dovrà necessariamente essere vincolata alla cassa, con restituzione al momento dell'attivazione dell'ammortizzatore sociale. Il Governo ora abbatta la pressione fiscale per tutti i cittadini e i settori produttivi, solo così potremmo sperare in una timida ripresa per le famiglie. L’Ugl – conclude Spera – consiglia all’esecutivo di ascoltare il sindacato che rappresenta il termometro reale delle esigenze economiche del paese: tutti insieme, possiamo farcela”.

Cotrab, la Fit Cisl chiede le dimissioni dell'assessore ai trasporti Merra


POTENZA - La Fit Cisl interviene su quanto annunciato dal Cotrab che dal 1° aprile, in piena emergenza coronavirus, non garantirà più il servizio di trasporto pubblico locale, con il conseguente licenziamento di 1.300 lavoratori. Una notizia che non sorprende la Fit Cisl che nel recente sciopero di 36 ore degli autoferrotranvieri aveva sollecitato un intervento risolutore dell'assessore regionale Merra per rimettere ordine nel sistema del trasporto pubblico della Basilicata.

La federazione della Cisl ricorda che "il Cotrab aveva preannunciato l'abbandono nel corso di una conferenza stampa nei primi giorni di febbraio". Il sindacato si dice "sconcertato dal comportamento dell'assessore per un epilogo che era ampiamente preannunciato".

Per questo la segreteria regionale della Fit Cisl va oltre e chiede le dimissioni dell'assessore Merra con il passaggio della delega dei trasporti nelle mani del presidente della Regione Bardi che, secondo il sindacato, "saprebbe cosa fare, ovvero dare una risposta dura a quelle aziende del consorzio che non hanno nessun rispetto per i lavoratori di questo territorio".

venerdì 27 marzo 2020

Fials: Esposto all'Ordine dei Medici e Chirurghi della provincia di Potenza


POTENZA - Vari medici di base della provincia di Potenza impediscono ai dipendenti pubblici di accedere ai benefici del Decreto "Cura Italia". La Fials lo denuncia con forza, con un esposto all'Ordine dei Medici e Chirurghi della provincia di Potenza. denunciando l'ostruzionismo praticato nell'applicazione dell’art. 26, del Dl 18/2020 “Cura Italia”. Questa pratica procura gravissimo danno ai lavoratori beneficiari della legge 104/1992, che così non possono accedere ai benefici previsti dal decreto governativo con le misure di supporto per la lotta al Covid 19.

Numerosi iscritti della Fials hanno infatti segnalato al segretario provinciale Giuseppe Costanzo una condotta inspiegabile anche sul piano deontologico. Vari medici di base potentini opporrebbero a dipendenti pubblici in possesso del riconoscimento di disabilità con connotazione di gravità (art. 3, comma 3, legge 10$/1992, n.104), o in possesso di certificazione rilasciata dai competenti organi medico-legali, atteggiamenti ostruzionistici al rilascio di documentazione di malattia attestante una condizione di rischio derivante da immunodepressione, da esiti da patologie oncologiche o da relative terapie salvavita.

"Il fatto, ove verificato - sottolinea Costanzo nel suo esposto - porrebbe serissime questioni di responsabilità professionale, considerata la necessaria disponibilità di questa certificazione medica per accedere alla misura urgente prevista dell’art. 26 del decreto “Cura Italia” .

La Fials chiede perciò immediate verifiche all'Ordine dei Medici con comunicazioni urgenti agli iscritti allo scopo di scongiurare scelte poco ponderate.

Sostegni per personale sanitario impegnato nell’emergenza Coronavirus


POTENZA - Applicare il Decreto Cura Italia nella parte che riguarda la fornitura di alloggi al personale sanitario impegnato in prima linea nella guerra al Covid 19. La richiesta è stata avanzata dal segretario provinciale della Fials di Potenza, Giuseppe Costanzo, con una lettera indirizzata al Prefetto di Potenza, all'assessore regionale Leone, al direttore generale del San Carlo.

E' questo un modo, riducendo spostamenti e contatti, di garantire la maggior sicurezza possibile al personale impegnato in prima linea negli ospedali. La Fials propone perciò che sia rapidamente sottoscritta un’intesa tra regione, aziende sanitarie e associazioni degli albergatori, finalizzata alla messa a disposizione di alberghi e altre strutture ricettive (case di riposo, convitti, caserme, b&b ecc) o già in dotazione delle aziende ospedaliere (ApartHotel dell’A.O.R. S. Carlo) per il personale impegnato negli ospedali Covid.

Il Decreto Cura Italia lo prevede, su proposta del ministro dell'Economia; Difatti i Prefetti possono requisire strutture alberghiere o altri immobili idonei a ospitare persone in sorveglianza sanitaria e isolamento fiduciario o in permanenza domiciliare. In alternativa la protezione civile può allestire alloggi provvisori in prossimità alle strutture ospedaliere.

Questa iniziativa può essere di sostegno per gli infermieri, medici e tutto il personale sanitario impegnato nell’emergenza Coronavirus, soprattutto alla luce degli ultimi episodi di contagio registrati tra gli operatori sanitari. Queste esperienze sono già consolidate nel nord Italia. L'obiettivo è di ridurre gli spostamenti del personale sanitario pendolare o in quarantena, considerando l'alto rischio di contagio, si eviterà così di tornare a casa diffondendo eventuale contagio fra i familiari.

mercoledì 25 marzo 2020

Fials Potenza: C'è un grave problema di sicurezza per il personale sanitario


POTENZA - C'è un grave problema di sicurezza per il personale sanitario in prima linea nella guerra al COVID 19 e la Regione Basilicata deve provvedere immediatamente adottando un protocollo anti-contagio e disponendo un intenso programma di tamponi per i dipendenti più esposti al rischio.

La Fials Basilicata ha sollevato il caso con un appello urgente al presidente Bardi e all'assessore Leone.

L'attuale evoluzione dello scenario epidemiologico in Basilicata - scrivono la segretaria regionale Luciana Bellitti e il segretario di Potenza Giuseppe Costanzo - desta particolare allarme per il carattere particolarmente diffusivo dell’epidemia di COVID-19. Ne è prova evidente l'incremento quotidiano dei casi di personale sanitario contaminato. E' perciò necessario adottare immediatamente protocolli di sicurezza anti-contagio (per regolamentare il contrasto e il contenimento della diffusione del virus COVID- 19 negli ambienti di lavoro) ed eseguire i tamponi con scadenza periodica, a tutto il personale sanitario e con particolare intensità per i dipendenti più esposti (pronto soccorso, malattie infettive, rianimazione, radiologia, 118 etc), al fine di tutelare la salute degli operatori sanitari e conseguentemente di tutta la popolazione.

Bellitti e Costanzo segnalano anche il problema delle lunghe attese per ricevere i risultati dei tamponi processati: "Come dimostra il caso da noi segnalato dello spazio psichiatrico dell'Asp al San Carlo, gli operatori sanitari nell’attesa continuano a lavorare con il rischio, se positivi al Covid-19, di contagiare pazienti, cittadini e i loro cari. Tutto diffonde grossa preoccupazione, rabbia e senso di abbandono tra i lavoratori che non meritano.

"La regione - sottolineano i due dirigenti sindacali - stanno coinvolgendo le altre strutture del sistema sanitario regionale: Crob, ASM e Istituto Zooprofilattico per sostenere le attività del Laboratorio di Analisi del San Carlo. L'unità operativa sta facendo uno sforzo immane considerate le gravi difficoltà, dalla dotazione esigua di attrezzature alla carenza di personale. Un plauso va quindi al direttore Picerno e e a tutti i lavoratori per l'impegno profuso, ma è necessario coinvolgere le strutture private accreditate al fine di garantire risposte rapide per gli esiti dei tamponi. Ci rammarica la lentezza nel fronteggiare un'emergenza così grave, c'era il tempo necessario per organizzarsi e coinvolgere il più possibile i laboratori dell'intera Regione Basilicata".

"La risposta lenta dei tamponi - denuncia la Fials - rischia di gettare nel caos l'intero sistema regionale. La paralisi del Presidio Ospedaliero di Villa D’Agri ha destato tante preoccupazioni per l'intera comunità sanitaria Lucana. Alto è anche il grido di dolore di settori dell’Ospedale San Carlo, dove la mancata risposta alla richiesta di tutelare la salute degli operatori, rischia di paralizzare attività fondamentali causando inevitabili effetti collaterali per la salute dei cittadini lucani".

"La gestione dei test sui tamponi - concludono Bellitti e Costanzo - è molto confusa. I lavoratori ci segnalano differenze di tempistica per risultati dei tamponi processati tra operatori dello stesso reparto. E' vergognoso trattenere in servizio per 36 ore dei dipendenti in attesa dell'esito del tampone per poi fornirglielo il giorno dopo. Alcun operatori miracolosamente ricevono risposte in tempi celeri, altri dopo 6 giorni ancora non conoscono l’esito ma alcuni di loro continuano a lavorare. In questi casi il rischio di contagio è altissimo, contro ogni logica, contro ogni regola di responsabilità e buon senso. Non deve succedere più".

Coronavirus, Adiconsum: "Aumentano i prezzi dei beni di prima necessità"


POTENZA - Nei primi giorni della emergenza COVID-19 il timore di vedere calare la produzione ha indotto i consumatori italiani a fare scorte di pasta, farina, olio, latte a lunga conservazione, pelati, caffè, biscotti per la prima colazione.

Come era prevedibile, i prodotti più richiesti ed attualmente ancora non ovunque reperibili restano l’amuchina e il gel disinfettante, difatti la psicosi del contagio ha indotto non pochi consumatori a rivolgersi addirittura alla rete per fare incetta di disinfettanti, proposti a prezzi proibitivi.

All'inizio di questa settimana, come evidenziato dall'avv.Vincenzo Telesca presidente regionale di Adiconsum Basilicata(Associazione di tutela e difesa dei consumatori promossa dalla CISL) mentre da un lato, sta tornando lentamente alla normalità la corsa agli acquisti di generi alimentari che ha caratterizzato soprattutto la scorsa settimana con l’assalto agli scaffali dei centri commerciali e dei negozi di vendita al dettaglio, per l’accaparramento di generi di prima necessità, dall'altro a partire da lunedì ha fatto registrare un preoccupante aumento indiscriminato dei prezzi dei generi alimentari di prima necessità.

L'ADICONSUM di Basilicata, sostiene il presidente Telesca, ha raccolto una serie di segnalazioni da parte dei propri associati ed utenti che oltre ad evidenziare una preoccupante lievitazione dei prezzi dei generi alimentari e l''assenza sugli scaffali di molti di essi, ha rilevato in alcuni casi l'attuazione di vere proprie pratiche commerciali scorrette.

In relazione a tale ultimo fenomeno, i consumatori rivoltisi alla nostra sede hanno riscontrato l'applicazione sugli scaffali di un noto supermercato operante da anni nella città di Potenza, di prezzi diversi e maggiorati rispetto a quelli pubblicizzati sul volantino presente on-line sul sito della medesima catena distributiva.

Rispetto a tali segnalazioni il presidente Telesca assicura che ADICONSUM, nell'interesse di tutti i consumatori ma soprattutto delle fasce più deboli della nostra realtà regionale(anziani, disabili ect.) vigilerà con ancora più attenzione ed efficacia sull'eventuale aumento indiscriminato dei prezzi al consumo.

Lo stesso avv. Telesca ricorda a tutti gli esercenti ed operatori della filiera produttiva e distributiva che attualmente:«è considerata scorretta la pratica commerciale che, riguardando prodotti attinenti la salute, l’approvvigionamento di prodotti e generi di primaria necessità e la sicurezza dei consumatori, profitta di situazioni di allarme sociale incrementando il prezzo di vendita in misura superiore al triplo del prezzo risultante dal listino o comunque praticato mediamente, riferito a 30 giorni prima della conclusione della compravendita», pertanto, la stessa, potrà essere sanzionata dall'Antitrust. Nell'auspicare comportamenti sempre più responsabili da parte di tutti i protagonisti della filiera del mondo produttivo, della distribuzione e della vendita, l'ADICONSUM ricorda a tutti i consumatori che oggi è possibile rivolgersi al Garante per la sorveglianza dei prezzi, detto anche "Mr Prezzi”, il quale controlla, verifica e argina i fenomeni speculativi, grazie ad un sistema istruttorio che si attiva anche su segnalazione dei cittadini.

Difatti, il Garante, effettuate le opportune verifiche, può riferire le dinamiche e le eventuali anomalie dei prezzi al Ministro dello Sviluppo Economico, che provvede: alla formulazione di segnalazioni all'Antitrust, a sollecitare ispezioni della Guardia di Finanzia e ad avviare azioni di moral suasion.

CallMat, Ugl Tlc Matera:”Azienda e sindacato a lavoro sull’ultimo DPCM”.


MATERA - “L’Ugl Telecomunicazioni Matera esprime il cordoglio per la drammatica vicenda che ha visto la scomparsa del giovane di soli 34 anni, Emanuele Renzi, dipendente del Call center Youtility di Settecamini dove lavorava: la più giovane vittima di Coronavirus nel Lazio, deceduto al Policlinico di Tor Vergata. A nome della Ugl Matera e di tutti gli operatori della CallMat profondo cordoglio e vicinanza ai familiari per la prematura scomparsa della loro caro”.

E’ quanto emerso dall’incontro odierno in video conferenza, svoltosi tra la segretaria provinciale dell’Ugl Tlc Matera, Cosimina Saracino, il consigliere nazionale della federazione Tlc, Francesco Stigliano e Pino Giordano, segretario dell’Unione territoriale del lavoro di Matera.

“La brutta notizia ha scosso tutti i lavoratori anche dell'azienda CallMat di Matera. In questo momento abbiamo bisogno di avere conferma dagli enti preposti della messa in sicurezza di tutte le sedi per la tutela della salute dei lavoratori. Quello che è certo è che vicenda sulla morte del nostro collega a Roma mette in evidenza l'estrema difficoltà nella quale navigano i contact center, costretti a sopravvivere in un mercato che non ammette sconti neanche in uno scenario come quello che stiamo vivendo. La nostra segreteria nazionale Ugl Telecomunicazioni – proseguono i segretari - nei giorni scorsi ha evidenziato con una lettera al governo l'importanza di preservare in primis la salute degli operatori e di tutto il settore dei contact center da quelle dinamiche del libero mercato che almeno in situazioni come queste dovrebbero essere ripensate. Lo scenario attuale impone misure importanti a tutela della salute dei lavoratori, per questo è necessario, in base al Decreto governativo dell’11 marzo, che tutte le aziende del settore dichiarino espressamente quali sono i settori che devono continuare ad operare e quelli che possono chiudere dato che lo stesso decreto afferma che ‘siano sospese le attività dei reparti aziendali non indispensabili alla produzione. E’ necessario che - rimarcano Saracino, Stigliano e Giordano - opportune misure di sicurezza vengano prese in tutti i contact center oltre ad attuare tutti gli strumenti che la legislazione prevede come lo SmartWorking e il telelavoro. In tal senso, la nostra azienda materana CallMat, ha già iniziato le operazioni di attuazione dello SmartWorking in ottemperanza del Decreto Legge del 17 marzo 2020 n. 18 Art. 19 dando priorità a quanto previsto dal suddetto Articolo. L’Ugl auspica, a tal proposito in un momento critico dove anche in Basilicata il Coronavirus si sta’ espandendo a macchia d’olio, di porre più lavoratori possibili del sito materano, in lavoro ‘Agile’ considerato che, tantissimi di essi sono pendolari, provenienti da diversi lontani paesi compresa la regione Puglia. In questo contesto di messa in sicurezza del sito, assai importante diviene il lavoro del comitato paritetico tra Azienda e Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, fin qui svolto. Ricordiamo - hanno concluso Stigliano, Saracino e Giordano – che proprio il DPCM sopracitato afferma che ‘sia attuato il massimo utilizzo da parte delle imprese di modalità di lavoro agile per le attività che possono essere svolte al proprio domicilio o in modalità a distanza: l’Ugl rimane, è sempre e comunque disponibile a confrontarsi e a trovare qualsiasi soluzione per il bene dei dipendenti e per preservare l’azienda CallMat”.

martedì 24 marzo 2020

UGLM, stato di agitazione: iniziative di sciopero


ROMA - Il Governo Italiano con il Dpcm del 22 marzo ha ordinato ulteriori restrizioni sia per i cittadini che per le aziende: i cittadini devono tassativamente rimanere in casa per evitare il contagio da Covid-19 mentre le aziende, le cui attività non sono strettamente necessarie, devono restare chiuse.

Eppure, moltissime aziende, ad oggi, considerata l’ambiguità del suddetto decreto, non sanno se debbano fermarsi o meno.

Per queste motivazioni, al fine di ridurre al minimo il rischio contagio, il governo chiarisca e metta in campo tutte le azioni possibili senza perdere ulteriore tempo.

Tutte le aziende che ad oggi non hanno adempiuto alle disposizioni sanitarie e comportamentali previste dal Dpcm del 14 marzo, vanno chiuse!

Il fattore tempo è vitale, non possiamo aspettare oltre:

Confermiamo lo stato di agitazione in tutto il paese, invitando le strutture territoriali a proclamare scioperi laddove riscontrassero la carenza delle misure precauzionali previste dal dcpm 14 marzo o la mancata chiusura di aziende le cui attività non risultino necessarie.

Ammortizzatori in deroga, la CISL smentisce la Regione: "Accordo ancora non firma"

POTENZA - Il segretario generale della Cisl Basilicata, Enrico Gambardella, smentisce la notizia pubblicata per errore sul sito della Regione Basilicata circa la firma dell'accordo quadro per l'utilizzo della cassa integrazione in deroga in applicazione del decreto "Cura Italia". "Il documento definitivo - informa il segretario della Cisl - è stato consegnato solo questa sera alle parti interessate e la firma dovrebbe avvenire domani mattina alle 11 in modalità telematica. La pubblicazione della notizia di qualcosa che ancora non c'è è un disguido che rischia di alimentare ulteriormente il clima di confusione di queste ore generato dal ginepraio di decreti e ordinanze, molto spesso in contrasto tra loro. In una fase così difficile sarebbe auspicabile tenere i nervi saldi. Abbiamo fin qui lavorato bene con le controparti datoriali e con la Regione e profuso energie in condizioni tecniche oggettivamente proibitive. È intenzione della Cisl, che molto si è spesa nella messa a punto dell'accordo quadro, proseguire questo lavoro con spirito collaborativo e costruttivo per dare ai lavoratori le necessarie garanzie economiche e alle imprese gli strumenti per la tenuta e per impostare su più solide basi il rilancio delle attività".

lunedì 23 marzo 2020

Fials Potenza: gravissima condotta della direzione sanitaria dell'Asp


POTENZA - La Fials denuncia con forza la gravissima condotta della direzione sanitaria dell'Asp che ha risposto all'appurata positività di un Operatore di un Reparto. dell'ASP di Potenza trattenendo l'intero personale in servizio per 36 ore. I dipendenti sono rimasti bloccati in reparto dalle 8 di mattina di giovedì 19 alle 20 di venerdì 20 marzo. Senza possibilità di tornare a casa, né tantomeno con cambio o ristoro. E il risultato dei tamponi è arrivato, comunque soltanto nel pomeriggio di sabato 21, i test tutti negativi.

La Fials ha perciò diffidato il direttore generale dell' ASP di Potenza in merito al mancato rispetto dei riposi obbligatori previsti per il personale in attesa dell'esito sui test per il COVID-19.

Il segretario provinciale della FIALS, Giuseppe Costanzo, nella diffida trasmessa ha lamentato "l’assenza totale di ogni tutela con riguardo ai riposi obbligatori da imporre ai lavoratori". In particolare, l'esposto inviato dal dirigente sindacale "segnala che il 19 marzo, il direttore sanitario, disponeva l’impedimento di ogni flusso in entrata e in uscita nell'U.O.., in quanto un'operatore assegnata al reparto, precedentemente febbricitante e con un familiare positivo COVID-19 ricoverato in rianimazione, prestando servizio, involontariamente, aveva posto a rischio l’intero reparto".

"Erano presenti all’interno del reparto - precisa Costanzo - due infermieri, un’OSS, una guardia giurata e due medici, oltre il personale che aveva montato per il turno pomeridiano, ovvero, un medico e una guardia giurata. Alle ore 15 circa, venivano effettuati tutti i tamponi per il test. Alle ore 20:00 circa, si presentavano nel reparto due infermieri per il turno di notte, ma, naturalmente, non entravano in servizio.

Tutto il personale succitato è rimasto in servizio attendendo l’esito del test".

La Fials contesta perciò la condotta dell'ASP alla luce dell’articolo 41 della Costituzione: “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con la utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”. Invece l'Azienda sanitaria "nulla ha fatto -sottolinea la diffida - per garantire al personale il riposo dovuto e nulla ha disposto, in dette circostanze, affinché si isolasse il suddetto personale presso idonei locali di ristoro e non all’interno del servizio così da impegnarli nelle estenuanti attività di assistenza, con l’elevato e concreto rischio che si ammalassero per usura e commettessero malpractice sui pazienti".

In conclusione la Fials ritiene "gravemente lesiva la condotta perpetrata ingiustamente dall’ASP nei confronti del personale e, riservandosi in tempi migliori una tutela giudiziaria su quanto subito dal personale, chiede quali provvedimenti verranno adottati nel futuro per affrontare tali situazioni affinché si tuteli il personale dall’eccessivo e intollerante impegno assistenziale. Si auspica, inoltre, che i tamponi destinati a verificare lo stato di positività del personale in servizio abbiano la priorità, in quanto, oltre all’art. 32 Cost. che incide su ogni persona, vi è anche un ulteriore obbligo di tutela dettato dall’art. 2087 C.C., che incide esclusivamente sul lavoratore".

Naturalmente Costanzo assicura la disponibilità dell'organizzazione sindacale per un immediato incontro in cui trovare insieme soluzioni pianificate.

domenica 22 marzo 2020

Spera (Ugl): “Regioni e sindaci danno la stretta al governo”


ROMA - “La decisione da parte del governo di chiudere tutte le attività produttive non essenziali del nostro paese, in un momento molto difficile e complesso che non ha precedenti dal dopo guerra ad oggi, viene accolta dalle lavoratrici e lavoratori con un grande sospiro di sollievo: l’espandersi dei contagi in tutto il paese e in tante fabbriche, non consentiva più la tranquillità dei lavoratori”. Lo dichiara il segretario nazionale Ugl metalmeccanici Antonio Spera.

“Avevamo sollevato più volte la necessità e il rischio che si riscontrava nelle fabbriche con diversi comunicati stampa, anche inviando una lettera al premier Giuseppe Conte nelle date del 12/13 e 15 marzo ma, senza alcuna risposta. Siamo stati costretti, per tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori - continua Spera -, a dichiarare lo stato di agitazione in tutto il settore metalmeccanico partendo dal 12 al 27 marzo e con tantissimi scioperi perché non c’erano le condizioni all’interno delle fabbriche: ciò, dopo l’annuncio puntualmente disatteso da parte del governo che, avrebbe distribuito un kit gratuito a tutti i lavoratori ( mascherine e guanti ) in tantissime aziende e, un contentino di 100 euro per chi si recava a lavoro. Dunque – per l’Ugl – conclude Spera -, quella di ieri è stata una decisione estremamente tardiva: mette ancora al centro delle discussioni un governo incapace di prendere decisioni importanti il quale, continua ad ascoltare le lobby che anche in questo momento estremamente tragico del paese, vogliono fare ancora profitti sulla pelle dei lavoratori”.

Coronavirus, Filcams Fisascat Uiltucs lanciano allarme: "Strutture sanitarie nel caos, mancano Dpi per personale servizi"


POTENZA - Nessuno o quasi li considera, eppure vivono l'emergenza coronavirus in prima linea. Sono gli operatori delle pulizie, delle mense, della vigilanza e dei servizi ausiliari che garantiscono quotidianamente il funzionamento delle strutture sanitarie della regione, "spesso costretti ad acquistare personalmente i dispositivi di sanificazione e protezione individuale", accusano i sindacati di categoria Filcams, Fisascat e Uiltucs che nei giorni scorsi hanno sollecitato con varie missive le aziende sanitarie e le ditte dei servizi esternalizzati a fornire i dispositivi di protezione necessari ai lavoratori e ad applicare le disposizioni contenute nel protocollo sulla sicurezza siglato da governo e parti sociali il 14 marzo scorso.

"È francamente inaccettabile che chi lavora in situazioni a rischio come gli ospedali, che si stanno rivelando tra i principali vettori del contagio, debba portarsi la mascherina o il disinfettante per le mani da casa", accusano Michele Sannazzaro, Emanuela Sardone e Donato Rosa che parlano di "situazione allarmante".

Per i tre sindacalisti "il sistema sanitario lucano si sta dimostrando debole e impreparato nella gestione dell’emergenza, incapace di garantire finanche l’incolumità fisica e la salute sia del personale sanitario che degli addetti ai servizi. Domina l'improvvisazione e non c'è raccordo tra le aziende sanitarie e le ditte esternalizzate. Più volte - dicono - abbiamo scritto alle direzioni degli ospedali, delle aziende sanitarie e alla stessa Regione Basilicata per denunciare questa situazione di caos organizzativo che rischia di trasformare le strutture sanitarie in pericolosi focolai".

Filcams, Fisascat e Uiltucs, nel ringraziare tutti i lavoratori dei servizi "per l'impegno profuso in questi giorni difficili", chiedono che "al personale delle aziende esternalizzate che operano nelle strutture sanitarie di ogni titolo e grado siano consegnati con la massima urgenza i kit con i dispositivi di protezione individuale e che siano effettuati i tamponi agli addetti che hanno operato in ambienti o con persone che risultate positive al coronavirus".

Carella (Femca Cisl) lancia l'allarme: "No allo slogan 'chiudere tutto a prescindere'".


POTENZA - "In questi giorni molti lavoratori, giustamente preoccupati, sostengono lo slogan del 'chiudere tutto a prescindere'. La cosa grave è che questa teoria è sostenuta anche dagli addetti ai lavori, a caccia di consenso. A loro, che non hanno il coraggio di affrontare la verità, chiedo vivamente di essere realisti in quanto decisioni di questo tipo devono sempre essere ponderate e prese con tutte le valutazioni del caso, soprattutto da chi ne ha le competenze, ascoltando le indicazioni delle organizzazioni sindacali. La salute dei lavoratori deve essere sempre messa al primo posto - sottolinea Carella - ma ci sono aziende che, fermandosi, danneggerebbero il sistema produttivo. Senza considerare che la ripartenza potrebbe essere un bagno di sangue per tutti quanti in una regione come la Basilicata dove molte aziende fanno immani sacrifici per restare. Dove le attività possono essere fatte in sicurezza - aggiunge il sindacalista - bisogna tenere duro, azzerando i rischi come si sta facendo grazie al grande senso di responsabilità di tanti lavoratori. Voglio ringraziare quei lavoratori che ancora lavorano e che stanno aiutando a non far crollare definitivamente l'economia del nostro Paese ed in particolare della Basilicata. Come Femca Cisl siamo tutti i giorni sul pezzo e in stretto contatto con gli Rsu e gli Rls. Certo, in una fase delicata come questa, vanno monitorate con ancora più attenzione aree come la Val D'Agri e Tempa Rossa, adottando misure molto più rigide, visti gli ultimi casi. Ultima cosa - conclude Carella - la preoccupazione per i lavoratori delle aziende in cui non c'è il sindacato. Stiamo sforzandoci con ogni mezzo per raggiungere e garantire anche loro".

sabato 21 marzo 2020

Coronavirus, Cavallo (FAI CISL): "Occhio ai falsi modelli per indennità dei lavoratori agricoli prevista dal decreto 'Cura Italia'"

POTENZA - Da alcuni giorni stanno circolando falsi modelli per richiedere l'indennità di 600 euro prevista dall'articolo 30 del decreto "Cura Italia" per i lavoratori del settore agricolo a tempo determinato. A denunciarlo è il segretario generale della Fai Cisl Basilicata, Vincenzo Cavallo, che invita i lavoratori interessati a "non uscire di casa per mettersi alla ricerca di tali modelli messi in giro da pseudo sigle sindacali e patronati che sfruttano la buona fede delle persone".

La norma prevede che agli operai agricoli a tempo determinato, non titolari di pensione, che nel 2019 abbiano effettuato almeno 50 giornate effettive di attività di lavoro agricolo, è riconosciuta un’indennità per il mese di marzo pari a 600 euro. L’indennità è erogata dall’Inps, previa domanda, nel limite di spesa complessivo di 396 milioni di euro per l’anno 2020.

"Al momento l'Inps non ha ancora pubblicato il modello per l'accesso a questo beneficio, pertanto i fac-simile che stanno circolando in questi giorni - mette in guardia il segretario della Fai Cisl - sono del tutto falsi e hanno come unica finalità quella di carpire i dati dei lavoratori per spericolate operazioni di proselitismo. Inoltre, la corsa al modello sta inducendo molte persone a uscire di casa, col risultato di aumentare il rischio di assembramenti e quindi di contagio. In queste ore - conclude Cavallo - stiamo lavorando con l'istituto di previdenza per individuare una modalità semplice e soprattutto sicura per presentare la domanda".

Assarmatori: anche Titoli di Stato per assicurare credito all’armamento

ROMA - Riscrivere immediatamente le regole di gioco e di ingaggio del sistema del credito, attivando nuove forme di garanzia dello Stato, per assicurare il mantenimento dell’operatività delle aziende armatoriali essenziali e strategiche per l’intero tessuto economico del Paese.

A scendere in campo a salvaguardia di un comparto, quello dei trasporti marittimi, la cui importanza sta emergendo in modo evidente e talora deflagrante, proprio nel momento di un’emergenza globale come quella generata dall’epidemia del Corona Virus, è Stefano Messina, Presidente di ASSARMATORI, associazione che rappresenta l’armamento nazionale e internazionale operante in Italia, aderente a Conftrasporto.

“Governo e Pubblica Amministrazione lavorano lodevolmente, insieme alle altre Istituzioni, alle rappresentanze datoriali, dei lavoratori e alla società civile, per combattere innanzi tutto l’emergenza sanitaria e le ripercussioni economiche collegate alle conseguenze del Corona Virus – afferma Messina – ma il nostro settore, per la strategicità del servizio che svolge, richiede un intervento specifico: è necessario cioè mettere in campo immediatamente un’operazione a sostegno delle aziende basata su una garanzia a favore del sistema del credito, che possa consentire un ampliamento delle linee di affido, allargando le maglie del merito creditizio gravandone eventualmente la responsabilità sul sistema pubblico nel caso di servizi essenziali di logistica e collegamento, come in taluni casi i servizi marittimi operanti nel Paese per la continuità e il mantenimento delle Autostrade del Mare e dei collegamenti con le Isole maggiori e minori. Ció considerando, come è ormai evidente, l’azzeramento di fatto del movimento passeggeri, con riflessi pesanti anche su quei collegamenti nord sud e per le isole, che garantiscono la continuità della catena distributiva delle merci nel sistema Paese”.

“Ció dovrà essere attuato – prosegue il Presidente di ASSARMATORI – anche scontrandosi con i parametri patrimoniali imposti dalla BCE; se ciò non avverrà ci troveremo a registrare misure, cariche di buona volontà, ma del tutto inefficienti e inefficaci proprio nel momento in cui le società armatoriali, ad altissima intensità di capitale investito ed elevata occupazione, stanno emergendo, forse per la prima volta in modo cosí evidente, come l'asse portante dell'approvvigionamento delle materie prime, delle risorse energetiche, dei prodotti di consumo, dell’industria alimentare, in una parola, di tutto ció che fa funzionare il Paese”.

Secondo ASSARMATORI alcune banche hanno già dichiarato la propria disponibilità a fornire nuovi supporti di credito alle aziende, ma oggi si rende indispensabile una grande operazione di sistema che coinvolga in primis lo Stato attraverso il sistema di garanzie dirette o tramite l'emissione di Titoli di Stato che consentano alle banche di allargare gli affidamenti a favore delle aziende del settore armatoriale e marittimo, strutturando prodotti a limitato rischio per i sottoscrittori, poiché i maggiori importi concessi alle aziende dovranno poi rientrare alle banche stesse.

“Non è il tempo delle discussioni – conclude Stefano Messina – c’è bisogno di decisioni in tempi brevi, a tutela dell’integrità delle imprese, del sistema logistico, di tutti i fornitori e soprattutto delle migliaia di lavoratori operanti nel settore, che in questo momento non hanno sufficienti elementi di sostegno al reddito”.

venerdì 20 marzo 2020

Poste Italiane, Di Giuseppe (Ugl Com.): “Prima i ricavi o, la salute di tutti?”


POTENZA - “Il piano di razionalizzazione degli uffici posto in essere da Poste italiane, sebbene all’Ugl non soddisfi, è un primo passo avanti a fronte delle nostre richieste. La mobilità del personale sul territorio non si ferma ed è comunque costretto a muoversi dalla propria abitazione per raggiungere il proprio posto di lavoro ‘untori inconsapevoli’ itineranti”. E’ quanto dichiara, il segretario dell’Ugl comunicazioni Basilicata, Giuseppe Di Giuseppe.

“All'indomani dei processi di riorganizzazione del recapito a differenza di quanto accade sugli uffici postali, i centri di recapito servono vari paesi del nostro territorio In alcuni casi ove i Sindaci hanno blindato gli accessi, i portalettere entrano e recapitano regolarmente. Le comunicazioni aziendali tese ad evitare contatti con la clientela, per l’Ugl sono ‘credibili sulla carta’ per i privati, ma incoerenti in materia di sicurezza con le Aziende ed Enti ove vige l'obbligo del ritiro firma del destinatario. In tutto questo, l’accanimento monetario ha indotto Amazon ad assumere nuova forza lavoro per far fronte ad un aumento esponenziale degli ordinativi. Atteso che – prosegue Di Giuseppe - il recapito lo effettua Poste Italiane che ovviamente trae profitti da un aumento di commesse, noi operatori ci chiediamo: gli acquisti online rientrano nell'erogazione dei servizi essenziali che dobbiamo fornire al governo? Vengono prima i ricavi o, la salute dei dipendenti,dei loro familiari e dei cittadini tutti? Tanto premesso, chiediamo che gli operatori di sportello, se bene assegnati in altri uffici, siano applicati nei comuni di residenza compreso il personale che viene dalle regioni limitrofe. Ed ancora chiediamo, a tal proposito – conclude il sindacalista Ugl -, la chiusura dei centri di recapito, per la tutela e salvaguardia della salute di tutti i cittadini e lavoratori. L’Ugl rimane comunque sempre disponibile a confronti con azienda e Istituzioni”.