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domenica 25 ottobre 2020

Omelia dell'arcivescovo mons. Caiazzo per i 750 anni della Cattedrale di Matera


MATERA - “La festa della casa di preghiera è la festa della comunità. Questo edificio è divenuto la casa del nostro culto. Ma noi stessi siamo ‘casa di Dio” (S. Agostino). Le parole di Agostino ci aiutano a capire cosa significhi celebrare l’anniversario della dedicazione e consacrazione della nostra Cattedrale. Da 750 anni in questo luogo, attraverso la presenza di innumerevoli fedeli, è stata scritta una parte considerevole della storia della nostra Arcidiocesi e della città di Matera.

Dal fonte battesimale migliaia di nuovi figli sono nati nello Spirito Santo, sono stati confermati nella fede attraverso l’ascolto della Parola, si sono nutriti dell’Eucaristia, hanno mostrato il volto di una fede adulta, camminando dietro la Madonna della Bruna, accompagnati dalla protezione di S. Eustachio, di S. Giovanni da Matera e di altri santi e beati.

Ogni generazione ha lasciato qualcosa, segni che parlano della profondità teologica, spirituale, della bellezza artistica espressa negli affreschi, nelle pale d’altare, nelle statue, nel presepe di Altobello Persio, negli altari marmorei, nelle colonne e capitelli, nei cassettoni del soffitto. Soprattutto nell’immagine di Maria Santissima della Bruna. Tutto parla di Dio e ci rimanda a Dio. E’ linguaggio che dura lungo i secoli e che continua a risuonare come Parola che si è fatta carne e che è venuta ad abitare in mezzo a noi.

In questo Tempio di Dio i battezzati sono cresciuti come figli suoi fino a scoprire di essere il vero Tempio del Signore, abitato dallo Spirito Santo, unito a Cristo unico Tempio di Dio, nel quale tutti adoriamo il Padre in spirito e verità. La Cattedrale di Matera, posta sul punto più alto della Civita, è stata sempre vista dai fedeli come Chiesa Madre dove recarsi e nello stesso tempo, come madre, incontrare la Madonna della Bruna, che guarda tutti i suoi figli.

Casa di preghiera, di ascolto della Parola, di nutrimento di vita eterna, di grazia di Dio che riveste le nudità umane. Casa tra le case. Dimora fissa che mette in movimento ogni battezzato. E’ l’espressione più alta del popolo di Dio in cammino, in perenne Sinodo per camminare insieme.

Questo vede la fede, che ha nel cuore l’occhio della pietà religiosa: come si ripongono nei tesori del cielo le opere buone dei fedeli, realizzate con le loro sostanze temporali e terrene. Con esse, anche questi edifici, costruiti per accogliere le assemblee religiose, quando la fede li avrà osservati con l’occhio del corpo, si compiace intimamente di ciò che scorge all’esterno e, dalla luce visibile, riceve di che rallegrarsi della verità invisibile.

Nella preghiera, detta colletta, che ha introdotto la liturgia della Parola, abbiamo puntualizzato, in riferimento al culto che la nostra Chiesa eleva a Dio uno e Trino in questa Cattedrale, che essa è come la madre di tutte le Chiese della nostra Arcidiocesi, incominciando dalla Concattedrale di Irsina, ed è centro di irradiazione di tutte le comunità parrocchiali, che sono le cellule vive dell’unica Chiesa particolare.

La Cattedrale è il luogo dove si riunisce l’intera Chiesa Diocesana: qui è iniziato il primo Sinodo Diocesano, qui, in questo giorno particolare, si sta definitivamente chiudendo con l’approvazione del documento finale, anche se ufficialmente, sempre qui, l’abbiamo chiuso il 25 gennaio corrente anno.

La Cattedrale svetta come un vessillo che tutti vedono, per indicare ad ognuno che il contenitore c’è per essere riempito dal contenuto, dalle pietre vive che siamo tutti noi battezzati, edificio spirituale, così come S. Pietro ci ha ricordato nella seconda lettura. La bellezza vera della nostra Cattedrale non sono le pietre votive o gli ornamenti, ma i fedeli che con la loro testimonianza,

presenza, partecipazione e senso di responsabilità, l’hanno resa e la rendono davvero bella e preziosa. Diversamente risulterebbe un’ala museale da visitare, fotografare, filmare. Quando si fa esperienza dell’essere Chiesa viva, scoprendo nella diversità ministeriale di essere corpo di Cristo, si rimane uniti a Lui in un continuo cammino sinodale che ha come meta entrare a far parte della Chiesa celeste: desiderio di vita eterna.

giovedì 15 ottobre 2020

Covid, Papa Francesco: "C'è il rischio di una catastrofe educativa"

ROMA - Il Covid potrebbe creare "una catastrofe educativa". Lo ha affermato Papa Francesco nel videomessaggio ai partecipanti al Global Compact on Education. "Secondo recenti dati di agenzie internazionali, si parla di 'catastrofe educativa' di fronte ai circa dieci milioni di bambini che potrebbero essere costretti a lasciare la scuola a causa della crisi economica generata dal coronavirus, aumentando un divario educativo già allarmante", ha detto.


martedì 6 ottobre 2020

Lettera al sindaco di Matera dell'arcivescovo mons.Caiazzo

MATERA - Con queste parole l’arcivescovo della Diocesi Matera – Irsina, mons. Antonio Giuseppe Caiazzo ha espresso vive congratulazioni per l’elezione a sindaco della città di Matera, “anche per il consenso conseguito” a Domenico Bennardi.

Il pastore della comunità materana si dice certo che “al di là della soddisfazione che avverte in questo momento, che l’onere e la responsabilità di servire la nostra città, tesi verso il bene comune, saranno l’impegno suo e della Giunta comunale”.

Matera, aggiunge il vescovo “in questo momento chiede di avere uno sguardo lungimirante, verso l’alto, superando ogni forma di miopia o personalismo. Gli ideali civili, a volte trascurati, vanno incoraggiati; il percorso di promozione culturale va sostenuto con determinazione; l’impegno socale, con uno sguardo particolare al mondo dei giovani, perchè ricevano o diano ossigeno a questa città, va accompagnato promuovendo prospettive chiare che liberino dalla mortificazione della mancanza di lavoro; l’aspetto spirituale va valorizzato per una visione completa del cittadino”.

domenica 4 ottobre 2020

Potenza: nella Cappella dei Celestini l'inaugurazione della mostra documentaria “IX Centenario. 1119 – 2019. San Gerardo Vescovo"

POTENZA - Lunedì 5 ottobre alle ore 18:00 a Potenza, nella Cappella dei Celestini, verrà inaugurata la mostra documentaria “IX Centenario. 1119 – 2019. San Gerardo Vescovo”. Promossa dall’Arcidiocesi di Potenza-Muro Lucano e Marsiconuovo nell’ambito dell’Anno Gerardiano istituito per i 900 anni dalla morte di San Gerardo La Porta, Patrono di Potenza, la mostra è curata dal Vicario Generale Mons.Vitantonio Telesca e si svolge con il patrocinio delComune di Potenza.

Ideata da Mons.Telesca, da Don Cesare Covino e da Simona Sagarese, l’esposizione propone 24 pannelli con i testi della biografia redatta dal successore di San Gerardo, il Vescovo Manfredi. A corredo, una selezione di immagini con i principali simboli della devozione dei potentini al loro Patrono.

Il percorso espositivo accompagnerà i visitatori nella conoscenza della vita di santità di Gerardo La Porta di Piacenza che nel 1111 fu eletto Vescovo di Potenza. In questa città lasciò una fortissima traccia di carità ed umiltà verso i più deboli e bisognosi, tanto che alla sua morte il successore Manfredi volle recarsi con una delegazione di fedeli a Roma da Papa Callisto II, per chiederne, ottenendola, la canonizzazione nel 1120.

Alla presentazione dell’ evento parteciperanno l’ Arcivescovo S.E. Mons.Salvatore Ligorio, il Vicario Mons.Vitantonio Telesca, il Sindaco di Potenza Mario Guarente e Stefania D’Ottavio Assessore alla Cultura del Comune di Potenza. Dopo i saluti istituzionali, il Direttore della Biblioteca Diocesana Don Gerardo Lasalvia illustrerà gli aspetti salienti della biografia del Santo nel suo intervento dal tema “Torniamo all'inizio: la vita di Gerardo redatta da Manfredi”.

La mostra sarà visitabile negli spazi della Cappella dei Celestini fino al 31 ottobre, tutti i giorni (10:00 - 13:00 / 17:00 - 20:00) ingresso libero. L’evento e la fruizione della mostra si svolgeranno nel rispetto delle vigenti norme Covid-19.

venerdì 4 settembre 2020

Tre nuovi diaconi nella Chiesa di Matera-Irsina

MATERA - Tre nuovi diaconi saranno ordinati, per l’imposizione delle mani e la preghiera di
ordinazione di mons. Antonio Giuseppe Caiazzo, arcivescovo di Matera-Irsina: Fabio Vena, lunedì 7 settembre alle ore 18,00 a Tinchi nella piazza antistante la chiesa Madonna del Carmine, Alberto Delli Veneri, sabato 12 settembre alle ore 19,00 a Scanzano Jonico nella Piazza Palazzo Baronale ed infine Marco Di Lucca, lunedì 14 settembre alle ore 18,00 a Ferrandina in Piazza Plebiscito.
Fabio Vena nasce a Tricarico il 14/2/1994. Frequenta sin da bambino la sua
parrocchia Madonna del Carmine di Tinchi di Pisticci dove ha modo servire all'altare e le varie attività da ministrante che gli danno tanta serenità. Crescendo questo desiderio diventa sempre più forte e chiaro, così già durante l'ultimo anno di scuola alberghiera frequentata a Marconia decide, nel 2013, dialogando col parroco ed altri sacerdoti, di iniziare il discernimento in Diocesi.

Al termine, nel 2014, entra al propedeutico per un ulteriore discernimento vocazionale. Durante la permanenza presso il Seminario Maggiore Interdiocesano di Basilicata, sito in Potenza, fa esperienza di tirocinio pastorale presso la parrocchia S. Bernardino da Siena a Bernalda, la parrocchia S. Giovanni Battista a Matera e la parrocchia S. Maria della Croce a Ferrandina. Consegue il Baccellierato in Sacra Teologia il 17/06/2020. Come diacono andrà alla parrocchia S. Agnese di Matera. L'ordinazione si terrà nella piazza antistante la parrocchia Madonna del Carmine di Tinchi il 7 settembre alle ore 18,00.

Alberto Delli Veneri nasce a Policoro il 03/08/1983 e risiede in Scanzano Jonico. Ha vissuto la sua infanzia a Scanzano Jonico frequentando la Parrocchia "Maria SS.Annunziata" dove ha ricevuto i sacramenti dell'iniziazione cristiana. Dopo le scuole dell'obbligo, consegue il diploma presso il Liceo linguistico di Policoro.

Successivamente frequenta il corso per diventare O.S.S., Operatore Socio Sanitario lavorando, in seguito, presso l'ospedale San Carlo di Potenza. Inizia l'anno propedeutico nel 2013 e successivamente intraprende la formazione presso il Seminario Maggiore Interdiocesano di Basilicata, dal 2014 fino al 2020. Il 12/04/2017 è ammesso tra i candidati all'ordine del diaconato e del presbiterato. Il 06/05/2017 riceve il ministero del Lettorato e l'11/05/2019 quello dell'Accolitato. Consegue il Baccellierato in Sacra Teologia il 17/06/2020. Sarà ordinato diacono sabato 12 settembre 2020, a Scanzano Jonico, giorno del Santissimo Nome di Maria, in piazza Palazzo Baronale ore 19,00.

Marco Di Lucca, della parrocchia San Giovanni Battista in Ferrandina, nasce a Matera il 20 marzo 1992. Dopo aver conseguito la maturità presso l’Istituto Alberghiero “A. Turi” di Matera e aver fatto varie esperienze lavorative nell’ambito della Ristorazione e del Turismo, si iscrive alla Facoltà di Economia del Turismo presso l’Università di Rimini per poi interrompere gli studi per intraprendere il tempo di discernimento propedeutico nel Seminario Maggiore Interdiocesano di Basilicata con l’accompagnamento spirituale di don Giuseppe Di Perna, presbitero della Diocesi di Tricarico. Entrato in Seminario nel settembre 2014, fa esperienza di tirocinio pastorale presso le parrocchie San Rocco e San Giovanni Bosco in Potenza, presso la Parrocchia Maria Madre della Chiesa in Matera, presso la Parrocchia Santa Maria Maggiore in Miglionico. Consegue il Baccalaureato in Sacra Teologia il 17 giugno 2020 presso l’Istituto Teologico del Seminario Maggiore Interdiocesano di Basilicata. Sarà ordinato diacono il 14 settembre 2020 a Ferrandina in piazza Plebiscito alle ore 18,00 e svolgerà il suo servizio diaconale nella comunità parrocchiale di Maria Madre della Chiesa in Matera.

giovedì 25 giugno 2020

Messo a punto in prefettura il programma dei festeggiamenti per la Madonna della Bruna


MATERA - La tutela della salute della popolazione dal rischio Covid-19 e quindi la necessità di evitare assembramenti è stato il criterio guida degli organizzatori delle celebrazioni e degli eventi in onore della Madonna della Bruna, che culmineranno nei riti del 1° e del 2 luglio prossimi.

E’ quanto emerso dalla riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica convocata per questa mattina dal Prefetto Rinaldo Argentieri, alla quale hanno preso parte l’Arcivescovo di Matera Irsina Mons. Antonio Giuseppe Caiazzo, il Vicesindaco del Comune di Matera, Giuseppe Tragni, con il Comandante della Polizia locale Milillo, il Vicequestore Vicario De Tullio, i vertici provinciali dei Carabinieri, T.Col Sighinolfi, e della Guardia di Finanza, Col. Cardellicchio, i rappresentati dei Vigili del Fuoco, del 118, dell’Associazione Maria SS. della Bruna e dei Cavalieri. 

Un caloroso appello al senso di responsabilità dei materani, quello formulato dal Prefetto al termine della riunione. “I materani hanno ampiamente dimostrato il loro elevato senso civico ed il rispetto per sé e per gli altri durante le fasi più difficili dell’epidemia, osservando scrupolosamente i divieti imposti per contenere il contagio. E confermeranno questi valori in occasione dei festeggiamenti della Madonna della Bruna”.

In particolare – è l’invito del Prefetto – non si accalcheranno, evitando così il crearsi di assembramenti, per tentare di partecipare ai riti del 2 luglio, ben sapendo che per ciascuna celebrazione è previsto un numero chiuso di fedeli in modo da rispettare il distanziamento tra le persone (vedasi programma in calce). I riti d'altronde saranno tutti trasmessi in Tv digitale e satellitare, live streaming web, dall’emittente TRM.

Il Comitato ha comunque disposto attenti servizi di vigilanza in prossimità degli accessi alle chiese e agli altri luoghi interessati al fine di contenere eventuali afflussi di persone in numero superiore alle capienze stabilite. I servizi saranno assicurati dalle Forze dell’ordine e della Polizia locale coadiuvate dai volontari delle associazioni organizzatrici e delle parrocchie.

Sempre al fine di scongiurare il pericolo di contagio derivante da assembramenti, quest’anno non avrà luogo nessuna delle tradizionali processioni, sfilate e cavalcate lungo le vie del centro, né si terranno spettacoli pirotecnici e luminarie, luna park e mercatini.


PROGRAMMA FESTIVITÀ  MADONNA DELLA BRUNA



Martedì 1° luglio


ore 11.00 Incontro dell’Arcivescovo con le Autorità civili e militari


Mercoledì 2 luglio


ore 05.30 Santa Messa con i giovani nella Piazza della Cattedrale (400 posti)

ore 11.00 Solenne Pontificale in Cattedrale (132 posti)

ore 12.30 Apertura della Chiesa di Maria SS. Annunziata a Piccianello per la devozione dei fedeli alla statua della Madonna

ore 19.00 Santa Messa nella Chiesa di Maria SS. Annunziata (70 posti)

ore 20.30 Chiusura della Chiesa di Maria SS. Annunziata

ore 21.30 Santo Rosario nella Chiesa Cattedrale

A seguire, i tradizionali tre giri con la Madonna sul piazzale della Cattedrale (potranno assistere i fedeli che hanno partecipato al Santo Rosario).

L’Arcivescovo, dal balcone del Palazzo arcivescovile, fa Atto di affidamento della Città e impartisce la benedizione.

giovedì 11 giugno 2020

Si è radunata la Conferenza Episcopale di Basilicata


POTENZA - “La Conferenza Episcopale di Basilicata si è radunata in sessione ordinaria presso la propria sede di Potenza, in via Marconi 104, lo scorso 8 giugno. I Vescovi si sono soffermati, tra l’altro, sulla situazione del Seminario Maggiore e sull’Anno Propedeutico dei giovani in discernimento vocazionale, specialmente in relazione alla formazione e spiritualità in questi mesi di restrizione di vita comunitaria a causa dell’epidemia.

E’ stato, inoltre, esaminato anche un progetto regionale di riforma dell’attività catechetica e ribadita l’attenzione alle giovani generazioni, anche per le attività oratoriali ed estive, in regime di precauzione sanitaria. 

Il crollo demografico e il fenomeno emigratorio in Basilicata, anche come grave problema pastorale, è stato oggetto di confronto, insieme alla riflessione sull’attività e presenza della Chiesa nella particolare e attuale situazione socio-culturale e politico-economica della Regione”.

martedì 9 giugno 2020

Matera: lettera dell'arcivescovo mons.Caiazzo agli operatori turistici e turisti


MATERA - Riceviamo e pubblichiamo la lettera dell'arcivescovo mons.Caiazzo agli operatori turistici e turisti:

Carissimi operatori turistici e turisti,
stiamo venendo fuori da un periodo difficile (almeno lo speriamo) che ha segnato in tutti i sensi la nostra vita. Il Covid- 19 ci ha fatti scoprire improvvisamente tutti più fragili, meno sicuri, impauriti. La ripresa, per quanto difficile, non è impossibile.
Mi rivolgo soprattutto a voi, operatori turistici che insistete nel territorio dell’Arcidiocesi di Matera – Irsina, dopo la lettera inviata alle istituzioni civili e militari, ai sindacati, agli imprenditori della nostra Regione, in occasione della festa del lavoro del 01 maggio.
Mi preme farvi sentire la mia vicinanza e il sostegno dell’intera comunità della nostra Chiesa locale, in questo momento in cui la ripartenza economica, sociale, culturale e pastorale sembra difficile. Anche nelle nostre chiese stiamo osservando le norme prescritte, quale, per esempio, il distanziamento sociale che ci penalizza. Tuttavia, è necessario, ma non è di ostacolo alla progettazione di processi di rinascita.
Nella nostra cultura l’accoglienza fa parte del nostro modus vivendi: non ci arrendiamo mai di fronte a nessuna difficoltà. Siamo capaci di rimboccarci le maniche e di risorgere a vita nuova con maggiore energia, vitalità e senso del dovere. Questa è l’eredità dei nostri padri, che ci hanno condotti, attraverso l’evento di Matera Capitale Europea della Cultura, a diventare l’attrazione del mondo intero.
Siamo cristiani e come tali ci appoggiamo sulla Parola di Gesù che ci incoraggia. Mi viene in mente un brano del vangelo in cui Pietro e gli altri pescatori, dopo aver lavorato tutta la notte, si ritrovarono all’alba con le reti vuote. Erano stanchi, delusi, affranti e fortemente preoccupati per le loro famiglie. Gesù da risorto apparve loro e disse: “Figlioli, non avete nulla da mangiare”. Gli risposero: “No”. Allora egli disse loro: “Gettate la rete dall’altra parte della barca e troverete”. La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci” (Gv 21,5-6).
Questo è il momento in cui siamo invitati a rilanciare un turismo che sia responsabile, attraverso la creatività che, grazie al cielo, non ci manca. Rilanciare la cultura e il turismo, in un’ottica di responsabilità, etica e lentezza, significa riproporre le nostre ricchezze: la valorizzazione dei prodotti della terra (in questo tempo frutta e verdura, e tutto il settore agroalimentare), dei prodotti caseari, del comparto balneare della costa che da Metaponto si estende fino a Scanzano Jonico, del parco della Murgia, alle innumerevoli chiese rupestri, della cucina tipica del nostro territorio, della lavorazione del tufo e della cartapesta, del settore alberghiero e di B&B, delle visite guidate dei nostri centri storici, della città dei Sassi.
E’ il tempo di “gettare le reti dall’altra parte della barca”. Inizia un nuovo corso della storia. Sono certo che davanti a noi, nonostante la paura e la diffidenza di tanti, c’è un futuro che riempirà le reti di grossi pesci che riaccenderanno la luce della speranza che non può e non deve morire. E’ il tempo in cui tutti dobbiamo sentirci più responsabili.
Visitiamo la nostra terra nella sua bellezza: tanti posti non li conosciamo! Investiamo sui nostri prodotti: sono una meraviglia unica! Turisti, una volta tanto, della nostra terra e nella nostra terra! Ma anche turisti dello Spirito. Abbiamo Santuari, case di spiritualità dove possiamo sostare, riposare, godere nel silenzio e nella preghiera. Abbiamo bisogno anche del turismo spirituale.
Tutto questo ci aiuterà a guarire. S. Pietro, davanti alla porta Bella, al paralitico che chiedeva l’elemosina disse: “Non ho né oro né argento, quello che ho te lo dono: nel nome di Gesù Cristo, alzati e cammina!” Siamo invitati a non rimanere ripiegati su noi stessi. Vinciamo la paura del momento, offrendo la bellezza che abbiamo dentro, la bellezza che la natura conserva per noi, la bellezza che i nostri avi ci hanno saputo trasmettere. Abbiamo imparato che la “vergogna” si trasforma in “cultura”: alziamoci e camminiamo insieme!
Invito tutti, compresi i confratelli sacerdoti, a farvi promotori per organizzare gite sul nostro territorio, a visitare e far conoscere le nostre bellezze, dal mare alla collina, dalla montagna alla nostra città di Matera. Non vogliamo perdere questa che si sta rivelando una vera e propria sfida.
Come Chiesa vi siamo vicini e, per quello che possiamo e ci compete, non ci tireremo indietro nel sostenervi, così come stiamo facendo nel venire incontro a tutte le emergenze che tutti conosciamo.
Prego per tutti e vi benedico.

✠Don Pino

venerdì 22 maggio 2020

Al via il Progetto “Diocesi di Matera-Irsina Immersiva”


MATERA - Sono veramente tanti gli elementi di novità emersi durante la presentazione del progetto "Diocesi di Matera Immersiva" tenutasi giovedì 21 maggio presso il Salone degli Stemmi dell'arcivescovado di Matera. L'arcivescovo mons. Antonio Giuseppe Caiazzo mette in evidenza, aprendo i lavori, l'importanza dell'evento del tour virtuale, già inserito nel sito web della Diocesi, che costituisce una segno di attenzione della Chiesa di riaprire le attività mettendo a disposizione per la fruizione virtuale la bellezza dei beni artistico-religiosi diocesani.

Il Progetto, realizzato con la collaborazione di Eugenio Malatacca, ferrandinese di nascita ma residente a Monza, condiviso sin dalle prime battute, consiste in un contenitore multimediale (mappe, piante, link, informazioni storiche, audio), con la finalità di promozione e approfondimento (e anche di studio), raccogliendo tutte le opportunità nate dall'evoluzione tecnologica che la fotografia digitale negli ultimi anni ha offerto. Da qui la scelta di due partner tecnici di primaria importanza per le attrezzature (Nikon e Gitzo).

La realizzazione si compone di 36 tour virtuali multipiattaforma (ipad, Iphone, android, PC, Mac) ripresi con diverse tecnologie e metodi. Vi sono foto realizzate con soli tre scatti fisheye HDR fino a riprese Gigapixel HDR con circa 1000 scatti con sensori che nel tempo sono passati da 12 a 46 megapixel. Tutte le foto sono state scattate in modo da ricostruire integralmente le pavimentazioni per permettere al navigatore di godere appieno della ripresa.

L'esperto storico Marco Pelosi ha presentato su un maxi schermo tre situazioni in full screen: 1) il panorama dal Belvedere che fornisce in una sola sfera una sintesi del gran numero di location interessate dal progetto. 2) la Cripta di San Francesco d’Assisi e la Cripta di S. Giuseppe per dimostrare come può lo strumento digitale rendere possibile la visione di luoghi di estrema bellezza non raggiungibili da persone che hanno problemi nella deambulazione. 3) le immagini in gigapixel con 1000 scatti della cattedrale, in tutta la sua bellezza, il suo splendore che viene messo in evidenza con dettagli incredibili. Infatti alcune scritte riportate dagli autori delle pitture nella parte alta, altrimenti visibili solo portandosi in alto, sono facilmente leggibili.

Questo significa, come ha sottolineato il vicario generale mons. Biagio Colaianni, che quei dipinti possono essere oggetto di studio da parte di esperti e studenti semplicemente utilizzando l'avvicinamento virtuale realizzato con le tecnologie digitali. D'altra parte la possibilità di godimento e fruizione di questi beni artistici in maniera virtuale lascia intravedere anche la prospettiva di continuare il progetto su altri beni artistici esistenti nella Diocesi di Matera.

martedì 19 maggio 2020

Conferenza Arcidiocesi di Matera-Irsina Immersiva


MATERA - Con la riapertura delle attività della fase 2, si riparte anche con le attività diocesane aggiungendo un tassello importante alla valorizzazione del patrimonio artistico e culturale materano. Infatti, giovedì 21 maggio, alle ore 10:00, presso il Salone degli Stemmi dell'arcivescovado di Matera, sarà presentato il progetto "Diocesi di Matera Immersiva". Saranno presenti l’arcivescovo di Matera-Irsina mons. Antonio Giuseppe Caiazzo, il vicario generale mons. Biagio Colaianni, l'esperto storico Marco Pelosi, vice direttore del Museo diocesano.

Il Progetto "Diocesi di Matera Immersiva" nasce nel lontano 2009 con la collaborazione di alcune Istituzioni e partner sia lucani che nazionali. L'opportunità di catalogare, promuovere e rendere pubblico, attraverso dei tour virtuali, un patrimonio spesso nascosto e poco conosciuto ha catalizzato sin dalle prime battute l'attenzione di quanti a vario titolo hanno partecipato nella realizzazione.

Il progetto si compone di circa 40 location con circa 140 sfere "immersive", tutte fotografate nel corso degli anni con diverse tecniche e risoluzioni. La selezione dei luoghi è stata effettuata ricercando quanto di più bello e suggestive è possibile visitare a Matera. Durante la conferenza saranno forniti informazioni sui partner del Progetto, la tecnologia utilizzata, le innovazioni e i materiali introdotti.

L'output di tale straordinario lavoro è disponibile sul sito web diocesano da dove si potranno ammirare gli interni, nelle loro evoluzioni virtuali, di moltissime chiese di Matera, anche rupestri, alcune delle quali sono inserite nel circuito turistico diocesano. In particolare, nell'ambito del tour virtuale, si può ammirare il Salone degli stemmi e la cattedrale, riaperta dal restauro recentemente, che rifulge nel suo nuovo splendore.

Ovviamente la conferenza stampa si svolgerà nel rispetto dei protocolli di sicurezza e delle regole del distanziamento sociale, in particolare con l'uso di mascherine.

giovedì 14 maggio 2020

Mons. Antonio Tortorelli è ritornato alla casa del Padre

MATERA - Il nostro Signore Gesù Cristo, che dà a tutti la giusta ricompensa, vi renda merito delle vostre fatiche.... Noi, con tutti i nostri fratelli, benché siamo indegni, pregheremo sempre l'eterno Dio Padre e il Figlio suo Gesù Cristo e la gloriosa sua madre, la Vergine Maria, che vi aiutino sempre e vi guidino alla salvezza dell'anima e del corpo, e vi facciano progredire di bene in meglio fino alla fine.

(S. Francesco di Paola)

L’Arcivescovo, unito all’intero Presbiterio dell’Arcidiocesi di Matera – Irsina, annuncia a tutti i fedeli che mercoledì 13 maggio, giorno dell’apparizione della Madonna a Fatima, ricco di giorni, pur nella sofferenza vissuta nella preghiera e nell’abbandono alla misericordia di Dio Padre, è nato alla Vita Eterna

MONS. ANTONIO TORTORELLI

La Chiesa materana è grata a Dio perché questo suo sacerdote, nel Santuario di S. Francesco di Paola, ha svolto il suo ministero pastorale con amore e grande devozione come Corettore per 70 anni. Ha promosso e fatto conoscere la spiritualità del Santo calabrese con crescente entusiasmo e passione.

Le esequie saranno celebrate giovedì 14 maggio alle h. 16.00, secondo le disposizioni governative di questo tempo. La S. Messa dell’8° giorno sarà concelebrata con tutto il clero mercoledì 20 maggio alle ore 11.00 nella Basilica Cattedrale.

Certo del premio eterno promesso da Gesù ai suoi fedeli e a colui che ha scelto e inviato come sacerdote, invita, se pur nella inevitabile sofferenza del momento, a ringraziare il Signore per quanto ci ha dato attraverso la sua azione pastorale.

martedì 7 aprile 2020

Matera: contagiati COVID-19, disponibilità dall’Arcidiocesi per Casa Sant’Anna e dall’hotel Chiostro delle Cererie


MATERA - L’Arcidiocesi di Matera-Irsina, con una lettera inviata al Sindaco, ha comunicato la disponibilità della Casa di Spiritualità Sant’Anna ad ospitare i positivi al COVID-19, persone o gruppi familiari, che non necessitano di ricovero ospedaliero e che non possono vivere l’isolamento nelle proprie abitazioni. Si tratta di una struttura dotata di una trentina di camere per un numero complessivo di 75 posti letto.

Analoga disponibilità è stata data dalla direzione dell’hotel “Chiostro delle Cererie” che si è detta pronta a mettere a disposizione la sua struttura composta da 17 camere singole.

Nel ringraziare, l’Arcivescovo, Monsignor Caiazzo, “per la piena disponibilità offerta dall’Arcidiocesi, e la direzione del Chiostro alle Cererie”, il Sindaco di Matera, Raffaello de Ruggieri, sottolinea che: “Le strutture vanno ad aggiungersi all’elenco fornito dal Comune di Matera in data 16 marzo 2020, alla protezione civile regionale, di luoghi che potessero rispondere ai requisiti richiesti per ospitare i contagiati da coronavirus.

Il Comune ha contattato personalmente, tramite la coordinatrice del Coc, Mariarita Iaculli, i titolari delle strutture indicate nell’elenco per verificare la disponibilità di ciascuno a mettere a disposizione i propri locali. All’indicazione dei siti, è seguito, nei giorni scorsi, un sopralluogo da parte di tecnici della Protezione civile regionale e la richiesta agli interessati di formalizzare disponibilità e condizioni. Le proposte sono ora al vaglio del Dipartimento perché il provveditorato regionale predisponga le convenzioni. Siamo in attesa di conoscere l’esito e la formalizzazione di queste azioni. Naturalmente, tutto è stato eseguito nel rispetto delle procedure e del contenuto dei decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri e, in questo caso, precisamente di quanto disposto dall’articolo 6 del Decreto legge 17 marzo 2020 numero 18, denominato “Cura Italia”.

Nel nostro Paese non esistono città-stato – conclude il Sindaco - e i Comuni non possono agire in totale autonomia come qualcuno crede che si possa fare. Si sta facendo quello che si deve per tutelare la salute e l’incolumità dei cittadini”.

De Ruggieri rinnova l’appello ai cittadini a: “Restare a casa e a non uscire se non per i motivi strettamente necessari. I controlli della Polizia Locale sono stati intensificati e dal pomeriggio di oggi riparte lo speakeraggio in città. Si rammenta che anche gli incontri condominiali non sono consentiti né la ricorrenza della Santa Pasqua, ormai imminente, può determinare un alleggerimento delle misure di isolamento sociale. Ricordiamo che moltissimi esercizi commerciali garantiscono la consegna a domicilio di tutti i generi alimentari anche di quelli tradizionali pasquali. E’ necessario inoltre ricordare che è attivo, dal 25 febbraio 2020, in modalità h24 il numero verde 800 034 566 per la consegna a domicilio di farmaci e generi alimentari per le persone non autosufficienti, in collaborazione con la cooperativa Lilith e con la Caritas”.

lunedì 6 aprile 2020

Omelia dell'arcivescovo mons. Caiazzo nella Santa Messa della Domenica delle Palme


MATERA - «Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!». Sono le parole con le quali Gesù viene accolto nel suo ingresso a Gerusalemme. Sono le stesse parole che ripetiamo noi tutti, carissimi fratelli e sorelle dell’amata Chiesa di Matera – Irsina e quanti ci state seguendo da casa, in questo giorno così solenne: «Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!».

Lo facciamo consapevoli che, nonostante il clima di isolamento che ognuno di noi sta vivendo in questo tempo, la nostra preghiera si eleva dalle nostre case verso colui che oggi passa per le strade deserte di questa città e dei nostri paesi, riempiendole con la sua presenza e benedicendole.

La benedizione delle palme che ho compiuto nel nome della SS. Trinità è arrivata in tutte le vostre dimore, e i ramoscelli di ulivo o palme o altro sono stati benedetti. Si, perché la benedizione arriva oltre gli spazi, oltre le barriere degli uomini, oltre i confini dei comuni, oltre le mura delle stanze.

Dall’ingresso di questa chiesa Cattedrale, la chiesa Madre, alla quale tutti guardiamo giunga, attraverso di me, su tutti voi ogni grazia e benedizione.

La Domenica delle Palme è il grande portale che ci introduce nella Settimana Santa, la settimana nella quale il Signore Gesù si avvia verso il culmine della sua vicenda terrena. Egli sale a Gerusalemme per portare a compimento le Scritture e per essere appeso sul legno della croce, il trono da cui regnerà per sempre, attirando a sé l’umanità di ogni tempo e offrendo a tutti il dono della redenzione. Sappiamo dai Vangeli che Gesù si era incamminato verso Gerusalemme insieme ai Dodici, e che a poco a poco si era associata a loro una schiera crescente di pellegrini. San Marco ci racconta che già alla partenza da Gerico c’era una «grande folla» che seguiva Gesù (cfr 10,46) – Benedetto XVI –

Nella lettura della passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Matteo, abbiamo sentito i discepoli che chiedono a Gesù: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua»? Mai come in questi giorni la domanda risulta così veritiera! La risposta di Gesù è altrettanta attuale. Sembra essere stata scritta per questi giorni che stiamo vivendo rinchiusi nelle nostre case: «Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”. I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua».

L’inizio di questa Settimana Santa è segnata da una certezza: non siamo noi che veniamo in chiesa per celebrare la Pasqua, ma è lui che viene nelle nostre case. Senza rendercene conto Gesù ci sta chiedendo di mettere a disposizione le nostre chiese domestiche, di prepararle a festa e di fare festa come famiglia in comunione con tutte le altre famiglie: lui, con i suoi discepoli, entra per stare con noi.

Gesù ai discepoli dice: «Andate in città da un tale». Chi è questo tale? Non ha un nome specifico. In verità rappresenta tutti noi pronti ad aprire i nostri cuori, la nostra mente alla comprensione di un mistero che ci sovrasta e si rivela: è il mistero dell’amore di Dio che, nel Figlio Gesù, si immola per essere cibo di vita eterna, bevanda di salvezza nelle nostre case dove vivremo e gusteremo la Pasqua.

In questo contesto familiare, attorno alla mensa preparata, si ritrova il Maestro con i suoi discepoli, per celebrare la Pasqua, proprio come ogni famiglia ebrea.

Sembrerebbe, quest’anno, un ritornare alle nostre origini, della storia della salvezza. Come gli ebrei, usciti dall’Egitto, anche noi stiamo riscoprendo il clima familiare e l’amore che all’interno di ogni casa deve circolare. La presenza di Gesù nella casa di quel “tale”, oggi nelle nostre case, rende le nostre famiglie più ricche, nonostante tutte le ristrettezze del momento.

Da questo capiamo che celebrare la Pasqua non significa solo ricevere la “Comunione”, ma viverla. Significa condividere lo stesso pane e guardare ai bisogni e alle necessità degli altri. Vivere la Comunione più che fare la Comunione vuol dire gustare insieme la bellezza della vita e sentire il respiro di Dio.

Gesù mangia, spezza il pane, come ogni buon capo famiglia, ne magia lui e ne dà agli altri. Prende i calici del vino, ne beve e fa bere. E sotto le specie del pane e del vino s’intravede la sua presenza, il suo donarsi. Si spezza e si fa mangiare, versa il suo sangue e si fa bere.

Questo deve essere lo spirito che anima la partecipazione all’Eucaristia. Quante volte abbiamo partecipato ma non siamo stati animati da questo spirito!

Finita l’intimità in casa, Gesù va nel Getsemani per vivere quella con il Padre. Sono ore di angoscia, di tristezza. Vive il dramma di sentirsi solo, abbandonato, nonostante avesse chiesto, soprattutto ai tre discepoli ai quali era particolarmente legato, Pietro, Giacomo e Giovanni, di sostenerlo nella preghiera.

È triste vivere l’ora del dolore, del dramma del momento presente e non sentire la presenza di un affetto, di una mano che stringe la tua, di una spalla sulla quale poter poggiare la propria testa. È triste non sentire il conforto almeno della preghiera. È ciò che chiede Gesù: ha bisogno di essere aiutato e sostenuto: L’amarezza dell’isolamento e della solitudine gli fa sudare sangue.

Mai come in questi giorni la scena del Getsemani sta mostrando la sua attualità. Ciò che aspetta Gesù è davvero duro, tragico: senza nessuna colpa sarà caricato di una croce da portare e sulla quale essere immolato. Penso in questo momento ai tanti intimi, come i medici e i paramedici, che non trovano nemmeno il tempo per dormire pur di sostenere e accompagnare i tantissimi che muoiono crocifissi su uno dei tanti letti posti negli ospedali. Quando addirittura loro stessi rimangono crocifissi, donando la loro vita.

Questo è il momento della condivisione del dolore che va servito. È il momento in cui la corresponsabilità ci deve far sfuggire la tentazione del pensare solo a se stessi e alle proprie cose e capire che bisogna fare un passaggio molto importante: dall’io al noi. Non esisto io senza un tu, e quando ognuno si rapporta con un tu esiste il noi, cioè un bene superiore: il bene comune.

Tanti nostri fratelli e sorelle, improvvisamente, si sono trovati a portare una croce che non era loro, non conoscevano. Per noi, la maggior parte dei contagiati o morti, sono dei tali, dei cirenei, nel senso che non sappiamo chi siano, non conosciamo i loro volti, ma sentiamo la loro sofferenza e quella dei loro cari che vivono l’ora dell’impotenza, della crudeltà della vita. In certi momenti è tutto così inumano! Nemmeno un funerale!

Dal Getsemani alla crocifissione: un tratto della vita molto sofferto. Tutto è stato così assurdo! Tutto è ancora così assurdo! Gesù trova la forza nel cercare il Padre: «Padre mio, se è possibile, passi via da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!». «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». In questa intimità c’è l’abbandono ma anche il grido di dolore nel cercare il volto del Padre. Tutto si compie non nel nulla ma nella salvezza che quella morte procura per gli altri.

Guai a noi se quanto stiamo vivendo, una volta che tutto sarà finito, dovesse cadere nel dimenticatoio. Se i sacrifici che stiamo facendo, compresa la rinuncia forzata alla partecipazione alla vita sacramentale, non si trasformeranno in aurora di risurrezione: nuovo modo di rapportarci con la vita, con la storia, con gli altri, con le cose, con gli affetti, con le scelte che siamo chiamati a fare.

Già oggi, da qui, bisogna ripartire con la consapevolezza che il futuro è già in atto, che dopo tre giorni Cristo ha distrutto la morte. La Pasqua allora sarà vera e autentica se entreremo in questa logica che è la logica di Dio: ha preso su di sé tutti i nostri peccati e li ha crocifissi lasciandosi crocifiggere, per rendere ogni uomo libero.

Sta a noi vivere la nostra esistenza sperimentando quanto madre natura ci fa contemplare in questo tempo di primavera: tutto sta germogliando, ogni forma di vita si sta risvegliando. I campi, i fiori, gli uccelli, in questo silenzio irreale che stiamo vivendo, sono l’inno alla vittoria della vita che siamo chiamati ad ascoltare, imparare, cantare.

Carissimi, seguiamo Gesù in questo suo salire verso Dio, passando attraverso la valle del pianto ma consapevoli di trovare una sorgente di acqua viva che sana quelle amare rendendoci tutti più veri, autentici, responsabili.

Così sia.

✠ Don Pino

venerdì 13 marzo 2020

Celebrata privatamente in diretta su TRM la Santa Messa di Mons.Caiazzo

MATERA - A seguito dell'emanazione del recente DPCM sull'emergenza coronavirus, la Chiesa italiana ha deciso di sospendere le celebrazioni liturgiche comunitarie. Ecco il messaggio dell'arcivescovo di Matera-Irsina Monsignor Antonio Giuseppe Caiazzo sulla celebrazione in forma privata della Santa Messa dall'altare della Madonna della Bruna in cattedrale domenica prossima 15 marzo alle ore 11:00, in diretta televisiva sull'emittente TRM H24 (canale 16 digitale terrestre Puglia e Basilicata):

"Carissimi, condivido con voi e con tutti i fedeli questo mio desiderio: Domenica alle 11.00, dall'altare della Madonna della Bruna, celebrerò la S. Messa che sarà trasmessa in diretta da TRM. Durante la celebrazione invocherò la nostra Santa Patrona, affidando a lei, quale Madre tenerissima e dolcissima, la nostra Arcidiocesi di Matera - Irsina, perchè la custodisca sotto il suo manto in questo tempo di emergenza per il coronavirus. Appena sarà pronta vi farò recapitare la preghiera che potrete recitare insieme a me direttamente dalle vostre case.

Vi abbraccio e benedico".
+Don Pino

lunedì 27 gennaio 2020

La mamma di mons. Rocco Pennacchio è tornata alla casa del Padre

MATERA - Oggi, domenica 26 gennaio 2020, la carissima mamma di mons. Rocco Pennacchio, arcivescovo metropolita di Fermo, è tornata alla casa del Padre. La signora Angela Dona, nata il 31 ottobre 1939, dopo aver donato se stessa alla famiglia con amore e dedizione, ha concluso la sua vita terrena con grande serenità pur nelle molte sofferenze che l’hanno accompagnata negli ultimi anni.

La salma della signora Angela arriverà domani sera nella chiesa di S. Paolo di Matera dove sarà vegliata fino alle ore 10,00 di martedì 28 gennaio quando si terranno i funerali. La Santa Messa sarà concelebrata dall'arcivescovo metropolita di Fermo mons. Rocco Pennacchio insieme all’arcivescovo di Matera-Irsina mons. Antonio Giuseppe Caiazzo, all'arcivescovo metropolita di Potenza-Muro Lucano e Marsico Nuovo mons. Salvatore Ligorio e al presbiterio diocesano.

La signora Angela, orfana di guerra e originaria di Grottole, nipote di don Nicola Colagrande recentemente scomparso, dopo il suo matrimonio con Giovanni, si era trasferita a Matera dove ha vissuto fino ad alcuni giorni fa, prima di ricoverarsi per avere migliori cure, in un Hospice a Montegranaro in provincia di Fermo.

La comunità diocesana di Matera-Irsina si unisce nella preghiera a mons. Rocco Pennacchio ed ai suoi familiari.

giovedì 23 gennaio 2020

Nella Cattedrale di Matera la conclusione del Sinodo Arcidiocesi di Matera-Irsina

MATERA - Si concluderà sabato 25 gennaio 2020 nella Basilica Cattedrale di Matera alle ore 17, nel segno del dialogo ecumenico e con la partecipazione dell’intera comunità ecclesiale, il I Sinodo della Diocesi di Matera-Irsina.

Preceduto da un anno di studio ed approfondimento dell’Evangelii gaudium di Papa Francesco e delle quattro Costituzioni conciliari: Sacrosanctum Concilium (sulla liturgia), Dei Verbum (sulla Parola di Dio), Lumen gentium (sulla Chiesa), Gaudium et spes (su la Chiesa nel mondo contemporaneo), il sinodo si è aperto il 12 gennaio 2019 ed ha fatto “camminare insieme” sacerdoti, religiosi e laici (oltre cento i delegati sinodali, in rappresentanza di tutte le comunità della diocesi) attraverso 15 sessioni di lavoro.

Nell'immagine biblica scelta per tracciarne il percorso ”Vino nuovo in otri nuovi“ l’arcivescovo mons. Antonio Giuseppe Caiazzo ha indicato l’obiettivo da perseguire: un discernimento dei segni dei tempi per un rinnovato slancio missionario, fuori dagli schemi consueti del ”si è fatto sempre così”.

Il frutto di tale cammino non è appena un ”documento finale” da consegnare agli archivi della Diocesi: il testo è attualmente all'esame della Commissione teologica prima della valutazione ed approvazione da parte dei delegati al Sinodo, segno di un lavoro che non si interrompe ma continua.

Che immagine di Chiesa esce da questo Sinodo? Possiamo dire con Paolo VI che il popolo di Dio, questa «entità etnica sui generis», ha riscoperto la vocazione a vivere in comunione di spirito, con identità di sentimenti ed in spirito di carità com’era agli albori del cristianesimo (udienza generale del 23 luglio 1975). E' da questa «coscienza di appartenere ad una società speciale, soprannaturale, che fa corpo vivo con Cristo» che deriva la capacità di generare tracce visibili nel campo culturale, sociale e politico.

domenica 19 gennaio 2020

Don Mimì Morelli è tornato alla casa del Padre: funerali il 20 gennaio

MATERA - Un altro testimone importante della Chiesa materana ha raggiunto la casa del Padre. Don Domenico Morelli, da tutti chiamato don Mimì, figlio di Vincenzo Morelli (fratello di padre Marcello, storico e Vicario generale diocesano), è morto nel pomeriggio di ieri 18 gennaio nella casa dei focolarini a Monopoli, dove si era ritirato a vivere. Le sue spoglie saranno accolte nella parrocchia di Maria Madre della Chiesa dove è stato parroco per 28 anni, oggi, domenica 19 gennaio, intorno alle ore 15,00, per essere vegliate fino alle 15,00 di domani, quando si celebreranno le esequie con la Santa Messa officiata dall'arcivescovo di Matera-Irsina mons. Antonio Giuseppe Caiazzo, insieme ai presbiteri diocesani. Stasera, nella stessa chiesa, si terrà una veglia di preghiera.

Don Mimì ha terminato i suoi giorni all’età di 91 anni, con poco meno di sessantasette anni di vita sacerdotale, nella casa focolarina intitolata a Chiara Luce Badano, contrada Carrassi in Monopoli. Prete diocesano, ha coltivato l’ideale focolarino dell’unità da quando ha scoperto il modo con cui i focolarini mettevano in pratica il Vangelo, la Parola di vita. Ha condiviso molti anni della sua vita sacerdotale, infatti, con don Gino Galante e, quando don Gino è partito per il Cielo, don Mimì ha scelto di continuare a condividere la sua vita a Monopoli con un altro sacerdote focolarino, don Giorgio, assistito amorevolmente in questi ultimi tre anni, quando gli acciacchi dell’età hanno reso la sua persona sempre più fragile ma serena e allegra, tanto che fino all’ultimo, non mancava di raccontare una barzelletta per portare un po’ di sorriso.

Nato a Matera il 2 settembre 1928, don Mimì aveva studiato a Roma dove era stato ordinato sacerdote il 4 aprile 1953. Ritornato a Matera, è stato il primo parroco della Parrocchia Addolorata a Serra Venerdì. Nel 1970 fece ritorno a Roma dove operò nel difficile quartiere di Pietralata e poi fu accolto nel santuario del Divino Amore, sulla via Ardeatina. Negli anni in cui è stato a Roma ha insegnato al Liceo Scientifico di Ostia e a Matera ha insegnato al Liceo Classico.

La sua esistenza si è abbandonata serenamente nelle braccia della Trinità, tutte le sue meditazioni, infatti, riconducevano alla Trinità, modello di unità e di comunione, a quattro giorni dalla ricorrenza del centenario della nascita di Chiara Lubich (22 gennaio) fondatrice del Movimento dei Focolari. L’ideale dell’unità vissuto e incarnato nella sua vita è stato anche la fonte ispiratrice della sua azione pastorale, ritornato a Matera, nella Parrocchia Maria Madre della Chiesa a Serra Rifusa dove è stato nominato parroco nel 1978, quando ancora non v’era la chiesa. Ha cominciato il suo ministero pastorale andando a cercare le persone nelle case per proporre loro un modo nuovo di vivere il Vangelo, poi in un garage, in seguito condividendo la guida della parrocchia con don Gino Galante.

La sua ricca e profonda spiritualità traspariva dal suo volto sereno e dalla sua allegria contagiosa. Quando don Gino divenne parroco di san Pio X, don Mimì ha voluto seguirlo per condividere fino in fondo con lui la sua testimonianza di comunione.

martedì 14 gennaio 2020

Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani 18-25 gennaio 2020

MATERA - Anche quest'anno, dal 18 al 25 gennaio 2019, si celebra la "Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani", organizzata dall’Ufficio Diocesano per l'Ecumenismo e il Dialogo, insieme alla Chiesa Evangelica Battista di Matera e la Chiesa Ortodossa di Romania. La Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, di differenti appartenenze confessionali, è un’occasione propizia per manifestare l'unità spirituale nella preghiera, è il richiamo a collaborare per realizzare la volontà del Signore, il quale prima di lasciare questo mondo prega il Padre affinché i suoi “siano una cosa sola”, sul modello della comunione trinitaria (cf. Gv 17,21). L’impegno ecumenico del cristiano, d’altro canto, non si esaurisce solo in qualche giorno di fine gennaio, ma rientra nel difficile e progressivo cammino di conversione che apre il cuore ai fratelli e abbatte i muri della divisione.

Il tema proposto quest’anno è di grande attualità e implica una insidiosa criticità per l’identità del cristiano. Trattasi del tema dell’accoglienza/ospitalità, le cui origini sono antiche, e che già nel Vecchio Testamento si riscontrano esortazioni ed esempi eloquenti di amabile accoglienza dell’ospite straniero e pellegrino. Il brano più significativo è quello della “filoxenia” di Abramo alle querce di Mambre, in cui si rileva lo spessore teologico dell’ospitalità: accogliere pellegrini sconosciuti è accogliere il Signore.

Il brano scelto per questa Settimana é Atti 27,18 – 28,10, in cui si narra del viaggio di Paolo a Roma, per comparire dinanzi all’imperatore, e il fortunoso approdo dell’Apostolo e compagni naufraghi sull’isola di Malta. Paolo rileva che gli isolani – i “barbari” – li trattarono con insolita “filantropia”, cioè umanità, benevolenza e disponibilità nel sovvenire alle loro necessità.

L’insegnamento del brano è evidente: se popolazioni “barbare” hanno trattato “con gentilezza” profughi stranieri e sconosciuti, a maggior ragione i cristiani, il cui comandamento principale è quello dell’amore a Dio e al prossimo, devono accogliere con carità i fratelli nel bisogno.

Dinanzi a questo grave problema, oggi i cristiani e le chiese non possono restare indifferenti. Il comandamento evangelico dell’amore obbliga tutti i battezzati a collaborare attivamente per superare la paura dell’altro e promuovere una cultura di apertura, di accoglienza e di aiuto a chiunque si trovi nell’indigenza e nell’abbandono: il “forestiero” può essere tale per gli uomini ma non per Cristo. I cristiani devono essere testimoni che non è la ricchezza materiale a dettare le leggi dell’esistenza, ma l’amore di Dio e dei fratelli.

Gli incontri si terranno nei luoghi e con le modalità riportate nel programma seguente:

Lunedì 20 gennaio - ore 19.00 - Chiesa Evangelica Battista di Matera (via Gravina)
Celebrazione ecumenica della Parola di Dio. Interventi di mons. Antonio Giuseppe Caiazzo, arcivescovo di Matera-Irsina e di padre Nicola Mihaisteanu, parroco della Chiesa Ortodossa Rumena a Matera.

Giovedì 23 gennaio - ore 19,00 - Parrocchia Maria Madre della Chiesa (Serra Rifusa)
Celebrazione ecumenica della Parola di Dio. Intervento del pastore Luca Reina, Chiesa Evangelica Battista di Matera e di d. Donato Giordano, Direttore Ufficio Regionale Ecumenismo e Dialogo.

Sabato 25 gennaio - ore 17.00 - Basilica Cattedrale
Solenne cerimonia di conclusione del Sinodo diocesano durante la quale si svolgerà un momento di preghiera ecumenica con i rappresentanti delle diverse comunità cristiane.

giovedì 31 ottobre 2019

Matera: il 2 novembre saranno commemorati i defunti nel cimitero di contrada Pantano


MATERA - Il 2 novembre nel cimitero di contrada Pantano sarà celebrata la commemorazione dei Defunti. La cerimonia prevede alle ore 10.45 la deposizione di una corona di alloro al Monumento commemorativo e, alle ore 11, la celebrazione della Santa Messa officiata dall’Arcivescovo di Matera-Irsina, Monsignor Antonio Giuseppe Caiazzo.

Si ricorda che fino al 6 novembre prossimo i cimiteri cittadini osserveranno l’orario di apertura continuata dalle ore 7.30 alle ore 17.30. Nella giornata del 1 novembre, inoltre, la linea 5 dei bus urbani, che conduce al cimitero di contrada Pantano, terminerà il servizio alle ore 18.25, anziché alle ore 13.50 come previsto nei giorni festivi

domenica 27 ottobre 2019

L'omelia domenicale di Mons.Caiazzo in Moldavia


MATERA - Il 2 luglio 1504 nel castello di Suceava nasceva alla vita eterna il principe di Moldavia Stefano. La venerazione popolare gli ha attribuito il titolo di Santo oppure “il Grande”: così lo designa il Re polacco Sigismondo in una lettera del 3 febbraio 1531. La Chiesa Ortodossa Rumena lo ha canonizzato il 20 giugno 1992, fissandone la ricorrenza liturgica il 02 luglio. La vostra venerazione è talmente grande che la sua effige è riportata anche sulle banconote.

La Madonna della Bruna è la protettrice della città di Matera. La festa patronale a lei dedicata si festeggia il 2 luglio di ogni anno da più di 600 anni, quando papa Urbano VI, già arcivescovo di Matera, istituì nel 1389 la festa della Visitazione.

Questa felice “Dioincidenza” di date rivela che tra l’Arcidiocesi di Matera – Irsina e la Diocesi di CHIȘINĂU e la Moldavia intera c’è, da secoli, un ponte spirituale che, pur non sapendolo, ci ha tenuti sempre uniti.

Eccellenza Rev.ma, Mons. Anton Cosa, grazie per la fraternità che mi ha riservato in questi giorni. Sono davvero contento di essere venuto in questa meravigliosa terra ed essere stato accolto in casa sua.

La liturgia odierna ci aiuta a guardarci dentro, a riflettere sul nostro modo di essere. Io e voi tutti, cari fratelli e sorelle, siamo entrati in questa stupenda Cattedrale, non con la presunzione di sentirci giusti o migliori degli altri. Non siamo noi a dire a Dio qualcosa, ma ci siamo messi in ascolto della sua Parola: l’unica che indica la vera via da percorrere.

Siamo coscienti dei nostri limiti. Vescovi, preti, suore e laici sappiamo benissimo che da Dio siamo guardati per quello che realmente siamo e non per come vorremmo apparire. Dio guarda il cuore, l’uomo le apparenze. Non a caso nel Salmo abbiamo sentito: “Il Signore è vicino a chi ha il cuore spezzato, egli salva gli spiriti affranti.

Il Signore riscatta la vita dei suoi servi; non sarà condannato chi in lui si rifugia”.

S. Stefano diceva ai grandi d’Europa: “Il nostro paese è la porta della cristianità finora difesa, con l’aiuto del Signore, ma se questa porta sarà persa, che Dio ci guardi, tutta la cristianità sarà in grande pericolo”. Pensiero che nasceva dal pericolo dell’invasione ottomana. Papa Sisto IV (1471-1484) lo definì “Atleta di Cristo” e “Difensore della Cristianità”. Un santo, il vostro ma anche nostro, che non usava il suo potere guardando dall’alto in basso i suoi sudditi, così come fa il primo uomo che sale al Tempio di Gerusalemme. S. Stefano cerca e desidera il bene comune non solo della Moldavia ma di tutto il cristianesimo, senza distinzioni tra ortodossi o cattolici, tra moldavi o rumeni o ucraini.

Questo dev’essere oggi l’atteggiamento di ogni cristiano: agire e operare per un bene superiore al proprio interesse egoista. Il cristiano vuole il bene di tutti: un amore universale che semini la giustizia, la liberazione, la pace. Un amore grande che permetta la ricostruzione delle famiglie con il ritorno delle donne, costrette ad emigrare per rispondere alle proprie difficoltà economiche e sopperire alle necessità delle famiglie italiane.

C’è tanta ingiustizia nel mondo. C’è tanta ingiustizia verso di voi. C’è un occidente ricco e opulento che commisera ma non aiuta concretamente. Le vostre donne, casalinghe, professioniste, infermiere, abitano le case degli italiani nelle quali seminano amore nel servire ammalati, anziani, persone sole. Ma versano anche tante lacrime in silenzio nel pensare ai propri cari, ai figli, alle loro case. Nella prima lettura, tratta dal libro del Siracide, abbiamo ascoltato: “Il Signore è giudice e per lui non c’è preferenza di persone. Non è parziale a danno del povero e ascolta la preghiera dell’oppresso. Non trascura la supplica dell’orfano, né la vedova, quando si sfoga nel lamento”.

La Madonna della Bruna a Matera è così chiamata perché significa Madonna della difesa. Il termine altomedioevale longobardo brùnja indicava la corazza, la protezione dei cavalieri, quindi il nome ha il significato di Madonna della difesa. A lei, Madre di Gesù e Madre nostra, che voi venerate sotto il dolce titolo di Maria Madre del Buon Consiglio, ci affidiamo perché ci difenda da ogni forma di male, spirituale e materiale.

Abbiamo tutti bisogno di ritrovare speranza per sentirci una vera famiglia: figli dello stesso Padre, battezzati nel Figlio, Gesù, unti di Spirito Santo. Figli della stessa Madre, Maria, consegnataci da Gesù ai piedi della Croce: “Donna, ecco tuo figlio”.

Siamo l’unica famiglia di Dio. Le distinzioni, le divisioni non vengono da Dio ma dall’uomo che, a volte, servendosi del nome di Dio, agisce contrariamente alla sua Parola.

Carissimi, noi non siamo senza nome e non siamo dei “tali”. Apparteniamo tutti a Cristo e alla sua Chiesa che ci ha generati e ci nutre con amore e continua attenzione, proprio come una mamma, un papà, una nonna. La forza dell’amore cambia il cuore dell’umanità, supera i confini delle nazioni, spiega le vele della nave sospinte dal soffio dello Spirito Santo, senza paura di affrontare le tempeste o di perdere la rotta.

Noi non siamo dei “tali”, anonimi, ma noi, fratelli che s’incontrano, si prendono per mano e pregano lo stesso Dio con le stesse parole nonostante lingue diverse, culture diverse, tradizioni diverse, noi parte integrante della stessa madre terra, grembo che ci ha generati, accolti e nutriti.

Insieme siamo l’unico volto di Dio Padre, di Dio Figlio, di Dio Spirito Santo che ci sorride così come un padre e una madre sorridono nel contemplare il volto dei propri figli.

Papa Francesco, recentemente, riprendendo quanto aveva detto S. Giovanni Paolo II, a sua volta facendo riferimento a Sisto IV, parlando di S. Stefano ha detto: “Il seme del Vangelo caduto in suolo fertile, ha prodotto nell’arco di questi due millenni numerosi frutti di santità e di martirio. Penso al santo re Stefano, un vero atleta della fede cristiana”.

Carissimi fratelli e sorelle della Moldavia, sul vostro volto vedo impresso il sorriso di Dio che vi fa annunciare con gioia la bellezza dell’unico Vangelo.

Vedo il sorriso di Maria, Madre del Buon Consiglio, che indica la Via, come la Madonna della Bruna a Matera, unica Via che è Gesù. E’ lui che dobbiamo ascoltare, è la sua voce che dobbiamo sentire, con lui camminare per le strade dell’umanità.

†Don Pino