Matera non può restare in silenzio sul deposito delle scorie nucleari

 


Torno a parlare di nucleare perché avverto un preoccupante silenzio attorno a un tema che, invece, dovrebbe continuare a interrogare le coscienze e le istituzioni. Ci torno perché il recente via libera della Camera al disegno di legge delega sul cosiddetto "nucleare sostenibile" riporta ufficialmente la questione al centro del dibattito nazionale. Si parla di piccoli reattori modulari, di autonomia energetica e di nuove prospettive per il sistema energetico italiano. Eppure, prima ancora di discutere del nucleare del futuro, il Governo dovrebbe avere il coraggio di rispondere a una domanda fondamentale: dove intende realizzare il Deposito Nazionale delle scorie radioattive?

È una questione che non può essere archiviata nel silenzio generale. Da sindaco di Matera ritenni doveroso convocare Consigli Comunali aperti, coinvolgendo istituzioni, esperti, associazioni e cittadini su un tema che riguarda il futuro delle nostre comunità e delle prossime generazioni. Oggi, invece, avverto una preoccupante inerzia politica e istituzionale, come se il problema fosse improvvisamente scomparso. Ma non è così. Le scorie radioattive esistono già e attendono ancora una soluzione definitiva, mentre il Governo rilancia il nucleare senza aver chiarito dove intenda custodire in sicurezza quelle prodotte in passato e quelle che inevitabilmente deriverebbero da un eventuale ritorno all'energia nucleare.

Matera non può permettersi di restare in silenzio. La nostra città deve esprimere con forza il proprio no a qualsiasi ipotesi di localizzazione del Deposito Nazionale delle scorie radioattive sul nostro territorio e nelle aree limitrofe che condividono il medesimo sistema ambientale, paesaggistico ed economico della Murgia e della Basilicata. Ma il nostro non deve essere un rifiuto dettato dalla paura o da un egoismo territoriale. Deve diventare una posizione politica e culturale capace di coinvolgere i Comuni vicini, la Basilicata, la Puglia e tutte le comunità che condividono un patrimonio naturale, ambientale e identitario straordinario.

Matera, città riconosciuta nel mondo per la sua storia e per essere stata Capitale Europea della Cultura, ha il dovere morale e istituzionale di essere anche un punto di riferimento nella sostenibilità ambientale e nella tutela del territorio. Chi ha saputo custodire un patrimonio millenario non può restare in silenzio quando è in gioco il futuro del proprio ambiente e della propria identità. Abbiamo il dovere di difendere i nostri paesaggi, il Parco della Murgia, le produzioni cerealicole, le eccellenze agroalimentari, il comparto vitivinicolo, il turismo e quell'identità che rappresenta la nostra più grande ricchezza economica, culturale e sociale. Sono questi gli investimenti sui quali costruire il futuro della Basilicata, non certo il rischio di compromettere l'immagine e la vocazione di un territorio associandolo, anche solo nell'immaginario collettivo, alla presenza di un deposito di rifiuti radioattivi.

Questo non significa sottrarsi al confronto sulla politica energetica nazionale. Al contrario. Significa affrontarlo con serietà e senza scorciatoie. L'Italia ha bisogno di rafforzare la propria autonomia energetica e di contrastare la povertà energetica che colpisce sempre più famiglie e imprese. Ma le risposte non possono limitarsi a promesse che, forse, produrranno effetti tra quindici o vent'anni. Occorre investire subito in una programmazione energetica moderna, fondata sull'efficienza energetica, sulle fonti rinnovabili, sulle Comunità Energetiche Rinnovabili e su una pianificazione attenta del territorio. Dobbiamo evitare sia il ritorno a tecnologie che continuano a porre interrogativi irrisolti sul ciclo delle scorie radioattive, sia uno sviluppo incontrollato delle rinnovabili che rischi di compromettere paesaggi e vocazioni agricole. La transizione energetica ha bisogno di programmazione, equilibrio e visione.

Per queste ragioni ritengo che Matera debba tornare a svolgere un ruolo di guida su questo tema, promuovendo un nuovo confronto pubblico con istituzioni, associazioni, mondo scientifico e cittadini. La nostra città deve tornare a essere protagonista, non soltanto per difendere sé stessa, ma per costruire una rete di territori uniti nella tutela dell'ambiente e nella promozione di un modello di sviluppo realmente sostenibile.

Prima di parlare di nuovo nucleare, il Governo dica con chiarezza agli italiani dove intende realizzare il Deposito Nazionale delle scorie radioattive. Chiarisca se la scelta resta quella di un unico Deposito Nazionale oppure se si sta orientando verso una rete di depositi distribuiti sul territorio, indicando quale sarà il destino dei depositi locali esistenti, compreso il sito ITREC della Trisaia di Rotondella. Fino ad allora, il silenzio non è una risposta. E Matera non può essere la città che tace mentre altri decidono il futuro del suo territorio. Come consigliere comunale continuerò a chiedere trasparenza, partecipazione e una netta opposizione a qualsiasi scelta che possa compromettere l'identità, l'ambiente e le prospettive di sviluppo della nostra terra.


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