Il procuratore sportivo presenta un nuovo modello per valorizzare giovani calciatori attraverso analisi, dati e percorsi personalizzati
Un Van Gogh può valere una fortuna. Ma se resta chiuso per sempre in una stanza, lontano dagli occhi del pubblico, il suo valore rischia di non essere riconosciuto.
È l'immagine scelta da Alessio Sundas per spiegare la filosofia che sta dietro al suo nuovo Principio di Valorizzazione.
«Con il talento accade la stessa cosa. Puoi avere qualità straordinarie, ma se non vengono misurate, sviluppate e mostrate nel modo giusto rischiano di rimanere invisibili».
Rendere visibile il potenziale
Il problema, secondo il procuratore sportivo, non è soltanto trovare nuovi talenti. È riuscire a trasformare il potenziale in una performance riconoscibile e documentabile.
Da questa esigenza nasce un metodo che combina valutazione tecnica, sviluppo individuale e analisi dei risultati.
Lo strumento individuato è Algorithm.Soccer, piattaforma che attraverso la ASM Measurement Unit punta a misurare differenti aspetti delle prestazioni.
Nessuna sentenza sui ragazzi
Il progetto guarda soprattutto ai calciatori tra i 13 e i 17 anni, ma Sundas respinge l'idea di utilizzare i numeri per stilare semplicemente classifiche tra adolescenti.
Il dato deve diventare uno strumento di crescita.
«Se individuiamo prima punti di forza e criticità possiamo costruire un percorso realmente personale. Il dato non deve servire a bocciare un giovane, ma a mostrargli la strada per migliorare».
Il cento per cento del proprio potenziale
La filosofia viene condensata dal manager in un'altra formula: il 99 per cento non basta.
Non significa sostenere che ogni ragazzo possa diventare un campione, ma cercare di capire quale sia il massimo livello realmente raggiungibile da ciascun atleta.
«Non tutti diventeranno campioni, ma tutti devono essere messi nelle condizioni di provare a raggiungere il massimo del proprio potenziale».
Ed è proprio questa, per Sundas, la vera definizione di valorizzazione.

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