"La nota unitaria con cui SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILFPC-UIL e UGL Telecomunicazioni hanno annunciato ieri l’avvio delle lettere di licenziamento per trecentocinquanta lavoratrici e lavoratori del sito di Matera parla di punto di non ritorno: dopo mesi di tavoli, di rassicurazioni e di risorse annunciate e mai tradotte in occupazione, l’unico atto concreto prodotto da questa vertenza porta la firma dell’azienda e non quella delle istituzioni. Dopo l’avviso pubblico della regione Basilicata per il reimpiego del personale nel progetto di digitalizzazione andato deserto e il tavolo al Ministero delle imprese conclusosi soltanto con una proroga della commessa Tim, ma nessuna soluzione a lungo termine, possiamo dire che le istituzioni, su questa vertenza, hanno fallito. Il 31 dicembre, data in cui scadono gli strumenti di sostegno, non è un orizzonte lontano entro cui costruire una soluzione: è la soglia oltre la quale, se non cambia qualcosa, non resterà più nulla da mettere in sicurezza". E' quanto dichiarato dalla consigliere regionali del Movimento 5 Stelle, Alessia Araneo e Viviana Verri, le quali aggiungono: "C’è però un elemento che cambia la natura stessa di questa vertenza e che chiediamo sia verificato con urgenza, ovvero i volumi delle chiamate che, a detta di alcuni lavoratori e secondo verifiche condotte dall’azienda, non sarebbero diminuiti. Ciò che si riduce non è il numero delle richieste di assistenza, ma il numero di clienti che riescono materialmente a raggiungere il servizio: su cento tentativi di contatto, soltanto quaranta circa arriverebbero a destinazione. Non una contrazione della domanda, dunque, ma una selezione dell’accesso".
"Se questo quadro trovasse conferma - proseguono le Consigliere del M5S - l’intera motivazione addotta per il progressivo svuotamento delle commesse affidate a Matera verrebbe meno. La riduzione dei volumi non sarebbe la conseguenza di un mercato che si restringe, ma l’esito di una diversa organizzazione del servizio deliberata dalla committenza. E questa è la differenza tra una crisi subita e una crisi prodotta, tra un territorio che perde lavoro per ragioni economiche e un territorio a cui il lavoro viene sottratto per scelta industriale. Chiediamo perciò che la Regione Basilicata pretenda dalla committenza dati verificabili, da mettere sul tavolo prima di qualunque altro incontro: quale sia il volume giornaliero effettivo delle richieste di assistenza ricevute da TIM, quante di esse vengano gestite dagli operatori, quante siano filtrate, deviate o trattate da sistemi automatizzati e di intelligenza artificiale, e quale sia il tasso reale di chiamate che raggiungono il servizio clienti negli ultimi dodici mesi. Sono domande che diventano ancora più stringenti alla luce delle dichiarazioni pubbliche con cui il vertice di TIM ha illustrato il ricorso crescente all’automazione nei servizi di assistenza".
"Il Movimento 5 Stelle - sottolineano Araneo e Verri - segue questa vicenda dal momento in cui è emersa la prospettiva di una sostituzione tecnologica delle attività svolte a Matera, e su questo abbiamo già sollecitato formalmente l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni a verificare gli standard di qualità del servizio clienti. Il nostro impegno non si ferma alla regione: l’onorevole Arnaldo Lomuti porterà la questione al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, perché la trasparenza sui volumi e sul perimetro dell’automazione non è materia di trattativa privata: riguarda un’azienda di rilievo strategico nazionale, la qualità di un servizio reso a milioni di utenti e la tenuta occupazionale di un intero territorio".
"Nel frattempo - concludono le Consigliere pentastellate - chiediamo che la procedura sia sospesa fino all’esito di questa verifica e che il tavolo con Regione, MIMIT, CallMat, committenza e organizzazioni sindacali sia convocato immediatamente, con impegni scritti, risorse individuate e tempi certi. I lavoratori di CallMat hanno già dato prova di pazienza sufficiente. Non spetta a loro dimostrare che il lavoro c’era: spetta a chi ha deciso di spostarlo altrove spiegare perché, e a chi governa impedire che un presidio occupazionale fondamentale per Matera venga cancellato in silenzio, sotto la copertura di un dato mai verificato".

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