Cifarelli: Raccogliamo l'appello di Mega per un'altra Basilicata


"La relazione di Fernando Mega alle Giornate del Lavoro della CGIL merita una riflessione che vada oltre l'appuntamento di Potenza. Mega ha descritto con nettezza una Basilicata attraversata da una crisi che non è più soltanto economica: declino demografico, difficoltà del sistema industriale, perdita di giovani e competenze, insufficienza delle infrastrutture e dei servizi, sanità, salari e qualità del lavoro. E ha rilanciato la necessità di aprire una vera Vertenza Basilicata con il Governo nazionale. È un appello che va raccolto. Ma credo che il dato forse più interessante sia un altro. Con linguaggi, sensibilità e sfumature differenti, anche CISL e UIL stanno ponendo questioni sostanzialmente analoghe e, da un punto di osservazione naturalmente diverso, anche il neo presidente di Confindustria Basilicata, Francesco D'Alema, ha indicato priorità che incrociano questa stessa discussione". Lo afferma il consigliere di centrosinistra Roberto Cifarelli, precisando che "Non sono posizioni sovrapponibili, perché sindacati e imprese rappresentano interessi diversi. Ma proprio per questo la convergenza che sta emergendo merita attenzione". 

"Credo esistano le condizioni per provare a costruire un nuovo patto sociale per la Basilicata. E la politica - afferma il consigliere - deve assumersi la propria responsabilità. Non basta più amministrare le emergenze e presentarsi a Roma con l'elenco delle singole crisi. Dobbiamo tornare a discutere della Basilicata che vogliamo costruire nei prossimi vent'anni, mettendo insieme lavoro e impresa, istituzioni e territori, Università e ricerca. La Vertenza Basilicata, o il Tavolo nazionale Basilicata, può essere lo strumento per dare forza a questo progetto. Ma prima dobbiamo costruire l'agenda lucana da portare a quel tavolo. Il presidente Bardi è stato ricevuto nelle scorse settimane a Palazzo Chigi. È positivo che il Governo incontri il Presidente della Regione, ma resta da comprendere quale agenda sia stata effettivamente aperta, quali impegni siano stati assunti e in quali tempi potranno essere verificati. Le recenti parole della Presidente Meloni sul petrolio rendono questa discussione ancora più urgente. Sui toni e sul metodo abbiamo già espresso, come consiglieri regionali di minoranza, un giudizio netto. Ora occorre andare oltre la polemica". 

"Non serve dividere ancora una volta la Basilicata tra chi sarebbe favorevole allo sviluppo e chi alimenterebbe paure. Il problema - continua Cifarelli - non è scegliere astrattamente tra petrolio sì e petrolio no, ma costruire un equilibrio tra interesse energetico nazionale, salute e ambiente, lavoro, sviluppo e futuro della regione, anche quando il petrolio non ci sarà più. La Basilicata ha dato e continua a dare molto al Paese e le estrazioni hanno prodotto negli anni risorse importanti anche per il territorio. Sarebbe sbagliato negarlo. Ma dobbiamo anche riconoscere che non sempre, anche nelle stagioni nelle quali il centrosinistra ha avuto responsabilità di governo, siamo riusciti a trasformare quella ricchezza in sviluppo strutturale e duraturo. Proprio questa esperienza deve aiutarci a fare un passo avanti. Se l'Italia considera strategiche le risorse energetiche della Basilicata, deve considerare strategico anche il futuro della Basilicata. Il tema, peraltro, è ormai più ampio del petrolio. Petrolio e gas, acqua, sole e vento sono risorse profondamente diverse, ma raccontano una regione che offre un contributo straordinario al Paese e che, paradossalmente, rischia di essere una terra ricca di risorse e sempre più povera di persone".

"Nei mesi scorsi - aggiunge il consigliere - ho proposto la Zona Franca Energetica, sulla quale si è già aperto un primo confronto in Commissione consiliare. Non un altro bonus, ma l'utilizzo della nostra capacità di produzione energetica come vantaggio competitivo strutturale per rafforzare le imprese, attrarre investimenti, favorire innovazione e creare lavoro qualificato. È significativo che, attraverso strumenti differenti, anche Confindustria stia ponendo l'energia come fattore di competitività. Credo però che si debba fare un ulteriore passo avanti. Petrolio e gas sono risorse finite e la transizione energetica ci impone comunque di ridurre progressivamente la dipendenza dalle fonti fossili. La ricchezza che producono non può quindi essere considerata soltanto una disponibilità della generazione presente. Negli anni è stata evocata anche l'ipotesi di un fondo sovrano regionale, senza che sia diventata una vera politica. Riprendiamo quell'idea e costruiamo un fondo intergenerazionale, alimentato progressivamente da una quota del valore prodotto dal nostro patrimonio naturale e sottratto alla spesa corrente. Petrolio e gas innanzitutto; ma, con strumenti necessariamente differenti, anche il valore generato dall'acqua, dal sole e dal vento. Il principio è semplice: trasformare una parte della ricchezza temporanea generata dalle nostre risorse in un patrimonio permanente per le generazioni future, da investire in conoscenza, ricerca, innovazione, formazione, nuova impresa e trasformazione del sistema produttivo."

"Naturalmente - sostiene Cifarelli - un nuovo patto sociale non può esaurirsi nell'energia. Dentro devono esserci il futuro di Melfi e dell'automotive, politica industriale, infrastrutture, sanità, Università e ricerca, agricoltura, turismo, lavoro e salari e, trasversalmente a tutto, la grande questione demografica. Ma non serve l'ennesimo catalogo dei problemi. Servono poche priorità strategiche, strumenti, risorse, tempi e responsabilità verificabili. Per questo l'appello di Mega va raccolto e portato un passo più avanti. Mettiamo intorno allo stesso tavolo CGIL, CISL e UIL, Confindustria e le altre rappresentanze del sistema produttivo, Università, Comuni, mondo sociale e forze politiche. Verifichiamo se la convergenza che oggi emerge dalle rispettive analisi può diventare una piattaforma per il futuro della regione. Da quel confronto può nascere l'agenda da portare al Governo nazionale, attraverso un nuovo patto sociale tra lavoro, impresa, istituzioni e territori. Ed è anche su questo terreno che penso si debba costruire l'alternativa al governo della Regione: non sommando opposizioni, sigle e partiti, ma facendo maturare un progetto capace di parlare alla società lucana e di indicare una diversa traiettoria. L'alternativa, prima ancora di essere una coalizione, deve essere un progetto per la Basilicata. Scriverlo insieme può essere il primo passo per costruire davvero un'altra Basilicata".

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