venerdì 17 febbraio 2017

"Con i derivati la Regione gioca d’azzardo sulla pelle dei lucani: evidenti le colpe della politica"

POTENZA - L’affaire “derivati” che ha finora comportato perdite per circa 40 milioni di euro si potrebbe classificare benissimo sotto la voce “sciacallaggio”. Una scommessa a perdere, infatti, nata proprio su un mutuo che la Regione Basilicata ha stipulato dopo il sisma del 1998 - nel 2000 - per un ammontare di circa 212 milioni di euro.
Due anni dopo, verso la fine del mese di agosto del 2002, con una delibera di Giunta regionale che vede relatore l’allora Vice Presidente Erminio Restaino, viene permesso l’ingresso del “cavallo di troia” (o del gatto e la volpe, fate voi) in Regione Basilicata: si affida alle “banche d’affari” Dexia e UBS il compito di predisporre tutte le pratiche per ottenere il rating da parte delle agenzie maggiormente accreditate a livello internazionale (Standard & Poor’s, Moody’s, Fitch). L’operazione non comportava spese per le casse regionali. Tuttavia, nella delibera  venivano previste una serie di consulenze tra cui quella per la “gestione attiva dell’indebitamento”, nonché lo svolgimento del servizio di organizzazione (“arrangership”) per la predisposizione di un programma MTN (“Medium Term Notes”): termini inglesi che, come spesso accade, nascondono clamorose fregature.
Nel 2006 il grande passo: la Regione Basilicata, con la legge di stabilità regionale 2/2006 decide di entrare nel settore delle scommesse borsistiche, ricorrendo al mercato finanziario per finanziarsi. La legge regionale autorizza un ricorso ai prestiti obbligazionari e ad altre operazioni finanziarie: tuttavia, “alle condizioni di mercato più convenienti per l'Amministrazione regionale”. La Regione, di fatto, apre le porte all’uso di “strumenti operativi in uso nei mercati finanziari” allo scopo, sulla carta, di “ridurre l'onere del debito a carico della Regione”. La cosa interessante è che la legge regionale prevede,  in sede di attivazione delle operazioni di gestione attiva dell'indebitamento, la predisposizione di clausole di estinzione e rinegoziazione anticipata delle stesse, al fine di cogliere eventuali opportunità finanziarie più convenienti. Queste clausole sono state realmente inserite nei contratti “derivati” stipulati dalla Regione?  Non si direbbe, dato che se oggi è complicato rinegoziare il contratto, lo si deve soprattutto alla previsione, nello stesso, della competenza della corte di giustizia britannica rispetto ad eventuali controversie legali.
La Regione decide, quindi, di coprirsi dai rischi di un aumento del tasso di interesse dopo aver acceso un mutuo a tasso variabile, con un tasso, all’epoca (anno 2000), più basso rispetto a quello fisso proposto da Cassa Depositi e prestiti  (tra il 4,7 ed il 4,85%). Guardando il grafico  (Finance Active) dell’andamento del tasso di interesse variabile, si nota che negli anni c’è prima una discesa e poi una risalita (ad inizio 2006 siamo intorno al 3%).
Da cittadini comuni con un minimo di spirito critico ci chiediamo se c’erano le condizioni per allarmarsi al punto da dover correre ai ripari, visto che il tasso continuava comunque ad essere ben al di sotto del 5% (tasso tra il 2000 ed il 2001). Tra l’altro, nel 2008 c’è il crollo della Lehman Brothers ed il tasso di riferimento cade ulteriormente da poco più del 5% al 2%, con successivo trend al ribasso fino agli attuali valori addirittura negativi.
Chissà quanto avrebbe risparmiato la Regione rispetto alla situazione odierna e chissà, come potrebbe pensare qualche maligno, che l’affaire derivati non sia stato un contentino per qualche amico del PD (si veda alla voce Bassolino) così come riportato da questo articolo del 2013 de Il Resto Quotidiano.
Fa davvero rabbia, in un periodo nel quale il ritornello è “non ci sono i soldi”, prendere atto di questo enorme sperpero di denaro. 40 milioni di euro ormai andati in fumo e  sui quali non sono ancora emerse le responsabilità di coloro che sono andati anche contro il parere negativo dell’ufficio legale regionale.
Come M5S avevamo già chiesto di procedere alla rinegoziazione della scommessa piddina entro giugno 2016, ma l’emendamento fu respinto. Dal canto nostro continueremo ad approfondire la vicenda e a far emergere tutti i responsabili di questa vera e propria vergogna che oggi qualcuno tenta, goffamente, di ridimensionare.
Così in una nota congiunta i consiglieri lucani M5S.

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