sabato 8 aprile 2017

Lavoro, Ugl:” Servono nuove strategie”

POTENZA - “Il mondo, quello dell’economia e del lavoro sta cambiando e servono nuove strategie e modelli sindacali per rispondere a nuove problematiche. Si guardi al futuro, la Basilicata non può essere vittima di un sistema politico/burocratico incapace di programmare modelli di sviluppo. La politica deve interfacciarsi con il sindacato e recuperare parole antiche per risolvere problemi moderni”.
E’ la posizione dell’Ugl Basilicata a margine della quinta tappa della Conferenza programmatica dell'Ugl, l'Unione Generale del Lavoro svolta a Bari, presso la Sala Abbrescia dell'Hotel Palace.

Per i segretari lucani Giovanni Tancredi e Pino Giordano, alla guida della delegazione, “l'evento, intitolato "ForzaLavoro! Il sindacato nel mondo e nell'Italia che cambia" rispecchia le contrapposizioni che si registrano nel territorio lucano tra mondo sindacale e governance regionale. Se pur sono gravi le debolezze del Jobs Act, pensiamo che in Basilicata bisogna mettere in campo investimenti pubblici, creare le condizioni perché i privati investano e si ritorni a parlare di politica industriale. In Basilicata, ed è evidente agli occhi di tutti, vige un appiattimento politico dove apparentamenti tra forze di centro sinistra e di centro destra tralasciano quanto sta accadendo nel mondo del lavoro. Le poche imprese rimaste nel territorio – aggiungono Giordano e Tancredi -  producono poco e l’economia è ferma, conseguentemente scarso è il reddito di lavoratori e viene meno l’incentivo ai consumi. La responsabilità non è dei lucani, è solo di una politica economica sbagliata che ha impoverito soprattutto il ceto medio nonostante la Basilicata potrebbe risultare tra le regioni più ricche d’Europa con i suoi giacimenti di petrolio, acqua e territorio. Ciò – hanno duramente concluso i segretari Ugl, Tancredi e Giordano – non possiamo come sindacato Ugl sempre e solo sorvolare, ognuno si assuma le proprie responsabilità: quanto accade in Basilicata non è solo effetto della globalizzazione per sé ma,  ritiro e incapacità della politica che distratta da altre logiche di potere ha delle grosse responsabilità il quale prezzo della crisi, oggi, ricade prevalentemente sui lavoratori, sulle famiglie e sui giovani. Per questo occorre una nuova cultura economica e politica, una nuova classe dirigente, competente, che sia capace di elaborare, con il supporto del sindacato, un nuovo modello di sviluppo”.

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