giovedì 28 dicembre 2017

M5s Melfi: "Capodanno col botto, Basilicata col gasdotto"

MELFI - Le “buone notizie”, in Basilicata, non finiscono mai e questa volta arrivano direttamente dall’Azerbaijan.
Sì, perché se è vero che la carenza infrastrutturale è una delle più gravi debolezze della nostra regione, quando si tratta di interessi (altrui) si viaggia ad altissima velocità.
Così, tra un panettone e uno spumante, tra smentite e conferme, il governo italiano - con la solita cieca fedeltà del governo regionale - regala a tutti noi la notizia del passaggio, anche in Basilicata, del gasdotto TAP (Trans Adriatic Pipeline).
Maratea si prepara al gran Capodanno, Matera continua la sua lotta contro il tempo per le celebrazioni del 2019 e, nel frattempo, qualcuno, indisturbato, lavora nel sottosuolo, precisamente, a cinque metri di profondità.
Pare infatti che la Basilicata sarà interessata dall’attraversamento del gasdotto Massafra-Biccari (uno dei cinque lotti che compone la cosiddetta dorsale adriatica del gas) per circa 60 km del suo territorio. Sei i comuni lucani interessati (Melfi, Lavello, Venosa, Matera, Irsina, Genzano di Lucania) dall’enorme progetto infrastrutturale TAP, il cui obiettivo è quello di realizzare un condotto per il trasporto del gas naturale proveniente dall’Azerbaijan fino alle nostre coste, per poi distribuirlo in Europa.
In questo disegno, la Basilicata (nota per le sue nefaste e ingloriose vicende legate al petrolio) giocherebbe un ruolo importante, in quanto cerniera tra la costa adriatica e quella tirrenica.
La domanda vera, però, è: “Importante per chi?”.
A chi giova l’ulteriore violenza e violazione del nostro territorio? Chi se ne avvantaggia? E, soprattutto, è possibile che nessuno ai vertici della Regione sollevi dubbi e consulti i cittadini prima di aderire a un simile progetto?
Dal petrolio allo stoccaggio del gas, la Basilicata è diventata la greppia d’Italia e d’Europa, senza alcun profitto per sé; quello che, al contrario, scaturisce dalla tenace resistenza di politiche energetiche antiquate è solo danno: danno ambientale, sociale, turistico e, quindi, economico.
Fatichiamo, infatti, a comprendere come in una terra contraddistinta e compromessa da un forte rischio sismico, qual è la Basilicata, la realizzazione di un’opera simile non possa non produrre pericolosi “effetti collaterali”.
Ci chiediamo, inoltre, quale sia il beneficio economico comportato da questa enorme infrastruttura, se è vero che, al momento, la nostra capacità di importazione di gas è doppia rispetto ai consumi; quale sia il millantato guadagno da parte del governo italiano, dal momento che la società costruttrice è svizzera e, dunque, non verserà qui le sue tasse. Il timore, piuttosto, è che i soldi per la realizzazione di questo progetto siano stornati dalle nostre bollette, come già accaduto per il rigassificatore Olt di Livorno.
In più, l’epoca in cui viviamo è caratterizzata da una rapida transizione energetica; quindi, puntare e investire tanto su un’opera così lunga significa sfidare (con sicura sconfitta) l’accelerazione che governa il mondo dell’energia e che si muove verso le frontiere delle rinnovabili, dell’efficienza energetica, della generazione distribuita.
Fatichiamo a credere che si tratti di un progetto di considerevole importanza strategica per diversi Stati sovrani, perché, se così fosse, qualcuno dovrebbe spiegarci perché a disegnare, eseguire, costruire la grande opera siano tutte aziende private, alcune – tra le altre cose – in odor di mafia.
Se tutto ciò è vero a livello nazionale ed extra-nazionale, a livello locale, le riserve aumentano. La costruzione di un gasdotto in Basilicata, infatti, contraddice la vocazione stessa del nostro territorio, che dovrebbe essere votato all’agricoltura, alla produzione vinicola, al turismo sostenibile, alla gastronomia, alla salvaguardia ambientale, che dovrebbe, in definitiva, fare del proprio territorio paesaggistico e non solo una risorsa da preservare e non da saccheggiare.
Laddove esiste un gasdotto, tutte le altre attività del territorio risultano indebolite e subordinate: un rischio che non possiamo correre.
Vogliamo, a questo punto, che qualcuno si assuma le responsabilità di questo rischio, di questa scelta subita, non discussa né contestata. Come cittadini, chiediamo un coinvolgimento in queste scelte; esigiamo una partecipazione al negoziato e ci opponiamo fermamente a un ulteriore oltraggio del nostro territorio.
Quel che pesa, in questa storia, è l’assenza di un governo regionale in grado di difendere gli le ricchezze del territorio e di esprimere la voce dei suoi cittadini.
Vergognoso è il disinteresse mostrato dall’Amministrazione locale nei confronti della questione e ancor più disdicevole è l’ostinato silenzio del nostro ”incisivo” assessore regionale all’ambiente.
Chiediamo – e lo faremo con forza crescente – che qualcuno inizi a sillabare qualcosa. Così in una nota gli attivisti 'Melfi 5 Stelle'.

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