mercoledì 23 maggio 2018

Unibas: 24 e 25 maggio a Matera convegno nazionale su 'Don Milani e noi. L'eredità e le sfide d'oggi'


POTENZA - L’eredità del pensiero e dell’opera di don Lorenzo Milani a un cinquantennio dalla sua morte (Firenze, 1923-1967) sarà al centro di un convegno con i massimi esperti nazionali del Priore di Barbiana, provenienti da dieci atenei, in programma giovedì 24 e venerdì 25 maggio a Matera (nella sala convegni dell’Istituto “S. Anna”, dalle ore 9).

Il convegno nazionale di studi "Don Milani e noi. L'eredità e le sfide d'oggi" - organizzato dall'Università della Basilicata in collaborazione con l'Associazione pedagogica italiana (Aspei) e l'Istituto superiore di studi religiosi, facoltà di Teologia, di Matera e Potenza - prevede due giornate di approfondimento e di dibattito in diversi settori disciplinari e di attività nei quali è risultata più significativa l’influenza delle intuizioni e delle istanze di rinnovamento sviluppate da don Milani su temi cruciali di natura politico-culturale, pedagogica e religiosa attraverso gli scritti e l’esperienza pastorale ed educativa. Nel corso del convegno, oltre alle relazioni svolte dagli specialisti provenienti da diverse Università italiane, saranno presentate le testimonianze di allievi della Scuola di Barbiana e proiettati documenti filmati inediti sulla vita e l’attività di don Lorenzo e dei suoi ragazzi. Il Comitato scientifico, coordinato dal docente dell’Unibas, Emilio Lastrucci, pubblicherà poi gli atti del convegno, con il contributo finanziario della fondazione Carical.

Il panorama delle relazioni e delle testimonianze che si susseguiranno nel corso del convegno ha come obiettivo quello di mostrare come la lezione di don Milani abbia gradualmente attecchito nei diversi contesti della cultura e dell’attività intellettuale, imprimendo impulsi determinanti al dibattito politico-culturale, di estrema attualità nella società odierna, costituendo un punto di riferimento per riflettere e identificare strategie e viatici necessari a risolvere le sfide che la società contemporanea e chiamata ad affrontare. Giovedì 24 maggio (dalle ore 9), è prevista la prima delle quattro sessioni, sul tema “La testimonianza di Don Milani attraverso la biografia e le opere”: si prosegue nel pomeriggio (dalle ore 15) con "Don Milani e noi. Evoluzione e contraddizioni della scuola italiana”. Venerdì 25 maggio, alle ore 9, si parlerà di “Don Milani e gli ultimi: modello educativo milaniano e processi d’inclusione ed esclusione”; alle ore 15 si svolgerà la quarta e ultima sessione dal titolo "L'internazionalismo di Don Milani tra globalizzazione, migrazioni e scambi internazionali. Nuove opportunità o tradimento?".

“La battaglia civile condotta dal Priore di Barbiana – ha evidenziato Lastrucci, pedagogista e presidente nazionale dell’Associazione pedagogica italiana - ha descritto nell’arco di mezzo secolo una parabola ascendente che origina dagli effetti dirompenti che ebbe negli ultimi anni della sua vita e immediatamente dopo la morte, battaglia per la quale don Milani pagò l’amaro prezzo dell’emarginazione da parte delle gerarchie ecclesiastiche e delle vicende giudiziarie che condussero alla sua condanna postuma, ed esita nell’unanime riconoscimento del mondo religioso quanto delle istituzioni pubbliche del contributo che la sua incisiva polemica ha avuto nei processi di rinnovamento della chiesa e dello stato nei decenni che ci separano dalla sua morte. Tale battaglia era fondata essenzialmente sui principi dell’impegno civile e della responsabilità delle nuove generazioni, contrapposti al clima di irregimentazione e sottomissione alle idee dominanti e allo status quo che, in ossequio del presupposto dell’obbedienza, caratterizzava la formazione dei giovani in quegli anni. Lo slogan, che don Milani mutuò dai movimenti pacifisti nordamericani degli anni ’60, campeggiò quale motto sulla parete all’ingresso della scuola di Barbiana; esso costituisce uno degli elementi-cardine delle argomentazioni sviluppate dallo stesso nella lettera ai giudici (1965), che compone, insieme a quella ai cappellani militari, lo scritto L’obbedienza non è più una virtù. Una tale espressione di volontà di engagément, di ‘sporcarsi le mani’, nell’accezione più nobile di questa espressione, e di pubblica assunzione di responsabilità, nel momento attuale, in una fase in cui, cioè, l’impegno politico delle generazioni emergenti richiede di essere decisamente promosso e stimolato, assume nuova pregnanza e il motto milaniano merita perciò di essere con il massimo vigore rilanciato”.

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