Bochicchio: "Giovani e Basilicata, il lavoro è il futuro"

 

"Come diceva un grande pensatore del passato, 'l'umanità non si propone se non quei problemi che può risolvere, perché, a considerare le cose da vicino, si trova sempre che il problema sorge solo quando le condizioni materiali della sua soluzione esistono già o almeno sono in formazione'. Utilizziamo questo appunto per affrontare il tema delle pensioni, alla luce dell'allarme lanciato dal presidente dell'Inps rispetto alle prospettive previdenziali delle nuove generazioni e, in particolare, dei Millennials, che rischiano di arrivare alla pensione a un'età sempre più avanzata, anche oltre i settant'anni secondo alcune proiezioni, con trattamenti che potrebbero non essere sufficienti a garantire una vita dignitosa. Non si tratta, naturalmente, di una previsione certa per ogni singolo lavoratore, ma dell'effetto che potrebbero produrre nel tempo carriere discontinue, salari insufficienti e una contribuzione debole. Lo stesso presidente dell'Inps ha sottolineato la necessità di puntare su maggiore occupazione giovanile e femminile, carriere meno discontinue, produttività e salari adeguati, perché è innanzitutto dalla qualità e dalla continuità del lavoro che dipende la possibilità di costruire nel tempo una pensione dignitosa. Ma, come si dice in questi casi, questa sarebbe la situazione se tutto restasse come è oggi. Il che sarebbe socialmente disastroso, ma lo sarebbe anche politicamente, perché rappresenterebbe un altro fallimento della classe dirigente, che non avrebbe saputo individuare per tempo le soluzioni adeguate. E in Basilicata tali effetti rischiano di essere ancora più pesanti, in un contesto caratterizzato dallo spopolamento delle nostre aree interne, dall'emigrazione giovanile e da livelli di occupazione ancora insufficienti, oltre che da carriere lavorative spesso intermittenti e da retribuzioni che non consentono di costruire una adeguata posizione previdenziale".

Lo dichiara il capogruppo socialista in Consiglio regionale, Antonio Bochicchio, che così prosegue: "Tuttavia, delle soluzioni e delle strade percorribili esistono e occorre uscire da scelte comode e conservative, rompere certe abitudini e certi schemi di potere, che possono creare dipendenze e clientele ma non garantiscono lavoro stabile, e puntare invece su occasioni e opportunità capaci di infrangere un circolo vizioso che, economicamente e socialmente, rischia di non consentirci di reggere alle prossime sfide". 

"Lo stesso presidente dell'Inps - precisa il Consigliere - ha indicato con chiarezza la necessità di rafforzare la base occupazionale, con particolare attenzione ai giovani e alle donne, e di garantire lavoro stabile, carriere continue e salari adeguati, perché è innanzitutto dalla qualità e dalla continuità del lavoro che dipende la capacità dei lavoratori di costruire nel tempo una pensione dignitosa. Su questo anche in Basilicata non si sta facendo abbastanza. L'emigrazione giovanile, lo spopolamento dei nostri borghi e la difficoltà di costruire percorsi lavorativi stabili dimostrano che bisogna imprimere una svolta e bisogna farlo subito. Del resto, anche le analisi sul sistema italiano indicano una direzione precisa, aumentare l'occupazione almeno del 2 per cento, portando il numero degli occupati a 25,5 milioni, e migliorare la produttività. Anche con questo incremento, secondo l'analisi, resteremmo comunque ultimi in Europa per tasso di occupazione. È quindi evidente quanto sia urgente intervenire sulla quantità e sulla qualità del lavoro". 

"Se non si farà abbastanza per aumentare l'occupazione e migliorare la qualità del lavoro - evidenzia Bochicchio - il rischio è quello di dover intervenire in futuro soprattutto sugli effetti del problema, anziché sulle sue cause. E allora, oltre all'eventuale ulteriore innalzamento dell'età effettiva di accesso alla pensione, si rischierebbe di riproporre le consuete soluzioni tecniche e finanziarie, che possono servire a contenere gli squilibri nel breve periodo ma non risolvono il problema alla radice. Si potrà intervenire sui requisiti di accesso pensionistico, limitare ulteriormente le possibilità di pensionamento anticipato, modificare alcune prestazioni o intervenire sulla spesa assistenziale e sulle diverse forme di sostegno previste dal sistema. Sono tutte misure che possono essere valutate, quando necessarie, nell'ambito dell'equilibrio complessivo dei conti pubblici e della sostenibilità del sistema, ma che da sole non possono rappresentare una strategia di sviluppo. Soprattutto, non possono diventare il modo attraverso cui la politica rinuncia ad affrontare il problema fondamentale, creare le condizioni perché ci siano più persone occupate, con lavori regolari, stabili e adeguatamente retribuiti".

"L'unica vera strada strutturale -continua il Consigliere - è quindi aumentare l'occupazione e migliorare la produttività. Più occupati significano una base contributiva più ampia, salari più alti e carriere meno discontinue significano, per i lavoratori, una maggiore capacità di costruire nel tempo una pensione adeguata. È questa la direzione nella quale bisogna muoversi se vogliamo rendere sostenibile il sistema previdenziale e, soprattutto, garantire alle future generazioni non soltanto il diritto ad andare in pensione, ma la possibilità di arrivarci con un trattamento che consenta una vita dignitosa. Tutto il resto rischia di essere soltanto un insieme di tamponi contabili e misure conservative che possono attenuare temporaneamente gli squilibri, ma che, se utilizzate come unica risposta, non migliorano la qualità della vita delle persone e possono anzi incidere negativamente sulle loro condizioni, spostando semplicemente il problema nel tempo. La vera sfida, dunque, non è soltanto decidere quando mandare in pensione le persone, ma creare le condizioni economiche e occupazionali perché possano arrivarci dopo una vita lavorativa adeguata e con una pensione altrettanto giusta".

"Per questo - conclude Bochicchio - occorre fare di più per i giovani lucani e per questo territorio, che dovrà anche rivedere le proprie vocazioni e costruire nuove opportunità di sviluppo, senza accettare passivamente un presente che non basta più ad accompagnarci verso un futuro fatto di grandi cambiamenti. Perché la questione delle pensioni, prima ancora che un problema previdenziale, è un problema di lavoro, di sviluppo e di futuro. E se vogliamo agganciarlo, dobbiamo intervenire sulle condizioni che lo determinano, non limitarci a gestirne le conseguenze".

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