Alessandra Ponente presenta Riavuli, il primo album tra folk e tradizione



S'intitola Riavuli, il primo album in lingua siciliana di Alessandra Ponente, cantautrice e attrice palermitana la cui ricerca sonora si muove tra new folk, world music e canzone d’autore. Il disco raccoglie un percorso di scrittura e trasformazione sviluppatosi nel corso di diversi anni: dall’EP omonimo pubblicato nel 2022 alle più recenti canzoni Occhi e Ammucciati. 

Le tracce nate nella prima fase del progetto sono state nuovamente registrate e mixate da Riccardo Piparo presso Cantieri 51, acquisendo un respiro diverso e restituendo la maturazione artistica e personale della cantautrice. Ad accompagnare la pubblicazione dell’album è Nuvuli Bianchi, scelta come focus track e proposta in una nuova veste. Già semifinalista a Musicultura e finalista al Premio Pierangelo Bertoli, la canzone tiene insieme malinconia e speranza, fragilità e desiderio di andare oltre, aprendo il new folk di Ponente a una sensibilità pop senza rinunciare alla centralità della lingua siciliana.

L’identità visiva di RIAVULI accompagna l’universo musicale del disco e ne traduce in immagini il dialogo fra radice e presente. La grafica e l’artwork sono firmati da Martina Ponente, mentre il VideoArt Project è curato da Manfredi Flaccovio. 
Palermo rimane presente nell’immaginario del progetto senza diventare una cartolina: la tradizione è riconoscibile senza trasformarsi in nostalgia e il siciliano conserva pienamente la propria identità senza diventare un confine. I testi di RIAVULI sono firmati da Alessandra Ponente, mentre le musiche sono di Alessandra Ponente e Gaetano Mirabella. 

Alle registrazioni del disco, oltre ad Alessandra Ponente alla voce e Gaetano Mirabella alla chitarra, hanno partecipato anche Virgina Maiorana, fisarmonica, Chicco Bologna e Giovanni Parrinello percussioni, Moreno Morreale al Bouzuchi, Angus Alberto Anguzza tromba, Diego Tarantino contrabbasso.


In Parrami Rumani racconti una verità sentimentale che si continua a rimandare. Che cosa ti interessava esplorare di quell’attesa?

Mi interessava esplorare fino a che punto possa spingersi un sentimento, quanto si possa desiderare che l’altra persona cambi idea e quanto si possa rimanere aggrappati alla speranza di riuscire a riaccendere qualcosa che, forse, non esiste più. Forse, però, quell’attesa non riguarda soltanto il desiderio che l’altro torni ad amarti. È anche la paura di affrontare ciò che verrà, il tentativo di rimandare il dolore e di non accettare la fine di una storia che, in fondo, è già finita.

Ammucciati parla di un amore nascosto. Da dove è arrivata l’idea della promessa di ritrovarsi fra vent’anni?

La promessa di ritrovarsi fra vent’anni nasce proprio da una storia nascosta, in cui il presente sembra non lasciare spazio a un futuro. Non per mancanza di sentimento, ma per una serie di circostanze che impediscono ai due amanti di vivere liberamente il proprio amore. Per questo si incontrano nei sogni, l’unico luogo in cui possono amarsi senza doversi nascondere. I vent’anni diventano così il simbolo di una speranza: quella che, un giorno, tutto possa cambiare e che loro possano finalmente essere liberi di amarsi.

In Occhi desiderio e separazione convivono nella stessa notte. Come hai costruito il racconto di quell’incontro?

Mi è capitato di guardare una persona negli occhi e avere la sensazione di comprenderla profondamente, pur senza conoscerla davvero. Come se le parole perdessero ogni importanza e bastasse l’intensità di uno sguardo per riconoscersi. Da questa sensazione è nata la canzone, dall’idea che a volte basti un giorno, una notte o persino dieci minuti per vivere qualcosa di intenso e autentico.
Da qui nasce anche la metafora dell’ultimo tango: balliamolo insieme, sapendo che forse non ci rivedremo mai più, ma con la consapevolezza che anche un incontro breve può lasciare qualcosa di profondo.

Comu ciù ricu o mari affida al mare una confessione difficile. Che cosa rappresenta il mare nella tua scrittura?

Definisco il mare il mio migliore amico. Sento con lui un legame profondo e mi ritrovo spesso a confidargli tutto, sia quando sono fisicamente davanti a lui sia attraverso la scrittura, come accade in questa canzone. Il mare mi ascolta, mi capisce e conosce anche ciò che cerco di nascondere. In fondo, è come se sapesse già tutto di me.

Quando scrivi d’amore, come scegli ciò che vuoi raccontare apertamente e ciò che preferisci lasciare intuire?

Per me l’amore è difficile da nascondere. Quando scrivo, tendo a raccontare apertamente ciò che provo, senza sentire troppo il bisogno di filtrare le emozioni. Credo, però, che l’intuizione appartenga soprattutto a chi ascolta le mie canzoni. Ognuno è libero di riconoscersi in una storia, di attribuirle un significato personale o di ritrovarvi qualcosa della propria vita. Ed è proprio questo che rende una canzone capace di andare oltre chi l’ha scritta.

Ti è capitato di capire un tuo sentimento soltanto dopo averlo trasformato in una canzone?

Almeno finora, non mi è mai capitato di comprendere un sentimento soltanto dopo averlo trasformato in una canzone. Tutto ciò che scrivo nasce da qualcosa che provo realmente, da un'emozione di cui sono già consapevole. Scrivo proprio perché sento il bisogno di esprimere quel sentimento, di dargli voce attraverso le parole e la musica. La scrittura, per me, non è tanto un modo per scoprire ciò che provo, quanto un modo per dare forma a qualcosa che sento già dentro di me.

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