Visualizzazione post con etichetta Ambiente. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ambiente. Mostra tutti i post

venerdì 16 novembre 2018

Alberi per il futuro, i volontari del M5S metteranno a dimora nuovi alberi nel Comune di Melfi


MELFI (PZ) - Domenica 18 Novembre dalle ore 11.00 alle 13.00, presso la Villetta San Giustino de Jacobis di Melfi in occasione della giornata mondiale dell'albero, si terrà l'iniziativa "Alberi per il Futuro".

I Volontari del Movimento 5 Stelle di Melfi ed i cittadini, che vorranno partecipare, mettanno a dimora nuovi alberi.

L’iniziativa “Alberi per il Futuro” è giunta al quarto anno consecutivo ed è organizzata dal Movimento 5 Stelle in collaborazione con l’associazione Gianroberto Casaleggio.

«Nel 2050 la popolazione mondiale che vivrà in centri urbani supererà i due terzi del totale. Due miliardi e mezzo di persone in più rispetto a oggi. Quindi le nostre vite saranno sempre di più profondamente influenzate dai centri in cui vivremo. – dice Davide Casaleggio - Tutti noi in quanto cittadini del mondo, abbiamo una missione: trasformare le nostre città da deserti di asfalto e di cemento in foreste urbane. Se vogliamo che il mondo abbia un futuro, dobbiamo lavorare affinché le città abbiano al loro interno alberi in ogni spazio disponibile. Badate bene: non si tratta di una questione di mero arredo urbano, o di bellezza.»

Mettere a dimora alberi e arbusti in aree urbane creando future fasce boscate è una delle opere di mitigazione ambientale necessarie per combattere i cambiamenti climatici. Ogni albero, una volta diventato adulto produce ossigeno per quasi tre esseri umani.

Gli alberi modificano positivamente l’ambiente in cui viviamo moderando il clima, migliorando la qualità dell’aria, riducendo il deflusso delle acque piovane e ospitando la fauna selvatica. Così Angela Bisogno, Consigliere comunale di Melfi Gruppo Consiliare Movimento 5 Stelle.

giovedì 15 novembre 2018

Oltre l'80% della superficie agricola europea contiene pesticidi


Uno o più tipi di pesticidi sono stati rilevati in oltre l'80% dei terreni agricoli europei, secondo uno studio dell'Università di Wageningen nei Paesi Bassi, pubblicato mercoledì sulla rivista scientifica Science of the Total Environment. Gli scienziati hanno esaminato la presenza di 76 composizioni di pesticidi su terreni agricoli in undici paesi europei. Il team di ricerca ha analizzato campioni provenienti dallo strato superiore di 317 terreni agricoli europei, dove vengono coltivate diverse colture come patate, grano, mais e verdure, oltre ai vigneti. Hanno effettuato test in undici paesi europei: Portogallo, Regno Unito, Danimarca, Italia, Grecia, Spagna, Ungheria, Polonia, Paesi Bassi, Francia e Germania. Questi paesi sono stati selezionati perché hanno il maggior numero di terreni agricoli e utilizzano il più alto numero di pesticidi in agricoltura. I pesticidi più comunemente rilevati sono il glifosato e il suo composto chimico, l'acido amminometilfosfonico (AMPA) - vietato in Europa da decenni - e i pesticidi chimici boscalid, epoxiconazolo e tebuconazolo. Il maggior numero di pesticidi trovati nel suolo era di 2,87 milligrammi per chilogrammo di suolo. "Come abbiamo rilevato più di un residuo di pesticidi nel 58% dei campioni, si può affermare che la presenza di diversi pesticidi nel suolo è la regola piuttosto che l'eccezione", spiega la professoressa Violette Geissen del gruppo di ricerca Soil Physics and Land Management. Secondo i ricercatori, non è ancora chiaro quali effetti hanno le sostanze sugli organismi del suolo. L'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha già studiato gli effetti dei residui di pesticidi, ma non si sa nulla degli effetti delle miscele. Il gruppo di ricerca sta sostenendo la legislazione UE sulle soglie e gli standard di qualità per i pesticidi nel suolo, sia per un qualche tipo di pesticida sia per i composti che mettono in pericolo organismi del suolo essenziali. "In primo luogo, gli effetti di ciascuna miscela di pesticidi e pesticidi devono essere accuratamente testati prima di poter sviluppare norme adeguate per la protezione del suolo", hanno concluso i ricercatori. Per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, il solo fatto che si trovino ancora prodotti alimentari messi in commercio sul mercato unico che presentano quantità di pesticidi oltre i limiti di legge deve far riflettere perché evidentemente gli sforzi fatti a partire dalla tracciabilità dei beni non sono ancora serviti, mentre tanti altri devono essere fatti per obbligare l'UE ad abbassare ulteriormente le soglie legali sulle dosi di prodotti e sostanze chimiche.

mercoledì 14 novembre 2018

Mattia (M5S): "Dissesto idrogeologico, Costa commissaria Pittella"


POTENZA - E' sempre più alta l'attenzione del Governo nazionale nei riguardi della Basilicata. Nell’ultima seduta dell’8 novembre scorso il Consiglio dei ministri, pur tra mille emergenze nazionali, ha deliberato la sostituzione del governatore Marcello Pittella da Commissario per gli interventi contro il dissesto idrogeologico della regione.

La scelta è stata fatta perché Pittella è sospeso dalla carica di presidente della Regione ai sensi della legge Severino, in quanto sottoposto a misura cautelare per l'inchiesta giudiziaria sulla sanità lucana.

Tale situazione avrebbe potuto costituire un pregiudizio per la sicurezza e per la popolazione in quanto, in ipotesi di eventi franosi o alluvionali purtroppo di estrema attualità, l’incapacità giuridica del presidente avrebbe potuto paralizzare ogni intervento.

Il Governo ha pazientemente atteso che ci fosse un atto di responsabilità da parte di Pittella. Ma tale atto non è arrivato e non arriverà mai visto che sono trascorsi oltre 120 giorni dai noti fatti giudiziari. Pittella, non dimettendosi, ha dimostrato, per l’ennesima volta, di non avere la minima attenzione per le esigenze dei lucani né di avere a cuore la nostra sicurezza. Di fronte a questo atto di palese irresponsabilità (verrebbe quasi da dire di incoscienza giuridica e politica), a preoccuparsi della tutela dei lucani è stato unicamente il Governo, ed in particolare il ministro dell’Ambiente Sergio Costa in rappresentanza del M5S.

Il Generale Costa, acquisiti i pareri dei suoi uffici, di fronte a tanto menefreghismo e nel più assoluto rispetto delle regole di legge, si è visto costretto ad applicare le norme vigenti che prevedono che “in ipotesi di dimissioni o di impedimento del presidente della Regione, il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell’Ambiente, sentito il ministro delle Infrastrutture, nomina un commissario ad acta, al quale spettano i poteri indicati nel presente articolo fino all’insediamento del nuovo presidente della Regione o alla cessazione della causa di impedimento”.

Ha così avanzato motivata proposta di nomina di commissario ad acta ed il Consiglio dei ministri, all’unanimità e tenuto conto dell’urgenza, ha deliberato in conformità.

Nel rispetto degli attuali equilibri politici e per rispetto della rappresentanza politica del territorio, commissario ad acta è stato nominato il presidente della Regione Basilicata facente funzioni Franconi (che, a ben vedere, oltre a non aver dimostrato la benchè minima capacità amministrativa, non rappresenta alcun lucano non essendo mai stata votata da nessuno di noi).

In pratica Costa è stato costretto a commissariare Pittella nell’esercizio delle predette funzioni. Tale atto ha una sostanza ben evidente. Il Governo dimostra molta più attenzione per i lucani di quanto non dimostri Pittella. Eppure Pittella avrebbe l’obbligo di curare gli interessi delle persone che lo hanno votato sicuramente non rendendosi conto di affidare le proprie sorti in pessime mani. Probabilmente la Regione Basilicata è impegnata a difendere l’indifendibile invece di occuparsi dello sfascio istituzionale prodotto.

E’ impegnata a difendere i vertici della sanità lucana non revocati e non sanzionati, nonostante la vergogna nazionale degli arresti e dell'inchiesta. E’ impegnato a difendere i vertici dell’Ente parco nazionale della Val D’Agri, di cui ho scritto nei giorni scorsi, e (per quanto si legge sui quotidiani locali) invece di dare sostegno all’iniziativa meritoria del ministero dell’Ambiente di adottare un doveroso atto di commissariamento del Parco, avalla questi signori a spada tratta addirittura permettendosi di diffidare il ministero.

La verità è che questa classe politica regionale ha superato il limite della decenza. Pur di fronte ad ipotesi oggettivamente gravissime non si registra nessun atto di dignità personale e politica, nessun comportamento di rispetto nei confronti dei cittadini.

In un altro contesto socio-politico chiunque, partendo dal presidente della Regione ai vertici della sanità per arrivare ai vertici dell’Ente parco della Val d’Agri, si sarebbe dimesso. Ma da noi queste qualità, dopo tanti anni di malgoverno del centrosinistra, non esistono e non sarà semplice ricostruire un tessuto di comportamenti e etica positivi.

Pubblicamente ringrazio il ministro Costa delle premure che dimostra nei confronti della nostra terra e ringrazio ancora di più il Movimento 5 Stelle che ha scelto queste persone per governare e cambiare l'Italia. Così in una nota Mattia Presidente (M5S).

sabato 10 novembre 2018

Raccolta differenziata: con la business intelligence pagelle di fine anno per gli utenti ricicloni


MATERA - “Innova” la start up informatica materana nata per rispondere progetti e richieste, del CGS (Centro Geodesia Spaziale costruito) costruito nella città dei “sassi”, ha presentato in questi giorni a “Ecomondo”, le nuove funzionalità integrate nel suo sistema di gestione della raccolta differenziata e porta a porta dei rifiuti su cloud: “Innovambiente”.

Grazie all’adozione di software di business intelligence, associati anche a un nuove funzionalità di back office, “Innovambiente” analizza e selezione i big data raccolti in ogni momento del ciclo di raccolta e offre a gestori e amministrazioni locali analisi statistiche e analisi previsionali, in grado di migliora costantemente qualità, efficienza, economicità del servizio.

Il sistema è anche in grado di monitorare e premiare i comportamenti virtuosi degli utenti. Chi consegna rifiuti speciali al centro di raccolta, rispetta il calendario di raccolta, prenota il rituro di rifiuti ingombranti o segnala problemi al gestore, è premiato da punteggi che compongono una sorta di “pagella” di fine anno. L’amministrazione locale e il gestore possono quindi premiare tali comportamenti, con una riduzione della tariffe. Processo avviato, per esempio a inizio di quest’anno nel comune di Bitetto (BA). Il 31 dicembre gli utenti più attenti e “ricicloni”, si troveranno così nella cassetta delle lettere la prima fattura del 2019 più leggera rispetto al passato.

Del resto, grazie all’adozione da parte del gestore territoriale Navita del sistema “Innovambiente” nel comune pugliese, negli ultimi due anni si è passati dal 12%, di raccolta differenziata al 79%. Ciò ha creato una riduzione dell'ecotassa regionale passata da 25,82 euro per tonnellata del 2015 a 5,17 euro per tonnellata nel 2017. E dallo smaltimento di rifiuti selezionati il comune ha incassato, nel 2017 73.890,40 euro. Il tutto accompagnato da una prima riduzione per le fatture pagata dagli utenti.

Il sistema cloud “Innovambiente” garantisce, inoltre, censimento delle utenze, zonazione e caricamento delle anagrafiche aggiornate, consegna dei kit, raccolta puntuale con identificazione dell’utente e della frazione conferita con tecnologia RFID, raccolta on demand, controllo in tempo reale di centri di raccolta e flotta veicolare. Tutti i cittadini, inoltre, grazie all’App interattiva gratuita e compatibile iOS e Android e al sistema di back-office associato, verificano liberamente il calendario di raccolta, la guida ai conferimenti, il dizionario dei rifiuti o prenotano un ritiro di rifiuti speciali o di grandi dimensioni o un ritiro in sistemi di raccolta nelle case sparse di tipo on-demand o, infine, inviano segnalazioni al gestore e al comune. Servizi necessari in vista dell’adozione del nuovo concetto di “tariffazione puntuale” da adottare per legge in tutta Italia entro il 2019. Cioè paghi solo per la quantità di rifiuti realmente conferita e non più una tassa già predefinita delle amministrazioni locali e regionali.

giovedì 8 novembre 2018

Italia che frana, Pedicini (M5S): "Banca dati europea per mitigare rischi e salvare vite umane”

Franosa e pericolosa. L’Italia è il paese più a rischio d’Europa: nella nostra penisola, secondo il rapporto 2018 dell’Ispra, 7.275 comuni (91% del totale) sono a rischio per frane e/o alluvioni; il 16,6% del territorio nazionale è classificato a maggiore pericolosità; 1,28 milioni di abitanti sono a rischio frane e oltre 6 milioni di abitanti a rischio alluvioni. Delle circa 900.000 frane censite nelle banche dati dei paesi europei, 614.000 (quasi i 2/3) sono contenute nell’inventario dei fenomeni franosi in Italia (progetto IFFI) realizzato dall’Istituto superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale e dalle Regioni e Province Autonome. “Questi fenomeni franosi incombono sulle popolazioni europee in termini di potenziale perdita di vite umane, tessuto sociale e produttivo dei territori colpiti e nonostante siano una componente determinante – scrive l’eurodeputato del M5S Piernicola Pedicini - nell’interrogazione alla Commissione europea - tanto quanto le alluvioni nell’ambito del rischio idrogeologico, il diritto europeo contempla ad oggi solo la direttiva 2007/60/CE ma non c’è a livello comunitario, uno strumento unico per istituire un quadro per valutare e gestire le frane per ridurre le conseguenze negative per le vite umane, l’ambiente, il patrimonio culturale e le attività economiche all’interno della Comunità”. Il coordinatore M5S della Commissione ambiente e sanità al Parlamento Europeo chiede “una direttiva armonizzata per poter creare una banca dati europea per censire e valutare con un criterio omogeneo le cause, spesso di origine antropica, e le buone pratiche per le mitigazione del rischio negli stati membri”.

'Fermare i cambiamenti climatici': evento al Parlamento Europeo con Pedicini (M5S)


BRUXELLES - "I cambiamenti climatici e l'inquinamento atmosferico ci uccidono. I tragici eventi degli ultimi giorni e le ultime evidenze scientifiche ne sono l'ennesima conferma. Abbiamo l'ultima possibilità per cambiare rotta. Questa deve essere la madre di tutte le battaglie per tutelare la salute dei cittadini europei. Ecco perché abbiamo organizzato al Parlamento europeo un evento e fare il punto sulle misure che l'Unione europea deve mettere in campo. Non è più possibile perdere tempo", così l'europarlamentare del Movimento 5 Stelle Piernicola Pedicini organizzatore dell'evento "Cambiare il clima per la nostra salute" che si terrà giovedì 8 novembre al Parlamento europeo di Bruxelles alle ore 10.

"Sono necessarie misure urgenti per raggiungere zero emissioni entro il 2050 e per ridurre almeno del 55% entro il 2030 l'anidride carbonica che abbiamo emesso nell'atmosfera. Bisogna innanzitutto eliminare i sussidi ai combustibili fossili e passare a energie rinnovabili, andare verso l'efficienza energetica, riforestare e implementare il riciclo dei rifiuti", conclude Pedicini.

lunedì 5 novembre 2018

Maltempo, Salvini: "250 milioni per il dissesto in Veneto". Polemiche su sorriso in foto


BELLUNO - "Non porto solo solidarietà, siamo cercando i soldi in cassetti e cassettini, 250 milioni di euro sono già pronti per tutte le comunità colpite, da Nord a Sud, e continueremo a cercare altri fondi". Così il ministro dell'Interno Matteo Salvini, parlando dei danni provocati dal maltempo, nel corso della conferenza stampa al Centro Coordinamento Soccorsi dell'aeroporto di Belluno.

"In settimana un Consiglio dei ministri con all'ordine del giorno primi interventi rapidi e concreti" per le zone colpite dal maltempo.

"Tuta della Protezione Civile e si parte direzione Belluno, per visitare le zone colpite da frane e alluvioni e portare i primi aiuti concreti del Governo. Buona domenica Amici, chi si ferma è perduto", ha scritto su Twitter il ministro che ha sorvolato in elicottero le zone del Bellunese colpite dal maltempo. E non sono mancate le polemiche per il sorriso a 32 denti mostrato da Salvini sul tweet.

mercoledì 31 ottobre 2018

Roghi tossici nella Terra dei Fuochi, Pedicini (M5S): “Capire responsabilità e fermare disastro ambientale”


POTENZA - Una nuova interrogazione alla Commissione europea sul fenomeno dei roghi tossici nella Terra dei Fuochi in Campania. E’ stata presentata ieri dall’eurodeputato del M5S Piernicola Pedicini alla luce dell’ennesimo spaventoso incendio avvenuto lo scorso 26 ottobre a Marcianise nel capannone di una società che gestisce un impianto di smaltimento di rifiuti pericolosi. “Un impianto – scrive Pedicini - sotto sequestro perché dichiarato fuorilegge sia dal sindaco che dalla magistratura. Per giorni i fumi nocivi hanno investito i cittadini tanto da spingere l’Azienda Sanitaria locale a delimitare una zona rossa, circoscritta all'area in cui insiste il capannone incendiato”. “L’azienda proprietaria avrebbe dovuto rimuovere quanto prima i rifiuti presenti, ma il procedimento non è stato concluso nei tempi previsti e, dalle dichiarazioni del primo cittadino di Marcianise, parrebbe che le responsabilità della rimozione dei rifiuti sia da attribuirsi anche all’ente Regione Campania”. Vista la frequenza esponenziale degli incidenti dolosi soprattutto in Campania, segnalate anche da precedenti interrogazioni, l’eurodeputato del M5S ha chiesto alla Commissione europea se “la Regione Campania stia gestendo il ciclo dei rifiuti in osservanza della direttiva 2008/98/CE che stabilisce il quadro normativo per il trattamento dei rifiuti nell’Unione Europea e l'obbligo di trattare i rifiuti per evitare impatti negativi sull'ambiente e sulla salute umana”. Il coordinatore M5S della Commissione ambiente e sanità chiede di “dover introdurre requisiti di maggior controllo nei siti di trattamento e stoccaggio rifiuti per disincentivare azioni di tipo doloso come spesso sta accadendo in Campania”. “Abbiamo bisogno di conoscere – insiste Piernicola Pedicini- l’esatta tracciabilità dei rifiuti per poter creare finalmente una banca dati e si deve punire chi genera questi disastri ambientali in maniera dolosa”.
Così in una nota Piernicola Pedicini, eurodeputato M5S.

A Sorrento l’assegnazione del Premio Verde Ambiente 2018


SORRENTO - Dopo i successi delle prime sette edizioni, Vas-Verdi Ambiente e Società onlus, la storica associazione ambientalista guidata da Guido Pollice, ex-senatore e fondatore di Green Cross Italia, organizza a Sorrento per domenica 4 novembre presso la Sala Consiliare del Comune di P.zza San Antonino 1, la cerimonia di premiazione del "Premio Internazionale di Ecologia Verde Ambiente 2018", l'importante riconoscimento internazionale giunto quest’anno alla sua ottava edizione.

I premiati, selezionati dalla giuria composta, oltre che dal Presidente di Vas Guido Pollice, da Giorgio Nebbia, Antonio Esposito, Rosario Fiorentino e Maurizio Paffetti, di questa edizione sono:

Branchesi Marica, astrofisica - Cuomo Francesco, saggista e blogger ambientalista campano - D'Esposito Claudio, attivista del Wwf in penisola sorrentina
De Petris Loredana, senatrice - Di Matteo Antonino, procuratore nazionale antimafia - Don Virginio Colmegna, casa della carità di Milano
Iacona Riccardo, giornalista - Loccioni Enrico, imprenditore - Lucano Mimmo, sindaco di Riace - Piras Massimo, coordinatore "Legge rifiuti zero"
Polentes Giovanni Battista, imprenditore - Purgatori Andrea, giornalista e presidente Greenpeace - Tawfik Elsayed, migrante egiziano

Le menzioni speciali andranno a dodici soci di Vas che in questi anni hanno scritto, in giro per l’Italia, alcune pagine di storia dell’Associazione: Boccia Giuseppe, Bosi Rodolfo, Calicchia Valentina, Capogna Simona, Di Gioia Mimmo, Ferraro Ermete, Giacobazzi Paolo, Lamonica Nicola, Piras Dino, Rizzo Alfio, Tizzano Carla e Tusino Francesco.

All'inizio della cerimonia porteranno i propri saluti ai premiati e ai partecipanti, il Presidente di Vas, Guido Pollice, l' ex Presidente della II Sez. penale della suprema Corte di Cassazione Antonio Esposito, l' avvocato e Vice Presidente di VasDaniele Granara, il responsabile Vas della Penisola Sorrentina, Rosario Fiorentino.

Il commento del Presidente di VAS Guido Pollice.

"Particolarmente significativa la VIII edizione del Premio internazionale di Ecologia sia per la scelta dei premiati che per i contenuti delle motivazioni", - ha dichiarato il Presidente sen. Guido Pollice, - "la rivista Verde Ambiente e l'associazione Vas Onlus (Verdi Ambiente & Società) in tutti questi anni hanno saputo coniugare ambiente e società, profondamente correlate come non abbiamo potuto constatare nel martoriato quadro dell'ambientalismo e nella deriva della politica italiana".

martedì 30 ottobre 2018

Ambiente: l'inquinamento atmosferico causa 518.700 morti premature in Europa


LECCE - L'esposizione prolungata all'inquinamento atmosferico ha causato la morte prematura di 518.700 persone in 41 paesi in Europa nel 2015, una cifra leggermente inferiore rispetto all'anno precedente (1.770 morti in meno), secondo il rapporto annuale sulla qualità dell'aria condotto dall'Agenzia europea dell'ambiente (AEA). Di questi, 483.400 si sono verificati nei 28 paesi dell'Unione europea (UE); in Italia ammontano a 32.000. Il problema più grande continua a concentrarsi sulle particelle sospese (PM di 10 e 2,5 micron), che hanno causato 422.000 di questi decessi, l'81% del totale. Il resto è dovuto alle elevate concentrazioni di biossido di azoto (NO2) e ozono (O3), che hanno causato rispettivamente 79.000 e 17.700 morti premature. Il rapporto include dati provenienti da oltre 2.500 stazioni di misurazione. Sebbene le variazioni da un anno all'altro siano ridotte, in Europa si è registrato un decremento medio del 60% delle morti premature attribuibili a particelle di 2,5 microgrammi tra il 1990 e il 2015, il più piccolo e, quindi, il più pericoloso. L'inquinamento atmosferico continua a superare in molti luoghi i limiti fissati sia dall'UE che dall'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), che sono più severi.Il rapporto mette in guardia dagli "impatti significativi" che la salute causa di essere esposti a questi livelli di inquinanti, "specialmente nelle aree urbane". Il trasporto su strada è una delle principali fonti di inquinamento atmosferico, che contribuisce anche alle emissioni dell'agricoltura, della produzione di energia, dell'industria e delle famiglie. Circa il 74% della popolazione urbana dell'UE è stata esposta a concentrazioni di PM2,5, che superano i livelli raccomandati dall'OMS, secondo i dati del 2016, indica il rapporto. Inoltre, anche l'Istituto Max Planck per la chimica ha pubblicato un nuovo report sulla rivista Nature, in cui stima la mortalità da inquinamento dell'aria potrebbe raddoppiare entro il 2050 arrivando a interessare 6,6 milioni di persone all'anno. Gli esperti hanno combinato un modello globale di chimica atmosferica con i dati demografici e le statistiche sulla salute per stimare il contributo di diversi inquinanti, in particolare nelle polveri sottili, alla mortalità prematura. Stando ai dati, le emissioni derivanti dall'energia residenziale, ad esempio per riscaldarsi e cucinare, sono prevalenti in India e Cina e hanno l'impatto più alto a livello mondiale sulle morti premature. In molte aree degli Usa a pesare sono il traffico e la produzione di energia, mentre negli Stati Uniti orientali, Russia e Asia orientale le emissioni provenienti dall'agricoltura danno il contributo maggiore alle polveri sottili. Secondo uno studio correlato, condotto dall'università inglese di Leeds e pubblicato su Nature Geoscience, tra 400 e 1700 morti premature si sarebbero potute evitare se fossero stati ridotti in modo considerevole gli incendi legati alla deforestazione registrati nell'Amazzonia brasiliana negli ultimi anni. Gli esperti hanno unito misurazioni satellitari e terrestri a un modello di trasporto chimico per dimostrare che, nella regione, le concentrazioni di polveri sottili sono calate del 30% durante la stagione secca, proprio a seguito della riduzione degli incendi associati alla deforestazione. Mentre idati estratti dagli esperti in Europa dicono che oltre il 90% dei cittadini, è esposto a livelli di inquinamento atmosferico superiori ai limiti massimi suggeriti dall'OMS. L'inquinamento outdoor, causando malattie cardiocircolatorie, cancri ai polmoni e altre patologie, è responsabile di circa 482mila morti premature l'anno, quello degli ambienti interni di circa 117.200. Le morti premature da inquinamento atmosferico causano danni per 1.400 miliardi di dollari e un altro 10% dei costi, che porta il totale a 1.600 miliardi, viene dalle malattie. Sempre in Europa il Paese con meno danni da inquinamento atmosferico è la Norvegia (0,3%), seguita dalla Svezia (0,9%) e dalla Finlandia con lo 0,7% (in allegato in basso la sintesi dei dati per Paese e il report completo). In Italia il danno è pari al 4,7% del Pil, con 97.193 milioni di dollari (88.550 milioni di euro) e circa 32.400 morti premature all'anno. Alla luce di questi dati, osserva Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”,bisogna fare della lotta all'inquinamento atmosferico una priorità politica.

lunedì 29 ottobre 2018

Basilicata: continua il trend positivo per la raccolta differenziata di carta e cartone


POTENZA - Dopo il +12,8% del 2016 arriva il +6,4% del 2017: non si ferma la corsa della Basilicata nel campo della raccolta differenziata di carta e cartone. Secondo quanto emerge dal XXIII Rapporto Annuale di Comieco, il Consorzio Nazionale per il Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica, la regione ha recuperato nel 2017 più di 21 mila tonnellate di materiale, 1300 in più rispetto all’anno precedente. La Basilicata raggiunge così un pro capite di 36,8 chilogrammi: un dato superiore alla media del Sud Italia, ferma a 34,7 kg/ab, ma che rimane ancora lontano dal pro capite a livello nazionale, che si attesta intorno ai 54,2 chili.

Ma qual è nel dettaglio la situazione della raccolta di carta e cartone nelle province lucane? Potenza raccoglie quasi 15 mila tonnellate ed è la provincia più performante con un pro capite di 38,9 chilogrammi. Matera, però, è protagonista di un balzo del 13,3%, per un totale di circa 6.700 tonnellate di materiale recuperato.

“La costante crescita della Basilicata è un segnale incoraggiante, soprattutto in un Sud che fa fatica a ottimizzare investimenti e know-how e che ha un potenziale ancora molto alto”, afferma Carlo Montalbetti, Direttore Generale di Comieco. “Il consorzio nel 2017 ha gestito il 63,8% della quantità totale di carta e cartone raccolta nella regione, mantenendo il suo ruolo di garante del riciclo e dello sviluppo dei servizi di raccolta. L’impegno dei cittadini e delle amministrazioni nel separare e raccogliere correttamente carta e cartone si è poi tradotto in quasi un milione di euro di corrispettivi economici che Comieco ha destinato agli 85 comuni lucani convenzionati.”

La Basilicata si inserisce in un quadro di crescita della raccolta di carta e cartone che riguarda tutto il Meridione. È proprio il più 6,1% fatto registrare dal Sud Italia nel 2017 rispetto all’anno precedente a far aumentare il dato medio nazionale dell’1,6%. Ma c’è ancora parecchio lavoro da fare. Secondo Comieco infatti le tonnellate di carta e cartone in più potenzialmente intercettabili sul territorio italiano sono quasi un milione.

domenica 28 ottobre 2018

Avvistato nel Canale d'Otranto un raro esemplare di Porpita Porpita


OTRANTO (LE) - Il 19 ottobre è stato avvistato nell’Adriatico meridionale, a circa sei miglia al largo di Otranto, un esemplare di Porpita porpita, noto come il “bottone blu del mare”, una colonia planctonica che fa parte della biomassa che rappresenta la ricchezza del mare aperto. Lo rende noto l'Institute for Marine and Coastal Research of the University of Dubrovnik, sulla sua pagina Facebbok. L'Istituto da anni opera nella salvaguardia e nella diffusione della conoscenza del mare, nello specifico le caratteristiche naturali del Mare Adriatico e dell'area costiera, e in particolare nella ricerca della struttura e dei processi negli ecosistemi. Secondo gli scienziati è il primo avvistamento che avviene in maniera documentata.

Un organismo raro nel Mediterraneo, che variano tra i 0,5 ai 2 cm, di un colore blu brillante, con il corpo centrale molto simile all'iride di un occhio, dotato di tentacoli sottilissimi e ramificati che si lascia trasportare dalle correnti marine, non avendo la capacità, al pari di tutti gli altri esseri planctonici, meduse incluse, di nuotare contro corrente. Appartiene alla famiglia delle meduse, ma in realtà è un idrozoo coloniale della famiglia Porpitidae, una colonia di polipi, zooidi, che si organizzano formando una struttura rotondeggiante, chitinosa, chiamata pneumatoforo.

La straordinarietà’ dello pneumatoforo, è di esser composto da piccolissime camere d’aria collegate tra loro che incamerano e rilasciano aria in modo da poter far affondare o galleggiare l’animale. Intorno a questo disco chitinoso si possono ammirare i tentacoli blu armati di nematocisti, piccole cellule che contengono dardi urticanti. Come le sue Vellelle, le più strette parenti, anche la porpita porpita attacca le prede che stordisce con un veleno urticante. La porpita porpita, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, è tipica dei mari tropicali, ma ultimamente sempre piú presente nel Mediterraneo ed adesso anche nell'Adriatico meridionale dinanzi alle coste della Puglia. Fortunatamente il suo potere urticante è molto basso, cioé si può prendere in mano, ma facendo attenzione poi a lavarci bene le mani e a non toccarsi inavvertitamente le parti sensibili della nostra cute, come palebre, occhi, bocca.

mercoledì 24 ottobre 2018

Il Comune di Latronico premiato per la 'Banca del Riciclo' con il Cresco Award

POTENZA - Ricicli plastica e alluminio e ricevi denaro. In Italia arrivano le reverse vending machine, distributori automatici che restituiscono denaro a chi differenzia correttamente i rifiuti. Il primo impianto totalmente pubblico, quello installato dal Comune di Latronico, in provincia di Potenza, ha conquistato il premio Vending Sostenibile, assegnato da CONFIDA Associazione Italiana Distribuzione Automatica nella cornice del Cresco Award – Città Sostenibili. Oggi la cerimonia di premiazione a Rimini, in occasione dell’Assemblea di ANCI.

L’amministrazione comunale di Latronico lo scorso anno ha avviato il progetto ‘Banca del Riciclo’ installando due reverse vending machine, ovvero stazioni di conferimento che riconoscono i rifiuti correttamente differenziati e rilasciano ecopunti del valore nominale di 8 centesimi di euro, cumulabili e spendibili negli esercizi commerciali convenzionati. I distributori attivi a Latronico funzionano con plastica (PET e HDPE) e alluminio, ma il reverse vending è potenzialmente applicabile a tutti i materiali riciclabili.

“Il progetto del Comune di Latronico - commenta il direttore di CONFIDA Michele Adt – ci è subito piaciuto perché, attraverso un sistema premiante per il cittadino, promuove il riciclo di materiali (come la plastica e l’alluminio) che possono avere una seconda vita e quindi adotta una strategia sostenibile che porta alla creazione di un’economia circolare. Questa soluzione si sposa perfettamente con gli sforzi che stanno facendo le società di gestione della distribuzione automatica per offrire servizi sempre più sostenibili”.

Il reverse vending si fonda sulle nuove tecnologie smart della distribuzione automatica (tecnologie completamente italiane di cui il nostro Paese è leader a livello internazionale) e si sta progressivamente diffondendo anche nel settore privato. Accanto al distributore automatico vengono infatti installati dei compattatori di rifiuti (principalmente di plastica e alluminio) che, dialogando con il sistema di pagamento della vending machine, accreditano un importo simbolico sulle chiavette elettroniche di chi adotta un comportamento ecologico corretto e conferisce i rifiuti in maniera appropriata. Un modello virtuoso in un’ottica di sostenibilità ambientale ed economica, che Non a caso alcune società e italiane hanno scelto nei mesi recenti di dotarsi di sistemi di reverse vending.

Il Premio Vending Sostenibile, giunto alla sua seconda edizione, rientra nel progetto “Vending Sostenibile” di CONFIDA a cui lavora una specifica Commissione composta da aziende del settore della distribuzione automatica impegnate ad approfondire le tematiche della sostenibilità nella distribuzione automatica e a trovare soluzioni green. Per dare visibilità alle buone prassi in materia di sostenibilità del settore, CONFIDA ha realizzato anche il portale www.vendingsostenibile.com in cui sono raccolte oltre 40 best practice di sostenibilità nel vending.

lunedì 24 settembre 2018

Cras, WWF Basilicata: "Situazione al tracollo"

POTENZA - Dopo la sospensione dei ricoveri da parte dei Centri di Recupero Animali Selvatici di San Giuliano e  Bosco Pantano di Policoro in Provincia di Matera, anche il CRAS del Pantano di Pignola, dal 10 settembre scorso ha sopeso i ricoveri di selvatici in attesa di definizione della Convenzione con la Provincia di Potenza ormai scaduta.

In questi anni i CRAS lucani hanno recuperati centinaia di esemplari di fauna selvatica appartenenti alle specie più diverse, dalle tartarughe caretta caretta ai delfini, dai falchi grillai ai ricci, dal biancone alla gru, dal falco di palude all’albanella minore, dal nibbio reale al falco pescatore ecc., intervenendo anche chirurgicamente, con il successivo rilascio in natura, spesso in presenza di scolaresche, di esperti, appassionati e ciitadini. Determinando un positivo contributo sia al valore della conservazione della natura e alla diffusione di attività legate all’educazione ambientale.

Il WWF di Basilicata è seriamente preoccupato per la situazione che si sta determinando, se i CRAS attualmente non sono più in grado di accogliere gli esemplari di specie recuperate e di garantire al tempo stesso la cura e la riabilitazione a causa del mancato sostegno economico da parte della Regione, qualcuno si dovrebbe pur far carico, considerato che gli sforzi fatti dai volontari, e il contributo anche finanziario dei gestori dei CRAS che con grande sacrificio provvedono anche alla copertura delle spese dedicate ai soggetti non coperti dal contributo pubblico, anticipando anche somme per la cura e l’alimentazione degli animali ospitati, i Centri di Recupero Animali Selvatici sono ormai al collasso.

A questo punto diventa anche impensabile pensare alla programmazione di queste importanti strutture, che dovrebbero prevede nuovi spazi idonei per l’accoglienza degli animali, l’acquisto di nuove attrezzature mediche, la realizzazione di voliere più grandi per la riabilitazione di rapaci e la realizzazione di vasche per il recupero e la riabilitazione di testuggini.

Il WWF si appella al buon senso delle istituzioni interessate affinché si attivino a fronteggiare la grave situazione che potrebbe continuare a ridurre specie e quindi danni alla conservazione della natura e alla biodiversità sul territorio regionale, già altamente sottoposta a vari inquinanti presenti in alcune realtà regionali dove assistiamo a declini di uccelli e di altri animali. I CRAS, oltre a fronteggiare il benessere di questi animali, possono invertire questo trend drammatico e fermare questa massiccia perdita di biodiversità come hanno dimostrato le direttive comunitarie sulla Natura ed in particolare la direttiva Uccelli e Habitat.

giovedì 13 settembre 2018

Marsala, Trapani e Salemi, con INNOVAMBIENTE parte la raccolta differenziata


La prima è Marsala. Avviata in questi giorni la predisposizione delle piattaforme informatiche di gestione del servizio di raccolta differenziata, con il caricamento della zonazione territoriale e anagrafiche delle utenze: 28mila domestiche e 3.300 commerciali. Mentre, la prossima settimana è in programma, da parte degli operatori dell’ente di gestione, “Energeticambiente srl”, l’avvio dei processi di censimento e distribuzione dei kit di raccolta, attraverso tablet che operano su applicazione “INNOVAMBIENTE - Start Up Go”.

Nelle prossime settimane, la stessa procedura sarà avviata anche nei comuni di Trapani (27.400 utenze private, 5mila commerciali) e per le 5mila utenze di Salemi. Anche in questi casi il gestore del servizio, “Energeticambiente srl”, ha scelto la piattaforma “INNOVAMBIENTE” realizzata dall’azienda high-tech materana “INNOVA”. Sistema che consente censimento delle utenze, distribuzione di contenitori, rilevazione automatica dei conferimenti tramite tecnologia RFID, consultazione in tempo reale dei dati. Elementi essenziali per potere avviare entro il prossimo anno il passaggio da tassa erariale a tariffazione puntuale, attraverso anche il conteggio dei rifiuti conferiti da ogni singolo utente.

“Il nostro innovativo sistema di completa gestione di ogni momento del ciclo di raccolta differenziata e porta a porta, sta costantemente aumentando la sua diffusione. Oggi lo utilizzano oltre 50 comuni italiani con un bacino complessivo superiore al milione di persone – spiega Massimo Veglia project manager “INNOVAMBIENTE” – uno dei suoi punti di forza è il sistema di back office per la gestione del numero verde, che consente un’interfaccia costante con tutti i soggetti coinvolti, cittadini, aziende, enti di gestione e comuni anche grazie ad un’ App gratuita utile alla diffusione di calendario di raccolta, guida ai conferimenti, dizionario dei rifiuti e alla prenotazione dei ritiri a domicilio. E il prossimo novembre presenteremo a Ecomondo di Rimini, nuove funzionalità basate sulla Business Intelligence che offrono analisi statistiche e previsionali e una costante valutazione dei dati per migliorare e ottimizzare i processi gestionali. Obiettivo, migliorare qualità ed economicità della raccolta”.

mercoledì 12 settembre 2018

Petrolio, Gambardella (Cisl): "Comunità devono essere coinvolte"

POTENZA - “La nota vicenda legata alla messa in esercizio del centro olio di Tempa Rossa impone una seria riflessione sulla necessità di un rapporto tra compagnie petrolifere e comunità locali fondato sulla trasparenza e la partecipazione”. A dirlo è il segretario generale della Cisl Basilicata, Enrico Gambardella, che rilancia la proposta di istituire organismi partecipativi in cui possano trovare ascolto le istanze di tutti gli stakeholder coinvolti nella aree interessate dalle estrazioni petrolifere.

“In più occasioni abbiamo ribadito l’urgenza di un modello di governance più democratico – spiega Gambardella – in cui le molteplici espressioni delle comunità e degli interessi legittimi possano trovare adeguata rappresentanza e soddisfazione dentro un quadro di regole certe. L’attuale modello, imperniato sul negoziato pressoché esclusivo tra compagnie petrolifere e Regione, tutt’al più allargato ai sindaci dei comprensori immediatamente interessati, ha dimostrato in oltre vent’anni di sperimentazione in Val d’Agri carenze evidenti, come dimostra la crescente e giustificata opposizione delle popolazioni locali alle estrazioni petrolifere dinanzi alla condotta omissiva e opaca delle compagnie”.

Per il segretario della Cisl “l’assenza di un luogo di confronto e co-decisione aperto ai vari attori istituzionali, economici e sociali ha di fatto piegato ogni processo decisionale a logiche poco trasparenti e poco democratiche; estromissione che si è pensato di indennizzare con l’elargizione a pioggia di royalties e contributi finanziari per progetti dalla dubbia utilità e dalle ricadute inconsistenti, nella malcelata intenzione di rabbonire le comunità e sterilizzare le posizioni critiche a colpi di promesse e aspettative poi puntualmente disattese. Deve essere chiaro che questo modello non è più proponibile, né si può pensare, come ha fatto Total, di perseverare in atteggiamenti oggettivamente inaccettabili e anche controproducenti sul piano della reputazione aziendale”.

“La sempre più diffusa consapevolezza nelle comunità locali che le estrazioni petrolifere comportano oggettivi vantaggi economici ma anche altrettanto oggettivi rischi per la salute, l’ambiente e la tenuta delle relazioni sociali – conclude Gambardella – prescrive un rafforzamento degli spazi di partecipazione democratica, che significa anche assunzione di responsabilità da parte di tutti i soggetti coinvolti, sul modello di quanto fatto, in verità non sempre con la necessaria efficacia, attraverso l’organismo paritetico territoriale istituito nell’ambito del contratto di sito della Val d’Agri. Ripartire dall’esperienza dell’Opt significa assumere i principi di trasparenza, cooperazione e fiducia quali valori guida per un rapporto più maturo e consapevole tra comunità e compagnie petrolifere”.

giovedì 6 settembre 2018

Ampliamento della discarica di rifiuti petroliferi di Guardia Perticara, la Commissione Ue risponde a Pedicini

POTENZA - La Commissione europea è pronta a intervenire presso le autorità italiane qualora venissero violate le norme Ue. Così ha risposto l'organismo esecutivo di Bruxelles ad un'interrogazione dell'eurodeputato del M5S Piernicola Pedicini sulle procedure che la Regione Basilicata sta adottando per autorizzare un progetto di ampliamento di una discarica per rifiuti speciali e petroliferi nel comune di Guardia Perticara (Potenza).

"Ai sensi della direttiva sulle discariche, - ha scritto testualmente la Commissione Ue nella risposta - le domande di nuove autorizzazioni relative all’ampliamento dei siti devono precisare i metodi che utilizzeranno per prevenire e ridurre l’inquinamento, nonché presentare un piano adeguato per il funzionamento, la sorveglianza ed il controllo. Inoltre, l’autorizzazione per la discarica deve prevedere disposizioni che soddisfino gli obblighi per quanto riguarda l’allestimento e il funzionamento della discarica e procedure di monitoraggio e controllo, compresi piani di emergenza, per esempio per la protezione delle acque sotterranee.

Tutte le questioni relative a tali autorizzazioni rientrano nell’ambito di competenza delle autorità nazionali. Nel riesaminare l’autorizzazione della discarica in questione, le autorità nazionali devono assicurarsi che il nuovo progetto sia conforme alla direttiva sulle discariche. Durante la fase operativa, le autorità nazionali devono prendere misure volte a garantire che le procedure di controllo e monitoraggio permettano di rispettare il programma di controllo e di sorveglianza.

In tale contesto - ha sottolineato la Commissione - si invita l’onorevole deputato a rivolgersi in prima istanza alle autorità nazionali competenti per verificare se è stato tenuto il debito conto dei risultati delle valutazioni d’impatto e, qualora necessario, a utilizzare i mezzi di ricorso disponibili a norma della legislazione italiana. Qualora disponesse di informazioni indicanti una violazione della normativa dell’Ue, la Commissione solleverà la questione con le autorità italiane, in linea con i criteri stabiliti nella comunicazione di cui sopra".

Ricordiamo che per la suddetta discarica, oggetto dell'interrogazione, la società Samataf Srl del Gruppo Castellano di Matera ha presentato alla Regione Basilicata un'istanza di Valutazione di impatto ambientale (Via) e di Autorizzazione integrata ambientale (Aia) per un progetto di ampliamento nel comune di Guardia Perticara (comune ubicato nel comprensorio del Parco Nazionale del Pollino e nominato fra i borghi più belli d'Italia), che porterà la capacità volumetrica dell'attuale discarica da 150 mila a circa 500 mila metri cubi di rifiuti.

La discarica in oggetto, se venisse autorizzata, diverrebbe la più grande d'Europa nel settore dei rifiuti petroliferi, fanghi, amianto ed altri rifiuti speciali solidi, a cui si potrebbero aggiungere altre tipologie di rifiuti classificati come "speciali non pericolosi" secondo il Cer (Catalogo europeo dei rifiuti).

L'iter autorizzativo è in corso presso gli uffici competenti della Regione Basilicata dopo che ad aprile scorso, a seguito di una conferenza di servizio, sono stati richiesti alla società Samataf Srl dei documenti integrativi relativi alle procedure per la Via e l'Aia. Stando al sito web della Regione Basilicata, i documenti integrativi sono stati inoltrati agli uffici regionali il 20 maggio scorso.

sabato 1 settembre 2018

Caccia: WWF, con preaperture regioni dichiarano guerra alla fauna


POTENZA - Erano diversi anni che non si assisteva, da parte delle Regioni, ad una così generalizzata violazione delle norme che tutelano la fauna e che regolano l’attività venatoria. Una situazione gravissima si sta verificando con le cosiddette preaperture. In pratica le Regioni deliberano di anticipare l’avvio della stagione di caccia ai primi giorni di settembre rispetto a quanto stabilito dalla legge (terza domenica di settembre), prolungando così la già lunghissima stagione venatoria (più di 4 mesi).

Sono ben 14 le Regioni che ad oggi hanno approvato una preapertura. Così facendo si autorizzano moltissimi giorni di caccia in più con migliaia e migliaia di animali uccisi, oltre al disturbo a tante specie che in questo periodo sono in fasi molto delicate della loro vita: piccoli sono ancora immaturi, le specie migratrici devono prepararsi ai lunghi voli verso i luoghi di svernamento, tanti animali sono provati dalla scarsità di acqua e cibo a causa della siccità estiva e molti altri stanno ancora nidificando.

In molti casi siamo di fronte ad una vera e propria “sfida”: fuori tempo massimo si sono approvati calendari venatori anche ad agosto (Sicilia) o si è approvato un “supplemento” di calendario (Lazio). La Toscana, come sempre, si è distinta nelle scelte filovenatorie, approvando il 27 agosto una preapertura per l’1 e il 2 settembre. In Umbria, dove il WWF ha ottenuto una sospensiva contro la preapertura, l’assessore regionale alla caccia sembra voler andare addirittura contro il pronunciamento del Tribunale Amministrativo Regionale pur di non dire no ai cacciatori. La prassi di approvare le preaperture a ridosso dell’avvio della stagione venatoria è un espediente disonesto che le Regioni adottano per evitare i ricorsi amministrativi. Un comportamento indegno di una pubblica amministrazione che non dovrebbe ricorrere a simili mezzucci da azzeccagarbugli.

Ma il problema non sono solo le preaperture. In generale i provvedimenti che regolano la prossima stagione di caccia in molte regioni sono pessimi e gli avvocati del WWF, da soli o con i colleghi di altre associazioni, hanno dovuto avviare molti ricorsi ai TAR, chiedendo l’annullamento degli atti delle Regioni che non rispettano le norme a tutela della biodiversità e della fauna selvatica.

Il WWF ha così presentato ricorsi in Abruzzo, Liguria, Marche (ben due!), Toscana, Trentino, Sardegna, Sicilia e Umbria.

In questi ricorsi gli avvocati del Panda hanno messo in evidenza le numerose e gravi violazioni, in particolare della Direttiva europea sulla conservazione degli uccelli selvatici che vieta l’esercizio venatorio durante il ritorno al luogo di nidificazione e durante il periodo della nidificazione e le fasi della riproduzione e della dipendenza dei piccoli. Inoltre, le Regioni hanno spesso completamente disatteso i pareri forniti dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) per ben 19 specie di uccelli, in Italia ancora cacciabili, ma considerate “in cattivo stato di conservazione” e quindi da tutelare.

“Si tratta di un quadro desolante rispetto al quale dobbiamo ancora una volta registrare che troppi amministratori regionali vogliono semplicemente accontentare la parte più retrograda del mondo venatorio, dimenticando che la fauna è un bene di tutti e che ci sono decine di sentenze della Corte costituzionale che l’hanno riconosciuto quale parte integrante del ‘valore ambiente’, da considerare bene unitario, valore trasversale e primario, diritto fondamentale e inviolabile della persona e patrimonio della comunità per cui è dovere dello Stato e delle Regioni garantirne la protezione” dichiara il vicepresidente del WWF Italia, Dante Caserta che aggiunge. “Quella in difesa della fauna è una battaglia per la quale c’è bisogno dell’aiuto dei cittadini. Chiediamo a tutti coloro che hanno a cuore la tutela della fauna italiana di aiutarci ad affrontare le spese legali dei ricorsi e a rafforzare l’attività delle Guardie ambientali del WWF che, come ogni anno, saranno impegnate su tutto il territorio italiano per tutelare gli animali”.

SCHEDA DI APPROFONDIMENTO SULLE PREAPERTURE

COSA SONO. La legge 157/1992 (Legge 11 febbraio 1992, n. 157 Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio), stabilisce come apertura regolare della caccia la terza domenica di settembre (art. 18 “Specie cacciabili e periodi di attività venatoria”). Concede come deroga la facoltà per le regioni di modificare i termini, con avvio della stagione venatoria il 1 settembre “per determinate specie in relazione alle situazioni ambientali delle diverse realtà territoriali. Le regioni autorizzano le modifiche previo parere dell’Istituto nazionale per la fauna selvatica (ORA ISPRA).

Dalle note qui sotto si desume che per la stagione venatoria 2018/19 14 regioni hanno deciso la c.d” preapertura” , molte disattendendo il parere contrario di Ispra o senza chiederlo affatto. Sono tantissime giornate di caccia in più , con migliaia di animali uccisi illegalmente.

Queste le specie prese di mira nelle preaperture dal 1 settembre: gazza, cornacchia grigia e nera, tortora, colombaccio, ghiandaia, gazza, merlo, quaglia, alzavola, beccaccino, marzaiola, germano reale, volpe, storno.

Queste le regioni che fanno preaperture:

Basilicata, 3 giorni, 3 specie
Calabria, 3 giorni, 5 specie
Campania, 3 giorni, 6 specie
Emilia Romagna, 2 giorni, 5 specie
Friuli Venezia Giulia, 1 giorno, 6 specie
Lazio, 2 giorni, 5 specie
Lombardia, 4 giorni, 3 specie
Piemonte, 2 giorni, 5 specie
Puglia, 3 giorni, 5 specie
Sardegna, 2 giorni, 3 specie
Sicilia, “dal primo settembre ”, quindi tutte le giornate di caccia fino al 16 settembre, la domenica di apertura regolare
Toscana, 2 giorni, 10 specie
Umbria, 2 giorni, 8 specie
Veneto, 5 giorni, 5 specie

Regioni che non fanno pre apertura: le regioni che invece fanno una apertura apertura regolare la terza domenica di settembre sono: Abruzzo, Liguria, Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta, Molise

PERCHÈ NO ALLA CACCIA ANTICIPATA. Le evidenze scientifiche e le normative europee non consentono la caccia nel periodo di fine estate, perché gli animali selvatici sono più vulnerabili. Per questo l’Unione Europea (e l’Italia è stata più volte richiamata dalla Commissione UE con l’avvio di procedure d’infrazione e condanne ) non consenta la caccia in alcuni periodi dell’anno, fra i quali proprio la fine dell’estate per le condizioni in cui si trovano numerose specie: piccoli ancora immaturi, le specie migratrici che devono prepararsi ai lunghi voli di ritorno verso i luoghi di svernamento, la scarsità di acqua e cibo a causa delle siccità estive, degli incendi e molte specie che stanno ancora nidificando. A tutto questo, in Italia si aggiunge anche un deficit di controlli, sempre più scarsi e, quindi, inefficaci, per la prevenzione e la deterrenza rispetto ai reati venatori. Inoltre, alla strage di migliaia di animali dichiarati cacciabili dalle regioni, bisogna aggiungere il disturbo alle specie non cacciabili e le numerose uccisioni “accidentali” (molte specie possono essere confuse ad es. la tortora e la tortora dal collare , specie protetta) o, peggio, veri e propri episodi di bracconaggio.

L’apertura anticipata è una pratica del tutto illogica, dannosa, criticata da anni dal mondo scientifico. Il suo particolare impatto, sulle specie oggetto di prelievo e anche sulle altre (che ne saranno indirettamente o direttamente colpite) è dovuto a numerosi motivi:

si apre la caccia in tarda estate, in un momento particolarmente delicato nel ciclo biologico di molte specie e quando molti giovani dell'anno non sono ancora maturi;

si caccia in una situazione di fine estate caratterizzata da scarsità di risorse idriche e trofiche e quando gli uccelli migratori si stanno preparando al grande volo di ritorno al sud, con le conseguenze che ciò ha sulla fauna;

si comincia a sparare quando sul nostro territorio sono presenti ancora molte specie protette migratrici, che possono così essere oggetto di sicuro disturbo e di possibile (purtroppo anche in questo caso in modo pressoché sicuro) anche danno diretto;

in particolare per gli anatidi non sono ancora giunti i contingenti migratori dal nord e quindi il prelievo si concentra sulle poche coppie nidificanti sul nostro territorio. Inoltre, le femmine in buona parte non hanno ancora completato la muta delle penne e hanno difficoltà di volo.

domenica 26 agosto 2018

"I risultati della fallimentare riforma del Consorzio di bonifica della Basilicata: le parcelle"


POTENZA - I Consorzi di bonifica dovrebbero servire alla pianificazione, realizzazione e gestione della bonifica, dell'irrigazione e della tutela e valorizzazione del territorio rurale. Se, invece, si va a dare un’occhiata approfondita agli atti posti in essere dai tre Consorzi prima e da quello regionale, poi, quello che si può dire è che ci sono una quantità impressionante di parcelle e di consulenze di avvocati.

Il Musacchio, che ricordiamo è stato, prima, commissario straordinario dei singoli consorzi lucani e, poi, commissario e amministratore unico di quello regionale, pare si sia scatenato in consulenze legali. Oltre 1 milione di euro in 4 anni a circa una decina di avvocati, senza contare il Consorzio della Alta Val d’Agri di cui non è stato possibile reperire nulla perché la sezione amministrazione trasparente è vuota.

Nulla di strano? A parte le voci di incarichi dati ai compari di matrimonio, piuttosto che ai compagni di avventure marinare o a compaesani, quello che ci interessa, come sempre, è la meritocrazia e la trasparenza nella scelta.

Sia i vecchi Consorzi di bonifica che il nuovo Consorzio regionale non si sono mai dotati di un elenco di operatori qualificati, così come consigliato dall’ANAC.

Capiamo che consentire a più professionisti di accedere ad un elenco, pubblico, dal quale selezionare sulla base di una rotazione e senza discriminazioni, è un ostacolo allo scambio di favori ma i principi di imparzialità e trasparenza lo impongono.

Eppure il Musacchio dovrebbe essere il primo a volere un elenco di professionisti, visto che è così che il CROB ha ‘giustificato’ gli incarichi degli scorsi 26 marzo e 3 aprile agli avvocati Maria Grazia Oliviero e al marito, cioè Musacchio stesso.

È ovvio che un elenco di professionisti non eliminerebbe la possibilità di ‘scegliere’ a chi dare l’incarico, come nel caso del CROB, ma almeno renderebbe un po’ più difficile giustificare l’affidamento di incarichi legali ad avvocati di Matera quando il foro competente è Potenza, come accade, ad esempio, per l’avvocato Marchitelli di Matera che ha incassato, in un anno e mezzo circa, parcelle un totale di poco più di € 30.000, per cause su Potenza. O per l’avvocato Schittone di Roma con una causa incardinata presso il Tribunale di Potenza che è costata 7.302,50 euro.

Lo stesso avvocato Marchitelli, poi, lo ritroviamo consulente per l’istituzione del Consorzio unico. Infatti, il Mausacchio in un solo giorno, l’11 dicembre 2017, spende 47.500 euro in consulenze per traghettare i vecchi consorzi verso quello unico: 20.000 € per la assistenza legale per l’istituzione del consorzio di bonifica a Marchitelli; 20.000 € di assistenza nelle procedure sindacali per il trasferimento del personale dei tre vecchi consorzi a quello unico allo studio Cirigliano di Roma e 7.500 di consulenza del lavoro sempre per il trasferimento del personale ad una società romana, tale Studio Concreta s.r.l..

Sicuramente l’avvocato materano sarà bravissimo così come quello di Roma. Quello che ci chiediamo e che si chiedono i Lucani, visto che sono soldi pubblici, è: come sono stati scelti questi avvocati? Ed è quello che ci chiediamo noi. Perché se è vero che il Consorzio ha tante beghe legali è anche vero che con oltre 3.000 avvocati lucani, le cause potrebbero essere ripartite meglio.

Qualcuno potrebbe rispondere che si tratta di incarichi fiduciari. Ma fiduciari per chi? Per l’Amministrazione? Ed allora non pensiamo che una manciata di avvocati siano i soli a poter avere la fiducia del consorzio. Se poi, invece, si pensa che la fiducia debba essere quella di chi gestisce la ‘cosa pubblica’, allora dobbiamo credere alle voci che vogliono queste consulenze affidate a compari e amici. E non è corretto. Soprattutto se si considera che i Consorzi, a guida Musacchio, si sono dimostrati un totale fallimento. Così in una nota il consigliere regionale Fdi, Gianni Rosa.

lunedì 30 luglio 2018

Potenza: Valvano (PSI): DDL rifiuti ha la massima priorità


POTENZA - Gennaio 2017 la Giunta Regionale approva il disegno di legge in materia ambientale, con particolare riferimento al ciclo dei rifiuti.

Un anno e mezzo per esaminare un provvedimento di grande rilevanza per la Regione.

Un testo unico che risponde alle domande dei cittadini in termini di protezione dell’ambiente e della salute.

Una legge che sancisce il principio di prossimità e che quindi esclude le concentrazioni di impianti. Così facendo si distribuisce sul territorio il carico ambientale, riducendolo e rendendolo compatibile con gli insediamenti umani esistenti. Si riduce la dimensione, si riduce l’impatto si azzerano – quasi – i rischi di danno per la salute, per l’ambiente e per il paesaggio.

Insomma dopo l’approvazione di quella legge potremo più facilmente rispettare la nostra terra.

L’iniziativa dell’assessore all’ambiente e la condivisione della Giunta Pittella c’è già stata.

Dopo un anno e mezzo – ripeto – un anno e mezzo non si capisce quali siano gli ostacoli ad approvare una legge che introdurrà ulteriori protezioni per i cittadini lucani.

E’ ora che le competenti commissioni consiliari, i rispettivi Presidenti di commissione e il Presidente del Consiglio Regionale Vito Santarsiero, cui rivolgo l’appello di sollecitare e velocizzare l’iter di approvazione, ci aiutino a superare le non comprese difficoltà che hanno costretto al palo un disegno di legge di rilevante portata.

I socialisti da oggi osserveranno passo per passo, giorno per giorno, l’iter di approvazione di questa importantissima legge e riferiranno alla comunità lucana utilizzando tutti i mezzi di comunicazioni a disposizione.