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giovedì 16 maggio 2019

A Matera "La tutela delle specie, delle aree protette e della Biodiversità"


MATERA - Il giorno 17 maggio 2019, presso l’Istituto Comprensivo “G. Pascoli” di Matera sito in Via Parini n.1, alla presenza di circa 150 alunni delle classi IV elementare, sarà tenuto un’importante incontro di divulgazione ambientale avente a tema il valore della biodiversità e l’attività dell’Arma dei Carabinieri a tutela delle specie di fauna e flora in pericolo di estinzione, con particolare riferimento a quelle della nostra regione.

L’incontro sarà tenuto da militari qualificati nella didattica alle classi elementari con giochi e video illustrativi, nonché da militari specializzati nel controllo delle specie protette.

La giornata è il momento centrale di un programma di iniziative formative che l’Arma dei Carabinieri sta tenendo sul tema in tutte le scuole della regione.

Al termine, alle ore 11.15, alla presenza del Prefetto e del Sindaco di Matera, con la partecipazione dell’Ufficio scolastico regionale, gli alunni sarà donato il calendario CITES dell’Arma dei Carabinieri, che per il 2019 ha ad oggetto: la cooperazione internazionale contro il traffico di specie selvatiche.

Il calendario, edito ogni anno, intende accrescere l’attenzione sull’importanza della biodiversità nel mondo, anche portando a conoscenza degli sforzi che vengono sostenuti per proteggerla. la cultura della biodiversità.

Clima di cambiamento...in tour! 3° tappa Matera


MATERA - Il 24 maggio p.v., l' I.I.S. “A. TURI” – Istituto Tecnico Agrario “G. Briganti” di Matera, Capitale Europea della Cultura 2019, ospita la 3° tappa del tour “Clima di Cambiamento” di Isola della Sostenibilità 2019.

Tema della giornata sarà il Climate Change: aziende, associazioni ed enti coinvolgeranno gli studenti dell’Istituto in un dibattito sull’argomento, con un focus particolare sulle criticità presenti sul territorio. Matera si è dimostrata, infatti, sensibile alle tematiche legate al concetto di città sostenibili. Compito dei relatori sarà quello di spiegare ai ragazzi l’importanza dei contenuti trattati, spingendoli a riflettere sui propri comportamenti e sugli effetti che questi hanno sul Pianeta.

Il Sindaco di Matera, Raffaello De Ruggeri, il Presidente della Provincia di Matera, Piero Marrese ed il Consigliere della Regione Basilicata, Piergiorgio Quarto, saranno presenti alla manifestazione.

Tra gli interventi della giornata Carolina Innella, ricercatrice ENEA, con un discorso sull’Economia Circolare Urbana. Per ISPRA sarà presente la ricercatrice Anna Chiesura, con un intervento ad hoc sull’importante ruolo che l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, svolge per la sostenibilità urbana; mentre CROCE ROSSA ITALIANA mostrerà ai ragazzi le attività svolte a difesa dell’ambiente.

La parola passerà, quindi, agli studenti che, prima di partecipare alle attività laboratoriali, presenteranno un progetto di semina su sodo: sistema di coltivazione che si basa sull'assenza di qualsiasi tipo di lavorazione meccanica del terreno, al fine di proporre una tecnica di agricoltura conservativa, per un’agricoltura amica del suolo.

Cos'è Isola della Sostenibilità?

Isola della Sostenibilità è un Progetto a carattere Nazionale in cui Enti di ricerca e Aziende e Associazioni virtuose cooperano con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo sostenibile tra le nuove generazioni.

Le attività in programma per il 2019 sono: il Tour nelle scuole – “2019: Clima di Cambiamento”, l’Evento finale “Isola della Sostenibilità – Educare al cambiamento” e la seconda edizione del Concorso “Cambia-Menti. Upgrade Ur Mind”.

Per maggiori dettagli:

http://isoladellasostenibilita.com
https://www.facebook.com/isolasostenibile/
info@isoladellasostenibilita.com

giovedì 9 maggio 2019

Forestazione, Cavallo (Fai Cisl): "Senza giunta regionale si rischia la paralisi dei cantieri forestali"


POTENZA - Il segretario generale della Fai Cisl Basilicata, Vincenzo Cavallo, esprime preoccupazione per i possibili ritardi nell'avvio dei cantieri forestali. "Siamo a maggio inoltrato - spiega il sindacalista - e ancora non sappiamo chi sarà il nostro interlocutore istituzionale e con chi dovremo confrontarci sulle problematiche che interessano il settore forestale. Se lo stallo politico e amministrativo dovesse protrarsi ancora - avverte Cavallo - il rischio di uno scivolamento in avanti della data di avvio dei cantieri sarebbe molto alto, ma questo significherebbe un accorciamento del calendario e l'impossibilità di sviluppare tutte le ore contributive pattuite, con grave danno economico per i lavoratori, in particolare per quella platea di operai forestali provenienti dal progetto Vie Blu contrattualizzati a 150 giornate lavorative. È perciò urgente far partire la macchina amministrativa quanto prima - conclude il segretario della Fai Cisl - e proseguire nel lavoro di armonizzazione incominciato nella passata legislatura a seguito del riordino del sistema forestale per dare certezze ai circa 5 mila addetti della filiera".

mercoledì 8 maggio 2019

Quale eolico in Basilicata ?


POTENZA - Il WWF Basilicata, pur promuovendo e sostenendo le fonti energetiche rinnovabili, è intervenuto di recente nella procedura VIA presso il Ministero dell’Ambiente relativa all’impianto di eolico industriale di Muro Lucano presentando le proprie osservazioni e chiedendo alla Commissione di esprimere parere negativo di compatibilità ambientale in quanto gli studi presentati dalla società proponente, la Mia WIND, erano assolutamente inidonei ad escludere impatti ambientali e paesaggistici che invece sono ben evidenti.

Il progetto, che si somma ad una ulteriore proposta di un altro parco eolico di 88 MW nella stessa area, infatti riguarda 12 aerogeneratori che a pala alzata arrivano all’altezza di 200 mt con rotori di 158 mt. di diametro. Per avere un termine di paragone si pensi che uno dei più noti grattacieli italiani, il c.d. “Pirellone” di Milano è alto “solo” 127 mt. e che per avere un grattacielo di altezza paragonabile dobbiamo prendere in considerazione il più alto grattacielo italiano, ovverosia la Torre Allianz di Milano con i suoi 209 mt. Per avere un altro riferimento si pensi che la superficie coperta dalle pale in rotazione è pari quasi a quella di 3 campi di calcio regolamentari! Come si può allora pensare che 12 torri di queste dimensioni possano avere un impatto visivo limitato “a pochi punti di osservazione” e che non arrecheranno nessun alterazioni paesaggistica? Al contrario un siffatto parco eolico si imporrà visivamente nel comprensorio territoriale sfregiandolo e predominando sulle altre caratteristiche paesaggistiche.

Nello scorso mese di marzo come WWF eravamo anche intervenuti nella procedura di VIA relativa all’impianto eolico industriale di Acerenza di 18 pale con potenza di 36 MW di I.V.P.C. Power e nella procedura di VIA regionale per un impianto eolico a ridosso dell’Oasi di Pignola con analoga richiesta, ovverosia di parere negativo per le stesse ragioni, affiancandosi così alle amministrazioni locali che pure hanno espresso la loro contrarietà agli impianti.

In realtà tutti gli studi di impatto ambientali presentati dalle società erano lacunosi, frutto di copia ed incolla talvolta persino manifesto, con intestazioni di altri progetti lasciati in bella vista, tal’altra con dichiarazioni veramente bizzarre come quella di evidenziare che in Basilicata è estinto l’orso “una volta frequente nelle selve lucane” (evento che risale forse a mille anni fa) o addirittura sostenere che le pale eoliche costituiranno un attrattore in grado di rilanciare il turismo delle aree interne.

Esempi questi che secondo la delegazione regionale del WWF mostrano il pressapochismo e l’arroganza delle società proponenti che in nome del benessere del pianeta non si stanno facendo scrupoli a modificare il volto intero della Basilicata dove si è già arrivati probabilmente ad una situazione di “saturazione territoriale“ degli impianti eolici industriali ed una ulteriore proliferazione rischierebbe di compromettere le valenze ambientali, naturalistiche, paesaggistiche e con esse quella vocazione turistica e di un’agricoltura di qualità della Regione in maniera forse irreversibile, sommandosi al destino della Val d’Agri e della Val Camastra già profondamente segnate dalle attività petrolifere.

Infatti già a fine 2018, secondo i dati desunti dal sito Atlaimpianti-Gse risultano in esercizio complessivamente tra mini e macro eolico 924 impianti in provincia di Potenza e 106 in Provincia di Matera, di questi, 48 di grandi dimensioni si trovano in Provincia di Potenza e 9 in Provincia di Matera, con una potenza installata al 31.12.2017 pari a circa 1200 MW. Insieme agli impianti realizzati bisognerebbe considerare anche i progetti di eolico industriale presentati, il più recente su Banzi di 33,6 MW, che risultano per una ulteriore potenza complessiva da installare pari a circa 350 MW.

Per queste ragioni il WWF chiede che non siano più autorizzati parchi eolici industriali in Basilicata almeno fino a quando la Regione non sarà in grado di garantire una seria programmazione territoriale ed energetica cioè fino a quando non approverà il piano Paesaggistico Territoriale ed aggiornerà il Piano Energetico regionale, oramai inadeguato. Il WWF chiede inoltre la sospensione ed il ritiro della Legge regionale n. 4 del 13 Marzo 2019 che prevede il raddoppio dell’eolico in Basilicata e riduce ulteriormente le distanze di detti impianti da strade e abitazioni.

lunedì 6 maggio 2019

Potenza: Contaminazione reticolo idrografico, cinque sospesi dal servizio


E' stata determinata la sospensione dal servizio per un periodo di otto mesi, per cinque persone, che erano componenti del Comitato tecnico regionale della Basilicata. La decisione è stata presa dal gip del Tribunale di Potenza, nell'ambito dell'inchiesta che ha visto il reticolo idrografico, situato vicino al Centro Oli di Viggiano (Potenza) dell'Eni, contaminato. Il fattaccio, è avvenuto per via dello dello sversamento, due anni fa, di una quantità pari a 400 tonnellate di petrolio.

venerdì 3 maggio 2019

Fai bella l'Italia: in Basilicata appuntamento nei Calanchi di Montalbano Jonico


MONTALBANO JONICO (MT) - In Basilicata sarà la Riserva regionale dei Calanchi di Montalbano Jonico a fare da scenario, domenica 5 maggio, alla prima Giornata nazionale per la cura dell'ambiente. L'iniziativa è promossa dalla Fai Cisl e vedrà mobilitati in tutta Italia dirigenti e attivisti del sindacato, nonché volontari e comuni cittadini, in concrete iniziative di salvaguardia del territorio. Una ventina i siti di particolare valore naturalistico e paesaggistico che saranno adottati per un giorno dalla Fai Cisl: si tratta perlopiù di fiumi, spiagge, riserve naturali, parchi pubblici e boschi che saranno risistemati e restituiti alla comunità. I volontari lucani del sindacato, in collaborazione con il circolo di Legambiente di Montalbano e con il supporto dell'amministrazione comunale e della Provincia di Matera, si ritroveranno alle 9 nella zona del Belvedere e saranno impegnati nella sistemazione e nella messa in sicurezza di alcuni sentieri della Riserva a ridosso del centro abitato.

"Lo spirito di questa iniziativa - spiega il segretario generale della Fai Cisl Basilicata, Vincenzo Cavallo - è accendere i riflettori sul nostro straordinario patrimonio naturalistico e sulla necessità di preservare tale patrimonio per le generazioni future. È un gesto concreto ma anche simbolico per dire che prenderci cura del territorio è un dovere per tutta la comunità. Ringrazio per questo il sindaco Piero Marrese che, anche in qualità di presidente della Provincia di Matera, ha voluto patrocinare questa nostra iniziativa di tutela e valorizzazione del territorio e di costruzione dal basso di una nuova sensibilità ecologica. Allo stesso tempo - continua il sindacalista - con questo evento poniamo l'accento sul valore sociale del lavoro forestale, spesso bistrattato, e sull'importanza di avere delle sentinelle preparate e attrezzate a presidio di un territorio fragile come quello lucano, di cui i calanchi sono l'espressione ad un tempo drammatica e suggestiva".

I Calanchi di Montalbano si estendono per circa 25 Km quadrati e sono il geosito più grande della Basilicata. Riserva regionale dal 2011, quest’area calanchiva, nelle sue profonde e caratteristiche incisioni, custodisce e restituisce spesso reperti fossili di grande valenza scientifica che ne fanno un sito unico al mondo per gli aspetti geologici e paleontologici e di particolare pregio paesaggistico, ambientale, archeologico e culturale. "Basta passeggiare lungo i sentieri della Riserva per imbattersi in quantità copiose di fossili", spiega Maurizio Rosito, presidente del circolo di Legambiente di Montalbano e uno degli animatori del Centro di educazione ambientale che organizza all'interno della Riserva regionale escursioni e visite guidate.

Di particolare interesse storico, ma anche pratico, sono le antiche mulattiere - le storiche appiett' - che fino agli '70 erano utilizzate dai contadini per raggiungere i terreni irrigui della Val d'Agri e che oggi costituiscono un prezioso reticolo di sentieri per visitare la Riserva. Caratteristiche che rendono i Calanchi di Montalbano unici rispetto ad altri calanchi della regione e che richiamano ogni anno un numero crescente di curiosi, appassionati e studiosi, non ultimi alcuni ricercatori del dipartimento di geologia e geofisica dell'Università di Bari che sono riusciti a ricostruire il calendario geologico dell'area, diventata ormai un punto di riferimento stratigrafico per le ricerche sul Quaternario.

mercoledì 24 aprile 2019

“25 aprile”: resistenza contro le trivellazioni in Basilicata


POTENZA - Ancora una volta la Basilicata torna alla ribalta per fatti di cronaca legati all’annosa questione dell’inquinamento in Val d’Agri, il WWF ha sempre sostenuto la propria contrarietà alle attività petrolifere evidenziando come sia assolutamente insensato pensare ancora di fondare la propria politica energetica ed economica sullo sfruttamento dei pozzi di petrolio nella nostra Regione. Scelte che hanno messo a rischio non solo i delicati equilibri ambientali delle aree interessate ma hanno fortemente compromesso interi settori economici legati all’agricoltura e al turismo su cui molte comunità locali avevano fondano la loro sussistenza.

Alla luce delle note vicende giudiziarie, il WWF di Basilicata chiede al nuovo governo regionale di valutare la questione anche da un punto di vista politico-amministrativo e di adottare una inversione di marcia in forza delle quali si sono potuto verificare fenomeni illeciti. In tale ambito vanno a collocarsi, oltre all’enorme sversamento di idrocarburi dal Cova a Viggiano, anche le questioni delle emissioni in atmosfera del Centro Olio, delle operazioni di reimmissione delle acque di separazione provenienti dal ciclo produttivo del greggio nel pozzo Costa Molina 2, dalla gestione dei rifiuti prodotti all’interno dello stesso Centro Olio Val d’Agri.

Probabilmente, la logica del “tuttappostismo” non è servita, come non sono servite le vessazioni che hanno dovuto subire gli ambientalisti per le loro battaglie in difesa della natura e della biodiversità, considerato che la “contaminazione e la compromissione di 26mila mq di suolo e sottosuolo dell’area industriale di Viggiano” è realtà così come è realtà la contaminazione dell’invaso del Pertusillo, la cui acqua oltre all’uso irriguo per oltre 35mila ettari di terreno, è destinata al consumo umano di buona parte della popolazione lucana e pugliese.

I reati ambientali, oltre le gravi ripercussioni sulla biodiversità e sul clima, hanno avuto enormi ricadute sociali ed economiche, in un’area di grande pregio naturalistico dove insiste il Parco Nazionale dell'Appennino Lucano - Val d'Agri – Lagonegrese, tali reati non possono non essere considerare come veri e propri crimini ambientali, quindi crimini contro l’umanità.

Il WWF crede che ora più che mai servono azioni forti di tutela del territorio della Basilicata evitando forme di assoggettamento agli interessi delle compagnie petrolifere, che non hanno fatto che ledere l’immagine di “Regione Verde” e di “Matera Capitale Europea della Cultura 2019”. Si rende sempre più urgente delineare una proposta di modello di sviluppo regionale eco-sostenibile basato sull’efficienza energetica e sulle rinnovabili non impattanti, valorizzando le opportunità derivanti dall’applicazione dei criteri per l’occupazione e l’ambiente.

Certamente l’inchiesta sul petrolio avrà un peso nelle decisioni politiche che la nuova giunta regionale si appresterà a prendere, noi crediamo che le opportunità per percorrere un modello “green” siano possibile, soprattutto per offrire soluzioni occupazionali a quei lavoratori che attualmente lavorano negli impianti e nell’indotto petrolifero, facendoli uscire fuori dal ricatto occupazionale.

Questo 25 aprile anche per noi è la Festa della Liberazione, quindi oltre a ricordare la liberazione dell’Italia al nazi-fascismo, vogliamo riflettere sulla liberazione della Basilicata dalle trivelle e dagli inquinatori.

Perrino e Leggieri (M5S Basilicata) sullo sversamento di greggio a Viggiano


POTENZA - Amarezza e sconforto si provano nel leggere le drammatiche conferme che ieri sono arrivate attraverso le parole del Procuratore Capo di Potenza, Francesco Curcio, a margine della conferenza stampa per dettagliare le misure e motivazioni a seguito dell'inchiesta sullo sversamento di greggio dal Centro Oli dell'ENI a Viggiano.

Durante la scorsa legislatura le tragiche vicende della Val D’Agri sono state costantemente al centro della nostra azione politica. Una costante operazione di fiato sul collo durata 5 anni che quasi sempre si è scontrata con il tuttappostismo delle istituzioni regionali e con gli interessi particolari del cane a sei zampe. A maggio 2017, assieme al portavoce in Parlamento Europeo, Piernicola Pedicini, avevamo presentato un atto di esposto e di contestuale denuncia-querela presso la Procura di Potenza sulla fuoriuscita di petrolio dal Cova di Viggiano.

Forte della sua potenza economica e mediatica, Descalzi aveva anche cercato di derubricare tutto parlando di “fake news” e “disinformazione”, ma le sue parole si sono sistematicamente dissolte nelle falde inquinate a Viggiano e nelle innumerevoli fiammate tossiche che hanno continuato a susseguirsi in questi mesi.

Fa ancora più rabbia apprendere che tra gli indagati vi sono i membri del Comitato Tecnico Regionale composto da membri dei Vigili del Fuoco, ARPAB, Comune di Viggiano e INAIL che, secondo i magistrati avrebbero agito con “consapevole inerzia” in seguito allo sversamento, perché prima prescrissero controlli più frequenti ma poi non sanzionarono l’immobilismo di ENI.

Possiamo dire che ad aprile 2019 si apre l’ennesimo sciagurato capitolo sull’avventura petrolifera di questa sfortunata regione: siamo di fronte al disastro ambientale. Massima fiducia nell’operato della magistratura con l’augurio che questa inchiesta possa ridare dignità a questa terra e a quei territori violentati.

Un ultimo pensiero lo vogliamo dedicare all’Ingegner Griffa che, prima di suicidarsi, aveva messo nero su bianco tutto quello che non andava nei serbatoi colabrodo del COVA di Viggiano sin dal 2012. Una morte che porta con sé innumerevoli misteri. Un po’ come il capitolo “Lampi sull’ENI” del romanzo “Petrolio” di Pier Paolo Pasolini, capitolo di cui oggi conosciamo solo il titolo. Così in una nota congiunta Gianni Perrino e Gianni Leggieri, M5S Basilicata.

lunedì 22 aprile 2019

Venite avanti, cretini!


di FRANCESCO GRECO - L’altra sera stavamo in pizzeria, uno di quei locali della profonda provincia fra Europa e Mediterraneo, finto-rustici, prezzi popolari, ingredienti naturali, conosci tutti e puoi fare pr. Al tavolo vicino una giovane mamma col suo bambino, avrà avuto 5-6 anni, capelli foltissimi, puliti, luminosi. Sembrava il premio per un bambino buono. Un quadro d’altri tempi, puro Novecento, se non fosse per i cellulari ultimo modello e la tv su Selena Gomez che si rotola su un letto sconfinato (I Cant Get Enouch).

Finita di mangiare, la ragazza ha preso il vassoio e insieme al figlioletto è andata ai bidoni delle differenziata, vicino alla porta.

Tutti abbiamo visto quel ch’è successo: il bambino – potenziale Greta-boys - ha preso le posate di plastica e la madre gli ha indicato il bidone giusto, poi la lattina della bevanda, e ha indovinato da solo dove buttarla, come la carta dei tovaglioli.

A noi avventori – era il giorno di Greta in Italia - s’è scaldato il cuore, la ruga d’ansia s’è dissolta: ci siamo guardati con un sorriso aperto, fiducioso, come a dirci: non tutto è perduto, c’è speranza, diamoci una mossa. Effetto-Greta.

Aggredita dalla feccia peggiore e qualunquista della comunicazione italian style (inclusa quella contraria all’assistenzialismo altrui, non al proprio). Macelleria mediatica. L’immortale sindrome di Procuste. Ma figuriamoci se lei se ne preoccupa più di tanto nella sua stanzetta a Stoccolma…

Il format da integralismo islamico non è nuovo, anzi, è vecchio come il mondo che fu: se non vuoi confrontarti con ciò che dice il prossimo, criminalizzalo, inventati le peggio cose, direbbero a Trastevere, attribuiscigliele. E poi vedi l’effetto che fa.

Ai tempi del komunismo e del soviet supremo, le voci critiche “impazzivano” ex abrupto, e le si spediva nel gulag siberiano a meno 50° o nei laogai; oggi si mette in mezzo il business, ci si chiede chi c’è dietro (i socialisti svedesi), si attribuisce agli altri la propria cattiva coscienza: un armamentario da raccapriccio degno di Allan Poe.

Magari, con un po’ di pregiudizio e di sprezzo del ridicolo, fra un po’ si “scoprirà” che è stata proprio la vispa ragazzina svedese Greta Thunberg (i media la chiamano “attivista”) a mettere nella pancia di un pescecane 20 kg di plastica e a spargere plastica per un continente grande tre volte la Francia, mentre è colpa sua se tante specie sono a rischio estinzione, incluso l’homo sapiens.

Però, se ad appena 16 anni ha parlato - ascoltata – della natura matrigna all’ONU (riduzione del C02), al Parlamento Europeo, con Papa Francesco (“Laudato sì”), qualche merito lo deve pur avere.

A cominciare dal fatto di provenire da una società e una cultura più libere e avanzate della nostra bigotta e ideologica (al di là delle “scoperte” dell’acqua calda dell’inchiesta del “Messaggero”).

Se Greta è credibile più di tutti i grunen del mondo nella difesa della Terra e della sua salute, se ha milioni di followers preoccupati di ereditare un pianeta spazzatura, se un suo potenziale partito avrebbe milioni di elettori, se ha in mano le sorti della Terra e dell’umanità e ha già un posto nella Storia (sarà donna dell’anno e forse vincerà il Premio Nobel), qualche intuizione virtuosa deve pure averla avuta (e condivisa con mamma e papà, che c’è di male?).

Forse ha una sensibilità e percezione del rischio superiore alla nostra, o ha delle “visioni”, vede quel che ci attende di qui a pochi anni…

Se è arrivata a Roma da Stoccolma dopo due giorni di treno e sta condizionando, e cambiando, la politica e la comunicazione, dettando l’agenda, è segno che il punto di rottura, di non ritorno è stato raggiunto e le nuove generazioni non vogliono in eredità un pianeta malato a causa dei nostri smodati egoismi, la fame onnivora di energia: per cui continuare con le attuali politiche industriali e di sviluppo senza limiti sarebbe suicida.

E, d’altra parte, dove cavolo mettere il quarto televisore? Nei tinelli non c’è posto manco per un ago, e allora non si può che tornare indietro per società più spartane, con meno cazzabbuffi a supportare le nostre insicurezze e demenze.

Trump e Xi non sono d’accordo, ovvio, non vogliono normative nell’avvelenare la loro terra, e di quel che lasceranno non gliene può fregar di meno, ma è importante che lo siano i loro popoli, che ascoltino il messaggio di Greta, che si responsabilizzino.

D’altronde, i cretini supponenti e i moralisti di ogni risma e latitudine (inclusi quelli dei giornali pagati da tutti noi per titolare “Vieni avanti, Gretina”) li riconosci a occhio nudo: non solo puzzano di cadavere, ma anche perché, se indichi la Luna, loro – homo demens - guarderanno solo il dito...

lunedì 15 aprile 2019

“Innovambiente” e comune Bitetto protagonisti a "Save The Planet"


BARI - L’azienda high-tech materana “Innova” torna per il terzo anno consecutivo a Sofia per “Save The Planet”, la più importante manifestazione in programma in Bulgaria sui temi di sostenibilità, tutela ambientale, innovazione tecnologica e smart cities.

Al centro della sua partecipazione all’evento (Giovedì 18 aprile - ore 10.30) il convegno “Raccolta differenziata – Il successo nel Sud Italia e le prospettive di sviluppo nel mercato bulgaro. Per una gestione “smart” del ciclo di raccolta urbana dei rifiuti”. In platea rappresentati del Ministero dell’Ambiente Bulgaro, dirigenti della municipalità di Sofia, qualiVeska Georgieva e Tatyana Asenova dell’ispettorato e ufficio di controllo ciclo dei rifiuti, monitoraggio ambientale e attività commerciali, della capitale bulgara. Obiettivo del meeting definire un primo trial applicativo del sistema web based “Innovambiente”, a Bankya,municipalità di 12 mila abitanti a 80 km dalla capitale. Un meeting nato dalla visita di funzionari del ministero Bulgaro all’evento riminese “Ecomondo” dello scorso novembre, durante il quale hanno incontrato responsabili e tecnici di “Innova”.
Ad accompagnare l’intervento di Andrea Di Pasquale, Ad “Innova”, la relazione del sindaco di Bitetto, Fiorenza Pascazio. I risultati ottenuti nel comune pugliese rappresentano infatti un vero “caso di scuola”, di rilevanza italiana e internazionale con l’adozione del sistema “Innovambiente” da parte della società di gestione “Navita srl”; in soli 3 anni si è passati da una percentuale di raccolta differenziata e porta a porta dei rifiuti del 16%, al 78,66% del 2018. Oltre ad un notevole cambiamento positivo nelle abitudini e nel decoro urbano, il passaggio alla differenziata spinta ha determinato effetti positivi anche sul fronte dell’ecotassa regionale, passata da 25,82 euro per tonnellata del 2015 a 5,17 euro per tonnellata nel 2017, con conseguente minor ricorso alle discariche. E dallo smaltimento di rifiuti selezionati il comune ha incassato, nel 2017, 73.890,40 euro.

Un convegno destinato ad ampliare l’interscambio Italia/Bulgaria. Secondo i dati dell’Ufficio ICE Agenzia di Sofia, diretto da Alessandra Capobianco, nel 2018 esso è arrivato a € 4.86 mld segnando un aumento del 10,2% rispetto all’anno precedente. Il nostro Paese è terzo fornitore commerciale dopo Germania e Russia e secondo mercato di destinazione di export bulgaro dopo la Germania. Le esportazioni italiane hanno raggiunto € 2.42 mld (+10,4% rispetto all’anno 2017), le importazioni € 2.43 mld (+10,0% rispetto all’anno 2017).

Dichiarazioni

“Negli ultimi due anni si sta riducendo il gap nord/sud Italia nella raccolta differenziata e porta a porta dei rifiuti. Alcune delle nuove esperienze, in particolare quelle realizzate in Puglia, sono e veri e propri casi di successo. Parecchi di questi casi vedono protagonista anche la nostra piattaforma tecnologica. “Innovambiente”, infatti, garantisce, in un unico sistema, il censimento delle utenze, la zonazione e caricamento delle anagrafiche aggiornate, la consegna dei kit, la raccolta puntuale con identificazione dell’utente e della frazione conferita con tecnologia RFID, la raccolta on demand, il controllo in tempo reale dei centri di raccolta e della flotta veicolare. Tutti i cittadini, inoltre, grazie all’App interattiva gratuita e compatibile iOS e Android e al sistema di back-office associato, verificano liberamente il calendario di raccolta, la guida ai conferimenti, il dizionario dei rifiuti o prenotano un ritiro di rifiuti speciali o di grandi dimensioni o un ritiro in sistemi di raccolta nelle case sparse di tipo on-demand o, infine, inviano segnalazioni al gestore e al comune”.

Andrea Di Pasquale, Ad “Innova”

“L’importanza di un buon sistema di raccolta differenziata è indubbiamente la base di partenza che ha consentito alla nostra comunità di raggiungere, in poco tempo, percentuali inattese di RD, con effetti positivi in tema ambientale, sociale e sul versante del decoro urbano. L’impostazione tecnologica che caratterizza il nostro sistema garantisce al gestore, e di conseguenza all’Ente, un controllo puntuale dei conferimenti e delle utenza, permettendo di migliorare sempre di più le prestazioni e la qualità dei materiali differenziati.”

Fiorenza Pascazio, sindaco Bitetto

“L’Agenzia ICE è presente a Sofia dal 1967, con una lunga e consolidata attività di promozione del Made in Italy. Il mio obiettivo, quale responsabile dell’ufficio, è lavorare a fianco delle aziende italiane per garantire loro il più ampio successo e incoraggiare le imprese bulgare a guardare all’Italia come ad un affidabile partner globale. La nostra missione è, infatti, quella di promuovere l’internazionalizzazione, gli scambi e l’immagine del prodotto italiano nel mondo. Il nostre Paese è uno dei principali partner economici della Bulgaria e riveste un ruolo chiave nell'economia del Paese. Nel 2018 ci confermiamo il secondo paese partner della Bulgaria con una quota dell’8%, preceduta dalla Germania e seguita dalla Romania, mentre nell'ambito dell'UE la quota dell'Italia si attesta al 12,2%. La presenza di Innovambiente all’appuntamento Save the Plane” e il caso di successo di Bitetto sono motivo di orgoglio, in quanto espressione dell’eccellenza italiana in un settore al quale la Bulgaria guarda con grande interesse”.

Alessandra Capobianco, responsabile Agenzia ICE –Sofia

venerdì 12 aprile 2019

WWF: "No ai cavi d'acciaio sulla Gravina di Matera"

MATERA - Grazie alla solerzia di cittadini attenti e vigili, Il WWF Matera è venuto a conoscenza del progetto inaccettabile che la Fondazione Matera-Basilicata 2019 aveva in animo di attuare tra i due versanti della Gravina agli antipodi, dal punto di confluenza dei torrenti col torrente Jesce a via delle Virtù, rientrante nella zona di massima protezione del Parco della Murgia Materana.

Il progetto, ancora in fase embrionale, è tuttora privo sia di nulla osta dell’Ente di gestione del Parco della Murgia Materana (ed impossibilitato ad averne in base alla L.R. 11/90 e al Piano del Parco, interessando una zona di riserva integrale) che di Valutazione di incidenza ambientale da parte dell’ufficio competente della Regione Basilicata; come esito finale tale progetto prevedrebbe una rete di cavi d’acciaio a mo’ di installazione aerea tra le pendici dell’altopiano murgico, nell’ambito di un progetto artistico visionario.

Lo scorso febbraio, senza autorizzazione alcuna, si sono svolte delle prove di questa malsana installazione e senza indugio sono stati avvertiti i carabinieri forestali che sono prontamente intervenuti per far rimuovere i cavi.

Come associazione di protezione ambientale, siamo intenzionati ad andare fino in fondo a questa questione e ci diciamo del tutto stupefatti dalla disinvoltura con cui spesso si opera in un’area protetta con idee decontestualizzate, impattanti dal punto di vista paesaggistico e fonte di pericolo per l’avifauna migratoria e stanziale del Parco, con l’aggravante di ricadere in una zona di protezione integrale, in base alla zonizzazione del Piano del Parco che al punto 3.5.1 All. A recita: [...]Nella zona di “riserva integrale” l’ambiente va conservato e ricostituito nella sua integrità: è prescritta pertanto la conservazione e tutela di tutti gli elementi costituenti l’ambiente (geografici, paesaggistici, vegetazionali, faunistici, storico/antropici ecc.)

Auspichiamo altresì di essere affiancati in questa denuncia anche da altre associazioni ambientaliste che pure in passato si sono pronunciate in modo vibrante avverso il progetto della passerella pedonale sul torrente Gravina (pur previsto nel Piano del Parco) e ci si possa battere a 360 gradi per un Parco che merita di essere messo a sistema e valorizzato con azioni davvero sostenibili e in linea con le peculiarità di un ecosistema fragile.

Riteniamo doveroso appellarci, in modo particolare, alla rappresentanza della componente ambientalista in seno al Consiglio Direttivo del Parco affinchè con ogni forza ed efficacia tuteli e scongiuri ogni eventuale possibilità di intervento nell’area di Riserva integrale.

martedì 9 aprile 2019

Matera: raccolta fondi per le popolazioni colpite dal ciclone IDAI


MATERA - Il 14 marzo 2019 IDAI, un ciclone tropicale di rara potenza, si è abbattuto sulle aree centrali del Mozambico, raggiungendo anche Zimbabwe e Malawi e causando quella che è stata definita la peggiore calamità degli ultimi 20 anni in Africa e il più grave disastro ambientale dovuto ai cambiamenti climatici fino ad oggi.

Le regioni centrali di Sofala, Manica e Tete sono state le più colpite: aree remote e poverissime dove si stimano i danni maggiori. La città costiera di Beira, diventata simbolo di questa tragedia, è stata quasi completamente rasa al suolo. Attualmente è raggiungibile solo via nave o via aereo a causa dell’interruzione della viabilità stradale; interi villaggi delle aree interne, come Dondo, Lamego, Sussundenga, Nhamatanda, sono stati spazzati via dalle inondazioni e risultano isolati, privi di acqua potabile ed elettricità, a causa dei danni alle reti di distribuzione. Per giorni i sopravvissuti hanno trovato rifugio sui tetti o sugli alberi, senza cibo né acqua potabile, affrontando disagi e pericoli.

Le morti accertate quasi mille, sicuramente molti più, anche se sarà difficile quantificarle con esattezza poiché in Mozambico gran parte della popolazione vive ancora in insediamenti informali privi di registri anagrafici.

Si stimano 1 milione e mezzo di sfollati che hanno perso praticamente tutto, casa e i pochi beni che avevano a disposizione. Secondo l’Unicef sono circa 3 milioni le persone che necessitano di assistenza umanitaria immediata, molti di essi sono bambini.

I soccorsi sono arrivati con estremo ritardo e difficilmente raggiungeranno le aree più interne dove si registrano le criticità maggiori. L’esponenziale innalzamento dei prezzi rende inaccessibili i beni di prima necessità e i medicinali. In alcune aree i rifornimenti di beni di prima necessità non sono ancora ripartiti.

A questo quadro drammatico si aggiunge il pericolo di vaste epidemie di tifo, colera e malaria. L’epidemia di colera è stata ufficialmente dichiarata aperta e sono quasi 1500 i casi già accertati. L’emergenza post ciclone sta assumendo dimensioni catastrofiche.

L’associazione Basilicata-Mozambico onlus, con sede a Matera e attiva da oltre 10 anni con progetti umanitari in Mozambico, lancia l’iniziativa “Unidos por Moçambique: aiutiamoli a ricominciare”, una raccolta fondi destinata aa alcune famiglie tra le più bisognose che vivono nelle aree colpite.

“La nostra è una piccola associazione che non ha la capacità di intercettare grandi donazioni e in questi casi si ha sempre la sensazione di fare troppo poco, ma se ognuno di noi fa quel poco che può, riusciremo nel concreto ad alleviare le immani sofferenze della popolazione ed accendere una speranza per il futuro”, dichiara Roberto Galante, project manager dell’associazione rientrato in questi giorni da Maputo (capitale del Mozambico).

Don Angelo Tataranni, presidente dell’associazione e parroco di San Rocco, dove ha sede l’associazione stessa, esorta “Una tragedia dimenticata dai media che può trasformarsi in catastrofe, occorre fare qualcosa, nel nostro piccolo ognuno di noi può dare il suo contributo. Pochi euro possono contribuire a salvare delle vite e donare speranza, non c’è altro tempo da perdere. Con i fondi raccolti “adotteremo” alcune famiglie, affinchè possano ricostruire, oltre il dolore e le sofferenze, una propria vita. Non possiamo sottrarci a questo dovere morale.”

Abbiamo già inviato nei primi giorni dell’emergenza, attraverso canali sicuri, derrate alimentari, riso e fagioli, e vestiti. L’obiettivo è agire con donazioni dirette attraverso la rete di contatti locali che l’associazione Basilicata-Mozambico ha costruito in questi anni nel Paese africano. Le donazioni verranno destinate alle priorità del momento: derrate alimentari di prima necessità, potabilizzatori d’acqua, medicinali, dosi vaccinali, generatori di corrente elettrica… Quindi attraverso la campagna “Adotta una famiglia” con aiuti diretti ad alcune famiglie che già assistiamo attraverso borse di studio, affinché possano ricostruirsi una abitazione e una vita, ma anche affinché i ragazzi non abbandonino gli studi, ma possano continuare i loro percorsi formativi e scolastici.

È possibile aderire alla raccolta fondi attraverso il sito: http://www.amundzukukahina.org/

Oppure tramite bonifico:

Associazione Basilicata Mozambico Onlus - Matera
Codice Fiscale: 93033590774
IBAN cc postale: IT88 U076 0116 1000 0004 8056 733
IBAN cc bancario Banca Prossima Spa: IT80 A033 5901 6001 0000 0008 814

Causale: “aiutiamoli a ricominciare”

giovedì 21 marzo 2019

Rifiuti, D'Amato (M5S): "Al sud 35 discariche fuori legge, Corte UE apre alle sanzioni contro l'Italia"


POTENZA - “Oggi, la Corte di giustizia dell'Unione europea ha certificato il fallimento dei governi Pd, a livello nazionale e regionale: di 42 discariche pericolose per la salute dei cittadini di Basilicata, Puglia, Abruzzo e Campania (oltre a 2 del Friuli), che dovevano essere chiuse o messe a norma entro il 2015, non sono riusciti a sanarne neppure una entro i termini. Di queste, sole 7 risultano finalmente a norma, ma i lavori sono stati fatti in ritardo rispetto alle scadenze concordate con Bruxelles. E dire che di tempo ne hanno avuto, visto che già nel 2012 la Commissione europea li aveva diffidati, chiedendo di porre immediato rimedio. Non lo hanno fatto e oggi, con la sentenza della Corte, al danno rischiamo con ogni probabilità di pagare di tasca nostra la beffa: già, perché adesso Bruxelles o la stessa Corte potranno elevare delle pesanti multe a carico dell'Italia”. Lo dice l'eurodeputata del Movimento 5 Stelle, Rosa D'Amato, in merito alla sentenza emessa oggi dalla Corte di giustizia dell'Unione europea, che ha accertato la violazione da parte dell'Italia delle direttiva europea sulle discariche.

“Questa direttiva è stata introdotta nel 1999 e prevede una serie di misure volte a ridurre l'impatto delle discariche sull'ambiente e sulla salute dei cittadini – continua D'Amato - So che il ministro dell'Ambiente Costa farà tutto il possibile per limitare i danni e per porre rimedio a questo ennesimo fardello lasciatoci dalla vecchia politca e, in tempi più recenti, da Renzi e soci, da Pittella a De Luca. Noi sul territorio continueremo a vigilare su queste bombe ecologiche, perché siano chiuse o messe a norma una volta per tutte”.

Copagri: Giornata Mondiale acqua, "l’agricoltura non la spreca ma la valorizza"


POTENZA - “L’agricoltura non spreca la risorsa idrica, della cui fondamentale importanza è pienamente consapevole, ma al contrario la valorizza, utilizzandola per il ciclo produttivo alimentare, e la restituisce al reticolo idrico e alle falde sotterranee, le quali vanni poi ad alimentare indirettamente i pozzi irrigui”. Così la Copagri alla vigilia della Giornata mondiale dell’acqua, istituita dalle Nazioni Unite nel 1992 e quest’anno dedicata al tema “Non lasciamo nessuno indietro”.

“Respingiamo quindi con forza l’idea secondo cui gli agricoltori sono responsabili degli sprechi idrici e ci teniamo a sottolineare che il costo per il mantenimento e la cura del reticolo idrico è sostenuto dai produttori e dalle aziende agricole, le quali in questo modo contribuiscono direttamente e attivamente, fra l’altro, alla tutela dei terreni e alla prevenzione del dissesto idrogeologico”, spiega il presidente della Copagri Franco Verrascina.

“Quello che come produttori agricoli possiamo e dobbiamo fare, e su cui stiamo già lavorando, è puntare con sempre maggiore decisione sulla ricerca e sull’innovazione, sfruttando in particolare le moderne tecniche di irrigazione, che consentono un notevole risparmio idrico, e promuovendo un uso razionale dell’acqua, anche attraverso il ricorso a colture meno idroesigenti”, prosegue il presidente della Copagri.

“Riteniamo, inoltre, sia necessario un deciso cambio di passo a livello globale in relazione alla gestione delle risorse idriche, anche e soprattutto alla luce del fatto che entro il 2050 si prevede una crescita del 33% della popolazione mondiale, con una conseguente maggiore richiesta di acqua, che andrà sempre più a scontrarsi con l’aumento di fenomeni dovuti ai cambiamenti climatici e alla tropicalizzazione del clima, quali la possibile assenza o la minore frequenza di precipitazioni, la siccità, le inondazioni e le conseguenti carenze idriche”, conclude Verrascina.

mercoledì 13 marzo 2019

Frane, Pedicini (M5S): "Commissione europea conferma la gravità della situazione ma non fa abbastanza".


ROMA - Il problema delle frane resta grave. Lo conferma la Commissione europea nella risposta inviata all’interrogazione del parlamentare europeo del M5S Piernicola Pedicini su una questione segnalata da Patrizia Terzoni, vice Presidente della VIII Commissione Ambiente territorio e Lavori Pubblici alla Camera dei Deputati e da Giovanni Vianello anch’esso deputato M5S alla Camera.

“La situazione - scrive Karmenu Vella, commissario europeo per l'ambiente, gli affari marittimi e la pesca, “resta motivo di grande preoccupazione. La Commissione al momento non prevede di proporre una direttiva dell'Unione europea relativa alle frane. La strategia tematica per la protezione del suolo, adottata nel 2006, costituisce lo strumento politico globale dell'Ue per il settore e in quanto tale tratta degli smottamenti tra i vari problemi del suolo. Parallelamente era stata intavolata una proposta di direttiva quadro per la protezione del suolo, che però la Commissione ha deciso di ritirare nel 2014 dopo otto anni di discussioni infruttuose in sede di Consiglio”.

“La Commissione – dice ancora Vella sta conducendo una riflessione con un gruppo di esperti nominati dagli Stati membri che avrà anche l'obiettivo di individuare le linee d'azione più appropriate per contrastare il degrado del suolo nell'Ue”. Nel 2017 la Commissione ha adottato una proposta per potenziare la prevenzione, la preparazione e la risposta alle catastrofi. Tale proposta è attualmente all'esame dei colegislatori. Nel novembre 2018 la Commissione ha anche pubblicato una relazione sull'attuazione della strategia dell'UE di adattamento ai cambiamenti climatici, che ricomprende le esperienze acquisite e riflessioni sui miglioramenti per le azioni future” conclude Vella.

La Commissione conferma la situazione grave e la difficoltà nell’agire. L’Italia è il paese più a rischio d’Europa: nella nostra penisola, secondo il rapporto 2018 dell’Ispra, 7.275 comuni (91% del totale) sono a rischio per frane e alluvioni; alcune Regioni in particolare, tra le quali spiccano il Molise, la Basilicata e la Calabria hanno il 100% di comuni interessati da aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata.

“Questi fenomeni incombono sui cittadini in termini di potenziale perdita di vite umane, tessuto sociale e produttivo dei territori colpiti e, nonostante siano una componente determinante tanto quanto le alluvioni nell’ambito del rischio idrogeologico, il diritto europeo contempla ad oggi solo la direttiva 2007/60/CE ma non c’è, a livello comunitario, uno strumento unico per valutare e gestire le frane in modo da ridurre le conseguenze negative. Ribadiamo con forza la richiesta di una banca dati europea per censire e analizzare con un criterio omogeneo le cause e le buone pratiche di mitigazione del rischio negli Stati membri” conclude Pedicini.

venerdì 8 marzo 2019

A Maratea salvata una tartaruga che aveva ingerito plastica

MARATEA - L’inquinamento da plastica continua a colpire le specie marine. Questa volta è accaduto a Rosaria, una tartaruga Caretta caretta di 20 chili e lunga 52 cm, che giovedì 28 febbraio è stata ritrovata dalla Guardia Costiera al largo di Maratea. L’animale galleggiava in modo anomalo: non riusciva a immergersi e il suo corpo pendeva verso destra, per questo i membri della capitaneria di porto hanno avvertito subito il gruppo operativo del WWF Maratea.

La biologa Valentina Paduano e il veterinario Massimo Lo Monaco hanno verificato subito le condizioni della Caretta caretta, che è ora ospite del Centro recupero tartarughe marine nell’Oasi WWF di Policoro.

Lì è stata prima sistemata in acqua molto bassa, per permetterle di riadattarsi alle temperature e poi spostata in una vasca con acqua più alta, dove anche gli esperti hanno potuto osservare le anomalie nel nuoto della tartaruga.

“Quando le tartarughe galleggiano in questo modo, o si tratta di un problema ai polmoni, oppure hanno ingerito plastica- spiega la biologa Valentina Paduano-. Per capire cosa avesse era necessaria una radiografia, eseguita alla clinica veterinaria di Bari, che fortunatamente ha escluso problemi agli organi”.

Doveva essere stata proprio la plastica a danneggiarla e poco dopo, dalle sue feci, è arrivata la conferma: Rosaria aveva ingerito un involucro di plastica tipico dei pacchetti di sigarette e forse, nel suo intestino, ci sono altri frammenti plastici che dovrà espellere.

Ora Rosaria resterà in osservazione al centro di recupero di Policoro e verso la primavera, quando il clima sarà più mite e avrà riacquistato pienamente le forze, sarà liberata e potrà tornare a nuotare in mare.

Dall’inizio dell’anno è stata lei la prima tartaruga recuperata nella zona di Maratea, mentre nel 2018 sono state quattro quelle recuperate, sempre in quella zona.

Ormai circa il 90% delle tartarughe che vengono trovate in situazione di difficoltà e trasferite nei centri di recupero hanno ingerito plastiche o microplastiche.

Secondo il recente report del WWF “Responsabilità e rendicontazione, le chiavi per risolvere l’inquinamento da plastica”, poiché i consumi di plastica e la capacità di gestione dei rifiuti non procedono alla stessa velocità, la dispersione di plastica negli oceani rimarrà di oltre 9 milioni di tonnellate l'anno fino al 2030. Questa presenza massiccia negli ecosistemi rappresenta una minaccia per la fauna selvatica ed è responsabile di gravi impatti diretti: sono oltre 270 le specie animali vittime dell’intrappolamento in reti da pesca abbandonate e in altri rifiuti plastici e 240 le specie che presentano rifiuti plastici nello stomaco. Questo è un enorme problema per la salute dell’ecosistema marino, ma anche per quella dell’uomo.

Per combattere contro la sempre più grave emergenza plastica serve una grande mobilitazione e per questo il WWF Italia invita a sottoscrivere la petizione globale per chiedere ai Paesi delle Nazioni Unite di stipulare un Accordo globale che ponga fine alla dispersione di plastica in natura entro il 2030.

giovedì 7 marzo 2019

Terra dei Fuochi, Pedcini (M5S): “Bene sentenza corte, ma sia la malapolitica a pagare, non i cittadini”


“La decisione della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo sulla Terra dei Fuochi conferma che i cittadini e le associazioni campane avevano ragione. In questi anni in Campania c’è stata una chiara violazione dei diritti che ha compromesso la qualità della vita di migliaia di persone”, dichiara l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Piernicola Pedicini. “I governi di centrodestra e centrosinistra dal 2000 ad oggi hanno ignorato e anche demonizzato questa richiesta di aiuto che arrivava dai cittadini. Questo processo spingerà il nostro governo nel continuare con ancora più vigore l’applicazione del piano di azione varato dal ministro Costa. Durante un incontro nel 2017 con il Commissario europeo alla Salute, insieme ai portavoce regionali della Campania Valeria Ciarambino e Maria Muscarà, avevamo chiesto un intervento dell’Europa per tutelare la salute dei nostri concittadini. Le multe milionarie dovute alla pessima gestione del ciclo dei rifiuti devono essere usate per tutelare la salute. È la malapolitica a dover pagare, non i cittadini stessi”, conclude Pedicini. "Cittadini che hanno invaso piazze e strade, fatto barricate, messo in campo ogni iniziativa che servisse a invocare il sacrosanto diritto alla salute, sono stati per anni demonizzati, trattati come criminali dagli stessi governanti e politici a cui chiedevano una mano tesa. Governanti e politici spesso complici, anche solo con la loro indifferenza, di chi ha avvelenato la nostra terra. Ora che i ricorsi di comitati e associazioni sono stati accoltI dalla Corte Europea dei Diritti dell'uomo, auspichiamo che sia fatta giustizia contro chi ha negato a tutti noi il diritto alla vita". Commenta Maria Muscarà, capogruppo regionale M5S in Campania.

giovedì 28 febbraio 2019

Ambiente: Lezzi, "Mettiamo a sistema 1.6 mld fondi Ue contro il dissesto"


ROMA - “Ho chiesto alla commissaria europea per le Politiche regionali Corina Cretu di stipulare un patto di cooperazione rafforzata con me e le Regioni italiane per mettere a sistema anche i fondi europei destinati al dissesto idrogeologico, che ammontano a circa 1.6 miliardi di euro”.
Così il ministro per il Sud Barbara Lezzi durante la conferenza stampa di presentazione del Piano Nazionale per la Mitigazione del dissesto idrogeologico, avvenuta a Palazzo Chigi. Una cifra, precisa il ministro “che si va ad aggiungere ai quasi 11 miliardi stanziati nel piano Progettitialia’”.

“Queste risorse – aggiunge Lezzi - verranno messe a sistema in un unico programma. Il 20 di febbraio ho incontrato presso i miei uffici tutte le Regioni, insieme al Ministero dell’Ambiente e alla Commissione Europea proprio al fine di condividere questa iniziativa, che è stata accolta molto positivamente. Il fine è di utilizzare al meglio questi fondi che riguardano soprattutto le Regioni del Sud, ma non solo, e lo strumento della cooperazione rafforzata mi è sembrato quello più idoneo visto che ha già dimostrato di essere efficace, come nel caso dell’adozione con la Regione Siciliana, quando ha consentito di recuperare un forte ritardo rispetto alla scadenza per la rendicontazione dei fondi Ue sul 2018”.

giovedì 21 febbraio 2019

"Compagnia investa in Basilicata su energie alternative e chimica verde"


POTENZA - "Il nostro auspicio è che entro un paio di settimane i lavoratori dell'indotto Eni possano ricevere i fondi Opt del 2015 e successivamente quelli del 2016". Lo ha dichiarato il segretario generale della Femca Cisl Basilicata, Francesco Carella, al termine del confronto che si è tenuto oggi in Regione con l'Eni. Si continua a lavorare, invece, sulla sorveglianza sanitaria, ma occorrerà attendere il prossimo incontro per avere le prime risposte concrete.

Sul nodo dei cambi di appalto, riferisce sempre il segretario della Femca, "l'Eni ha dichiarato che sul tema sta ponendo la massima attenzione in sede di rinnovo del contratto nazionale del settore energia e petrolio, mentre sulla questione dell'armonizzazione salariale ha detto di non essere in condizione di imporre alle aziende contrattiste alcuna politica salariale. Nel corso della riunione - ha aggiunto Carella - la compagnia ha annunciato nuovi investimenti sul centro olio per la costruzione di un impianto di trattamento delle acque e interventi di manutenzione dei pozzi che dovrebbero comportare un incremento dei posti di lavoro, a patto di ottenere in tempi celeri le relative autorizzazioni. Il negoziato sta proseguendo e si iniziano a raccogliere i primi risultati. Ci sono partite ancora aperte sulle quali contiamo di raggiungere un punto di equilibrio nei prossimi incontri grazie anche alla mediazione dell'assessore Cifarelli. Il nostro obiettivo resta quello di assicurare il lavoro ai lucani tenendo insieme sviluppo e sostenibilità ambientale. Al tavolo abbiamo inoltre chiesto a Eni un impegno concreto per portare nelle aree industriali della Valbasento e di Tito nuovi investimenti e lavoro nel settore delle energie alternative e della biochimica".

Dissesto, Lezzi: da regioni collaborazione per cooperazione rafforzata

POTENZA - A Roma ho incontrato tutte le Regioni per avviare, insieme al Ministro Costa, una cooperazione rafforzata con la Commissione europea. Questo strumento è stato già efficacemente adottato per accelerare la spesa dei fondi strutturali europei e sono certa che aiuterà a mettere a sistema tutte le risorse programmate per la prevenzione e il contrasto del dissesto idrogeologico, ma che hanno natura diversa.” Così in un post su Facebook il ministro per il Sud Barbara Lezzi.

“Si tratta sia di fondi nazionali sia di fondi europei - spiega il ministro - che, insieme, possono arrivare fino a 9 miliardi di euro. Risorse ingenti con le quali è possibile realizzare un massiccio piano di investimenti contro il dissesto idrogeologico. Ringrazio per la disponibilità le Regioni che hanno contribuito costruttivamente alla stesura di questo impegno. Ora si tratta di rispondere alle loro richieste che sono tese, quasi tutte, a semplificare gli adempimenti burocratici e a supportare gli enti locali nella progettazione degli interventi. Sul tavolo del Presidente del Consiglio – conclude Lezzi - c'è già un ottimo piano redatto dal Ministro Costa che va in questa direzione, ma gli spunti odierni saranno utilizzati per migliorarlo ulteriormente.”