Visualizzazione post con etichetta Ambiente. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ambiente. Mostra tutti i post

giovedì 26 marzo 2020

Patto europeo della plastica, da oggi anche l'Italia è dentro



POTENZA - Anche l'Italia aderisce al Patto europeo della plastica, progetto lanciato da Olanda e Francia nel 2019 e volto a trovare nuove soluzioni in merito ai rifiuti in plastica e al loro smaltimento.

L'adesione al Patto è avvenuta ufficialmente lo scorso 6 marzo, allorché il Ministro per l'Ambiente Sergio Costa ha sottoscritto a Bruxelles il documento, unendosi così a 10 nazioni e cinquanta fra imprese e organizzazioni di settore già impegnate nel progetto.

Firmando questo accordo, gli aderenti – e dunque anche il nostro Governo – si impegnano ad attuare delle nuove politiche per favorire la produzione di imballaggi diversificati da parte delle aziende, unitamente a regole che mirano a gestire i rifiuti in plastica, dalla loro progettazione fino allo smaltimento. In quest'ottica un ruolo fondamentale lo avranno le imprese, che dovranno essere supportate da politiche fiscali mirate, ma anche i consumatori avranno la loro parte e certamente vanno sensibilizzati circa il riuso e il riciclo corretto di qualunque prodotto in plastica, imballaggi compresi.

Il Patto riprende l'iniziativa della Ellen McArthur Foundation “New Plastics Economy Global Commitment”, portata avanti e sostenuta dal governo francese durante la presidenza del G7, che intende inserire la plastica nel processo di economia circolare.

La definizione del testo del Patto è giunta a seguito del lavoro coordinato di quattro gruppi diversi composti dai rappresentanti della Commissione Europea e degli stati membri di Danimarca, Paesi Bassi, Francia, Finlandia, Germania e Slovenia, unitamente a imprese che producono e/o usano plastica nel loro settore. Ogni gruppo, a sua volta, è stato coordinato da un soggetto diverso – dalla Ellen MacArthur Foundation, dal ministero dell’Ambiente della Danimarca, dalla Unilever e dalla Wrap Uk. L'Italia ha presenziato sia al gruppo di lavoro “Scopi e definizioni”, che a quello “Riuso/riciclo riduzione dell'uso”.

La firma apposta su questo documento dimostra, ancora una volta, quanto il Governo e gli italiani stessi siano sensibili alla protezione dell’ambiente e concordi nel trovare nuovi modi per gestire i rifiuti, specie quelli in plastica.

A riprova di tale atteggiamento, abbiamo una recente ricerca condotta da ING, gruppo bancario da sempre in prima linea a favore dell'eco-sostenibilità. Dai dati emersi dalla ING International Survey, si evince quanto gli italiani siano attenti a seguire le 3R dell'economia circolare, ovvero riduzione dei rifiuti, riciclo e riutilizzo.

Il modello dell'economia circolare piace e coinvolge i nostri connazionali, che nel 74% dei casi si dicono favorevoli anche ad una crescita più lenta del PIL nazionale, se ciò può contribuire a tutelare l'ambiente. Per questo desta molta preoccupazione l'atteggiamento delle aziende, che ancora non riescono a tenere il passo con questo modello economico: una percentuale compresa fra il 39% ed il 35% degli italiani si dice in apprensione circa la diffusione dei rifiuti in plastica, mentre il 70% chiede alle aziende di adottare un modello di produzione più virtuoso.

Con la firma del Patto europeo della plastica si apre un nuovo e più incisivo capitolo della crescita economica sostenibile per il nostro Paese, in aderenza agli impegni sottoscritti.

venerdì 28 febbraio 2020

Cillis (M5S): "Presunta fuoriuscita di greggio al centro oli Tempa Rossa"

POTENZA - Il riferimento è alla presunta fuoriuscita di greggio da un serbatoio di pre-trattamento in data 10 gennaio 2020 nell’impianto del centro oli di Corleto Perticara, di cui abbiamo appreso solo dagli organi di stampa in data 18 febbraio che avrebbe determinato, per la pulizia dell’area interessata, l’impiego di decine di autocisterne arrivate presumibilmente dalle regioni limitrofe.

Al Ministro dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare ho chiesto:

• se e quali iniziative il Governo intenda assumere, per quanto di competenza, in relazione a quanto sopra esposto per conoscere la reale entità dello sversamento e dei danni provocati e quali misure di bonifica siano state predisposte;

• se il Governo intenda adottare le iniziative di competenza per effettuare verifiche, anche per il tramite del Comando dei Carabinieri della tutela dell'ambiente, circa i fatti esposti e sospendere, al fine degli accertamenti, in via precauzionale le autorizzazioni alla messa in produzione del centro Oli «Tempa Rossa» di Corleto Perticara.

Da quanto si è appreso (e lo ribadisco, solo dal 18 febbraio 2020 e solo dagli organi di stampa), in data 30 gennaio - quindi dopo ben 20 giorni dal presunto incidente - la Regione Basilicata ha chiesto chiarimenti in merito alla TOTAL che, ha risposto (indicando le cause dell’incidente e le misure che sarebbero state adottate) con nota del 7 febbraio 2020, ovvero il giorno dopo aver sottoscritto l’accordo con la Regione Basilicata!

È lecito quindi chiedersi se, sia la TOTAL che la Regione Basilicata, abbiano fornito o meno, ai cittadini lucani, piena informazione sull'incidente. Forse perché la probabile divulgazione di tale notizia avrebbe potuto compromettere la chiusura dell’accordo?

giovedì 27 febbraio 2020

Matera: Rifiuti Sub Ambito, l’assessore Tragni: "Regione intervenga sui costi di smaltimento"

MATERA - “Il Comune di Matera non può per ragioni giuridiche e non vuole per decisione politica riaprire la discarica di La Martella per il conferimento dei rifiuti. La Regione Basilicata ha il compito di indicare in quali impianti il gestore del servizio può conferire i rifiuti e deve assumersi fino in fondo le sue responsabilità. Il resto è solo argomento da campagna elettorale”.
E’ quanto sostiene l’assessore all’Ambiente, Giuseppe Tragni, che aggiunge: “Non possiamo più tollerare i toni e le argomentazioni dei rappresentanti del governo regionale che continuano a ignorare volutamente che esiste un contratto stipulato tra il Sub Ambito e il gestore che non prevede l’utilizzo dell’impianto di La Martella. Sull’argomento c’è inoltre un chiaro pronunciamento del consiglio comunale di Matera che non può essere disatteso. La questione dei prezzi del conferimento negli impianti pubblici e privati della Basilicata, che sono considerati elevati dagli operatori, ricade totalmente nella sfera di competenza del Governo regionale e la sua soluzione non può essere ribaltata sui Comuni. Allo stesso modo è un insuperabile obbligo contrattuale dell’impresa aggiudicataria, l’individuazione delle discariche in cui conferire i rifiuti. Le Amministrazioni del Sub Ambito stanno lavorando in armonia e al meglio, lo conferma l’avvio del servizio di raccolta differenziata nei Comuni associati”.

mercoledì 26 febbraio 2020

Wwf: "La centrale idroelettrica nel Parco del Pollino rischia di compromettere l’intero ecosistema fluviale del Frido"


POTENZA - Speravamo che la vicenda della Centrale idroelettrica sul fiume Frido fosse stata definitivamente archiviata dopo l’interruzione dei lavori nel 2017, per esecuzione delle opere in difformità dal progetto e la conseguente ordinanza di riduzione in pristino dello stato dei luoghi disposta meritoriamente dall’Ente Parco del Pollino. Invece, grazie ad una serie arzigogolata di atti, per ultima la D.G.R. n°42 del 20/01/2020 , la Regione Basilicata ha rideterminato i termini di validità del giudizio favorevole di compatibilità ambientale, rilasciato nel lontano 2013 per un periodo di 18 mesi decorrenti dalla comunicazione della data di ripresa dei lavori, riaprendo così la controversa vicenda.

La realizzazione della centrale idroelettrica nel cuore del Parco Nazionale del Pollino, nel comune di Viggianello in Zona 1, l’area di massima tutela, aveva già provocato infatti un impatto negativo nell’area protetta con lo sbancamento di una parte del versante del fiume Frido, sradicamenti di alberi, aperture di piste, modifica dell’alveo fluviale, compromettendo il delicato e prezioso ecosistema del Frido, tra i maggiori corsi d’acqua del Pollino. Il progetto prevedeva la massima tutela dell’habitat della lontra e della trota fario, utilizzando la condotta forzata attraverso strade e tratturi già esistenti, come la stradina di servizio della fognatura di 3 metri massimo di larghezza e non di una strada larga in alcuni punti più di 30 metri, cancellando il bosco ripariale e occludendo l’alveo del fiume con detriti di scavo.

Vicenda oggi più che mai da biasimare in un momento di grave crisi idrica che deve essere affrontata con un’oculata gestione dei bacini idrografici, avviando urgentemente una diffusa azione di riqualificazione degli stessi fortemente compromessi dal consumo di suolo e dall’artificializzazione della rete idrica superficiale.

I parchi nazionali devono prioritariamente garantire la conservazione della biodiversità e non pensare ad ipotesi di sviluppo industriale che, al contrario, non possono che essere impattanti proprio su quei valori di naturalità da preservare. Anche da un punto di vista strettamente economico, il valore dei servizi ecosistemici che gli ambienti del Parco del Pollino offrono alle comunità è di sicuro alla lunga superiore al beneficio che la centrale potrebbe portare a pochi nell’immediato. Il quindicesimo obiettivo dell’Agenda Onu 2030 sullo sviluppo sostenibile punta a proteggere e ripristinare gli ecosistemi terrestri: utilizzare in modo sostenibile le foreste, fermare la desertificazione e il degrado del territorio, salvaguardare la biodiversità. Purtroppo la protezione delle aree protette e la salvaguardia della diversità biologica lasciano a desiderare: in l’Italia varie specie animali e vegetali sono nella lista rossa del WWF. Anche se favorevoli a forme di energia rinnovabili, dobbiamo sempre tener presente che se l’ecosistema si degrada, la vita animale e vegetale ne patisce e ne patiamo anche noi che ne facciamo parte. Per tali ragioni confidiamo ancora una volta nel buon senso delle istituzioni interessate affinché blocchino definitivamente la realizzazione della centrale che non può essere portata avanti sulla base di un’autorizzazione di quasi 10 anni fa e che sicuramente apporterebbe danni gravi ai delicati equilibri ambientali del Parco.

martedì 25 febbraio 2020

Matera: raccolta differenziata, al via la distribuzione dei kit

MATERA - Inizia la distribuzione dei kit per la raccolta differenziata dei rifiuti nei Comuni del Sub Ambito Matera 1.

E’ quanto stabilito al termine della riunione della Conferenza dei Sindaci che si è svolta in mattinata a Matera.

La distribuzione dei mastelli avrà inizio in data 27 febbraio 2020 secondo il seguente programma:

Tricarico: dal 27 febbraio 2020 - durata prevista 5 giorni - rimozione cassonetti stradali prevista tra il 2 marzo ed l’8 marzo 2020. Avvio servizio a regime dal 16 marzo 2020;

Ferrandina: dal 2 marzo 2020 - durata prevista 10 giorni - rimozione cassonetti stradali prevista tra il 13 marzo ed il 15 marzo 2020. Avvio del servizio a regime dal 16 marzo 2020;

Matera: dal 2 marzo 2020 - durata prevista 50 giorni - avvio dai borghi e zone periferiche, attualmente con raccolta stradale, secondo la logica delle aree omogenee previste dal progetto e dall’offerta. Il Cns consegnerà a giorni il cronoprogramma di dettaglio;

Irsina: dal 27 aprile 2020 - durata prevista 6 giorni. Inizio raccolta dal 4 maggio 2020;

Bernalda: dal 4 maggio 2020 - durata prevista 15 giorni. Inizio raccolta dal 19 maggio 2020

La campagna di comunicazione si conformerà al programma di distribuzione dei mastelli e di avvio del servizio. La società incaricata provvederà a definire con i singoli sindaci i giorni, gli orari e i luoghi per gli incontri con i cittadini.

lunedì 10 febbraio 2020

Satriano di Lucania (Pz), un albero per ogni abitante


SATRIANO DI LUCANIA (PZ) – Un albero per ogni abitante. E’ questo l’obbiettivo fissato dall’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Umberto Vita, con il progetto “Alberi” che proporrà varie iniziative volte alla riduzione dell’impatto antropico per promuovere un’azione di compensazione dell’anidride carbonica immessa in atmosfera.

L’intento è quello di piantare 2500 alberi, simbolicamente almeno un albero per ogni cittadino residente, entro il 2024.

A questo scopo, a partire dal bilancio comunale 2020, verrà istituito il “Fondo Madre Natura” che servirà per coprire le spese connesse alla piantumazione e le cui risorse verranno attinte dalle economie del bilancio comunale, da progetti e bandi, nonché da donazioni di cittadini, aziende ed associazioni.

Presso l’ufficio anagrafe del Comune verrà inoltre istituito un registro per richiedere la messa a dimora di un albero per ogni bambino nato o adottato da genitore o tutore residente nel Comune di Satriano. Gli alberi dedicati ai nuovi nati avranno una targa riconoscitiva con nome e data di nascita e verranno piantati in un terreno vicino al centro abitato.

Il Comune ha scelto di piantare solo alberi autoctoni quali castagni, noci e alberi da frutto. In ordine di priorità si procederà alla piantumazione dei castagni per la volontà dell’amministrazione comunale di unire a questa operazione anche un beneficio turistico. E’ noto che i luoghi dove sono presenti castagneti riescono ad attrarre migliaia di turisti tra ottobre e novembre.

Le piantumazioni avverranno nel periodo invernale con giornate pubbliche a ridosso della festa nazionale dell’albero alle quali potranno partecipare i bambini delle scuole, associazioni, aziende, volontari e cittadini.

giovedì 6 febbraio 2020

Cillis (M5S): "Contaminanti, riscontrati e da rilevare, nella diga del Pertusillo"

ROMA - Martedì ho presentato una interrogazione a risposta immediata, in assemblea, ai Ministri della Salute e dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, con la quale chiedo - per le acque della diga del Pertusillo che fornisce acqua da bere per un milione di persone attraverso il potabilizzatore di Missanello - sia se la presenza di metalli pesanti (che perdura dal 2012) possa avere conseguenze dannose sulla popolazione e sia se l'Acquedotto Pugliese (unico ente accreditato a certificare la qualità dell'acqua dell'invaso lucano) ricerchi effettivamente tutte le sostanze chimiche usate nelle attività di ricerca e di estrazione petrolifera, compreso l’ isotopo radioattivo Americio-241.

È lo stesso Aqp che - nei suoi “rapporti di prova” sulla qualità dell’acqua potabile all’uscita del potabilizzatore di Missanello (l'ultimo è il numero 21541 del 2019) - certifica da ben 7 anni (gli stessi emersi al processo in atto a Potenza per il versamento di greggio, dal Cova di Viggiano, nel reticolo idrico della Val d’Agri) la presenza di alcuni contaminanti per i quali la legge italiana non prevede limiti di presenza come Litio, Bromuro, Bario e Berillio.

Del resto, l'invaso della diga del Pertusillo è a soli 2 km in linea d’aria dall’impianto di desolforizzazione dell’Eni, Centro Oli Cova di Viggiano, la cui attività è classificata a rischio di incidente rilevante ai sensi del d.lgs 17 agosto 1999 n. 334. Così in una nota Luciano CILLIS (M5S) Portavoce alla Camera, componente della XIII Commissione (Agricoltura).

mercoledì 5 febbraio 2020

Venosa Pensa: Amministrazione comunale si opponga alla realizzazione del parco eolico “Piani di Pedina”


VENOSA - Nei giorni scorsi la società Inergia Lucana srl ha presentato domanda di attivazione delle procedure di V.I.A. per la realizzazione di un parco eolico, costituito da 10 aerogeneratori di potenza unitaria pari a 5.5 MW, per una potenza complessiva di 55 MW nel territorio di Venosa. Si tratta dell’ennesimo progetto che interessa il nostro territorio e più in generale l’area nord est della provincia di Potenza.

Un progetto che riteniamo assolutamente inutile per la collettività e frutto di quella incredibile speculazione che si è venuta a generare nel nostro Paese intorno alle energie rinnovabili.

Venosa Pensa infatti pur considerando l’energia eolica una risorsa essenziale per arginare la minaccia dei cambiamenti climatici e per garantire l’approvvigionamento energetico da fonti rinnovabili, ritiene necessario un maggiore controllo a quelle che sono le prerogative dei territori anche al fine di arginare devastazioni ambientali e paesaggistiche già in atto purtroppo. Nell’ambito di una strategia generale di uscita dalla dipendenza dal fossile, il ricorso all’eolico può rappresentare sicuramente una strada da perseguire. Tuttavia, la rinnovabilità di una fonte energetica non è per definizione sinonimo di compatibilità ambientale e anche l’utilizzo delle c.d. energie rinnovabile deve essere realizzato con scrupolo, attenzione, verifica delle concrete situazioni e dei concreti contesti territoriali.

In Basilicata (come nelle altre regioni meridionali) abbiamo assistito ad un ricorso selvaggio all’eolico con dati che devono far riflettere. Il 91% della produzione di energia dalla fonte eolica è concentrata nelle sei regioni meridionali. Il maggior numero degli impianti si trova in Basilicata, ampiamente in testa per numero di impianti, 1180, nella taglia 20-200 kW. Invece, la Puglia ha la quota di potenza eolica maggiore installata in Italia, il 24,8% del totale, con 92 impianti sopra i 10 MW di potenza.

Accade così che oggi in Basilicata ci siano più pale eoliche che terreni coltivati, più pale eoliche che giovani.

Nel caso di comuni come Venosa, che sono stati interessati dalla realizzazione di altri impianti, la volontà di continuare a riempire gli spazi vuoti con nuove pale eoliche, è sicuramente una circostanza molto grave. Parliamo infatti di un territorio particolarmente interessante dal punto di vista archeologico che viene messo a rischio da impianti che non servono alla collettività ma solo agli interessi di poche aziende private. A questo si aggiungano i gravi impatti sul paesaggio e sulla biodiversità che rischiano di essere compromesse gravemente.

Come Associazione attiva sul territorio abbiamo deciso di presentare le nostre osservazioni nell’ambito del procedimento di V.I.A avviato dalla società proponente. Allo stesso tempo però invitiamo l’amministrazione comunale di Venosa a fare la sua parte attivandosi concretamente per difendere il territorio venosino. Così in una nota l'Associazione “Venosa Pensa”.

domenica 2 febbraio 2020

"L’Eni non può fare formazione a scuola su bonifiche e cambiamento climatico"


POTENZA - «Dopo averne passate tante per la “Questione Petrolio”, i lucani ora devono anche sorbirsi, nelle scuole, un corso di formazione su tematiche legate ai delicati equilibri ecologici, coordinato dall’Eni con l’Anp, l’associazione nazionale presidi. Il fatto che il governo abbia annunciato l’ingresso della ex società petrolifera di Stato nella formazione sui temi ambientali e dei cambiamenti climatici nelle scuole di ogni ordine e grado, non vuol dire però, che non ci debbano essere limiti preimpostati».
È la dichiarazione del senatore lucano M5S, Arnaldo Lomuti, con la quale ha annunciato che in settimana presenterà una interrogazione al ministro dell’Istruzione Pubblica, Lucia Azzolina, con la quale chiederà che non sia consentito a una società petrolifera, di formare insegnanti e alunni su un tema delicato dove è in evidente conflitto di interessi. In quanto le società petrolifere sono imprese ad altissimo impatto ambientale, sia per produzione di CO2, responsabile principale del riscaldamento del pianeta, e sia per l’uso nella ricerca ed estrazione petrolifera, di centinaia di sostanze chimiche tossiche ad alto rischio di inquinamento delle falde idriche, dei terreni e dell’aria.

«L’Eni dovrebbe formare su quattro “materie” importanti, come il cambiamento climatico, l’efficienza energetica, i rifiuti e le bonifiche ambientali, verso le quali non c’è attività delle società petrolifere che non creino gravi alterazioni ai micro e macro sistemi ambientali e generali. Dove, proprio per la resistenza delle società petrolifere al cambiamento verso le energie rinnovabili e verso i sistemi di trazione non più a combustibile fossile, il rischio è quello di rallentare i processi di inversione. Che poi è come se raccomandassimo le pecore al lupo».

Il senatore di Potenza, originario di Venosa, componente cella Commissione giustizia e membro della Commissione Eco-Mafie, ha poi anche precisato che, «senza andare troppo lontano nel mondo con gli esempi di disastri ambientali gravissimi determinati dalle attività di ricerca ed estrazione petrolifere, come accaduto in Africa o nel Golfo del Messico, ma anche nel Mediterraneo, vorrei ricordare che a Potenza è in atto un processo proprio contro i dirigenti Eni del Centro Oli Cova di Viggiano, perché hanno perso il controllo di due serbatoi, facendo fuoriuscire ben 400 tonnellate di greggio che ha inquinato 26 mila mq di reticolo idrico. Col sospetto emerso in fase processuale, che la fuoriuscita non controllata di greggio nell’ambiente, durasse da ben 7 anni e che la quantità di petrolio entrato nel terreno e nelle falde sia stata enormemente superiore. Per cui mi auguro che il ministro prenda al più presto una decisione».

lunedì 13 gennaio 2020

Tramutola: meno plastica, meno inquinamento, più convenienza con la Casetta dell'acqua


TRAMUTOLA - Questo lo spirito che accompagna il progetto dell’erogazione automatica dell’acqua in spazio pubblico che l’amministrazione comunale ha avviato con l’allestimento di una “casetta dell’acqua” in piazza della Repubblica e che sarà inaugurata giovedì 16 gennaio, alle ore 10.30.

Una scelta, quella della nostra Amministrazione, di installare la prima casetta dell'acqua che è anche in linea con gli impegni assunti con la Comunità tramutolese in materia di rispetto ambientale e che, ad esempio, sul fronte dello smaltimento dei rifiuti ha visto la nostra Tramutola primeggiare in Basilicata come MIGLIOR COMUNE RICICLONE 2019 insieme a quello di Muro Lucano e per questo ricevere l’ambito riconoscimento del Ministero dell’Ambiente e di Legambiente a Roma lo scorso 27 giugno.

La nuova casetta dell’acqua è realizzata per rispondere anche alle esigenze di noi tutti che chiediamo acqua buona, sicura, economica, ma anche rispettosa dell’ambiente.

Grazie a questa iniziativa, infatti, confidiamo poter dare un contributo alla riduzione dell’inquinamento ed a promuovere una cultura dell’ambiente lanciando il messaggio “Acqua come bene di tutti” e rimarcando l’importanza dei temi di sostenibilità ambientale e di pubblica utilità; ed infatti con le casette dell’acqua si riduce l’inquinamento, sia perché si abbattono i trasporti e il loro impatto negativo sull’ambiente, sia perché si riciclano le bottiglie di plastiche.

Con la realizzazione della Casetta dell’Acqua, si costruisce un’ulteriore passo a favore dei residenti del nostro territorio. Alla base del progetto amministrativo c’è da sempre in primo piano la famiglia, la sua tutela con aiuti concreti e tangibili.

In questo caso abbiamo deciso d’investire come Comune per valorizzare l’utilizzo dell’acqua pubblica contribuendo alla riduzione di rifiuti plastici costituiti dalle bottiglie dell’acqua minerale; ogni famiglia in un anno consuma grandi quantitativi di acqua in bottiglie per la cui produzione occorrono materie prime come petrolio ed acqua ed emissioni di anidride carbonica in atmosfera. Senza tralasciare i costi e l’impatto ambientale che comporta il loro trasporto su strada. Prendendo direttamente l’acqua presso la casetta, non c’è trasporto su autoarticolati; usando bottiglie di vetro si contribuisce a ridurre l’impatto ambientale legato al quantitativo di plastica da smaltire.

È un servizio a chilometro zero: l’acqua arriva direttamente dalla rete pubblica, è controllata frequentemente dagli Enti preposti, che provvedono a pubblicare i risultati delle analisi presso la casetta stessa.

Per questo, ridurre il consumo di acqua in bottiglia vuol dire in primo luogo risparmiare a livello di famiglia, in secondo luogo risparmiare danni a livello di ambiente. Con tutta la comodità dell’acqua a portata di mano.

La casetta dell’acqua è un punto di erogazione automatica, in funzione 24 ore su 24. E’ dotata di una postazione di prelievo facilmente accessibile, collegata direttamente all'acquedotto pubblico e può erogare acqua naturale, naturale refrigerata e frizzante refrigerata. Il costo è di 0,05 euro a litro. I vantaggi di questa erogazione? L’acqua di Tramutola è ecologica, sana perché arriva direttamente dalla fonte, pura, di qualità e costantemente controllata dalle Autorità competenti, economica e a portata di mano, con un sapore gradevole grazie al processo di microfiltrazione alla quale viene sottoposta (per l’abbattimento del cloro e degli altri metalli comunque presenti nelle condotte) ed abbinato alla sterilizzazione, prima d’essere refrigerata. In questo modo viene garantita una ulteriore puntuale e costante sorveglianza della sua qualità e potabilità da parte della ditta installatrice Pigia Service srls da Viggiano che provvederà anche alla pubblicazione in loco (su un display presente sulla stessa casetta) dei dati relativi al controllo ed alla microfiltrazione della stessa, nonchè di altre utili notizie in merito al risparmio in termini economici ed ambientali.

Il progetto prevede la consegna ad ogni nucleo familiare (per ciascuno dei componenti residenti nel Comune) di una tessera a microchip precaricata e di una borraccia per ogni bambino frequentante le scuole dell’Infanzia, Primaria e Secondaria di primo grado, per il prelievo d’acqua direttamente presso la casetta. E’ sufficiente inserire le monete o (una volta “caricata”) la tessera nell’apposita feritoia della casetta e, tramite i pulsanti dedicati, scegliere acqua gasata o naturale, refrigerata o non; la quantità minima da prelevare sarà un litro. Le modalità di consegna e condizioni d’uso della tessera, saranno illustrate in una seconda fase del progetto).

Appuntamento, dunque, in piazza della Repubblica giovedì 16 gennaio alle ore 10.30, per l’inaugurazione durante la quale saranno presenti anche le scolaresche delle scuole di Tramutola alle quali saranno donate le borracce per il rifornimento.

giovedì 9 gennaio 2020

Gestione sostenibile delle risorse forestali, protocollo tra Comune di Tito e Unibas

TITO - Il Comune di Tito (PZ) e la Scuola di Scienze agrarie, forestali, alimentari e ambientali (Safe) dell’Università degli studi della Basilicata hanno sottoscritto una convenzione per la gestione sostenibile delle risorse forestali presenti sul territorio titese. Il protocollo, ratificato nell’ultima seduta del Consiglio comunale con apposita delibera votata all’unanimità, prevede la consulenza scientifica da parte della Safe nella fase di implementazione e di avvio del Piano di gestione forestale comunale finalizzata, nello specifico, all’ottenimento della certificazione Pefc, ovvero dell’attestazione, attraverso rigorose procedure di verifica e controllo da parte di un organismo indipendente, della perfetta rispondenza a requisiti di sostenibilità.

Il gruppo tecnico-scientifico dell’Università della Basilicata curerà altresì il percorso per l’ottenimento di crediti di carbonio dal nuovo piano di assestamento forestale, una premialità per corrette pratiche di tutela e salvaguardia ambientale. Ciascun credito corrisponde all’eliminazione di una tonnellata di anidride carbonica. Una volta certificati da apposite agenzie, i crediti hanno un valore di mercato perché possono essere rivenduti ad altri soggetti che emettono oltre le soglie consentite e che hanno bisogno di tali crediti per compensare le emissioni in eccesso.

“La nostra volontà è invertire il paradigma di un territorio spesso associato a criticità ecologiche, derivanti soprattutto dalla pesante eredità di sito di interesse nazionale per l’inquinamento lasciataci dall’industria chimica, affiancando ai progetti di risanamento le attività di valorizzazione del patrimonio naturale di cui fortunatamente disponiamo in modo da migliorare la qualità di tutte le matrici ambientali presenti a Tito”, sottolinea il sindaco Graziano Scavone. “Lo facciamo con un approccio scientificamente rigoroso che porterà alla certificazione del nostro territorio da un punto di vista ambientale”, aggiunge. “Pertanto, dopo la collaborazione con il Dipartimento di ingegneria per la redazione delle nostre proposte in materia di infrastrutture e trasporti a valere sul piano di trasporto pubblico regionale, il Comune di Tito rinnova il rapporto di proficua collaborazione con l'Università degli studi della Basilicata, stavolta con la Scuola di Scienze agrarie e forestali, diretta dal prof. Di Renzo e il cui responsabile scientifico è il prof. Romano; voglio ringraziare entrambi personalmente per la attenzione dedicata al nostro progetto innovativo di piano di assestamento forestale”. “Attraverso la valorizzazione delle nostre risorse – conclude Scavone – contribuiremo al miglioramento della qualità dell'aria e alla manutenzione del patrimonio boschivo con modalità che siano rispettose del territorio e che aggiungano ricadute finanziarie per l'ente e per il sistema produttivo locale”.

mercoledì 18 dicembre 2019

Lomuti (M5S): "Se per 7 anni versi petrolio nel sistema idrico, la concessione Val d’Agri è revocabile"


POTENZA - Quello che accade in Val d’Agri nella Concessione Eni è paragonabile a quanto accaduto a Genova col Ponte Morandi?

È il senso di una interrogazione che ho fatto al ministro dell’ambiente, Sergio Costa, con l’intento di capire se la Concessione petrolifera in questione possa essere revocata, perché sono venuti meno i presupposti di tutela e controllo ambientale degli accordi del 1998.

O possa essere quantomeno sospesa, visto che è in fase di rinnovo nel 2020 e visto quello che sta emergendo dal processo in atto a Potenza, con 26 mila mq di reticolo idrico inquinati da 400 tonnellate di greggio fuoriuscito nel 2017 da due serbatoi mal funzionanti, con il sospetto che l’inquinamento sia molto più esteso di quanto denunciato dalla stessa Eni, perdurando da ben 7 anni. Secondo quanto ascoltato durante il dibattimento processuale che vede alla sbarra diversi dirigenti Eni di primo livello e diversi dirigenti di un ente pubblico regionale, i quali, pare, sapessero che il versamento di greggio nel reticolo idrico di questa valle fosse in atto sin dal 2012, con una quantità incalcolabile di greggio probabilmente versato nel bacino dell’Agri a monte della diga del Pertusillo.

Un bacino che serve, sia come acqua per irrigazione e zootecnia che per il potabile, ampie zone della Basilicata e della Puglia: migliaia di ettari di coltivazioni, centinaia di aziende agroalimentari e zootecniche e migliaia di utenze per il potabile.

Ci si chiede, dunque: per 7 anni, è stata servita acqua inquinata con la consapevolezza della ex società petrolifera di Stato?

L’interrogazione ricorda al ministro per l’ambiente quanto sia irrisoria la produzione di idrocarburi in Basilicata, al netto della propaganda che lo vuole il più grande bacino minerario in terraferma con l’estrazione dell’80% del petrolio italiano (in tutto è il 7% del fabbisogno nazionale, dunque una goccia nel mare energetico italiano), e rimarca quanto sia delicato l’ecosistema idrico lucano. Che, con i suoi 640 miliardi di litri acqua sorgiva e il miliardo di capacità di stoccaggio in invaso, è sicuramente uno degli imbriferi più importanti d’Europa, nei cui bacini idrici, cioè quella parte dei monti permeabile all’acqua piovana, è addirittura concesso perforare.

L’interrogazione non si è fermata qui.

Al ministro è stato anche chiesto se è sua intenzione predisporre uno studio dei fondali della diga del Pertusillo e, in relazione anche al suo recente Decreto Clima, il perché sul sito dell’Aqp, Acquedotto pugliese, ente accreditato e certificatore per l’invaso del Pertusillo in Val d’Agri, è da mesi sparita la pubblicazione delle analisi mensili sullo stato di salute di buona parte dell’acqua lucana. Se l’Aqp tornerà a pubblicarli in trasparenza, se renderà di facile accesso la visione dei dati in questione, perché non sono mai stati facilmente individuabili sul sito, e, infine, quali rischi eventualmente sussistano nell’uso dell’acqua “tal quale” del Pertusillo in agro-zootecnia e quali rischi sussistono se l’acqua potabile di questa importante diga da 156 milioni di mc, all’uscita del potabilizzatore di Missanello, registra la presenza di isotopi radioattivi, come il berillio, usato come tracciante durante le perforazioni, o sostanze come il bario (che è un derivato della barite ampiamente usata durante le perforazioni), il cobalto, il C10-C40 e lo zinco. Così Arnaldo Lomuti, senatore M5S e componente della Commissione Ecomafie.

martedì 12 novembre 2019

Perrino (M5S): "Total e le dichiarazioni dell’ex Generale Conti sulla tenuta sismica dei pozzi"

POTENZA - Mentre si attendono i dettagli dell’accordo per la concessione a Total per l’avvio delle attiività di Tempa Rossa e gli sviluppi della trattativa con ENI, crediamo sia doveroso da parte nostra chiedere chiarezza sulle criticità ambientali che le attività di estrazione comportano.

Nelle settimane scorse avevamo segnalato lo strano caso delle delibere regionali che riportavano episodi di inquinamento, in alcuni casi, risalenti addirittura a 19 anni e che hanno interessato diverse zone dell'intero territorio regionale sulle quali insistono delle concessioni di coltivazione di idrocarburi.

Oggi vogliamo riportare all’attenzione della giunta quanto emerso da rivelazioni riguardo alla morte dell’ex Generale della Forestale, Guido Conti. Conti, 58 anni, si era congedato dalla Forestale ed era stato assunto proprio dalla TOTAL E&P Italia per occuparsi della sicurezza ambientale anche dell’impianto di Tempa Rossa. Un incarico durato pochissimo: Conti, infatti, decise di dimettersi dopo soli 15 giorni per poi essere ritrovato esanime, il 17 novembre 2017, nelle campagne in provincia dell’Aquila. Tuttavia in quel breve lasso di tempo, Conti aveva avuto modo di lavorare in Basilicata e prendere contezza della situazione dell’impianto di Tempa Rossa. Secondo un articolo del Quotidiano di Basilicata del 26 maggio 2019, dalle indagini sarebbero emerse le motivazioni che spinsero l’ex Generale Conti a dare le dimissioni dal suo nuovo incarico in Total: in particolare, si parla di una discussione sulle misure da adottare per il consolidamento di un vecchio pozzo ereditato da Eni assieme al resto della concessione Tempa Rossa, perché “in caso di terremoto la struttura non avrebbe una tenuta dinamica sufficiente”.

Questa affermazione che viene attribuita all’ex Generale Conti ci dà l’opportunità di porre alcuni quesiti alla Giunta Bardi anche in vista dell’accordo con Total, accordo che sarebbe in dirittura d’arrivo. Aspetti economici dell’accordo a parte, abbiamo chiesto attraverso un’interrogazione delucidazioni sulla conformità antisismica dell’impianto di Tempa Rossa e sulle eventuali verifiche poste in essere dagli uffici regionali a seguito delle indiscrezioni emerse dal tragico caso del generale Conti. Così in una nota Gianni Perrino, portavoce M5S Basilicata - Consiglio regionale.

lunedì 11 novembre 2019

Nova Siri: ieri il Gruppo Pro Ambiente ha raccolto 5 chili di mozziconi

NOVA SIRI - Ieri, 10 novembre 2019 a Nova Siri in Viale Siris si è svolto un nuovo incontro di azione ed opinione nel proseguimento degli scopi che il Gruppo Pro Ambiente si è prefisso, quelli di poter dichiarare Nova Siri città turistica accogliente ripulita completamente dai mozziconi (causa principale di morte dei pesci e inquinamento dei mari) e da altri inquinanti. Anche in questa occasione, in una sola ora, sono stati raccolti 5 chili di mozziconi che altrimenti alle prime piogge sarebbero stati trascinati in mare. Questa iniziativa è stata l’occasione per conversare amabilmente con tutte le persone che si sono avvicinate, incuriosite da tale “strana” attività. I pareri e le opinioni che sono stati raccolti rappresentano una preziosa risorsa per il Gruppo che ne terrà conto nelle prossime iniziative. 

Ancora una volta il Gruppo Pro Ambiente non è in polemica in nessuno modo con niente e nessuno: il motivo per cui è nato e prosegue nelle sue attività è quello di credere fortemente nella possibilità di creare un posto più pulito dove vivere e di proporre, nelle opportune sedi, Nova Siri come città turistica accogliente, favorendo lo sviluppo fattivo di una economia circolare legata al turismo di qualità. Nova Siri è una città meravigliosa ma bisogna saper organizzare al meglio le risorse disponibili: “IO CI STO!” possiamo farcela.

venerdì 8 novembre 2019

Gemmato interroga il Governo sulle mancate compensazioni ambientali Eni


ROMA - “Ho chiesto al Governo, tramite un’interrogazione parlamentare, di voler chiarire se sussistano elementi normativi ostativi alla possibilità di addivenire a nuovi accordi tra ENI Spa e la Regione Basilicata sulle compensazioni ambientali, tenendo in debito conto la presenza e la necessità di tutelare le aree lucane protette e appartenenti alla rete Natura 2000 sulle quali insistono proprio alcuni impianti di estrazione”.

L’on. Marcello Gemmato, responsabile del Dipartimento Politiche del Mezzogiorno di Fratelli d’Italia, commenta così la presentazione dell’atto di sindacato ispettivo, cofirmato dal deputato Salvatore Caiata, al Ministro dello Sviluppo economico e al Ministro dell’Ambiente che ha lo scopo di fare chiarezza sulla mancata conclusione degli accordi tra Eni e l’ente lucano e la conseguente mancata erogazione delle compensazioni ambientali da parte della società petrolifera che, in regime di prorogatio, continua ad estrarre e, dunque, ad inquinare.

“Ho interessato sin da subito il partito di Fratelli d’Italia circa la volontà di Eni di non voler trattare con la Regione senza la proroga della concessione - afferma l’Assessore all’Ambiente Gianni Rosa - Non mi meraviglio che gli altri parlamentari lucani, che pure fanno parte, oggi, della maggioranza di Governo tacciano. Tace anche il Sottosegretario al MISE Liuzzi, che pure è lucana e che avrebbe dovuto mobilitarsi per prima. Si tratta di una questione troppo importante che coinvolge la tutela dell’ambiente e della salute dei Lucani. Ancora una volta, Fratelli d’Italia si schiera dalla parte dei cittadini e dei territori.”.

“La vicenda Eni – conclude l’on. Salvatore Caiata - è di una gravità inaudita. Eppure il Governo tace. Pd e Cinque stelle dimostrano quanto poco gli interessino i cittadini lucani e il nostro territorio che pure sfruttano come bacino di voti. Non è possibile che nell’agenda del MISE e del Ministero dell’Ambiente non si stiano prendendo provvedimenti per evitare questo sopruso.”

Ruoti: il comune promuove il Forum dei Sindaci a difesa dell’ambiente. Conclusa la prima riunione operativa


RUOTI - Si è tenuta giovedì 21, la prima riunione operativa del forum dei sindaci nel palazzo del Comune di Ruoti, un’assemblea questa atta ad arginare il fenomeno dell’eolico selvaggio in tutta la Basilicata. Erano presenti al tavolo una decina di sindaci del potentino, compreso il vice sindaco di Potenza e la Camera Forense ambientate. Il primo atto sarà una richiesta di una moratoria alla Regione Basilicata, in attesa della realizzazione del piano paesaggistico che dovrebbe a breve essere affidata all’Unibas.

I comuni che hanno già mostrato interesse per l’iniziativa sono una quarantina tra il potentino e il materano ma il forum resterà aperto a chiunque volesse aderire. L’obiettivo è sostenere la voce dei cittadini contro il proliferare di enormi aerogeneratori e bloccare la diffusione del mini eolico. Il Comune di Ruoti è il promotore dell’iniziativa protagonista da settimane con incontri, dibatti e manifestazioni di protesta.

“Riteniamo fondamentale che siano propri i livelli territoriali più prossimi ai cittadini a farsi portavoce della volontà della gente e contribuire alle decisioni in materia di autorizzazioni regionali o statali ” - dichiara il sindaco di Ruoti Anna Maria Scalise – “Stiamo lavorando alla stesura di un documento che dia voce ai sindaci lucani nel preservare il proprio territorio stando al fianco dei cittadini, per dare un segnale concreto e di vicinanza alla popolazione” - continua Scalise - “Il mio invito è quello di costituire un forum della partecipazione locale per l’ambiente e di sottoscrivere, unitamente alla Camera Forense Ambientale, un documento che parta da noi amministratori, custodi e garanti dell’ecosistema che rappresentiamo sia in termini paesaggistici che culturali. Insieme possiamo fare osservazioni ed avanzare proposte utili a tutelare e proteggere le nostre bellezze e realtà, nell’ottica di un reale sviluppo sostenibile, tanto alla Regione quanto ai Ministeri competenti, utilizzando tutti gli strumenti che la legge ma, prima ancora, la Costituzione, mette a disposizione.” -sottolinea Anna Maria Scalise - “Infatti un’azione congiunta di Comuni e Regione potrebbe portare a proposte di regionalismo differenziato, da parte dell’ente massimo territoriale, in materia di tutela dell’ambiente e del paesaggio. Diversamente, continueremo ad essere Primi cittadini muti destinatari di scelte superiori” – conclude il sindaco di Ruoti.

A Matera il convegno "Coltivare la Biodiversità"

MATERA - “Imparare a guardare la biodiversità per prendercene cura”. In un mondo che gira in fretta sembra che tutto sia scontato e poco ci si accorge della ricchezza, della varietà e della preziosità delle “opere del Signore”, di tutto ciò che ci circonda.

La Delegazione regionale dei Problemi sociali e del lavoro, organismo della conferenza Episcopale di Basilicata, organizza per venerdì 8 novembre 2019 alle ore 17:00, presso il Salone della Parrocchia San Giacomo - Via Benedetto Croce (angolo Via Trabaci) in Matera, un Convegno a respiro regionale dal titolo: “Coltivare la Biodiversità”.

Il professor Severino Romano, Ordinario di Economia Ambientale dell’UNIBAS, la dott.ssa Simona Loperte, Ricercatrice del CNR, l’Assessore regionale all’Ambiente, Dott. Gianni Rosa, S.E. Mons. Salvatore Ligorio, arcivescovo di Potenza-Muro Lucano Marsiconuovo, e S.E. Mons. Antonio Giuseppe Caiazzo, arcivescovo di Matera-Irsina, tratteranno il tema delle biodiversità alla luce dell'Enciclica "Laudato si’" di Papa Francesco e con uno sguardo al territorio.

La Giornata del Creato, che si celebra da 14 anni il 1° settembre, é un’occasione per rendersi conto di quanto anche il territorio lucano sia ricco di tante varietà e specie di esseri viventi che lo popolano e che possono essere minacciati dall’incuria, dall’inquinamento, da un’economia distorta che mette al primo posto il profitto sulla cura, dalla sopraffazione dell’opera dell’uomo sul patrimonio naturalistico.

Le Chiese di Basilicata, sensibili al destino umano, economico e allo sviluppo integrale degli abitanti della Regione, già in altre occasioni si sono occupate di temi ambientali, si vuole ora intraprendere un percorso di maggiore attenzione e di dialogo con le Istituzioni, le parti sociali e con quanti hanno a cuore lo sviluppo, la tutela e la cura della “casa comune”.

giovedì 7 novembre 2019

Petrolio, Carella (Femca Cisl): Regione apra confronto con sindacati o portiamo disoccupati in piazza


"Sul petrolio la Regione è in fase di stallo". È quanto sostiene il segretario generale della Femca Cisl Basilicata, Francesco Carella, che lamenta il mancato coinvolgimento dei sindacati ai tavoli negoziali con le compagnie petrolifere. "In particolare su Tempa Rossa è stato dilapidato un lavoro faticoso di mesi che - secondo Carella - andava completato con le opportune integrazioni. Per l’attuale governo regionale, invece, il sindacato quasi non esiste, viene sistematicamente escluso dalle varie trattative, col risultato che siamo in una situazione di impasse e si corre anche il rischio di creare una frattura tra i tre Comuni principalmente interessati a Tempa Rossa e il resto della regione. Per scongiurare una tale prospettiva - continua Carella - è necessario convocare un tavolo congiunto con le organizzazioni sindacali confederali e di categoria per un confronto costruttivo nell'interesse dei lucani. Insieme bisogna costruire un progetto industriale per la crescita dell'intera regione senza commettere gli errori fatti in Val d'Agri con Eni. Occorre creare delle linee guida sulla sicurezza, sulle relazioni con le comunità, sui perimetri contrattuali da rispettare nelle aziende dell'indotto che devono essere prioritariamente quelli dell'azienda madre con l'obiettivo di evitare i fenomeni di dumping contrattuale che si sono verificati in Val d'Agri. Bisogna puntare sulla crescita del tessuto industriale e dell'occupazione con la localizzazione di aziende solide che un colosso come Total può condizionare ad investire in Basilicata, in particolare in settori ad elevata tecnologia e di prospettiva come le energie rinnovabili e la chimica verde. Il diritto al lavoro è un diritto di tutti, non solo di chi è residente nei tre principali Comuni. Diversamente al sindacato non resterà altro che invitare il popolo lucano e tutti i disoccupati della regione a scendere in piazza per rivendicare quello che la costituzione italiana pone a fondamento della Repubblica: il lavoro".

Petrolio, Amatulli (Cisl): "Basta allo scontro di fazione, si lavori insieme nell'interesse del popolo lucano"


"Sul tema del petrolio sta accadendo quanto avevamo previsto: senza concertazione la politica annaspa. Ora subito un tavolo con le parti sociali per fare fronte comune nei confronti delle compagnie petrolifere e pretendere investimenti e lavoro". Così il segretario generale aggiunto della Cisl Basilicata, Giuseppe Amatulli, che bolla come "surreale il dibattito politico sul rinnovo della concessione Eni. Con il rimpallo delle responsabilità tra vecchia e nuova giunta - commenta Amatulli - non si va da nessuna parte e soprattutto non si fanno gli interessi del popolo lucano. In tempi non sospetti abbiamo evidenziato a più riprese i limiti di una gestione priva di una visione strategica di lungo periodo. Abbiamo criticato aspramente il modo in cui sono state impiegate le royalties e l'eccessiva timidezza che la politica locale ha tenuto nei confronti delle compagnie. Abbiamo anche invocato insieme a Cgil e Uil con interventi e documenti un cambio di marcia per fare della risorsa petrolifera una leva per attivare nuovi investimenti produttivi e posti di lavoro in settori collaterali. Di questo lavoro di elaborazione e proposta abbiamo lasciato ampie tracce. Ora è il momento di essere uniti perché divisi si perde. Per questo sollecitiamo ancora una volta il governo regionale a riaprire il tavolo del confronto con le forze sociali uscendo dalla logica dell'autosufficienza e dell'autoreferenzialità della politica. Nel 'Manifesto per il lavoro e la Basilicata 2030' che Cgil Cisl Uil hanno lanciato lo scorso 18 ottobre in un bagno di folla senza precedenti nella storia recente del movimento sindacale lucano - continua il segretario aggiunto della Cisl - abbiamo posto come priorità proprio la questione energetica con la richiesta rispetto agli accordi ventennali in scadenza tra Stato, Regione ed Eni di andare al di là delle autorizzazioni e di ragionare in termini di distretto energetico, anche attraverso la razionalizzazione delle royalties. Dunque, si mettano da parte le polemiche - conclude Amatulli - e si lavori insieme nell'interesse dei lucani".

mercoledì 6 novembre 2019

#Agrofor2030 - Agronomi e Forestali a Matera per la transizione del Paese verso la sostenibilità


MATERA - Primo, sicurezza alimentare. Secondo, città vivibili e comunità sostenibili. Terzo, sicurezza ambientale. Quarto, gestione delle foreste. Quattro linee guida, individuate tra i 17 obiettivi di Agenda 2030 che l’Onu intende raggiungere. Quattro temi che saranno discussi nei prossimi giorni (dal 7 al 9 novembre) nel corso del XVII Congresso Nazionale dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali affinché la categoria possa diventare artefice della transizione ecologica e sociale del Paese verso la sostenibilità. E lo si farà a Matera, città metafora della trasformazione da promuovere per i luoghi di produzione di cibo: spazi funzionali alle tecniche produttive, belli e che esprimono l’identità di una comunità.

“Nei prossimi decenni la popolazione mondiale crescerà, il tasso di urbanizzazione globale aumenterà, la qualità della vita media auspicabilmente migliorerà. Ciò significa che crescerà il bisogno di cibo, ma anche il fabbisogno di acqua, di energia, di fibre tessili, di materie prime per l’industria chimica e così via. Tutto in un contesto mondiale che sta affrontando cambiamenti sociali, economici, ambientali. – afferma Sabrina Diamanti, Presidente CONAF – In questo scenario, gli attori del settore primario dovranno diventare protagonisti per garantire a tutti l’accesso a ciò di cui si avrà bisogno, in modo sostenibile: mantenendo la fertilità dei suoli, preservando la biodiversità, riducendo gli inquinamenti di aria e acqua. E i dottori agronomi e i dottori forestali dovranno essere protagonisti in Italia e nel mondo per far sì che i principi enunciati non restino utopia ma si trasformino in realtà. Lo possiamo fare perché nostra capacità professionale ci consente di sviluppare progetti e percorsi di crescita e di cooperazione per definire una strategia tecnico-alimentare e di sostenibilità ambientale per l’intero pianeta, offrendo soluzioni tecniche avanzate, nell’ interesse generale e in un’ottica di progresso sociale”.

L'Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali di Bari (Odaf Bari), tra le rappresentanze più numerose d'Italia, avrà un ruolo importante nell'appuntamento di Matera. “Nella tre giorni - spiega Giacomo Carreras, Presidente dell'Odaf Bari - verranno discusse con esempi virtuosi le capacità progettuali dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali, il tipo di formazione e organizzazione necessarie alla categoria per superare le sfide future e contribuire al raggiungimento degli obiettivi di Agenda 2030, attraverso la definizione di linee guida che confluiranno nella redazione della Carta di Matera. Siamo davvero contenti della scelta di Matera, città a noi tanto cara e vicina non solo dal punto di vista strettamente geografico ma anche come mentalità, in quanto simbolo del riscatto. Quel riscatto, anche sociale, da pretendere laddove si produce cibo grazie all'opera dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali che attraverso il loro rapporto intimo con le imprese di produzione primaria e quelle legate alla trasformazione, riescono a trasferire innovazione, a riferire circa le esigenze delle aree agricole, rurali e forestali e ad esaltare i valori di tante pregiatissime zone del nostro Bel Paese".