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venerdì 20 settembre 2019

Attivisti 5 Stelle Pietragalla (PZ): "Si blocchi il parco eolico di Eolica Muro Lucano Srl"


PIETRAGALLA - Abbiamo appreso che la Giunta regionale della Basilicata ha espresso parere sfavorevole al provvedimento di V.I.A. (Valutazione Impatto Ambientale) relativamente al progetto "Impianto per la produzione di energia elettrica da fonte eolica e relative opere connessione, costituito da 18 aerogeneratori con potenza complessiva di 36 MW" da realizzarsi nel territorio di Acerenza (ad una distanza di circa 4 km. dal centro abitato) con opere di collegamento nei comuni di Banzi, Palazzo San Gervasio, Genzano di Lucania e Forenza.

Nello scorso mese di febbraio il Consiglio comunale di Acerenza aveva detto “NO” alle pale eoliche, votando all'unanimità la delibera che tutelava il territorio comunale.

Questa è sicuramente una buona notizia. Ma auspichiamo che la stessa determinazione si possa riscontrare anche per altre autorizzazioni, tra cui quella relativa al progetto della Società Eolica Muro Lucano Srl, che ricade nel territorio comunale di Pietragalla (Potenza).

Vogliamo ricordare che è stata presentata presso la Regione Basilicata, Dipartimento Ambiente ed Energia il 21/11/2018 l'istanza di Autorizzazione Unica e l'istanza di Via dalla Società Eolica Muro Lucano Srl, riguardanti un altro progetto Parco Eolico ed opere connesse nei comuni di Potenza, Pietragalla, Cancellara e Vaglio Basilicata.

Auspichiamo che anche l’Amministrazione Comunale dia un segnale chiaro di contrasto allo scempio eolico, di cui è tristemente vittima da anni la nostra comunità.

Il territorio di Pietragalla ha già dato troppo, il paese è ormai circondato da pale eoliche di tutte le dimensioni, questo ulteriore progetto distruggerebbe definitivamente il paesaggio. Altro che #matera2019 #stopeolicoselvaggio. Così in una nota gli Attivisti Pietragalla 5 Stelle.

lunedì 16 settembre 2019

Basilicata: gli appuntamenti dell'Assessorato all'Ambiente ed Energia

POTENZA - Ecco gli appuntamenti dell'Assessorato all'Ambiente ed Energia.

lunedì 16, Sala Bramea, Dipartimento Ambiente:
Ore 9 incontro con Eni, Ispra, Arpab, uffici regionali per fiammate al Centro Olio di Viggiano;
Ore 15 incontro Arpab e sindacati x programmazione concorsi.

domenica 15 settembre 2019

L'Assessore Rosa risponde a Polese sulla chiusura del COVA


POTENZA - “Fa piacere che anche la minoranza regionale, dopo decenni di indifferenza, inizi ad occuparsi di petrolio e ambiente. Tuttavia per mettere fine ai disagi causati dalle fiammate del Centro Olio di Viggiano, prima di attuare ‘pratiche innovative’, come suggerito dal consigliere regionale di minoranza Polese, mi accerterò che quanto il Governo precedente ha dichiarato di aver fatto per la tutela dell’Ambiente e della Salute dei Lucani, sia stato effettivamente adempiuto.” a dichiararlo l’Assessore all’Ambiente Gianni Rosa.

“Nella scorsa legislatura, come ricorda Polese, sono stato particolarmente attento e critico circa le politiche di Pittella sul centro Eni. Dunque conosco bene tutte le ‘promesse’ e le ‘pratiche’ che il vecchio Governo dice di aver messo in campo. L’incontro di lunedì con l’Eni mi permetterà di verificare se tutto quello che ci è stato detto negli scorsi anni è stato poi messo effettivamente in pratica dalla scorsa Giunta o se sono state le solite parole al vento. E mi premurerò di farlo sapere ai Lucani. Dopodiché, penseremo alle ‘pratiche innovative’ che, ricordo al consigliere Polese non possono consistere nel chiudere il Centro Olio dopo che sono state sversate 400 tonnellate di petrolio. Quella della chiusura del COVA solo dopo un disastro ambientale è una pagina nera della politica lucana che non si ripeterà più e che è meglio dimenticare. Mai più il Governo regionale aspetterà che accada l’irreparabile per prendere provvedimenti in difesa del territorio. Ecco” conclude Rosa “questa è, per dirla con le parole di Polese “una pratica innovativa” del nuovo Governo regionale. Se poi il consigliere, dopo anni in cui la sua maggioranza ha governato, ha idee ‘innovative’ che non ha mai pensato di mettere in pratica prima, lo invito a farcele conoscere. Siamo aperti a tutti i contributi, per il bene dei Lucani.”

Caccia, Brambilla: "Torna l’"Ignobile Strage", con il sostegno delle Regioni"


POTENZA - Torna l'"ignobile strage". Da oggi, tra le solite forzature filovenatorie delle Regioni, prende avvio la stagione di caccia: da una parte i cacciatori con armi sempre più potenti, dall’altra gli inermi animali selvatici. Uno scontro impari, che costerà la vita a milioni di esseri innocenti e presumibilmente, se andrà come negli anni scorsi, a chissà quante persone, alcune del tutto estranee a questo barbaro divertimento. Lo ricorda l’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente.

“Da molti anni - ricorda l’ex ministro - assistiamo ad un paradosso: diminuiscono i cacciatori, la caccia resta impopolare, eppure le Regioni fanno a gara nello sfidare, di volta in volta, le norme europee, quelle nazionali, le prescrizioni dell’Ispra. Il tutto sotto gli occhi più o meno benevoli dei vari governi. Quest’anno, nonostante la commissione europea abbia chiesto di eliminare dai calendari venatori varie specie di uccelli seriamente minacciate o comunque in condizioni sfavorevoli di conservazione (pavoncella, moriglione, tortora selvatica, tordo sassello, pernice bianca), la stragrande maggioranza delle Regioni le considera ancora cacciabili. E ancora si autorizza la cattura dei piccoli uccelli migratori per farne richiami vivi, nonostante le numerosissime condanne dei giudici italiani ed europei. Poi c’è la caccia “grossa”, ci sono le “braccate” ai cinghiali, pericolosissime ma legali. Non dimentichiamo che lo scorso anno, in ambito venatorio, hanno perduto la vita 13 persone (due non erano cacciatori) e 50 sono state ferite. Boschi e campagne saranno per mesi ostaggio delle doppiette, che non sono tenute a rispettare neppure i confini dei fondi privati. Non c’è dubbio: ci vogliono – conclude l’on. Brambilla – nuove e più rigorose leggi a tutela della fauna selvatica, come quelle da me proposte al Parlamento, in attesa che questa pratica crudele e anacronistica, la caccia, sia abolita”.

venerdì 13 settembre 2019

Cova, Gambardella: "Impianto vecchio e sfruttato, serve piano di monitoraggio e ammodernamento"


POTENZA - "In considerazione del ripetersi di fiammate al Cova di Viggiano diventa improcrastinabile avviare un serrato confronto con Eni e contestualmente potenziare immediatamente una fattiva presenza di Arpab sul territorio per un monitoraggio tempestivo, continuo e puntuale del sito a tutela della salute dei lavoratori e delle comunità interessate". È quanto sostiene il segretario generale della Cisl Basilicata, Enrico Gambardella, secondo cui "non si può più tergiversare sulla necessità di una verifica dell'impianto, non più all'avanguardia, bensì vetusto e ampiamente sfruttato. Le logiche di ottimizzazione dei costi spingono a sfruttare sempre di più l'infrastrutture del Cova che sempre più spesso mostra segni di cedimento mettendo a repentaglio la sicurezza degli addetti e del territorio. Questi eventi - prosegue Gambardella - alimentano l'avversione dell'opinione pubblica verso questo tipo di produzioni che, per tali ragioni, sono considerate sempre più invasive e pericolose e fonte di allarme sociale e proteste".

Per il segretario della Cisl lucana "la soluzione allo stillicidio di fiammate è una sola: Eni deve impegnarsi a presentare un nuovo piano di ammodernamento dell'impianto che per elevarne i livelli di sicurezza sostanziale e percepita, anche con l'obiettivo, non secondario, di ridare fiducia alla popolazione che vive nei dintorni dell'impianto. Non si può più vivere - aggiunge Gambardella - con il perenne pericolo di un incidente dovuto alla vetustà e allo sfruttamento intenso dei macchinari. Per questo occorre intensificare l'azione di controllo e monitoraggio ambientale da parte della Regione, segnatamente per verificare in piena autonomia e indipendenza lo stato di usura degli impianti del centro olio. Infine, va messo in campo un piano di investimenti per gli adeguamenti e la messa in sicurezza del centro".

"La gente di Basilicata ha bisogno di risposte certe e verificabili", ammonisce Gambardella, secondo cui "non si può solo chiedere fiducia in bianco alle comunità: la fiducia e la buona reputazione vanno conquistate con gli atti concreti nella consapevolezza, ormai matura nella nostra regione, che questo genere di produzioni presuppone un elevato livello di fiducia da parte delle comunità che le ospitano; per cui esiste un obbligo morale ma anche una convenienza aziendale - conclude il segretario della Cisl - ad adottare ogni accorgimento tecnico possibile per garantire ciò".

giovedì 12 settembre 2019

Il CNDDU celebra la giornata internazionale per la preservazione dello strato di ozono

Logo Coordinamento
POTENZA - Il Coordinamento nazionale dei docenti della disciplina dei diritti umani celebra la ricorrenza della Giornata internazionale per la preservazione dello strato di ozono del 16 settembre 2019.

Istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con la risoluzione 49/114 del 1987 in concomitanza con la firma del Protocollo di Montréal, ricorda l’impegno assunto dai governi mondiali verso la protezione dello strato di ozono terrestre e l’eliminazione graduale delle sostanze emesse dalle attività umane che ne riducono lo strato.

Secondo i dati scientifici che rilevano dai piani climatici presentati nel 2015, il pianeta sta procedendo verso un riscaldamento di 3°C entro il 2100. Un tale riscaldamento, secondo gli scienziati, porterebbe ad una varietà di impatti dannosi sui rischi naturali, sulla biodiversità e l’agricoltura tra cui l'estinzione di molte specie, l’aumento delle ondate di calore, la siccità e l’aumento del livello medio marino.

Alla conferenza sul clima di Parigi del dicembre 2015, 195 paesi hanno adottato il primo accordo universale e giuridicamente vincolante sul clima mondiale costituendo un “ponte tra le politiche odierne e la neutralità rispetto al clima entro la fine del secolo” con l’obiettivo del contenimento dell’aumento delle temperature medie del pianeta al di sotto dei 2°C entro il 2100, per stabilizzarlo nei 1,5 °C attraverso azioni di crescita dell’attenzione globale sul clima e di controllo sugli investimenti in combustibili fossili rispetto alle energie rinnovabili.

L'accordo riconosce il ruolo partecipativo dei soggetti non governativi interessati ad affrontare i cambiamenti climatici, comprese le città, altri enti a livello subnazionale, la società civile, il settore privato e altri ancora tra cui, in prima linea, troviamo la scuola.

Le azioni di contenimento delle emissioni, adottate dal Protocollo di Montréal ad oggi, hanno scongiurato l’esaurimento dell’ozono che sta progressivamente riprendendo la sua consistenza e funzionalità cruciale per la vita sulla Terra: proteggere l'uomo e altri esseri viventi dalle radiazioni ultraviolette nocive del sole. I dati del CAMS (Copernicus Atmosphere Monitoring Service) ci indicano che l’estensione spaziale del buco dell’ozono sta attualmente procedendo a un ritmo sostanzialmente più lento del solito. Lo conferma anche il rapporto intitolato Scientific Assessment of Ozone Depletion, pubblicato il 5 novembre del 2016 dall’Omm (Organizzazione meteorologica mondiale) e dal Pnue (Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente), assieme al Noaa (National Oceanic and Atmospheric Administration), Nasa e Commissione europea, secondo il quale entro il 2060 l’intero strato di ozono verrà rigenerato. Un grande traguardo che comincia a farsi strada grazie al concreto impegno assunto per salvare il Clima.

Tuttavia, per assicurare la stabilizzazione delle condizioni naturalistiche compatibili con la vita, occorre un’evoluzione di tipo culturale per ristabilire una relazione equilibrata tra l’uomo, il progresso e l’ambiente che ci ospita.

Il prossimo vertice delle azioni per il clima delle Nazioni Unite si terrà a New York il 23 settembre 2019 e sarà un’occasione di confronto e di elaborazione di un piano di impegno potenziato dei governi, delle imprese e della società civile per ottenere, entro il 2050, emissioni nette di gas serra pari a zero.

Il Coordinamento nazionale dei docenti delle discipline dei diritti umani partecipa alle ambizioni del vertice offrendo il proprio contributo con un fiducioso ottimismo di riuscire in quella che potremmo definire la più grande sfida evolutiva per la sopravvivenza dell’umanità.

Solo una cultura eco-sensibile ed una pianificazione industriale e produttiva eco-compatibile consentiranno la salvaguardia delle delicate ed uniche condizioni climatiche che hanno reso possibile la nostra vita sulla Terra. In tale ottica riteniamo che la scuola costituisca fondamentale veicolo delle buone pratiche verso i giovani e le loro famiglie, allo scopo di trasferire alle future classi dirigenti un’etica ambientale ed antropologica.

L’anno scolastico che sta per cominciare si contraddistingue, sin d’ora, per la straordinaria mobilitazione di studenti e docenti sensibili alla salvaguardia del pianeta. Sono in atto le programmazioni di didattiche dedicate alla tutela ambientale con sinergia nazionale anche grazie alla nascita del movimento Teachers for future, la rete di insegnanti per l’ambiente attivatasi sull’onda dei movimenti giovanili e studenteschi del Friday for Future.

Il CNDDU, in occasione della giornata ed allo scopo di ispirare i giovani sul clima, propone al Miur l’istituzione di un riconoscimento, per ogni ordine e grado dell’ordinamento scolastico, corrispondente ad un “Premio Nobel studentesco per l’impegno ambientale” da attribuire agli studenti che si contraddistingueranno nell’individuazione di azioni innovative per il clima, incentivando l’adesione al concorso con borse di studio per la formazione in campo ambientale o partecipazione a campus dedicati.

Nella ferma convinzione che gli insegnanti siano i professionisti chiave per la realizzazione della rivoluzione culturale ambientale, il CNDDU promuove inoltre l’avvio di un piano di formazione ministeriale degli insegnanti per migliorare la conoscenza sui cambiamenti climatici tra cui cause, impatti, misure di mitigazione e adattamento, individuare le migliori modalità di insegnamento dei concetti in classe e realizzare la concreta integrazione sistematica di istruzione, formazione, sensibilizzazione e partecipazione al cambiamento climatico della società civile.

#student climate inspiration

Prof.ssa Veronica Radici
Coordinamento nazionale dei docenti della disciplina dei diritti umani

martedì 10 settembre 2019

“SPIE Remote Sensing 2019” a Strasburgo


STRASBURGO - È il nuovo appuntamento internazionale di INNOVA. Il settore ricerca e innovazione dell’azienda lucana presenterà anche quest’anno (domani 11 settembre) a “SPIE Remote Sensing”, in programma per questa edzione a Strasburgo dal 9 al 12 settembre, il suo nuovo lavoro scientifico sul tema della focalizzazione dei dati ad alta definizione dal titolo: “Efficient time-domain back-projection focusing core for the image formation of very high resolution and highly squinted SAR spotlight data on scenes with strong topography variation”.

Lavoro svolto con il contributo della Telespazio S.p.A. che ha messo a punto i dati simulati utilizzati per la verifica e validazione. E’ un progetto di ricerca ad investimento interno che punterà, nel breve periodo, anche a verificare l’applicabilità della soluzione sui dati “COSMO-SkyMed Seconda Generazione”, il nuovo programma dell’Agenzia Spaziale Italiana che peraltro vede il coinvolgimento di “INNOVA” in qualità di fornitore di riferimento di Telespazio spa e che prevede il lancio del primo dei due satelliti previsti entro l’autunno prossimo.

“Nel nostro articolo, in particolare, presenteremo i punti salienti dei risultati che sono stati raggiunti nella focalizzazione del dato SAR, ovvero dati da radar ad apertura sintetica, in modalità spotlight per alta e altissima risoluzione ripresi in una geometria innovativa denominata “ad alto squint”. Evidenzieremo le evoluzioni degli algoritmi implementati in grado di gestire le sfide tecnologiche imposte dalle caratteristiche avanzate dal sensore SAR, che sarà utilizzato nei nuovi satelliti COSMO-SkyMed – spiega Andrea di Pasquale, amministratore delegato “INNOVA” – La ricerca e l’innovazione sono asset strategici della nostra azienda. Ci garantiscono una costante ricaduta di competenze. E alla prossima edizione di Ecomondo di novembre a Rimini presenteremo infatti delle novità nel nostro sistema di gestione del ciclo di raccolta rifiuti, realizzati proprio grazie alla ricaduta di ricerca innovazione sui prodotti destinati ad un utilizzo quotidiano”.

“SPIE Remote Sensing” è uno dei più importanti appuntamenti mondiali, riservato a ricercatori, imprese, agenzie nazionali e internazionali, attive nel campo del telerilevamento e delle missioni di imminente avvio tra le quali “COSMO-SkyMed Seconda Generazione”. È un’essenziale momento di confronto, condivisione e presentazione di innovativi lavori scientifici, sviluppati nel settore spaziale e dell’osservazione del nostro pianeta, operata da satelliti.

sabato 7 settembre 2019

Il Gruppo Pro Ambiente sul Lungomare di Nova Siri a difesa dell'ambiente

ll Gruppo Pro Ambiente (GPA) invita sul Lungomare di Nova Siri, presso il monumento della “barca rovesciata” di Gaetano Dimatteo, DOMENICA 8 settembre dalle ore 9.30 fino alle ore 10.30: dedichiamo un’ora alla raccolta dei mozziconi e al rispetto dell'ambiente, nonché alla sensibilizzazione al tema dell'abbandono indiscriminato delle cicche di sigaretta sull'arenile.

Come in diversi territori del mondo, anche a Nova Siri, per merito dell’attività di volontariato popolare del Gruppo Pro Ambiente, cresce in senso inclusivo il rispetto e la salvaguardia per l’ambiente: il benessere della persona ha inizio nell’ambiente in cui vive. Le azioni del G.P.A. non a caso si state dirette a contrastare l’invasione dei mozziconi di sigaretta, perché, pur vietato e riconosciuto incivile, manca la coscienza della pericolosità. Attività che non vuole colpevolizzare il fumatore che oggi ha maturato di non coinvolgere altri nella propria scelta, ma è contro comportamenti ed atteggiamenti che producono pericolosi danni all’intera collettività compreso lo stesso fumatore: una campagna di coscienza sociale e civile.

Numerosi studi e ricerche hanno provato che l’accumulo delle cicche è tossico ed inquina terre e mari, dove finiscono la gran parte delle cicche gettate a terra. La Comunità Europea ha determinato prioritaria, la riduzione del mozzicone libero e di rendere obbligatorio il suo contrasto e la sua gestione da parte delle amministrazioni, rivolta a gran parte dei Sindaci italiani che non hanno saputo e ritenuto opportuno applicare le leggi esistenti.

Eppure l’invasivo mozzicone selvaggio non è percepita di grave pericolosità per l’Ambiente e la Salute pubblica, mentre tanti ancora non sanno (o fingono) che il mozzicone invece che biodegradabile è indistruttibile perché composto di microplastiche che nel tempo si riducono e disperdono nell’ambiente: le respiriamo e le mangiamo nella catena alimentare, accumulandole nel nostro corpo in misura che gli studi indicano come fortemente dannosa. Il gesto di gettare liberamente a terra la cicca, praticato comunemente con semplicità ed incoscienza cospargendone gran parte delle nostre città, spiagge e mare significa che la mancata percezione di pericolosità è culturale: costringere è un dovere civico ma non risolve, è necessaria la convinzione e la volontà di trasformare il proprio stile di vita.

Il Gruppo Pro Ambiente riprende la spontaneità volontaria di associazioni Americane ed Europee, che da oltre 30 anni si impegnano a tenere pulito arenile e mare, con modernità ed attualità, assumendo il rispetto e la salvaguardia dell’Ambiente ad elementi essenziali sia al benessere della persona e della collettività che all’accoglienza ed all’ospitalità e quindi, per il nostro territorio a vocazione turistica, indispensabili per consentire e favorire sviluppo economico ed occupazione. Il nostro territorio è avanti nel percorso ma manca la svolta culturale di benessere ed accoglienza, cioè la consapevolezza che il turismo è scambio, incontro e dialogo mentre il primo turista da accontentare è prima di tutti se stessi.

La trasformazione deve iniziare da ognuno di noi e non sono sufficienti gli sforzi delle Amministrazioni: è necessario dedicare più momenti all’incontro e al dialogo tra chi pulisce e chi sporca, anche senza rendersene conto. Il nostro sogno è quello di avere un pianeta libero dalle cicche e da tutti gli elementi inquinanti, problema, che ormai non è più rimandabile e pertanto va affrontato con determinazione e serietà (come dice Papa Francesco). Il sogno è anche che tutto ciò diventi risorsa economica ed occupazionale del territorio: iniziamo insieme da qui, con un piccolo sforzo di presa di coscienza.

Contatti:

Pitrelli Paola 3389042590 – Scarpato Salvatore 3383050706

Gianni Rosa, Assessore Regione Basilicata: Autorizzazione unica ambientale per i depuratori: gli enti pubblici devono fare il loro dovere


Leggo con interesse la nota del Presidente della Provincia in risposta al mio sollecito a dare impulso ai procedimenti delle richieste di Autorizzazione unica ambientale (Aua), presentate da Acquedotto Lucano e riguardanti gli scarichi dei depuratori.

Mettere in campo un’azione di accelerazione degli iter di verifica/approvazione di qualsiasi processo amministrativo, legato a qualsiasi autorizzazione che la Pubblica Amministrazione ha l’obbligo di istruire e, quindi, rilasciare o negare, deve essere inteso, da parte di chi ha la responsabilità politica, come un modo per cassare quella parte di apparato burocratico pubblico inefficiente, che, per fortuna non è maggioritaria, il quale troppo spesso si nasconde dietro la carenza di personale o il troppo lavoro e che compromette il buon andamento della P.A..

Non è più il tempo delle ‘perdite di tempo’, ognuno si assuma le proprie responsabilità che sia vertice politico, funzionario, nel caso di specie regionale, provinciale o società pubbliche.

La politica rappresentata dal Presidente Bardi è in campo per ‘far bene’ ai Lucani e questo assunto presuppone che gli enti pubblici debbano fare il loro dovere.

Nel merito della ‘AUA’, che la legge intesta alle Province, faremo immediatamente chiarezza, fermo restando, però, che ‘segnali di difficoltà’ dalla Provincia di Potenza, in questi 4 mesi di legislatura, non sono mai arrivati in Regione. Senso di responsabilità avrebbe voluto che la nuova Giunta fosse stata messa al corrente prima e non dopo di eventuali inadempienze, proprio per quello spirito di leale collaborazione che sempre deve sempre improntare le Istituzioni. Nel caso avessimo avuto notizie dalla Provincia, certo, non avremmo fatto mancare il nostro sostegno, proprio per quel principio di buon andamento su richiamato e perché la nostra Basilicata è il nostro interesse.

Potenza, 7 settembre 2019
Gianni Rosa, Assessore regionale Ambiente ed Energia

venerdì 30 agosto 2019

Perrino (M5S): Si avvii una seria riflessione sul settore della forestazione


Uno dei settori più delicati della nostra regione è sicuramente quello della forestazione, troppo spesso utilizza dalla vecchia politica come bacino clientelare e che, puntualmente, presenta il conto salato da saldare. Negli anni la sistemazione idraulico-forestale ha subito varie riforme e, con il collegato al bilancio regionale 2018, le varie platee (Vie Blu, IVAM, Greenriver, LSU Pollino e Riqualificazione del Verde Urbano) sono state accorpate tutte sotto la gestione del Consorzio di Bonifica. Si tratta di circa 4500 persone che trovano nelle operazioni di gestione del territorio un’importante fonte di reddito. C’è inoltre da ricordare che recentemente sono stati assorbiti in questa platea anche gli ex lavoratori in mobilità in deroga, che rientravano a loro volta nella categoria A del c.d. Reddito minimo di inserimento.

In tutta questa selva di norme, modifiche e ampliamenti di platee non potevano certo mancare i problemi. Come è spesso capitato negli anni addietro, nei giorni scorsi ci sono state proteste dei lavoratori a causa dei ritardi nei pagamenti relativi alle mensilità di luglio 2019. Nonostante le rassicurazioni dell’Assessore Cupparo e l’impegno dell’amministratore unico del Consorzio di Bonifica, Musacchio, è chiaro che ci sia l’impellente necessità di rivedere qualcosa nei meccanismi che sottostanno a questa misura. Sono inaccettabili tali ritardi nella corresponsione degli stipendi o delle indennità e delle spettanze agli aventi diritto, atteso che si tratta di soggetti svantaggiati, a basso reddito, con famiglie e figli a carico, spesso provati da lunghi periodi di disoccupazione (come la platea della categoria A del Reddito Minimo di Inserimento).

Considerate la complessità e le criticità del territorio regionale, crediamo che il settore della forestazione, con i giusti correttivi, possa rappresentare una vera e propria opportunità. Non è più il tempo di considerare questa misura come una sorta di contentino utile solo a garantire un minimo di ristoro economico a cittadini svantaggiati. Ci sia una seria programmazione e non una sterile rincorsa a reperire fondi dell’ultima ora.

Tutta la nostra solidarietà ai lavoratori che manifestano il loro disagio e che hanno ribadito la loro voglia di lavorare, di essere produttivi e di dare un contributo fattivo per la comunità regionale.

Abbiamo presentato un’interrogazione per conoscere quali azioni concrete la giunta intende mettere in campo per evitare che questo tipo di situazioni si verifichi ancora in futuro.

Gianni Perrino
Portavoce M5S Basilicata - Consiglio Regionale

mercoledì 28 agosto 2019

Leggieri (M5S): presentata un'interrogazione sullo sversamento di liquidi nel Parco dei Palmenti di Pietragalla


A seguito dell'ennesima denuncia da parte del Presidente dell’Adoc di Basilicata, Canio D’Andrea, e delle numerose segnalazioni fatte pervenire da diversi cittadini di Pietragalla in merito agli sversamenti di liquidi di natura non precisata, che da alcuni mesi sono stati rilevati nel Parco Urbano dei Palmenti, ho deciso di interrogare il Presidente della Giunta Regionale, Vito Bardi e l'Assessore all'Ambiente, Gianni Rosa, per avere dei chiarimenti su quello che sta accadendo in questa importate zona della cittadina lucana, per sapere se gli uffici regionali siano effettivamente a conoscenza della situazione in cui versa l’area, quali azioni si intendano mettere in atto per capire le ragioni di questa situazione anomala, quali azioni si intendano mettere per tutelare i cittadini e le attività che vivono, lavorano e ricano nelle zona interessata, se ARPAB e Acquedotto Lucano stiano procedendo al controllo e alla messa in sicurezza della zona.

Oltre alla oggettiva e comprensibile preoccupazione, i cittadini pietragallesi si sono trovati di fronte anche un rimpallo di competenze, così come sottolineato dallo stesso presidente Adoc Basilicata che ha affermato: "Nel frattempo abbiamo registrato un rimpallo di competenze tra l’Amministrazione Comunale di Pietragalla che scriveva ad Acquedotto Lucano chiedendole di intervenire per sistemare la questione mentre Acquedotto Lucano si “tirava fuori” in quanto dichiarava: “le problematiche rappresentate non sono osservabili a questa società”.

Ricordo che ci troviam di fronte a un patrimonio turistico, storico, architettinico, culturale di estrema importanza. Il Parco dei Palmenti, simbolo di Pietragalla e della civiltà contadina, sono uniche e originali forme di architettura rupestre capaci di suggerire scenari e atmosfere fiabesche. Realizzati in pietra e disposti su diverse quote, formano una composizione armonica in grado di fornire un colpo d’occhio che suscita interesse e curiosità soprattutto verso chi li osserva per la prima volta. Queste grotte costruite intorno al 1300, al loro interno sono dotate di vasche ricavate nella roccia tufacea,per la lavorazione e la fermentazione dell’uva (palmenti).

Alla luce di tutto ciò bisogna assolutamente difendere e tutelare questo patrimonio e la salute e le attività dei cittadini pietragallesi, pertanto richiedo un intervento celere da parte delle Istituzioni e delle Autorità preposte per verificare quello è accaduto e sta accadendo nell’area dei Palmenti per metterla in sicurezza.

Gianni Leggieri
Consigliere Regionale M5S Basilicata

venerdì 16 agosto 2019

Rosa: "100 giorni di Ambiente"

POTENZA - Era il 10 maggio scorso quando è nata la prima Giunta regionale di centrodestra della storia della Basilicata e da uomo che da sempre è stato oppositore del ‘Sistema Pd’ sono stato onorato di aver contribuito ad un tale rivoluzionario risultato. Il percorso di risanamento del Presidente Bardi sarà lungo e pensare che questo possa accadere in 100 giorni è una panzana che non abbiamo intenzione di raccontare.

Una ‘patata bollente’, secondo alcuni, l’Assessorato all’Ambiente. Un Assessorato ‘attenzionato’, preferisco definirlo; attenzionato, innanzitutto, dal Popolo, dai cittadini.

E questa attenzione non deve essere vista in una accezione negativa. Anzi. Sono convinto, e l’ho ribadito anche all’atto dell’insediamento, che la trasparenza e la chiarezza nel campo ambientale siano priorità dopo anni di verità mezze dette. Non mi spaventa, quindi, essere sotto la lente di ingrandimento.

I primi atti dell’Assessorato Ambiente sono stati, per certi versi, una piccola rivoluzione: trasparenza nelle decisioni, pubblicità dei risultati, responsabilizzazione degli attori coinvolti, partecipazione delle associazioni e delle Comunità, attraverso incontri con i Sindaci e le Istituzioni, ottimizzazione dell'organizzazione degli uffici del Dipartimento, rendendo tutto 'digitale' e "trasparente', attraverso investimenti sull'informatizzazione dei processi amministrativi attualmente tutti manuali, senza certezza dei tempi. Le risposte ai cittadini saranno tempestive e senza i gravi ritardi che hanno contraddistinto, finora, l’azione amministrativa. Il Dipartimento Ambiente sarà realmente al servizio dei Lucani.

Lo sblocco di finanziamenti fermi da mesi non solo consentirà di migliorare i servizi ai Lucani ma immette denaro nel mercato economico regionale. In soli tre mesi abbiamo liberato circa 55 milioni di euro che erano fermi nelle casse regionali: 11 milioni per la realizzazione e l’ampliamento di “Centri Comunali di Raccolta” a supporto della raccolta differenziata dei rifiuti urbani per 45 Comuni beneficiari; 14.500.000 di euro per l’efficientamento del servizio idrico per 5 Comuni; 5 milioni per gli interventi di chiusura o adeguamento delle discariche, situate in 4 Comuni, finalizzati alla risoluzione delle procedure di infrazione comunitaria; 25 milioni di euro per i finanziamenti per l’ammodernamento e l’adeguamento della dotazione impiantistica intermedia nel ciclo dei rifiuti e per la realizzazione degli impianti di compostaggio mancanti.

Abbiamo accelerato sul Piano Paesaggistico Regionale, indispensabile per una reale tutela del territorio anche contro l’eolico selvaggio, Piano che abbiamo dovuto constatare, nonostante i grandi annunci del Governo precedente, è solo alla fase iniziale. Abbiamo ripreso a parlare di Piano Coste, anche questa una delle tante inadempienze del precedente Governo, che è però fondamentale per la tutela ambientale e anche per creare un reale sviluppo turistico costiero.

Indiscutibilmente le emergenze ambientali vissute in questi anni hanno fatto puntare l’attenzione dei cittadini sulle attività di 'controllo' cui la Regione è deputata per legge e che in questi 100 giorni abbiamo provato a razionalizzare e a coordinare.

Ma la strada è ancora molto lunga e passa attraverso il potenziamento dell'Arpab. Appena insediati, proprio per la priorità che la Giunta Bardi dà alla tematica ambientale, ci siamo concentrati nel recuperare le risorse mancati per l’attuazione del Masterplan che implementerà, di 80 unità, le risorse umane che si dedicheranno ai controlli ambientali e che migliorerà le attrezzature. E diciamolo una volta per tutte ai Lucani: il Masterplan ARPAB era una bomba pronta ad esplodere che solo grazie ad un incisivo impegno siamo riusciti a disinnescare. Non è stato semplice in 60 giorni recuperare 38 milioni di euro ma l’abbiamo fatto perché, come ho avuto modo di ribadire più volte: la sicurezza e la tutela dell’Ambiente e, quindi, della Salute saranno l’unico faro guida di questo Governo regionale. Non ci interessano le polemiche, specialmente se create ad arte proprio da chi il problema l’ha causato.

L’attenzione maggiore sui controlli sarà, ovviamente, per le estrazioni petrolifere ma non solo. Cadenzare, in tempi brevi, il cronoprogramma per la piena operatività del centro di controllo del Centro di Monitoraggio Ambientale a Marsico, con il passaggio delle centraline da Total alla Farbas e, poi, all’ARPAB è stato l’atto prodromico per garantire l’effettività dei controlli prima dell’entrata in funzione del Centro Olio di Tempa Rossa.

Abbiamo finalmente chiuso l’accordo con ISPRA per la collaborazione sui controlli ambientali, recuperando un rapporto che, per sterili prese di posizioni politiche, era fermo da un anno. Così come fondamentale è stato dare impulso alla conclusione dei lavori per la predisposizione del Punto Bianco. Saremo pronti perché è dovere della Regione garantire ai Lucani i migliori controlli ambientali che si possono avere. Questo è quello che i Lucani hanno chiesto in questi anni e questo è quello su cui si sta lavorando.

Non mi aspetto che la fiducia nella Regione come ente controllore si rispristini in 100 giorni dopo anni e anni di mala gestione. Quello che però chiedo ai cittadini è di darci tempo di poter dimostrare che le cose possono cambiare con la gente giusta al Governo.

La legittima attenzione, dovuta alle tante emergenze ambientali, ha fatto dimenticare, però, che la tutela dell’Ambiente non è solo quella che passa dai controlli ma anche quella che può fornire la valorizzazione delle risorse ambientali. Cosa sono i nostri 5 parchi e le oltre 50 zone protette se non un modo per tutelare l’Ambiente attraverso la riscoperta del nostro immenso patrimonio naturalistico, che in pochi conoscono, ma che può diventare, in combinazione con bellezze culturali, mezzo di salvaguardia del nostro territorio e motore di uno sviluppo ecosostenibile.

Per questo, grande attenzione è stata data alle problematiche relative ai nostri Parchi, a partire dal più ‘giovane’, il Parco regionale del Vulture con i suoi meravigliosi laghi che sono sempre stati trascurati dalla politica ma che costituiscono uno dei luoghi più belli della Basilicata. Abbandonata all’illegalità, la zona di Monticchio è stata oggetto di alcuni incontri con i Sindaci dell’area e con il Commissario del Parco per iniziare un processo virtuoso di riconsegna dei luoghi alla libera fruizione dei cittadini.

E altrettanta attenzione è stata data a tutte quelle forme di valorizzazione del territorio che possono essere volano di crescita senza mettere a rischio la nostra Terra. Passare dalla semplice conservazione ambientale alla tutela e valorizzazione dell'ambiente è uno degli obbiettivi dell’Assessorato all’Ambiente.

La nostra Lucania deve essere non solo protetta ma anche valorizzata. Merita di più di quello che le hanno riservato i Governi precedenti e che noi realizzeremo nei prossimi 5 anni. Così in una nota Gianni Rosa, Assessore all’Ambiente ed Energia della Regione Basilicata.

martedì 13 agosto 2019

Gianni Rosa: "Acqua potabile, maggiori controlli per la tutela della salute dei cittadini"


POTENZA - “In vista della predisposizione del Piano della Sicurezza dell’Acqua Potabile da parte di Acquedotto Lucano, ho chiesto di inserire, tra i controlli, anche analisi chimiche non contemplate specificatamente negli standard per la verifica della qualità delle acque potabili.” Ad annunciarlo l’Assessore all’Ambiente Gianni Rosa.

“Si tratta di garantire una tutela rafforzata ai cittadini rispetto a quanto attualmente previsto. Le norme nazionali ed europee fissano, infatti, il rispetto dei valori di alcuni parametri microbiologici e chimici per l’acqua ad uso potabile. E attualmente, rispetto a tali parametri non ci sono sforamenti nelle nostre acque. Con la mia richiesta, tuttavia, verranno inseriti nei controlli di routine anche altri composti che adesso non vengono presi in considerazione perché non previsti dalle norme per la qualità dell’acqua potabile. Per questo motivo” prosegue Rosa “ho chiesto ad AQL, ASM ed ARPAB, in coordinamento tra loro, di ripetere i controlli presso le fontanine pubbliche a Policoro e Pisticci, che, da quanto apparso su alcuni organi di informazione, presentano degli sforamenti di tensioattivi anionici, includendo nelle analisi anche altri composti potenzialmente nocivi. Questo a dimostrazione che la Regione Basilicata con il governo Bardi è impegnata al massimo livello per garantire la sicurezza e la tutela della salute di tutti i cittadini”. Così Gianni Rosa, Assessore all’Ambiente ed Energia Regione Basilicata.

mercoledì 7 agosto 2019

Perrino (M5S): "Ambiente e sanità: ci aspettavamo più coraggio dal Presidente del cambiamento"

POTENZA - Dopo gli insistenti rumors che si sono susseguiti nei giorni scorsi, finalmente sono giunte le nomine dei dirigenti generali dei dipartimenti della Regione Basilicata.

La nostra attenzione si è subito concentrata su due dei dipartimenti più delicati della nostra regione: sanità e ambiente.

Ci aspettavamo qualcosa in linea con il vero significato del termine “cambiamento” (in meglio): eppure, alla luce delle nomine fatte da Bardi, dubbi e perplessità hanno preso il sopravvento.

Nell’anno in cui si discuterà il rinnovo della concessione petrolifera Val d’Agri, fa una certa impressione vedere a capo del dipartimento ambiente tal Michele Busciolano. Busciolano ha un “variegato” curriculum vitae: carriera da ufficiale nella Guardia di Finanza, poi nei servizi segreti per approdare da dirigente come responsabile della sicurezza di ENEL. Salvo un sempre possibile caso di omonimia, le sue generalità vengono menzionate nelle carte dell’inchiesta “Black monkey” che nel 2013 scoperchiò i business illeciti della ‘ndrangheta nel gioco d’azzardo illegale. Secondo gli inquirenti, Busciolano avrebbe avuto contatti con Nicola Femia, potente boss di ‘ndrangheta, considerato il re dei videopoker. I Pm parlavano di oscuri rapporti tra Nicola Femia da un lato e “dall’altro (con l’intermediazione del Dalle Donne), il colonnello Busciolano e un altro alto ufficiale della Guardia di finanza”.

Crediamo che non sia un bel segnale per un dipartimento delicato come quello dell’Ambiente. Chissà cosa penserà della nomina di Busciolano l’indefesso assessore Gianni Rosa che negli anni scorsi non faceva sconti a nessuno.

Un altro segnale del presunto cambiamento sbandierato dal Generale Bardi è arrivato sul versante Sanità: dalle scuderie campane arriva Ernesto Esposito. Già ai vertici della sanità campana, Esposito è la risposta di Bardi alla “Sanitopoli” lucana. Anche qui c’era forse da aspettarsi una scelta decisamente più coraggiosa e scevra da qualsiasi ombra. A quanto ci risulta anche nel percorso professionale di Esposito ci sarebbero inciampi e aspetti da chiarire: coinvolto nell’inchiesta su presunti illeciti nell’aggiudicazione di forniture di medicinali del 2013 e poi prescritto; attualmente Esposito risulterebbe indagato nell’inchiesta sugli appalti truccati nell’ASL Napoli 1.

Dopo una lunga attesa, le nomine di Bardi fanno sorgere non pochi quesiti. Se il tanto annunciato cambiamento è questo, caro Presidente, è un cambiamento in peggio: vorremmo sbagliarci, nell’interesse dei cittadini lucani. Ci stupisca e riveda subito le nomine all’Ambiente ed alla Sanità: ci dimostri che non è possibile addirittura far peggio di Pitella & Soci. Così in una nota Gianni Perrino,
M5S Basilicata - Consiglio regionale.

giovedì 1 agosto 2019

Leggieri (M5S) sull'Ex-Fenice di Melfi


I risultati degli ultimi monitoraggi ambientali effettuati da ARPAB sulle acque sotterranee del termodistruttore Rendina Ambiente, sito nell’area industriale di San Nicola di Melfi (Pz), relativi al mese di marzo 2019, hanno evidenziato un superamento delle CSC (Concentrazioni Soglia di Contaminazione).

Tali sforamenti riguardano il parametro Ferro nei piezometri pozzo2, pozzo4, pozzo6; il parametro Nichel nei piezometri pozzo6, pozzo10; il parametro Manganese nei piezometri pozzo1, pozzo2, pozzo4, pozzo6, pozzo9, pozzo10 , il parametro Fluoruri nei piezometripozzo1, pozzo2, pozzo3, pozzo4; il parametro Triclorometano nel piezometro pozzo1, il parametro Tetracloroetilene nel piezometro pozzo4.

L’ARPA Basilicata ha comunicato che i pozzi 6, 7 e 8 non sono stati campionati per battente insufficiente e che i parametri clorofenoli non sono stati ripostati perché non ancora determinati dal centro laboratoriale dell’ARPA Campania.

Tra gli sforamenti rilevati balzano all’attenzione quelli relativi a:

i) tetracloroetilene (riscontrato anche in misura oltre tre volte superiore la sogli a limite);

ii) ferro (fuori norma in tre pozzi su stette con valore massimo di 373 ug/l a fronte del limite di 200 ug/l);

iii) nichel (in misura venti volte superiore alla concentrazione soglia di contaminazione; in uno dei sette pozzi si riscontra un valore di 405 ug/l);

iv) floruri (risultano sopra soglia in 4 pozzi su 7 (a fronte del massimo consentito di 1500 ug/l si riscontrano valori pari a 2317 ug/l, 1969 ug/l, 2263 ug/l e 1648 ug/l);

v) manganese /su sei pozzi su sette il valore rilevato è 19 volte superiore a quello previsto dalla legge.

Voglio ricordare che già nell’ormai lontano maggio 2015 fu approvata una mia mozione presentata dal con la quale si impegnava la vecchia Giunta regionale a intraprendere una serie di azioni concrete per la tutela dell’ambiente e della salute pubblica.

La mozione approvata in particolare chiedeva: l’istituzione di un tavolo della trasparenza che coinvolgesse oltre a tutte le istituzioni interessate anche le associazioni ambientaliste presenti sul territorio; l’ avvio di uno screening sanitario sulla popolazione dei comuni del Vulture e la predisposizione di un apposito piano di bio-monitoraggio che coinvolgesse i residenti nell’area inquinata. Quella mozione rimase purtroppo lettera morta. Voglio sperare che la nuova amministrazione regionale dia un forte segnale di discontinuità nella gestione del caso Ex-Fenice.

Per tali ragioni ho deciso di interrogare il Presidente della Giunta Regionale, Vito Bardi e l’Assessore all’Ambiente, Gianni Rosa, per conoscere lo stato della bonifica delle aree soggette a fenomeni di inquinamento, l’eventuale avvio di una indagine epidemiologica da condurre nella zona interessata ai fenomeni sopra descritti, eventuali azioni dell’Azienda Sanitaria competente rivolte alla popolazione per informarla sui rischi ai quali è esposta e sulle ricadute riguardanti il ciclo alimentare.

Gianni Leggieri
Consigliere Regionale M5S Basilicata

lunedì 29 luglio 2019

Leggieri, Perrino e Giorgetti (M5S) sulla questione petrolio


POTENZA - Il forzaitaliota, assessore regionale alle Attività produttive, Francesco Cupparo, sostiene che “la questione centrale non è quella di chiedere alle società petrolifere di fare alcune azioni sul territorio quanto di concordare insieme cosa fare superando la tesi di “demonizzazione”, che non ha riscontri oggettivi, in base alla quale solo perché sono “petrolieri” sono nemici del nostro territorio."

Insomma, l’Assessore Cupparo finisce con lo smentire non solo Gianni Leggieri, soprattutto, i giudici del Tribunale del Riesame di Potenza che hanno definito “pratiche industriali criminali” quelle realizzate da ENI a Viggiano. Tanto si legge nelle motivazioni dell'ordinanza con cui a fine maggio il Riesame ha confermato gli arresti domiciliari nei confroni di Ruggero Gheller, ex responsabile del Distretto meridionale dell’Eni, che ha sede proprio nella capitale petrolifera della Val d’Agri, e l’ex “operation manager” di stanza in Basilicata, Andrea Palma. Secondo il Tribunale del Riesame, a Viggiano la dirigenza dell'Eni ha improntato “costantemente” la gestione del Centro olio alle “strategie aziendali di massimizzazione dei profitti, a fronte dei quali il danno all'ambiente era previsto, conosciuto e concretamente voluto in quanto alternativa fattuale alla riduzione dei volumi di produzione”.

E, ancora, si legge nell’ordinanza: “il totale disprezzo per il pubblico interesse alla salute e all'integrità dell'ambiente, l'adesione incondizionata a logiche aziendali perverse, cinicamente orientate verso l'accumulo di profitti ad ogni costo, la ricerca dell'approvazione del proprio operato in vista di progressioni di carriera, la sostituzione dei dipendenti “scomodi” come il Griffa, considerato una spina nel fianco o addirittura un elemento di disturbo del regolare svolgimento di pratiche industriali criminali”. Così Gianni Leggieri, Gianni Perrino, Gino Giorgetti, Gruppo M5S Basilicata.

Cillis (M5S) sull'adozione del PITESAI


ROMA - Il PiTESAI (PIano per la Transizione Energetica Sostenibile delle Aree Idonee) è lo strumento normativo che stabilirà il quadro di riferimento - con l'accordo di Regioni Province ed Enti locali - per la programmazione delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi e con l'adozione del PiTESAI stesso verranno individuate, su tutto il territorio nazionale, delle aree idonee per lo svolgimento delle attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi. Pertanto fino alla sua adozione, ai fini della salvaguardia e del miglioramento della sostenibilità ambientale e sociale, sia i permessi vigenti di prospezione o di ricerca di idrocarburi, liquidi e gassosi, su terraferma e in mare, che i procedimenti amministrativi (anche quelli di VIA) relativi al conferimento di nuovi permessi, saranno sospesi e riprenderanno la loro efficacia nelle aree che risulteranno compatibili. In tutte quelle aree che risulteranno non compatibili il Ministero rigetterà le istanze relative ai procedimenti sospesi e revocherà i permessi di prospezione e di ricerca in essere e il PiTESAI indicherà anche tempi e modi di dismissione e ripristino degli impianti che avranno cessato la loro attività.

Al viceministro Galli ho chiesto con interrogazione a risposta immediata, a che punto siano i lavori del tavolo permanente presso il Mise che ha il compito di concordare le misure definitive (in coerenza con il Piano delle aree) e ho appreso che le attività inerenti alla redazione e adozione del PITESAI sono state tempestivamente  avviate e proseguono, secondo quanto il vice ministro ha indicato nella sua risposta che è disponibile sul sito della Camera a questo indirizzo https://bit.ly/2K8QI1K

Ma, mentre le attività del Governo nazionale tranquillizzano perché la risposta del vicemistro conferma l'attenzione alla problematica, il non fare e il non esprimersi dei soggetti istituzionali lucani, lascia basiti. Ad esempio la Regione Basilicata non ha ancora provveduto a designare i loro partecipanti alle riunioni istituzionali.

Sarebbe quantomeno doveroso, conoscere la posizione in merito dei soggetti istituzionali lucani chiamati in causa, dall'Assessore all'Ambiente della Regione ai sindaci dei Comuni delle aree oggetto di istanze di permesso perché, che io abbia letto, tranne il “nuovo” Sindaco di Venosa, dagli altri primi cittadini non ho sentito nulla. Poiché ogni Ente dovrà assumersi le proprie responsabilità sociali, economiche e ambientali auspico allora, che la mia interrogazione al vice ministro funga da stimolo per la Regione e più in generale per tutti i soggetti istituzionali coinvolti, in questo delicato e importante procedimento. Così Luciano Cillis (M5S), portavoce alla Camera componente della XIII Commissione (Agricoltura).

giovedì 25 luglio 2019

L'Italia dell'energia solare cresce annualmente del 2,5%


Tra impianti in comodato d'uso, autofinanziamento e reti che diventano private, in Italia cambia e si evolve il fotovoltaico industriale, in un Paese che già ad oggi conta con 800.000 impianti fotovoltaici in esercizio per una potenza di 22.000 MW ed una produzione complessiva di 26,8 TWh.

«Si sta passando da un modello di produzione centralizzata, distribuzione complessa ed inefficiente e miliardi di punti di connessione, ad un'organizzazione più leggera, agile e responsabile, in cui i consumatori sono anche produttori» spiega l'ingegner Peter Goodman, presidente e ceo di Solar Power Network (www.solarpowernetwork.ca), leader mondiale nel settore solare industriale, con al suo attivo contratti per la generazione di energia elettrica per oltre 400 MW di potenza generata attraverso il sole in ben 678 località, tra siti industriali ed edifici commerciali, dal Canada agli Stati Uniti passando per il Giappone, l'Australia e parte dell'Africa.

«La generazione solare distribuita avrà per il mondo dell'energia lo stesso ruolo che gli smartphone hanno avuto e stanno avendo le TLC» assicura l'ingegner Peter Goodman.

A livello nazionale il mercato del fotovoltaico sta così entrando in una fase di maturazione: dalle offerte chiavi in mano ai «bitcoin dell'energia» fino ai servizi più ambiziosi come i «Corporate Green PPA di Solar Power Network» che rendono la transizione energetica non più un mero passaggio da fossili a rinnovabili ma una vera riorganizzazione della produzione e del consumo.

Già ad oggi l'Italia conta con 800.000 impianti fotovoltaici in esercizio per una potenza installata di 22.000 MW ed una produzione complessiva di 26,8 TWh. Ma lo spazio di crescita è ancora enorme.

La vera novità del 2019 è rappresentata dalla proposta di Solar Power Network che attraverso l'innovativo strumento del GPPA (Green Power Purchasing Agreement) consente di concretizzare una nuova forma di comodato d'uso degli impianti con l'unico vincolo dell'acquisto per un certo periodo dell'energia elettrica autoprodotta ad un prezzo più economico di quello precedente da rete, l'autofinanziamento (l'impianto si ripaga con l'acquisto dell'energia stessa) ed il risultato finale di reti che diventano private, perché dopo 10 o 15 anni l'impianto diventa di proprietà dell'azienda.

Insomma con l'arrivo della multinazionale canadese vi è fermento a livello di offerta aziendale di fotovoltaico. Il modello di business di Solar Power Network (SPN) è proprio quello di realizzare gli impianti fotovoltaici per "autoconsumo", con la formula del GPPA che consente al cliente di veder realizzato gratuitamente l'impianto sulla base delle proprie esigenze energetiche, attraverso l'acquisto mensile dell'energia prodotta dall'impianto, ad un prezzo più basso di almeno il 20% di quella precedentemente acquistata dalla rete.

Si può passare all'energia rinnovabile a costo zero, senza assumersi l'onere dell'acquisto ed installazione di pannelli solari o quant'altro e dopo appena 10 anni il cliente può decidere di riscattare l'impianto, pagando il 20% del suo valore iniziale, o di proseguire nell'acquisto dell'energia per altri 5 anni ed ottenere così senza oneri la piena proprietà dell'impianto.

«Ma non è solo una questione meramente economica» puntualizza Giorgio Mottironi, senior partner di BAngels, società che supporta Solar Power Network nello sviluppo del mercato italiano, «Oggi -prosegue Mottironi- scegliere il solare, per le industrie e le corporate, è una responsabilità per la dimensione sociale ed ambientale in cui operano: non esiste altra via più rapida ed efficace per ridurre il proprio impatto in termini di emissioni di CO2 o climalteranti e dare una veste completamente diversa al modo in cui si può essere percepiti dal mercato e dai consumatori». (AJ-Com.Net).

martedì 23 luglio 2019

Cillis (M5S) sulla grave situazione inquinante della Materit di Ferrandina


ROMA - Già ero intervenuto poco più di un anno fa (ndr 20/06/2018) in Assemblea alla Camera sulla triste ed ormai vecchia vicenda che riguarda la Materit, un'azienda che produceva manufatti in amianto a Ferrandina (Mt) - zona industriale della Val Basento - in attività dal 1973 al 1989 e chiusa dal Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri a causa della mancanza di una discarica autorizzata per lo smaltimento dei propri rifiuti.

La scorsa settimana ho depositato un'interrogazione scritta al Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare affinché possa essere definitivamente risolta questa triste vicenda italiana che ancora una volta vede il Sud vittima di espropri dei propri diritti e i cittadini dell'area a grave rischio di salute.

Nella interrogazione chiedo:

se non ci sia eventuale sussistenza di estremi di rilevanza penale;

se siano stati individuati e perseguiti i responsabili delle attività illecite;

se si è a conoscenza del perché dei ritardi della Regione Basilicata;

se e quando si procederà per la bonifica dell'ex Materit e della discarica abusiva lungo la Basentana, a pochi km di distanza dell'ex opificio

e nella stessa interrogazione ho ricordato che dal 2013, sempre sulla questione della Materit in Valbasento - a prescindere dall'amianto della ex fabbrica di manufatti in eternit - esiste un esposto/denuncia presentato congiuntamente da Piergiorgio Duca e da Mario Murgia, all'epoca dei fatti rispettivamente, presidente nazionale e rappresentante legale pro tempore di Medicina Democratica e vicepresidente nazionale AIEA

La grave situazione inquinante dello stabilimento Materit s.r.l. di Macchia di Ferrandina (MT), con centinaia di “big bag” e di sacchi contenenti amianto (ancora abbandonati e lasciati incustoditi), è nota all'intera nazione poiché oggetto anche di servizi televisivi, tra cui ricordo quelli di “Striscia la Notizia” a marzo 2013 e di TV 2000 a giugno 2018.

In particolare, risulta che, all’interno del capannone, siano stoccati quantità imprecisate: di crisotilo o amianto bianco, stivato in big bags e di crocidolite o amianto blu, confezionata in sacchi (che è la forma di amianto più pericoloso perché le sue fibre hanno un aspetto aghiforme e si frazionano longitudinalmente con maggiore facilità).

Il sito presenta condizioni di rischio per la salute pubblica e l’ambiente, a causa della contemporanea presenza di amianto, polveri di asbesto e silicio (residui della precedente lavorazione), fanghi e liquami, “conservati” in centinaia di big-bag. Rifiuti pericolosi conservati in un pessimo stato in questi sacchi che pur contenendo polvere di amianto, sono esposti al vento poiché la struttura ha vetri e porte rotte ed è quindi reale il rischio di favorire la diffusione di queste polveri di amianto anche al di fuori dell'impianto.

L'area non è ancora in sicurezza, perché i lavori di bonifica sono iniziati ma non sono stati portati a termine in quanto, seppure il Comune di Ferrandina abbia correttamente espletato ogni suo compito, la Regione Basilicata non ha ancora completato il percorso burocratico.

Oramai sono trascorsi molti anni, durante i quali sono morti 10 operai (degli 86) che ci lavoravano e 16 si sono ammalati di patologie asbesto collegate mentre tutti gli altri vivono sottoposti a costanti e frequenti controlli medici. Così in una nota Luciano Cillis (M5S), Portavoce alla Camera componente della XIII Commissione (Agricoltura).

Petrolio, Aiab: 'Noi siamo Lucani'


POTENZA - Era in corso la mietitura del grano e ci è sembrata una bomba d’acqua, di quelle capaci di distruggere i raccolti: la notizia dell’accordo stipulato, a livello nazionale prima, ed in Basilicata, poi, tra Coldiretti ed ENI, rispettivamente la più grande organizzazione professionale agricola e la più grande compagnia petrolifera multinazionale d’Italia, ha dell’incredibile.

Al di là dei proclami su economia circolare, produzione di energia, da fonti rinnovabili, compatibilità tra industria petrolifera e agricoltura, produzione agricola sostenibile, l’accordo prevede, concretamente, a livello nazionale, la collaborazione per la produzione industriale di energia, da materie di origine agricola e, a livello regionale, la promozione di prodotti agricoli, di qualità, del territorio, da identificare con il marchio “Io sono Lucano”.

Trattandosi di un accordo, la cui portata è di interesse pubblico, poiché interessa l’agricoltura, all’energia, al territorio, riteniamo sia necessario un dibattito che interessi l’intera comunità, in cui ad esprimersi dovranno essere tutti i portatori di interessi.

La discussione, sull’accordo tra agricoltori e petrolieri, non può non tener conto degli impatti prodotti dall’industria petrolifera sull’agricoltura in Basilicata in oltre venti anni di attività sul territorio.

Occorre tener presente che l’industria petrolifera è arrivata ad estrarre in Basilicata, circa, l’ottanta per cento della produzione annuale nazionale, di greggio ed tale estrazione interessa, considerando le superfici soggette a concessioni di estrazione, permessi di ricerca e nuove istanze di ricerca, oltre la metà del territorio regionale. Le strutture e gli impianti di un tale apparato industriale, sono situati in pieno territorio rurale, a stretto contatto con terreni agricoli, fonti e riserve d’acqua, ad uso potabile e irriguo, inevitabilmente sottoposti perciò ad un rilevante rischio di inquinamento.

Il Centro Olii Val d’Agri (COVA) di ENI, per esempio, sorge in contrada Vigne di Viggiano, a due km dalla Diga del Pertusillo, invaso capace di contenere oltre cento milioni di metri cubi di acqua destinata ad uso potabile e irriguo, che serve circa trentacinquemila ettari di terreni agricoli tra Puglia e Basilicata.

E’ possibile documentare numerosi casi di inquinamento da idrocarburi, di terreni ed acque ad uso agricolo. Potremmo citare le continue e allarmanti denunce di associazioni e comitati di cittadini/e, per esempio, sull’inquinamento delle acque del Pertusillo o delle polle emergenti dai pascoli di contrada La Rossa di Montemurro, coltivati in maniera biologica o dei pozzi freatici una volta destinati ad abbeverare gli animali in agro di Corleto Perticara. Basti far riferimento alle ordinanze sindacali di interdizione all’uso agricolo, di terreni ed acque, emanate da Autorità pubbliche (per esempio i Comuni di Grumento Nova e Corleto Perticara). Basti rifarsi alle notizie di dominio pubblico relative a inchieste e processi intentati dalla Magistratura, (per esempio il processo PETROLGATE in corso a Potenza) a carico di funzionari delle compagnie petrolifere, con capi di accusa che vanno dallo smaltimento illecito di rifiuti pericolosi (come nel caso delle acque di scarto insufflate nel pozzo di reiniezione di Costa Molina, nei pressi di Contrada la Rossa appunto) o di disastro ambientale (per la “perdita” di centinaia di tonnellate di petrolio dai serbatoi del COVA, scoperta nel 2017).

Insomma, ci sono molti buoni motivi per ritenere non credibile un progetto quale quello che propone un marchio di garanzia della qualità di produzioni agro alimentari lucane come “Io sono Lucano”, che affida ai petrolieri il ruolo di garanti e di sponsor ed agli agricoltori il ruolo di beneficiari di finanziamenti dell’industria petrolifera e di testimonial della proclamata compatibilità tra petrolio e agricoltura.

Come pure, pare poco credibile, che vi siano benefici nel medio e lungo periodo per l’agricoltura e la collettività nell’alimentare la produzione industriale di energia, da biomasse. concentrata in grandi impianti industriali, di una multinazionale, che al di là dei proclami fonda in maniera crescente (!) il proprio business sugli idrocarburi nonostante gli Accordi di Parigi sul Clima del 2015 (vedasi “Enemy of the planet”, dossier su ENI pubblicato da Legambiente nel corrente mese). Piuttosto, la crisi climatica e la bomba demografica, consiglierebbero di preservare acque e suoli alla produzione di cibo o di destinare le biomasse agricole di scarto, alla micro produzione locale e diffusa di energia o al compostaggio, per la rigenerazione dell’humus, nei terreni, e la cattura di carbonio nel suolo e nei cicli biologici di produzione del cibo, come l’agricoltura biologica insegna.

Riteniamo invece che sia interesse degli agricoltori e delle comunità locali chiedere come è nei loro diritti la bonifica dei suoli e delle acque inquinate dal petrolio, il monitoraggio pubblico,- indipendente - trasparente - competente dell’ambiente, della salute di cittadini/e e della catena alimentare, lo STOP senza se e senza ma a nuove estrazioni, la RICONVERSIONE reale e nel breve periodo dell’industria petrolifera.

Noi siamo Lucani e non vogliamo produrre e consumare prodotti agricoli ed alimentari sponsorizzati da compagnie petroliere. Così in una nota l'ufficio stampa di AIAB- Associazione Italiana Agricoltura Biologica Basilicata.