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lunedì 30 novembre 2020

Wwf Basilicata: preoccupa l’incolumità dei lupi

(Pixabay)

Di seguito il comunicato stampa del Wwf Basilicata

POTENZA - Dagli anni ’70, con l’attuazione di misure di tutela e conservazione della specie e l’introduzione di specie preda, il lupo ha ricominciato a riconquistare il suo territorio sfuggendo alla preannunciata estinzione. In Basilicata, quando la popolazione di lupi sull’intero territorio nazionale era ridotta a pochissimi esemplari, un piccolo nucleo relitto è sopravvissuto tra le montagne dell’Appennino e da lì ha ripreso la sua espansione.

Il lupo vive in branchi famigliari di circa 4-5 individui (genitori, cuccioli dell’anno e qualche giovane delle cucciolate precedenti), all’interno di un proprio territorio che difende attivamente. I giovani all’età di circa 1 o 2 anni, per competizione alimentare e sessuale, si disperdono, lasciando il branco famigliare, per trovare un territorio libero dove stabilirsi e creare una propria famiglia, colonizzando anche territori in cui la specie non era presente da decenni o non lo è mai stato. Il periodo di dispersione è una fase critica in cui il lupo deve affrontare da solo i pericoli dell’antropizzazione e l’eventuale incontro con altri branchi e non può più contare sull’aiuto della sua famiglia nell’attività di caccia.

Può capitare che lupi giovani e inesperti, possano così avvicinarsi anche a zone antropizzate in cerca di cibo. Le periferie delle città, con disponibilità di cibo per la presenza di rifiuti o di cibo lasciato appositamente dai cittadini per i randagi, attira gli animali selvatici, dalle volpi, ai cinghiali e purtroppo anche ai lupi, specie opportunista. È quello che è successo a Potenza, capoluogo di Regione e dalla quale da mesi arrivano testimonianze della presenza di un lupo. A marzo ci si è subito attivati nel verificare la veridicità dell’accaduto, scoprendo che si trattava di una femmina che da qualche settimana frequentava la periferia della città dove trovava cibo lasciato dai cittadini. Per monitorare la situazione sono stati effettuati interventi posizionando dapprima le fototrappole e successivamente gabbie di cattura, attività probabilmente inadeguata rispetto alle circostanze in corso.

La normativa italiana infatti vieta la cattura, l’uccisione, il disturbo, il possesso, il trasporto, lo scambio e la commercializzazione del lupo (D.P.R.357/97, art.8, cc 1 e 2) e per ogni intervento di cattura, sia questa per fini scientifici che per necessità, è obbligatorio richiedere l’autorizzazione del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM), con parere scientifico dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA). Inoltre, l’utilizzo di gabbie trappole, di discutibili dimensioni come quelle utilizzate a Potenza, non risulta essere il metodo di selezione per la cattura di lupi, né la cattura attraverso la sola telenarcosi con la possibilità che l’animale scappi addormentandosi chissà dove, esponendolo a rischi. Comunque, pare che ad oggi non risulta che sia stato fatto alcun tentativo di raccolta delle feci per effettuare un esame genetico e verificare l’appartenenza alla specie Canis lupus e la sua purezza, primo intervento necessario per la definizione delle successive operazioni di intervento. La situazione è stata e viene ancora affrontata come se ci trovassimo a che fare con un cane randagio pericoloso, cosa che ormai è palesemente discutibile, mentre, continuano a proliferare in rete video della lupa di Potenza tra le strade della città, nel mentre si continua a parlare di cane e intanto la situazione rischia realmente di sfuggire di mano.

Il Wwf è seriamente preoccupato sia per l’incolumità dell’animale che può essere vittima di avvelenamento o di catture illecite, o che può involontariamente essere causa di incidenti stradali arrecando danni ai cittadini, che nelle peggiori delle ipotesi, protagonista di aggressioni scaturite dal tentativo di avvicinamento da parte dell’uomo. Anche se, ci teniamo a precisare che l’esemplare in questione non ha mai mostrato atteggiamenti di aggressività nei confronti dell’uomo ma questo non vuol dire che ci si può e debba avvicinare. Invitiamo tutti i cittadini, in caso di avvistamento, a mantenersi ad una dovuta distanza di sicurezza di almeno 100 metri e anche se fatto in buona fede, ricordiamo che non va assolutamente lasciato cibo agli animali selvatici. In quanto la disponibilità di fonti di cibo per il lupo può condurre ad un’alterazione dei modelli comportamentali con possibile attenuazione delle capacità predatorie, impoverimento della coesione del branco, insorgenza di un’eccessiva confidenza nei confronti con l’uomo (Strategie di conservazione del lupo in Italia, Piano d’azione nazionale per la conservazione del lupo).

La Basilicata è uno scrigno di biodiversità eppure la fauna sembra non essere particolarmente tutelata, basti pensare che dal 2019 i Centri di recupero per gli animali selvatici sono chiusi e che ancora oggi, gli Enti preposti non mostrano alcun interesse per loro riapertura. Pertanto, il nostro auspicio e che la Regione Basilicata, i Carabinieri Forestali e gli altri organismi interessati prendano atto della situazione ed agiscano secondo quanto previsto dalla vigente normativa a tutela della fauna selvatica e dei cittadini.


venerdì 27 novembre 2020

Ambiente, Perrino: “Non abbassare la guardia”

POTENZA - L’esponente M5s nel ricordare la protesta dei centomila di Scanzano di 17 anni fa evidenzia le tante emergenze che minacciano quotidianamente il territorio regionale prendendo atto che gli strumenti a disposizione per fronteggiarle non sono sufficienti

“Non possono svanire nel nulla le due settimane di protesta che caratterizzarono la seconda metà di novembre dell’ormai lontano 2003. Diciassette anni fa, la protesta contro la localizzazione del deposito unico di scorie radioattive, segnò un passaggio fondamentale nella coscienza di migliaia di lucani in materia di tutela del territorio”. Lo afferma il consigliere regionale del Movimento 5 stelle, Gianni Perrino che aggiunge: “È importante non far svanire quello spirito oggi, quando il nostro territorio affronta l’eredità di uno sviluppo industriale senza alcuna visione di futuro. La stessa eredità ci presenta il conto a pochi chilometri da quello che era il luogo designato per il deposito unico: i ‘capricci’ nucleari riaffiorano ancora adesso e qualcosa non quadra nelle operazioni di decommissioning in corso presso l’Itrec di Rotondella”. 

“Sono tante le emergenze che minacciano quotidianamente il territorio regionale e bisogna prendere atto che gli strumenti a disposizione per fronteggiarle non sono sufficienti – prosegue Perrino -. Il pensiero va automaticamente ai giganti del petrolio che hanno colonizzato la Val D’Agri e la Valle del Sauro. Abbiamo spesso evidenziato come il meccanismo di controlli sugli sforamenti sia alquanto sterile: le fiammate si susseguono imperterrite senza sanzioni e all’Arpab non resta che certificare parametri sopra la norma. Stiamo da tempo sollecitando la discussione di una proposta di legge per l’introduzione di limiti emissivi agli idrocarburi non metanici (NMHC) e all’idrogeno solforato (H2S). Ad oggi, oltre ad alcuni proclami dell’ormai mansueto Gianni Rosa, non è stato possibile avviare alcuna discussione in merito. Per accelerare il processo abbiamo chiesto di iscrivere la nostra proposta all’ordine del giorno del Consiglio regionale, ma evidentemente, a quasi due anni dal suo insediamento, il Presidente del Consiglio Cicala, non ha ancora preso confidenza con il regolamento”. 

“Per mantenere vivo lo spirito dei centomila di Scanzano Jonico – conclude Perrino - occorrono atti concreti; alla fine della pandemia ci troveremo al cospetto di un nuovo mondo: non facciamoci cogliere  impreparati”. 

giovedì 26 novembre 2020

PPR, Leggieri: “E’ arrivato il momento di una vera svolta green”

 POTENZA - Il consigliere regionale del M5s: “Sull’Ager Venusinus attenzioni morbose e informazione fuorviante”.

“Si inizia finalmente a parlare di Piano paesaggistico regionale. Uno strumento che deve essere considerato come un alleato per la tutela dell’ambiente anche se in questi giorni si vuole far intendere il contrario”.

E’ quanto dichiara il consigliere regionale del Movimento cinque stelle, Gianni Leggieri, che aggiunge: “Non passa giorno senza che, con toni ironici, attacchi personali e prese di posizione faziose, ci si dimentichi delle nuove opportunità che si possono cogliere con un nuovo approccio verso le politiche ambientali. In questo contesto si parla sempre più spesso dell’ ‘Ager Venusinus’, collegandolo a vincoli ed impedimenti descritti come ostacoli insormontabili per lo sviluppo del territorio”.

“Ma a quale forma di sviluppo – continua Leggieri - e a quale visione di territorio facciamo riferimento? All’eolico selvaggio che ha deturpato i nostri paesaggi e arricchito pochi speculatori? L’ ‘Ager Venusinus’ balza all’onore delle cronache a seguito della pubblicazione  della D.G.R. n. 754 del 3 novembre 2020. La Giunta regionale con questa delibera prende atto della riunione del Ctp (Comitato tecnico paritetico)  svoltasi in data 7 Ottobre 2020 e  approva la documentazione tecnica  relativa alla delimitazione della zona ad interesse archeologico  - ex art 142 lettera m) del Codice dei beni culturali e del paesaggio -  denominata Ager Venusinus. Una semplice mappatura e delimitazione di un'area che non apporta nessun nuovo vincolo normativo al Vulture Alto Bradano”. 

“Il Comitato Tecnico Paritetico, è bene subito ricordarlo – dice Leggieri - viene istituito nel 2012 con D.D. n. 7502.2012/D.01284 del 19/09/2012, in ottemperanza del Protocollo di Intesa tra il Ministero per i Beni e le Attività Culturali (MiBACt), il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) e la Regione Basilicata (Protocollo stilato  il 14 settembre 2011)  per la definizione delle modalità di elaborazione congiunta del Piano Paesaggistico Regionale (PPR). La finalità dell’intesa tra MiBACT, MAATM e Regione Basilicata, è rivolta a realizzare, oltre che all'elaborazione congiunta del PPR, ad una efficace tutela e valorizzazione del patrimonio naturalistico - ambientale, storico e culturale della Regione. Il Ctp non ha potere deliberativo, ma costituisce un importante  tavolo di lavoro dove siedono esperti che mappano, studiano attraverso criteri scientifici il territorio della Regione al fine di addivenire alla stesura del PPR. Il potere deliberativo è del Consiglio regionale della Basilicata e, quindi, dei cittadini lucani”.

“Le pubbliche amministrazioni, i cittadini, le imprese e tutti i soggetti interessati al PPR – prosegue Leggieri - potranno esprimere eventuali pareri nelle conferenze di servizio che precederanno l’approvazione del medesimo Piano, e quindi esprimere pareri anche sull’ Ager Venusinus, secondo quanto esposto  dalla L.R. n.23/1999 esattamente all’art. 36 bis. In questi giorni – sottolinea il consigliere del M5s -improvvisati esperti di materie ambientali scrivono su Facebook e pubblicano la storia del Vulture a puntate. Peccato che in passato abbiano avuto altro da fare anziché denunciare i tanti scempi ambientali. Il percorso che porterà all’adozione del PPR è ancora lungo e tortuoso ed è un preciso impegno, secondo obblighi di legge, che la Regione Basilicata deve portare al termine. Sono ormai decenni, dall’ormai famoso D.lgs.n. 42/2004 che si parla di PPR”. 

“Da quanto apprendiamo – riferisce Leggieri - la Regione Basilicata, dopo anni di torpore e distrazione vuole dotarsi di un PPR. Verrà avviato, quindi, un percorso condiviso e di grande prospettiva; il PPR cancellerà le diverse frammentazioni delle politiche territoriali lucane e proietterà la nostra regione ad un livello di migliore competitività e sostenibilità. Allo stesso tempo frenerà le ambizioni dei signorotti dell’eolico, del cemento e del petrolio che, soprattutto grazie ai vulnus normativi, pensano di pilotare le politiche ambientali lucane. E’ arrivato il momento di una vera svolta green con la giusta valorizzazione dell’ambiente e del nostro patrimonio culturale ed archeologico. Ogni giorno ci tocca leggere articoli di giornali contro l’Ager Venusinus, contro l’ambiente, contro le logiche della scienza e della valorizzazione territoriale. Lettere ‘firmate’ da anonimi che dicono di fare gli interessi del territorio. Quello stesso territorio deturpato da anni dalla presenza di pale eoliche (1409 impianti), cave, inceneritori e pozzi petroliferi”.

“E’ proprio dal parere negativo rilasciato dalla Soprintendenza dei Beni Culturali della Basilicata ad un parco eolico – spiega Leggieri - che inizia la critica distruttiva verso l’Ager Venusinus ed il PPR. E i signorotti dell’eolico mandano in avanscoperta i loro giannizzeri. Non è l’Ager Venusinus a bloccare le autorizzazioni, ma la L.R. n.54 del 2015 dal titolo inequivocabile: ‘Recepimento dei criteri per il corretto inserimento nel paesaggio e sul territorio degli impianti da fonti di energia rinnovabile’. Proprio per questa legge, proprio per le caratteristiche del territorio del Vulture Alto Bradano, proprio grazie alle sue peculiarità archeologiche, sono 3mila i siti archeologici attraversati dall’Appia Antica, dove insistono pure i castelli di Venosa, Palazzo S.G., Melfi, che si blocca lo scempio dell’eolico selvaggio. Su questo tema i dati parlano chiaro. La Basilicata è la prima regione in Italia per numero di impianti eolici. Da ogni terremoto – conclude Leggieri - nasce un’opportunità, ma dall’Ambiente non nascono che fiori”.

Giornata ulivi Unesco, 250 mln di piante da salvare

(credits: Archivio Polito)


E’ la giornata mondiale degli ulivi proclamata dall’Unesco festeggiata il 26 novembre in tutto il mondo ed in Italia dove da tutelare è un patrimonio di 250 milioni di piante anche monumentali decimato dall’avanzare della Xylella e dalla crisi provocata dalla chiusura di ristoranti e agriturismi dove le vendite si sono praticamente dimezzate. E’ quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare il ruolo economico, ambientale, culturale e salutistico della produzione dell’olio di oliva, colonna della dieta mediterranea.

Un patrimonio minacciato dai cambiamenti climatici, delle oscillazioni produttive e dell’emergenza Xylella, con l’Italia che quest’anno ha detto addio a quasi una bottiglia di olio extravergine Made in Italy su tre con il crollo del 30% della nuova produzione nazionale che dovrebbe attestarsi attorno a 255 milioni di chili, secondo l’analisi di Coldiretti sulla base delle previsionale Ismea e Unaprol. A condizionare la raccolta 2020 è stato soprattutto l’andamento in Puglia, Calabria e Sicilia che fanno registrare contrazioni rispettivamente del 43%, 38% e 15%. Al Centro Nord si rilevano, invece, incrementi del 31% in Toscana, 8% nel Lazio, 70% in Umbria e del 100% in Liguria, dopo gli scarsi livelli dello scorso anno. In generale, comunque, ci si attende in tutta la Penisola un olio di elevata qualità grazie all’ottima fioritura, a condizioni meteo non avverse e ai limitati attacchi della mosca olearia.

L’andamento della raccolta è importante dal punto economico ed occupazionale per una filiera che conta oltre 400 mila aziende agricole specializzate in Italia ma anche il maggior numero di oli extravergine a denominazione in Europa (43 Dop e 4 Igp), il più vasto tesoro di biodiversità del mondo ora minacciato dall’emergenza Xylella che dalò Salento sta risalendo pericolosamente a nord nella piana degli ulivi monumentali. L’Italia – spiega la Coldiretti – può contare su 533 varietà di olive contro le appena 70 degli spagnoli che hanno una produzione di massa quasi sei volte superiore.

A pesare quest’anno è anche la chiusura dei ristoranti che, in Italia e nel mondo, rappresentano un importante mercato di sbocco soprattutto per le produzioni di qualità Made in Italy anche se con la svolta salutista degli italiani a tavola spinta dall’emergenza Covid sono cresciuti in Italia del 9,5% i consumi familiari di extravergine di oliva, anche per effetto del maggior tempo trascorso in casa a cucinare, sulla base delle elaborazioni Coldiretti su dati Ismea del primo semestre. A livello nazionale 9 famiglie su 10 consumano olio extravergine d’oliva tutti i giorni – sottolinea Coldiretti – con una crescente attenzione verso il prodotto di qualità che ha favorito la nascita di corsi e iniziative.

Sul fronte del mercato, la minor produzione 2020 e la domanda delle famiglie sta spingendo in alto i listini con aumenti che riguardano anche gli oli Dop/Igp italiani. L’andamento dei prossimi mesi dipenderà come di consueto dalla situazione internazionale con la produzione mondiale stimata in linea a quella dello scorso anno ed i prezzi in Spagna, Grecia e Tunisi che mostrano tendenze al rialzo. La Spagna è di gran lunga il principale produttore mondiale seguito dall’Italia mentre sul podio al terzo posto si trova la Grecia.

L’Italia – precisa la Coldiretti – è il primo consumatore mondiale di olio di oliva con una media negli ultimi 5 anni di 504 milioni di chili, seguita dalla Spagna con 483 milioni di chili e dagli Stati Uniti con ben 320 milioni di chili. A sostenere la domanda mondiale – continua la Coldiretti – sono certamente gli effetti positivi sulla salute associati al consumo di olio di oliva provati da numerosi studi scientifici che hanno fatto impennare le richieste di quel segmento di popolazione che nel mondo è attento alla qualità della propria alimentazione.

Per le feste l’aumento record del 29,2% del commercio elettronico nel 2020  in prossimità del Natale spinge anche gli acquisti on line di extravergine ma è allarme per il rischio truffe secondo il rapporto dell’Istituto per la tutela della qualità e repressione frodi (Icrqf) che da febbraio a maggio 2020 nel periodo della prima ondata dell’emergenza Covid ha effettuato ben 558 interventi per la rimozione di inserzioni irregolari di prodotti alimentari sui siti Alibaba, Amazon e Ebay, con quasi la metà (45%) dei casi di irregolarità che hanno riguardato proprio l’olio di oliva.

Con l’82% degli italiani che con l’emergenza coronavirus sugli scaffali cerca prodotti Made in Italy per sostenere l’economia ed il lavoro del territorio, il consiglio della Coldiretti è quello di diffidare dei prezzi troppo bassi, guardare con più attenzione le etichette e acquistare extravergini a denominazione di origine Dop e Igp, quelli in cui è esplicitamente indicato che sono stati ottenuti al 100 per 100 da olive italiane o di acquistare direttamente dai produttori olivicoli, nei frantoi o nei mercati di Campagna Amica dove  è possibile assaggiare l’olio EVO prima di comprarlo e riconoscerne le caratteristiche positive.

Mentre on line è meglio verificare anche l’identità del venditore privilegiando chi ha un legame diretto con la terra o appartiene ad una rete strutturata di agricoltori come Campagna Amica ma è importante anche – conclude la Coldiretti – assicurarsi che il prodotto in vendita sia realmente tipico della zona da cui proviene, magari stando attenti che il nome del prodotto non sia “storpiato” come spesso accade quando ci si trova davanti delle imitazioni delle più note specialità Made in Italy.

martedì 17 novembre 2020

L’ultima foresta incantata celebra la Festa dell’albero restituendo al Bosco Pantano le farnie


POLICORO - La natura non si ferma. Il progetto L’ultima foresta incantata prosegue nel lavoro di tutela e recupero della Farnia nel Bosco Pantano di Policoro. Sabato 21 novembre, in occasione della Festa dell’albero, le piantine nate in vivaio dai semi raccolti nella prima fase del progetto, ritornano a “casa”. Come atto simbolico, le giovani farnie verranno messe a dimora nell’area adiacente al parcheggio antistante la sede del WWF di Policoro.  

“L’area, individuata già nella fase di stesura del progetto- spiega il professor Francesco Ripullone, responsabile scientifico del progetto- dalle prime verifiche effettuate sul campo, risulta potenzialmente idonea a favorire le condizioni di sviluppo della farnia sia per la presenza di falda superficiale sia perché si tratta di un’area già in fase avanzata del processo di rinaturalizzazione per la presenza di abbondante rinnovazione di frassino che è specie consociata alla farnia”.  

Il materiale vegetale proviene interamente dalla produzione in vivaio di piantine nate da seme raccolto direttamente all’interno del bosco Pantano e le attività di messa a dimora rientrano tra le misure di intervento previste dal progetto, finanziato da Fondazione con il Sud, L’ultima foresta incantata, il cui obiettivo è la ricostituzione e rinaturalizzazione dell’habitat principale del bosco planiziale. 

“La necessità di procedere alla messa a dimora della piantine- chiarisce ancora il prof. Ripullone-è legata sia alla disponibilità di materiale vegetale sia alle condizioni climatiche ottimali del periodo autunnale che favoriscono lo sviluppo e l’attecchimento della farnia. Inoltre le pessime condizioni vegetative in cui versano gran parte delle ultime 60 piante rimaste all’interno del Bosco Pantano di Policoro richiede urgenza negli interventi di ricostituzione. Da lodare l’impegno dei diversi partner del progetto che nonostante le difficoltà legate all’emergenza Covid, proseguono con tenacia nelle attività”. 

La giornata della Festa dell’albero sarà anche l’occasione per avviare le procedure per far inserire nell’elenco nazionale degli alberi monumentali la grande quercia che si erge solitaria nel cuore del Bosco Pantano. La sua ampia chioma si staglia maestosa sulla vegetazione circostante, testimonianza vivente di un habitat unico. Un’esemplare che costituisce un raro esempio di longevità e maestosità, di innegabile valore paesaggistico, naturalistico e storico-culturale che merita di essere tutelata come si fa per i monumenti, perché custodire la natura è anche e soprattutto custodire memorie.

venerdì 6 novembre 2020

"Il Parco regionale del Vulture deve partire il prima possibile"

POTENZA - In occasione della seduta svoltasi ieri della Prima Commissione Affari Istituzionali della quale faccio parte, ho voluto fare un ulteriore approfondimento sulla delicata questione della partenza del Parco naturale regionale del Vulture. Dobbiamo arrivare al traguardo nel migliore dei modi, con la designazione di un Presidente capace e con appropriate competenze professionali. Ho chiesto informazioni in Prima Commissione, che di recente si è espressa esprimendo parere negativo sui curricula dei cinque sindaci autocandidatisi alla carica di Presidente del Parco, in merito alla ricezione di comunicazioni da parte della Comunità del Parco sulla eventuale rivisitazione delle decisioni prese nello scorso mese di settembre. 

Per la precisione ho chiesto se la Comunità del Parco ha tenuto conto dell’istanza in autotutela, presentata da molte associazioni del territorio,  della deliberazione della Comunità del Parco con cui il 22 settembre scorso i sindaci di Barile, Atella, Rapolla, San Fele e Ruvo del Monte si sono candidati alla guida del Parco pur non avendo i requisiti e pur avendo forzato le procedure previste. Nessuna risposta è pervenuta al Consiglio regionale. Neppure due mesi fa, in sede di Comunità del Parco, organo del neonato ente, la scelta dei sindaci di Atella, Barile, Rapolla, San Fele e Ruvo del Monte, che hanno presentato la loro candidatura alla guida del Parco, ha provocato critiche e dissenso da parte dei primi cittadini di Melfi, Rionero e Ripacandida.

I curricula in questione sono stati bocciati dalla maggioranza presente in Prima Commissione. Oltre al mio voto contrario, anche quello di Forza Italia (Consiglieri Acito e Bellettieri). La difesa di ufficio dei sindaci autocandidatisi è stata invece svolta inspiegabilmente dalla Lega. Altro che rinnovamento! È davvero inspiegabile il comportamento dei cinque sindaci desiderosi di ricoprire la carica di Presidente del Parco, che non tengono neppure conto di quanto indicato dalla Prima Commissione.

Nel frattempo, però, alcuni misteriosi firmatari di una lettera pubblicata sugli organi di informazione locale, difendono a spada tratta la smania di protagonismo di chi ha una visione ormai superata della gestione del territorio e dovrebbe avere ancora più a cuore le sorti di un territorio formidabile come il Vulture.

Auspico che la discussione aperta, con gli interventi nella Prima Commissione del Consiglio regionale, così come indicato dalla legge, possa aprire una nuova fase e consentire al Parco del Vulture di partire veramente. Con una governance autorevole e degna di questo nome. Così in una nota il consigliere Regionale M5S, Gianni Leggieri,

mercoledì 4 novembre 2020

Rendina Ambiente: “Progetto di bonifica efficace; in attesa del decreto regionale per avviare i lavori”

 POTENZA - Rendina Ambiente, in merito al progetto di bonifica, ricorda che ha completato e trasmesso nel giugno 2019 il progetto definitivo relativo agli interventi proposti per bonificare l’area, ed è in attesa della sua approvazione per poter avviare le attività. 

A valle della trasmissione del progetto definitivo è proseguito il dialogo con gli Enti partecipanti alla Conferenza di Servizi con ulteriori valutazioni e risposte; tra queste, si evidenzia quella dello scorso 2 luglio, nella quale l’azienda ha risposto puntualmente e tecnicamente ai pareri di ISPRA, ARPAB e Comune di Melfi con una relazione dettagliata comprovante l’efficacia del progetto, in vista della Conferenza dei Servizi tenutasi il 21 luglio. 

Nella relazione prodotta e in Conferenza di Servizi, è emerso che ISPRA ha espresso parere favorevole relativamente ai diversi interventi previsti dal progetto con l’eccezione di una sola attività (bonifica ‘Sorgente B’), per la quale ISPRA ha proposto un intervento alternativo a quello prospettato dall’azienda. Si è altresì chiarito che l’esercizio dell’impianto non interferisce in alcun modo con gli interventi in progetto e che, per una delle attività di bonifica, il funzionamento dell’impianto è addirittura sinergico alla stessa.  

Inoltre, già qualche giorno prima della Conferenza di Servizi del 21 luglio era pervenuto anche il parere della Provincia di Potenza, favorevole all’intero progetto con la proposta di alcune prescrizioni da mettere in atto; la società, quindi, ha svolto ulteriori approfondimenti in merito alla fattibilità tecnica di tali richieste, formulando a sua volta alcune proposte per la loro applicazione al fine di poter avviare quanto prima le attività di bonifica.

Per quanto riguarda i parametri segnalati da ARPAB relativamente ad alcuni pozzi di monitoraggio delle acque sotterranee dell’impianto, si precisa che essi sono noti da tempo agli enti partecipanti alla Conferenza di Servizi e che sono stati oggetto di valutazione nell’ambito della CdS.

La contaminazione residua delle acque di falda - riconducibile agli eventi accertati nel 2009, quando fu avviato il procedimento che terminerà con il Decreto di bonifica - sarà rimossa con l’attuazione degli interventi in progetto.

A questo punto, la Regione Basilicata è ora in possesso di ogni elemento per la valutazione finale del progetto e per autorizzare l’avvio dei lavori di bonifica, che tutti auspicano possa avere inizio al più presto.

lunedì 21 settembre 2020

Il Comitato Pro Parco del Vulture sulla Presidenza del Parco


POTENZA - Il Comitato Pro Parco del Vulture è intervenuta sulla Presidenza del Parco. Queste le loro parole: "Nelle scorse settimane abbiamo appreso che, per consentire ai Sindaci la scelta della rosa di cinque nomi alla quale il Consiglio Regionale dovrà attingere, è stato pubblicato (nel mese di Agosto, ahi noi) un avviso pubblico volto ad acquisire le candidature e rivolto a tutti coloro in possesso di una “comprovata esperienza e competenza in materia amministrativa e di tutela, valorizzazione e gestione del patrimonio naturalistico e ambientale”.

Come ben saprete, tra le candidature pervenute, oltre ad alcuni profili che rispondono ai requisiti contenuti nel bando, si annoverano anche alcuni Sindaci, anzi sicuramente troppi: Atella, Barile, Ginestra, Rapolla, Ruvo del Monte e San Fele.

Le candidature dei tanti sindaci creano oggettivamente un cortocircuito sia burocratico sia di opportunità politica e di buon senso.

Innanzitutto perché sembra una competizione tutta interna a molti dei comuni che sin dall’inizio hanno manifestato resistenze e tendenze a ridurre il respiro del Parco. (Si veda la perimetrazione del Parco e meglio si comprenderà cosa si sta dicendo).

Proprio non ci pare una buona idea, quella di creare fratture interne ai comuni aderenti, giusto in fase di creazione di un ente che avrebbe la finalità opposta, ovvero ridurre gli intoppi che il disaccordo tra comuni spesso provoca.

Ma soprattutto, le candidature dei sindaci in tale quadro, pongono una grande questione di legittimità, garbo ed elementare buon senso.

L’invito a presentare le candidature per poi - al cospetto di oltre una trentina di curiccula professionali, decidere di non valutarli affatto, orientandosi per giunta verso la scelta di sé stessi - è un sonoro schiaffo in faccia all’intelligenza umana e ancor di più a quella di queste comunità.

È come vedersi invitati a un colloquio di lavoro e vedersi strappare in faccia il curriculum senza che nessuno abbia mai voluto leggerlo, né sentire una parola.

Perché si è deciso di indire una selezione, se i sindaci pensavano di dover scegliere tra loro? Davvero si crede che si possa invitare a presentare i curricula, senza poi neanche leggerli né valutarli?

Se è stato fatto un avviso che di fatto è una selezione per titoli, non si possono poi ignorare i titoli di ognuno e limitarsi a dire “tutti i sindaci”.

Non si sarebbe dovuto pubblicare alcun avviso, a quel punto.

Pubblicato un avviso per la selezione dei migliori curricula, nessuna soluzione politicistica (politica, non è il termine corretto) può ipotizzarsi, a meno che non si vogliano arrogantemente sbeffeggiare le ragioni di un intero territorio e l’intelligenza delle sue comunità.

Peraltro, codesta Regione pare abbia già detto che i sindaci candidati sarebbero in conflitto di interessi in sede di esercizio del voto per la selezione dei cinque, trovandosi nell’ambigua condizione di selezionatori e selezionati.

L’improvvida idea di molti sindaci di candidarsi, insomma, oltre che bombardare la rampa di lancio del Parco, rischia di esporsi a ricorsi amministrativi, accertamenti e lungaggini burocratiche, a danno di un’intera area.

Si risparmi tutto questo al Parco del Vulture. D’altronde è un neonato che ha bisogno di attenzioni, non di botte.

Non si consenta una farsa. Non ci si mostri così miopi. Non si consenta una tale bruttura.

I cittadini del Vulture e dell’intera regione non meritano tutto questo.

Il Vulture è un’eccellenza ambientale ed enogastronomica dell’intera Basilicata, ha un potenziale turistico che potrebbe essere di aiuto al resto della Regione e del suo sviluppo.

Il monte Vulture e Monticchio ne è indubbiamente l’epicentro, oltre che un esempio plastico degli errori che vanno superati e risolti, non certo replicati.

L’ennesimo ente asservito a logiche di bottega non serve davvero a nessuno; in fondo, non serve neanche a chi è convinto del contrario.

Abbiamo invitato tutti alla vigilanza e alla mobilitazione. Se si faranno scelte in disaccordo con il territorio, il Parco del Vulture si candiderà sin da subito all’insuccesso.

Noi siamo uomini e donne che abitano questi luoghi, che qui lavorano, fanno associazione, mettono su famiglia, si formano e si divertono.

Lo faremo comunque a vario titolo anche oltre questa vicenda e vorremmo tanto farlo in una forma di proficua e piacevole collaborazione, non certo di contrapposizione.

Di questa ce ne è fin troppo in giro e i risultati non sono così lodevoli".

La presente lettera segue la riunione del 20 settembre, dell’autopromosso Comitato pro-Parco del Vulture, al quale già stanno aderendo privati cittadini, associazioni ed operatori economici.

sabato 12 settembre 2020

Matera, con l'app “IOdifferenzio#sub1” non sbagli e fai bene la raccolta differenziata

MATERA - Dove deve finire un tappo in sughero o in silicone? Il cartone della pizza o la pellicola in alluminio, che fine devono fare? Cosa ci faccio con un pugno di viti arrugginite e con le batterie del telecomando TV? Dove, quando e come conferisco tutta questa roba? Sono domande abituali, quasi quotidiane per i milioni di cittadini italiani. Quelli raggiunti dai nuovi processi di raccolta differenziata e porta a porta dei rifiuti. Ed è così da qualche settimana anche per gli abitanti della città dei Sassi e del sub-ambito 1, Ferrandina, Irsina, Tricarico e Bernalda.

Da questa settimana le risposte ai circa 90 mila cittadini dei 5 comuni, arrivano sul proprio Smartphone dalla nuova App IOdifferenzio#sub1. È in versione Android e iOS ed è a libera disposizione dei cittadini, basta scaricarla con un clic da Apple Store o Google Play. La nuova interfaccia, facile e intuitiva da utilizzare, nasce dalla scelta di collaborare insieme di tre aziende leader in Italia nella progettazione e gestione dei servizi ambientali e dell'innovazione tecnologica: Innova, Consea e Softline. Grazie ai loro rispettivi know-how hanno riprogettato l’App Riciclario che entra ufficialmente a far parte anche della suite INNOVAMBIENTE e con IOdifferenzio#sub1 vede la sua prima uscita in questa nuova veste. L’app aiuterà a migliorare le performance di raccolta differenziata, ridurre la produzione dei rifiuti e veicolare tutte le informazioni necessarie per seguirla nel migliore dei modi.

Infatti, IOdifferenzio#sub1 guida l’utente nella verifica del calendario di raccolta, nel consultare la guida ai conferimenti, nella verifica sulla destinazione di un imballaggio mediante lettura del barcode. Ma aiuta anche l’utente a scorrere il dizionario dei rifiuti, a prenotare il ritiro di rifiuti speciali o ingombranti e a inviare segnalazioni al gestore su disservizi, oppure specifiche richieste d’informazione.

IOdifferenzio#sub1 fornisce, quindi, anche un indispensabile supporto ai comuni e alle aziende che svolgono servizi di raccolta rifiuti urbani e di igiene ambientale, aumentando l’efficacia dei servizi, migliorando la qualità dei rifiuti raccolti in modo differenziato e facilitando un dialogo costante con cittadini e imprese.

“Grazie all’integrazione di Riciclario nella nostra suite informatica INNOVAMBIENTE, con la pubblicazione dell’app IOdifferenzio#sub1, anche Matera si è dotata di un sistema di interfaccia con gli utenti allo stato dell’arte”, spiega Andrea Di Pasquale, Ad dell’azienda High Tech materana Innova.

“Siamo nati nel 1989 a Matera, per creare software e algoritmi di focalizzazione di dati radar di tipo SAR, nell’ambito delle attività promosse dal Centro Geodesia Spaziale della nostra città. Lavoriamo da 20 anni con l’Agenzia Spaziale Italiana e con la holding Leonardo (ex-Finmeccanica) e siamo partner nel programma COSMO-SkyMed. Dal 2015 abbiamo sviluppato e commercializzato sul mercato italiano, la suite informatica Innovambiente, un sistema oggi utilizzato da più di un 2 milioni di cittadini di 170 comuni, di 13 differenti regioni italiane e oltre 50 gestori ambientali, con cui soddisfiamo ogni giorno tutti i bisogni di servizio, gestionali e amministrativi di 900 mila utenze TARI – conclude Andrea Di Pasquale. Per tutti noi, vedere riconosciuta proprio a Matera la qualità del nostro lavoro, ha un valore particolare. Esprime la nostra storia e dimostra come anche su questo territorio è possibile fare crescere imprese, creare lavoro, e impegnarsi costantemente in ricerca e innovazione tecnologica”.

lunedì 31 agosto 2020

Satriano di Lucania, attivata la prima Casa dell'Acqua


SATRIANO DI LUCANIA – Da lunedì 31 Agosto entrerà in funzione la prima casa dell'acqua del comune del Pietrafesano. Posizionata in maniera strategica all'ingresso del paese, presso la fermata degli autobus e vicino alla scuola elementare, erogherà acqua potabile a km zero all'insegna del plastic free e del risparmio per la cittadinanza.

Il distributore, nuovo e certificato ad Aprile 2020, è stato decorato con disegni e slogan, realizzati dai bambini dei centri estivi, che riprendono lo spirito dell'iniziativa nata per sensibilizzare la cittadinanza ad un consumo responsabile delle risorse idriche e per disincentivare il consumo delle bottiglie di plastica limitandone l'impatto ambientale e i costi di smaltimento.

L'acqua erogata al costo di 0,6 centesimi al litro sarà microfiltrata, disinfettata con raggi UV e refrigerata. Sarà naturale e debolmente frizzante ( bicarbonatica) attraverso processi biologici e verrà sottoposta a controllo ed analisi periodiche. Per acquistarla basterà dotarsi di una tessera RFID acquistabile e ricaricabile presso l'Elettronica Store di Satriano.

venerdì 28 agosto 2020

Incendi, Gambardella: "Campagna antincendio boschivo sia prorogata fino al 15 settembre"




Estendere fino almeno fino al 15 settembre la campagna antincendio boschivo. Lo chiede alla giunta regionale è il segretario generale della Cisl Basilicata, Enrico Gambardella, che considera "l'attuale scadenza della campagna del 31 agosto del tutto inappropriata in considerazione del fatto che il persistente clima caldo e siccitoso costituisce un rischio elevato per l'innesco di incendi. Solo nella giornata di ieri - osserva Gambardella - sono stati effettuati più di 50 interventi in tutta la regione, il numero più alto dall'inizio della stagione".

"Per il numero uno della Cisl "non è possibile scaricare in questa fase tutto il peso della prevenzione e del contrasto degli incendi boschivi, tutt'ora numerosi e in alcuni casi di grande portata, sulle spalle degli organici ordinari dei vigili del fuoco, già notoriamente sottodimensionati rispetto alla complessità del territorio lucano e alle ben note difficoltà dei collegamenti stradale, specie per le aree interne della regione. Perdere a partire dal 1° settembre per insufficienza di risorse economiche due squadre in provincia di Potenza e altrettante nel materano - avverte Gambardella - significherebbe mettere seriamente a repentaglio la continuità di un fondamentale presidio del territorio".

"La proroga di ulteriori due settimane della campagna antincendio boschivo - aggiunge il sindacalista - consentirebbe invece un più capillare controllo del territorio, soprattutto nella fondamentale fase della prevenzione e dell'allerta che, notoriamente, deve essere la più tempestiva possibile per rendere efficace gli interventi, in un contesto in cui il fattore tempo è spesso la variabile decisiva per scongiurare fenomeni dalle conseguenze potenzialmente devastanti, anche nel tempo, per il nostro patrimonio boschivo e per un territorio storicamente fragile e soggetto al dissesto idrogeologico".

venerdì 14 agosto 2020

Total: Tempa Rossa, prove di produzione, false notizie su allarme

"Nonostante la pubblicazione di notizie infondate da parte di organi di informazione, nella notte tra il 12 e il 13 agosto la sirena del Centro olio Tempa Rossa non ha mai suonato, né tantomeno si sono verificati allarmi". Lo rende noto Total Italia.

"Nessun picco di rumore è stato segnalato dalle centraline di rilevazione poste nelle immediate vicinanze del centro olio.

Le prove di esercizio sono proseguite e continuano con regolarità, permettendo di testare il corretto funzionamento di ogni apparecchiatura, ogni linea e ogni sistema di rilevazione, di controllo e di allarme, identificando ed eliminando ogni inconveniente, anche minore, prima della messa in esercizio definitiva", conclude la nota.

giovedì 13 agosto 2020

Matera, raccolta differenziata: de Ruggieri firma nuova ordinanza


MATERA - Il sindaco Raffaello de Ruggieri ha firmato una nuova Ordinanza che prevede una diversa calendarizzazione dell’avvio del servizio nelle aree urbane in cui non è ancora iniziata la raccolta differenziata con il sistema porta a porta.

Le nuove date di avvio del servizio: 7 ottobre 2020 per la zona A, 15 ottobre 2020 per la zona B, 22 ottobre per la zona C e Sassi.

“In queste settimane è stata rappresentata al Sindaco – spiega de Ruggieri – da parte di numerose associazioni rappresentative delle categorie produttive, dei lavoratori e dei consumatori, di consentire ai cittadini, ai condomini, ai commercianti e ai ristoratori, oltre che agli enti, agli istituti scolastici e alle banche, di organizzarsi per poter conferire correttamente i rifiuti. E’ altresì importante che prosegua la campagna di informazione che il nuovo gestore ha il compito di assicurare per eliminare i dubbi sulle modalità di svolgimento del servizio.

Credo – sottolinea il Sindaco – che non si possa non tenere conto di queste esigenze, né mettere a rischio la riuscita del nuovo sistema di gestione del ciclo dei rifiuti che è di vitale importanza per i prossimi anni. Questi sono i motivi della nuova ordinanza”.

lunedì 10 agosto 2020

Perrino (M5S Basilicata) sui camini alternativi autorizzati senza limite di tempo nell'impianto del COVA


POTENZA - Pochi giorni fa abbiamo annunciato una richiesta di accesso agli atti presso l'Ufficio competente del Dipartimento Ambiente ed Energia della Regione Basilicata, relativamente alle comunicazioni che la compagnia che opera in Val d'Agri avrebbe dovuto inviare all'ente per ottemperare a quanto stabilito nella DGR 329/2020. In breve, con tale delibera, la Giunta autorizzava la compagnia ad utilizzare all'occorrenza, al posto del camino principale, altri due camini alternativi, senza alcun limite di tempo durante l'anno; unica condizione, non superare la quantità di massa dei vapori immessa nell'ambiente e già autorizzata per il camino principale. Stando a quanto inviato dalla compagnia alla Regione ed ai Comuni del comprensorio petrolifero nei primi giorni di luglio, durante l'utilizzo dei camini - per tre ore in data 3 luglio - sono stati superati, anche di diverse volte, i valori limite orari di ossidi di azoto e anidride solforosa in entrambi i camini. Ci apprestiamo - di conseguenza - a chiedere all'Assessore Rosa se e quali provvedimenti siano stati adottati nei confronti dell'Eni e lo invitiamo nuovamente a prendere seriamente in considerazione la nostra proposta di legge sul tema, la quale prevede sanzioni puntuali e precise a tutela della salute dei lucani, proprio in casi di sforamento dei limiti emissivi come quelli occorsi durante il giorno segnalato dalla stessa compagnia. Quando alcune associazioni ambientaliste avvertivano del pericolo di un maggiore inquinamento, a seguito dell'approvazione della delibera citata, l'Assessore Rosa rassicurava i cittadini affermando che sarebbe, invece, accaduto l'esatto contrario. I fatti, purtroppo, danno ragione a coloro che denunciavano il pericolo di un allentamento delle misure a tutela della salute dei lucani. Così in una nota Gianni Perrino, portavoce M5S in Consiglio Regionale Basilicata.

sabato 18 luglio 2020

Lunedì a Cirigliano convegno sul petrolio promosso dalla Cisl con gli assessori Cupparo e Rosa


MATERA - "Occorre rilanciare con forza il ruolo della contrattazione di sito e del tavolo della trasparenza altrimenti questa regione resterà ostaggio di vecchie logiche clientelari che sembrano tornare di moda in quest'epoca di crisi della politica". È il messaggio che il segretario generale della Cisl Basilicata Enrico Gambardella lancia alle parti sociali, datoriali e istituzionali alla vigilia del convegno promosso dalla Cisl Valle del Sauro che si terrà lunedì 20 luglio alle 18 in Piazza Carlo Levi a Cirigliano, uno dei Comuni rientranti nella concessione Tempa Rossa.

Per l'occasione la Cisl metterà davanti allo stesso tavolo gli assessori regionali Francesco Cupparo e Gianni Rosa, il presidente di Confindustria Basilicata Francesco Somma, i consiglieri regionali Luca Braia e Roberto Cifarelli, i sindaci dell'area interessata, i segretari di Fim e Femca, Gerardo Evangelista e Francesco Carella, e il referente della Cisl Valle del Sauro Franco Di Biase.

"Abbiamo esteso l'invito anche ai colleghi di Cgil e Uil poiché sul tema cruciale del petrolio e più in generale sulle questioni dello sviluppo e del lavoro intendiamo perseguire con caparbietà e responsabilità una linea d'azione unitaria, in linea con la tradizione del sindacalismo confederale lucano che proprio su un tema spinoso come il petrolio ha prodotto conquiste importanti come la contrattazione di sito". Per Gambardella "è arrivato il momento di far funzionare a pieno regime gli strumenti e le sedi negoziali già esistenti per giungere ad una governance larga e trasparente, a partire dalla regolamentazione del mercato del lavoro".

Come arrivare a Cirigliano > https://goo.gl/maps/U5VrK92HUfxLa1dWA

L’attività venatoria in Basilicata tra programmazione monitoraggio e controllo


POTENZA - La Regione Basilicata con la Legge Regionale n. 49 del 2015 “Disposizioni per il riordino delle funzioni Provinciali in attuazione della Legge 7 aprile 2014, n. 56 s.m.i.” ha recepito la c.d. “Legge Delrio” n. 56/2014, successivamente con deliberazione di Giunta Regionale n. 280 del 29 marzo 2016, è stata disposta la delega alle Province delle funzioni di vigilanza della caccia e della pesca, in quanto di competenza regionale.

Nel delegarne la funzione, la Regione si è fatta, altresì, carico del costo a copertura degli oneri connessi a tale delega per il Servizio di Polizia Provinciale del settore caccia e pesca, nonché delle Unità delle Polizie Provinciali addetti alla Vigilanza ittico-venatoria per le Province di Potenza e Matera.

Premesso che, la Regione Basilicata per avere il monitaraggio continuo, dovrebbe costantemente avere i dati e le informazioni minime sulla fauna selvatica, sulla caccia e sulla vigilanza venatoria, nonché unità degli addetti, giornate di servizio, numero di verbali redatti, illeciti penali, aministrativi ecc.., così come previsto dalla Legge n. 157/92 e dalla L.R. n. 2/95. Putroppo dal 2015 ad oggi sia lo stato dei Servizi preposti alla vigilanza in materia di caccia che la Pianificazione faunistico-venatoria (numero di abbattimenti, numero di cacciatori, capi di selvaggina immessi sul territorio ecc.) risulta carente, probabilmente per il ridimensionamento degli organici e dello spostamento ad altre mansioni del personale preposto.

A tal proposito, prendendo spunto anche dalla nota trasmessa al Governatore Vito Bardi da parte del tenente Giuseppe Di Bello ed atteso che, rispetto alla vicenda personale, lo stesso non ha bisogno della difesa d’ufficio da parte della nostra Associazione, né tantomeno il WWF è titolato ad esercitare tale attività, si vuole evidenziare come l’ufficiale di Polizia Provinciale reintegrato in servizio solo da pochi mesi nel ruolo che gli era stato ingiustamente usurpato, si trova ad oggi ancora a lottare contro un inefficiente e inefficace sistema, la cui funzione delegata di Nucleo di Polizia Ittico Venatoria resta comunque in capo all’Ente Regione.

Il contingente in Provincia di Matera di Vigilanza su caccia e pesca risulta essere composo da n. 6 unità, la Provincia di Potenza conta n. 8 unità pertanto, in linea di massima si riscontra il rapporto tra il numero di agenti di Polizia Provinciale e Comuni, in Provincia di Matera è di uno ogni 5 Comuni, mentre in Provincia di Potenza risulta un agente ogni 12 comuni circa, ciò denota uno scarso livello di controllo soprattutto nei Comuni potentini.

Emerge, quindi, oltre ad un inadeguato livello di controllo anche una mancanza di programmazione si prenda ad esempio la questione dalla sovrappopolazione di cinghiali, che hanno ormai superato le 120.000 unità. Per arginare il fenomeno sono intervenuti in questi giorni anche i Prefetti, per stabilire piani di prelievo in quanto gli ungulati sono divenuti fattori di disagio per la popolazione poichè si spingono nei centri urbani, provocano collisioni con i veicoli in transito, danni alle colture agricole ed ogni anno elevati sono i numeri dei feriti e dei morti che si registrano durante le battute di caccia.

L’eccessiva presenza di cinghiali sul territorio viene risolta con la mera autorizzazione del loro prelievo selettivo anche ad attività venatoria chiusa, ma in mancanza di opportuni controlli si potrebbe verificare anche l’abbattimento di altre specie. Pertanto per la risoluzione del fenomeno assolutamente non vengono prese in considerazione altre forme di pianificazione per la riduzione della loro proliferazione.

Inoltre, la precedente Giunta regionale ha estromesso la componente ambientalista dagli Ambiti Territoriali di Caccia (ATC), a favore altri soggetti come l’Ekoclub, l’Endas o F.I.P.S.A.S che pur essendo nell'elenco delle Associazioni di Protezione Ambientale del Ministero dell'Ambiente, di fatto svolgono prevalente altre attività, desumibili dalle azioni svolte sul territorio, quasi sempre riconducibili al settore sportivo, in netto contrasto con quanto previsto all’art. 13 della Legge n. 349/86, che richiede attività documentate continuative e pluriennali in campo ambientale oltreché prioritarie e prevalenti, con la capacità di suscitare interesse e coinvolgimento dell’opinione pubblica attraverso iniziative e campagne sul territorio e su questioni ambientali, portate avanti da sempre associazioni ambientaliste più rappresentative in Basilicata.

Importante è il nodo da sciogliere anche sulla funzione ispettiva rispetto alla gestione degli Ambiti Territoriali di Caccia, dove le immissioni di selvaggina rappresentano una voce importante dei loro bilanci e pertanto si corre il rischio di effettuare lanci di selvaggina con una programmazione pressoché inesistente dando luogo al fenomeno definito “ripopolamento da padella”, senza alcuna forma di tutela della fauna selvatica come corridoi ecologici, ripristini ambientali e siepi.

Si ricorda infatti che la fauna selvatica è considerata “patrimonio indisponibile dello Stato”, come stabilito dalla Legge n. 157/92 ed è quindi dovere degli amministratori pubblici, anzitutto, di tutelarla e conservarla nell’interesse dell’intera comunità, compresa quella sovranazionale cui gli animali appartengono.

In conclusione, nella speranza che si arrivi quanto prima ad un nuovo modello di esercizio venatorio in grado di far emergere lo stato favorevole di conservazione delle specie, come recentemente evidenziato anche dall’Assessore regionale all’Agricoltura, e che si possa in tempi brevi:

- Ripristinare le norme in materia di caccia e di tutela della fauna;

- Risolvere il problema della carenza relativa alla vigilanza venatoria;

- Assicurare il monitoraggio del prelievo venatorio imposto dalle Direttive dell’Unione Europea;

- Verificare eventuali casi di incompatibilità tra il ruolo esercitato da taluni agenti di Polizia Provinciale e cacciatore nello stesso ambito dove viene svolto il servizio;

- Inserire nei comitati di gestione degli ATC i rappresntanti delle Associazioni ambientaliste ai fini una corretta gestione del territorio dal punto di vista faunistico e degli habitat;

- Limitare l’uso di armi a canna rigata quindi a lunga gittata (ad esempio consentendone l’utilizzo solo da postazioni sopraelevate);

- Effettuare controlli sulle licenze di caccia concesse e sulle modalità con cui vengono svolti gli esami;

- Vietare l’assunzione e la detenzione di sostanze alcoliche a tutti coloro che si trovano nell’esercizio dell’attività venatoria;

- Vietare l’esercizio della caccia nei giorni festivi e nei luoghi dove si svolgono attività sportive, ludiche, al fine di tutela della pubblica incolumità;

- Potenziare le attività di vigilanza venatoria effettuate dalle forze dell’ordine e agevolare la nomina di nuove guardie volontarie delle Associazioni di protezione ambientale, troppo spesso ostacolate da eccessiva burocrazia.

venerdì 5 giugno 2020

Giornata Mondiale dell'Ambiente: “Il Mondo che verrà: Scelte sostenibili per il rilancio della Basilicata”


POTENZA - La “Basilicata Verde” enunciata e decantata nella strategia di governo dalla massima assise regionale negli anni ’90 e condivisa dal partrnariato economico, sociale e ambientale, rischia seriamente di svanire, mentre ora più che mai potrebbe rappresentare un’occasione imperdibile, per dare subito concretezza a nuove politiche e strumenti di sostenibilità ambientale e sociale attraverso interventi sul territorio per il rilancio della Basilicata in Europa.

La Basilicata pur presentandosi come una Regione interessante dal punto di vista naturalistico con circa un terzo del territorio protetto con due Parchi nazionali (Pollino e Appennino Lucano Val d'Agri-Lagonegrese) tre Parchi regionali (Murgia Materana, Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane e Vulture); la neo istituita Area marina protette “Costa di Maratea”, due Oasi del WWF (Policoro e Pignola), una cinquantina tra aree SIC, ZPS e IBA, oltre a vaste aree ricoperte da boschi, ancora stenta a divenire “Anima verde del Mediterraneo”.

La Natura ci offre ogni giorno dei servizi essenziali e sconosciuti: dalla depurazione delle acque all'assorbimento di carbonio dei boschi, ma nonostante questo immenso patrimonio, la biodiversità in Basilicata è costantemente a rischio, per il WWF il 5 giugno rappresenta un momento importante per promuovere una migliore conoscenza e consapevolezza dei cittadini e delle istituzioni verso la tutela e l’uso corretto e sostenibile delle risorse naturali, per favorire una maggiore coscienza ambientale e per informare meglio sugli effetti del comportamento quotidiano di ognuno sull’equilibrio dell’ecosistema.

Gli obiettivi dell’Agenda Onu 2030 sullo sviluppo sostenibile puntano tra le altre cose a proteggere e ripristinare gli ecosistemi terrestri: utilizzare in modo sostenibile le foreste, fermare la desertificazione e il degrado del territorio, salvaguardare la biodiversità, saremmo certamente in linea se magari nel Parco Nazionale del Pollino si potesse evitare la convivenza del Pino più vecchio d’Europa, che i ricercatori hanno battezzato con il nome di “Italus” con la “Centrale del Mercure”, una centrale elettrica realizzata dall’Enel negli anni “60, alimentata inizialmente a lignite e poi a olio combustibile, dismessa nel 1997 e successivamente riconvertita a biomasse, che con l’istituzione del Parco Nazionale del Pollino nel 1993 e con l’individuazione di due Zone di Protezione Speciale (ZPS) da parte dell’Unione Europea nel 2007, non avrebbe avuto più motivo di esistere in vero scrigno di biodiverità, al cui interno vivono specie protette dalle direttive Europee anche in via di estinzione. Speravamo, inoltre, che nel Parco nazionale più grande d’Italia, la vicenda della Centrale idroelettrica sul fiume Frido fosse stata definitivamente archiviata dopo l’interruzione dei lavori nel 2017, per esecuzione delle opere in difformità dal progetto e la conseguente ordinanza di riduzione in pristino dello stato dei luoghi disposta dall’Ente Parco, invece assistiamo alla ripresa dei lavori per nel cuore dell’area naturale protetta, in Zona 1, area di massima tutela, dove lo sbancamento di una parte del versante del fiume Frido, aveva già provocato un impatto negativo con sradicamenti di alberi, aperture di piste, modifica dell’alveo fluviale, compromettendo il delicato e prezioso ecosistema tra i maggiori corsi d’acqua del Pollino.

E sempre in tema di aree protette, sicuramente urge l’amplimanto della superficie compresa nel Parco Naturale Regionale del Vulture per le aree di particolare interesse naturalistico, archeologico, geologico e paesaggistico, che ad oggi sono rimaste fuori e che tra l’altro da quasi tre anni dalla sua istituzione risulta ancora privo di organismo di gestione, presidente, sede, direttore e organico. Oltretutto, nella zona, si continua a non scongiurare forme di aggressione al territorio e al consumo di suolo come la realizzazione di una cava di quarzareniti, alle falde del Monte nell’area di Monte Crugname, a circa 3 km dal comune di Melfi ai confini con il Parco Regionale del Vulture, dove l’attività estrattiva andrebbe a compromettere in maniea irreversibile sia il paesaggio, le valenze naturalistiche e ambientali con forti ricadute negative su un turismo che negli ultimi anni ha avuto momenti di crescita.

Mentre in tema di progetti di sfruttamento del territorio, il WWF pur promuovendo e sostenendo le fonti energetiche rinnovabili nella nostra regione, si assiste ad un sistematico ampliamento di eolico selvaggio in molte aree di pregevole interesse ambientale e paesaggistico dalla collina Materana al Potentino, dalla Val d’Agri Marmo al Marmo Platano, dall’Alto Bradano al Vulture-Melfese, dove in alcune zone paraddossalmente si contano più pale eoliche che alberi. Servirebbe fornire tutto il sostegno possibile per il rilancio del settore delle energie rinnovabili, anche attraverso procedure efficienti in un quadro di corretta programmazione del territorio, e sconti fiscali in particolare per per facilitare l’installazione di impianti fotovoltaici, una scelta energetica per l’uscita dai combustibili fossili e dalla coltivazione di idrocarburi in Val d’Agri e adottare strumenti per mettere in sicurezza il capitale naturale lucano, in una realtà dove aria, aqua e terrà sono state sottoposte ad immane disastro.

Gli ambienti costieri lucani sono sottoposti a numerosi fattori di pressione antropica che sono progressivamente aumentati nel corso del tempo fino a causare rilevanti trasformazioni ambientali e fenomeni di frammentazione e perdita di habitat e specie. Tra questi vi sono l’erosione costiera , il consumo del suolo, l’inquinamento e il turismo. La tutela delle nostre coste, del nostro nostro mare va fatto anche attraverso il riconoscimento e la diffusione di strumenti di cogestione della piccola pesca per le gestione sostenibile della pesca con il coinvolgimento di pescatori, associazioni di categoria, istituzioni, enti di ricerca e associazioni puntando, inoltre per far conoscere i luoghi più suggestivi dei nostri mari, raddoppiando le risorse al disponibili a queste assegnate, favorendo la definizione di piani di gestione smart e l’assunzione di personale qualificato. Se il fallimento di “Marinagri SpA” a Policoro, non rappresenta solo una procedura concorsuale nei confronti di una società, ma probabilmente come il cui fallimento di una strategia di sviluppo regionale, dove l’impatto dell’insediamento turistico risultato in antitesi con le reali vocazioni territoriali ampliate da dei due SIC su iniziativa della Regione Basilicata proprio per tutelare gli habitat di transizione rappresentati dalle foci dei fiumi. Nonstante ciò, taluni ancora si interrogano sulla bontà dell’Area marina protetta “Costa di Maratea” e dei benefici che potrà apportare non solo in termini di conservazione ma sulle opportunità derivanti dallo sviluppo durevole della comunità locale, contro il rischio di spoliazione di risorse e servizi. E’ di questi giorni la notizia di un piccolo esemplare di delfino trovato purtuppo morto lungo il litorale di Maratea, costa che si conferma come un tratto popolato oltre che dalle tartaruge marine come a Policoro, ma anche dai delfini, già in precedenza avvistati. Il delicato intreccio di biodiversità marina sia nella costa jonica che in quella tirrenica, è strettamente connesso ai valori della nostra cultura, nonché determinante per l’economia locale e in primis turismo sostenibile e pesca.

Mentre si assiste ad taglio indiscriminato di alberi sia nella città capoluogo che in tantissimi altri comuni della Regione, bisognerebbe invece ripensare a costruire città più sostenibili e resistenti e piantare alberi. Riguardo il cambiamento, il Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres ha dichiarato che il cambiamento climatico è una battaglia che dobbiamo combattere e le città sono il campo in cui essa si svolge, in quanto i centri abitati non solo subiscono le conseguenze del cambiamento climatico, ma vi contribuiscono. La sfida degli alberi nelle Città viene lanciata anche dal Segretario Esecutivo della Commissione Economica Europea Olga Algayerova, per combattere il cambiamento climatico e promuovere la sostenibilità e la resilienza urbana. Il WWF da anni organizza l’evento di sensibilizzazione denominato Urban Nature con percorsi guidati alla scoperta dei “Parchi al centro della Città”, con caccia ai tesori di Biodiversità e piantando alberi. Con l’obiettivo di promuovere le foreste urbane coerenti con le caratteristiche naturali e ambientali delle nostre città. Richiedere inoltre al Governo l’allargamento dell’erogazione dei benefici per l’acquisto di biciclette e veicoli per la mobilità personale anche ai piccoli comuni in quanto in Basilicata il provvedimento andrebbe a favore solo dei residenti di due comuni su 131.

Certamente le scelte sostenibili riguardano anche la gestione dei rifiuti ed è impensabile cche ancora si pensa a costruire o ampliare discariche, come quella ubicata a meno di un chilometro dal centro abitato di Guardia Perticara, uno dei borghi più belli d’Italia” e “Bandiera arancione” del Touring Club, quando invece servirebbero politiche per ridurre i rifiuti ad iniziare dalla plastica , prevenire la produzione di rifiuti di imballaggio e favorire riutilizzo degli imballaggi usati, del vuoto a rendere su cauzione stabilire obiettivi di riciclo più ambiziosi, in linea con il trend di crescita entro il 2030.

Inoltre, è di questi giorni l’allarme lanciato dai ricercatori del Consiglio Nazionale delle Ricerche, che affermano a causa dei cambiamenti climatici e di pratiche agronomiche forzate, la Basilicata risulta essere tra le prime 4 regioni a rischio di desertificazione per il 55% del territorio, con la conseguente degradazione dei suoli e scomparsa della biosfera: flora e fauna.

Le scelte sostenibili per il rilancio della Basilicata, per costruire il Mondo che verrà dovranno tendere a migliorare alcuni aspetti della tutela ambientale, salvaguardare le specie animali e gli ambienti naturali minacciati da inopportuni progetti di sfruttamento del territorio e limitare il consumo di suolo. Il WWF attraverso le varie iniziative svolte dagli attivisti volontari,, dai Centri di Educazione Ambientale, dai Centri di Recupero degli Animali Selvatici e dall’attivià delle Oasi, effettua azioni a tutela del territorio, conservazione della biodiversità, controllo e vigilanza, il censimento e monitoraggio del patrimonio naturalistico, educazione ambientale, al fine di promuovere e lanciare il “Brand Basilicata” che non può essere basato sul binomio “Cultura & Natura” per uno sviluppo sostenibile e propolsivo e Matera 2019 né è stato un esempio esemplare e concreto. La Basilicata porta con se uno straordinario patrimonio di di cultura, storia, ambiente e paesaggio che andrebbe valorizzato, riconosciuto e ricordato e noi del WWF lo vogliamo fare oggi nella giornata mondiale dell’ambiente.

Convinti che non bisogna attendere il lockdown, per ridurre l'inquinamento e ridare alla natura i propri spazi, Covid 19 ci insegna è che il tipo di sviluppo finora adottato, ha messo in ginocchio i sistemi naturali, ha ridotto gli spazi vitali della natura e degli animali selvatici, favorendo la pandemia, La connessione tra crisi ecologica e sviluppo economico è una crisi di sistema in cui un pericoloso moltiplicatore di rischio è rappresentato dai cambiamenti climatici, che incombono su tutto il globo.

La giusta ripartenza va ricercata in una maggiore difesa della natura, della diversità biologica e nell’ostacolare i cambiamenti climatici: gli allarmi inascoltati.

venerdì 15 maggio 2020

Il Comune di Maratea riceve la Bandiera Blu 2020


MATRATEA - Si è tenuta ieri mattina, in diretta Facebook, la cerimonia di consegna della Bandiera Blu 2020 per il Comune di Maratea, che, dimostrando di aver rispettato i criteri relativi alla gestione sostenibile del territorio, si conferma tra le principali mete turistiche italiane per l’attualità di tutti i requisiti per il conferimento per il 2020 della prestigiosa Bandiera Blu, riconoscimento che ogni anno viene assegnato dalla FEE (Foundation for Enviromental Education) alle spiagge che raggiungono un elevato standard di qualità secondo alcuni parametri quali sicurezza, servizi e qualità delle acque. Grazie alla cura dei suoi splendidi 32 km di costa con tante piccole spiagge e natura incontaminata, la Perla del Tirreno riesce ad essere inserita nell’elenco della Bandiera Blu per la ventiquattresima volta, risultato che ben poche località balneari italiane possono vantare. “Siamo molto orgogliosi di questo riconoscimento – afferma il Sindaco Daniele Stoppelli – un risultato che ci conforta per il lavoro sin qui svolto e ci dà il giusto slancio per affrontare e risolvere tutte le problematiche per garantire ai nostri ospiti una città Covid Free ed accogliente. Noi vogliamo e dobbiamo confermare l’elevato standard qualitativo della nostra destinazione turistica ed è per questo che stiamo mettendo a punto delle azioni mirate a garantire la massima sicurezza ai turisti che sceglieranno Maratea per le prossime vacanze. Con questa finalità – continua il Sindaco – stiamo lavorando su diversi piani. Per prima cosa, in collaborazione con gli operatori turistici, stiamo predisponendo il protocollo “Maratea Sicura”, una serie di buone pratiche da seguire. Inoltre, grazie alla proficua collaborazione con la Regione Basilicata, stiamo programmando le azioni per rendere operativi alcuni servizi dell’Ospedale “Giovanni De Lieto” ed assicurare un centro Covid.

Per comunicare ai turisti ed ai cittadini tutte le misure di contrasto al Covid-19 e promuovere una Maratea sicura ed ospitale, siamo pronti a lanciare un nuovo brand turistico, con un portale web e canali social dedicati: “Maratea Welcome".

giovedì 7 maggio 2020

Disinfezione spiagge, WWF: "Evitare scempi ambientali inutili"

POTENZA - Con la Fase 2 e la possibilità di svolgere attività motorie e sportive sulle nostre spiagge si pone il problema della sicurezza delle superfici. Ma alcuni rimedi potrebbero aggiungere altri problemi ambientali e per la salute a quelli che stiamo faticosamente affrontando a causa della pandemia.

L’uso dell’ipoclorito di sodio per la disinfezione delle spiagge (così come dei parchi, dei giardini, ville, prati fino al manto stradale in città) è una pratica da evitare in quanto la sua utilità ed efficacia non sono accertate mentre sono ben evidenti i gravi impatti ambientali e sulla salute che questa sostanza può determinare.

La misura, inoltre, potrebbe essere inutile perché, ad oggi, non ci sono evidenze scientifiche che attestino che le superfici calpestabili come spiagge, parchi, ville e giardini - ma anche la pavimentazione stradale - siano coinvolte nella trasmissione del virus SARS-CoV-2. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la trasmissione avviene infatti attraverso contatti ravvicinati tra persona e persona, per via respiratoria diretta oppure per via indiretta, portando le mani, che hanno toccato superfici contaminate, alla bocca, al naso o agli occhi.

Si tratta di una misura inefficace perché la capacità dell’ipoclorito di sodio di distruggere il virus su superfici complesse (come sabbia, prato o asfalto) non è accertata né è estrapolabile in alcun modo dalle prove di laboratorio condotte su superfici pulite. Inoltre, se in situazioni sperimentali è stata dimostrata una lunga sopravvivenza dei coronavirus, in condizioni “esterne” la sopravvivenza di virus potrebbe essere molto più limitata. È bene ricordare che uno degli agenti sterilizzanti più utilizzati ed efficaci, anche nelle strutture ospedaliere, è l’esposizione ai raggi UV che in giornate di sole agiscono pienamente.

La misura, invece, è certamente dannosa perché l’uso dell’ipoclorito di sodio per la disinfezione delle spiagge (ma anche di prati e della pavimentazione urbana) può associarsi ad un aumento di sostanze pericolose nell’ambiente con conseguente esposizione dei cittadini che frequentano quelle aree e, in particolare, dei soggetti affetti da patologie allergico-respiratorie. L’ipoclorito di sodio peraltro, in presenza di materiali organici può dare origine a formazione di sottoprodotti volatili pericolosi quali clorammine e trialometani, molti dei quali noti per essere possibili cancerogeni per l’uomo. Non è, inoltre, possibile escludere la formazione di sottoprodotti pericolosi non volatili che possono contaminare le falde idriche.

Infine la spiaggia è un ambiente naturale, l’utilizzo di ipoclorito di sodio o di altri disinfettanti può alterare profondamente il suo delicato ecosistema e arrecare gravi danni alla biodiversità, sia per effetti acuti sia a lungo termine.
Sulla base delle conoscenze scientifiche disponibili e consultate dal WWF, sanificare le spiagge così come gli ambienti outdoor non ha alcuna dimostrata efficacia quale misura di prevenzione contro la diffusione del SARS-CoV-2, in un quadro epidemiologico come quello attuale e d'altronde nessuna disposizione in tal senso è stata emanata dall'OMS, dalle autorità nazionali o regionali. Le implicazioni ambientali e di salute pubblica sono invece accertate e molto serie.

Il WWF, pur comprendendo l’apprensione derivante da un momento di grande preoccupazione come quello che tutti noi stiamo vivendo, invita tutti i sindaci e i presidenti di Regione, ad attenersi alle disposizioni del Governo e delle autorità sanitarie nazionali evitando la disinfezione su larga scala degli ambienti naturali. Sono invece più incisive le misure comportamentali, unite ad una sanificazione mirata e attenta delle attrezzature di cui la popolazione usufruisce in questi luoghi (sdraio, lettini e giochi per bambini).

Proprio per quanto riguarda le spiagge il WWF ribadisce l’appello ad uno smaltimento responsabile dei dispositivi di protezione individuale ossia guanti e mascherine che non devono essere abbandonati in natura. Inoltre, in questi giorni di rinnovata presenza umana sulle spiagge, il WWF ricorda anche alcune buone norme per non arrecare disturbo alla fauna che in queste settimane ha ripreso possesso degli habitat costieri, in particolare dato il delicato periodo di nidificazione di molte specie di uccelli, tra cui il fratino (Charadrius alexandrinus): un piccolo trampoliere che si riproduce sulle spiagge di tutta Italia da fine marzo a tutto luglio, in forte calo numerico e per questo tutelato da diverse normative europee e nazionali.

Se si dovessero rinvenire uova di fratino sulla spiaggia, non bisogna assolutamente toccarle, ma allontanarsi subito in modo che la coppia di genitori possa tornare sul nido il prima possibile.

È infine importante tenere sempre i cani al guinzaglio, eccetto nelle aree di sgambata a loro dedicate, non calpestare le dune e non raccogliere piante e fiori, ma godere della loro rinnovata bellezza magari scattando una bella fotografia.

lunedì 27 aprile 2020

Igiene urbana: ripartono gli interventi di potatura e disinfestazione delle caditoie


MATERA - Ne dà notizia l’assessore all’Ambiente del Comune di Matera, Giuseppe Tragni, che spiega: “Dopo l’interruzione dovuta ai provvedimenti emanati dal Governo per il contenimento della diffusione del coronavirus, da domani provvederemo ad avviare gli interventi di messa in sicurezza e di potatura delle alberature presenti lungo le strade e all’interno dei comprensori scolastici. Si tratta di un piano di attività programmato che recepisce le segnalazioni da parte di cittadini e di autorità di pubblica sicurezza. Il Comune ha incaricato alcuni agronomi di redigere un piano di monitoraggio e di intervento che andremo ad attuare.

Sono circa 500 gli alberi interessati. Contemporaneamente – continua Tragni – è stato dato avvio ai lavori di cura del verde urbano attraverso lo sfalcio dell’erba nei diversi rioni della città e all’interno dei parchi pubblici. Entro pochi giorni la macchina tornerà a regime. Nell’ambito del contratto stipulato con il nuovo gestore del servizio di igiene urbano nel sub-ambito metropolitano Matera 1, si sta già provvedendo anche alla pulitura delle caditoie che saranno censite e geolocalizzate per consentire il monitoraggio degli interventi futuri. Contestualmente alla pulizia, viene effettuata la derattizzazione a tappeto mentre è già stato effettuato il primo intervento di trattamento antilarvale e di disinfestazione dalle zanzare e dagli insetti. In queste settimane di fermo, il Comune ha continuato a lavorare per permettere la ripartenza immediata dei servizi”.