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lunedì 24 settembre 2018

Cras, WWF Basilicata: "Situazione al tracollo"

POTENZA - Dopo la sospensione dei ricoveri da parte dei Centri di Recupero Animali Selvatici di San Giuliano e  Bosco Pantano di Policoro in Provincia di Matera, anche il CRAS del Pantano di Pignola, dal 10 settembre scorso ha sopeso i ricoveri di selvatici in attesa di definizione della Convenzione con la Provincia di Potenza ormai scaduta.

In questi anni i CRAS lucani hanno recuperati centinaia di esemplari di fauna selvatica appartenenti alle specie più diverse, dalle tartarughe caretta caretta ai delfini, dai falchi grillai ai ricci, dal biancone alla gru, dal falco di palude all’albanella minore, dal nibbio reale al falco pescatore ecc., intervenendo anche chirurgicamente, con il successivo rilascio in natura, spesso in presenza di scolaresche, di esperti, appassionati e ciitadini. Determinando un positivo contributo sia al valore della conservazione della natura e alla diffusione di attività legate all’educazione ambientale.

Il WWF di Basilicata è seriamente preoccupato per la situazione che si sta determinando, se i CRAS attualmente non sono più in grado di accogliere gli esemplari di specie recuperate e di garantire al tempo stesso la cura e la riabilitazione a causa del mancato sostegno economico da parte della Regione, qualcuno si dovrebbe pur far carico, considerato che gli sforzi fatti dai volontari, e il contributo anche finanziario dei gestori dei CRAS che con grande sacrificio provvedono anche alla copertura delle spese dedicate ai soggetti non coperti dal contributo pubblico, anticipando anche somme per la cura e l’alimentazione degli animali ospitati, i Centri di Recupero Animali Selvatici sono ormai al collasso.

A questo punto diventa anche impensabile pensare alla programmazione di queste importanti strutture, che dovrebbero prevede nuovi spazi idonei per l’accoglienza degli animali, l’acquisto di nuove attrezzature mediche, la realizzazione di voliere più grandi per la riabilitazione di rapaci e la realizzazione di vasche per il recupero e la riabilitazione di testuggini.

Il WWF si appella al buon senso delle istituzioni interessate affinché si attivino a fronteggiare la grave situazione che potrebbe continuare a ridurre specie e quindi danni alla conservazione della natura e alla biodiversità sul territorio regionale, già altamente sottoposta a vari inquinanti presenti in alcune realtà regionali dove assistiamo a declini di uccelli e di altri animali. I CRAS, oltre a fronteggiare il benessere di questi animali, possono invertire questo trend drammatico e fermare questa massiccia perdita di biodiversità come hanno dimostrato le direttive comunitarie sulla Natura ed in particolare la direttiva Uccelli e Habitat.

giovedì 13 settembre 2018

Marsala, Trapani e Salemi, con INNOVAMBIENTE parte la raccolta differenziata


La prima è Marsala. Avviata in questi giorni la predisposizione delle piattaforme informatiche di gestione del servizio di raccolta differenziata, con il caricamento della zonazione territoriale e anagrafiche delle utenze: 28mila domestiche e 3.300 commerciali. Mentre, la prossima settimana è in programma, da parte degli operatori dell’ente di gestione, “Energeticambiente srl”, l’avvio dei processi di censimento e distribuzione dei kit di raccolta, attraverso tablet che operano su applicazione “INNOVAMBIENTE - Start Up Go”.

Nelle prossime settimane, la stessa procedura sarà avviata anche nei comuni di Trapani (27.400 utenze private, 5mila commerciali) e per le 5mila utenze di Salemi. Anche in questi casi il gestore del servizio, “Energeticambiente srl”, ha scelto la piattaforma “INNOVAMBIENTE” realizzata dall’azienda high-tech materana “INNOVA”. Sistema che consente censimento delle utenze, distribuzione di contenitori, rilevazione automatica dei conferimenti tramite tecnologia RFID, consultazione in tempo reale dei dati. Elementi essenziali per potere avviare entro il prossimo anno il passaggio da tassa erariale a tariffazione puntuale, attraverso anche il conteggio dei rifiuti conferiti da ogni singolo utente.

“Il nostro innovativo sistema di completa gestione di ogni momento del ciclo di raccolta differenziata e porta a porta, sta costantemente aumentando la sua diffusione. Oggi lo utilizzano oltre 50 comuni italiani con un bacino complessivo superiore al milione di persone – spiega Massimo Veglia project manager “INNOVAMBIENTE” – uno dei suoi punti di forza è il sistema di back office per la gestione del numero verde, che consente un’interfaccia costante con tutti i soggetti coinvolti, cittadini, aziende, enti di gestione e comuni anche grazie ad un’ App gratuita utile alla diffusione di calendario di raccolta, guida ai conferimenti, dizionario dei rifiuti e alla prenotazione dei ritiri a domicilio. E il prossimo novembre presenteremo a Ecomondo di Rimini, nuove funzionalità basate sulla Business Intelligence che offrono analisi statistiche e previsionali e una costante valutazione dei dati per migliorare e ottimizzare i processi gestionali. Obiettivo, migliorare qualità ed economicità della raccolta”.

mercoledì 12 settembre 2018

Petrolio, Gambardella (Cisl): "Comunità devono essere coinvolte"

POTENZA - “La nota vicenda legata alla messa in esercizio del centro olio di Tempa Rossa impone una seria riflessione sulla necessità di un rapporto tra compagnie petrolifere e comunità locali fondato sulla trasparenza e la partecipazione”. A dirlo è il segretario generale della Cisl Basilicata, Enrico Gambardella, che rilancia la proposta di istituire organismi partecipativi in cui possano trovare ascolto le istanze di tutti gli stakeholder coinvolti nella aree interessate dalle estrazioni petrolifere.

“In più occasioni abbiamo ribadito l’urgenza di un modello di governance più democratico – spiega Gambardella – in cui le molteplici espressioni delle comunità e degli interessi legittimi possano trovare adeguata rappresentanza e soddisfazione dentro un quadro di regole certe. L’attuale modello, imperniato sul negoziato pressoché esclusivo tra compagnie petrolifere e Regione, tutt’al più allargato ai sindaci dei comprensori immediatamente interessati, ha dimostrato in oltre vent’anni di sperimentazione in Val d’Agri carenze evidenti, come dimostra la crescente e giustificata opposizione delle popolazioni locali alle estrazioni petrolifere dinanzi alla condotta omissiva e opaca delle compagnie”.

Per il segretario della Cisl “l’assenza di un luogo di confronto e co-decisione aperto ai vari attori istituzionali, economici e sociali ha di fatto piegato ogni processo decisionale a logiche poco trasparenti e poco democratiche; estromissione che si è pensato di indennizzare con l’elargizione a pioggia di royalties e contributi finanziari per progetti dalla dubbia utilità e dalle ricadute inconsistenti, nella malcelata intenzione di rabbonire le comunità e sterilizzare le posizioni critiche a colpi di promesse e aspettative poi puntualmente disattese. Deve essere chiaro che questo modello non è più proponibile, né si può pensare, come ha fatto Total, di perseverare in atteggiamenti oggettivamente inaccettabili e anche controproducenti sul piano della reputazione aziendale”.

“La sempre più diffusa consapevolezza nelle comunità locali che le estrazioni petrolifere comportano oggettivi vantaggi economici ma anche altrettanto oggettivi rischi per la salute, l’ambiente e la tenuta delle relazioni sociali – conclude Gambardella – prescrive un rafforzamento degli spazi di partecipazione democratica, che significa anche assunzione di responsabilità da parte di tutti i soggetti coinvolti, sul modello di quanto fatto, in verità non sempre con la necessaria efficacia, attraverso l’organismo paritetico territoriale istituito nell’ambito del contratto di sito della Val d’Agri. Ripartire dall’esperienza dell’Opt significa assumere i principi di trasparenza, cooperazione e fiducia quali valori guida per un rapporto più maturo e consapevole tra comunità e compagnie petrolifere”.

giovedì 6 settembre 2018

Ampliamento della discarica di rifiuti petroliferi di Guardia Perticara, la Commissione Ue risponde a Pedicini

POTENZA - La Commissione europea è pronta a intervenire presso le autorità italiane qualora venissero violate le norme Ue. Così ha risposto l'organismo esecutivo di Bruxelles ad un'interrogazione dell'eurodeputato del M5S Piernicola Pedicini sulle procedure che la Regione Basilicata sta adottando per autorizzare un progetto di ampliamento di una discarica per rifiuti speciali e petroliferi nel comune di Guardia Perticara (Potenza).

"Ai sensi della direttiva sulle discariche, - ha scritto testualmente la Commissione Ue nella risposta - le domande di nuove autorizzazioni relative all’ampliamento dei siti devono precisare i metodi che utilizzeranno per prevenire e ridurre l’inquinamento, nonché presentare un piano adeguato per il funzionamento, la sorveglianza ed il controllo. Inoltre, l’autorizzazione per la discarica deve prevedere disposizioni che soddisfino gli obblighi per quanto riguarda l’allestimento e il funzionamento della discarica e procedure di monitoraggio e controllo, compresi piani di emergenza, per esempio per la protezione delle acque sotterranee.

Tutte le questioni relative a tali autorizzazioni rientrano nell’ambito di competenza delle autorità nazionali. Nel riesaminare l’autorizzazione della discarica in questione, le autorità nazionali devono assicurarsi che il nuovo progetto sia conforme alla direttiva sulle discariche. Durante la fase operativa, le autorità nazionali devono prendere misure volte a garantire che le procedure di controllo e monitoraggio permettano di rispettare il programma di controllo e di sorveglianza.

In tale contesto - ha sottolineato la Commissione - si invita l’onorevole deputato a rivolgersi in prima istanza alle autorità nazionali competenti per verificare se è stato tenuto il debito conto dei risultati delle valutazioni d’impatto e, qualora necessario, a utilizzare i mezzi di ricorso disponibili a norma della legislazione italiana. Qualora disponesse di informazioni indicanti una violazione della normativa dell’Ue, la Commissione solleverà la questione con le autorità italiane, in linea con i criteri stabiliti nella comunicazione di cui sopra".

Ricordiamo che per la suddetta discarica, oggetto dell'interrogazione, la società Samataf Srl del Gruppo Castellano di Matera ha presentato alla Regione Basilicata un'istanza di Valutazione di impatto ambientale (Via) e di Autorizzazione integrata ambientale (Aia) per un progetto di ampliamento nel comune di Guardia Perticara (comune ubicato nel comprensorio del Parco Nazionale del Pollino e nominato fra i borghi più belli d'Italia), che porterà la capacità volumetrica dell'attuale discarica da 150 mila a circa 500 mila metri cubi di rifiuti.

La discarica in oggetto, se venisse autorizzata, diverrebbe la più grande d'Europa nel settore dei rifiuti petroliferi, fanghi, amianto ed altri rifiuti speciali solidi, a cui si potrebbero aggiungere altre tipologie di rifiuti classificati come "speciali non pericolosi" secondo il Cer (Catalogo europeo dei rifiuti).

L'iter autorizzativo è in corso presso gli uffici competenti della Regione Basilicata dopo che ad aprile scorso, a seguito di una conferenza di servizio, sono stati richiesti alla società Samataf Srl dei documenti integrativi relativi alle procedure per la Via e l'Aia. Stando al sito web della Regione Basilicata, i documenti integrativi sono stati inoltrati agli uffici regionali il 20 maggio scorso.

sabato 1 settembre 2018

Caccia: WWF, con preaperture regioni dichiarano guerra alla fauna


POTENZA - Erano diversi anni che non si assisteva, da parte delle Regioni, ad una così generalizzata violazione delle norme che tutelano la fauna e che regolano l’attività venatoria. Una situazione gravissima si sta verificando con le cosiddette preaperture. In pratica le Regioni deliberano di anticipare l’avvio della stagione di caccia ai primi giorni di settembre rispetto a quanto stabilito dalla legge (terza domenica di settembre), prolungando così la già lunghissima stagione venatoria (più di 4 mesi).

Sono ben 14 le Regioni che ad oggi hanno approvato una preapertura. Così facendo si autorizzano moltissimi giorni di caccia in più con migliaia e migliaia di animali uccisi, oltre al disturbo a tante specie che in questo periodo sono in fasi molto delicate della loro vita: piccoli sono ancora immaturi, le specie migratrici devono prepararsi ai lunghi voli verso i luoghi di svernamento, tanti animali sono provati dalla scarsità di acqua e cibo a causa della siccità estiva e molti altri stanno ancora nidificando.

In molti casi siamo di fronte ad una vera e propria “sfida”: fuori tempo massimo si sono approvati calendari venatori anche ad agosto (Sicilia) o si è approvato un “supplemento” di calendario (Lazio). La Toscana, come sempre, si è distinta nelle scelte filovenatorie, approvando il 27 agosto una preapertura per l’1 e il 2 settembre. In Umbria, dove il WWF ha ottenuto una sospensiva contro la preapertura, l’assessore regionale alla caccia sembra voler andare addirittura contro il pronunciamento del Tribunale Amministrativo Regionale pur di non dire no ai cacciatori. La prassi di approvare le preaperture a ridosso dell’avvio della stagione venatoria è un espediente disonesto che le Regioni adottano per evitare i ricorsi amministrativi. Un comportamento indegno di una pubblica amministrazione che non dovrebbe ricorrere a simili mezzucci da azzeccagarbugli.

Ma il problema non sono solo le preaperture. In generale i provvedimenti che regolano la prossima stagione di caccia in molte regioni sono pessimi e gli avvocati del WWF, da soli o con i colleghi di altre associazioni, hanno dovuto avviare molti ricorsi ai TAR, chiedendo l’annullamento degli atti delle Regioni che non rispettano le norme a tutela della biodiversità e della fauna selvatica.

Il WWF ha così presentato ricorsi in Abruzzo, Liguria, Marche (ben due!), Toscana, Trentino, Sardegna, Sicilia e Umbria.

In questi ricorsi gli avvocati del Panda hanno messo in evidenza le numerose e gravi violazioni, in particolare della Direttiva europea sulla conservazione degli uccelli selvatici che vieta l’esercizio venatorio durante il ritorno al luogo di nidificazione e durante il periodo della nidificazione e le fasi della riproduzione e della dipendenza dei piccoli. Inoltre, le Regioni hanno spesso completamente disatteso i pareri forniti dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) per ben 19 specie di uccelli, in Italia ancora cacciabili, ma considerate “in cattivo stato di conservazione” e quindi da tutelare.

“Si tratta di un quadro desolante rispetto al quale dobbiamo ancora una volta registrare che troppi amministratori regionali vogliono semplicemente accontentare la parte più retrograda del mondo venatorio, dimenticando che la fauna è un bene di tutti e che ci sono decine di sentenze della Corte costituzionale che l’hanno riconosciuto quale parte integrante del ‘valore ambiente’, da considerare bene unitario, valore trasversale e primario, diritto fondamentale e inviolabile della persona e patrimonio della comunità per cui è dovere dello Stato e delle Regioni garantirne la protezione” dichiara il vicepresidente del WWF Italia, Dante Caserta che aggiunge. “Quella in difesa della fauna è una battaglia per la quale c’è bisogno dell’aiuto dei cittadini. Chiediamo a tutti coloro che hanno a cuore la tutela della fauna italiana di aiutarci ad affrontare le spese legali dei ricorsi e a rafforzare l’attività delle Guardie ambientali del WWF che, come ogni anno, saranno impegnate su tutto il territorio italiano per tutelare gli animali”.

SCHEDA DI APPROFONDIMENTO SULLE PREAPERTURE

COSA SONO. La legge 157/1992 (Legge 11 febbraio 1992, n. 157 Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio), stabilisce come apertura regolare della caccia la terza domenica di settembre (art. 18 “Specie cacciabili e periodi di attività venatoria”). Concede come deroga la facoltà per le regioni di modificare i termini, con avvio della stagione venatoria il 1 settembre “per determinate specie in relazione alle situazioni ambientali delle diverse realtà territoriali. Le regioni autorizzano le modifiche previo parere dell’Istituto nazionale per la fauna selvatica (ORA ISPRA).

Dalle note qui sotto si desume che per la stagione venatoria 2018/19 14 regioni hanno deciso la c.d” preapertura” , molte disattendendo il parere contrario di Ispra o senza chiederlo affatto. Sono tantissime giornate di caccia in più , con migliaia di animali uccisi illegalmente.

Queste le specie prese di mira nelle preaperture dal 1 settembre: gazza, cornacchia grigia e nera, tortora, colombaccio, ghiandaia, gazza, merlo, quaglia, alzavola, beccaccino, marzaiola, germano reale, volpe, storno.

Queste le regioni che fanno preaperture:

Basilicata, 3 giorni, 3 specie
Calabria, 3 giorni, 5 specie
Campania, 3 giorni, 6 specie
Emilia Romagna, 2 giorni, 5 specie
Friuli Venezia Giulia, 1 giorno, 6 specie
Lazio, 2 giorni, 5 specie
Lombardia, 4 giorni, 3 specie
Piemonte, 2 giorni, 5 specie
Puglia, 3 giorni, 5 specie
Sardegna, 2 giorni, 3 specie
Sicilia, “dal primo settembre ”, quindi tutte le giornate di caccia fino al 16 settembre, la domenica di apertura regolare
Toscana, 2 giorni, 10 specie
Umbria, 2 giorni, 8 specie
Veneto, 5 giorni, 5 specie

Regioni che non fanno pre apertura: le regioni che invece fanno una apertura apertura regolare la terza domenica di settembre sono: Abruzzo, Liguria, Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta, Molise

PERCHÈ NO ALLA CACCIA ANTICIPATA. Le evidenze scientifiche e le normative europee non consentono la caccia nel periodo di fine estate, perché gli animali selvatici sono più vulnerabili. Per questo l’Unione Europea (e l’Italia è stata più volte richiamata dalla Commissione UE con l’avvio di procedure d’infrazione e condanne ) non consenta la caccia in alcuni periodi dell’anno, fra i quali proprio la fine dell’estate per le condizioni in cui si trovano numerose specie: piccoli ancora immaturi, le specie migratrici che devono prepararsi ai lunghi voli di ritorno verso i luoghi di svernamento, la scarsità di acqua e cibo a causa delle siccità estive, degli incendi e molte specie che stanno ancora nidificando. A tutto questo, in Italia si aggiunge anche un deficit di controlli, sempre più scarsi e, quindi, inefficaci, per la prevenzione e la deterrenza rispetto ai reati venatori. Inoltre, alla strage di migliaia di animali dichiarati cacciabili dalle regioni, bisogna aggiungere il disturbo alle specie non cacciabili e le numerose uccisioni “accidentali” (molte specie possono essere confuse ad es. la tortora e la tortora dal collare , specie protetta) o, peggio, veri e propri episodi di bracconaggio.

L’apertura anticipata è una pratica del tutto illogica, dannosa, criticata da anni dal mondo scientifico. Il suo particolare impatto, sulle specie oggetto di prelievo e anche sulle altre (che ne saranno indirettamente o direttamente colpite) è dovuto a numerosi motivi:

si apre la caccia in tarda estate, in un momento particolarmente delicato nel ciclo biologico di molte specie e quando molti giovani dell'anno non sono ancora maturi;

si caccia in una situazione di fine estate caratterizzata da scarsità di risorse idriche e trofiche e quando gli uccelli migratori si stanno preparando al grande volo di ritorno al sud, con le conseguenze che ciò ha sulla fauna;

si comincia a sparare quando sul nostro territorio sono presenti ancora molte specie protette migratrici, che possono così essere oggetto di sicuro disturbo e di possibile (purtroppo anche in questo caso in modo pressoché sicuro) anche danno diretto;

in particolare per gli anatidi non sono ancora giunti i contingenti migratori dal nord e quindi il prelievo si concentra sulle poche coppie nidificanti sul nostro territorio. Inoltre, le femmine in buona parte non hanno ancora completato la muta delle penne e hanno difficoltà di volo.

domenica 26 agosto 2018

"I risultati della fallimentare riforma del Consorzio di bonifica della Basilicata: le parcelle"


POTENZA - I Consorzi di bonifica dovrebbero servire alla pianificazione, realizzazione e gestione della bonifica, dell'irrigazione e della tutela e valorizzazione del territorio rurale. Se, invece, si va a dare un’occhiata approfondita agli atti posti in essere dai tre Consorzi prima e da quello regionale, poi, quello che si può dire è che ci sono una quantità impressionante di parcelle e di consulenze di avvocati.

Il Musacchio, che ricordiamo è stato, prima, commissario straordinario dei singoli consorzi lucani e, poi, commissario e amministratore unico di quello regionale, pare si sia scatenato in consulenze legali. Oltre 1 milione di euro in 4 anni a circa una decina di avvocati, senza contare il Consorzio della Alta Val d’Agri di cui non è stato possibile reperire nulla perché la sezione amministrazione trasparente è vuota.

Nulla di strano? A parte le voci di incarichi dati ai compari di matrimonio, piuttosto che ai compagni di avventure marinare o a compaesani, quello che ci interessa, come sempre, è la meritocrazia e la trasparenza nella scelta.

Sia i vecchi Consorzi di bonifica che il nuovo Consorzio regionale non si sono mai dotati di un elenco di operatori qualificati, così come consigliato dall’ANAC.

Capiamo che consentire a più professionisti di accedere ad un elenco, pubblico, dal quale selezionare sulla base di una rotazione e senza discriminazioni, è un ostacolo allo scambio di favori ma i principi di imparzialità e trasparenza lo impongono.

Eppure il Musacchio dovrebbe essere il primo a volere un elenco di professionisti, visto che è così che il CROB ha ‘giustificato’ gli incarichi degli scorsi 26 marzo e 3 aprile agli avvocati Maria Grazia Oliviero e al marito, cioè Musacchio stesso.

È ovvio che un elenco di professionisti non eliminerebbe la possibilità di ‘scegliere’ a chi dare l’incarico, come nel caso del CROB, ma almeno renderebbe un po’ più difficile giustificare l’affidamento di incarichi legali ad avvocati di Matera quando il foro competente è Potenza, come accade, ad esempio, per l’avvocato Marchitelli di Matera che ha incassato, in un anno e mezzo circa, parcelle un totale di poco più di € 30.000, per cause su Potenza. O per l’avvocato Schittone di Roma con una causa incardinata presso il Tribunale di Potenza che è costata 7.302,50 euro.

Lo stesso avvocato Marchitelli, poi, lo ritroviamo consulente per l’istituzione del Consorzio unico. Infatti, il Mausacchio in un solo giorno, l’11 dicembre 2017, spende 47.500 euro in consulenze per traghettare i vecchi consorzi verso quello unico: 20.000 € per la assistenza legale per l’istituzione del consorzio di bonifica a Marchitelli; 20.000 € di assistenza nelle procedure sindacali per il trasferimento del personale dei tre vecchi consorzi a quello unico allo studio Cirigliano di Roma e 7.500 di consulenza del lavoro sempre per il trasferimento del personale ad una società romana, tale Studio Concreta s.r.l..

Sicuramente l’avvocato materano sarà bravissimo così come quello di Roma. Quello che ci chiediamo e che si chiedono i Lucani, visto che sono soldi pubblici, è: come sono stati scelti questi avvocati? Ed è quello che ci chiediamo noi. Perché se è vero che il Consorzio ha tante beghe legali è anche vero che con oltre 3.000 avvocati lucani, le cause potrebbero essere ripartite meglio.

Qualcuno potrebbe rispondere che si tratta di incarichi fiduciari. Ma fiduciari per chi? Per l’Amministrazione? Ed allora non pensiamo che una manciata di avvocati siano i soli a poter avere la fiducia del consorzio. Se poi, invece, si pensa che la fiducia debba essere quella di chi gestisce la ‘cosa pubblica’, allora dobbiamo credere alle voci che vogliono queste consulenze affidate a compari e amici. E non è corretto. Soprattutto se si considera che i Consorzi, a guida Musacchio, si sono dimostrati un totale fallimento. Così in una nota il consigliere regionale Fdi, Gianni Rosa.

lunedì 30 luglio 2018

Potenza: Valvano (PSI): DDL rifiuti ha la massima priorità


POTENZA - Gennaio 2017 la Giunta Regionale approva il disegno di legge in materia ambientale, con particolare riferimento al ciclo dei rifiuti.

Un anno e mezzo per esaminare un provvedimento di grande rilevanza per la Regione.

Un testo unico che risponde alle domande dei cittadini in termini di protezione dell’ambiente e della salute.

Una legge che sancisce il principio di prossimità e che quindi esclude le concentrazioni di impianti. Così facendo si distribuisce sul territorio il carico ambientale, riducendolo e rendendolo compatibile con gli insediamenti umani esistenti. Si riduce la dimensione, si riduce l’impatto si azzerano – quasi – i rischi di danno per la salute, per l’ambiente e per il paesaggio.

Insomma dopo l’approvazione di quella legge potremo più facilmente rispettare la nostra terra.

L’iniziativa dell’assessore all’ambiente e la condivisione della Giunta Pittella c’è già stata.

Dopo un anno e mezzo – ripeto – un anno e mezzo non si capisce quali siano gli ostacoli ad approvare una legge che introdurrà ulteriori protezioni per i cittadini lucani.

E’ ora che le competenti commissioni consiliari, i rispettivi Presidenti di commissione e il Presidente del Consiglio Regionale Vito Santarsiero, cui rivolgo l’appello di sollecitare e velocizzare l’iter di approvazione, ci aiutino a superare le non comprese difficoltà che hanno costretto al palo un disegno di legge di rilevante portata.

I socialisti da oggi osserveranno passo per passo, giorno per giorno, l’iter di approvazione di questa importantissima legge e riferiranno alla comunità lucana utilizzando tutti i mezzi di comunicazioni a disposizione.

sabato 28 luglio 2018

Zanzara tigre: massima allerta in Basilicata


POTENZA - Dopo un clima altalenante, l’estate sembra essere finalmente arrivata, e insieme all’aumento delle temperature, anche il fenomeno zanzara tigre comincia davvero a farsi sentire nelle città italiane. Quali saranno nei prossimi giorni le aree più attaccate dal temuto insetto volante in Basilicata adesso che ci avviciniamo ad agosto?

Secondo i dati del bollettino meteo di Vape Foundation divulgati da Anticimex, azienda internazionale specializzata nel Pest Management e nei servizi di igiene ambientale, nella settimana dal 26 luglio all’1 agosto in Basilicata si registra l’indice potenziale di infestazione di zanzara tigre più alto, in una scala di intensità da 0 a 4. La tendenza futura è in crescita in entrambe le città, mentre l’indice di calore è compreso tra i 41 e i 54 gradi a Matera ed è inferiore o uguale ai 27 gradi a Potenza.

Nelle altre regioni, nel Lazio l’allarme più alto si concentrerà su Latina, Roma e Viterbo (indice 4); in Friuli Venezia - Giulia su Gorizia, Pordenone e Udine, seguite da Trieste (livello 3); in Abruzzo su tutte le province tranne Teramo (indice 2); in Liguria su Imperia e Savona, preferite a Genova e La Spezia (livello 3). Termometro massimo in Puglia e Umbria, interamente prese d’assalto così come in Sicilia, dove a salvarsi è la sola Palermo (indice 0).

Calabria, Campania e Marche quasi al completo, dato che ad essere attaccate saranno tutte le province, ad eccezione di Cosenza per la prima, di Avellino e Salerno per la seconda e Ascoli Piceno per la terza. Anche la Sardegna nel mirino del livello 4 con Cagliari, Carbonia Iglesias, Medio Campidano, Olbia – Tempio, Oristano e Sassari, e a seguire le province di Ogliastra e Nuoro, al livello medio-alto (3). In Lombardia gli insetti famelici faranno la loro comparsa manifestandosi principalmente sui territori di Brescia, Cremona, Lodi, Mantova, Milano, Monza-Brianza, Pavia e Varese, colpendo anche Bergamo e Como, che presenteranno invece un indice medio-alto (3). In Piemonte maggiormente bersaglio delle zanzare Alessandria, Asti, Novara e Vercelli, a differenza di Biella, Cuneo e Torino che si attestano al livello 2 e, Verbano-Cusio-Ossola che si ferma al livello 1. Se in Veneto a soffrire saranno principalmente Padova, Rovigo, Venezia, Verona e Vicenza, in Toscana ad avvicinarsi all’indice più alto saranno Arezzo, Firenze, Livorno e Lucca (livello medio-alto 3), in coda alle province che registrano il livello 4 (Massa Carrara, Pisa, Pistoia, Prato).

Ma come influisce il clima sulla presenza delle zanzare?
“Vi sono due aspetti climatici fondamentali che influenzano la proliferazione delle zanzare: le temperature e le piogge. – sottolinea Valeria Paradiso, Responsabile Tecnico di Anticimex Italia – Più le temperature si mantengono basse e più il ciclo di vita delle zanzare è lungo. Quando le temperature medie sono intorno ai 25°C, la zanzara può completare un ciclo di sviluppo in meno di 10 giorni. Ecco perché solitamente i picchi di massima densità si hanno solitamente nei periodi estivi. Le piogge abbondanti e frequenti innalzando il livello dell'acqua, determinano schiuse massive e creano molti focolai nuovi.”

giovedì 26 luglio 2018

Aperta votazione per 'Luoghi del cuore'


(ANSA) - POTENZA - I laghi di Monticchio, la pineta di Lanera a Matera e il sentiero delle ripe di Muro Lucano (Potenza) sono, per ora, i tre siti lucani più votati nella nona edizione de "I luoghi del cuore". Si tratta del "censimento dei luoghi da non dimenticare" avviato dal Fondo ambiente Italiano.

martedì 24 luglio 2018

Vicenda acqua potabile nei comuni del metapontino, la UE ha risposto a un'interrogazione di Pedicini


POTENZA - La Commissione Ue ha risposto all'interrogazione presentata dall'eurodeputato del M5S Piernicola Pedicini sull'emergenza acqua potabile verificatasi nelle settimane scorse nei comuni del Metapontino.

"La Commissione - è scritto nella risposta - non è al corrente della situazione delineata dall'onorevole deputato in merito all’acqua potabile in alcuni comuni della Basilicata. Le autorità nazionali non sono attualmente tenute a comunicare alla Commissione problemi di questo tipo o analisi delle acque, né la Commissione raccoglie informazioni relative alle risorse idriche locali. L’articolo 8 della direttiva sull’acqua potabile - ha aggiunto l'organismo esecutivo di Bruxelles - impone agli Stati membri di garantire che siano adottati provvedimenti correttivi in caso di mancato rispetto dei valori di parametro. Il fatto che nella zona interessata sia stato limitato l’utilizzo dell’acqua potabile in cui i trialometani avevano superato i valori di parametro, soddisfa pertanto i requisiti della suddetta direttiva.

Il 1° febbraio 2018 la Commissione ha adottato una proposta di revisione della direttiva sull’acqua potabile. La proposta suggerisce di rafforzare sensibilmente la trasparenza e garantire che i più recenti risultati dei controlli siano disponibili online, in modo da semplificare l’accesso del pubblico a informazioni chiare circa la qualità e la fornitura di acqua potabile. I co-legislatori stanno attualmente discutendo la proposta.

La Commissione - ha concluso - è consapevole del fatto che in alcuni Stati membri dell’UE, ma non in Italia, i valori di parametro per i trialometani siano stati superati, e ha pertanto emesso segnalazioni a riguardo. In generale, i parametri per i trialometani registrano comunque un elevato livello di conformità".
Così in una nota Piernicola Pedicini, Eurodeputato M5S.

lunedì 9 luglio 2018

Orsi e lupi, On. Brambilla: "Bene lo stop all’abbattimento annunciato da Costa"


“Mi sembra che questa operazione di Trento e di Bolzano suoni molto come una manovra elettorale e propagandistica. E a maggior ragione deve essere fermata”. Lo dice al “Corriere della sera” l’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente e dell’Intergruppo parlamentare per i diritti degli animali, che aggiunge: “Bene ha fatto il ministro Costa ad annunciare l’impugnazione delle leggi approvate dalle Province autonome e sanzioni penali più severe, fino al carcere, per i bracconieri”.

“Evidentemente – prosegue la leader animalista – l’imminenza delle elezioni spinge le amministrazioni locali della Regione a giocarsi il tutto per tutto in una partita palesemente anticostituzionale, cercando lo scontro con il governo. La fauna selvatica, a maggior ragione le specie protette di grandi carnivori, è patrimonio indisponibile dello Stato, patrimonio di tutti noi. La recente condanna dell’ex presidente Durnwalder da parte della Corte dei conti d’appello, per circa cento decreti di autorizzazione al prelievo fuori periodo di specie quali volpe, merlo, cornacchia e ghiandaia e di autorizzazione all'abbattimento per cormorano, tasso, marmotta, faina e stambecco, dovrebbe aver chiarito a tutti che il territorio alpino non è una colossale riserva di caccia”.

“Quanto alla stretta sui bracconieri – conclude l’on. Brambilla – la chiediamo da sempre, è in una delle mie proposte di legge e spero che si realizzi presto. L’abbattimento di animali selvatici fuori dalle regole non può essere punito con una bacchettata sulle dita”.

giovedì 5 luglio 2018

Leggieri (M5S) sulle problematiche relative alle estrazioni petrolifere in Basilicata,


POTENZA - Con l’obiettivo di portare all’attenzione del Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa la situazione della Regione Basilicata e le problematiche relative alle estrazioni petrolifere in questo territorio, ho inviato un report con le principali questioni che attengono a questa tematica.

Il lavoro vuole dare un quadro dell’intera questione relativa alle estrazioni petrolifere in Basilicata, e offrire spunti di riflessioni al fine di poter meglio affrontare la gestione di tale problematica.

Si rende infatti necessario dare un segnale di discontinuità rispetto alle politiche dei passati governi per dare quel segno di cambiamento tanto auspicato.

Occorre rimettere al centro della discussione le tematiche della salute e della sicurezza, per anni sacrificate in Basilicata sia dal Governo regionale che da quello nazionale.

Lo Sblocca Italia è una delle tante ferite aperte che ancora i lucani sentono pulsante.

In questi 4 anni il Movimento 5 Stelle di Basilicata ha lavorato tantissimo sulla questione ambientale, affrontando tematiche che per anni sono rimaste ai margini. Il lavoro fatto ha permesso di portare in discussione più volte in consiglio regionale problemi molto sentiti dai cittadini perché coinvolgono la salute pubblica, l’inquinamento ambientale, il lavoro.

L’input che offriamo al nuovo Governo e che speriamo possa essere la base per una seria riflessione, anche in considerazione del fatto che ad oggi risultano ancora pendenti presso il MISE diverse istanze autorizzative per permessi di ricerca su terraferma, che riguardano proprio il territorio lucano.

L’aspettativa del popolo lucano è una presa di coscienza forte di questo tema da parte del Governo centrale e un’inversione di rotta rispetto alle politiche del passato, al fine di tutelare maggiormente la salute e l’ambiente e garantire condizioni di vita migliori ai cittadini lucani.

L’auspicio è che si parta da qui per dare un segnale forte di discontinuità. Così in una nota Gianni Leggieri, Portavoce M5S Basilicata.

mercoledì 4 luglio 2018

Inceneritore Fenice Melfi, interrogazione UE


POTENZA - L'eurodeputato Piernicola Pedicini ha presentato un'altra interrogazione alla Commissione Ue sui problemi ambientali provocati dall'inceneritore Fenice di San Nicola di Melfi.

In questo caso Pedicini ha chiesto di spiegare che garanzie può fornire la Commissione europea rispetto all'applicazione delle “migliori tecniche disponibili” per fronteggiare l'impatto ambientale prodotto dall'impianto e se le prescrizioni previste dall’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) rilasciata dalla Regione Basilicata nel 2014, siano effettivamente attese, nel rispetto dell’ambiente, della salute umana e in ottemperanza alla direttiva 2010/75/Ue sulle emissioni industriali, la prevenzione e la riduzione dell’inquinamento.

A poi chiesto di far sapere se, a seguito di una precedente interrogazione del 2015, relativamente all’impianto in oggetto, le autorità italiane hanno fornito i dati, a titolo del registro europeo delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti, che all'epoca la Commissione aveva ritenuto che fossero incompleti.

Nella prima parte dell'interrogazione, Pedicini ha messo anche in evidenza che rispetto alle prescrizioni previste dall’Aia rilasciata dalla Regione Basilicata, sembra che sia stato disatteso il regolare monitoraggio bimestrale delle falde acquifere e che, più volte, sia stato segnalato l’ingresso nell'inceneritore di rifiuti radioattivi incompatibili con i codici Cer (classificazione del tipo di rifiuto) per cui l'impianto è stato autorizzato.

A poi ricordato alla Commissione che già nel 2015 era stato verificato che l’inceneritore fosse la causa di un inquinamento rilevato nelle falde acquifere sottostanti l’impianto e che, ad oggi, a seguito di vari ricorsi presentati prima dalla ex società proprietaria “La Fenice S.r.l.” e ora da “Rendina Ambiente S.r.l.”, e accolti dal Tar della Basilicata, l’impianto continua ad operare nonostante, a seguito di un primo procedimento giudiziario, la magistratura lucana abbia asserito che il sito sia da bonificare e nonostante ci sia un’altra inchiesta della Procura di Potenza in corso.

venerdì 29 giugno 2018

Potenza, parte la campagna di contrasto e prevenzione degli incendi


POTENZA - A Potenza, nel corso di una conferenza stampa, il comandante dei Carabinieri forestali, il colonnello Angelo Vita, ha fatto presente che partirà dal primo luglio, la campagna per contrastare e prevenire gli incendi in Basilicata, che vedrà impegnati i Carabinieri forestali. Nello scorso anno, vi è stato un aumento dei roghi e delle aree devastate dalle fiamme, quindi vi è necessità di monitorare attentamente e maggiormente il territorio, con la presenza di ben 12 pattuglie, la cui presenza aumenterà principalmente nelle ore centrali della giornata, che vedono un pericolo massimo di insorgenza degli incendi.

Caccia: Associazioni, Consiglio Di Stato conferma bocciatura Calendario Venatorio Regione Basilicata


ROMA - Dal Consiglio di Stato è arrivata la bocciatura definitiva del calendario venatorio 2016-2017 della Regione Basilicata che aveva approvato una serie di deroghe senza tenere in alcun conto il parere dell’ISPRA. Contro il calendario della Regione Enpa, Lav, Lipu e WWF Italia avevano proposto un ricorso che era stato accolto dalla Sezione Prima del Tar di Potenza che aveva disposto contestualmente la sospensiva del calendario venatorio.

Ora il massimo organo della giustizia amministrativa ha messo definitivamente fine alla battaglia legale riconoscendo pienamente le ragioni alla base del ricorso presentato dalle associazioni che avevano contestato con forza il calendario varato dalla Regione Basilicata in quanto aveva ignorato gli ‘alert’ lanciati dall’Istituto Superiore per la ricerca e la protezione ambientale (ISPRA).

Quella del Consiglio di Stato è una pronuncia estremamente importante che ribadisce che la tutela della fauna selvatica e della biodiversità sono e restano di piena potestà statale. Le Regioni non possono far finta che i pareri dell’Ispra con delle prescrizioni sui periodi e le modalità dell’attività venatoria non esistano, come accaduto lo scorso anno in Basilicata.

Ora non solo la Regione Basilicata, ma tutte le Regioni non hanno più giustificazioni. Il prossimo calendario venatorio deve essere improntato al rispetto delle norme e dei pareri scientifici predisposti dall’ISPRA.

In caso contrario le associazioni procederanno chiedendo che i responsabili rispondano di tasca propria, come accaduto recentemente a Bolzano, dove gli ex amministratori sono stati condannati dalla Corte dei Conti al risarcimento nei confronti dello Stato di più di un milione di euro, per aver consentito ai cacciatori l’uccisione di animali selvatici in violazione delle disposizioni normative nazionali.

martedì 26 giugno 2018

Al via la campagna sui RAEE

MILANO – È on air dal 24 giugno la campagna radiofonica dedicata al corretto smaltimento dei Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE), promossa dal Centro di Coordinamento RAEE nell’ambito dell’Accordo di Programma con Produttori di AEE, associazioni delle aziende della raccolta rifiuti e ANCI.

L’iniziativa di sensibilizzazione, che raggiungerà 480 milioni di contatti, è stata messa in campo dai quattro soggetti firmatari dell’Accordo grazie al coinvolgimento di alcuni testimonial d’eccezione, selezionati tra i DJ delle maggiori radio nazionali: Gigio D’Ambrosio per RTL 102,5, Anna Pettinelli per RDS, Ringo per Virgin Radio, La Pina per Radio Deejay, Ylenia per Radio 105, Paoletta per Radio Italia e Cristiano Militello per R101. Ad ogni deejay è affidato uno specifico messaggio inerente i RAEE finalizzato a diffondere la conoscenza di questa particolare tipologia di rifiuti e promuovere le buone pratiche di raccolta e gestione del fine vita, generando consapevolezza che il corretto smaltimento dei dispositivi tecnologici salvaguarda l’ambiente e crea valore economico.

Il progetto, proposto e coordinato dal Centro di Coordinamento RAEE, rafforza il suo impegno per la diffusione di una cultura della raccolta tra cittadini e consumatori italiani, con lo scopo di aumentare i volumi di rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche avviati a corretto smaltimento, grazie a una collaborazione attiva di cittadini e consumatori maggiormente consapevoli.

La campagna sarà on air per i mesi di giugno e luglio e riprenderà nei mesi di settembre e ottobre, arricchita da una strategia crossmedia che includerà anche digital programmatic, social media e TV.

“Con grande soddisfazione annunciamo il lancio della prima campagna radiofonica sui RAEE, realizzata grazie ai fondi messi a disposizione dai Produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche e al lavoro di tutti i soggetti firmatari dell’Accordo di Programma - commenta Fabrizio Longoni, Direttore Generale del Centro di Coordinamento RAEE. Abbiamo scelto di coinvolgere i deejay di alcune tra le maggiori emittenti nazionali come ambassador delle buone pratiche di raccolta dei rifiuti elettrici ed elettronici per la loro capacità di parlare in modo semplice e immediato a milioni di cittadini e consumatori. L’entusiasmo con cui hanno accolto la nostra proposta dà un importante contributo all’impegno del Centro di Coordinamento RAEE per diffondere una corretta cultura del riciclo sul territorio nazionale”.

“I Produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche sin dal 2007, data di partenza della responsabilità di gestione del fine vita, si sono impegnati per costruire un sistema che fornisse all’Italia solide basi per operare con efficienza ed efficacia in un’attività che pone il rispetto dell’ambiente al primo posto – commenta Mauro Del Savio delegato di Confindustria per l’Accordo di Programma sui RAEE. L’impegno a comunicare con i consumatori e tutti i cittadini le buone pratiche di raccolta differenziata dei RAEE assunto con la sottoscrizione dell’Accordo si traduce oggi in una campagna radiofonica ispirata dalla più nobile delle intenzioni, quella di predisporre un mondo migliore secondo i principi di una vera economia circolare”.

Per ascoltare la campagna radiofonica: https://www.cdcraee.it/GetHome.pub_do

Centro di Coordinamento RAEE

Il Centro di Coordinamento RAEE è un consorzio di natura privata, gestito e governato dai Sistemi Collettivi sotto la supervisione del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare e del Ministero dello Sviluppo Economico. È costituito dai Sistemi Collettivi dei produttori di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (AEE), in adempimento all’obbligo previsto dal Decreto Legislativo n. 49 del 14 marzo 2014.

Il compito primario del Centro di Coordinamento RAEE è garantire su tutto il territorio nazionale una corretta gestione dei RAEE originati dalla raccolta differenziata, assicurando che tutti i Sistemi Collettivi lavorino con modalità ed in condizioni operative omogenee; il Centro di Coordinamento RAEE stabilisce, inoltre, come devono essere assegnati i Centri di Raccolta RAEE ai diversi Sistemi Collettivi.

Per maggiori informazioni:
Ufficio Stampa Centro di Coordinamento RAEE
Micaela Brusa - press@mgpcomunicazione.it cell: +39 366 4070955

venerdì 22 giugno 2018

Tempa Rossa: un punto sull’acqua


POTENZA -L'acqua è una ricchezza naturale della Basilicata. I cittadini lucani sono legati alla purezza delle loro acque, che vengono condivise anche con le regioni limitrofe. Il progetto Tempa Rossa è concepito per permettere l'utilizzo di due importanti risorse naturali della regione, acqua e petrolio, con elevate garanzie di sicurezza e di protezione per l'ambiente e per la salute.

Zero produzione di acqua
Più di 750 milioni di litri di greggio sono già stati estratti dal giacimento Tempa Rossa durante le prove di produzione senza mai produrre un litro d'acqua di formazione. In effetti, l'olio proveniente dal giacimento viene pompato da strati sotterranei che si trovano tra 4000 e 5500 metri di profondità mentre i pozzi sono stati perforati fino a 7148 m di profondità verticale senza mai incontrare acqua di formazione. Sulla base di tali risultati, non è prevista alcuna produzione di acqua durante i primi dieci anni di attività. Ciononostante, in conformità con le prescrizioni dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), è stato costruito un centro di trattamento delle acque sovradimensionato e ultra efficiente per far fronte a qualsiasi eventualità.

Zero iniezione di acqua
L’iniezione di acqua è una pratica comunemente adottata a livello mondiale che non dà luogo ad alcun problema nelle adeguate condizioni tecniche. In ogni caso, il piano di sviluppo Tempa Rossa non consente né l’iniezione di acqua nel sottosuolo nè pozzi di iniezione dell'acqua. Non vi è quindi alcun rischio di inquinamento delle falde acquifere sotterranee, di fratturazione o di sismicità indotta.

Zero scarico di liquidi
L'acqua industriale necessaria per il funzionamento del giacimento Tempa Rossa è fornita da una condotta interrata collegata alla rete pubblica dell'Acquedotto Lucano. L'acqua industriale è utilizzata principalmente per l’antincendio e per la generazione di vapore (quest’ultimo necessario per riscaldare il greggio altamente viscoso). Per ridurne il consumo, l'acqua viene completamente riciclata grazie a un processo ad altissima efficienza, lo "Zero Liquid Discharge", un processo innovativo a zero scarico di liquidi che consente una purezza dell'acqua tale da permetterne l’utilizzo per la produzione di vapore. L'acqua viene in successione separata dalle particelle solide, filtrata, degassata, disoleata, evaporata, desalinizzata, di nuovo filtrata in letti di carbone attivo per rimuovere qualsiasi traccia di componenti volatili e infine demineralizzata. Questo trattamento sovradimensionato potrebbe far fronte a una eventuale produzione di acqua del 25% con risultati eccezionali: contenuto di sale inferiore a 25 ppm, contenuto di olio inferiore a 5 ppm, BTEX inferiore a 0,1 ppm. I rifiuti solidi derivanti dal trattamento delle acque vengono trasportati nei centri autorizzati, mentre l'acqua pura viene immagazzinata in bacini di osservazione, in attesa di riutilizzo.

Scarico delle acque piovane nel Fosso Cupo e nel Torrente Sauro
Acqua piovana e acqua sanitaria, dopo trattamento e filtrazione, saranno rilasciati nel Fosso Cupo e nel Torrente Sauro. Tali scarichi sono autorizzati con i severi requisiti di legge dalla delibera di giunta regionale 1888 del 19 dicembre 2011.

Monitoraggio ambientale
Gli impianti di Tempa Rossa includono dispositivi ridondanti ad alte prestazioni per misurare e registrare in continuo, 24 ore su 24, 7 giorni su 7, la qualità delle acque e degli scarichi con 29 analizzatori in linea collegati alla sala di controllo. Qualsiasi deviazione rispetto alle norme sarebbe immediatamente rilevata e i volumi di acqua non conformi sarebbero sistematicamente segregati, stoccati e sottoposti di nuovo a trattamento. In aggiunta, le acque vengono campionate secondo un dettagliato protocollo di controllo e i campioni vengono analizzati da laboratori indipendenti.

Peraltro sotto l’Autorità degli Enti competenti un dettagliato piano di monitoraggio ambientale (PMA) verifica la qualità delle acque superficiali e sotterranee. Il PMA, preparato tra gli altri da rinomati specialisti italiani sulla base di approfonditi studi idrogeologici, comprende una rete di piezometri e sorgenti per monitorare in permanenza la qualità delle acque sul territorio dei comuni della concessione.

Impegno alla trasparenza
Le misurazioni dei parametri ambientali relativi alla concessione di Gorgoglione e al progetto Tempa Rossa sono integralmente disponibili per consultazione pubblica su www.it.total.com.

mercoledì 20 giugno 2018

Agricoltura – De Bonis, Lomuti, Gallicchio , Petrocelli (M5s) – Scarsa trasparenza su Consorzio di Bonifica della Basilicata


“Raccogliamo l’appello di molti agricoltori che chiedono la trasparenza richiesta dalla legge per il procedimento elettorale relativo al Consorzio di Bonifica della Basilicata”. Questa la dichiarazione dei parlamentari del MoVimento 5 Stelle Saverio De Bonis, Arnaldo Lomuti, Agnese Gallicchio e Vito Rosario Petrocelli relativa al rinnovo dell’ente sul quale nei giorni passati molti operatori hanno lasciato presagire la presenza di ombre nella gestione delle liste.

“Abbiamo ritenuto fondati – spiegano i senatori - i rilievi che ci sono stati sottoposti e per questo presenteremo immediatamente un’interrogazione parlamentare. Nello specifico in vista delle prossime elezioni del 15 luglio, diverse organizzazioni di agricoltori indipendenti hanno richiamato l'attenzione su una serie di criticità che stanno caratterizzando la presentazione delle liste, lamentando in particolare la mancata pubblicazione sul sito del Consorzio degli atti e dei documenti di riferimento. D’altra parte a certificare tale mancanza, vi è anche una perizia del Dipartimento di ingegneria elettrica e dell'informazione del Politecnico di Bari che, in data 11giugno 2018, ha attestato l'assenza sul sito ufficiale del Consorzio di informazioni riguardanti il procedimento elettorale, compresa l'assenza degli elenchi degli aventi diritto al voto e la presenza nella lista degli aventi diritto di soggetti deceduti. È stata inoltre constatata un'altra grave inadempienza, ossia la mancata pubblicazione dello Statuto. Non vi è alcuna scusante a tali mancanze dato che, a norma di legge, le pubblicazioni effettuate in forma cartacea non hanno effetto di pubblicità legale.”

“Speriamo – concludono i parlamentari – che il Governo prenda atto di una situazione di opacità insostenibile e che faccia quanto evidentemente la Regione non fa: tutelare gli agricoltori e i loro diritti da chi evidentemente utilizza la mancanza di trasparenza perché nulla cambi.”

lunedì 18 giugno 2018

Bisogno (M5S): "Sterile polemica sull'assenza del sindaco di Melfi ad una riunione sullo stato dell'arteria Potenza-Melfi"


MELFI- Mentre si verifica l’ennesimo incidente sulla Potenza-Melfi, apprendo dalla lettura dei giornali locali di una sterile polemica in atto sull'assenza del sindaco di Melfi, Valvano, ad una riunione, avente ad oggetto proprio lo stato dell'arteria, di questo e non di altro trattasi.

Apprendo, quindi, che su un problema serio e di vitale importanza (purtroppo nel senso letterale del termine), anziché adoperarsi e lavorare per impedire che altro sangue sia versato sulle strade poco sicure della nostra regione, viene montato un dibattito più o meno acceso su un presunto disinteresse o disimpegno del primo cittadino di un paese, distraendo l'attenzione da una questione importantissima ma sulla quale, ultimamente, tutti ci hanno speculato, guarda caso in prossimità delle regionali.

Preciso, pertanto, che «il Movimento 5 Stelle di Melfi si dissocia dal comunicato a firma "Melfi 5 Stelle" o "Attivisti Melfi 5 Stelle”, poiché assolutamente non in linea con l'attività politica svolta dagli attivisti del M5S di Melfi e dall'unica portavoce locale del Movimento 5 Stelle, Angela Bisogno».

Questi sono articoletti, che hanno l’unico scopo di cercare un po’ di visibilità per qualcuno che millanta il ruolo di attivista, in vista delle prossime elezioni regionali, rappresentano un danno per l’immagine del M5S di Melfi che in questi anni ha lavorato seriamente e con coscienza nell’interesse dei cittadini.

Puntualmente coloro che rivestono una carica politica locale o ambiscono ad essa, si ricordano dei problemi infrastrutturali a pochi mesi dalle elezioni, in questo caso le regionali 2018, promuovendo tavoli, incontri, convegni che sono accomunati da un unico dato, la sterilità.

Questo è ciò che sta succedendo in queste ore, questi sono i rumori dei motori della macchina elettorale che si sta mettendo in moto.

Ecco che temi importanti (purtroppo ne vedremo diversi), che meritano attenzione e una solerte soluzione (finalmente) come la SS n.658 Melfi/Potenza, (denominata “strada della morte”), diventano oggetto di speculazioni da campagna elettorale, alla pari delle buche stradali.

L'unica soluzione é stanziare fondi e prevedere nella programmazione pluriennale le varie fasi di progettazioni (preliminare, definitiva ed esecutiva), individuare RUP, bandire gare, tutto ciò è stato fatto? Ovviamente no!

Sono stati interessati tutti i soggetti (CIPE per i soldi, ANAS per la programmazione e progettazione, Comuni ed enti territoriali per espropri delle aree interessate ed altri adempimenti)? Ovviamente no!

Basta speculare su problematiche importanti. Noi cittadini non tolleriamo più false promesse ed io come portavoce del M5S non posso permettere che chiunque parli a nome mio o del M5S di Melfi, soprattutto non posso tollerare che lo faccia un gruppetto di facinorosi che pur di avere un po’ di visibilità, scriva un articoletto inconcludente così come il tavolo tecnico, convocato da un assessore al solo fine di farsi altrettanta pubblicità, in vista della prossima campagna elettorale.

Invito il sindaco di Melfi, Livio Valvano, a moderare le sue reazioni ed a distinguere l'attività del Movimento 5 Stelle di Melfi da quella di sedicenti attivisti. Invece di perdere tempo nel cercare di screditare il M5S si impegni, per quanto in suo potere, a risolvere il problema.

È inaccettabile che il sindaco si scagli contro il Movimento 5 Stelle di Melfi che non spreca tempo in miseri articoletti ma si adoperano da sempre in attività utili, mettendoci l’anima, il tempo e le proprie risorse, per aiutare i cittadini e per una rivoluzione gentile.

Il Movimento 5 Stelle di Melfi non recrimina al sindaco l’assenza a questo specifico "tavolo tecnico", ma la sua assenza in tutti questi anni (nonché quella di tutte le altre figure istituzionali), in merito a tale problematica, e quindi per non aver preteso, nei precedenti anni della sua amministrazione, da Anas, e dall'allora sottosegretario ai LL. PP. Nencini (suo compagno socialista) un impegno serio e concreto che non fosse solo la passerella fatta in occasione delle comunali del 2016.

Come portavoce del M5S a Melfi mi impegnerò a veicolare le idee e le necessità dei cittadini nelle sedi opportune con dati e contenuti concreti e soprattutto senza velleità elettorali per le prossime elezioni regionali alle quali non sarò candidata. Intendo a portare termine il mio mandato di consigliere comunale e tener fede agli impegni presi con i cittadini di Melfi e non solo per rispetto ad una regola interna del M5S. Così in una nota Angela Bisogno, M5S Melfi.

Zes, Vico: “Sottratti 250 ettari alla Zes di Taranto. Esclusa l’area orientale di Manduria”


ROMA - Dichiarazione dell'on.Vico (PD): Fermo restando che la Puglia è ancora alla fase “bozze” dei Piani di sviluppo strategico delle Zone economiche speciali, nell’ultima versione si legge una nuova penalizzazione per la Zes ionica interregionale Taranto-Basilicata.

Mettendo a confronto le bozze di marzo 2018 e giugno 2018, infatti, si evince che alla provincia di Taranto vengono sottratti circa 250 ettari in favore della Zes Adriatica Bari-Brindisi.

Nella prima bozza di marzo gli ettari assegnati alla provincia di Taranto erano 1750, mentre quelli destinati alla Zes Adriatica 2650. Oggi, nella bozza dei PSS di giugno, leggo che i 1750 ettari sono diventati 1542 e quelli di Bari-Brindici 2858.

Quindi, al grande ritardo della Regione Puglia nel licenziare le due Zes (ricordiamo che Campania e Calabria hanno già depositato i PSS presso l’Unione Europea), si aggiunge un movimento “ballerino” degli ettari da una Zes all’altra, a discapito dell’area ionica.

Cosa sta accadendo? Perché non c’è niente di ufficiale? Perché la Giunta regionale non delibera? E chi sta decidendo questo “balletto” di ettari? Forse la “politica” verso alcuni territori, che penalizza Taranto?

Vorrei far notare che sia nella prima, che nella seconda bozza, nella provincia di Taranto, la zona orientale – Manduria, Sava, Avetrana, Maruggio, Torricella, Lizzano, San Marzano e Fragagnano -, viene totalmente esclusa. Questo, nonostante i comuni di Manduria, Sava, Fragagnano, Maruggio, San Marzano e Torricella abbiano fatto pervenire al coordinamento regionale le proprie aree disponibili per l’inclusione della perimetrazione Zes.

A tal proposito, mentre il centro di carico intermodale di Francavilla Fontana (Brindisi), viene positivamente aggregato al PSS di Taranto, è stupefacente l’esclusione di Manduria. Eppure, quando fu istituito nel 1987, quel centro era stato concepito come cerniera intermodale nel triangolo Francavilla Fontana, Grottaglie e Manduria.

Queste bozze, che appaiono inspiegabilmente materiali secretati sebbene la procedura preveda ampie consultazioni per la strategia dello sviluppo e di dettaglio, farebbero risultare che la Zes Bari-Brindisi comprenderà 2858 ettari, mentre la Zes del mare ionio interregionale Taranto-Basilicata 2603 ettari in totale, invece di 2811 previsti.

In attesa che al più presto venga emanata la delibera di giunta per le due Zes, per essere trasmessa al Ministero del Mezzogiorno, auspico che intervengano degli elementi correttivi sull’assegnazione degli ettari ed aggiuntivi in riferimento al centro intermodale di Francavilla Fontana in favore di Manduria e dell’area orientale della provincia di Taranto.