Visualizzazione post con etichetta Libri. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Libri. Mostra tutti i post

venerdì 28 febbraio 2020

Tutte le poesie di Leonardo Sinisgalli in libreria


POTENZA - A pochi giorni dal suo “compleanno” sarà disponibile il 3 marzo in tutte le librerie d’Italia il volume che raccoglie “Tutte le poesie” di Leonardo Sinisgalli, ripubblicate da Mondadori tra gli Oscar Baobab e curate da Franco Vitelli dell’Università di Bari, cui è affidata anche l’introduzione al testo. Nel volume, i cui diritti sono stati acquistati grazie al contributo del Fondo etico di Bcc Basilicata, confluiscono le raccolte Cuore (1927) prima opera giovanile in autoedizione, le mondadoriane Vidi le Muse (1943), I nuovi Campi Elisi (1947), La vigna vecchia (1956), L'età della luna (1962), Il passero e il lebbroso (1970), Mosche in bottiglia (1975), Dimenticatoio (1978), ma anche le Imitazioni dall’Antologia Palatina (1980), Come un ladro (1979) e Più vicino ai morti (1980)

L’opera è un viaggio attraverso le diverse stagioni poetiche e umane di Sinisgalli, a cominciare dalla sua raccolta “preistorica”, Cuore, nella quale per molto tempo non si è riconosciuto. Una poesia sempre più impura, contaminata con la prosa, e che somma reale e immaginario, come sintetizzato nella celebre formula teorizzata da Sinisgalli, a+bj (“dove a e b sono quantità reali e j l’unità immaginaria”).

Consacrato poeta da Ungaretti, in diverse raccolte Sinisgalli mette in versi la sua vicenda autobiografica, attraverso un recupero mitico della terra natia, la stessa di Orazio, che è anche il luogo della sua speciale epifania poetica. La storia personale e universale – dalla guerra allo sbarco sulla luna, con l’avvento della tecnologia - lascia tracce nei suoi versi, facendosi specchio di dilemmi e tormenti. Lo spartiacque dei cinquant’anni e della piena maturità artistica, danno il via a un nuovo corso, con una composizione che diventa breve e frammentaria. Un segnale di crisi, percepito nelle ultime raccolte come perdita dell’energia vitale e dell’ispirazione poetica, coincidente con la morte della moglie, Giorgia De Cousandier.

A chiusura del volume Vitelli - che Sinisgalli volle espressamente quale curatore delle sue poesie, iniziando in tal senso un lavoro insieme - inserisce una ricca sezione dedicata alle notizie filologiche sulle raccolte e sui testi, di cui ricostruisce la storia, corredandola della descrizione delle testimonianze manoscritte di cui ha notizia, con l’obiettivo di suscitare una “partecipazione suggestiva all’officina di Sinisgalli”.

Con la pubblicazione delle Poesie, si completa la trilogia mondadoriana aperta dal Furor Sinisgalli e proseguita con la raccolta dei Racconti. Una straordinaria operazione culturale, di cui si ringrazia l’erede, Ana Maria Lutescu, fortemente voluta dalla Fondazione Leonardo Sinisgalli e dalla Mondadori che dopo oltre 40 anni restituisce alla collettività le principali sfaccettature di un personaggio complesso e multiforme come Leonardo Sinisgalli, dando concretezza alla profezia, che lo stesso poeta aveva auspicato nella sua epigrafe: “Risorgerò fra tre anni / o tre secoli tra raffiche / di grandine nel mese / di giugno”.

martedì 25 febbraio 2020

Franco Casadidio pubblica il romanzo 'Il volo del canarino'

MILANO - Lo scrittore ternano Franco Casadidio presenta “Il volo del canarino”, la drammatica storia di due ragazzi tedeschi nella Germania a cavallo tra le due guerre mondiali. Jürgen è un giovane di pura razza ariana mentre Sara è un’ebrea da parte di madre, e tanto basta per separarli e condannare il loro amore all’oblio. L’autore racconta con precisione storiografica e delicata partecipazione dell’ascesa di Hitler e del partito nazista, che ha segnato non solo il destino dei due protagonisti ma di milioni di persone. Per non dimenticare mai, e per fare in modo che la memoria sia di monito per non ripetere gli stessi folli errori.

Il volo del canarino di Franco Casadidio è un romanzo intenso e coinvolgente, uno spaccato della nostra Storia che mai nessuno potrà dimenticare. Una Storia definita da Elsa Morante “uno scandalo che dura da diecimila anni” - come ricorda una delle citazioni in apertura dell’opera - una Storia raccontata nelle sue ingiustizie, nelle sue prevaricazioni ma anche nelle sue testimonianze di estremo coraggio. L’autore presenta una ricostruzione fedele e accurata della Germania di fine Prima Guerra Mondiale e soprattutto dell’ascesa e della caduta del nazismo; ed è così che si mostra il momento in cui il giovane caporale Hitler iniziò il suo percorso di odio quando ricevette un compito di spionaggio, e “…quell’incarico, all’apparenza così banale, avrebbe cambiato la sua vita e quella di milioni di persone in tutto il mondo”, ed è così che viene descritto il dialogo tra ufficiali nazisti che portò all’idea delle camere a gas, un dialogo agghiacciante, disumano, la cui chiusura fa ancora più rabbrividire quando uno di loro esprime dubbi sulla moralità del progetto e il dottor Kritzinger freddamente risponde: “Lei crede che esista ancora un senso della morale in questo Paese?”. Nonostante quest’attenta cura nel presentare le fonti storiche, l’autore non rinuncia mai al piacere di una narrazione che indaghi i moti dell’anima di personaggi colti in un momento di profondo dolore. Due in particolare sono i protagonisti di questa vicenda che si allarga ad abbracciare il destino di un intero popolo: Jürgen Von Schotze, un giovane di buona famiglia e di pura razza ariana, e Sara Funke, figlia di un’ebrea, una “mista di primo grado”. Mentre la Storia scorre davanti agli occhi del lettore - quella dei vincitori che poi diventano perdenti e quella dei perdenti che poi non diventano vincitori ma sopravvissuti - si intersecano le storie private dei due giovani, che inevitabilmente si scontrano con una realtà che di lì a poco avrebbe cambiato il volto dell’Europa. Un volto rigato di sangue e lacrime, così riconoscibile, cristallizzato in un monito troppe volte inascoltato dalle generazioni successive. Sara e Jürgen diventano testimoni inermi e attori della Storia: l’uno assecondando in un primo momento un potere intollerante e crudele, l’altra subendo quella stessa crudeltà. Il volo del canarino è un racconto lucido di ciò che accadde, ma all’autore non basta rimanere in superficie, e quindi si indaga a fondo nell’animo umano, nelle motivazioni di chi aiutò a compiere atti impietosi e folli, e nella sofferenza di chi vide cancellata ogni umanità nel prossimo e ogni dignità dalla sua persona. Franco Casadidio è un cronista dell’anima dei protagonisti: entra nei loro pensieri, li scandaglia e li restituisce nella loro forza. Jürgen è il cuore di questa narrazione: l’uomo accecato dalla fede la cui coscienza ha la fortuna di risvegliarsi, spingendolo ad agire per il bene comune. Sara è invece l’immagine della resilienza, dell’estrema forza che ha l’essere umano di rialzarsi e combattere nonostante i traumi della vita. E il volo del canarino del titolo, quell’uccellino tanto caro a Sara che per sua bontà tornò a volare tra i suoi simili, deve ricordare a tutti quanto conti la libertà per ogni essere vivente, libertà cancellata in anni oscuri, che minacciano sempre più di tornare.

TRAMA. Il volo del canarino racconta la storia d’amore tra Sara, una ragazza ebrea per parte di madre, e Jürgen, tipico rappresentante della nobiltà tedesca e della razza ariana, ed è ambientata nella Germania della prima metà del secolo scorso, la Germania di Adolf Hitler. La storia tedesca a partire dall’11 novembre 1918 - giorno della firma dell’armistizio che pone fine alla prima guerra mondiale - fa da sfondo alla vicenda umana e sentimentale dei protagonisti, che verranno coinvolti nei drammatici eventi che si verificarono in Germania dopo la sconfitta nella Grande Guerra. Le loro vite saranno profondamente segnate dall’ascesa al potere e dalla politica di Hitler, e in particolare dalle leggi razziali ed antisemite di cui Sara diventerà una delle tante vittime. Jürgen, invece, inizialmente convinto sostenitore delle idee del nazionalsocialismo di Hitler e della necessità della rivincita del popolo tedesco, arriverà, attraverso un difficile percorso interiore fatto di dubbi ed incertezze, ad una decisa e convinta presa di coscienza degli orrori della politica del Reich. Fino all’epifania finale che lo porterà ad un sofferto ripensamento critico delle sue convinzioni e delle sue azioni da colonnello delle S. S. accettando con dignità e autentico desiderio di riscatto di pagare per le sue colpe e per i suoi errori. 

Franco Casadidio è nato a Terni nel 1969. La sua passione per la Germania in generale e per la città di Monaco di Baviera in particolare, l’hanno portato a collaborare dal 2004 con le riviste bavaresi “INTERventi” e “Rinascita Flash”. Pubblica “Quando arriverà la primavera” (goWare, 2015), cinque storie ambientate a Monaco di Baviera, e “L’impronta del diavolo” (Morphema Editrice, 2016), la storia di due giovani fidanzati che, nella Germania della metà degli anni ‘80 alle prese con il terrorismo della RAF, entrano a far parte del gruppo eversivo. Il suo ultimo romanzo è “Il volo del canarino” (Morphema Editrice, 2018).

Laura Basilico pubblica il nuovo romanzo 'Per il tempo che resta'

MILANO - La scrittrice milanese Laura Basilico presenta “Per il tempo che resta”, un romanzo distopico ambientato nella Milano contemporanea che racconta in presa diretta l’Italia dello scontento di questi ultimi anni. Una vicenda volutamente provocatoria ed esasperata, spesso politicamente scorretta, con personaggi dei quali sarà di volta in volta quasi inevitabile indossare i panni, tanto si sentiranno vicini al proprio vissuto. Una storia drammatica che contiene in sé il seme della fatalità, e che analizza con pungente realismo la complessità degli esseri umani.

Per il tempo che resta di Laura Basilico si apre su un episodio di terrorismo mai accaduto in Italia, ma purtroppo vicino a una possibile realtà, per raccontare – o meglio sezionare – il comportamento dell’essere umano all’alba di una tragedia che coinvolge la società a cui appartiene. Con ritmo sostenuto e una vocazione alla cronaca secca e tagliente, l’autrice immagina uno scenario drammatico in cui lo stadio Meazza a Milano viene distrutto da una serie di potenti esplosioni. In un evento da fine del mondo seguiamo una dei protagonisti, Sara, intenta a scappare da un disastro di corpi ridotti in brandelli e fumo che brucia i polmoni; la donna si trova su una rampa dello stadio che le ricorda l’imbuto dantesco, e proprio all’inferno viene gettato il lettore, un inferno tanto vicino che si può quasi toccare e annusare. Il romanzo è il resoconto crudo e spietato dei giorni successivi a un attentato terroristico, osservati con gli occhi scaltri di una scrittrice che non è interessata a fare becero sensazionalismo ma vuole invece penetrare nell’anima di uomini e donne immersi nel proprio ego e nella propria autoconservazione. Sara, Dylan, Claudio e Barbara si trovano alle prese con il loro vero Io, che non combacia esattamente con l’idea che avevano di loro stessi. Per il tempo che resta è infatti un romanzo in cui niente è come sembra – a partire dalle possibili motivazioni dei terroristi - e in cui le certezze si sgretolano sotto gli occhi attoniti dei protagonisti tanto quanto lo stadio che poco prima era il luogo in cui sentirsi al sicuro. Laura Basilico mette a nudo l’anima dei suoi personaggi, la espone al giudizio impietoso dei lettori e nel mentre fa riflettere su quanto noi stessi siamo abili a nasconderci, e a non accettare la responsabilità delle nostre azioni. Sara è una donna vigliaccamente in fuga vittima di un assurdo fraintendimento su scala nazionale, Dylan è un uomo che non ha mai davvero afferrato la vita ma se l’è lasciata scorrere tra le dita, Claudio vive in un sottovuoto emozionale in cui non può penetrare neanche un granello di felicità, Barbara – come tutti gli esseri umani– vuole disperatamente fare la differenza. Tante sfaccettature di un’umanità al limite, scossa e percossa, autentica quanto basta da provocare empatia quanto disapprovazione. Sara è il vero cuore di questa storia, una donna piena di contraddizioni colta in un momento di smarrimento: “ho assoluto bisogno di sapere perché tutto se ne va in malora, qual è la mia parte di colpa nel declino”. E proprio di declino si parla in questo romanzo, delle derive di un’umanità che non trova più appigli, e di una società che condanna senza appello, che crocifigge senza prove, con la solerte complicità dei famigerati leoni da tastiera.

TRAMA.
 Milano, aprile 2012. Nel corso del derby in notturna Milan-Inter, una spettatrice si allontana apparentemente senza fretta dallo stadio Meazza. Pochi istanti dopo, una raffica di potentissime esplosioni scuote l’impianto, provocando una carneficina. Come mai la donna è uscita proprio in quel momento? E per andare dove? È parte attiva o a sua volta vittima dell’attentato? In una città scossa e spettrale, a queste domande cercheranno di trovare risposta il marito, l’ex fidanzato e una blogger d’assalto. Impresa non facile, in una vicenda dove niente è come sembra e neppure i terroristi sono quelli che tutti si aspettano.

 Laura Basilico è nata a Milano nel 1967. Nel 2008 pubblica per Robin Edizioni il suo primo romanzo “Come un tuono in cerca di pioggia”. Nel 2013 pubblica per Demian Edizioni “Sotto assedio”, un thriller sotto mentite spoglie incentrato sulle difficoltà professionali e familiari di una giovane madre affetta da una grave forma di depressione post parto. Nel 2016 esce per Edizioni Helicon “Donne che conosco”, una raccolta di racconti al femminile che di rosa hanno pochissimo, vincitrice del Premio “Città di Como” 2016 e seconda classificata al Premio “Lago Gerundo” 2016. “Per il tempo che resta” (Il Seme Bianco, 2019) è il suo ultimo romanzo. 

'Non c’ero mai stato', il nuovo libro di Vladimiro Bottone


MILANO - Lo scrittore napoletano Vladimiro Bottone presenta “Non c’ero mai stato”, la storia dell’incontro tra Ernesto Aloja, un editor in pensione che ha vissuto una vita a metà dedicandosi alle ambizioni degli altri, e Lena Di Nardo, una ragazza che di vite ne ha vissute tante, e ha un disperato bisogno di raccontarle. Da questo incontro nasce un rapporto tormentato e a tratti ossessivo, nel quale entrambi proveranno a mettersi a nudo, consapevoli di essere giunti a un momento cruciale della loro esistenza. Un’opera intensa e profonda per un autore già molto apprezzato per i suoi romanzi storici pubblicati dalle case editrici Rizzoli e Neri Pozza.

Non c’ero mai stato di Vladimiro Bottone è uno di quei romanzi che attira il lettore nella sua rete fin dalle prime pagine, lo ingabbia in una trama che non offre scampo, e lo lascia infine orfano di una vicenda che lo ha turbato nel profondo. Nell’affascinante cornice di una Napoli disturbante e inquieta, in cui le fiere sono pronte ad azzannare alla gola, si consumano le drammatiche storie di un uomo che si è ormai abituato alla piattezza e schematicità della propria vita, e di una giovane donna che spinge sempre un po' più in là i propri limiti, incurante delle conseguenze. Due anime tanto diverse quanto disperatamente vicine, l’uno lo specchio deformato dell’altra. Ernesto Aloja, editor di cinquantotto anni vissuti senza slanci, vede in Lena Di Nardo ciò che lui non ha mai avuto il coraggio di essere; la giovane donna, un’aspirante scrittrice dall’indole indisciplinata e selvaggia, vede in Ernesto un argine ai suoi tormenti, una via di fuga dai suoi demoni. E per questo motivo chiede all’uomo un aiuto per migliorare il suo manoscritto, disordinato quanto lei. E alla fine l’editing del romanzo di Lena diventa un pretesto per operare un editing delle emozioni di Ernesto; nel rapporto nato come il classico scambio tra maestro e allieva si crea quindi un cortocircuito che li fa diventare a seconda dei casi vittima e carnefice, padre e figlia, Pigmalione e Galatea. Un rapporto all’inizio impari che poi si livella lentamente in un apprendistato reciproco, che li coglie di sorpresa in un momento di forte smarrimento. Non c’ero mai stato è infatti una storia di dolorose rimozioni tornate a galla; è il racconto di vita di due personaggi abili a occultare, a nascondersi tra le pieghe della memoria. Ma il passato torna sempre a tormentare le notti insonni, con il suo carico di dolore, di frustrazioni e di sensi di colpa. Ed è così che la “Macchia” di Ernesto si allarga fino a fagocitare tutto intorno a lui, compresa Lena. E lei a sua volta risveglia i fantasmi di Ernesto con il suo manoscritto, fino a quel momento tenuti a bada con antidepressivi e un sistematico distacco dai sentimenti. E l’acquisto impulsivo di un bloc-notes da parte di Ernesto sembra essere solo l’ennesimo segno che l’inferno va finalmente visitato, con la consapevolezza di poterne uscire solo dopo aver espiato le sue colpe e le sue mancanze. Un’espiazione che passa attraverso la scrittura, quella intima e che spacca le ossa e il cuore, quella che Lena ha utilizzato per lasciare indizi sul suo trauma mai superato. Vladimiro Bottone ci consegna due personaggi profondamente umani perché imperfetti e smarriti, perché immersi nella paura che prova ogni essere umano, quella di non essere abbastanza, di essere sbagliato. E il lettore stesso è lasciato a riflettere sulle sue mancanze, sulle sue zone grigie, sul non detto e il non fatto, nella stessa vana speranza di Ernesto di poter ottenere il perdono, prima o poi. 

TRAMA. Ernesto Aloja è un ex editor: ha passato l’intera vita professionale a correggere i romanzi degli altri, dopo aver rinunciato a scriverne in proprio. Da poco è tornato a Napoli, il luogo dei suoi traumi giovanili. Ernesto ne censura il ricordo con gli psicofarmaci e frequentando, stancamente, due amanti che non gli procureranno mai fastidi. Questa routine è spezzata dall’arrivo di un dattiloscritto. Si tratta di un romanzo chiaramente autobiografico, il racconto di esperienze disordinate e promiscue. D’istinto Ernesto si sbarazzerebbe di un testo che ha la capacità di turbarlo profondamente. Non può evitare, però, di incontrarne l’autrice. Lena Di Nardo è una trentenne magnetica e disturbante. Una giovane donna che vive nell’hinterland napoletano, dove condivide l’esistenza precaria e senza prospettive della propria generazione. Ernesto, che ha sempre seguito la nascita di romanzi, stavolta ha l’impulso di far sbocciare una romanziera. Hanno così inizio i loro incontri settimanali, nella casa panoramica dove l’editor abita solo. Quello di Ernesto e Lena si rivelerà, da subito, come un apprendistato reciproco: di Lena alle tecniche della scrittura, di Ernesto a un mondo per lui inedito. Sia con le proprie pagine, sia facendosi accompagnare nelle sue scorribande notturne, Lena conduce l’editor in un mondo per lui estraneo. Un mondo dove la fa da padrona la sessualità usa-e-getta dei coetanei di Lena, consumata durante notti in discoteca a base di alcol, sostanze e indifferenza per il senso del limite che ha improntato tutta la vita di Aloja. La destabilizzazione psicologica dell’editor, poi, è accentuata da strani episodi di cui la sua allieva è vittima. Alcuni pedinamenti; lo speronamento notturno dell’auto di Lena; un diverbio di lei con una misteriosa ragazza nel parcheggio della discoteca; alcune aggressioni verbali sul suo profilo Facebook. Il tutto mentre le notti di Aloja iniziano a venire disturbate da uno stillicidio di telefonate anonime. Troppo tardi Ernesto ha la sensazione di essersi avventurato in territori dove non era mai stato. Territori che riguardano il passato di Lena, ma anche quello personale dell’editor.

Al fondo di questa discesa agli Inferi, una doppia rivelazione, spietata come ogni verità rimossa. Ernesto Aloja non potrà che scriverne, finalmente in prima persona.

Vladimiro Bottone (Napoli, 1957) vive e lavora a Torino. Ha pubblicato i romanzi “L’ospite della vita” (BEAT, 1999), selezionato al Premio Strega 2000, “Rebis” (Avagliano Editore, 2002), giunto alla seconda edizione, “Mozart in viaggio per Napoli” (Avagliano Editore, 2003), “Gli immortali” (Neri Pozza, 2008) e la collezione di racconti “La principessa di Atlantide” (Avagliano Editore, 2006). Gli ultimi suoi libri, che formano un dittico storico, sono “Vicaria” (Rizzoli 2015, poi BEAT 2017) e “Il giardino degli inglesi” (Neri Pozza, 2017). Il suo ultimo romanzo è “Non c’ero mai stato” (Neri Pozza, 2020). Collabora a L'Indice dei libri del mese e al Corriere della Sera. Dal 2015 ad oggi pubblica, ogni domenica, un racconto sul Corriere del Mezzogiorno.

''Poesie'', la nuova raccolta dello scrittore Andrea Lutri


Lo scrittore e avvocato romano Andrea Lutri presenta “Poesie”, una raccolta in versi in cui si dipinge con pennellate dai colori accesi e vibranti un intimo ritratto della natura umana. L’autore guarda all’amore con eguale dose di disincanto ed esaltazione, e non dimentica di osservare la caducità dell’esistenza e di celebrare, seppur con malinconia, il tramonto e la notte della vita umana. Una raccolta poetica semplice e diretta, così come lo è il titolo dell’opera.

Poesie di Andrea Lutri è una raccolta in versi che parla d’amore e di perdita, di vita e di morte, e di tutto ciò che c’è nel mezzo. A volte l’autore si mostra creatura indifesa di fronte all’amore romantico, per poi trasformarsi in un acuto osservatore della sua fine, che analizza con logica e pragmatismo. Lutri narra di amori incandescenti, e alla donna amata dice: “tu non sei il paradiso, sei l’inferno che brucia di passione”; in altri versi espone invece la lucida consapevolezza della non eternità del rapporto amoroso, della pericolosità di un gioco serio dove “il croupier è un baro”. Il tema dell’amore apre la raccolta e mostra la parte in luce di un’opera che non ha timore di svelare anche il lato oscuro dell’esistenza, quello fatto di sofferenza, di vecchiaia e di morte. E se in apertura c’è la vita, la giovinezza e la passione, scorrendo le pagine si scoprono odi alla notte e alla morte, e riflessioni sulla difficoltà del vivere, sugli affanni di un uomo che non riposa mai: “siamo nati per faticare di giorno e pensare di notte. Le menti illuminate si destano sveglie”. Una dissezione dei sentimenti è Poesie, i cui versi sono radicati profondamente nella realtà e nel vivere quotidiano: versi che a volte sono impalpabili e sfuggenti, mentre in altre occasioni sono racconti vividi e concreti; liriche commoventi e introspettive si alternano a poesie in romanesco, dirette e viscerali. Andrea Lutri narra con delicatezza della dignità e insieme della paura con le quali si osserva lo scorrere degli anni sotto i nostri occhi, impreparati alla fine che inevitabilmente arriva per tutti, sempre stupiti di fronte all’incombenza della notte: “troppe volte ho lasciato che il tempo corresse via portando con sé brandelli della mia vita”. La dolcezza della gioventù e la spietatezza della vecchiaia, due fasi fondamentali della vita umana che l’autore sembra paragonare alla guerra, con il suo carico di coraggio e di perdite, di resilienza e di sconfitte, in cui a volte non si riesce a distinguere i vincitori dai vinti. 

TRAMA. Una raccolta di poesie che hanno come filo conduttore tutte le fasi della vita dell’uomo; i versi di Andrea Lutri ne scandagliano ogni momento: la nascita, la crescita, l’amore, la sofferenza e, infine, la morte.

Andrea Lutri è nato a Roma nel 1975. È un avvocato, Presidente dell’Associazione APL (Avvocati Per il Lavoro) e coordinatore editoriale della rivista telematica «Giustizia del Lavoro a Roma e nel Lazio». È coautore del libro “Il Jobs act. Tutte le novità del Governo Renzi in materia di lavoro” (La Tribuna, 2015). Nel 2019 pubblica per la casa editrice Controluna l’opera “Poesie

Riapertura termini richieste contributi per libri di testo della scuola secondaria

MATERA - Con Determina di Giunta Regionale n. 101 del 14.02.2020 è stata disposta la riapertura dei termini per la presentazione delle richieste di rimborso relative ai “Buoni Libro” per l’anno scolastico 2019/2020. Dal 21 febbraio 2020, esclusivamente per quanti non hanno già presentato nella prima scadenza le richieste di rimborso, è possibile inoltrare la richiesta tramite la piattaforma dedicata fino a giovedì 12 marzo 2020 alle ore 14.00.

Le domande potranno essere inoltrate solo per la “tipologia A” (rimborso libri) e non per la B.

Rispetto ai contenuti e alle modalità di presentazione e allegazione dei documenti varranno le medesime indicazioni contenute nell’Avviso del Comune e consultabili al link:

http://www.comune.mt.it/avvisi/item/4187-fornitura-gratuita-e-semigratuita-di-libri-di-testo-e-dotazioni-tecnologiche

La piattaforma sarà nuovamente disponibile dal sito del Comune di Matera con la riattivazione del pulsante "Buoni Libro" già utilizzato nella precedente tornata.

lunedì 24 febbraio 2020

Luigi Pucci presenta il romanzo ''(15)''

MILANO - Lo scrittore romano Luigi Pucci presenta “(15)”, un romanzo breve denso di significato, che in poco più di cento pagine racconta del viaggio fisico e spirituale di David, un uomo come tanti che scopre di essere speciale, e di avere un compito importante da portare a termine. Un personaggio intenso, un essere umano giunto a un bivio cruciale della sua esistenza: dovrà coraggiosamente decidere se fare la differenza e accogliere il cambiamento, non solo per sé stesso ma per il mondo intero, o continuare a perseverare nell’egoismo e nell’incoscienza.

(15) di Luigi Pucci è un’opera che parte in sordina, come la storia del suo protagonista David, e che lentamente svela il suo potenziale, il suo nucleo composto di luce, di positività e di speranza. David Tenaglia è un biologo che vive un’esistenza mediocre, finché una serie di strani eventi non lo portano a uno sconvolgimento totale della sua vita. Dopo l’incontro con Kristina, una donna enigmatica e seducente, si innesca un cortocircuito nella sua mente e nella sua quotidianità tale da costringerlo a cambiare direzione, e a scegliere il percorso più difficile ma anche il più virtuoso: “cosa si rischia a prendere in mano lo scettro della vita?”. In un alternarsi di viaggi rocamboleschi nei quali è all’inizio all’oscuro di ciò che gli sta accadendo - da Berlino a Bangkok, dal Cairo all’Himalaya – e nell’incontro con bizzarri personaggi come Cassius, Dimitri e Baniti, David comincia a comprendere il suo destino e quello del mondo che generosamente lo ospita. Prende coscienza del proprio valore e dell’importanza di ogni gesto, anche di quello più insignificante; accetta che tutto è collegato, che si è parte della stessa energia universale che ci plasma e ci trasforma. Accoglie il cambiamento, dopo aver conosciuto la paura e la negazione, dopo essere stato testimone passivo di eventi inspiegabili, di attività occulte e di scambi di persona, fino al momento di massima tensione del romanzo in cui si assiste al suo risveglio spirituale, alla sua seconda nascita. David abbandona la razionalità dello scienziato e si affida all’istinto e alla sua natura più profonda; esce infine dal torpore della coscienza, ottenebrata dal marciume della società odierna, che gli impediva di vedere la verità. (15) è un romanzo che fa della spiritualità e del simbolismo i suoi punti di forza, a partire dal titolo: il numero 15 in alchimia significa rinascita a nuova vita, e quindici sono i giorni che servono al nostro satellite per passare dalla fase di novilunio a quella di plenilunio. E le parentesi in cui è racchiuso il numero 15 sono la rappresentazione grafica della circolarità, dell’eterno ritorno della vita, che non finisce con la nostra morte perché le nostre azioni riecheggiano nell’infinita energia del cosmo.

TRAMA: È un periodo buio, stanco e spento e la luce del sole fatica a scorgersi da lontano. David lo sa da tempo ma, al pari di tanti altri come lui, non ha il coraggio di agire, di mettersi in gioco. Una notte lunga, eterna, che non passa mai, avvolge il protagonista del racconto in un susseguirsi di indecisioni e ripensamenti, sul passato e sul futuro della sua mediocre esistenza, fatta di lavoro e di una quasi inesistente vita sociale. Solo una donna, Kristina, riesce a destare la sua attenzione. Solo lei, con il suo portamento elegante e raffinato, degno di una nobiltà di altri tempi, gli fa conoscere il vero amore e, insieme al distinto padre, gli mostra un percorso nuovo, di rinascita spirituale. Una serie di viaggi disperati e di strani accadimenti, accompagnati da personaggi davvero singolari, portano David di fronte a un bivio. Qualcosa di estremamente più grande di lui, una setta di Illuminati, gli rivela con ferma convinzione che il suo destino sta per prendere una piega davvero inaspettata.

Luigi Pucci (Roma, 1980) è laureato in Economia e Diritto. All'età di 37 anni, dopo aver conosciuto tanti personaggi ed aver ascoltato i loro sogni e le loro avventure, decide di mettere nero su bianco la sua personale visione del mondo, portandolo alla stesura di “(15)”, pubblicato poi da Aletti Editore. Non ha ancora ben chiaro che lavoro farà “da grande”, ma una cosa la sa con certezza: non intende assolutamente smettere di raccontare storie.

Libri: 'Scrivo creativo. Diventa uno scrittore con il metodo PMQ' di Jacopo Lupi


MILANO - Lo scrittore, editore e book coach Jacopo Lupi presenta “Scrivo creativo. Diventa uno scrittore con il metodo PMQ”, un manuale sulla scrittura creativa e un prontuario di auto aiuto per chi non trova la sicurezza necessaria per esprimere il proprio talento. L’autore presenta l’efficacia del metodo PMQ – acronimo di Pratico, Mappe mentali e Quantico - e crea un percorso con consigli ed esercizi pratici atti a comprendere i segreti e le tecniche per diventare uno scrittore competente e sicuro di sé stesso.

Scrivo creativo. Diventa uno scrittore con il metodo PMQ illustra il percorso completo ideato da Jacopo Lupi che forma gli scrittori, ne aumenta la creatività e li rende autori consapevoli. Partendo dal suo progetto “Scrivo Creativo”, frutto di anni di studio, di pratica e di riflessione, l’autore ha deciso di condensare le sue conoscenze in un manuale che non solo rivela i segreti e le tecniche per una buona scrittura, ma propone anche molti esercizi in grado di portare l’aspirante autore a fare il salto di qualità verso la professione di scrittore. Suddiviso in tre macro argomenti, che sono poi le sezioni di cui si compone il metodo PMQ (Pratico, Mappe Mentali e Quantico), il testo si propone non solo di dare una base solida e tecnica agli scrittori ma anche di aiutarli ad esercitare la memoria e le sue connessioni e soprattutto a sfruttare il potere del cervello, per sprigionare la creatività sopita o, ancor peggio, inibita dal proprio severo giudice interiore. Nella prima parte del libro si trova il percorso che aiuterà l’aspirante autore a prepararsi alla scrittura: trovare l’ispirazione, il tema, pianificare e progettare il lavoro, e individuare la strategia giusta. Nella seconda parte si entra nel vivo della trama, nella creazione giusta dello spazio-tempo, e si approfondiscono i personaggi, per crearne di memorabili, quelli di cui gli editori si innamoreranno e che i lettori si ricorderanno per sempre. Il manuale è un viaggio da compiere passo dopo passo per diventare autori più consapevoli, effettuato anche grazie all’esempio di grandi scrittori che hanno regalato ai lettori storie e personaggi indimenticabili. E proprio a questi personaggi Lupi dedica molto spazio, e ne analizza i punti di forza e le peculiarità. Dopo una prima fase di emulazione l’autore spinge poi a costruirsi il proprio percorso personale, a valorizzare il proprio stile, a lavorare sulle proprie qualità. Dietro ogni piccolo o grande scrittore c’è tanta pratica, ore e ore di dedizione e sudore, e questo manuale cerca di essere una guida utile a seguire un metodo rigoroso che possa portare alla realizzazione del proprio sogno. Come affermò Thomas Mann: “Lo scrittore è un uomo che più di chiunque altro ha difficoltà a scrivere”, ed è proprio per questo che l’autore ha deciso di mettere a disposizione la sua esperienza decennale e le sue conoscenze per tutti coloro che desiderano migliorare la propria scrittura, affinché si possano superare le difficoltà e godere del proprio viaggio nella libertà creativa.

TRAMA. Dopo aver scritto più di dieci anni fa di getto il suo primo romanzo, Jacopo Lupi si scontra con il mondo editoriale, con la mancanza di una tecnica narrativa, di notizie per cercare un editore che lo aiutasse e di una strategia per far conoscere il proprio libro. E si rende conto che è la difficoltà di tutti gli emergenti. Enorme distanza tra scrittori ed editori, corsi di scrittura che non entrano mai nel pratico per trasformare e migliorare davvero la propria scrittura e le enormi difficoltà nel cercare un appiglio per pubblicare. Nasce così “Scrivo Creativo. Diventa uno Scrittore con il Metodo PMQ: Il Metodo Completo che Forma gli Scrittori, ne Aumenta la Creatività e li Rende Autori Consapevoli”. Questo libro è il frutto di dieci anni di formazione e studio per creare il Metodo per fare esplodere la propria creatività, per migliorare davvero la propria scrittura e aiutare in maniera pratica gli autori. Rendendoli così consapevoli dei loro mezzi, dei passi da fare nel mondo editoriale e diventare Scrittori Creativi Professionisti.

 Jacopo Lupi è scrittore, editore e Book Coach. Fino ad ora ha già aiutato centinaia di autori emergenti a scrivere, pubblicare e promuovere libri. Nel campo editoriale da più di dieci anni, ha iniziato come scrittore emergente, ma dopo le tante porte in faccia ha deciso di studiare e sporcarsi le mani nel mondo editoriale con il solo obiettivo di aiutare e rendere la vita più facile ai giovani scrittori, attraverso corsi di scrittura e di book-marketing, consigli sui Social e soprattutto facendo nascere il Gruppo Editoriale YndY, con case editrici cucite addosso a ogni aspirante scrittore. Apre una libreria indipendente, la Punto e a Capo, dove ospita settimanalmente emergenti; crea inoltre due festival per giovani scrittori: Il Festival delle NarrAzioni e GiallOvidio, e cura direttamente il progetto di Formazione editoriale ScrivoCreativo. È autore di manuali sulla scrittura creativa, tra i quali “Scrivo creativo. Diventa uno scrittore con il metodo PMQ” (Bookness, 2019). Il suo esordio nella narrativa è stato il romanzo “Io Non Amo” (LupiEditore, 2016), tradotto anche per il mercato americano. 

Libri: Marina Balbo presenta “Cibo amico, cibo nemico. Un interminabile conflitto. EMDR: la soluzione possibile”

MILANO - Marina Balbo presenta “Cibo amico, cibo nemico. Un interminabile conflitto. EMDR: la soluzione possibile”, in cui tratta, grazie alla sua pluridecennale esperienza medica nel campo dei disturbi dell’alimentazione, tutti quegli aspetti riguardanti il mondo dell’alimentazione e lo fa in modo chiaro e completo, riuscendo a rispondere a tutti quei “perché” che riguardano lo sviluppo delle diverse patologie e a quei “come” questi fattori possono essere identificati, gestiti e curati.

Il libro di Marina Balbo, Cibo amico, cibo nemico. Un interminabile conflitto. EMDR: la soluzione possibile, edito da Mimesis, è il frutto del lavoro che l’autrice compie da più di vent’anni, un impegno costante per lo studio e la lotta ai disturbi alimentari. Con questo volume, Marina Balbo vuole raggiungere un pubblico vasto, al fine di mettere a disposizione di tutti la sua esperienza e per far comprendere i rischi di una scorretta alimentazione. Non si tratta però di un libro che parla di diete, ma è qualcosa di più importante, poiché l’autrice indaga innanzitutto le cause della disfunzione alimentare e fornisce uno strumento di autoaiuto per tutti coloro che soffrono di disturbi alimentari. La sua lunga esperienza ha permesso la definizione di un trattamento, l’EMDR, ovvero Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari, particolarmente indicato per curare soggetti con disturbi alimentari causati da traumi. Il trattamento proposto da Marina Balbo ha ricevuto il riconoscimento dell’ambito scientifico e si prefigura come lo strumento migliore per la cura di questi disturbi, ma prima di approdare al trattamento, l’autrice compie un vero e proprio excursus storico sui disturbi alimentari e su come essi siano cambiati nel tempo, divenendo sempre più complessi e gravi. In una società in cui domina il modello perfetto di fisicità, in cui la donna, in particolar modo, è il soggetto più bombardato da immagini di bellezza, si è riscontrato un aumento di questi disturbi, causati da scarsa autostima, ma anche da stress e fattori traumatici. Marina Balbo, con questo libro, ha saputo spiegarci, grazie ad uno stile chiaro e accessibile anche ai non addetti ai lavori, tutti gli aspetti, positivi e negativi, riguardanti il mondo dell’alimentazione e lo fa in modo semplice ed esaustivo.

Inoltre, l’autrice riporta esempi concreti, le diagnosi, i disturbi e le ricerche più importanti sull’argomento, con un vero e proprio focus sulla realtà psicologica delle persone che presentavano tali problematiche. L’ultima parte del libro è, invece, rivolta ai terapeuti. Marina Balbo propone una guida pratica per gli specialisti della materia, in modo da inserire questo trattamento nelle loro pratiche cliniche. Il libro è anticipato da una prefazione di Isabel Fernandez, in cui scrive: «il trattamento con EMDR è stato riconosciuto in tutto il mondo come una psicoterapia evidence-based per il disturbo postraumatico da stress sulla base di oltre 44 studi controllati e randomizzati. Una delle caratteristiche più importanti di questo libro è la descrizione dell’approccio EMDR e di come possa essere adattato alle disfunzioni in campo alimentare, dato che lo stress relazionale e la traumatizzazione sono dei riconosciuti fattori di rischio per i disturbi alimentari». Questo volume, dunque, si prefigura come uno strumento efficace sia per i pazienti che per i terapeuti e gli specialisti dell’alimentazione.

TRAMA. Un difficile rapporto con il cibo è presente non solo tra gli adolescenti ma anche negli adulti. Spesso è il sintomo di un dolore profondo che nasce da problematiche di controllo, bassa autostima, colpa e vergogna, che possono provenire da eventi critici o traumatici vissuti nel corso della vita o in giovane età. Questo libro ha l’obiettivo di aiutare il lettore a comprendere il difficile rapporto con il cibo e le cause sottostanti ai sintomi che lo mantengono. L’autrice propone il testo come un kit di attrezzi di base con gli elementi essenziali per aumentare la conoscenza, la consapevolezza, la motivazione nonché il percorso migliore per trovare una soluzione definitiva con la psicoterapia EMDR. L’EMDR (desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari) è un trattamento psicoterapeutico validato da più ricerche. Particolarmente indicato nella cura dei traumi, l’EMDR è un approccio complesso e globale non solo per rielaborare i traumi del passato ma anche per potenziare le risorse individuali e l’autostima efficaci per risolvere i sintomi, spesso cronici, dei disturbi alimentari.

Marina Balbo è direttore del Centro di psicoterapia EMDR di Asti, in cui svolge l’attività di psicoterapeuta. Nell’ambito dell’Associazione Italiana per l’EMDR è socio fondatore, vicepresidente del Consiglio Direttivo Nazionale, supervisore e co-trainer. E’ co-autore di numerose ricerche scientifiche, docente e supervisore AIAMC. Con McGraw-Hill ha pubblicato EMDR: uno strumento di dialogo tra le psicoterapie, con Giunti EMDR e Disturbi dell’Alimentazione. Tra passato, presente e futuro.

giovedì 20 febbraio 2020

Potenza: il ministro Provenzano presenta "Civiltà Appennino" di Nigro e Lupo

POTENZA - «L’Appennino è il luogo di riconquista di una lunga e radicata tradizione letteraria, artistica, identitaria che vuole essere aperta all’innovazione. Già nel nome, un lettore attento al futuro e sensibile al passato potrebbe scorgere la prefigurazione di questo doppio passo».

Sono alcune righe che presentano la saggina “Civiltà Appennino”, uscita per Donzelli Editore lo scorso 31 gennaio, realizzati dagli scrittori lucani Giuseppe Lupo e Raffaele Nigro.

Un libro in cui Nigro e Lupo raccontano un’Italia in verticale, di cui l’Appennino è la spina dorsale che attraversa territori molto diversi tra loro, dalla Calabria silana ai monti lucani, dall’Abruzzo del Gran Sasso ai percorsi delle Marche interne, fino ai monti tosco-emiliani e a quelli liguri, che lo proiettano verso l’incontro con le Alpi. Eppure, nella loro diversità, sono luoghi accomunati da una profonda identità.

Sono proprio i tratti fondativi della «civiltà Appennino» quelli che gli scrittori ci rivelano in questo libro, mettendo in rapporto suggestioni e nozioni provenienti dalla letteratura, dalla storia, dall’antropologia, dall’arte. Da questo insieme di elementi emerge un paese interpretato non più secondo la tradizionale prospettiva orizzontale – Nord, Centro, Sud – ma in chiave verticale, cioè secondo la sua struttura fisica, che favorisce una lettura altimetrica della società del passato, del presente e del futuro. Una linea che fa da trait d’union tra il Mediterraneo e l’Europa, senza dimenticare le componenti socioculturali di Oriente e Occidente. Guardare l’Italia in verticale consente di rileggere la storia del nostro paese facendo perno su tre direttrici: da un lato la linea adriatica, dall’altro la linea tirrenica e, al centro tra le due, la dorsale appenninica, intesa come zona regolatrice e di confluenza. Il racconto di questa traiettoria mediana, la verifica degli aspetti assimilabili, l’indagine di una tradizione che appartiene all’Italia collinare e montana permettono di
lanciare una sfida rivolta al futuro, che ha nella sua agenda non soltanto lo scopo di «riconoscersi», ma anche quello di prefigurare nell’Appennino un progetto politico, economico e imprenditoriale in
grado di riqualificare un’area geografica ritenuta marginale e farne un laboratorio utopico di nuove esperienze.

“Questo volume realizzato in collaborazione con la Fondazione Appennino – spiega il direttore della Fondazione, Piero Lacorazza, autore della presentazione con Gianni Lacorazza - inaugura una serie di attività che con Donzelli sono in programma e che guardano ad un futuro delle aree interne ed al loro possibile futuro che, proprio ispirandosi alle idee della Civiltà delle Macchine di Leonardo Sinisgalli, possono immaginare solo nella capacita di coniugare innovazione e identità”.

Il volume sarà presentato per la prima volta da Raffaele Nigro e Giuseppe Lupo venerdì 21 febbraio 2020, alle ore 15,30 al Museo Provinciale in Via Ciccotti a Potenza.

Dopo i saluti del Presidente della Provincia di Potenza Rocco Guarino sono previsti gli interventi dell’editore Carmine Donzelli e del direttore della Fondazione Appennino Piero Lacorazza. Conclude il Ministro per il Sud e la Coesione Territoriale Giuseppe Provenzano.

martedì 18 febbraio 2020

Libri: venerdì 21 febbraio 2020 Benedetta Tobagi a Matera


MATERA - Venerdì 21 febbraio, in un’aula dell’Università degli Studi della Basilicata, la scrittrice Benedetta Tobagi incontrerà gli studenti universitari e del Liceo Classico “E. Duni” per presentare il suo ultimo libro “Piazza Fontana. Il processo impossibile”. Il racconto rigoroso e appassionante del grande processo sulla strage di piazza Fontana: una riflessione esemplare sui rapporti tra giustizia e politica.

Dialogheranno con l’autrice la studentessa Maria Elena Grande e il docente Saverio Ciccimarra.

L’incontro, organizzato dall’associazione Amabili Confini e dalla libreria Di Giulio in collaborazione con l’associazione Dicemus, avrà inizio alle ore 11 e sarà aperto al pubblico.

Ingresso gratuito.

BIOGRAFIA

Benedetta Tobagi è una giornalista e scrittrice italiana nata a Milano nel 1977. Dopo essersi laureata in Filosofia, ha lavorato alcuni anni nell’ambito della produzione audiovisiva e in campo editoriale, dedicandosi nel frattempo a studi storici. Figlia del giornalista Walter Tobagi, nel 2009 ha pubblicato Come mi batte forte il tuo cuore, in cui alterna la ricostruzione della figura paterna e lucide analisi storiche sulle vicende di quegli anni. Il libro ha vinto numerosi premi, tra cui il Premio Estense, il Premio Sciascia e il Premio Capalbio. Lavora come operatrice culturale, collabora con la Repubblica e per la sua attività giornalistica ha vinto nel 2011 il Premiolino. Già conduttrice di Pagina3, programma radiofonico di approfondimento delle pagine culturali in onda su Radio3, dal 2011 al 2013 ha condotto insieme a Filippo Solibello la versione mattutina di Caterpillar su Radio2. Dal 2012 al 2015 è stata membro del consiglio di amministrazione della RAI. Segue le attività di associazioni e centri di documentazione dedicati ai terrorismi e alle mafie. È stata promotrice del progetto della Casa della memoria sul terrorismo e le stragi a Milano.

Nel 2013 ha pubblicato Una stella incoronata di buio. Storia di una strage impunita (Einaudi), che ha vinto il premio Lo Straniero e il premio Pozzale Luigi Russo e nel 2016 La scuola salvata dai bambini. Viaggio nelle classi senza confini (Rizzoli). Nel 2019 esce per Einaudi Piazza Fontana. Il processo impossibile.

SINOSSI - In un racconto serrato e documentatissimo, Benedetta Tobagi indaga la strage di piazza Fontana (12 dicembre 1969) a partire dal primo processo sull’attentato, un processo-labirinto celebrato tra Milano, Roma e infine Catanzaro nell’arco di quasi vent’anni. Prima di essere affossato da assoluzioni generalizzate, esso porta alla luce una sconcertante trama di depistaggi e accerta le pesanti responsabilità dei terroristi neri e di alcuni ufficiali dei servizi segreti fino a trasformarsi in un processo simbolico allo Stato: una ricostruzione che si arricchisce e trova sostanziali conferme nei decenni successivi. Piazza Fontana sottopone il sistema della giustizia a una torsione estrema; è un incubo, ma insieme un risveglio. Se da un lato la tragedia dell’impunità alimenta un profondo sentimento di sfiducia, dall’altro comporta una dolorosa presa di consapevolezza che contribuisce alla maturazione di una coscienza critica in ampi settori del mondo giudiziario e tra i cittadini.

Libri: Carlotta Amerio presenta 'Al limite del sogno'



La scrittrice torinese Carlotta Amerio presenta “Al limite del sogno”, il racconto della dolorosa spirale discendente di una ragazza tormentata da incubi terribili che la confondono e che prendono il posto della sua realtà. La protagonista Giulia dovrà affrontare il più terribile dei nemici: la parte oscura di sé stessa, quella seppellita in un luogo recondito dell’anima e lì dimenticata, finché il passato decide di scavare e far riemergere il rimosso. Una storia cruda e decadente da una giovane autrice che ha ricevuto una menzione speciale ai Premi Internazionali Mario Luzi e Salvatore Quasimodo.

Al limite del sogno di Carlotta Amerio è un romanzo psicologico che cattura e avvolge, che inquieta e stupisce. È la storia di Giulia, un personaggio a volte indecifrabile e misterioso come lo sono gli incubi troppo reali che tormentano le sue notti. Giovane studentessa universitaria, Giulia appare all’inizio come tutte le ragazze della sua età, allegra e piena di vita, finché il tono e l’atmosfera del romanzo cambiano, rivelando una storia complessa e oscura. Carlotta Amerio riesce abilmente a confondere il lettore stuzzicando allo stesso tempo la sua curiosità; con una scrittura scorrevole e vivida lo conduce per mano nei corridoi labirintici delle ossessioni umane, dei ricordi rimossi, delle catarsi violente. E il lettore non può che rimanere affascinato da una trama che scorre veloce e intrigante sotto i suoi occhi, senza mai risultare banale. È una storia cruda, che in certi momenti si perde nella zona liminare tra sogno e realtà, e nel mentre contrappone la spensieratezza di una giovane che sta vivendo il momento più bello della sua vita alla inquietante consapevolezza che si fa strada nei suoi sogni, che ormai sono solo incubi terribili. Ma quella spensieratezza è solo un’illusione, ed ecco che l’incubo si trasferisce anche nei momenti di veglia, quando la dipendenza dall’eroina fa precipitare Giulia nel baratro della non esistenza. Negli angoscianti confronti con il suo doppio demoniaco, con la parte di sé che vuole annientarla, che vuole farla naufragare in un mare nero e vischioso, la giovane protagonista ricorda un particolare della sua infanzia a lungo rimosso. Ed è a questo punto che il romanzo rivela la sua natura più profonda: nelle lotte contro la “sé stessa omicida”, nella confusione tra chi sia vittima e carnefice che la sta portando all’autodistruzione, Giulia ritrova il coraggio e la strada perduta da tempo, proprio quando era convinta di essersi smarrita per sempre. Al limite del sogno è la storia di una catarsi, dura ma necessaria; una vicenda tenebrosa che lascia però presagire una luce in fondo al tunnel.

TRAMA. Giulia, giovane studentessa di Storia dell’Arte, trascorre le sue giornate tra studio e momenti di svago con i suoi amici e con Davide, il suo ragazzo. D’improvviso, però, degli incubi tetri e grotteschi, che paiono sempre più reali, iniziano a tormentare le sue notti. Inizierà da ciò un percorso sempre più vorticoso che la porterà a sperimentare ogni genere di degradazione, vittima, insieme, delle proprie allucinazioni e del desiderio confuso e progressivamente più incoerente di sfuggire a esse attraverso la droga. Il racconto riesce ad avere la precisione spietata di un’analisi clinica e la sapienza narrativa derivata da una partecipazione umana al dramma narrato, testimonianza di una scrittura di razza e di una sensibilità rara.

Carlotta Amerio vive a Torino ma ha vissuto a lungo in diverse città della Germania. Nel corso della sua vita ha spesso lavorato con la parola scritta, utilizzandola sia come strumento professionale che come chiave di lettura del suo io interiore e di quello dei personaggi letterari e delle menti che li avevano creati. Ha lavorato come traduttrice, insegnante di lingue e consulente marketing. Ha da poco lasciato il suo ruolo di programming analyst presso una multinazionale del settore metalmeccanico per dedicarsi al travel planning e alla scrittura. Per il suo primo romanzo, “Al limite del sogno” (96 rue de-La-Fontaine Edizioni, 2019), ha svolto dettagliate ricerche sui mondi sommersi, quelli che nessuno vuole vedere e di cui molti negano persino l’esistenza, rivolgendo lo sguardo semplicemente altrove. 

domenica 16 febbraio 2020

Alla Camera la presentazione del libro “Mater Matera”

POTENZA - Vi sono libri che tracciano la storia dei popoli, ma che non si addentrano nell’intimità delle radici, “Mater Matera” è sensibilità e intimità. Un intenso viaggio narrante dello scrittore Andrea Di Consoli, che ci porta nelle profondità dell’anima di questo luogo. Il libro che sarà presentato alla Camera il 19 febbraio alle 11 e 30 alla presenza oltre che dell’autore, dell’ex parlamentare Cosimo Latronico e della psicologa di comunità Paola Di Persia. Con la regia di Latronico “che da sempre valorizza la Basilicata e traccia sentieri per farla scoprire si è riusciti a costruire una rete - spiegano i promotori dell’evento - con una partecipazione di giovani come Francesca Bruno esperta in marketing di comunicazione”.

Il libro di cosa parla? Un’intervista di Roberto Moliterni all’autore Di Consoli: “un viaggio nel passato contemporaneo, una nostalgia che risuona nell’anima degli abitanti che di questa bellezza conservano ancora il rumore del passato”. Si Di Consoli “è un hilmaniano - lascia respirare il segreto dei luoghi, il silenzio che ogni composizione elargisce, abitare l’anima dei luoghi attraverso l’incontro di voci che portano questa città - fra passato e voglia di futuro. Ed è sempre lui – spiegano gli organizzatori della presentazione - che unisce la voglia del cambiamento ad un attenzione particolare alla cultura, di non renderla smaniosa e affannosa da sguardi, ma reale e competitiva. Per questo abbiamo bisogno ancora da imparare e da scrivere, ma sicuramente siamo felici di poter iniziare una nuova avventura – concludono - che attraverserà la nostra regione in primavera per rendere piacevole un viaggio che si chiama ‘Mater Matera’ ”

mercoledì 12 febbraio 2020

Libri: Mario Petillo pubblica 'James Hook, il pirata che navigò in cielo'

MILANO - Lo scrittore salernitano Mario Petillo presenta “James Hook. Il pirata che navigò in cielo”, la storia del famigerato Capitan Uncino - il villain che non si può non amare - l’antieroe del romanzo di James M. Barrie “Peter Pan” la cui figura ha sempre affascinato i lettori più del suo svolazzante protagonista. L’autore racconta per la prima volta la vita del Capitano James Hook quando era ancora solo James M. Turner, e i perché del suo odio nei confronti del ragazzo che non voleva crescere.

Il romanzo d’esordio di Mario Petillo James Hook. Il pirata che navigò in cielo racconta una vicenda fantastica che poggia però su basi storiche ben documentate. L’autore prende spunto dal romanzo Peter Pan estrapolandone il “cattivo”, James Hook – ai più noto come Capitan Uncino – e ne racconta il passato, a partire dalla sua giovinezza fino ad approdare nel finale del libro allo scenario che noi tutti conosciamo, grazie anche al classico film Disney. E nel narrare la storia di James Hook l’autore ripercorre anche un’epoca, il Settecento, in cui stava nascendo la pirateria moderna, riportando fatti storici interessanti che contestualizzano la vicenda di Uncino, come il suo legame con il Capitano Edward Teach, passato alla leggenda con il nome di Barbanera.

Petillo offre una prospettiva diversa da cui osservare la bellicosa relazione tra James Hook e Peter Pan, per permetterci di avere più consapevolezza sui motivi che hanno portato un ragazzo pieno di passione per la vita e per la cultura a consumarsi nel gelido fuoco della vendetta. E proprio nell’incipit si comincia a capire che James Hook è molto più di quello che ci è stato raccontato nel romanzo di J. M. Barrie: nel suo accorato dialogo con l’amico Spugna il Capitano ci appare stanco e invecchiato ma anche profondamente umano, attraversato da un dolore tanto forte da bucare la pagina. Nell’immobilismo della nave Jolly Roger, arenata nell’atollo in mezzo al cielo, l’Isola che non C’è, si avverte forte il sentimento di frustrazione di un uomo che perso tutto: non solo la mano destra ma la sua giovinezza, i suoi sogni e, in ultimo, la sua aspirazione alla rivalsa. E da questo incipit l’autore fa un salto indietro e ritorna al passato di un ragazzo che poteva diventare ciò che voleva ma che ha avuto la sfortuna di incrociare il dispotico e ambiguo Peter Pan, che ha visto crollare le sue certezze ed è stato privato del suo futuro. James Hook. Il pirata che navigò in cielo è una storia di rinunce; è l’amaro racconto di un vinto che però non si è mai arreso. Per la prima volta si ripercorre la vita di Capitan Uncino quando era ancora James M. Turner, restituendoci un personaggio umanissimo e travagliato, e facendoci riflettere su come a volte è troppo semplice vedere il mondo in bianco o nero ignorandone le infinite e complesse sfumature.

TRAMA. Vi siete mai chiesti come Capitan Uncino è arrivato all'Isola che non C'è? Questa è la storia di James M. Turner, meglio noto come Capitan Hook, il leggendario pirata che da più di un secolo fa sognare i lettori. Si tratta però di un romanzo che cambia la prospettiva degli eventi, fornendoci dei dettagli importanti sulla vita del capitano della Jolly Roger. È davvero lui il "cattivo" oppure le sue azioni hanno motivazioni particolari? E chi è davvero Peter Pan, leader indiscusso di Neverland? Per scoprirlo non resta che ripercorrere le origini dell'unico uomo che ha saputo tenere testa a Barbanera, scoprendo che nel suo cuore hanno albergato sentimenti contrastanti, compromessi troppo presto dagli eventi di un'esistenza difficile. Tra l'Inghilterra di inizio Settecento, gli oceani e le sponde di un'isola incantata, il mito di James Hook, a distanza di tanti anni, è ancora in grado di riservare delle sorprese.

Mario Petillo è nato nel 1990 a Salerno e vive a Milano. Storyteller e sceneggiatore, ha lavorato per dieci anni come giornalista nel settore dei videogiochi, del cinema e del calcio. Ha scritto e diretto nel 2015 il cortometraggio “Le coppie hanno i baci contati” ed è stato finalista al Premio “Solinas” con la web serie 02.37 (2016). Lavora in un’agenzia di comunicazione e ricopre il ruolo di ufficio stampa e social media manager per diversi brand internazionali. “James Hook. Il pirata che navigò in cielo” (Scatole Parlanti, 2019) è il suo primo romanzo.

lunedì 3 febbraio 2020

Presentati alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma i “Racconti” di Sinisgalli ripubblicati da Mondadori

ROMA - La letteratura, come l’arte, ha la capacità di creare ponti e Leonardo Sinisgalli, genio del ‘900 che dell’unione fra discipline ha fatto la sua cifra distintiva, non poteva che essere degno alfiere di questo messaggio. La presentazione, del 31 gennaio a Roma, del volume dei suoi “Racconti” tornati in libreria dopo 40 anni, proprio nel giorno dell’anniversario della sua morte, avvenuta ai Parioli nel 1981, ha creato un ponte fra Istituzioni e Paesi di diverse geografie, grazie anche al contributo del Fondo etico della Bcc di Basilicata. Seconda di un percorso a tre tappe avviato con il “Furor Mathematicus” e che si concluderà con la raccolta della “Poesie”, l’iniziativa è stata il frutto della collaborazione tra la Fondazione Leonardo Sinisgalli di Montemurro, la Mondadori, storico editore delle opere sinisgalliane, e la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, “la grande biblioteca d’Italia”, che l’ha ospitata in una gremita sala, fra estimatori, studiosi ma anche lucani emigrati, venuti ad omaggiare un loro illustre corregionale.

A dare il benvenuto ai presenti, nell’incontro moderato dallo scrittore lucano Andrea Di Consoli, è stata la responsabile Archivi e Biblioteche Letterarie Contemporanee della BNC, Eleonora Cardinale, spiegando che la Biblioteca accoglie le opere grafiche di Leonardo Sinisgalli realizzate per le riviste “Civiltà delle Macchine” e “La botte e il violino”, donate dalla nipote di Sinisgalli, Carmela, ma anche una spazio dedicato al poeta ingegnere all’interno della mostra su Leonardo Da Vinci e il suo rapporto con gli scrittori del ‘900. Giampaolo D’Andrea, consigliere del Ministro dei Beni Culturali e Assessore alla cultura di Matera, nel suo saluto, ha sottolineato l’attenzione e l’impegno del Ministero nella tutela dell’attività di Sinisgalli, ricordando inoltre che Matera, nel suo anno da Capitale Europea della Cultura, ha ospitato la presentazione del secondo numero della nuova “Civiltà delle macchine”, la rivista fondata e diretta da Sinisgalli, riportata in vita grazie alla Fondazione Leonardo - Civiltà delle Macchine. La rilevanza culturale della ripubblicazione delle opere di Sinisgalli, anche in relazione alla grande risposta del pubblico attratto da questo autore così moderno, è stata invece evidenziata da Elisabetta Risari, editor di Mondadori; un motivo di grande orgoglio per la casa editrice milanese che ha rinsaldato il rapporto con uno dei suoi autori storici, decidendo di inserirne le opere all’interno della collana degli Oscar, perché possano restare nel tempo nel suo catalogo.

Gli studiosi sinisgalliani Clelia Martignoni e Luca Stefanelli dell’Università di Pavia, hanno poi approfondito le caratteristiche del volume dei “Racconti”, che mette insieme le raccolte Belliboschi (1948), Fiori pari, fiori dispari (1945) e Un disegno di Scipione e altri racconti (1975), evidenziando lo scivolamento dalla prosa alla poesia che li contraddistingue, in una serrata dialettica fra continuità e discontinuità, apollineo e dionisiaco, realismo e trasfigurazione onirica. Un conflitto – è stato evidenziato – che si origina dal sofferto distacco di Sinisgalli dalla sua terra natia, dai legami familiari, primariamente quello con la madre, che sono stati fonte di ispirazione della sua intera opera. “Prose di memoria e di invenzione”, riprendendo la definizione data dallo stesso Sinisgalli nell’avviso ai lettori, come ha spiegato il curatore del volume Silvio Ramat dell’Università di Pavia, che nella sua pregevole introduzione, ci guida nel percorso autobiografico e letterario dell’autore. Il racconto più celebre di Sinisgalli e più amato dai suoi conterranei, intitolato “I lucani”, che descrive l’indole di questo popolo, non esibizionista, amante del vivere nell’ombra ma “perseguitato dal demone dell’insoddisfazione”, è stato scelto per la lettura da parte dell’attore Joe Capalbo, anche lui originario della Basilicata.

Il fascino dell’opera sinisgalliana, apprezzato in tutto il mondo, ha attirato anche il poeta, saggista e traduttore romeno Dinu Flamand, che di Sinisgalli è diventato profondo studioso. Per l’occasione, Flamand ha declamato una sua poesia dedicata a Sinisgalli, ricca di analogie fra i rispettivi mondi e i giochi d’infanzia, consegnando poi al Presidente della Fondazione alcune lettere manoscritte di Vincenzo Sinisgalli destinate al fratello Leonardo, di proprietà dell’erede testamentaria Ana Maria Lutescu. A lei è stato rivolto il ringraziamento per aver reso possibile la ripubblicazione delle opere. Questo nuovo e speciale legame con la Romania è stato rafforzato anche dalla presenza dell’Ambasciatore romeno presso la Santa Sede, Petru Zapirtan, e della docente di letteratura italiana all’Università di Bucarest, Oana Mallin, che ha parlato del ponte fra i poeti matematici italiani e romeni, auspicando di poter leggere al più presto la traduzione in lingua rumena dell’opera di Sinisgalli.

giovedì 30 gennaio 2020

Luigi Pucci pubblica il romanzo '(15)'



Lo scrittore romano Luigi Pucci presenta “(15)”, un romanzo breve denso di significato, che in poco più di cento pagine racconta del viaggio fisico e spirituale di David, un uomo come tanti che scopre di essere speciale, e di avere un compito importante da portare a termine. Un personaggio intenso, un essere umano giunto a un bivio cruciale della sua esistenza: dovrà coraggiosamente decidere se fare la differenza e accogliere il cambiamento, non solo per sé stesso ma per il mondo intero, o continuare a perseverare nell’egoismo e nell’incoscienza.

(15) di Luigi Pucci è un’opera che parte in sordina, come la storia del suo protagonista David, e che lentamente svela il suo potenziale, il suo nucleo composto di luce, di positività e di speranza. David Tenaglia è un biologo che vive un’esistenza mediocre, finché una serie di strani eventi non lo portano a uno sconvolgimento totale della sua vita. Dopo l’incontro con Kristina, una donna enigmatica e seducente, si innesca un cortocircuito nella sua mente e nella sua quotidianità tale da costringerlo a cambiare direzione, e a scegliere il percorso più difficile ma anche il più virtuoso: “cosa si rischia a prendere in mano lo scettro della vita?”. In un alternarsi di viaggi rocamboleschi nei quali è all’inizio all’oscuro di ciò che gli sta accadendo - da Berlino a Bangkok, dal Cairo all’Himalaya – e nell’incontro con bizzarri personaggi come Cassius, Dimitri e Baniti, David comincia a comprendere il suo destino e quello del mondo che generosamente lo ospita. Prende coscienza del proprio valore e dell’importanza di ogni gesto, anche di quello più insignificante; accetta che tutto è collegato, che si è parte della stessa energia universale che ci plasma e ci trasforma. Accoglie il cambiamento, dopo aver conosciuto la paura e la negazione, dopo essere stato testimone passivo di eventi inspiegabili, di attività occulte e di scambi di persona, fino al momento di massima tensione del romanzo in cui si assiste al suo risveglio spirituale, alla sua seconda nascita. 

David abbandona la razionalità dello scienziato e si affida all’istinto e alla sua natura più profonda; esce infine dal torpore della coscienza, ottenebrata dal marciume della società odierna, che gli impediva di vedere la verità. (15) è un romanzo che fa della spiritualità e del simbolismo i suoi punti di forza, a partire dal titolo: il numero 15 in alchimia significa rinascita a nuova vita, e quindici sono i giorni che servono al nostro satellite per passare dalla fase di novilunio a quella di plenilunio. E le parentesi in cui è racchiuso il numero 15 sono la rappresentazione grafica della circolarità, dell’eterno ritorno della vita, che non finisce con la nostra morte perché le nostre azioni riecheggiano nell’infinita energia del cosmo.


TRAMA. È un periodo buio, stanco e spento e la luce del sole fatica a scorgersi da lontano. David lo sa da tempo ma, al pari di tanti altri come lui, non ha il coraggio di agire, di mettersi in gioco. Una notte lunga, eterna, che non passa mai, avvolge il protagonista del racconto in un susseguirsi di indecisioni e ripensamenti, sul passato e sul futuro della sua mediocre esistenza, fatta di lavoro e di una quasi inesistente vita sociale. Solo una donna, Kristina, riesce a destare la sua attenzione. Solo lei, con il suo portamento elegante e raffinato, degno di una nobiltà di altri tempi, gli fa conoscere il vero amore e, insieme al distinto padre, gli mostra un percorso nuovo, di rinascita spirituale. Una serie di viaggi disperati e di strani accadimenti, accompagnati da personaggi davvero singolari, portano David di fronte a un bivio. Qualcosa di estremamente più grande di lui, una setta di Illuminati, gli rivela con ferma convinzione che il suo destino sta per prendere una piega davvero inaspettata.

Luigi Pucci (Roma, 1980) è laureato in Economia e Diritto. All'età di 37 anni, dopo aver conosciuto tanti personaggi ed aver ascoltato i loro sogni e le loro avventure, decide di mettere nero su bianco la sua personale visione del mondo, portandolo alla stesura di “(15)”, pubblicato poi da Aletti Editore. Non ha ancora ben chiaro che lavoro farà “da grande”, ma una cosa la sa con certezza: non intende assolutamente smettere di raccontare storie.


Fausto Rampazzo pubblica il nuovo libro 'La coreografia del dubbio'




Lo scrittore romano Fausto Rampazzo presenta “La coreografia del dubbio”, un noir psicologico in cui si intrecciano le storie di quattro personaggi smarriti; alcuni sono destabilizzati da realtà che li opprimono, altri da situazioni molto più grandi di loro. In un’interessante mescolanza di fiction e di fatti realmente accaduti, l’autore ci porta in un’avventura che è prima di tutto un viaggio nell’interiorità dell’essere umano: nelle sue paure, nei suoi dubbi e nelle sue fragilità. E nel mentre racconta di una guerra dimenticata, quella in Cecenia, e di un grande giornalista italiano che si è sacrificato per il rispetto della verità e della dignità umana.

La coreografia del dubbio di Fausto Rampazzo è un intenso romanzo ambientato alla fine del secolo scorso, all’alba di quegli anni duemila attesi con ansia, con speranza. Attraverso un sapiente intreccio di storie collegate tra loro, l’autore racconta una vicenda che appartiene alla fiction ma che esplora anche la realtà di quegli anni, dalla cultura pop alla politica internazionale. E in particolare delinea la straordinaria figura del reporter free lance Antonio Russo, raccontandone gli ultimi, drammatici giorni di vita e riportando fedelmente alcune delle trascrizioni dei suoi reportage. Un giornalista senza paura, scomodo e testardo, che ha fatto dell’integrità professionale la sua bandiera e del mondo, soprattutto quello martoriato dalle guerre, la sua casa. Un uomo libero, un professionista dedito anima e corpo al suo lavoro. Il protagonista del romanzo, Michele Rizzo, è invece un uomo profondamente diverso dal reporter italiano: economista ambizioso e scaltro, è dipinto nella sua disperata scalata ai vertici della grande società multinazionale per cui lavora; la sua vita si intreccia con quella di Russo perché è incaricato dall’intelligence di riportare alla ragione il giornalista, impegnato in reportage scomodi per conto di Radio Radicale. Affari internazionali si mescolano quindi alla vita privata di uomini diametralmente opposti, eppure colti nello stesso momento di smarrimento e di evoluzione (o involuzione).

Michele è concentrato su sé stesso, o al massimo sulle problematiche della figlia adolescente Nicole; sa di essere a un passo dalla realizzazione dei suoi desideri ma sente nel profondo di non essere all’altezza della situazione. Antonio è invece un uomo che “sta facendo amicizia con la solitudine” e che ha dimenticato sé stesso; immerso nel conflitto in Cecenia, una terra stuprata, decide di non tacere di fronte agli orrori della guerra, e di combattere in prima linea con i suoi reportage per riportare a galla delle verità che in molti tentano di seppellire. Michele rivede in Antonio il carattere di sua figlia, e per questo il rapporto col giornalista si fa teso e fonte di insicurezze: entrambi sono ribelli e indomiti ma anche sensibili, con lo stesso sguardo sofferente e rabbioso, entrambi sono a un passo dall’autodistruzione. La coreografia del dubbio è un romanzo che parla di due generazioni in crisi alternando i punti di vista di personaggi giunti a un bivio della loro esistenza; a quasi vent’anni dalla morte del giornalista Antonio Russo al confine tra Cecenia e Georgia, l’autore presenta una storia che parla della fragilità umana, e del tarlo del dubbio che può sgretolare anche il cuore più impavido.

TRAMA. Un uomo ambizioso in cerca di riscatto sociale, una figlia adolescente pronta a cacciarsi nei guai per sfuggire alla noia, un giornalista idealista e testardo che non vuole tacere di fronte agli orrori della guerra. Una storia di fiction tra Roma, Londra e la Cecenia di fine Novecento, alveare di tensioni e zona di guerriglia insondabile e indecifrabile, che si innesta nella tragica fase finale della vita di Antonio Russo, coraggioso free-lance che con i suoi reportage per conto di Radio Radicale stava creando imbarazzo in ambito internazionale. Un romanzo a più piani che intreccia la grande storia con le vicende personali di due generazioni tormentate, alla perenne ricerca di sé, in balia di quello smarrimento delle certezze non ancora assunto a fatto conclamato e, in qualche modo, metabolizzato.

Fausto Rampazzo vive a Roma. Ha pubblicato “Don Giovanni Light” (Bompiani, 2009), i racconti in ebook “Brindisi al fiume Kura” (Atlantis – Lite Editions, 2012), “Solo peccati veniali” (Atlantis – Lite Editions, 2013) e “Monotonia” (Lite Editions, 2013), la raccolta “Inclinazione all’indecenza” (Bre Edizioni, 2012) e il romanzo “La coreografia del dubbio” (L’Infernale Edizioni, 2019). È inoltre appassionato di pittura e ha esposto le proprie opere in alcuni locali romani e alla Numen Gallery di Roma per il Numen Art Prize del 2019.

giovedì 23 gennaio 2020

Marco Panella presenta il libro 'Tutto in una notte'

MILANO - Lo scrittore Marco Panella presenta “Tutto in una notte”, un thriller dai ritmi serrati ambientato in una Roma violata, sporcata dal sangue di vittime innocenti. Il protagonista della storia, Giulio Vancurti, vivrà una notte all’Inferno, pedina di un gioco più grande di lui in cui realtà e apparenza si confondono pericolosamente e ogni mossa può risultare fatale. Un romanzo dalle tinte fosche e malinconiche che racconta una storia in cui l’essere umano è passato al microscopio, per rilevare quelle zone oscure che si tenta invano di occultare.

Tutto in una notte di Marco Panella è una storia scritta con uno stile agile e asciutto, tagliente come la lama di un coltello. Uno stile che accosta il lirismo di certe immagini e suggestioni alla crudezza della narrazione. L’autore racconta una storia nera ricca di svolte impreviste, perché come i venti e la vita anch’essa ha il diritto di cambiare direzione, di mischiare le carte in tavola. È una vicenda narrata attraverso capitoli brevi e un linguaggio privo di orpelli, che si apre su un incipit potente che presenta il protagonista della storia, Giulio Vancurti. Panella entra nella mente di Giulio sezionandone i pensieri, penetrando fin nelle sue riflessioni più intime, e ne restituisce il ritratto di un uomo tutto d’un pezzo, molto presente a sé stesso; un professionista cinico e dal cuore indurito, che ha visto troppo dolore e violenza: “viveva nel silenzio dei segreti di Stato, nella penombra delle operazioni riservate”.

Giulio è un agente segreto di massimo livello appartenente a un’organizzazione occulta denominata “l’Ufficio”, un ectoplasma amministrativo nato in concomitanza con la caduta del Muro di Berlino, i cui uomini sono votati alla segretezza e al sacrificio, nascosti tra le pieghe dell’apparenza. In una Roma “dall’anima disincantata” Giulio si muove in un’unica, infinita notte spinto da una sfida impossibile e sanguinaria: risolvere un rompicapo sadico distribuito in anonime scatole, che sembra ripercorrere a ritroso i luoghi e gli eventi della sua vita pre-Ufficio. E la Città Eterna sembra acquistare sempre più mistero, e da semplice scenario diventa essa stessa protagonista con le sue strade disordinate, con i suoi colori e le sue atmosfere senza tempo. Una città che si trasforma nel labirinto in cui Giulio si perde, in cui Giulio lotta per scoprire cosa si cela dietro la nebbia che l’ha avvolto: “sapeva bene che è solo nel gioco delle ombre che la verità si può mostrare e si può vedere per quello che realmente è”. Tutto in una notte racconta una storia attraversata da una profonda vena di inquietudine, e avvolta da un’atmosfera opprimente che ingloba il lettore in una spirale discendente verso lo stesso Inferno in cui è imprigionato Giulio. Tanti sono gli interrogativi, troppe le contraddizioni, poche le certezze. E come i pezzi di donna ritrovati nelle misteriose scatole, così il lettore ottiene segmento per segmento la propria verità, fino al drammatico finale di un thriller dal meccanismo perfetto e ricco di suspense, in cui bene e male diventano concetti relativi e in cui è labile il confine tra realtà e apparenza.

TRAMA. L'Ufficio non sarebbe dovuto esistere, lo conoscevano in pochi e tra loro qualcuno era di troppo. Giulio Vancurti è un invisibile costretto a rincorrere il suo passato, ma sullo sfondo di una Roma bella e terribile, nel caldo estivo di una sola notte, il passato è solo un pretesto. Nel gioco delle ombre, verità inconfessabili si alternano in un verosimile che scorre tra colpi di scena, cronaca e storia recente; è l'intero sistema della sicurezza nazionale ad andare in crisi e a mostrare quel cuore di tenebra dove gli invisibili diventano angeli custodi. Giulio Vancurti, quando la notte lascerà il posto al giorno, non sarà più lo stesso. Nessuno lo sarà più.

Marco Panella è laureato in Scienze Politiche con indirizzo Internazionale ed è imprenditore della comunicazione e strategic advisor per l’innovazione. Esperto di storia del costume italiano e curatore di mostre e festival culturali, coniuga all’attività professionale interessi personali che spaziano dalla geopolitica all’etica della tecnologia. Pubblica nel 2019 per Robin Edizioni il thriller “Tutto in una notte”.

lunedì 13 gennaio 2020

Escono per Mondadori i 'Racconti di Sinisgalli'

POTENZA - Dopo l’uscita del Furor Mathematicus lo scorso 8 ottobre, tornano in libreria dal 14 gennaio anche i Racconti di Leonardo Sinisgalli, nel volume a cura, e con un saggio introduttivo, di Silvio Ramat dell’Università di Pavia, per gli Oscar Moderni Mondadori. Nel volume confluiscono le raccolte mondadoriane Belliboschi del 1979 (che include Fiori pari, fiori dispari del 1945) e Un disegno di Scipione e altri racconti del 1975, vincitore del Premio Basilicata.

Racconti di memoria, in cui l’elemento autobiografico emerge a partire dall’infanzia nella sua terra, Montemurro, in Lucania, di cui Sinisgalli tratteggia scorci di luoghi, volti di persone, storie a metà fra il realismo e l’onirico, in un dialogo costante fra mondo dei vivi e dei morti. Una terra che è fonte primigenia della sua ispirazione e da cui dovrà malinconicamente distaccarsi per proseguire gli studi – «Io dico qualche volta per celia che sono morto a nove anni, dico a voi amici che il ponte sull’Agri crollò un’ora dopo il nostro transito», scrive in Fiori pari, fiori dispari.

Ritornano quindi i ricordi degli anni del collegio, prima a Caserta poi a Benevento, e poi quelli legati ai luoghi - primi fra tutti Roma e Milano -, abitati durate gli studi universitari, per lavoro o per obblighi militari, alle amicizie e agli amori, in un fecondo e copioso interscambio tra poesia e prosa.

Il Sinisgalli prosatore, o meglio narratore, non è in antagonismo con il Sinisgalli poeta, forse maggiormente conosciuto. L’autobiografia e la memoria personale compaiono oltre che nelle sue prose scientifiche, si pensi al Furor Mathematicus, anche nei suoi disegni. Sulla copertina dei Racconti campeggia un disegno "La casa con l'orto delle zucche" (1978, pastello e inchiostro, 24 x 33 cm) realizzato nel suo borgo, a riprova della grande originalità del nostro Leonardo Novecentesco.

Il volume dei Racconti è il secondo della trilogia voluta dalla Fondazione Leonardo Sinisgalli di Montemurro per restituire a studiosi e appassionati le opere del poeta-ingegnere, realizzata grazie all’erede testamentaria di Sinisgalli, la dott.ssa Ana Maria Lutescu, e al sostegno della BCC Basilicata.

A completamento del progetto editoriale entro marzo prossimo, usciranno Tutte le poesie, sempre per Mondadori, a cura di Franco Vitelli dell’Università di Bari.

lunedì 6 gennaio 2020

Filiano: presentato il volume "La dieta amica della tioride"


FILIANO - Di estremo interesse l’incontro organizzato dalla Pro Loco di Filiano, svoltosi venerdì sera 3 gennaio nel Centro sociale “Prof. G. Lorusso” in Filiano, sulla prevenzione delle malattie tiroidee attraverso una dieta equilibrata.

Durante la serata è stato presentato il volume “La dieta amica della tiroide” scritto dall’endocrinologo Pasquale Di Leo e dalla tecnologa alimentare Lucia Santarsiero ed edito da Giunti Demetra. Un libro che contiene le informazioni inerenti i progressi scientifici e le attuali conoscenze sulla patologia tiroidea, insieme alle indicazioni sulle possibilità diagnostiche e terapeutiche, e fornisce informazioni e consigli per adottare quei comportamenti e quelle abitudini alimentari utili per prevenire le varie patologie tiroidee.

A dare il benvenuto la presidente Maria Santarsiero che ha evidenziato come la Pro Loco di Filiano organizzi periodicamente incontri sulla salute.

Il dottor Di Leo riferisce che il libro nasce dall’idea di proporre con linguaggio semplice ed accessibile a tutti un volume divulgativo sui problemi della tiroide che affliggono oltre 6 milioni di italiani. Di Leo ha concluso invitando il numeroso pubblico presente ad usare sale iodato per prevenire problematiche legate alla tiroide.

Dettagliata l’analisi della prof.ssa Santarsiero che ha sottolineato come le ricette scelte sono state elaborate tenendo conto di alimenti che possano fornire un maggiore apporto di iodio, selenio e antiossidanti con predilezione verso prodotti possibilmente a km. 0 che possano valorizzare il territorio.

Di taglio antropologico l’intervento del professore Angelo Lucano Larotonda che ha ricordato come nel 1736 in Basilicata la percentuale di gozzo - causata dalla mancanza di iodio - era molto alta: vi era addirittura il pregiudizio che il gozzo si potesse infettare.

Nel suo intervento, l’avvocato Aurelio Pace - facendo riferimento all’articolo 32 della Costituzione Italiana - ha detto che il libro di Di Leo e Santarsiero rappresenta un evento curativo in quanto tende a migliorare la condizione della vita delle persone attraverso la proposizione di prodotti - anche tipici del nostro territorio – di alta qualità alimentare.

Nelle sue conclusioni, il dott. Antonio Prospero Colasurdo, direttore sanitario del Crob, ha sottolineato l’importanza dell’educazione alla prevenzione e rimarcato l’intento di aprire l’ospedale affinché non sia solo luogo di cura ma appunto anche di prevenzione.

La serata – organizzata dalla Pro Loco di Filiano con il patrocinio dell’IRCCS-Crob di Rionero in V. e del Comune di Filiano - è stata condotta dalla giornalista di Rai-TGR Basilicata, Grazia Napoli.