MATERA - La scelta dell’amministrazione Nicoletti di estendere il servizio mensa fino al 5 giugno nasce da un obiettivo condivisibile, che anche noi avevamo inserito nel nostro programma elettorale: garantire un supporto concreto ai genitori e assicurare continuità ai servizi scolastici fino alla fine delle lezioni. È giusto andare nella direzione di una scuola più vicina ai bisogni reali di chi lavora. Ma proprio perché il tema è serio e riguarda l’organizzazione della vita quotidiana di centinaia di famiglie materane, servivano maggiore programmazione e un metodo diverso.
Da quanto emerso in queste ore, anche attraverso le prese di posizione di docenti e istituti scolastici, non c’è una contrarietà di principio all’estensione della mensa. Le criticità riguardano soprattutto il modo con cui questa decisione è stata costruita, senza un adeguato confronto preventivo con dirigenti scolastici, personale docente e sindacati. Quando si interviene su turni, compresenze e gestione del personale, non si può pensare che la scuola debba semplicemente adeguarsi a decisioni calate dall'alto.
Parliamo, oltretutto, di pochissimi giorni aggiuntivi. Il 2 giugno è festa nazionale e, tra festività e possibili sospensioni delle attività didattiche legate al ponte, stiamo parlando di 3 giorni effettivi. Sarebbe stato proficuo costruire una decisione condivisa, evitando tensioni inutili tra amministrazione e mondo della scuola. Inoltre, giornate di mensa in più comportano costi in più: occorreva impegnare risorse aggiuntive certe dal bilancio comunale, perché altrimenti è facile chiedere di adeguarsi a insegnanti e dirigenti, ma è difficile prolungare concretamente il servizio a costo zero. Sappiamo bene che il personale scolastico opera spesso in condizioni di incertezza, dovute anche ai ritardi nelle assegnazioni da parte del Ministero dell’Istruzione.
In molte realtà italiane l’estensione del servizio mensa fino alla conclusione delle lezioni è già una normalità. Questo significa che il problema non è l’impossibilità di farlo, ma la necessità di programmare tutto con largo anticipo, prevedendo le necessarie risorse a bilancio e coinvolgendo chi nella scuola lavora ogni giorno.
Come genitore, prima ancora che come consigliere comunale, comprendo perfettamente il disagio di tante persone che non possono permettersi di lasciare un figlio piccolo a casa perché il sistema non riesce ancora a coordinare tempi scolastici e vita quotidiana. Per questo era necessario, e lo è tuttora, aprire subito un tavolo permanente tra Comune, dirigenti scolastici, personale della scuola, rappresentanti genitoriali e sindacati. Su temi così delicati servono ascolto, collaborazione e programmazione seria, non decisioni prese all’ultimo momento che rischiano di produrre risultati minimi e nuove tensioni. Il confronto avrebbe permesso una riflessione più ampia sul rapporto tra tempi scolastici e tempi della vita reale. Non possiamo correre il rischio di lasciare soli soprattutto i nuclei familiari con maggiori difficoltà organizzative.

0 Commenti