Le pronunce del TAR Basilicata e del Tribunale di Matera riportano al centro del dibattito il diritto alle cure dei minori con disabilità e la necessità di una programmazione sanitaria più trasparente ed efficace.
«Non è accettabile che una famiglia debba ricorrere a un giudice per ottenere cure garantite dai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).» Il decreto cautelare emesso dal TAR Basilicata il 2 luglio 2026 e il precedente provvedimento del Tribunale di Matera del dicembre 2025, entrambi intervenuti a tutela del diritto alle cure di minori con disabilità, non rappresentano episodi isolati né semplici vicende giudiziarie. Evidenziano una criticità strutturale che la politica regionale ha il dovere di affrontare con trasparenza, programmazione e responsabilità. È quanto dichiara Domenico Bennardi, consigliere comunale di Matera ed esponente del Movimento 5 Stelle.
Quando una famiglia è costretta a rivolgersi a un giudice per ottenere prestazioni riabilitative che rientrano nei LEA, il problema non riguarda soltanto il singolo caso. Riguarda il funzionamento stesso del sistema sanitario e la capacità delle istituzioni di garantire diritti fondamentali in maniera uniforme, tempestiva ed equa.
Da consigliere comunale di Matera, città capoluogo della provincia nella quale si sono verificati questi episodi, e da esponente del Movimento 5 Stelle, sento il dovere di richiamare l'attenzione su una questione che non può più essere ignorata. Da anni le famiglie denunciano difficoltà nell'accesso alle prestazioni riabilitative previste dall'art. 26 della Legge n. 833/1978. Il problema non riguarda soltanto le nuove prese in carico, ma anche l'interruzione di terapie già autorizzate e in corso. Una situazione particolarmente grave, perché la continuità terapeutica, soprattutto nei bambini con disabilità, rappresenta un elemento essenziale del percorso di cura. Sospendere una terapia significa, in molti casi, compromettere i risultati raggiunti e determinare una regressione del quadro clinico. A tutto questo si aggiunge una profonda disuguaglianza sociale. Chi dispone delle necessarie risorse economiche riesce a proseguire privatamente le terapie; chi non può permetterselo è costretto ad attendere o, peggio ancora, a interrompere il percorso riabilitativo. La sanità pubblica non dovrebbe mai costringere le famiglie a scegliere tra il diritto alla salute dei propri figli e la propria capacità economica. Quando questo accade, non siamo più di fronte a un semplice problema organizzativo, ma a una vera questione di giustizia sociale.
Desidero esprimere un sincero apprezzamento per il lavoro che associazioni come Famiglia Futura svolgono da anni al fianco delle famiglie dei bambini con disabilità, così come per il prezioso impegno dell'avv. Angela Maria Bitonti, che con determinazione e competenza, anche attraverso il patrocinio gratuito, ha consentito di tutelare concretamente diritti che avrebbero dovuto trovare piena risposta nell'ambito dell'ordinaria organizzazione sanitaria. Accanto ai singoli casi, però, emerge una questione ancora più ampia: quella della trasparenza e della programmazione sanitaria. Le Aziende sanitarie raccolgono periodicamente i dati relativi ai fabbisogni assistenziali e alle liste d'attesa. La stessa ASM, nei mesi scorsi, ha richiesto ai centri accreditati l'aggiornamento del numero dei pazienti in attesa di presa in carico. Quei dati, dunque, esistono. Ciò che sembra mancare è la loro pubblicazione in una forma accessibile e consultabile dai cittadini.
È legittimo chiedersi quanti siano oggi i bambini ancora in lista d'attesa, quali criteri vengano utilizzati per distribuire le risorse pubbliche tra i centri accreditati e se tali risorse siano realmente adeguate ai bisogni del territorio. Allo stesso modo, è necessario garantire la massima trasparenza sui dati relativi ai fabbisogni assistenziali, affinché cittadini, famiglie e associazioni possano conoscere e valutare le scelte della programmazione sanitaria regionale.
Una sanità pubblica efficiente non si misura soltanto dalle risorse disponibili, ma anche dalla capacità di programmare, monitorare e rendere trasparenti le proprie scelte. Quando i dati sui fabbisogni, sulle liste d'attesa e sui criteri di assegnazione delle risorse non sono accessibili, diventa difficile persino comprendere dove si trovino le criticità e come intervenire per risolverle. È su questo terreno che oggi, soprattutto a livello regionale, la politica è chiamata ad assumersi fino in fondo le proprie responsabilità.
La trasparenza non rappresenta un favore concesso ai cittadini, ma un principio fondamentale di buona amministrazione. Così come la continuità terapeutica non può dipendere dalle disponibilità economiche delle famiglie o dalla necessità di ottenere un provvedimento giudiziario.
La tutela delle persone più fragili rappresenta uno dei principali indicatori della qualità di un sistema sanitario. Per questo la politica ha il dovere di intervenire prima che siano i tribunali a ristabilire diritti che dovrebbero essere garantiti automaticamente.
Su questa vicenda continuerò a seguire con attenzione gli sviluppi, in costante raccordo con i rappresentanti istituzionali del Movimento 5 Stelle, affinché la Regione Basilicata affronti finalmente in maniera strutturale una criticità che non può essere risolta soltanto nelle aule di giustizia.
Il diritto alle cure non può trasformarsi in un percorso giudiziario. Deve essere garantito dalle istituzioni, con tempestività, equità e trasparenza, prima che siano i tribunali a dover ristabilire ciò che la Costituzione già garantisce.

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