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venerdì 4 settembre 2020

In libreria "LA CURA La Pietra filosofale" di Giovanni Battista Savona

È fresco di stampa il libro di poesie dal titolo "LA CURA La Pietra filosofale" dell'autore siciliano Giovanni Battista Savona, editato dai tipi della Aletti Editore, che si fregia della prefazione del Professore Accademico Emerito Hafez Haidar, Candidato al Premio Nobel per la Pace, tra i principali traduttori di Gibran. La potenza dello spirituale e del naturale, che contraddistingue i libri del grande scrittore libanese Gibran, è un elemento fondamentale anche nelle poesie di
Savona che sono incentrate sull'importanza di entrare in contatto con sé stessi e con la natura circostante.

«Io mi sono autoguarito», ha confidato Savona. «Tutto ebbe inizio quando concepii i veri poteri della mente che mi hanno portato alla conoscenza umana, che è connessa con la natura circostante e oltre. Quando scoprii che le vibrazioni derivavano da universi, si incanalavano nella mia vera essenza a cui inconsciamente si connettevano, portandomi pian piano alla guarigione,
attraverso quel pensiero radicato in tutto il mio essere».

È proprio da questo principio che nasce la prima parte del titolo dell'opera: “La cura”. È un'esistenza singolare, quella di Savona, che ha conosciuto troppo presto il dolore con la D maiuscola (è nato clinicamente morto per una frazione di secondo: «È da lì che è avvenuto qualcosa di inspiegabile ma percettibile» ha confessato). Attraverso il rapporto autentico con se stesso e il creato, è riuscito a liberarsi da tutti gli impulsi negativi della sofferenza, percepiti già in grembo materno e trasmessi «attraverso quel cordone ombelicale che mi ha portato ad avere altre gravi patologie alla mia nascita, come balbuzie, soffio al cuore, attacchi epilettici».

Per quanto riguarda l’altra parte del titolo, essa è nata dalla consapevolezza che ad ognuno di noi, dall’origine della vita, viene trasferita la parola “karma”. Spiega Savona: «In questo concetto karmico, le stesse vibrazioni di varie vite passate e vissute dovrebbero cambiare i nostri comportamenti, tramite le anime. Fino a raggiungere l’ultima anima millenaria, che si acquisisce attraverso i nostri miglioramenti. L'unica guarigione possibile nasce attraverso i centri energetici
chiamati chakra, che corrispondono ad ogni organo, ognuno rappresentato da una pietra di colore diverso. Questo è per far comprendere i vari blocchi che potremmo avere su ogni organo, come dovremmo curarli e aprirli. È in questo modo che dovremmo introdurre all’interno un’energia vitale che dà il risveglio alle cellule dormienti. Nonostante quello che noi pensiamo del nostro involucro umano, che è quello che ci rappresenta, la vera fonte è quella nascosta all’interno,
chiamata aurea, che tutti noi dovremmo custodire nel migliore dei modi con positività».

La ricerca dell'autenticità è l'urgenza avvertita dall'autore che, per questo motivo, si avvale di un linguaggio chiaro e immediato, accessibile a tutti. D'altronde, la sua vita è carica di eventi, grandi cambiamenti, è materia viva che già da sola è sufficiente a garantire la particolarità dei suoi scritti.

Savona è approdato alla scrittura da autodidatta, «grazie a tutti i miei spostamenti da nomade,senza mai aver avuto la conoscenza letteraria, che però è stata assorbita dalla mia fame di evoluzione, come se io fossi una spugna».

Ha al suo attivo tante esperienze lavorative, alcune molto singolari. Giullare, fachiro mangiafuoco, saltimbanco, funambolo, pranopratico, operatore olistico del massaggio, pizzaiolo qualificato e altro ancora, è inoltre scrittore e poeta. Una licenza media ottenuta a 47 anni, testimonia la forza di un uomo che ha voluto contrastare le negatività incontrate e subite. Savona, originario di Trapani, attualmente vive a Caserta, ma ha vissuto tanti anni a Monopoli, poi a Foligno, a Perfugas, a Senise, sempre teso alla ricerca del suo posto nel mondo. Chissà in quali altri lidi lo porterà la sua sete di conoscenza ed esperienza!

giovedì 3 settembre 2020

A Brienza (Pz) il prof. Romano presenterà il suo ultimo libro



BRIENZA - Lunedì 07 settembre 2020 alle ore 19:00 presso l’Istituto “San Giuseppe” delle Suore Missionarie Catechiste del Sacro Cuore di BRIENZA (PZ) il postulatore delle Cause dei Santi (Vaticano) prof. CIRO ROMANO presenterà il libro di cui è autore Epistolario di madre Maria della Santa Croce Effatà Edizioni 2020. Il libro ripercorre, storicamente, le vicende di madre Maria della Santa Croce (1870-1945) prima superiora generale delle Suore Missionarie Catechiste del Sacro Cuore che, nata in Puglia, ha speso la sua vita in Basilicata (Marsico e Potenza) a sostegno delle giovani e delle fasce più deboli ed emarginate della società lucana degli inizi del XX secolo. Un figura, morta in odore di santità, tutta da valorizzare e scoprire come segno d’impegno sociale in una realtà oggettivamente ostile ma anche come esempio di iniziativa tutta al femminile.

Il prof. Ciro Romano, già docente universitario (Univ. Federico II di Napoli e Univ. of Jyvaskyla Finlandia) è Postulatore delle Cause dei Santi (Congregazione delle Cause dei Santi, Vaticano) Accademico della Pontificia Accademia Mariana Internazionale ed insignito di varie onorificenze (cavaliere di Malta da honorem e cavaliere di Merito dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio). Rappresenta, inoltre, gli Ordini Cavallereschi Pontifici in senso alla Commissione Internazionale di Studio sugli Ordini Cavallereschi ed è membro ordinario della Fondazione Maltese “Sacra Militia”, oltre ad esser socio ordinario di varie istituzioni culturali. E’ ricercatore ammesso l’Archivio Apostolico Vaticano, presso l’Archivio Storico del Sant’Uffizio, presso l’Archivio Storico della Segreteria di Stato del Vaticano.

giovedì 27 agosto 2020

Il Circolo Culturale “L’Arco" ha presentato due libri a Montalbano Jonico (MT)


Si è tenuta nell’affollata e centrale Piazza Eraclea di Montalbano Jonico (MT) la presentazione dei libri: “L’Uomo, custode della Natura” di Ferrante De Benedictis e “Conservare la Natura” di Francesco Giubilei. La Manifestazione è stata organizzata dal Circolo Culturale “L’Arco” di Montalbano Jonico e dai Gruppi di Ricerca Ecologica di Basilicata.

De Benedictis e Giubilei sono due giovani intellettuali di Destra (essi amano definirsi “conservatori
identitari”). De Benedictis è tra l’altro lucano di Francavilla sul Sinni.

Durante la manifestazione i libri sono stati rispettivamente recensiti da altri due giovani professionisti locali: Antonello Nobile (ingegnere) e Michele Giordano (Docente di Lettere classiche).

Essi hanno evidenziato come entrambi gli autori si siano sforzati di dimostrare che non vi è opposizione e conflitto tra il dichiararsi di Destra (o Conservatori) e impegno ecologista ed ambientale. La differenza tra l’ecologismo di Sinistra e quello di Destra consisterebbe soprattutto nel fatto che per il conservatore l’ambiente va “conservato” e “custodito” più che astrattamente “salvaguardato”.

 “Conservare” e “custodire” non vuol dire demonizzare l’azione dell’Uomo sull’ambiente. Anche l’Uomo è parte integrante e sostanziale del contesto ambientale e quindi non può essere aprioristicamente contrapposto all’ambiente e alla Natura come vuole certo “ecologismo alla Greta Thundberg”.

Gli autori hanno concluso la manifestazione approfondendo alcuni temi trattati dai libri e sui quali i
due recensori avevano chiesto puntualizzazioni. La tavola rotonda è stata moderata da Leonardo
Giordano, presidente del Circolo Culturale “L’Arco” e introdotta da Valentino Russo, presidente
regionale dei G.R.E. che ha parlato delle finalità di questa associazione ambientalista del mondo
conservatore e di destra che è stata una delle prime in Italia essendo stata fondata nei tardi anni ’70.

martedì 25 agosto 2020

Letture Ecologiche a Montalbano Jonico

 


Martedì 25 agosto, ore 19:30, in piazza Eraclea, a Montalbano Jonico. Letture ecologiche. L'iniziativa è promossa da GRE (Gruppi di Ricerca Ecologica) e dal Circolo Culturale “l'Arco” di Montalbano Jonico (MT).

Due i libri che verranno presentati: "Conservare la natura" di Francesco Giubilei, ospite fisso nei talk show di Rete 4 e giovane intellettuale di destra, e "L'uomo custode della natura"; del lucano Ferrante De Benedictis, entrambi editi da Giubilei Edizioni.

Il libro di Giubilei ripercorre la storia dei movimenti ecologisti e ambientalisti italiani dalle origini fino ad arrivare al fenomeno Greta Thunberg e dimostra come quello della tutela dell'ambiente sia un tema caro ai conservatori e alla destra italiana.

Il volume di De Benedictis, invece, si configura come un viaggio nel mondo del conservatorismo naturalistico e va alla ricerca di princìpi e valori su cui fondare un rinnovato patto tra uomo e natura, ponendo particolare attenzione alla questione energetica.

Per entrambi gli autori una vera salvaguardia della natura parte dall'uomo e dalla tutela dell'uomo, tutt'altro che nemico dell'ambiente, ma parte dello stesso e suo custode. Alla manifestazione, interverranno anche Leonardo Giordano, già sindaco di Montalbano Jonico e presidente del circolo culturale "L'Arco", Antonello Nobile, Michele Giordano e Valentino Russo, presidente regionale dei GRE.

sabato 22 agosto 2020

Venosa: Al Castello Pirro del Balzo, la presentazione del libro su Isabella da Venosa

 


Venosa - Oggi 22 agosto, alle ore 18:30, nella suggestiva cornice del cortile del Castello “Pirro del Balzo”, sarà presentato il libro “Isabella da Venosa. Isabella del Balzo duchessa di Venosa, principessa di Altamura e regina di Sicilia a Napoli”, di Arturo Bascetta.

Dopo i saluti della Sindaca Marianna Iovanni, interverranno il Prof. Virgilio Iandiorio e il Prof.
Pellegrino Caruso. A moderare l’incontro il giornalista Emilio Spiniello.

L’evento, organizzato dal Comune di Venosa in collaborazione con il festival del libro Borgo
d’Autore, è stato pensato dall’Amministrazione comunale come un’occasione per ricordare il 550°
anniversario dalla fondazione del Castello, ricorrenza per la quale non è stato possibile avere un
programma di eventi dedicato, a causa del Covid-19. Il Castello fu voluto dal padre di Isabella, il
duca Pirro del Balzo. La sua costruzione avvenne tra il 1460 e il 1470 e rappresentò un momento
emblematico del XV secolo, nel quale le scelte attuate incisero profondamente sulla storia della
città oraziana, stravolgendone l’impianto urbanistico.

Una vita intensa quella di Isabella, che l’ha vista protagonista, suo malgrado, di vicende personali
sfortunate, raccontate nel volume “Isabella da Venosa”, pubblicato dalla casa editrice ABE Napoli.

La sua figura, forse poco conosciuta, fu centrale nella storia del Regno di Napoli ed estremamente
significativa per il suo tempo.

Figlia del duca d’Andria Pirro del Balzo e di Maria Donata Orsini di Venosa, Isabella nacque come
duchessina di Venosa e fu allattata da una nutrice di Minervino. Trasferitasi ad Altamura, mentre il
padre assurgeva a generale del regno aragonese, nel 1483 fu promessa in sposa a Francesco d’Aragona, il più giovane dei figli legittimi del re di Napoli Ferdinando I. Matrimonio che però non poté realizzarsi, perché il principe morì, dopo avere guidato in Puglia la repressione contro la ribellione del futuro suocero. Pirro Del Balzo era infatti entrato a far parte della congiura dei baroni contro re Ferdinando e il 4 luglio 1487 fu arrestato e rinchiuso in Castelnuovo a Napoli, dove sarebbe morto. Secondo le previsioni del contratto matrimoniale, Isabella fu data in sposa a un altro figlio del re, Federico d’Aragona, divenendo in seguito, nel 1496, regina di Napoli.

Lo scorso 30 dicembre, in occasione dell’evento “Il Castello animato. Il Medioevo prende vita”, si era dato il via alle celebrazioni per i 550 anni dalla costruzione del maniero, in seguito annullate.

Attraverso brevi drammatizzazioni, performance artistiche, concerti di musica medievale e spettacoli con il fuoco, il Castello è stato riportato ai suoi più antichi fasti, facendo rivivere lo spirito medievale che ancora aleggia tra le sue mura. Momento cruciale dell’evento è stata la rievocazione storica in costume con protagonisti i duchi Pirro e Maria Donata, insieme alla stessa Isabella, loro figlia ultimogenita.

domenica 16 agosto 2020

A Ferrandina la panchina dei libri: letture in villa

FERRANDINA - I libri sono una buona compagnia sempre. Anche ad agosto il piacere della lettura non va in vacanza. “La panchina dei libri: letture in villa” è la rassegna che l’Amministrazione comunale di Ferrandina ha inserito nel programma di manifestazioni estive “EstArte ferrandinese 2020”. Accanto a musica, teatro, sport, anche i libri da scoprire e condividere tra le panchine della piazzetta Rita Levi Montalcini (ex piazzetta rossa).

L’iniziativa si propone di presentare per quattro appuntamenti, sempre alle ore 19, un autore e un libro diverso. Dialogherà con gli autori la giornalista Margherita Agata.

Questi gli incontri previsti:

• 17 agosto Maddalena BONELLI – “Ciro nella grotta dei pipistrelli”
• 18 agosto Angelo Mauro CALZA- “Tra santi e mandarini ci sta pure uno zebù”
• 19 agosto Daniela LELLA- “Le avventure di Penny che orecchie grandiose”
• 27 agosto Federico VALICENTI- “Dalla tavola lucana al paradiso”

Apre la rassegna, lunedì 17 agosto, Maddalena Bonelli con il suo “Ciro nella grotta dei pipistrelli”, in cui l’autrice torna sulle pagine del tempo rimasto sospeso, dopo la prematura scomparsa del figlio, falcidiato a diciassette anni da un pirata della strada rimasto senza nome. Una storia struggente e profonda che attraversa a mani nude e a cuore aperto il tunnel senza fine del dolore della perdita, prima di approdare alla sua accettazione.

Si prosegue il 18 agosto con Angelomauro Calza e le avvincenti storie di “Tra santi e mandarini ci sta pure uno zebù”. Scritto per tramandare fatti, storie di persone e personaggi del '900 il libro ricorda anche la storia della ferrandinese Maria Barbella che difese il suo “onore” fino alle estreme conseguenze.

Il 19 agosto, poiché il piacere della lettura non ha età, un libro dedicato ai più piccoli: Daniela Lella presenta “Le avventure di Penny. Che orecchie grandiose!”. Una favola illustrata che racconta la storia di una cagnolina abbandonata, delle sue orecchie che la facevano sentire diversa e non amata, e della sua nuova vita.

Chiude la rassegna, il 27 agosto, la presentazione del volume di Federico Valicenti, chef e cibosofo, “Dalla tavola lucana al paradiso”, una raccolta raccontata della memoria del cibo, dei riti e degli uomini lucani. Non un ricettario, nonostante queste siano contenute all'interno, ma il racconto del territorio lucano attraverso i piatti legati alle ricorrenze della terra di Basilicata, in cui gastronomia e fede si incontrano per diventare strumento di elevazione spirituale.

martedì 11 agosto 2020

Ruoti: serata in onore dell’architetto ruotese Pisanti che realizzò il Teatro Stabile di Potenza


RUOTI (PZ) - Si è tenuta a Ruoti, nella storica cornice di Piazza Ponte, alla presenza del Sindaco di Ruoti Anna Maria Scalise, del Prefetto di Sondrio, originario di Ruoti, Salvatore Pasquariello, dell’Assessore alla Cultura del Comune di Potenza Stefania D’Ottavio e del Sindaco di Picerno Giovanni Lettieri, la presentazione del volume “Un Architetto che ebbe animo d’Artista. Giuseppe Pisanti Ruoti 1826 - Napoli 1913”.

L’iniziativa è stata promossa dall’Associazione Giovanile Culturale Recupero Tradizioni Ruotesi e voluta fortemente dal suo presidente Felice Faraone. Il volume, edito grazie al contributo finanziario della neo cittadina onoraria di Ruoti Maria Luisa Troiano, ha visto il grande impegno dei due architetti, autori del libro, Piercarlo Crachi e Cristiana Coscarella.

“L’eredità che ci lascia Pisanti è una eredità ancora tangibile, di cui possiamo apprezzare la qualità e la rilevanza in numerosi lavori”. – ha affermato il Sindaco Anna Maria Scalise – “Tutte informazioni che speriamo verranno sempre più arricchite da nuove ricerche e studi, che questa Amministrazione intende sostenere e promuovere perché sia sempre più conosciuta l’opera e l’uomo che ha onorato la nostra comunità” – ha continuato Scalise – “Con questa giornata commemorativa, abbiamo voluto rendere omaggio all’architetto Pisanti mediante l’annullo filatelico celebrativo, ad un uomo con mente e cuore pieni di un sogno di arte, un uomo che va ad arricchire per la nostra comunità l’albo d’oro delle personalità, dando prestigio alla nostra Ruoti” – ha concluso il Sindaco di Ruoti.

“Abbiamo pensato ed organizzato una serata che valorizzasse la figura di Giuseppe Pisanti, uno degli ultimi architetti a Napoli trovatosi con le sue opere a cavallo tra l’’800 e il’900 – ha dichiarato Felice Faraone, Presidente dall’Associazione Giovanile Culturale Recupero Tradizioni Ruotesi – Abbiamo voluto tracciare, in questa serata, un filo identitario che includesse la storia artistica lucana dell’architetto Pisanti, invitando oltre alle autorità comunali di Ruoti, quale paese natìo, anche l’amministrazione di Picerno e di Potenza, proprio per ricordare le sue opere architettoniche dei due luoghi”. – ha aggiunto Felice Faraone - “A Picerno, Pisanti ha realizzato, in piazza, Palazzo Mancino e lavorato al restauro della Chiesa Madre con il rifacimento del campanile e la realizzazione di un ponticello sulla fiumara. Potenza invece ha visto nascere una delle opere più belle del capoluogo lucano, il Teatro Stabile, a cui ha lavorato unitamente al suo allievo. Di Pisanti è anche l’edificazione di Palazzo Branca, con la cappella gentilizia di famiglia” – ha affermato Faraone.

“Grazie all’importante impegno economico e alla sensibilità mostrata per il recupero della memoria storica del nostro paese, vorrei ringraziare dagli Stati Uniti d’America, Maria Luisa Troiano per aver consentito oltre alla pubblicazione di questo volume, anche l’annullo filatelico e questa manifestazione pubblica” – ha terminato il Presidente Felice Faraone.

domenica 9 agosto 2020

A Maratea 'Selvaggia bellezza 2020'


MARATEA (PZ) - Si chiama “RIPARTIAMO DALLA TERRA” l’evento 2020 della rassegna SELVAGGIA BELLEZZA che si svolgerà a Maratea mercoledì 12 agosto, organizzata da Liberi Libri e MiNa vagante in collaborazione con Walk in Maratea.

In quest’anno così tragicamente straordinario in cui abbiamo assistito a un incredibile risveglio della natura, la proposta di Selvaggia Bellezza è dedicata alla celebrazione della terra e del mare con la passeggiata al tramonto tra letteratura e reading, esplorazioni e degustazioni alla scoperta di un paesaggio unico e ricco di bellezze naturalistiche.

Il percorso scelto è una porzione dell’Anello di Acquafredda, tratto di costa tra Villa Nitti e la Spiaggia del Porticello, un camminamento frutto di un lavoro di recupero dei percorsi storici promosso e realizzato dall’Associazione Scuola e Vita, dal Comune di Maratea e dalla comunità.

All'ora del tramonto si assisterà al reading di Marialuisa Firpo che proporrà al pubblico la lettura di brani con un forte legame al tema della terra, al senso di comunità e alla pienezza del vivere in armonia con il paesaggio che ci circonda.

Appuntamento alle ore 17.30 con partenza dal belvedere della stazione ferroviaria di Acquafredda per avventurarsi, dietro la sapiente guida degli esperti di Walk in Maratea, lungo il sentiero che unisce alcuni dei punti di interesse naturalistico e storico della frazione: la sorgente del Porticello, che insieme alle altre (terrestri e sottomarine) danno il nome alla località; le spiagge del Porticello, di Grotta della Scala, della Luppa e Anginarra, nei pressi il complesso carsico della grotta del Dragone; Villa Nitti, residenza estiva dello statista Francesco Saverio; la Torre di Acquafredda facente parte del sistema difensivo contro gli assalti dei pirati saraceni e barbareschi; le antiche saline ricavate sulla scogliera.

Il percorso terminerà con una “Degustazione dei sapori del territorio” grazie alla partecipazione dell’Azienda casearia Via Lattea e dei Supermercati Velardi che presenteranno i loro appetitosi prodotti locali, accompagnati dal gusto selvatico del Crithmum- Il liquore del mare proposto da Zu Cicco che affianca Selvaggia Bellezza sin dalla prima edizione.

Una passeggiata di livello facile aperta a tutti gli amanti della natura marateota (rientro dopo il tramonto - max 40 persone – info e prenotazioni liberilibri.maratea@gmail.com).

SELVAGGIA BELLEZZA è ideata e organizzata da Liberi Libri di Beatrice Avigliano e Marialuisa Firpo e MiNa vagante di Piera e Alessandra Cusani, con il patrocinio del Comune di Maratea. L’evento 2020 “RIPARTIAMO DALLA TERRA” è stato possibile grazie alla collaborazione di Walk in Maratea, la nuova realtà di escursioni e passeggiate naturalistiche e culturali di Angelo Licasale.

giovedì 6 agosto 2020

Fino al 28 Agosto la rassegna letteraria 'I Dialoghi di Acquafredda'

NAPOLI - Ci sono ben otto Università di rilievo internazionale nella grande rete formativa e culturale che ha dato vita ad una delle rassegne letterarie più importanti di questa particolare estate italiana post emergenza Covid-19. Si tratta de “I Dialoghi di Acquafredda”, un Festival dedicato all’impegno civile e alle grandi sfide pedagogiche del Terzo Millennio ideato dal Centro Internazionale di Ricerca Francesco Saverio Nitti per il Mediterraneo dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, presieduto dal Rettore, Lucio d’Alessandro, e diretto da Fabrizio Manuel Sirignano, professore ordinario di Pedagogia generale e sociale al Suor Orsola ed ormai tra i più noti accademici impegnati nella valorizzazione culturale del territorio del Golfo di Policastro che unisce tre diverse regioni italiane (Basilicata, Calabria e Campania).

Tra le primissime rassegne culturali italiane a segnare la ripartenza della ‘cultura dal vivo’ già a metà Luglio, “I Dialoghi di Acquafredda” proseguiranno con un ricco programma di appuntamenti fino al 28 Agosto nello splendido scenario, incastonato tra le rocce ed a picco sul mare, dell’Hotel Gabbiano di Acquafredda di Maratea. E proprio il Comune lucano, tra le località balneari italiane più apprezzate anche a livello internazionale ma ricco di una tradizione culturale e storica che merita maggiore attenzione, grazie all’impegno del Sindaco, Daniele Stoppelli, ha affiancato l’ Università Suor Orsola Benincasa di Napoli nell’organizzazione di questa importante iniziativa che guarda più a lungo termine alla costituzione di una solida alleanza progettuale per la creazione di un grande Polo culturale del Golfo di Policastro. Un’iniziativa, quella de “I Dialoghi di Acquafredda” promossa da un Comitato scientifico internazionale che riunisce alcuni tra i docenti più autorevoli di sei tra le più prestigiose Università del Mediterraneo (gli Atenei spagnoli di Alicante, Ávila, Siviglia e Valladolid, l’Università greca della Tracia e l’Università portoghese di Evora) oltre all’Università Metropolitana di Puerto Rico (USA).

Tra gli appuntamenti più significativi delle prossime settimane ci sono proprio quelli dedicati ad uno degli obiettivi fondativi del Centro Internazionale di Ricerca Francesco Saverio Nitti per il Mediterraneo che, come sottolinea Sirignano, “è l’attività di ricerca tesa ad individuare le tante ‘pedagogie sommerse’ presenti in ambito internazionale, con particolare riferimento al Mediterraneo: modelli, esperienze e testimonianze relegate ai margini del dibattito contemporaneo per la loro sostanziale dimensione critica, legata a fasi storiche in cui più forte è stato il dissenso e la coeva speranza nei cambiamenti più o meno radicali dei sistemi vigenti”.

Di questi temi si parlerà, ad esempio, venerdì 14 Agosto alle ore 21 in occasione della presentazione del volume di Fabrizio Manuel Sirignano “Il Grande Esule di Acquafredda. Francesco Saverio Nitti tra pedagogia, politica e impegno civile” e venerdì 28 Agosto sempre alle 21 discutendo di “Orientamento, lavoro, scuola, pedagogia: le sfide della formazione nel contesto della pandemia” con diversi studiosi dell’Università di Salerno e delle Università di Napoli Federico II e Suor Orsola Benincasa in dialogo anche con i docenti e gli studenti degli Istituti scolastici di Maratea Giovanni Paolo II e Casimiro Gennari.

Tra gli appuntamenti più attesi quello con “E lei l'ultima volta mi disse addio”, il primo romanzo del consigliere di Stato Sergio Zeuli (venerdì 7 Agosto alle 21) e quello con un attualissimo dibattito su “Il federalismo visto da Sud: municipale, equo e partecipativo” in occasione della presentazione del volume di Salvatore Lucchese “La pedagogia in situazione di Gaetano Salvemini. L’utopia possibile: fallibilismo, laicità, democrazia”.

Tra i prestigiosi speakers dei due mesi de “I Dialoghi di Acquafredda” spiccano, tra gli altri, Carmine Pinto, direttore vicario del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Salerno, Paola Villani, direttore del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università Suor Orsola Benincasa e Francesco D’Amato, direttore della casa editrice D’Amato, che presenterà l’ambizioso progetto della collana Voces Pedagogiae, che richiama le “voces humanitatis” degli “antiqui magistri” che il Centro internazionale di ricerca Nitti intende far riemergere dall’oblio della storia e della memoria.

Info e programma completo su www.unisob.na.it/eventi

domenica 2 agosto 2020

Libri: presentazione di “Tutte le Poesie” di Leonardo Sinisgalli nel suo borgo natale in Basilicata


POTENZA - Il 5 agosto alle 21:30, nell’ambito della rassegna estiva “Le Muse di Sinisgalli nell’Orto di Merola”, organizzata a Montemurro dalla Fondazione Lonardo Sinisgalli, sarà presentato il volume che raccoglie “Tutte le poesie” di Leonardo Sinisgalli, ripubblicate nel marzo scorso da Mondadori tra gli Oscar Baobab, i cui diritti sono stati acquistati grazie al contributo del Fondo etico della Bcc Basilicata.

Nel volume, curato da Franco Vitelli dell’Università di Bari, cui è affidata anche l’introduzione al testo, confluiscono le raccolte Cuore (1927) prima opera giovanile in autoedizione, le mondadoriane Vidi le Muse (1943), I nuovi Campi Elisi (1947), La vigna vecchia (1956), L'età della luna (1962), Il passero e il lebbroso (1970), Mosche in bottiglia (1975), Dimenticatoio (1978), ma anche le Imitazioni dall’Antologia Palatina (1980), Come un ladro (1979) e Più vicino ai morti (1980).

L’opera è un viaggio attraverso le diverse stagioni poetiche e umane di Sinisgalli, a cominciare dalla sua raccolta “preistorica”, Cuore, nella quale per molto tempo non si è riconosciuto. Una poesia sempre più impura, contaminata con la prosa, e che somma reale e immaginario, come sintetizzato nella celebre formula teorizzata da Sinisgalli, a+bj (“dove a e b sono quantità reali e j l’unità immaginaria”).

Consacrato poeta da Ungaretti, in diverse raccolte Sinisgalli mette in versi la sua vicenda autobiografica, attraverso un recupero mitico della terra natia, la stessa di Orazio, che è anche il luogo della sua speciale epifania poetica. La storia personale e universale – dalla guerra allo sbarco sulla luna, con l’avvento della tecnologia – lascia tracce nei suoi versi, facendosi specchio di dilemmi e tormenti. Lo spartiacque dei cinquant’anni e della piena maturità artistica, danno il via a un nuovo corso, con una composizione che diventa breve e frammentaria. Un segnale di crisi, percepito nelle ultime raccolte come perdita dell’energia vitale e dell’ispirazione poetica, coincidente con la morte della moglie, Giorgia De Cousandier.

A chiusura del volume Vitelli – che Sinisgalli volle espressamente quale curatore delle sue poesie – inserisce una ricca sezione dedicata alle notizie filologiche sulle raccolte e sui testi, di cui ricostruisce la storia, corredandola della descrizione delle testimonianze manoscritte di cui ha notizia, con l’obiettivo di suscitare una “partecipazione suggestiva all’officina di Sinisgalli”.

Con la pubblicazione delle Poesie, si completa la trilogia mondadoriana aperta dal Furor mathematicus (a cura e con un saggio di Gian Italo Bischi) e proseguita con la raccolta dei Racconti (a cura e con un saggio di Silvio Ramat). Una straordinaria operazione culturale che dopo oltre 40 anni restituisce alla collettività le principali sfaccettature di un personaggio complesso e multiforme come Leonardo Sinisgalli, dando concretezza alla profezia, che lo stesso poeta aveva auspicato nella sua epigrafe: “Risorgerò fra tre anni / o tre secoli tra raffiche / di grandine nel mese / di giugno”.

Si rigrazia per questo l’erede testamentaria di Sinisgalli, la dott.ssa Ana Maria Lutescu.

La presentazione, moderata dal presidente della Fondazione, Mimmo Sammartino, sarà aperta dai saluti del sindaco di Montemurro, Senatro Di Leo, del Presidente della Provincia di Potenza, Rocco Guarino, della Rettrice dell’Università degli Studi della Basilicata, Aurelia Sole, del responsabile della comunicazione della Bcc Basilicata, Fabio Amendolara. Interverranno il critico letterario, Goffredo Fofi, e il curatore del volume, Franco Vitelli dell’Università degli studi di Bari. Il dibattito sarà accompagnato dalla lettura delle poesie di Sinisgalli a cura dell’attore Antonio Petrocelli e dagli intermezzi musicali di Giovanni Montecalvo al pianoforte e Lorenzo Mussuto alla chitarra. Chiuderà l’incontro il presidente del Consiglio Regionale, Carmine Cicala.

sabato 4 luglio 2020

Giorgio Genetelli presenta il nuovo romanzo 'Merluz Vogn'

MILANO - Lo scrittore ticinese Giorgio Genetelli presenta “Merluz Vogn”, il racconto di un’estate speciale e sognante, perché vissuta dal protagonista con la leggerezza dei suoi undici anni. Un romanzo caratterizzato da uno stile sperimentale che, nella sua commistione tra idiomi dialettali e il lirismo di certi passaggi narrativi, sa tenere il lettore sospeso sul filo di un’ironica nostalgia. Una storia di crescita con un protagonista giovanissimo ma ormai consapevole di essere giunto alla fine di un percorso, oltre il quale sarà sempre più difficile confondere il sogno con la realtà.

Merluz Vogn di Giorgio Genetelli si potrebbe definire un romanzo “d’atmosfera”, nel quale le suggestioni e le vivide immagini trasmesse dalla storia raccontata sono decisamente più importanti della trama in sé. L’autore si serve di uno stile di scrittura originale che inserisce nella prosa delle parole in dialetto ticinese, e questa scelta serve a dare autenticità alla vicenda narrata, e ad accorciare le distanze tra il protagonista e il lettore. E con un’operazione intelligente che mira alla comprensione totale della storia, quando vengono proposti brani più lunghi in dialetto, essi sono accompagnati dalla traduzione del testo a fronte. Protagonista della vicenda è un bambino di quasi undici anni, che ha davanti a sé un’intera estate di libertà. La madre deve ricoverarsi per motivi a lui sconosciuti, il padre sarà lontano e quindi si trasferirà dai nonni, che di norma sono sempre più permissivi dei genitori. La vicenda è ambientata negli anni Sessanta in un piccolo paese del Canton Ticino, con le sue case di sasso e le carraie polverose, il fiume pescoso e le aspre montagne; nel torpore di un’estate all’insegna di pantaloncini strappati e gelati squagliati, il giovane protagonista percorre forse per l’ultima volta la strada della spensieratezza, prima che la realtà arrivi ad invadere e a cancellare i sogni infantili. L’ambiente in cui egli si muove è un microcosmo perfetto, rappresentato con cura nelle ultime pagine del romanzo come il disegno di una mappa fatta da un bambino. Un microcosmo che contiene in sé mille e più avventure, quelle che può immaginare solo un fanciullo, ai cui occhi tutto è magico, tutto è sogno. Il romanzo parla della genuina follia dei bambini, che vivono la vita con leggerezza perché sono ancora privi del filtro dell’amarezza e del disincanto, che offusca ogni esperienza adulta e che limita l’immaginazione. Il protagonista, insieme ai fidati amici Nandel e Dani, si tuffa in una parentesi temporale privilegiata, nella quale è semplice e confortante mescolare realtà e finzione mentre si gioca a fare i grandi, o i cowboy, o gli indiani. E nella fantasia si vive anche attraverso i racconti del nonno, che come il bambino non ha interesse nella brutale realtà dei fatti; nei ricordi deformati dell’anziano, nelle memorie mitizzate di una vita semplice, si inserisce quella vena di malinconia per ciò che è andato perduto che attraversa tutta l’opera, benché sia tenuta a bada dalla freschezza e dall’ironia della voce narrante. Una malinconia che si acuisce con il passare dei giorni per la mancanza dei genitori e in particolare della mamma, che nella sua ignota malattia sembra voglia ricordare che la crudeltà della vita è sempre dietro l’angolo e non risparmia nessuno, neanche i bambini. Il protagonista vive la sua estate spensierato e felice, ma “la punta di un dolore di cui appena mi accorgevo” sembra evocare l’impercettibile ma inesorabile fine delle sue illusioni.

TRAMA. Merluz Vogn è la cronaca, sognata e reale, di un'estate randagia alle soglie dell'adolescenza, in un Ticino presente e irrimediabilmente perduto nella "corrente del tempo". Una realtà in cui il paese si fa "mondo" e dove il confine sfuma nell'epopea da fumetto. Figure surreali e leggende da osteria fanno da cornice alle avventure di un paio di amici, immaginate per "sbaragliare" le giornate estive e lenire l'ingombrante assenza di una madre. Con Merluz Vogn Giorgio Genetelli rivisita luoghi e atmosfere della sua opera prima, Il becaària, e ci offre un romanzo post-dialettale da cui la nostalgia è volutamente bandita.

Giorgio Genetelli  è un giornalista, falegname, scrittore, blogger, telecronista sportivo e calciatore. Per Gabriele Capelli Editore ha pubblicato nel 2017 la raccolta di racconti “La conta degli ostinati” e nel 2020 la nuova edizione de “Il becaària” e il romanzo “Merluz Vogn”.

venerdì 3 luglio 2020

Fabio Zuffanti presenta il nuovo libro ''Amori elusivi''


MILANO - Lo scrittore e musicista genovese Fabio Zuffanti presenta la raccolta di racconti “Amori elusivi”: una serie di venticinque istantanee che fissano su pellicola la realtà delle relazioni interpersonali, e in particolare di quelle amorose, utilizzando il filtro del surreale e dell’ironia. Sono racconti malinconici, a volte grotteschi; altri sono esilaranti, spesso agrodolci e attraversati da un profondo senso di inquietudine. In situazioni bizzarre al limite del parossismo così come nelle storie più lineari, tante sono le domande sull’amore alle quali né l’autore né il lettore riescono a dare una risposta. Perché forse, semplicemente, una risposta non c’è.

Amori elusivi è una raccolta di racconti brevi scritta da un autore, Fabio Zuffanti, che è anche un ottimo musicista. E si può infatti avvertire storia dopo storia come la musicalità delle parole e delle atmosfere sia orchestrata da un professionista, che sa agganciarti sin dalle prime note, che sa scandire il ritmo togliendo il respiro, che sa gestire il crescendo e le variazioni. Solo verso il finale, quando la composizione esige una risoluzione, l’autore sveste i panni del musicista per rimettersi quelli più ampi e comodi dello scrittore, e con una piccola dose di sadismo decide spesso di non chiudere i giochi, lasciando al lettore l’arduo compito di trarre le proprie riflessioni. Un lettore sempre in bilico sulla voragine aperta da storie che scavano dentro, scritte con originalità di intenti e di stile: passando dalla prima, alla seconda, alla terza persona, sperimentando sulla struttura narrativa, manipolando ad arte la caratterizzazione dei personaggi. Racconti che scorrono come fotogrammi vividi di un unico film che parla d’amore, declinato in tutte le sue forme. Piccoli frammenti di vita che possono essere profondamente surreali come nel racconto Lo strano caso di Juan Carlos Álvarez, dolorosamente realistici come nel racconto Clic, ironicamente grotteschi come nel racconto Capelli, sottilmente perturbanti come nel racconto C’è romanzo e romanzo. L’autore presenta un “umanissimo” bestiario di personaggi che sembrano fin troppo familiari anche nelle loro bizzarrie, nella loro illogicità, nel loro autolesionismo a volte tristemente consapevole. Sono personaggi che noi conosciamo bene, incontrati davanti allo specchio o vagando nel mondo esterno; sono protagonisti di storie che, anche quando sfiorano i limiti dell’assurdo, parlano dei piccoli e grandi affanni, delle paure e delle ossessioni, della lucidità e della follia, delle meschinità e degli inganni di noi meravigliosi esseri umani. Come il tassista riservato della sua ultima storia, così Fabio Zuffanti ha scelto un privilegiato punto di vista per avere la libertà di raccontare la sua idea di umanità, quella che lo stimola, che tortura i suoi pensieri, che si mostra fugacemente a chi ha la forza di osservarla senza schermi protettivi. Amori elusivi è un’opera malinconica e lucida che svela i paradossi dei nostri tempi: il cancro aggressivo dell’incomunicabilità in una società iper connessa, e la conseguente sfuggente realtà delle relazioni affettive. L’amore è il macro tema di questa raccolta, che da tempo immemore viene citato in ballate, canzoni, romanzi, dipinti, film; eppure questo amore “che move il sole e l'altre stelle”, che diventa concreto e conoscibile perché tutti ne parlano, si trasforma in questi racconti nel più enigmatico e aleatorio dei sentimenti. E alla fine ci si domanda se non sia solo un’illusione come tante altre, o forse la causa della sua elusività risiede nella paura: come nel racconto La seconda volta, solo chi avrà il coraggio di aprire la porta all’amore potrà infine afferrarlo.

TRAMA. Si dice che l’amore muova il mondo, ma non sempre tesse l’idillio. Quando incomprensioni, ostacoli, assur¬dità deviano il percorso delle cose, quando ci si perde nei labirinti mentali, l’amore si fa sfuggente, rimane un sentimento sfiorato ma mai posseduto, mai goduto a pieno. Un libertino incallito decide di costruirsi una fa¬miglia modello ma si trova a fronteggiare una donna dalla personalità multipla; una donna con una spiccata predilezione per i capelli trova un uomo dalla splendi¬da chioma che pagherà le conseguenze di questa os¬sessione; una moglie legge un romanzo in cui è narrata la sua vita nell’istante esatto in cui sta accadendo… In questi racconti surreali, in cui il sentimento amoroso non ha mai occasione di sbocciare completamente, l’autore descrive con delicatezza i paradossi e il lato più grottesco delle relazioni umane, che provano a funzio¬nare ma che inciampano costantemente nella propria imperfezione. Una galleria di personaggi e di storie, di frammenti di vita quotidiana, si snoda con infinite sfu¬mature fra il realistico e il fantastico, mostrando, con uno sguardo ironico e malinconico, istantanee del no¬stro tempo effimero e dell’illusorietà delle cose umane.

Fabio Zuffanti è narratore, saggista, musicista e pro¬duttore. Ha inciso album da solista, con band quali Finister¬re, Maschera di Cera, Höstsonaten e con svariati altri progetti. Ha all’attivo una fitta attività concertistica in tutto il mondo. È autore di saggi musicali, tra i quali si ricorda la biografia “Battiato: La voce del padrone” (Arcana Editrice, 2018) e di un volume di racconti, “Storie notturne” (Ensemble edizioni, 2018). Il suo ultimo lavoro è la raccolta di racconti “Amori elusivi” (Les Flâneurs Edizioni, 2019). At¬tualmente scrive di musica per «La Stampa» e per «Rol¬ling Stone Italia».

lunedì 29 giugno 2020

Libri: La Sabbia e le Notti di Marino Magliani


MILANO - Lo scrittore e traduttore ligure Marino Magliani presenta “La Sabbia e le Notti”, una preziosa edizione nella doppia lingua italiana/francese di due racconti tratti dalla precedente raccolta dell’autore “Carlos Paz e altre mitologie private”. Sono storie che richiamano l’elemento autobiografico senza fossilizzarsi in esso, che abbracciano le tematiche universali del ritorno alle origini e della ricerca delle memorie perdute. Da uno scrittore molto apprezzato in Italia e all’estero, vincitore di prestigiosi premi letterari, un’opera intima e malinconica, un’eccellente prova di raffinata narrativa.

Nella raccolta La Sabbia e le Notti di Marino Magliani si presentano due racconti, Sabbia e Le notti di Sorba, che fissano sulla pagina due punti spazio temporali in cui l’autore inquadra il suo presente e il suo passato. In Sabbia è il presente a venire raccontato, un presente sicuramente trasfigurato, “liquido”; una sorta di limbo tra il prima e il dopo, come il molo che divide il mare e la spiaggia, un elemento di raccordo dalla natura sfuggente. Un presente lineare se osservato dall’esterno ma caleidoscopico all’interno. L’autore è alla ricerca delle giuste parole, ma esse sembrano comportarsi come le timide onde del mare che “facevano finta di arrivare”.

La stessa memoria fa capolino per poi sparire: “E ciò che aveva appena bagnato il suo piede era un’onda alla quale era mancato il respiro per essere un’onda”; alle sue parole come alla memoria sembra manchi il coraggio di affermarsi; la sabbia sembra invece essere l’unica presenza costante, che non ha paura di imporsi alla sua attenzione. La sabbia diventa terreno comune di quel passato distante e di quel presente inquieto, “la sabbia che si chiamava sabbia anche lontano”, che è stata calpestata dai suoi piedi bambini, giovani, adulti così come in quel preciso momento; la sabbia che viene mangiucchiata a riva dalle gelide onde del Mare del Nord, il mare della terra che ha scelto come sua casa, l’Olanda. Magliani come un moderno Caspar David Friedrich osserva la magnificenza del mare, avvolto dalla stessa nebbia che cinge l’uomo di spalle nel quadro del pittore tedesco; anche lo scrittore è un viandante nei ricordi, una figura più decadente che romantica che si staglia nel paesaggio, che mai come nelle sue opere assume significati profondi, intimi.

E il paesaggio, e soprattutto il viaggio fisico e mentale attraverso esso, è il nucleo pulsante del secondo racconto, Le notti di Sorba. In questa narrazione è il passato a venire rievocato, che si fa elastico, che l’autore tira e rilascia, che ricorda e dimentica. Un passato che confonde i confini, che annulla il tempo e la distanza. Un racconto personale che allarga i suoi orizzonti e si fa universale, una mitologia privata che presenta un uomo solitario alla ricerca delle radici e del tempo perduti. L’autore torna nella terra natale in Liguria preda di un’ossessione per un piccolo dettaglio del passato che non riesce in alcun modo a ricordare, e che è motivo di tormento: “La misura di tempo di un ricordo è quella di un solo respiro, e il respiro dopo ci scaraventa di nuovo nel presente”. In una storia poeticamente delirante, visionaria nelle sue ultime battute, Magliani lotta per far riemergere dalle sabbie mobili del tempo le sue memorie tradite dallo scorrere della vita, ingabbiate nell’eterno ciclo di morte e risurrezione. Attraverso una scrittura che si potrebbe definire “pittorica”, come afferma Alessandro Gianetti nella prefazione al testo, Marino Magliani ci fa dono di un’opera intensa, una celebrazione lirica e malinconica di ciò che è stato, di ciò che è e di ciò che eventualmente sarà.

TRAMA. La Sabbia e le Notti è un'edizione con testo a fronte di due racconti tratti dalla raccolta Carlos Paz e altre mitologie private di Marino Magliani, pubblicata nel 2016 da Amos Edizioni. In questa nuova edizione, i racconti sono accompagnati dalla traduzione in francese al fine di permettere al pubblico francofono di scoprire nella propria lingua l'universo dell'autore ligure. Nella raccolta si possono ritrovare le emozioni de "Le notti di Sorba" così forti e dense, a volte anche estreme, e i viaggi nel tempo e nello spazio di “Sabbia”. E, soprattutto, si può apprezzare come si realizza la scrittura di Marino Magliani in un'altra lingua romanza. Un confronto linguistico e letterario allo stesso tempo, per lasciarsi sorprendere dal talento di uno dei migliori autori italiani della nostra epoca.

Marino Magliani è nato in Liguria, in un paesino di ulivi, nel 1960. Dopo aver viaggiato per il mondo, dalla Spagna all’Argentina al Cile, si è stabilito da più di trent'anni in Olanda sul Mare del Nord. Tra i suoi numerosi romanzi si ricordano: “Quattro giorni per non morire” (Sironi, 2006), “Il collezionista di tempo” (Sironi, 2007), “La Tana degli Alberibelli” (Longanesi, 2009), “Prima che te lo dicano altri” (Chiarelettere, 2018), finalista al Premio Selezione Bancarella 2019. Tra le sue raccolte di racconti si menziona “Carlos Paz e altre mitologie private” (Amos Edizioni, 2016), da cui sono tratti i due racconti contenuti ne “La Sabbia e le Notti” (Fawkes Editions, 2020).

È inoltre traduttore dallo spagnolo (tra gli autori tradotti: Roberto Arlt, César Vallejo, Carlos Alberto Montaner) e sceneggiatore (è sua la sceneggiatura per la graphic novel “Sostiene Pereira”, dall'omonimo romanzo di Antonio Tabucchi, uscita per Tunué nel 2014). Le sue opere sono state tradotte in olandese, francese, inglese, spagnolo, tedesco, polacco e spagnolo. Collabora con racconti, saggi, interviste ed estratti dei suoi romanzi con i blog Nazione indiana, Carmilla, e La poesia e lo spirito, di cui è anche redattore.

domenica 28 giugno 2020

Antonella Betti pubblica il nuovo libro 'Vite strappate in Italia dagli anni 70 ad oggi'


La scrittrice e assistente sociale romana Antonella Betti presenta “Vite strappate in Italia dagli anni ’70 ad oggi”, un libro autobiografico d’inchiesta in cui espone un’appassionata difesa dell’infanzia rubata attraverso il racconto di storie vere e della sua esperienza personale. Con partecipazione e professionalità l’autrice parla del dilagante fenomeno degli allontanamenti coatti dei bambini dalle loro famiglie d’origine, e della piaga delle adozioni e degli affidi gestiti da enti istituzionali disonesti, che hanno interesse solo nel guadagno e non nel benessere del minore.

Vite strappate in Italia dagli anni ’70 ad oggi di Antonella Betti, dall’illustre prefazione della Senatrice Paola Binetti, è un’opera difficile e dolorosa, che racconta verità agghiaccianti che sono sotto gli occhi di tutti da troppi anni, e da altrettanti sono spesso ignorate. Un’inchiesta esauriente e profondamente sentita da parte di un’autrice che ha vissuto sulla sua pelle un’ingiustizia tremenda, comune a quella delle vite spezzate dall’indifferenza individuale e istituzionale di tanti minori e anche delle loro famiglie, che se li sono visti strappare a volte per futili motivi. Antonella Betti è un’assistente sociale impegnata in prima linea nella difesa dei diritti dei bambini, che da anni si batte strenuamente affinché la fragilità di certi nuclei famigliari venga preservata da un allontanamento forzato dei minori, che potrebbe essere evitato con l’aiuto appropriato; l’autrice chiede a gran voce la verità, per fare finalmente giustizia e cominciare a costruire un futuro migliore. Nel libro si tratta di tutela dei diritti dei minori, diventata ormai un’emergenza “che necessita di studio, consapevolezza, cambiamento delle leggi attuali e tanta sensibilità”.

L’allontanamento coatto dalla famiglia d’origine è a volte compiuto senza studiare a fondo la storia famigliare, e senza capire le ragioni effettive dei problemi del bambino; è pertanto necessario acquisire più consapevolezza sulle carenze legislative perché, come afferma l’autrice, ad oggi non si hanno chiari i parametri con cui si giudica l’allontanamento del minore, e non esiste neanche un registro ufficiale dei bambini adottati e affidati. L’inchiesta si occupa anche e soprattutto della piaga del tacito traffico di bambini – e non possono non colpire le parole “sequestrano”, “illegalmente” e “lager” che sono evidenziate nella prima pagina del libro, e che intendono rappresentare la condizione di minori strappati letteralmente dalle braccia dei genitori senza un motivo fondante, e collocati in case-famiglia che in certi contesti lavorano solo con lo spregevole scopo di guadagnare da queste situazioni limite. L’autrice racconta dell’abuso di potere di certi tribunali dei minori, che dagli anni settanta si pensa abbiano sottratto illegalmente circa quarantamila bambini l’anno per alimentare il business delle case-famiglia, che ottengono lauti contributi pubblici per ogni minore, e quello delle adozioni clandestine. Una vera e propria violazione dei diritti umani ad opera di un insospettabile accordo tra tribunali, uffici comunali e case-famiglia, che Antonella Betti continua a denunciare con coraggio, nonostante si trovi davanti il muro di un sistema ancora troppo inattaccabile.

TRAMA. Sono circa quarantamila i bambini tolti in modo coatto dalle loro famiglie. Nessuno è immune da questo olocausto, da questo scempio che necessariamente deve cessare. Emma e i suoi fratelli e sorelle restano i porta bandiera di tutto questo, nonché le voci più alte di quelle silenziate dal sistema, solo per evitare che tale macchina-sistema finalmente si inceppi e smetta di mietere vittime su vittime. I bambini non sono “bancomat”, sono e restano dei bambini (che devono essere considerati come persone e non come oggetti) che hanno diritto di crescere all'interno della loro famiglia d'origine. È ora di dire basta all'olocausto di bambini, siano essi dati in affido e/o adozione, messi nelle case-famiglia o semplicemente allontanati per futili motivi.

Antonella Betti (Roma, 1982) è un’assistente sociale, giornalista e scrittrice. È laureata in “Programmazione e gestione delle politiche e dei servizi sociali” e ha conseguito il primo diploma di formazione in “Analisi scena del crimine, criminologia e gestione dell’emergenza” e il diploma di aggiornamento e formazione in “Scienze criminologiche e forensi; violenza, trauma e crimine – protocolli d’intervento e strategie di prevenzione”. Ha fondato nel 2010 l’Associazione di Promozione Sociale “Help & First Aid: Minori e Famiglie Roma” (O.N.L.U.S.) di cui è Presidente & Legale Rappresentante. È da sempre impegnata nell’attività di docenza presso corsi, convegni, seminari ed eventi, svolgendo costantemente la sua professione di assistente sociale ed operatrice socio-sanitaria. Scrive per la testata online di EdicolaWeb.

sabato 27 giugno 2020

Libri: Sulle orme del massone di Thomas Moreau


MILANO - Lo scrittore Thomas Moreau presenta “Sulle orme del massone. Studio ragionato e comparato sulla Massoneria”, un’opera in sei volumi che demolisce una dopo l’altra le false credenze che hanno intrappolato l’essere umano in un’esistenza/prigione della quale non ha però piena coscienza, convinto dai suoi stessi carcerieri di essere libero di pensare e di agire. Una complessa analisi supportata da fonti storiche e dall’esperienza personale dell’autore, che offre gli strumenti indispensabili per comprendere la Massoneria nei suoi oscuri scopi, nella sua occulta struttura e nei suoi inganni universali.

Sulle orme del massone. Studio ragionato e comparato sulla Massoneria di Thomas Moreau è un’opera composta di sei volumi nei quali si analizza, con uno sguardo ampio e libero da condizionamenti, il percorso dell’umanità intrecciato con quello delle società segrete massoniche, responsabili di una manipolazione invisibile ma deleteria dell’individuo e della società. “Quest’opera è diretta a tutti coloro, uomini di coscienza, che hanno compreso che c’è qualcosa che non va”, afferma l’autore: negli ultimi vent’anni egli ha infatti studiato e scavato sotto l’ingannevole e sfuggente superficie di un’organizzazione che agisce indisturbata da secoli su scala mondiale.

Thomas Moreau ha dovuto aprire gli occhi su un meccanismo inceppato, che stride nelle menti di chi ha il coraggio di guardare oltre le apparenze, e ha deciso di divulgare le sue informazioni in un corpus di opere che insegnano a comprendere e a contrastare le tecniche di “controllo” impiegate dall’oligarchia massonica per soggiogare l’esistenza dell’essere umano. Un’oligarchia composta da quella piccola percentuale di persone e gruppi, di figure politiche e imperiali, che controllano ogni ambito di potere e di sapere, sia materiale che spirituale, mantenendo i propri propositi inintelligibili per la massa ignorante – che non lo è per nascita o formazione, ma perché condizionata subdolamente ad esserlo. La Massoneria è una società segreta a carattere magico-esoterico-cabalistico, che si regge sull’omertà (che gli adepti chiamano “valore del silenzio”) e che è regolata da riti e percorsi iniziatici che ciascun affiliato è tenuto rigorosamente a rispettare. L’autore spiega come tale società – che ha tentacoli invisibili che si propagano capillarmente in tutte le realtà mondiali – acquisisca il potere attraverso raffinate tecniche di soggiogamento e di inganno: “La Massoneria detiene le chiavi del potere nel mondo”. E in ragione della sua segretezza, e quindi della sua non comprovata esistenza, ha la possibilità di agire indisturbata e impunita, estraniando completamente l’essere umano da ciò che dovrebbe invece riguardarlo, persuasa di essere l’unica degna depositaria di certe “conoscenze” che se divulgate potrebbero rendere gli individui liberi e le società più sane e giuste, ma nel contempo più deboli queste organizzazioni occulte. Maestri della manipolazione delle menti e dei loro automatismi, gli alti vertici delle società massoniche si muovono nell’ombra per mantenere ignoranti le masse attraverso la strategia della distrazione, facendole nuotare nella mediocrità e nella povertà fino ad un passo dall’annegamento, stroncando sul nascere qualunque anelito di consapevolezza e rendendo inefficaci le voci di dissenso attraverso illeciti meccanismi di controllo. Una disperata situazione globale che l’autore descrive nella sua brutalità ed evidenza, sperando che i lettori possano fare tesoro delle sue osservazioni e comprendere la dottrina, i veri scopi e i profili di chi guida da troppo tempo le sorti dell’umanità verso un disastro sempre meno evitabile.

TRAMA. Lo scopo di quest’opera, che non tratta di alcuna teoria cospirativa ma piuttosto di accertate inquietanti realtà, è quello di permettere al lettore comune, ma maggiormente al cristiano, di raggiungere la consapevolezza necessaria a potersi difendere dai pericoli subdoli e nefasti della massoneria, ma anche di intraprendere un percorso utile ad apprendere cosa sia e quali ideali promuova la (contro)chiesa, mettendo così a fuoco, in maniera del tutto inedita e chiara, i meccanismi che regolano le strategie e le azioni massoniche che la setta impiega per asservire e soggiogare il mondo profano. Grazie alla diretta esperienza personale dell’autore, alle approfondite e rigorose indagini compiute, ragionate e poi comparate con la sua vivenza, il lettore giungerà a identificare i reali scopi perseguiti, chi siano gli architetti ideatori, gli esecutori e perché diffondano con tale veemenza dei principi e dei (contro) valori tendenti unicamente ad analfabetizzare spiritualmente i popoli, sempre più ipnotizzati e resi completamente inconsapevoli, allo scopo di consolidare lo status quo, impedendo così alla moltitudine di potersi risvegliare spiritualmente e adottare le giuste misure difensive.

Thomas Moreau, appassionato e attento osservatore del genere umano, intraprende il suo viaggio nel mondo dell’esoterismo e delle società segrete intorno all’anno 2000. Avendo appreso “casualmente” che pochi anni prima il proprio fratello si era iniziato alla setta dei massoni e convertito alla religione islamica, animato da una positiva curiosità, ha avviato il proprio percorso (contro)iniziatico al sapere, alla verità cristiana e alla vera consapevolezza. Ciò che ne è risultato gli ha permesso di comprendere che fino a prima l’essenziale era invisibile ai suoi occhi, ed essendo riuscito a vedere l’invisibile, ha potuto comprendere l’impossibile. E questo è ciò che desidera condividere con le persone di coscienza e intelletto che hanno a cuore il proprio avvenire.

venerdì 26 giugno 2020

Libri: “Dispacci Italiani. Viaggi d’amore in un Paese di pazzi” a cura dello scrittore Davide Grittani


MILANO - Les Flâneurs Edizioni presenta “Toscana. L’atelier della bestemmia”, il primo volume della collana “Dispacci Italiani. Viaggi d’amore in un Paese di pazzi”, curata dal giornalista e scrittore Davide Grittani. Un’indagine semiseria e decisamente ribelle nei territori letterari meno battuti dall’editoria contemporanea, condotta attraverso le voci di sette scrittori, tra autori affermati ed esordienti, che serviranno a mescolare co¬raggio, pudore e sentimento di que¬sto originale Giro d’Italia.

Toscana. L’atelier della bestemmia è il primo volume della collana Dispacci Italiani. Viaggi d’amore in un Paese di pazzi, diretta da Davide Grittani. Un’interessante opera corredata da numerose fotografie, una panoramica incollata pezzo dopo pezzo, mescolata sen¬za la fatica di chi deve tenere insieme cose troppo distanti tra loro, poiché tra le righe di questi racconti si nasconde il più ammirevole dei peccati toscani.

L’assenza di rispetto nei confronti della paura. Sette sono gli autori che in questa originale opera si cimentano in esercizi di memoria, in racconti di fantasia o saldamente legati alla Storia, in omaggi commossi o amari: Sergio Nelli (tra le sue opere si segnalano Orbite clandestine, Einaudi 2011 e Albedo, Castelvecchi 2017), scrittore di stra¬ordinaria intensità, ritenuto un riferimento per stile, co¬raggio e credibilità letteraria; Emiliano Gucci (tra le sue opere si segnalano Voi due senza di me, Feltrinelli 2017 e Le anime gemelle, Feltrinelli 2020), le cui sto¬rie possiedono un’impronta così riconoscibile da essere diventato uno dei narratori più apprezzati soprattutto per l’originalità; Marco Vichi, scrittore tra i più letti e amati del panorama letterario nazionale (suoi i fortunati libri pubblicati da Guanda con protagonista il commissario Bordelli); Veronica Galletta (si ricorda il romanzo Le isole di Norman, Italo Svevo 2020, finalista al premio Calvino e vincitore del premio Campiello Opera Prima 2020), tra le voci femminili più singolari della nuova narrativa.

Completano il volume Roberto Masi, saggista e scrittore col debole per l’arte contemporanea (classificato terzo al premio Nabokov 2019 con il saggio Eccitare l’abisso, Homo Scrivens 2020); Massi¬mo Campigli, autore del romanzo Ogni dì, vien sera (Eretica, 2016) e Ilaria Giannini, giornalista esperta nella narrazione dei luoghi e dei “non luoghi” della Toscana e autrice del romanzo Facciamo finta che sia per sempre (Intermezzi, 2009). Nelle storie di ciascuno di loro c’è una Toscana che luccica da sobria, una terra maledetta ma anche ingenua: da Uomini e scarpe di Sergio Nelli, impregnata di memoria e nostalgia, dove compare una Fucecchio “fucina di umanità nonché cruciale punto d’osservazione sulle cose” a Rane sul margine della Diva di Roberto Masi,  dove si presentano ancora una volta le memorie della periferia fiorentina e si riflette sulla gioventù e sul diventare adulti: “E in questo futuro annunciato, ambìto come affrancamento da un’esistenza fatta di aspettative disattese, la vita s’incarogniva nel passato che ostacolava la percezione del presente, di vivere l’attimo e sentirlo come poi sarebbe avvenuto con lo sfiorire degli anni migliori”; dall’intenso e complesso racconto lungo Cieli della nostra infanzia di Emiliano Gucci a Segni precursori del tempo di Veronica Galletta, che parla del lungomare di Livorno e del burrascoso libeccio: “Forse è questo, ho pensato. Così vivono tutti i sopravvissuti di questa terra, così vivo anche io, che le torri faro le ho viste cadere per anni, a ogni libecciata troppo intensa, ogni volta che qualcosa andava storto nella mia giornata”; dall’interessante reportage Dalla sinagoga alla moschea. Un pellegrino a Firenze di Marco Vichi, una riflessione sul dialogo interreligioso, a Polvere di Massimo Campigli, dove protagonista è la preziosa acqua, fino a La grande riesumazione del quarantacinque di Ilaria Giannini, un racconto di dolore ai tempi della seconda guerra mondiale.

TRAMA. La memoria di una vita riflessa nella scatola dei fiammiferi; la corsa dietro le rane come fossero fantasmi dell’infanzia; il tragitto dal paese alla città, nella speranza di trovarci avventure, imprese e magari l’amore; le braccia del vento che s’infilano nei vicoli di Livorno, schiaffeggiando chi credeva di essere al sicuro; i cunicoli di un acquedotto diventano vasi sanguigni, in cui scorrono millenni di acqua e menzogne; le religioni di una Firenze impossibile da riconoscere, lontana dagli smartphone e dalla felicità in saldo; la riesumazione di due cadaveri sull´Abetone, dove il freddo congela soprattutto le vergogne della guerra. C’è di tutto nel primo volume di Dispacci Italiani, un viaggio nell’umiltà prima ancora che un progetto editoriale. Ma perché siamo partiti proprio dalla Toscana? Intanto perché i Toscani scrivono bene, bevono e fumano anche meglio. E poi perché dalla loro immagine sbiadita, da quel caratteraccio e da quella ossessione verso la vita, non traspare un aspetto indispensabile alla Scrittura: la capacità di mendicare la memoria, di supplicarla senza pudore.

Davide Grittani (Foggia, 1970) è un giornalista e scrittore. Dal 2006 al 2016 ha allestito in tutto il mondo la prima mostra della letteratura italiana tra¬dotta all’estero denominata “Written in Italy”, esposta in 26 Paesi di 5 Continenti. Il suo ul¬timo romanzo, “La rampicante” (Liberaria, 2018), è stato inserito nella lista dei migliori libri del 2018 dall’inserto la Lettura (Corriere della Sera), è stato candidato al premio Strega e si è aggiudicato i premi Nabokov Cattolica, Zinga¬relli, Etna Book e Giovane Holden. L’autore cura la collana di reportage narrativi “Dispacci Italiani. Viaggi d’amore in un paese di pazzi” (Les Flâneurs Edizioni, 2020) ed è inoltre editorialista del Corriere del Mezzogiorno.

martedì 23 giugno 2020

Federica Introna presenta il nuovo libro 'La congiura'


MILANO - La scrittrice e filologa pugliese Federica Introna presenta “La congiura”, un romanzo storico che racconta della cospirazione per assassinare l’Imperatore Nerone focalizzando l’attenzione sulla valorosa figura della liberta Epicari, una donna purtroppo trascurata nei libri di Storia antica, che è stata invece un esempio di ferma dedizione alla verità e alla giustizia. Un’appassionante storia di coraggio e di amore per la libertà nell’opera vincitrice del Concorso Letterario Nazionale Ilmioesordio.

La congiura di Federica Introna è un romanzo storico di ampio respiro, in cui si racconta della cospirazione ordita da un gruppo di senatori contro l’imperatore Nerone, concentrandosi non solo sugli intrighi politici ma anche sulle motivazioni profonde che hanno spinto i congiurati alla pericolosa azione. Caratterizzata da una scrittura raffinata e incisiva, l’opera ha come protagonista un’eroina indimenticabile, Epicari, una giovane donna coraggiosa e leale, un’intelligente stratega che conserva in sé il “respiro della libertà”. Nel prologo del romanzo conosciamo la voce narrante, Marco Anneo Mela, che racconta con commossa lucidità la storia della donna amata, la congiurata Epicari, ritornando indietro di sette giorni: a Baia si sta svolgendo una cena nella nobile dimora di Gaio Calpurnio Pisone, quando gli animi si infervorano.


Il motivo non è tanto da ricercare nei versi del poeta Anneo Lucano sull’eroismo, quanto nelle parole appassionate di Epicari agli ospiti. Ella richiama tutti all’azione immediata benché cruenta: la necessaria uccisione del despota Nerone, colpevole di aver represso ogni forma di libertà a Roma. E per lei la libertà è tutto: per una schiava affrancata è il bene più prezioso, da riscattare a qualunque costo. La sua genuina passione politica e l’eleganza del suo eloquio colpiscono gli astanti, soprattutto Fenio Rufo, che le resterà accanto fino alla fine del suo viaggio: “La donna voleva fare quello che diceva, un fatto nuovo e pericoloso per i nostri tempi”. Inizia così il racconto delle operazioni segrete e delle dolorose perdite di un gruppo di persone che vogliono riprendere in mano il proprio destino; Epicari è in prima linea nel cercare sostenitori, ma proprio nell’aiuto di un antico amore, il tormentato comandante della flotta romana Volusio Proculo, troverà la sua condanna.

In una storia attraversata da colpe, tradimenti e vendette, Federica Introna racconta della società romana durante il regno di Nerone cogliendo lo spirito di quel tempo, e facendone assaporare l’arte, la filosofia, i costumi e i riti. Nella galleria dei tanti personaggi storici finemente delineati dall’autrice, è la figura di Epicari a rimanere scolpita nella memoria del lettore; viaggiando nei suoi ricordi scopriamo il momento in cui ella decide di ribellarsi alla sua condizione e di smetterla di essere passiva spettatrice del male: “Sono solo una liberta che ha servito la peggiore delle padrone: l’ingiustizia”. E contro l’ingiustizia lotterà fino alla fine, anche quando sarà arrestata e torturata brutalmente. Lei, “il falco che vola alto”, non si farà contagiare dall’umana meschinità: difenderà l’onore e la dignità dei congiurati, in un finale amaro ma ricco di quel sentimento di fierezza che può abitare solo nel cuore di chi non smette mai di combattere.

TRAMA. Baia, 69 d.C. Mentre gli aristocratici romani si rilassano nel lussuoso centro termale, fra laute cene e bagni rigeneranti, una liberta di nome Epicari prende parte attiva alla congiura ordita contro Nerone. Pronta e determinata, sorprende tutti incitando all’azione attraverso un discorso di grande efficacia ed esponendosi in prima persona per coinvolgere quante più forze possibile. Ma un inatteso colpo di scena rischia di compromettere il piano: un omicidio atroce e misterioso sconvolgerà gli animi dei congiurati, svelando il doppio volto di alcuni tra coloro che partecipano all’impresa. Personaggi ambiziosi e avidi di potere, nobili meschini e indolenti. Eppure tra di loro ci sono anche figure capaci di gesti disinteressati e coerenti. Mentre si tesse la trama contro un imperatore colpevole di atti crudeli e azioni scellerate, Epicari dovrà fare i conti col suo passato e con il suo primo amore, conoscerà la paura e il tradimento, ma non rinuncerà mai a lottare con tutta sé stessa per la libertà. Per la propria e per quella di Roma.

Federica Introna è nata e vive a Bari. Laureatasi in Lettere Classiche presso l’Università degli Studi di Bari, ha conseguito il Dottorato di ricerca in Filologia Greca e Latina, dedicandosi allo studio della retorica. Ha pubblicato diversi saggi, fra i quali si ricorda “La retorica nell’antica Roma” (Carocci, 2008). Alla passione per la cultura classica unisce quella per la poesia, a cui si dedica da sempre come esigenza vitale dell’anima. Ha pubblicato le sillogi “Terre di Sole” (Il filo, 2007) e “Sull’orlo del cerchio” (Stilo Editrice, 2014). Nel 2016 ha esordito nella narrativa vincendo il Premio Nazionale Ilmioesordio con il romanzo storico “La Congiura” (Newton Compton Editori, 2017).

lunedì 15 giugno 2020

Maria Tronca nelle librerie con 'L'ultima punitrice'


MILANO - La scrittrice palermitana Maria Tronca presenta “L’ultima punitrice”, un misterioso romanzo ambientato nell’assolata Sicilia, terra di tradizioni arcaiche tramandate di generazione in generazione. Una storia di inganni e di verità svelate a caro prezzo, in cui si racconta dell’esistenza non convenzionale di Ninfa Cusimano - punitrice, “maara” e guaritrice - e del suo difficile percorso di accettazione del proprio destino. Una prova di raffinata narrativa da parte di un’autrice esperta, che sa descrivere lucidamente i profondi abissi dell’animo umano.

“Io sono l’ultima punitrice della mia stirpe, non ho figli e non avrò nipoti a cui tramandare la mia arte, il mio segreto e il mio destino”. Sono le enigmatiche parole di Ninfa Cusimano, l’intensa protagonista del romanzo L’ultima punitrice di Maria Tronca. Nell’opera viene narrata la storia di Ninfa a partire dagli otto anni fino ai quarant’anni: un arco vitale denso di avvenimenti sullo sfondo di una Sicilia incantevole, carica di profumi, di colori e di misteri. Da bambina Ninfa si innamora perdutamente del suo migliore amico, Nino, e questo amore disperato e ossessivo l’accompagnerà per tutta la sua esistenza: “Fu un incantesimo, un sortilegio. Una maledizione”. Ninfa vive con i genitori a Palermo, ma trascorre tutte le sue estati a Mondello, ospite degli amati nonni Giacomino e Dorina. E proprio Dorina diventa per Ninfa un imprescindibile punto di riferimento, perché sarà lei ad aprire gli occhi della nipote su un mondo sconosciuto e ancestrale, vecchio di tre secoli, parte integrante del suo destino. Dorina è conosciuta in paese come una guaritrice: sa preparare rimedi naturali con le erbe per ogni malanno dello spirito e del corpo. In casa si è ritagliata un “antro magico” in cui ogni giovedì presta consulenza a chi ha bisogno di aiuto con la sua caratteristica sciarpa nera e oro e la sua clessidra.

Ninfa comprende crescendo che questo aiuto non è solo atto a guarire dai mali ma anche a riparare alle ingiustizie. Dorina è una Punitrice, e sa che un giorno sua nipote dovrà imparare a seguire le sue orme. E questo avviene prima del previsto, perché Ninfa riceve la visita dello spirito della Vecchia, sua antenata e Punitrice, uccisa dalla gente del suo paese perché ritenuta erroneamente una strega responsabile di una morte innocente. La Vecchia diventa una costante nella vita di Ninfa; a volte appare nei suoi sogni e le offre consigli sul suo misterioso cammino, altre volte la rimprovera per le sue scelte discutibili. Ninfa è infatti combattuta tra la luce e l’oscurità: il potere che ogni anno cresce dentro di lei la spinge a non essere solo una guaritrice e una giustiziera dalla parte del bene, ma anche una strega pronta a scagliare anatemi, o come li chiama lei “attassi”, che possono recare molto male, perfino portare alla morte. È un potere troppo grande quello che si ritrova Ninfa tra le mani, e nonostante l’aiuto della nonna, della stravagante Marlene e degli amici Nino e Antonella, la giovane perde a volte l’orientamento e sceglie strade controverse e maledette. La morte improvvisa di Dorina, investita da qualcuno che è poi scappato, e la perdita della sua illusione d’amore a causa di una serie di inganni, portano Ninfa ad approfondire i lati oscuri della sua arte, in attesa di castigare i colpevoli. L’ultima punitrice racconta della discesa della protagonista negli abissi della vendetta e della rabbia, ma anche della forza dell’amicizia vera e dell’amore sincero, unici motivi di risalita, portatori instancabili di perdono.


TRAMA. Le estati di Ninfa sono il villino dei nonni a Mondello, la casa principesca di Barbara, gli occhi di velluto di Nino, l’eleganza di Marlene al manicomio, e poi gli amici in motorino, i fuochi sulla spiaggia, l’amore intramon¬tabile per Nino e la lite con Barbara, il suo sguardo di marmo. L’estate diventa il periodo dell’apprendistato da Punitrice, un destino che scorre nel sangue di Ninfa e di nonna Dorina sin dai tempi della Vecchia e della minaccia che rappresenta. Ninfa impara il potere delle erbe e la capacità di ascoltare, ma raccoglie l’eredità di famiglia a modo proprio, con nuove regole e con la complicità di Antonella, decidendo che le sue punizio¬ni potrebbero anche essere terribili. Un giorno potrebbe averne bisogno. Con L’ultima punitrice, Maria Tronca conferma le sue qualità di tessitrice di trame e destini e di narratrice in grado di ricostruire attorno al lettore una Sicilia meravigliosa.

Maria Tronca è nata a Palermo, dove vive e lavora. Lau¬reata in Lingua e letteratura inglese, ha lavorato all’U¬niversità degli studi di Palermo come bibliotecaria per dodici anni. Ha inoltre curato una collana di letteratura erotica moderna e contemporanea per Mondadori. Pubblica sotto pseudonimo la raccolta di racconti “L’isola delle Femmine” (Mondadori, 2005). Nel 2010 esce il suo primo romanzo “Rosanero” e nel 2011 “L’amante delle sedie volanti”, entrambi pubblicati con Baldini & Castoldi e Dalai. Ha inoltre pubblicato il mini romanzo “A occhi aperti” (Qanat edizioni, 2016) e “Le fate di Palermo” (DOTS, 2018). Organizza eventi di social eating: “A tavola dalla cu¬ciniera narrante”, coniugando la sua passione per la scrittura, il racconto e la cucina tipica siciliana, etnica e storica. Da novembre 2017 a dicembre 2018 ha curato la pagina Facebook di D Ricette (la Repubblica) e il blog “Il mestolo e la penna”, sempre per Repubblica, dove parlava di cucina, in tutte le sue sfaccettature, ma anche di vita. Vera.

domenica 7 giugno 2020

Libri: Enrico Casartelli pubblica 'Condannati da internet''


MILANO - Lo scrittore brianzolo Enrico Casartelli presenta “Condannato da internet”, un romanzo che tratta di un argomento estremamente attuale, di una piaga sociale che miete vittime ogni giorno e crea disastri irreparabili: il cyberbullismo. La storia di Marco è quella di tante persone che hanno sperimentato sulla propria pelle la gogna mediatica, quella più crudele che colpisce il privato, che stravolge non solo la vita virtuale ma soprattutto quella reale. Un’opera che fa riflettere, e che pur nella negatività dell’argomento trattato riesce a far scorgere una luce in fondo al tunnel.

Condannato da internet di Enrico Casartelli è un’opera profondamente legata alla nostra contemporaneità che coinvolge tutti, non solo chi vive felicemente immerso nella virtualità, ma anche chi la guarda ancora con sospetto e vi partecipa con moderazione. Marco Rizzi è un giovane youtuber - una figura professionale che negli ultimi anni ha attirato tanti aspiranti, così come tante critiche. Marco, nome d’arte Nolan, è tra gli YouTube gamer di maggiore successo; il suo lavoro l’ha portato a vivere ad Aarhus, città portuale della Danimarca, in un contesto e in condizioni invidiabili. Eppure non è felice, perché comincia a non tollerare la superficialità del mondo che gli dà da vivere, che gli ha offerto tanto in termini materiali ma gli ha tolto molto a livello umano. Inoltre è tormentato dal difficile rapporto con il padre, che non ha mai accettato che suo figlio si guadagni da vivere con un lavoro così anticonvenzionale. Ma prima che il giovane abbia il tempo di riflettere sulla sua condizione ormai opprimente di youtuber, accade ciò che chi si espone su internet teme di più: l’attacco di un hacker, che nel caso di Marco agisce inserendo un contenuto pedopornografico all’interno di un suo video, creandogli il caos intorno.

Come spesso succede in contesti di cyberbullismo, l’opinione pubblica lo condanna senza prove e senza appello: i leoni da tastiera, o haters, cominciano ad inondare Marco di insulti e minacce, che gli fanno perdere credibilità e il suo stesso lavoro, nonostante le autorità dichiarino prontamente che non è lui il responsabile di quello che è accaduto. Come egli stesso ammette però, “la rete non dimentica”: Marco è ormai un condannato a vita, e quell’esistenza virtuale che era stata tutto il suo mondo diventa improvvisamente il suo inferno. L’autore riflette sulla piaga del cyberbullismo, sulla crudeltà e l’indifferenza di chi distrugge vite solo perché sa di essere protetto dall’anonimato di internet. Marco deve scappare dalla Danimarca, cambiare aspetto e cognome per ritrovare una pace ormai precaria; decide di andare in un paesino vicino Como dove i genitori hanno acquistato una casa, pensando di isolarsi, di riprendere fiato prima di organizzare la prossima mossa. E invece trova ciò che non si sarebbe mai aspettato, perché ormai deluso dall’essere umano: una comunità di persone semplici e autentiche che lo accettano e lo supportano. Queste persone, che diventeranno una famiglia per Marco, proteggeranno il suo privato da una violenza insensata, frutto di ipocrisia e invidia sociale, e di una rabbia repressa che continua a mietere ogni anno tante, troppe vittime.



TRAMA. Marco è un affermato youtuber che abita e lavora in Danimarca. Ogni giorno, insieme a Monique e Thomas, fratelli nonché suoi cari amici, registra e pubblica sul social YouTube filmati che spiegano come superare i livelli dei videogiochi in rete. A soli ventitré anni diventa uno dei più famosi volti del mondo di internet ma, invece di montarsi la testa, devolve gran parte dei suoi introiti a un ospedale pediatrico in Sudan, dove lavorano i genitori. La vita di Marco cambia drasticamente quando subisce l’intrusione di un hacker che pubblica immagini pedopornografiche alla fine di un suo filmato. Subito diventa oggetto di pesanti insulti in internet, i quali non cessano nemmeno quando la polizia danese accerta che è stato vittima di un abile hacker. Marco decide quindi di lasciare la Danimarca per affrontare un nuovo stile di vita in una frazione di un paese sopra il lago di Como, dove i genitori hanno ristrutturato una casa. Qui trova una piccola comunità pronta ad accoglierlo e a difendere la sua privacy dai media sempre più desiderosi di scoprire dove si sia nascosto il famoso youtuber.

Enrico Casartelli è nato in Brianza nel 1955 e abita in provincia di Como. Attualmente libero professionista oltre che scrittore, ha lavorato in una multinazionale americana per più di vent’anni, ricoprendo differenti ruoli manageriali e commerciali nell’area dei servizi informatici e nella formazione. È autore di articoli in quotidiani online e blog e redattore di AgoraVox (rubrica costumi, società e tecnologie).

Ha pubblicato i romanzi “La vita in una conchiglia” (Sensoinverso Edizioni, 2013), “Un nove corre in internet” (Robin Edizioni, 2015), “Il vecchio ciliegio di Manhattan” (Robin Edizioni, 2016), “Villa Sofia” (Robin Edizioni, 2017), “La ribelle primavera del 2030” (Robin Edizioni, 2018) e “Condannato da Internet” (Robin Edizioni, 2019). Come autore di narrativa ha ottenuto numerosi riconoscimenti in premi letterari nazionali e internazionali.

mercoledì 3 giugno 2020

Libri: Alessandro Bruni presenta 'We Were Grunge'


MILANO - Lo scrittore bolognese Alessandro Bruni presenta “We Were Grunge”, un romanzo intimo ma anche un’opera di non fiction che rievoca i tempi della musica grunge in quel di Seattle, quando gruppi come Nirvana, Soundgarden, Alice in Chains e Pearl Jam hanno rimescolato le certezze e le coscienze dei ragazzi degli anni novanta. È anche la storia di un uomo, aspirante scrittore, che cerca sé stesso attraverso un pellegrinaggio tra i boschi della Via degli Dei, con la sola compagnia dei fantasmi dei soccombenti e dell’ingombrante figura di chi è rimasto, con il quale intrattiene un emozionante dialogo interiore.

Il romanzo We Were Grunge di Alessandro Bruni ha un sottotitolo che presenta in parte la trama di quest’opera a metà tra il saggio e l’auto-fiction: In cammino con Chris Cornell, Kurt Cobain, Layne Staley e Eddie Vedder. E sono infatti quattro le sezioni in cui è diviso il libro, relative ai quattro musicisti che sono stati i protagonisti indiscussi della scena grunge di Seattle negli anni novanta. Ma oltre al racconto lucido e profondamente partecipato della storia in pillole di questi tormentati artisti, l’opera si focalizza anche sulla vicenda di un uomo che decide di chiudere temporaneamente i ponti con la sua vita, per partire per un viaggio a piedi tra i boschi dell’Appennino Tosco-Emiliano e scrivere un romanzo che da tempo girovagava nella sua testa. Sarà un cammino faticoso dal punto di vista mentale e fisico, una sorta di pellegrinaggio pagano che porta omaggio a divinità malridotte e terrene, tre delle quali già ascese al Paradiso altrettanto pagano della Musica.

In certi passaggi questo cammino diventa una via crucis, le cui stazioni sono rappresentate dalle canzoni che risuonano nella testa del protagonista, a memento di uomini che hanno trasformato in arte la loro sofferenza interiore, che si sono immolati sull’altare della condivisione esponendo le proprie ferite sanguinanti e donandosi completamente, anima e corpo, anche quando era rimasto ben poco da offrire. E non è un caso che la dedica in apertura del romanzo reciti: “Per quelli che soccombono e quelli che restano”, a rimarcare l’intento dell’autore di raccontare della sottile linea che separa l’attitudine a resistere o a soccombere alla vita. Eddie è sopravvissuto al vortice distruttivo del grunge e alla caduta nella dannazione dei suoi colleghi; ancora oggi attivo nella scena musicale, è il punto di arrivo del viaggio del protagonista, l’unico con il quale può avere un confronto concreto, esplicitato nel dialogo “epistolare” che intrattiene con lui per tutto il libro, una conversazione spesso turbolenta, specchio dell’inquietudine che lo avvolge. Chris, Kurt e Layne rappresentano invece i fantasmi di un’epoca che non tornerà più, che l’autore rievoca uno dopo l’altro in una sorta di straniante seduta spiritica.

Chris con il suo suicidio che è stato rimandato a lungo ma che è sempre esistito in potenza: “il seme dell’autoannientamento è germogliato in una terra remota della psiche, del passato”; Kurt che come uno spettro impertinente segue il protagonista nel suo peregrinare tra i boschi, nel suo osservare gli alberi: “nell’intreccio delle ramificazioni ho intuito il gioco della grazia e dell’istinto selvaggio, entrambi presenti in natura” – così com’erano presenti anche in Cobain; Layne che era un morto vivente molto prima della sua morte, ma che è stato forse l’interprete più raffinato e allo stesso tempo più disperato del male esistenziale: “Kurt è bruciato in una folgore che ha avvampato una notte; Layne è marcito poco per volta, al ritmo lento di una nenia meravigliosa, capace di cullare i peggiori sogni tossici, le dannate astinenze, ogni fallimentare tentativo di risalita verso la superficie”.

TRAMA. Il 18 maggio 2017 Chris Cornell, cantante dei Soundgarden, viene trovato morto in una stanza d’hotel a Detroit. Sono trascorsi oltre vent’anni da quel pugno di tempo contrassegnato dal grunge e dall’ultima onda di ribellione musicale. Kurt Cobain dei Nirvana e Layne Staley degli Alice in Chains sono morti da anni e ora il destino è venuto a prendersi Cornell. Un protagonista di cui non sappiamo il nome, con il suo sole e il suo tempo in bilico sul mondo, si allontana da casa e dalla famiglia, dagli impegni presi e dal lavoro. Vuole solo camminare e scrivere, scrivere e parlare con l’ultimo di quei ragazzi che fronteggiavano il pubblico, l’ultimo ora rimasto in vita, l’ultimo ancora sul palco. Eddie Vedder. We Were Grunge è il racconto di questo cammino di stenti, questa disputa di anime che toccano il fondo e si contendono quello che resta, nella meschinità, nella passione, nella vergogna e nella verità, sino alla conta finale per capire se esiste ancora una differenza fra soccombere e resistere.

Alessandro Bruni è uno scrittore e avvocato civilista. È autore dei romanzi editi da Persiani Editore “Ulisse aveva una figlia” (2015), “Killing Rock Revolution (2017) e “La prossima estate. Un requiem per il noir” (2019) - che compongono la trilogia della commedia itinerante, della spy story complottista e dell’equivoco secondo il registro della tragedia. Il suo ultimo romanzo è “We Were Grunge” (Persiani Editore, 2020).