mercoledì 21 giugno 2017

"Cova: il petrolio lucano è pericoloso solo a Taranto"

POTENZA - Assurdo! Oggi pomeriggio, il governatore della Basilicata Pittella ha reso noto che l'Eni ha dichiarato, per anni, che il petrolio della Val d'Agri è più pericoloso quando arriva nella raffineria di Taranto e meno pericoloso quando viene lavorato al Cova di Viggiano. Pertanto, a Taranto vengono applicate le prescrizioni sulla sicurezza per le attività industriali a rischio di incidente rilevante (categoria 2 Direttiva europea Seveso 3), mentre in Val d'Agri, lo stesso petrolio, viene classificato nella categoria 3 e quindi con delle prescrizioni, sul rischio incidenti e salvaguardia dei cittadini, molto più blande e superficiali. Tutto questo è inaudito. Per anni i governi Pd della Regione Basilicata (governatori Bubbico, De Filippo e Pittella in carica da 4 anni) e i governi nazionali hanno coperto e consentito all'Eni di dare queste false informazioni senza mai intervenire. Il ministero dell'Ambiente ha rilevato questo scandalo solo adesso, dopo lo sversamento di petrolio scoperto a gennaio scorso e dopo gli esposti e le inchieste della magistratura. Per fortuna non ci sono stati incidenti gravi al Cova di Viggiano e le prescrizioni sulla sicurezza previste dalla Direttiva Seveso 3, non sono servite. Se fosse avvenuto il contrario, non sappiamo cosa sarebbe potuto accadere. Le responsabilità sarebbero state enormi e tutte sulla coscienza dei soggetti politici e istituzionali che dovevano intervenire e non l'hanno fatto. C'è anche da dire che se fosse stata applicata la normativa della Seveso 3, molto probabilmente lo sversamento delle 400 tonnellate di greggio (fonte Eni) non sarebbe avvenuto e i danni provocati non ci sarebbero stati (i serbatoi avrebbero avuto da subito i doppi fondi). Come il M5S ha più volte sostenuto, l'unica soluzione è la chiusura definitiva del Cova e la bonifica della Val d'Agri con un piano di riconversione basato sull'agricoltura e il turismo. Di Eni, Regione Basilicata e governo nazionale, in mano al Pd e alla vecchia politica, non ci fidiamo neanche un po'. Infatti, è sempre più chiaro che le vicende da chiarire sulle estrazioni di petrolio in Basilicata sono ancora tante e tutte vanno in una sola direzione: distruzione del territorio, mancanza di sicurezza, rischi per la salute dei cittadini, commistioni, affari e attività lobbistiche e clientelari sviluppatesi intorno agli appalti, agli incarichi e alle royalties. Dopo la chiusura del Cova, il governatore Pittella, il balbettante assessore regionale all'Ambiente lucano, l'Arpab, il governo nazionale, si stanno arrampicando sugli specchi per far credere che niente sarà più come prima e che il centro oli Eni potrà riaprire senza più problemi per la sicurezza e la tutela dell'ambiente. Sappiamo tutti, e lo sanno anche loro, che non è così e che non ci può essere nessun rischio zero e compatibilità tra estrazioni petrolifere e aree agricole e turistiche popolate. A Pittella e al governo Gentiloni fanno solo gola i proventi derivanti dalle tasse e dalle royalties delle trivelle. Dei cittadini lucani e della tutela dell'ambiente se ne infischiano completamente.
Così in una nota l'eurodeputato del M5S Piernicola Pedicini.

0 commenti:

Posta un commento