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giovedì 26 novembre 2020

“1999 non filtrata”, la nuova proposta di Birra Morena


Dopo aver dedicato alla Lucania lo scorso anno una birra dal nome “Birra Lucana” nel ventennale dell’attività, Birra Morena si presenta sul mercato con “1999 non filtrata” una birra la cui immagine si ispira al passato, alle sue origini lucane, dove da sempre magicamente si rincorrono culture, tradizioni, costumi e sapori. Una terra ancora radicata in un’autenticità senza tempo, che non smette di meravigliare l’animo di chi la abita e di chi la porta con sé fuori i confini nazionali.

Grazie ai lieviti ha un aspetto piacevolmente velato con un gusto moderatamente amaro e con sentori di fruttato. E’prodotta a Balvano, in provincia di Potenza, con una selezione di malti 100% italiani.

Birra Morena “1999 non filtrata” completa la gamma delle Birre Speciali di Morena. L’azienda con sito produttivo in Balvano, una realtà sul mercato nazionale ed internazionale, ha investito tempo e risorse in progetti di alta qualità finalizzati alla produzione di birre con profumi e sentori piacevoli unici e complessi che hanno rappresentato degnamente il made in Italy nel mondo conquistando mercati in America, Cina, Regno Unito, Finlandia, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Emirati Arabi, Australia e Canada e tanti altri degni di nota.

Ulteriori informazioni sull’azienda sono anche reperibili sul sito www.birramorena.com e sulla pagina FB: https://it-it.facebook.com/birramorena/

sabato 21 novembre 2020

Record prezzi delle materie prima, dalla soia al mais

(Pixabay)

ROMA - Con la seconda ondata della pandemia si impenna il prezzo delle principali materie prime agricole con la soia che fa registrare la quotazione più alta dal giugno 2016 con un aumento del 12% nell’ultimo mese mentre il mais fa segnare il valore più elevato dal luglio dello scorso anno. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti per i contratti future alla chiusura settimanale del Chicago Bord of Trade (CBOT), il punto di riferimento internazionale delle materie prime agricole.

In controtendenza alle difficoltà dell’economia globale, la corsa a beni essenziali – sottolinea la Coldiretti – sta facendo aumentare le quotazioni delle materie prime agricole necessarie per garantire l’alimentazione delle popolazione in uno scenario di riduzione degli scambi commerciali e di cali produttivi dovuti all’andamento climatico. Gli effetti della pandemia – continua la Coldiretti –si trasferiscono dunque dai mercati finanziari a quelli dei metalli preziosi fino alle produzioni agricole la cui disponibilità è diventata strategica con l’incertezza sugli effetti della nuova ondata di contagi e dell’arrivo del vaccino.

La soia – precisa la Coldiretti – è uno dei prodotti agricoli più coltivati nel mondo, con gli Stati Uniti che si contendono con il Brasile il primato globale nei raccolti mentre la Cina è il principale acquirente mondiale di questa componente base dell’alimentazione negli allevamenti insieme al mais. L’andamento delle quotazioni riguarda direttamente l’Italia che – continua la Coldiretti – è il primo produttore europeo con circa il 50% della soia coltivata ma che è comunque deficitaria e deve importare dall’estero.

L’emergenza Covid sta innescando un nuovo cortocircuito sul fronte delle materie prime nel settore agricolo che ha già sperimentato i guasti della volatilità dei listini in un Paese come l’Italia che è fortemente deficitaria ed ha bisogno di un piano di potenziamento produttivo e di stoccaggio per le principali commodities, dal grano al mais fino all’atteso piano proteine nazionale per l’alimentazione degli animali in allevamento per recuperare competitività rispetto ai concorrenti stranieri.

Proprio per i ritardi infrastrutturali in Italia – spiega la Coldiretti – si trasferiscono solo marginalmente gli effetti positivi delle quotazioni sui mercati internazionali che invece impattano molto piu’ pesantemente sul lato dei costi per le imprese. In questo il quadro in cui si inserisce il progetto Cai (Consorzi agrari d’Italia) finalizzato a rafforzare la struttura agricola nazionale per competere con i grandi player globali in grado di operare massicci investimenti e per affrontare con instabilità e  fluttuazioni dei mercati che la pandemia potrebbe aggravare.

“L’aumento delle quotazioni alla borsa di Chicago conferma che l’allarme globale provocato dal Coronavirus ha fatto emergere una maggior consapevolezza sul valore strategico rappresentato dal cibo e dalle necessarie garanzie di qualità e sicurezza” afferma il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “l’Italia può contare su una risorsa da primato ma deve investire nel futuro per superare le fragilità presenti, difendere la sovranità alimentare e ridurre la dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento, in un momento di grandi tensioni internazionali”.

martedì 17 novembre 2020

In Basilicata in calo la produzione di olio

 POTENZA - In Basilicata è del 14% il calo medio di produzione di olio extravergine. Lo comunica la Coldiretti Basilicata "sulla base dell'aggiornamento previsionale elaborato dall'Ismea e da Unaprol per la campagna 2020/21".

L’Italia è il primo consumatore mondiale di olio di oliva con una media negli ultimi 5 anni di 504 milioni di chili, seguita dalla Spagna con 483 milioni di chili e dagli Stati Uniti con ben 320 milioni di chili. A sostenere la domanda mondiale sono certamente gli effetti positivi sulla salute associati al consumo di olio di oliva provati da numerosi studi scientifici che hanno fatto impennare le richieste di quel segmento di popolazione che nel mondo è attento alla qualità della propria alimentazione.

A condizionare la raccolta quest’anno è soprattutto l’andamento in Puglia, Calabria e Sicilia che fanno registrare contrazioni rispettivamente del 43%, 38% e 15%. Al Centro Nord si rilevano, invece, incrementi del 31% in Toscana, 8% nel Lazio, 70% in Umbria e del 100% in Liguria, dopo gli scarsi livelli dello scorso anno. In generale, comunque, ci si attende in tutta la Penisola un olio di elevata qualità grazie all’ottima fioritura, a condizioni meteo non avverse e ai limitati attacchi della mosca olearia.

Sul fronte del mercato, la minor produzione 2020 e la domanda delle famiglie sta spingendo in alto i listini nelle ultime settimane, con aumenti che riguardano anche gli oli Dop/Igp italiani. L’andamento dei prossimi mesi dipenderà come di consueto dalla situazione internazionale con la produzione mondiale stimata in linea a quella dello scorso anno ed i prezzi in Spagna, Grecia e Tunisi che mostrano tendenze al rialzo. La Spagna è di gran lunga il principale produttore mondiale seguito dall’Italia mentre sul podio al terzo posto si trova la Grecia.

L’andamento della raccolta è importante dal punto economico ed occupazionale per una filiera che conta oltre 400 mila aziende agricole specializzate in Italia ma anche il maggior numero di oli extravergine a denominazione in Europa (43 Dop e 4 Igp), con un patrimonio di 250 milioni di piante e 533 varietà di olive, il più vasto tesoro di biodiversità del mondo. 

Con l’82% degli italiani che con l’emergenza coronavirus sugli scaffali cerca prodotti Made in Italy per sostenere l’economia ed il lavoro del territorio, il consiglio della Coldiretti è quello di diffidare dei prezzi troppo bassi, guardare con più attenzione le etichette e acquistare extravergini a denominazione di origine Dop e Igp, quelli in cui è esplicitamente indicato che sono stati ottenuti al 100 per 100 da olive italiane o di acquistare direttamente dai produttori olivicoli, nei frantoi o nei mercati di Campagna Amica dove  è possibile assaggiare l’olio EVO prima di comprarlo e riconoscerne le caratteristiche positive.

venerdì 13 novembre 2020

In vigore l’etichetta Made in Italy per i salumi


ROMA - Entra finalmente in vigore l’obbligo di indicare in etichetta l’indicazione di provenienza su salami, mortadella, prosciutti e culatello per sostenere il vero Made in Italy e smascherare l’inganno della carne tedesca o olandese spacciata per italiana. Lo rende noto il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nell’annunciare che scade nel weekend il termine di 60 giorni dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale n.230 del Decreto interministeriale sulle Disposizioni per “l’indicazione obbligatoria del luogo di provenienza nell’etichetta delle carni suine trasformate”.

Si tratta di un appuntamento atteso dall’82% degli italiani che secondo un’indagine Coldiretti/Ixe’ con l’emergenza Covid vogliono portare in tavola prodotti Made in Italy per sostenere l’economia ed il lavoro del territorio. Una tendenza confermata dal successo della campagna #mangiaitaliano promossa da Coldiretti e Filiera Italia che ha coinvolto industrie e catene della grande distribuzione.

L’obbligo scatta proprio ad una settimana dalla pubblicazione del decreto Filiera Italia fortemente sostenuto dalla Coldiretti che per la prima volta stanzia un bonus salva Made in Italy a favore della ristorazione colpita dall’emergenza Covid per l’acquisto di prodotti alimentari italiani al 100 % per un importo complessivo di 600 milioni di euro, compresi i salumi da animali nati, allevati e macellati in Italia.

Una norma che consente di fare chiarezza in una situazione in cui 1 prodotto alimentare su 4 sugli scaffali richiama all’italianità, stando ad un’analisi dell’Osservatorio Immagino, senza pero’ – sottolinea la Coldiretti – avere spesso un legame con la produzione agricola nazionale, dalle coltivazioni agli allevamenti.

Ora il decreto sui salumi prevede – spiega Coldiretti – che i produttori indichino in maniera leggibile sulle etichette le informazioni relative a: “Paese di nascita: (nome del paese di nascita degli animali)”; “Paese di allevamento: (nome del paese di allevamento degli animali)”; “Paese di macellazione: (nome del paese in cui sono stati macellati gli animali)”. Quando la carne proviene da suini nati, allevati e macellati nello stesso paese, l’indicazione dell’origine può apparire nella forma: “Origine: (nome del paese)”. La dicitura “100% italiano” è utilizzabile dunque solo quando la carne è proveniente da suini nati, allevati, macellati e trasformati in Italia.  Quando la carne proviene da suini nati, allevati e macellati in uno o più Stati membri dell’Unione europea o extra europea, l’indicazione dell’origine può apparire nella forma: “Origine: UE”, “Origine: extra UE”, “Origine: Ue e extra UE”.

“In un momento difficile per l’economia dobbiamo portare sul mercato il valore aggiunto della trasparenza con l’obbligo di indicare in etichetta il Paese d’origine di tutti gli alimenti per combattere la concorrenza sleale al Made in Italy” ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “l’Italia ha la responsabilità di svolgere un ruolo di apripista in Europa grazie alla leadership nella qualità e nella sicurezza alimentare.”

Il provvedimento, che consente lo smaltimento delle scorte fino ad esaurimento, è importante per garantire trasparenza nelle scelte ai 35 milioni di italiani che almeno ogni settimana portano in tavola salumi, secondo un’analisi Coldiretti su dati Istat, ma anche per sostenere i 5mila allevamenti nazionali di maiali messi in ginocchio dalla pandemia e dalla concorrenza sleale. A preoccupare è infatti l’invasione di cosce dall’estero per una quantità media di 56 milioni di “pezzi” che ogni anno si riversano nel nostro Paese per ottenere prosciutti da spacciare come Made in Italy. La Coldiretti stima, infatti, che tre prosciutti su quattro venduti in Italia siano in realtà ottenuti da carni straniere senza che questo sia stato fino ad ora esplicitato in etichetta.

La norcineria – conclude la Coldiretti – è un settore di punta dell’agroalimentare nazionale che contribuisce al prestigio del made in Italy nel mondo grazie al lavoro di circa centomila persone tra allevamento, trasformazione, trasporto e distribuzione con un fatturato che vale 20 miliardi.

lunedì 19 ottobre 2020

Arrivano le castagne italiane con 35 mln di kg


Arrivano le prime castagne italiane con un raccolto in anticipo grazie ad un mese di settembre particolarmente caldo che ha favorito la maturazione. E’ quanto emerge dal monitoraggio effettuato dalla Coldiretti che stima una produzione nazionale in crescita e di qualità, superiore ai 35 milioni di chilogrammi.

Un ritorno atteso dopo che in alcune zone era stata rischiata addirittura l’estinzione per la presenza del cinipide galligeno del castagno (Dryocosmus kuriphilus) proveniente dalla Cina, che da anni infesta i boschi lungo la Penisola provocando nella piante la formazione di galle, cioè ingrossamenti delle gemme di varie forme e dimensioni. Contro questa minaccia – ricorda la Coldiretti – è stata avviata una capillare guerra biologica con la diffusione dell’insetto Torymus sinensis, che è un antagonista naturale.

Si resta tuttavia ancora lontani – sottolinea la Coldiretti – dai fasti produttivi del passato per quello che Giovanni Pascoli chiamava “l’italico albero del pane”, simbolo dell’autunno nei libri scolastici di molteplici generazioni di giovani scolari. Basta ricordare che nel 1911 la produzione di castagne ammontava a 829 milioni di chili, ma ancora dieci anni fa era pari a 55 milioni di chili.

La situazione – sottolinea la Coldiretti – è in realtà differenziata lungo la Penisola, con una buona ripresa in molte aree produttive italiane come Campania, Toscana, Emilia-Romagna  e maggiori problemi in Calabria, Lazio e Piemonte, anche se la raccolta è ostacolata dall’ondata di maltempo. Le prime castagne – precisa la Coldiretti – sono inoltre di una qualità buona e dolce e non presentano particolari anomalie.

L’abbassamento delle temperature – sottolinea la Coldiretti – sta favorendo un aumento dei consumi da parte delle famiglie italiane anche se pesano le limitazioni poste alle tante sagre e eventi locali che si svolgono in questo periodo e che sono state frenate dall’emergenza Covid. Nei mercati all’ingrosso – precisa la Coldiretti – si rilevano quotazioni nella media del periodo, che vanno da 2,50 a 4,50 euro/chilo a seconda del calibro con i prezzi tendono a raddoppiare al consumo.

Il rischio però è quello di trovarsi nel piatto, senza saperlo, castagne straniere provenienti soprattutto da Portogallo, Turchia, Spagna e dalla Grecia, considerato che le importazioni nel 2019 sono risultate pari a ben 32,8 milioni di chili di castagne, spesso spacciate per italiane, con forti ripercussioni sui prezzi corrisposti ai produttori. Da qui la richiesta di Coldiretti di assicurare più controlli sull’origine delle castagne messe in vendita in Italia per evitare che diventino tutte, incredibilmente, tricolori. Ancora peggiore è la situazione dei trasformati, per i quali non vi è l’obbligo di etichettatura di origine e per le farine di castagne che, non avendo un codice doganale specifico, non è neppure dato a sapersi quante ne vengano importate.

Se non si vuole comunque correre il rischio di acquistare spesso a caro prezzo caldarroste straniere in vendita nel centro delle città, la Coldiretti invita i consumatori a prestare attenzione alla qualità e suggerisce di ricorrere a un più genuino fai da te casalingo per garantirsi un prodotto fresco, sicuro e a costi accessibili. Meglio allora frequentare i mercati degli agricoltori di Campagna Amica o quelle sagre che si potranno svolgere in questi giorni dove è possibile fare buoni acquisti di alta qualità oppure rivolgersi alle imprese agricole e riscoprire il gusto di partecipare nei boschi alla raccolta delle castagne.

Un modo anche per tutelare l’alta qualità della produzione made in Italy che – precisa la Coldiretti – conta ben quindici prodotti a denominazione di origine legati al castagno che hanno ottenuto il riconoscimento europeo. Cinque – precisa la Coldiretti – si trovano in Toscana e sono il Marrone del Mugello Igp, il Marrone di Caprese Michelangelo Dop, la Castagna del Monte Amiata Igp, la Farina di Neccio della Garfagnana DOP e la Farina di Castagne della Lunigiana DOP mentre in Campania è riconosciuta la Castagna di Montella Igp, il Marrone di Roccadaspide Igp e il Marrone di Serino/Castagna di Serino IGP, in Emilia Romagna il Marrone di Castel del Rio Igp, in Veneto il Marrone di San Zeno Dop  e i Marroni del Monfenera Igp, ed i Marroni di Combai Igp, in Piemonte la Castagna Cuneo Igp e il Marrone della Valle di Susa Igp, e nel Lazio la Castagna di Vallerano DOP. A questi si aggiungono due mieli di castagno: il Miele della Lunigiana DOP della Toscana e il Miele delle Dolomiti Bellunesi DOP del Veneto.

Un patrimonio che continua a essere presente nelle tradizioni alimentari autunnali degli italiani da consumare – conclude la Coldiretti – in diversi modi: arrosto (dopo averle incise sul lato bombato metterle in una padella di ferro con il fondo forato e cuocerle o sul fuoco vivo o in forno per circa 30 minuti, dopo la cottura si consiglia di avvolgerle in un canovaccio umido); lesse (dopo averle lavate accuratamente, cuocerle in abbondante acqua salata per circa 40 minuti); cotte in latte e zucchero; usate per particolari ripieni, nella preparazione di primi piatti o elaborati secondi a base di carne

venerdì 11 settembre 2020

Matera: agroalimentare e pesca, presentati in Prefettura i risultati vigilanza e controllo 2020

MATERA - Nella mattinata dell’8 settembre scorso, presso il Palazzo del Governo di Matera, presieduta dal Capo di Gabinetto della Prefettura, si è svolta una riunione del Gruppo Tecnico di coordinamento della attività di vigilanza e controllo nel settore agroalimentare e della pesca, che opera nell’ambito della Conferenza Provinciale Permanente, per presentare il report delle attività di controllo svolte nell’anno in corso e illustrare i risultati conseguiti.

Il Gruppo Tecnico è composto dai Rappresentanti di: Questura di Matera, NAS di Basilicata, Comando provinciale dei Carabinieri, Comando provinciale della Guardia di Finanza, Comando provinciale del Gruppo Carabinieri Forestale, Sezione provinciale della Polizia Stradale, Dipartimento di Prevenzione della Sanità e del Benessere Animale dell’ASM di Matera, del SIAN, Servizio igiene degli Alimenti e della Nutrizione dell’ASM di Matera, Capitaneria di Porto di
Taranto, Istituto Controllo di Qualità e Repressioni Frodi di Potenza.

La programmazione dell’attività congiunta in questione, che quest’anno è stata parzialmente modificata a causa dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 ed affiancata all’attività di controllo sul rispetto della normativa anti contagio varata dal Governo, ha portato, come di consueto, importanti risultati.

In particolare, le attività sono state indirizzate, nei primi mesi dell’anno, alle mense scolastiche, e, dopo la riapertura delle attività, è ripresa l’attività di controllo sui ristoranti e sui depositi alimentari all’ingrosso del capoluogo mentre nei mesi di luglio e agosto i controlli sono stati svolti specialmente lungo la fascia jonica, nei villaggi turistici e negli stabilimenti che somministrano alimenti, dove si concentra il turismo balneare.

Nello scorso mese di luglio è stato istituito il NIPAF (Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale e Forestale) del Gruppo Carabinieri Forestale di Matera che, contestualmente alle verifiche anti COVID, ha eseguito controlli agroalimentari per la verifica della corretta applicazione delle norme su etichettatura, tracciabilità ed igiene delle strutture destinate ad alimenti elevando, nell’occasione, n. 8 sanzioni amministrative con sequestri di prodotti alimentari.

Complessivamente sono state controllate, a cura dei NAS di Basilicata, del Gruppo Carabinieri Forestale di Matera, dell’Ufficio Marittimo di Policoro, dell’ICQ di Basilicata e dell’ASM di Matera, n. 28 attività, irrogate n. 14 sanzioni e disposte n. 2 sospensioni di attività.

Rilevante l’attività svolta dai NAS di Basilicata, nell’ambito della programmazione
istituzionale, con n. 317 ispezioni eseguite e n. 62 situazioni irregolari rilevate.

Anche l’Ufficio Marittimo di Policoro della Capitaneria di Porto di Taranto, specialmente durante la stagione estiva, ha svolto una intensa attività istituzionale di controllo, presso le strutture balneari, sulla sicurezza ambientale oltre che attività di contrasto alla pesca di frodo lungo il litorale jonico; in particolare, sono stati eseguiti n. 24 interventi, con sequestri amministrativi di prodotti ittici per un totale di circa 345 Kg e sanzioni amministrative per oltre 20 mila euro.

L’attività di vigilanza e controllo del Gruppo Tecnico proseguirà negli ultimi mesi dell’anno in corso nell’obiettivo di accrescere sempre più i livelli di tutela dei consumatori.

mercoledì 19 agosto 2020

La Strada dell’Olio Extravergine Castel del Monte presenta “Sogni nelle Notti di Mezza Estate"


MINERVINO MURGE - Si sono svolti regolarmente i primi appuntamenti della XVI^ edizione del programma “SOGNI NELLE NOTTI DI MEZZA ESTATE”, che ripartono dopo il periodo ferragostano con cene, trekking, degustazioni e tanto altro.

Giovedì 20 agosto nel suggestivo “Balcone delle Puglie” - la anche così chiamata città di Minervino Murge - vi aspetta una serata dedicata al grande Alberto Sordi: il “Beveroni Jazzin' Club”, dalle ore 21:30, propone “Spaghetti al beveroni...100 anni Alberto Sordi!"...con selezione musicale;

Venerdì 21 agosto, sempre nella splendida cornice di Minervino Murge, la cooperativa "DROMOS.IT", in collaborazione con il ristorante "A Sud dell'Anima", organizza un "Trekking urbano alla scoperta del borgo di Minervino Murge con aperitivo" finale presso il ristorante “A Sud dell’Anima”. Dalle ore 18:00 visita guidata del borgo antico “Scesciola” caratterizzato da vicoli e affacci panoramici mozzafiato, della chiesa matrice “Santa Maria Assunta”, visita alla mostra archeologica “Quando l’Ofanto era color dell’Ambra”, e aperitivo finale nel caratteristico ristorante “A Sud dell’Anima”.

Sabato 22 agosto l'agriturismo "Torre Sansanello", nella campagna coratina, sulle pendici di Castel del Monte, propone, dalle ore 16.30 alle 21.00, il Trekking “L’Anello degli Jazzi – camminata tra la storia e la natura della Murgia", a cura di una guida ambientale Aigae, mentre dalle ore 21:00 la serata si conclude a Torre Sansanello con una degustazione di prodotti tipici della Murgia.

Le iniziative di questa XVI^ edizione si concludono mercoledì 26 agosto all' "Osteria del Seminario" di Bisceglie con una "Cena con abbinamento guidato delle portate ai vari oli extravergini. La cena si conclude con gelato all’extravergine di oliva".

Giovedì 27 Agosto, invece, si terrà alle ore 19:00, presso il ristorante “Cucromia” ad Andria,
la premiazione e proclamazione, a cura di una giuria tecnica, dei vincitori del concorso fotografico “Scatti d’Olio”.

Si ricorda inoltre la possibilità di partecipare al CONCORSO FOTOGRAFICO "Scatti d'Olio". In premio smart box, pranzi e cene nei migliori ristoranti, prodotti tipici locali.

E' possibile partecipare al concorso gratuitamente inviando la/e foto a: info@stradaoliocasteldelmonte.it o alla pagina Fb Strada dell'olio Extravergine Castel del Monte. Le foto devono valorizzare l'extravergine, la sua pianta, i suoi frutti, le sue declinazioni in cucina ed il patrimonio artistico-culturale dei territori della Strada dell'Olio Extravergine Castel del Monte. Scatta dove vuoi. Consulta il regolamento alla pagina Fb ufficiale o visita il sito www.stradaoliocasteldelmonte.it

L’iniziativa del 19 agosto ad Andria è annullata per motivi di sicurezza legati ai provvedimenti anti-Covid.

La responsabilità e l’organizzazione degli eventi inseriti nel programma sono delle singole aziende.

Per info contattare l’Associazione Strada dell’Olio Extravergine Castel del Monte, email: info@stradaoliocasteldelmonte.it, referente iniziativa Angela Ciciriello 392/6948919. Sul sito www.stradaoliocasteldelmonte.it è disponibile il programma degli appuntamenti oltre che sul canale Facebook alla pagina Strada dell'olio Extravergine Castel del Monte.​

mercoledì 12 agosto 2020

Ferrarini, Coldiretti: ''Bilancio per valorizzare il made in Italy''


ROMA - Bene il salvataggio di una importante realtà agroalimentare nazionale per valorizzare i prodotti 100% Made in Italy dalla stalla alla tavola. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare positivamente la nuova proposta di concordato presentata al tribunale di Reggio Emilia da Intesa Sanpaolo e Unicredit per il salvataggio e il rilancio della Ferrarini insieme a partner industriali come il Gruppo Bonterre - Grandi Salumifici Italiani (realtà di riferimento del mercato italiano ed europeo dei salumi di qualità, formaggio Parmigiano-Reggiano, snack e di piatti pronti), O.P.A.S. (la più grande organizzazione di prodotto tra allevatori di suini in Italia) e HP s.r.l. (società attiva nel sostegno e nell'innovazione dell'agrifood). Per l’Italia il rilancio della Ferrarini rappresenta una grande occasione di valorizzare l’intera filiera produttiva.

Una opportunità resa possibile – precisa la Coldiretti – grazie al via libera dell’Unione Europea all’etichetta Made in Italy su salami, mortadella, prosciutti e culatello per smascherare l’inganno della carne straniera spacciata per italiana. Una novità importante per garantire trasparenza nelle scelte ai 35 milioni di italiani che almeno qualche volta a settimana portano in tavola salumi, secondo un’analisi Coldiretti su dati Istat, ma anche per sostenere i 5mila allevamenti nazionali di maiali messi in ginocchio dalla pandemia e dalla concorrenza sleale, per salvare – conclude la Coldiretti - il prestigioso settore della norcineria che in Italia, dalla stalla alla distribuzione, vale 20 miliardi.

mercoledì 29 luglio 2020

M5S Basilicata: "La finta stagione dei concorsi tra proroghe, stabilizzazioni e blocco dell’ARLAB"


POTENZA - La volontà politica volta ad accontentare le aspettative di un’ampia platea di precari storici che prestano servizio o hanno prestato servizio presso gli uffici regionale per consolidare il proprio bacino elettorale è sempre, purtroppo, molto alta. Ne è la prova evidente l’approvazione della DGR n. 462 del 9 luglio scorso, con la quale sono state avviate le procedure selettive finalizzate alla stabilizzazione dei soggetti in possesso dei requisiti di cui all’art.20, comma 2, del D. Lgs n. 75/2017. Stranamente nella delibera sopra richiamata manca il riferimento al concorso pubblico, riservando la selezione solo ai soggetti che risultano titolari di un contratto di lavoro flessibile presso la Regione Basilicata. Pertanto, la delibera in questione non garantisce il legittimo diritto dei cittadini che aspirano a concorrere per un posto di lavoro presso la Pubblica Amministrazione.

Le procedure di stabilizzazione avviate con la delibera sopra menzionata disattendono la disposizione introdotta dal decreto legislativo (Riforma Madia) che al comma 2, art. 20, prevede che le Amministrazioni possono bandire, in coerenza con il Piano triennale dei fabbisogni e ferma restando la garanzia dell’adeguato accesso dall’esterno, procedure concorsuali riservate, in misura non superiore al cinquanta per cento dei posti disponibili. In questo caso, però, lo strumento del concorso pubblico non è stato per nulla preso in considerazione.

In questo quadro che privilegia procedure concorsuali riservate, si inserisce anche la Deliberazione n. 94 del 14 luglio scorso del commissario ad acta dell’Agenzia Regionale per il lavoro e l’apprendimento Basilicata (ARLAB), con la quale il dott. Coronato, già Dirigente al Bilancio dello stesso Ente, nominato con DGR N. 1047 del 30 dicembre 2019, ha pensato bene di prorogare fino al 15 gennaio 2021 i contratti di lavoro a tempo determinato, in scadenza il 1° gennaio 2020, al fine di eludere chiaramente l’avvio della procedura di evidenza pubblica e consentire poi la stabilizzazione dei soggetti interessati che, alla data del 15 gennaio 2021, maturerebbero i requisiti dei tre anni di contratto. Presumiamo che le responsabilità relative alla definizione della dotazione organica siano in capo al direttore generale a cui sono affidati i compiti di direzione, gestione, indirizzo e coordinamento della struttura stessa e che purtroppo, a tutt’oggi, non è stato ancora nominato. Su questo tema si è pronunciata anche la Corte dei Conti che ha evidenziato la centralità del ruolo del direttore generale dell’ARLAB per il corretto, efficiente ed efficace funzionamento della stessa Agenzia.

Questo stallo si ripercuote direttamente sui cittadini lucani che hanno estremo bisogno di servizi efficienti utili per la ricerca di un posto di lavoro e per la propria formazione e riqualificazione professionale. Ma anche il mondo imprenditoriale subisce questa situazione di paralisi e inefficienza amministrativa, perché la ricerca di figure professionali non è certamente facilitata dai centri per l’impiego lucani, che a differenza di altre regioni, dove si stanno espletando già i concorsi (in Puglia 1129 posti, in Campania 641 posti e in Lazio 355 posti), non sono ancora stati oggetto del piano di potenziamento, tramite assunzioni e ingenti investimenti, come previsto dalle norme nazionali. Proseguendo con questo periodo di stallo dell’Agenzia, si rischia di perdere anche le risorse che sono state assegnate alla regione dal Governo centrale per migliorare i servizi offerti dai CPI, così come previsto dal D.L. 4/2019 che ha introdotto il Reddito di Cittadinanza (Rdc).

È paradossale che il commissario ad acta dell’ARLAB, le cui funzioni sono limitate, possa poi di fatto procedere alla proroga dei contratti di lavoro a tempo determinato per n. 10 soggetti e che la Regione Basilicata stia procedendo sempre sulla solita strada della sola stabilizzazione, mortificando il merito.

Per tali ragioni, oltre alla nostra interrogazione del 6 giugno scorso, alla quale non abbiamo ancora avuto risposta, è stata presentata nei giorni scorsi dalla deputata del M5S, Jessica Costanzo, che fa parte della Commissione Lavoro della Camera, un’interrogazione parlamentare rivolta alla Ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo.

Il cambiamento urlato dal centrodestra si è sciolto come neve al sole. Siamo di fronte alla mera continuità politico-amministrativa: quello che ha iniziato il Partito-Regione lo sta concludendo il governo del generale Bardi. Altro che meritocrazia! Così in una nota Gianni Leggieri, Gianni Perrino e Carmela CarlucciGruppo Consiliare M5S Basilicata.

venerdì 17 luglio 2020

Copagri: Coronavirus, puntare sull’internazionalizzazione per favorire la ripresa dell’agricoltura


POTENZA - “Investire nella comunicazione per promuovere l’agroalimentare sui mercati esteri, potenziare l’eCommerce, rafforzare la partecipazione delle PMI al sistema fieristico, incrementare le risorse pubbliche per contributi a fondo perduto e finanziamenti agevolati a favore dell’internazionalizzazione delle imprese: sono questi i punti chiave sui quali continuare a lavorare, mirando al contempo a potenziare e a rafforzare le attività dell’ICE, l’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, così da favorire la ripresa del primario, che sta ancora scontando gli effetti della chiusura del canale HoReCa e del blocco dell’export dovuti alla pandemia del Coronavirus”. Lo ha sottolineato il presidente della Copagri Franco Verrascina, in occasione dell’odierno confronto alla Farnesina con il Ministro degli Affari Esteri Luigi Di Maio e con il Sottosegretario alle Politiche Agricole Giuseppe L’Abbate.

Durante l’incontro è stato fatto il punto sul cosiddetto ‘Patto per l’Export’, redatto nell’ambito dei lavori della Cabina di regia per l’Italia internazionale e siglato il mese scorso al Ministero degli Affari Esteri, e sull’utilizzo delle risorse messe in campo dal Governo con lo scopo di rafforzare tutti quegli strumenti utili per l'internazionalizzazione delle imprese, a partire dalla comunicazione per un rebranding nazionale, passando dalla formazione e dalla informazione, fino ad arrivare al sistema fieristico, all’eCommerce, alla promozione integrata e alla finanza agevolata. In linea con gli obiettivi del suddetto patto, la Copagri ha presentato al responsabile del Dicastero degli Affari Esteri le numerose iniziative messe in campo a supporto dei propri associati, miranti a far ripartire l’internazionalizzazione.

“A nostro avviso, è di fondamentale importanza accelerare con le azioni individuate nel Patto, così da favorire il più possibile la conquista di nuovi mercati, e la contestuale difesa di quelli storici, ma anche la creazione di un unico portale pubblico di accesso ai servizi per l’export, con un utilizzo personalizzato per settori e mercati prioritari, e l’inserimento di sei esperti di agricoltura nella rete diplomatico-consolare italiana, che avranno il non semplice compito di ottimizzare il lavoro delle Ambasciate nella promozione del Made in Italy nel mondo”, ha aggiunto il presidente della Copagri.

“Vale la pena di ricordare che, nonostante un sistema per l’internazionalizzazione delle imprese non sempre efficiente e spesso prigioniero di pastoie burocratiche, l’agroalimentare nazionale nel 2019 ha esportato prodotti per un valore di circa 45 miliardi di euro, dando un concreto e significativo apporto alla crescita del PIL”, ha concluso Verrascina.

mercoledì 15 luglio 2020

Agrinsieme: contributi agricoli obbligatori, tardiva emanazione DM ha creato notevoli disagi per pagamento prima rata '20


ROMA - “In prossimità della scadenza del 16 luglio 2020, termine ultimo per il pagamento della prima rata dei contributi agricoli obbligatori a carico di coltivatori diretti, coloni, mezzadri e imprenditori agricoli professionali dovuti per l’anno 2020, moltissimi operatori lamentano forti disagi legati all’espletamento delle pratiche; tali problematiche sono dovute, in particolare, ai ritardi nell’emanazione del decreto ministeriale recante i criteri per la definizione dei contributi obbligatori, che hanno fatto conseguentemente slittare la predisposizione sul portale INPS dei modelli F24 con causale LAA (lavoratori agricoli autonomi) per i pagamenti”. Lo sottolinea il coordinamento di Agrinsieme, che riunisce Cia-Agricoltori italiani, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, che ha scritto alle istituzioni competenti per chiedere una proroga del termine suddetto.

“La ristrettezza delle tempistiche - spiega il Coordinamento - unita a diverse problematiche di carattere tecnico, quali interruzioni di servizio del sistema, sta creando non poche difficoltà nei processi legati al controllo e alla stampa del modello necessario alla predisposizione della prima rata dei contributi LAA entro il termine del 16 luglio”.

“Da più parti del Paese, inoltre, ci giungono segnalazioni di ulteriori difficoltà legate alla stampa dei documenti necessari e al conseguente invio al pagamento entro il termine indicato, a causa dell’enorme afflusso di utenti all’interno del portale, anch’esso dovuto ai ritardi nell’emanazione del decreto ministeriale”, aggiunge il coordinamento che riunisce Cia-Agricoltori italiani, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari.

“Alla luce di quanto esposto, riteniamo di grande importanza accordare una congrua proroga così da permettere alle nostre sedi di effettuare gli adempimenti previdenziali e contributivi previsti senza dover gravare in modo oneroso sulle aziende; nell’impossibilità di arrivare a una soluzione di questo tipo, chiediamo in subordine di non applicare sanzioni in caso di ritardo nei pagamenti”, conclude Agrinsieme.

martedì 14 luglio 2020

Agrinsieme: Contributi agricoli obbligatori, tardiva emanazione DM ha creato notevoli disagi per pagamento prima rata 2020

POTENZA - “In prossimità della scadenza del 16 luglio 2020, termine ultimo per il pagamento della prima rata dei contributi agricoli obbligatori a carico di coltivatori diretti, coloni, mezzadri e imprenditori agricoli professionali dovuti per l’anno 2020, moltissimi operatori lamentano forti disagi legati all’espletamento delle pratiche; tali problematiche sono dovute, in particolare, ai ritardi nell’emanazione del decreto ministeriale recante i criteri per la definizione dei contributi obbligatori, che hanno fatto conseguentemente slittare la predisposizione sul portale INPS dei modelli F24 con causale LAA (lavoratori agricoli autonomi) per i pagamenti”. Lo sottolinea il coordinamento di Agrinsieme, che riunisce Cia-Agricoltori italiani, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, che ha scritto alle istituzioni competenti per chiedere una proroga del termine suddetto.

“La ristrettezza delle tempistiche - spiega il Coordinamento - unita a diverse problematiche di carattere tecnico, quali interruzioni di servizio del sistema, sta creando non poche difficoltà nei processi legati al controllo e alla stampa del modello necessario alla predisposizione della prima rata dei contributi LAA entro il termine del 16 luglio”.

“Da più parti del Paese, inoltre, ci giungono segnalazioni di ulteriori difficoltà legate alla stampa dei documenti necessari e al conseguente invio al pagamento entro il termine indicato, a causa dell’enorme afflusso di utenti all’interno del portale, anch’esso dovuto ai ritardi nell’emanazione del decreto ministeriale”, aggiunge il coordinamento che riunisce Cia-Agricoltori italiani, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari.

“Alla luce di quanto esposto, riteniamo di grande importanza accordare una congrua proroga così da permettere alle nostre sedi di effettuare gli adempimenti previdenziali e contributivi previsti senza dover gravare in modo oneroso sulle aziende; nell’impossibilità di arrivare a una soluzione di questo tipo, chiediamo in subordine di non applicare sanzioni in caso di ritardo nei pagamenti”, conclude Agrinsieme.

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Agrinsieme è costituita dalle organizzazioni professionali Cia-Agricoltori Italiani, Confagricoltura, Copagri e dalle centrali cooperative Confcooperative FedAgriPesca, Legacoop Agroalimentare e Agci Agrital, a loro volta riunite nella sigla Alleanza Cooperative Italiane - Settore Agroalimentare. Il coordinamento Agrinsieme rappresenta oltre i 2/3 delle aziende agricole italiane, il 60% del valore della produzione agricola e della superficie nazionale coltivata, oltre 800mila persone occupate nelle imprese rappresentate.

venerdì 10 luglio 2020

Copagri: DL Rilancio, in attesa delle semplificazioni, segnali importanti a favore dell’agroalimentare


“Con il ‘DL Rilancio’ vengono messe in campo una serie di importanti misure a beneficio dell’intero comparto agroalimentare del Paese, messo a dura prova dall’emergenza Coronavirus; nel testo approvato oggi dall’aula di Montecitorio, migliorato rispetto alla proposta iniziale, trovano spazio molte proposte avanzate dalla Confederazione per dare ristoro ai produttori”. Lo afferma il presidente della Copagri Franco Verrascina, dopo l’approvazione alla Camera del ddl di conversione del DL con misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all'economia, nonché di politiche sociali connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19, cosiddetto ‘DL Rilancio’, che dovrà ora passare il vaglio del Senato per il via libera definitivo, prima della scadenza del 18 luglio.

“L’esonero straordinario dal versamento dei contributi previdenziali e assistenziali a carico dei datori di lavoro di alcune filiere agricole, tra le quali quelle agrituristiche e florovivaistiche, che risultano tra le più colpite dall’emergenza COVID-19, così come l’istituzione del Fondo emergenziale per le filiere in crisi con una dotazione di 90 milioni di euro per il 2020 sono misure certamente condivisibili, che garantiranno una boccata d’ossigeno ai tanti produttori agricoli danneggiati dalla chiusura del canale HoReCa e dal blocco dell’export durante la fase di lockdown”, evidenzia Verrascina.

“Particolarmente rilevante è poi l’intervento sul versante della liquidità e del credito agricolo, per favorire il quale il testo reca il trasferimento all’ISMEA di 30 milioni di euro per il 2020 destinati alla concessione di prestiti cambiari a tasso zero in favore del settore agricolo; pur apprezzando la ratio di tale necessaria misura, la riteniamo ancora insufficiente a soddisfare le reali esigenze di credito del comparto primario”, commenta il presidente.

“Tra i numerosi altri interventi contenuti nel testo, citiamo l’istituzione del Sistema di certificazione della sostenibilità della filiera vitivinicola, il contributo a fondo perduto per il finanziamento di processi produttivi innovativi e l’incremento del Fondo di solidarietà nazionale per gli interventi indennizzatori a tutela delle filiere in crisi per le gelate accorse tra il 24 marzo e il 3 aprile 2020”, aggiunge Verrascina.

“In attesa di conoscere i contenuti del cosiddetto ‘DL Semplificazioni’ e delle annunciate misure relative all’erogazioni dei contributi pubblici nel settore dell’agricoltura, portando avanti il sempre più necessario lavoro per slegare il primario dai numerosi lacci e lacciuoli che ne impediscono e rallentano la ripresa, diventa ora fondamentale accelerare il più possibile con l’emanazione dei numerosi decreti attuativi previsti dal ‘DL Rilancio’”, conclude il presidente della Copagri.

Agrinsieme: Grano duro, con DM per ripartizione fondo si vanno finalmente a dare risposte concrete al comparto


“Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto ministeriale recante le modalità di ripartizione del Fondo per il grano duro si vanno finalmente a dare risposte concrete alla filiera grano-pasta, che nonostante le tante difficoltà legate all’emergenza Coronavirus ha continuato a lavorare con grande senso di responsabilità, assicurando il costante e regolare rifornimento degli scaffali durante il lockdown”. Lo sottolinea il coordinamento di Agrinsieme, che riunisce Cia-Agricoltori italiani, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, esprimendo soddisfazione per la pubblicazione del decreto del Mipaaf, che stanzia 10 milioni di euro per ciascuno degli anni 2020, 2021, e 2022, oltre ai residui di stanziamento relativi all’esercizio finanziario 2019, pari a ulteriori 10 milioni di euro.

“Si tratta di un testo molto atteso dal mondo agricolo e ripetutamente sollecitato da Agrinsieme e che, nonostante la tardiva pubblicazione, andrà a premiare le aziende agricole che hanno sottoscritto contratti di filiera triennali entro il 31 dicembre 2019, anche attraverso cooperative, consorzi e organizzazioni di produttori, con un contributo fino a 100 euro per ettaro coltivato a grano duro, per un massimo di 50 ettari”, spiega il Coordinamento.

“Particolare soddisfazione si esprime poi per il positivo segnale lanciato dal Dicastero delle Politiche agricole, che con tale testo ha inteso individuare un criterio di premialità per i sottoscrittori dei contratti di filiera, rilanciando e rafforzando in tal modo un assunto più volte espresso da Agrinsieme, secondo il quale ogni sforzo deve essere congiunto, deve puntare a un obiettivo comune e deve portare benefici a ogni anello della filiera, a partire dai produttori”, prosegue il Coordinamento che riunisce Cia, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari.

“Condividere le professionalità e unire gli sforzi, infatti, è l’unico metodo per affrontare le complesse problematiche legate al primario del Paese e, in particolare, alla filiera grano-pasta, vera e propria ambasciatrice del Made in Italy nel mondo; tutto ciò, va nella direzione già intrapresa dal coordinamento con la Filiera del grano duro-pasta, che raccoglie i maggiori protagonisti del mondo cerealicolo legato al duro e del mondo della ricerca”, conclude Agrinsieme.

giovedì 28 maggio 2020

Cillis (M5S) a difesa delle produzioni agroalimentari italiane dagli effetti dei dazi


ROMA - Anche in considerazione dell’impatto drammatico e permanente del Covid 19 sul tessuto delle attività produttive e in particolare sul settore agroalimentare italiano, oggi ho presentato un ordine del giorno per impegnare il Governo a valutare l’opportunità di promuovere, nell’interesse del Made in Italy, ogni azione diretta a difendere le produzioni agroalimentari italiane dagli effetti dei dazi, anche attraverso la prosecuzione del dialogo e del confronto, al tavolo dei negoziati con i partner europei. Il fine è di favorire una distensione delle tensioni commerciali internazionali che hanno un impatto negativo sui cittadini europei e sull’economia mondiale. Così in una nota l'on.Cillis, M5S.

È necessario - prosegue Cillis - evitare che sulle nostre imprese, le ricadute negative, da temporanee e legate alla contingente situazione emergenziale, si trasformino in strutturali.

A tal fine, il provvedimento in esame, reca - in continuità con il “Cura Italia” – misure per fronteggiare la crisi economica legata all’emergenza Covid-19, concentrando gli interventi in favore delle imprese sulle garanzie, sia per assicurare loro la liquidità necessaria alla ripartenza delle loro attività e sia per la tutela dei settori strategici.

Il settore agricolo e agroalimentare italiano, pur non avendo subìto un blocco totale dell’attività, comunque riporta inevitabili ed ingenti conseguenze produttive ed economiche. In particolare, le esportazioni agroalimentari italiane hanno pesantemente risentito dell’embargo avviato dalla Russia nel 2014, più volte prorogato e tuttora vigente, sulle importazioni dall’Italia e dai Paesi dell’Unione europea, di prodotti agricoli e dell’industria alimentare, con ricadute negative sul piano economico, occupazionale e ambientale. Inoltre non bisogna dimenticare che, dall’entrata in vigore del divieto di importazione di molti prodotti agricoli e dell’industria alimentare dai Paesi dell’Unione Europea, il valore annuo delle esportazioni italiane di settore (confronto 2018 su 2013), risulta ridotto di 153 milioni di euro, dopo aver raggiunto nel 2015 la punta di 324 milioni di euro.

L'ODG presentato oggi, punta ad una distensione delle tensioni commerciali internazionali che potrebbe contribuire, in maniera determinante, al contrasto della crisi economica e alla frenata delle esportazioni di prodotti agroalimentari Made in Italy, aggravata dalla pandemia da Covid-19, conclude Cillis.

mercoledì 29 aprile 2020

Coronavirus, Coldiretti: mele alla riscossa con un balzo del 18%

(Pixabay)
ROMA - Mele alla riscossa con un balzo del 18% negli acquisti di un prodotto salutare, versatile, conservabile e quindi utile per resistere in casa durante il lockdown contro il coronavirus. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti su dati Assomela al primo aprile 2020 relativi alle riserve nazionali scese a 556.714 tonnellate. La tendenza è quella di preferire prodotti con una durata maggiore, facili da conservare ma anche ricchi di proprietà nutrizionali e con molteplici possibilità di utilizzo – evidenzia la Coldiretti - tutte caratteristiche ben rappresentate dalle mele, che si prestano a essere mangiate fresche da sole, in insalata o macedonia, oppure cotte in composte o come componenti di torte o come elementi aromatizzanti e sgrassanti in arrosti e ricette al forno.

E in tempi di pandemia da coronavirus la corsa all’acquisto riguarda un po’ tutte le varietà: dalle Golden alle Gala, dalle Red Delicious alle Fuji fino alle Granny Smith e all’ Annurca, con consumi in crescita fra il 18% e il 23% con un trend in aumento pure per i trasformati come i succhi. Il successo delle mele in Italia è anche legato alle riconosciute proprietà salutistiche – ricorda Coldiretti – che ne fanno un sinonimo di salute e benessere. Il famoso detto popolare “una mela al giorno leva il medico di torno” ha un fondamento di verità: diversi studi dimostrano che può essere considerata a pieno titolo un farmaco naturale. Ma, oltre che dai detti tradizionali, la popolarità della mela è dimostrata anche dalla sua presenza nella cultura, dal “frutto del peccato” di biblica memoria alla mela che, cadendo, ispirò allo scienziato inglese Isaac Newton la legge della gravità.

 La mela è la primatista dei consumi di frutta nel Belpaese per una per una produzione totale che – sottolinea la Coldiretti - supera i 2 milioni di quintali che mette l’Italia sul podio europeo appena dietro alla Polonia e davanti alla Francia, grazie ai frutteti in Trentino Alto Adige che rappresenta circa la metà del raccolto italiano, Veneto, Piemonte, Emilia Romagna, Campania, Lombardia e Friuli. Il biblico pomo è anche il frutto italiano più esportato nel mondo – sottolinea la Coldiretti - con oltre 900.000 tonnellate finite sulle tavole del mondo nel 2019 mentre quest’anno per la prima volta si è aperto il mercato della Thailandia in vista della vendemmia delle mele nella prossima estate.

Gli agricoltori che dall’inizio dell’emergenza sono stati impegnati a garantire le forniture alimentari alle famiglie italiani, stanno seguendo la formazione dei piccoli frutti sugli alberi che daranno origine al raccolto della stagione 2020 con le preoccupazioni principali legate all’andamento del meteo, reso sempre più instabile dai cambiamenti climatici, e alla disponibilità di manodopera per la raccolta.  In Italia – stima la Coldiretti – mancano fra i 150mila e i 200mila lavoratori stagionali rispetto ai 370mila stranieri che ogni anno sono impiegati in agricoltura per la raccolta di frutta e verdura o per i lavori nei campi per effetto delle misure cautelative adottate a seguito dell’emergenza coronavirus da alcuni Paesi europei, dalla Polonia alla Bulgaria fino alla Romania, con i quali occorre peraltro  trovare accordi per realizzare dei corridoi verdi privilegiati per i lavoratori agricoli. Con il blocco delle frontiere – precisa la Coldiretti – è a rischio più di ¼ del Made in Italy a tavola che viene raccolto nelle campagne da mani straniere.

 Per combattere le difficoltà occupazionali, garantire le forniture alimentari e stabilizzare i prezzi e l’inflazione con lo svolgimento regolare delle campagne di raccolta in agricoltura la Coldiretti ha varato la banca dati “Jobincountry” autorizzata dal Ministero del Lavoro con le aziende agricole che assumono. Il progetto è stato avviato in autonomia – conclude la Coldiretti – in attesa che dal Governo e dal Parlamento arrivi una radicale semplificazione del voucher “agricolo” che possa consentire da parte di studenti, cassaintegrati e pensionati lo svolgimento dei lavori nelle campagne.

lunedì 27 aprile 2020

Covid-19, Coldiretti: stop ristoranti, bene via libera asporto


ROMA - La chiusura forzata di bar, trattorie, ristoranti, pizzerie e agriturismi ha un effetto a valanga sull’agroalimentare nazionale con il valore dei mancati acquisti in cibi e bevande per la preparazione dei menu che sale a 5 miliardi per effetto del lockdown prolungato al primo giugno. E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti che sottolinea l’importanza della possibilità di aggiungere la vendita per asporto, a partire dal 4 maggio, alle consegne a domicilio.

Il lungo periodo di chiusura – sottolinea la Coldiretti - sta pesando su molte imprese dell’agroalimentare Made in Italy, dal vino alla birra, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco e sui quali gravano anche le difficoltà all’esportazione con molti Paesi stranieri che hanno adottato le stesse misure di blocco alla ristorazione. Da quando è cominciata la pandemia in Italia il 57% delle aziende agricole ha registrato una diminuzione dell’attività – secondo l’indagine Coldiretti/Ixè – con un impatto che varia da settore a settore con picchi anche del 100% come per l’agriturismo dove sono chiuse per le misure anti contagio tutte le 24mila strutture italiane.

Una anticipazione dell’apertura è necessaria per gli agriturismi che, spesso situati in zone isolate della campagna in strutture familiari con un numero contenuto di posti letto e a tavola e con ampi spazi all’aperto, sono forse – sottolinea la Coldiretti – i luoghi dove è più facile garantire il rispetto delle misure di sicurezza per difendersi dal contagio fuori dalle mura domestiche. Con l’arrivo della bella stagione sostenere il turismo in campagna significa anche evitare il pericoloso rischio di affollamenti al mare e anche per questo – sostiene la Coldiretti – le strutture agrituristiche devono poter ripartire all’inizio di maggio riaprendo i cancelli della cascine, i percorsi naturalistici e gli spazi a tavola dove assaggiare le specialità della tradizione contadina dell’enogastronomia Made in Italy.

La spesa degli italiani per pranzi, cene, aperitivi e colazioni fuori casa prima dell’emergenza coronavirus – conclude la Coldiretti – era pari al 35% del totale dei consumi alimentari degli italiani per un valore di 85 miliardi di euro all’anno con un italiano su tre (37%) che abitualmente consuma a casa o al lavoro, i menu da asporto o per consegna a domicilio, preparati da ristoranti, pizzerie, fast food o agriturismi, secondo l’indagine Coldiretti/Ixe’.

mercoledì 22 aprile 2020

Coldiretti, Giornata della terra: scoppia guerra mondiale riso


(Pixabay)
ROMA - Scoppia la guerra del riso che è il cereale più consumato sulle tavole di tutto il mondo dove i grandi produttori stanno accumulando scorte strategiche per fronteggiare l’epidemia sconvolgendo il commercio globale e l’andamento dei prezzi. E’ l’allarme lanciato dalla Coldiretti in occasione della Giornata della Terra che, in piena pandemia da coronavirus, riscopre il suo ruolo originario di fonte alimentare per la popolazione del pianeta.

 Il Vietnam – sottolinea la Coldiretti -  ha contingentato le esportazioni che sono state invece bloccate dal Bangladesh per il riso locale mentre in India le consegne per l’estero si sono fermate a seguito delle pesanti conseguenze del lockdown ed in Thailandia i prezzi del riso sono saliti al valore massimo dal 2013. Secondo l'International Rice Research Institute (IRRI) – riferisce la Coldiretti - l'aumento dei prezzi del riso potrebbe diventare una tendenza globale a medio e a lungo termine, se la pandemia COVID-19 non mostrerà segni di attenuazione, con aumenti dal 19%, al 52%, se i paesi esportatori non riprenderanno le spedizioni.

 L’aumento del valore del riso è solo la punta dell’iceberg delle tensioni che si registrano a livello internazionale sul cibo. Una situazione che – precisa la Coldiretti - incrementerebbe notevolmente il numero dei 135 milioni di persone in 55 paesi e territori hanno vissuto condizioni di insicurezza alimentare alla fine del 2019 secondo il rapporto del Network Globale contro le Crisi Alimentari.

 Nell’anniversario dei 50 anni della Giornata della Terra, la pandemia da coronavirus sta rivoluzionando le priorità dei mercati e dei consumatori – sottolinea la Coldiretti – con le produzioni agricole diventate più preziose e richieste del petrolio che, al contrario, è crollato con il fermo delle attività industriali. L’emergenza ha ribaltato la geografia del valore della terra –evidenzia la Coldiretti – con i giacimenti di idrocarburi del sottosuolo che hanno perso centralità economica rispetto ai raccolti che crescono sui campi di tutto il mondo e che vengono considerati ormai vere e proprie riserve strategiche da proteggere e accantonare.

Nonostante una storica sottovalutazione dell’importanza del settore, l’Italia – riferisce la Coldiretti - può ancora contare su una agricoltura che si classifica al primo posto a livello comunitario per numero di imprese e valore aggiunto grazie ai primati produttivi, dal grano duro per la pasta al riso, dal vino a molti prodotti ortofrutticoli ma anche per la leadership nei prodotti di qualità come salumi e formaggi.

“In gioco c’è una filiera allargata che in Italia dai campi agli scaffali vale oltre 538 miliardi con oltre 3,6 milioni di occupati con l’allarme globale provocato dal coronavirus che ha fatto emergere una maggior consapevolezza sul valore strategico rappresentato dal cibo e dalle necessarie garanzie di qualità e sicurezza” afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “l’emergenza Covid 19, ne sta però mettendo a nudo tutte le fragilità sulle quali è necessario intervenire con il piano Marshall proposto dalla Coldiretti per l’agroalimentare che ha bisogno di una robusta iniezione di liquidità in un momento in cui la terra è diventata la nuova frontiera per le nuove generazioni come dimostra la campagna #miprendocuradite lanciata dai giovani della Coldiretti proprio per i 50 anni della giornata della Terra”.

giovedì 20 febbraio 2020

Comparto agroalimentare e della pesca: presentati in Prefettura i risultati dell’attività di vigilanza e controllo del 2019

MATERA - Ieri, presso il Palazzo del Governo, presieduta dal Capo di Gabinetto della Prefettura, si è svolta una riunione del Gruppo Tecnico di coordinamento della attività di vigilanza e controllo nel settore agroalimentare e della pesca, che opera nell’ambito della Conferenza Provinciale Permanente, per presentare il report dell’anno 2019 e illustrare i risultati conseguiti.

Il Gruppo Tecnico è composto dai Rappresentanti di: Questura di Matera, NAS di Basilicata, Comando provinciale dei Carabinieri, Comando provinciale della Guardia di Finanza, Comando provinciale del Gruppo Carabinieri Forestale, Sezione provinciale della Polizia Stradale, Dipartimento di Prevenzione della Sanità e del Benessere Animale dell’ASM di Matera, del SIAN, Servizio igiene degli Alimenti e della Nutrizione dell’ASM di Matera, Capitaneria di Porto di Taranto, Istituto Controllo di Qualità e Repressioni Frodi di Potenza.

Notevole l’intensificazione dei controlli soprattutto nell’ambito delle attività di ristorazione in considerazione dell’aumento esponenziale di turisti e visitatori e, conseguentemente, di punti di ristoro, nell’anno in cui la Città dei Sassi è stata Capitale europea della Cultura.

Le attività sono state indirizzate, oltre che ai ristoranti, alle sale ricevimenti ed alle mense scolastiche, mentre, come di consueto, nei mesi estivi i controlli sono stati svolti specialmente lungo la fascia jonica, nei villaggi turistici e negli stabilimenti, dove si concentra il turismo balneare.

Importanti risultati sono stati conseguiti nel corso dell’anno anche da controlli svolti presso frantoi, caseifici e su prodotti ortofrutticoli, coltivati lungo la fascia jonica, anche biologici.

L’attività di vigilanza e controllo del Gruppo Tecnico proseguirà nell’anno 2020 nell’obiettivo di accrescere sempre più i livelli di tutela dei consumatori.

venerdì 25 ottobre 2019

Petrolio, Agrinsieme Basilicata: "inaccettabile che comparto primario continui a essere ignorato"


POTENZA - “È inaccettabile che un comparto di primaria importanza per l’economia regionale, come senza dubbio è quello primario, continui a essere messo in secondo piano nei tavoli delle trattative tra la Regione Basilicata e le compagnie petrolifere, che continuano a svolgersi in vista dell’avvio delle attività estrattive senza il minimo coinvolgimento delle organizzazioni professionali agricole. Per questa ragione ci vediamo costretti a reiterare la nostra richiesta di incontro con gli assessori all’agricoltura Francesco Fanelli e all’ambiente Gianni Rosa, ai quali non nascondiamo il nostro disappunto per il mancato confronto, da noi più volte sollecitato. Ci appelliamo anche al presidente della Regione Vito Bardi, al quale ricordiamo le tante promesse fatte durante la campagna elettorale, quando ha assicurato la massima attenzione verso il settore primario e il massimo coinvolgimento delle organizzazioni agricole”. Lo sottolinea il coordinamento di Agrinsieme Basilicata, che riunisce le federazioni regionali di Cia-Agricoltori italiani, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari e che rappresenta l’80% delle aziende agricole lucane e l’intero mondo della cooperazione agroalimentare, con il 75% della Produzione Lorda Vendibile agricola.

“A nostro avviso, infatti, non si possono continuare a ignorare le evidenti e innegabili ricadute sull’ambiente, sulla salute, sull’alimentazione e sull’agricoltura appunto; ricordiamo per l’ennesima volta, quindi, che la ‘questione petrolifera’ va a incidere trasversalmente sul comparto primario e che in gioco ci sono tantissimi ettari di terreni nella Val D’Agri, così come nella Valle del Sauro”, evidenzia il Coordinamento regionale.

“In relazione, quindi, al concreto rischio di ricadute sul primario, vero e proprio vanto dell’economia regionale, riteniamo di fondamentale importanza che l’agricoltura venga annoverata a pieno titolo tra gli argomenti oggetto dei tavoli di confronto governativi, così come di quelli tra l’amministrazione regionale e le compagnie petrolifere”, conclude Agrinsieme Basilicata, che è pronta a scendere in piazza per protestare davanti alla sede della regione e dell’assessorato.