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lunedì 22 aprile 2019

Venite avanti, cretini!


di FRANCESCO GRECO - L’altra sera stavamo in pizzeria, uno di quei locali della profonda provincia fra Europa e Mediterraneo, finto-rustici, prezzi popolari, ingredienti naturali, conosci tutti e puoi fare pr. Al tavolo vicino una giovane mamma col suo bambino, avrà avuto 5-6 anni, capelli foltissimi, puliti, luminosi. Sembrava il premio per un bambino buono. Un quadro d’altri tempi, puro Novecento, se non fosse per i cellulari ultimo modello e la tv su Selena Gomez che si rotola su un letto sconfinato (I Cant Get Enouch).

Finita di mangiare, la ragazza ha preso il vassoio e insieme al figlioletto è andata ai bidoni delle differenziata, vicino alla porta.

Tutti abbiamo visto quel ch’è successo: il bambino – potenziale Greta-boys - ha preso le posate di plastica e la madre gli ha indicato il bidone giusto, poi la lattina della bevanda, e ha indovinato da solo dove buttarla, come la carta dei tovaglioli.

A noi avventori – era il giorno di Greta in Italia - s’è scaldato il cuore, la ruga d’ansia s’è dissolta: ci siamo guardati con un sorriso aperto, fiducioso, come a dirci: non tutto è perduto, c’è speranza, diamoci una mossa. Effetto-Greta.

Aggredita dalla feccia peggiore e qualunquista della comunicazione italian style (inclusa quella contraria all’assistenzialismo altrui, non al proprio). Macelleria mediatica. L’immortale sindrome di Procuste. Ma figuriamoci se lei se ne preoccupa più di tanto nella sua stanzetta a Stoccolma…

Il format da integralismo islamico non è nuovo, anzi, è vecchio come il mondo che fu: se non vuoi confrontarti con ciò che dice il prossimo, criminalizzalo, inventati le peggio cose, direbbero a Trastevere, attribuiscigliele. E poi vedi l’effetto che fa.

Ai tempi del komunismo e del soviet supremo, le voci critiche “impazzivano” ex abrupto, e le si spediva nel gulag siberiano a meno 50° o nei laogai; oggi si mette in mezzo il business, ci si chiede chi c’è dietro (i socialisti svedesi), si attribuisce agli altri la propria cattiva coscienza: un armamentario da raccapriccio degno di Allan Poe.

Magari, con un po’ di pregiudizio e di sprezzo del ridicolo, fra un po’ si “scoprirà” che è stata proprio la vispa ragazzina svedese Greta Thunberg (i media la chiamano “attivista”) a mettere nella pancia di un pescecane 20 kg di plastica e a spargere plastica per un continente grande tre volte la Francia, mentre è colpa sua se tante specie sono a rischio estinzione, incluso l’homo sapiens.

Però, se ad appena 16 anni ha parlato - ascoltata – della natura matrigna all’ONU (riduzione del C02), al Parlamento Europeo, con Papa Francesco (“Laudato sì”), qualche merito lo deve pur avere.

A cominciare dal fatto di provenire da una società e una cultura più libere e avanzate della nostra bigotta e ideologica (al di là delle “scoperte” dell’acqua calda dell’inchiesta del “Messaggero”).

Se Greta è credibile più di tutti i grunen del mondo nella difesa della Terra e della sua salute, se ha milioni di followers preoccupati di ereditare un pianeta spazzatura, se un suo potenziale partito avrebbe milioni di elettori, se ha in mano le sorti della Terra e dell’umanità e ha già un posto nella Storia (sarà donna dell’anno e forse vincerà il Premio Nobel), qualche intuizione virtuosa deve pure averla avuta (e condivisa con mamma e papà, che c’è di male?).

Forse ha una sensibilità e percezione del rischio superiore alla nostra, o ha delle “visioni”, vede quel che ci attende di qui a pochi anni…

Se è arrivata a Roma da Stoccolma dopo due giorni di treno e sta condizionando, e cambiando, la politica e la comunicazione, dettando l’agenda, è segno che il punto di rottura, di non ritorno è stato raggiunto e le nuove generazioni non vogliono in eredità un pianeta malato a causa dei nostri smodati egoismi, la fame onnivora di energia: per cui continuare con le attuali politiche industriali e di sviluppo senza limiti sarebbe suicida.

E, d’altra parte, dove cavolo mettere il quarto televisore? Nei tinelli non c’è posto manco per un ago, e allora non si può che tornare indietro per società più spartane, con meno cazzabbuffi a supportare le nostre insicurezze e demenze.

Trump e Xi non sono d’accordo, ovvio, non vogliono normative nell’avvelenare la loro terra, e di quel che lasceranno non gliene può fregar di meno, ma è importante che lo siano i loro popoli, che ascoltino il messaggio di Greta, che si responsabilizzino.

D’altronde, i cretini supponenti e i moralisti di ogni risma e latitudine (inclusi quelli dei giornali pagati da tutti noi per titolare “Vieni avanti, Gretina”) li riconosci a occhio nudo: non solo puzzano di cadavere, ma anche perché, se indichi la Luna, loro – homo demens - guarderanno solo il dito...

lunedì 15 aprile 2019

“Innovambiente” e comune Bitetto protagonisti a "Save The Planet"


BARI - L’azienda high-tech materana “Innova” torna per il terzo anno consecutivo a Sofia per “Save The Planet”, la più importante manifestazione in programma in Bulgaria sui temi di sostenibilità, tutela ambientale, innovazione tecnologica e smart cities.

Al centro della sua partecipazione all’evento (Giovedì 18 aprile - ore 10.30) il convegno “Raccolta differenziata – Il successo nel Sud Italia e le prospettive di sviluppo nel mercato bulgaro. Per una gestione “smart” del ciclo di raccolta urbana dei rifiuti”. In platea rappresentati del Ministero dell’Ambiente Bulgaro, dirigenti della municipalità di Sofia, qualiVeska Georgieva e Tatyana Asenova dell’ispettorato e ufficio di controllo ciclo dei rifiuti, monitoraggio ambientale e attività commerciali, della capitale bulgara. Obiettivo del meeting definire un primo trial applicativo del sistema web based “Innovambiente”, a Bankya,municipalità di 12 mila abitanti a 80 km dalla capitale. Un meeting nato dalla visita di funzionari del ministero Bulgaro all’evento riminese “Ecomondo” dello scorso novembre, durante il quale hanno incontrato responsabili e tecnici di “Innova”.
Ad accompagnare l’intervento di Andrea Di Pasquale, Ad “Innova”, la relazione del sindaco di Bitetto, Fiorenza Pascazio. I risultati ottenuti nel comune pugliese rappresentano infatti un vero “caso di scuola”, di rilevanza italiana e internazionale con l’adozione del sistema “Innovambiente” da parte della società di gestione “Navita srl”; in soli 3 anni si è passati da una percentuale di raccolta differenziata e porta a porta dei rifiuti del 16%, al 78,66% del 2018. Oltre ad un notevole cambiamento positivo nelle abitudini e nel decoro urbano, il passaggio alla differenziata spinta ha determinato effetti positivi anche sul fronte dell’ecotassa regionale, passata da 25,82 euro per tonnellata del 2015 a 5,17 euro per tonnellata nel 2017, con conseguente minor ricorso alle discariche. E dallo smaltimento di rifiuti selezionati il comune ha incassato, nel 2017, 73.890,40 euro.

Un convegno destinato ad ampliare l’interscambio Italia/Bulgaria. Secondo i dati dell’Ufficio ICE Agenzia di Sofia, diretto da Alessandra Capobianco, nel 2018 esso è arrivato a € 4.86 mld segnando un aumento del 10,2% rispetto all’anno precedente. Il nostro Paese è terzo fornitore commerciale dopo Germania e Russia e secondo mercato di destinazione di export bulgaro dopo la Germania. Le esportazioni italiane hanno raggiunto € 2.42 mld (+10,4% rispetto all’anno 2017), le importazioni € 2.43 mld (+10,0% rispetto all’anno 2017).

Dichiarazioni

“Negli ultimi due anni si sta riducendo il gap nord/sud Italia nella raccolta differenziata e porta a porta dei rifiuti. Alcune delle nuove esperienze, in particolare quelle realizzate in Puglia, sono e veri e propri casi di successo. Parecchi di questi casi vedono protagonista anche la nostra piattaforma tecnologica. “Innovambiente”, infatti, garantisce, in un unico sistema, il censimento delle utenze, la zonazione e caricamento delle anagrafiche aggiornate, la consegna dei kit, la raccolta puntuale con identificazione dell’utente e della frazione conferita con tecnologia RFID, la raccolta on demand, il controllo in tempo reale dei centri di raccolta e della flotta veicolare. Tutti i cittadini, inoltre, grazie all’App interattiva gratuita e compatibile iOS e Android e al sistema di back-office associato, verificano liberamente il calendario di raccolta, la guida ai conferimenti, il dizionario dei rifiuti o prenotano un ritiro di rifiuti speciali o di grandi dimensioni o un ritiro in sistemi di raccolta nelle case sparse di tipo on-demand o, infine, inviano segnalazioni al gestore e al comune”.

Andrea Di Pasquale, Ad “Innova”

“L’importanza di un buon sistema di raccolta differenziata è indubbiamente la base di partenza che ha consentito alla nostra comunità di raggiungere, in poco tempo, percentuali inattese di RD, con effetti positivi in tema ambientale, sociale e sul versante del decoro urbano. L’impostazione tecnologica che caratterizza il nostro sistema garantisce al gestore, e di conseguenza all’Ente, un controllo puntuale dei conferimenti e delle utenza, permettendo di migliorare sempre di più le prestazioni e la qualità dei materiali differenziati.”

Fiorenza Pascazio, sindaco Bitetto

“L’Agenzia ICE è presente a Sofia dal 1967, con una lunga e consolidata attività di promozione del Made in Italy. Il mio obiettivo, quale responsabile dell’ufficio, è lavorare a fianco delle aziende italiane per garantire loro il più ampio successo e incoraggiare le imprese bulgare a guardare all’Italia come ad un affidabile partner globale. La nostra missione è, infatti, quella di promuovere l’internazionalizzazione, gli scambi e l’immagine del prodotto italiano nel mondo. Il nostre Paese è uno dei principali partner economici della Bulgaria e riveste un ruolo chiave nell'economia del Paese. Nel 2018 ci confermiamo il secondo paese partner della Bulgaria con una quota dell’8%, preceduta dalla Germania e seguita dalla Romania, mentre nell'ambito dell'UE la quota dell'Italia si attesta al 12,2%. La presenza di Innovambiente all’appuntamento Save the Plane” e il caso di successo di Bitetto sono motivo di orgoglio, in quanto espressione dell’eccellenza italiana in un settore al quale la Bulgaria guarda con grande interesse”.

Alessandra Capobianco, responsabile Agenzia ICE –Sofia

venerdì 12 aprile 2019

WWF: "No ai cavi d'acciaio sulla Gravina di Matera"

MATERA - Grazie alla solerzia di cittadini attenti e vigili, Il WWF Matera è venuto a conoscenza del progetto inaccettabile che la Fondazione Matera-Basilicata 2019 aveva in animo di attuare tra i due versanti della Gravina agli antipodi, dal punto di confluenza dei torrenti col torrente Jesce a via delle Virtù, rientrante nella zona di massima protezione del Parco della Murgia Materana.

Il progetto, ancora in fase embrionale, è tuttora privo sia di nulla osta dell’Ente di gestione del Parco della Murgia Materana (ed impossibilitato ad averne in base alla L.R. 11/90 e al Piano del Parco, interessando una zona di riserva integrale) che di Valutazione di incidenza ambientale da parte dell’ufficio competente della Regione Basilicata; come esito finale tale progetto prevedrebbe una rete di cavi d’acciaio a mo’ di installazione aerea tra le pendici dell’altopiano murgico, nell’ambito di un progetto artistico visionario.

Lo scorso febbraio, senza autorizzazione alcuna, si sono svolte delle prove di questa malsana installazione e senza indugio sono stati avvertiti i carabinieri forestali che sono prontamente intervenuti per far rimuovere i cavi.

Come associazione di protezione ambientale, siamo intenzionati ad andare fino in fondo a questa questione e ci diciamo del tutto stupefatti dalla disinvoltura con cui spesso si opera in un’area protetta con idee decontestualizzate, impattanti dal punto di vista paesaggistico e fonte di pericolo per l’avifauna migratoria e stanziale del Parco, con l’aggravante di ricadere in una zona di protezione integrale, in base alla zonizzazione del Piano del Parco che al punto 3.5.1 All. A recita: [...]Nella zona di “riserva integrale” l’ambiente va conservato e ricostituito nella sua integrità: è prescritta pertanto la conservazione e tutela di tutti gli elementi costituenti l’ambiente (geografici, paesaggistici, vegetazionali, faunistici, storico/antropici ecc.)

Auspichiamo altresì di essere affiancati in questa denuncia anche da altre associazioni ambientaliste che pure in passato si sono pronunciate in modo vibrante avverso il progetto della passerella pedonale sul torrente Gravina (pur previsto nel Piano del Parco) e ci si possa battere a 360 gradi per un Parco che merita di essere messo a sistema e valorizzato con azioni davvero sostenibili e in linea con le peculiarità di un ecosistema fragile.

Riteniamo doveroso appellarci, in modo particolare, alla rappresentanza della componente ambientalista in seno al Consiglio Direttivo del Parco affinchè con ogni forza ed efficacia tuteli e scongiuri ogni eventuale possibilità di intervento nell’area di Riserva integrale.

martedì 9 aprile 2019

Matera: raccolta fondi per le popolazioni colpite dal ciclone IDAI


MATERA - Il 14 marzo 2019 IDAI, un ciclone tropicale di rara potenza, si è abbattuto sulle aree centrali del Mozambico, raggiungendo anche Zimbabwe e Malawi e causando quella che è stata definita la peggiore calamità degli ultimi 20 anni in Africa e il più grave disastro ambientale dovuto ai cambiamenti climatici fino ad oggi.

Le regioni centrali di Sofala, Manica e Tete sono state le più colpite: aree remote e poverissime dove si stimano i danni maggiori. La città costiera di Beira, diventata simbolo di questa tragedia, è stata quasi completamente rasa al suolo. Attualmente è raggiungibile solo via nave o via aereo a causa dell’interruzione della viabilità stradale; interi villaggi delle aree interne, come Dondo, Lamego, Sussundenga, Nhamatanda, sono stati spazzati via dalle inondazioni e risultano isolati, privi di acqua potabile ed elettricità, a causa dei danni alle reti di distribuzione. Per giorni i sopravvissuti hanno trovato rifugio sui tetti o sugli alberi, senza cibo né acqua potabile, affrontando disagi e pericoli.

Le morti accertate quasi mille, sicuramente molti più, anche se sarà difficile quantificarle con esattezza poiché in Mozambico gran parte della popolazione vive ancora in insediamenti informali privi di registri anagrafici.

Si stimano 1 milione e mezzo di sfollati che hanno perso praticamente tutto, casa e i pochi beni che avevano a disposizione. Secondo l’Unicef sono circa 3 milioni le persone che necessitano di assistenza umanitaria immediata, molti di essi sono bambini.

I soccorsi sono arrivati con estremo ritardo e difficilmente raggiungeranno le aree più interne dove si registrano le criticità maggiori. L’esponenziale innalzamento dei prezzi rende inaccessibili i beni di prima necessità e i medicinali. In alcune aree i rifornimenti di beni di prima necessità non sono ancora ripartiti.

A questo quadro drammatico si aggiunge il pericolo di vaste epidemie di tifo, colera e malaria. L’epidemia di colera è stata ufficialmente dichiarata aperta e sono quasi 1500 i casi già accertati. L’emergenza post ciclone sta assumendo dimensioni catastrofiche.

L’associazione Basilicata-Mozambico onlus, con sede a Matera e attiva da oltre 10 anni con progetti umanitari in Mozambico, lancia l’iniziativa “Unidos por Moçambique: aiutiamoli a ricominciare”, una raccolta fondi destinata aa alcune famiglie tra le più bisognose che vivono nelle aree colpite.

“La nostra è una piccola associazione che non ha la capacità di intercettare grandi donazioni e in questi casi si ha sempre la sensazione di fare troppo poco, ma se ognuno di noi fa quel poco che può, riusciremo nel concreto ad alleviare le immani sofferenze della popolazione ed accendere una speranza per il futuro”, dichiara Roberto Galante, project manager dell’associazione rientrato in questi giorni da Maputo (capitale del Mozambico).

Don Angelo Tataranni, presidente dell’associazione e parroco di San Rocco, dove ha sede l’associazione stessa, esorta “Una tragedia dimenticata dai media che può trasformarsi in catastrofe, occorre fare qualcosa, nel nostro piccolo ognuno di noi può dare il suo contributo. Pochi euro possono contribuire a salvare delle vite e donare speranza, non c’è altro tempo da perdere. Con i fondi raccolti “adotteremo” alcune famiglie, affinchè possano ricostruire, oltre il dolore e le sofferenze, una propria vita. Non possiamo sottrarci a questo dovere morale.”

Abbiamo già inviato nei primi giorni dell’emergenza, attraverso canali sicuri, derrate alimentari, riso e fagioli, e vestiti. L’obiettivo è agire con donazioni dirette attraverso la rete di contatti locali che l’associazione Basilicata-Mozambico ha costruito in questi anni nel Paese africano. Le donazioni verranno destinate alle priorità del momento: derrate alimentari di prima necessità, potabilizzatori d’acqua, medicinali, dosi vaccinali, generatori di corrente elettrica… Quindi attraverso la campagna “Adotta una famiglia” con aiuti diretti ad alcune famiglie che già assistiamo attraverso borse di studio, affinché possano ricostruirsi una abitazione e una vita, ma anche affinché i ragazzi non abbandonino gli studi, ma possano continuare i loro percorsi formativi e scolastici.

È possibile aderire alla raccolta fondi attraverso il sito: http://www.amundzukukahina.org/

Oppure tramite bonifico:

Associazione Basilicata Mozambico Onlus - Matera
Codice Fiscale: 93033590774
IBAN cc postale: IT88 U076 0116 1000 0004 8056 733
IBAN cc bancario Banca Prossima Spa: IT80 A033 5901 6001 0000 0008 814

Causale: “aiutiamoli a ricominciare”

giovedì 21 marzo 2019

Rifiuti, D'Amato (M5S): "Al sud 35 discariche fuori legge, Corte UE apre alle sanzioni contro l'Italia"


POTENZA - “Oggi, la Corte di giustizia dell'Unione europea ha certificato il fallimento dei governi Pd, a livello nazionale e regionale: di 42 discariche pericolose per la salute dei cittadini di Basilicata, Puglia, Abruzzo e Campania (oltre a 2 del Friuli), che dovevano essere chiuse o messe a norma entro il 2015, non sono riusciti a sanarne neppure una entro i termini. Di queste, sole 7 risultano finalmente a norma, ma i lavori sono stati fatti in ritardo rispetto alle scadenze concordate con Bruxelles. E dire che di tempo ne hanno avuto, visto che già nel 2012 la Commissione europea li aveva diffidati, chiedendo di porre immediato rimedio. Non lo hanno fatto e oggi, con la sentenza della Corte, al danno rischiamo con ogni probabilità di pagare di tasca nostra la beffa: già, perché adesso Bruxelles o la stessa Corte potranno elevare delle pesanti multe a carico dell'Italia”. Lo dice l'eurodeputata del Movimento 5 Stelle, Rosa D'Amato, in merito alla sentenza emessa oggi dalla Corte di giustizia dell'Unione europea, che ha accertato la violazione da parte dell'Italia delle direttiva europea sulle discariche.

“Questa direttiva è stata introdotta nel 1999 e prevede una serie di misure volte a ridurre l'impatto delle discariche sull'ambiente e sulla salute dei cittadini – continua D'Amato - So che il ministro dell'Ambiente Costa farà tutto il possibile per limitare i danni e per porre rimedio a questo ennesimo fardello lasciatoci dalla vecchia politca e, in tempi più recenti, da Renzi e soci, da Pittella a De Luca. Noi sul territorio continueremo a vigilare su queste bombe ecologiche, perché siano chiuse o messe a norma una volta per tutte”.

Copagri: Giornata Mondiale acqua, "l’agricoltura non la spreca ma la valorizza"


POTENZA - “L’agricoltura non spreca la risorsa idrica, della cui fondamentale importanza è pienamente consapevole, ma al contrario la valorizza, utilizzandola per il ciclo produttivo alimentare, e la restituisce al reticolo idrico e alle falde sotterranee, le quali vanni poi ad alimentare indirettamente i pozzi irrigui”. Così la Copagri alla vigilia della Giornata mondiale dell’acqua, istituita dalle Nazioni Unite nel 1992 e quest’anno dedicata al tema “Non lasciamo nessuno indietro”.

“Respingiamo quindi con forza l’idea secondo cui gli agricoltori sono responsabili degli sprechi idrici e ci teniamo a sottolineare che il costo per il mantenimento e la cura del reticolo idrico è sostenuto dai produttori e dalle aziende agricole, le quali in questo modo contribuiscono direttamente e attivamente, fra l’altro, alla tutela dei terreni e alla prevenzione del dissesto idrogeologico”, spiega il presidente della Copagri Franco Verrascina.

“Quello che come produttori agricoli possiamo e dobbiamo fare, e su cui stiamo già lavorando, è puntare con sempre maggiore decisione sulla ricerca e sull’innovazione, sfruttando in particolare le moderne tecniche di irrigazione, che consentono un notevole risparmio idrico, e promuovendo un uso razionale dell’acqua, anche attraverso il ricorso a colture meno idroesigenti”, prosegue il presidente della Copagri.

“Riteniamo, inoltre, sia necessario un deciso cambio di passo a livello globale in relazione alla gestione delle risorse idriche, anche e soprattutto alla luce del fatto che entro il 2050 si prevede una crescita del 33% della popolazione mondiale, con una conseguente maggiore richiesta di acqua, che andrà sempre più a scontrarsi con l’aumento di fenomeni dovuti ai cambiamenti climatici e alla tropicalizzazione del clima, quali la possibile assenza o la minore frequenza di precipitazioni, la siccità, le inondazioni e le conseguenti carenze idriche”, conclude Verrascina.

mercoledì 13 marzo 2019

Frane, Pedicini (M5S): "Commissione europea conferma la gravità della situazione ma non fa abbastanza".


ROMA - Il problema delle frane resta grave. Lo conferma la Commissione europea nella risposta inviata all’interrogazione del parlamentare europeo del M5S Piernicola Pedicini su una questione segnalata da Patrizia Terzoni, vice Presidente della VIII Commissione Ambiente territorio e Lavori Pubblici alla Camera dei Deputati e da Giovanni Vianello anch’esso deputato M5S alla Camera.

“La situazione - scrive Karmenu Vella, commissario europeo per l'ambiente, gli affari marittimi e la pesca, “resta motivo di grande preoccupazione. La Commissione al momento non prevede di proporre una direttiva dell'Unione europea relativa alle frane. La strategia tematica per la protezione del suolo, adottata nel 2006, costituisce lo strumento politico globale dell'Ue per il settore e in quanto tale tratta degli smottamenti tra i vari problemi del suolo. Parallelamente era stata intavolata una proposta di direttiva quadro per la protezione del suolo, che però la Commissione ha deciso di ritirare nel 2014 dopo otto anni di discussioni infruttuose in sede di Consiglio”.

“La Commissione – dice ancora Vella sta conducendo una riflessione con un gruppo di esperti nominati dagli Stati membri che avrà anche l'obiettivo di individuare le linee d'azione più appropriate per contrastare il degrado del suolo nell'Ue”. Nel 2017 la Commissione ha adottato una proposta per potenziare la prevenzione, la preparazione e la risposta alle catastrofi. Tale proposta è attualmente all'esame dei colegislatori. Nel novembre 2018 la Commissione ha anche pubblicato una relazione sull'attuazione della strategia dell'UE di adattamento ai cambiamenti climatici, che ricomprende le esperienze acquisite e riflessioni sui miglioramenti per le azioni future” conclude Vella.

La Commissione conferma la situazione grave e la difficoltà nell’agire. L’Italia è il paese più a rischio d’Europa: nella nostra penisola, secondo il rapporto 2018 dell’Ispra, 7.275 comuni (91% del totale) sono a rischio per frane e alluvioni; alcune Regioni in particolare, tra le quali spiccano il Molise, la Basilicata e la Calabria hanno il 100% di comuni interessati da aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata.

“Questi fenomeni incombono sui cittadini in termini di potenziale perdita di vite umane, tessuto sociale e produttivo dei territori colpiti e, nonostante siano una componente determinante tanto quanto le alluvioni nell’ambito del rischio idrogeologico, il diritto europeo contempla ad oggi solo la direttiva 2007/60/CE ma non c’è, a livello comunitario, uno strumento unico per valutare e gestire le frane in modo da ridurre le conseguenze negative. Ribadiamo con forza la richiesta di una banca dati europea per censire e analizzare con un criterio omogeneo le cause e le buone pratiche di mitigazione del rischio negli Stati membri” conclude Pedicini.

venerdì 8 marzo 2019

A Maratea salvata una tartaruga che aveva ingerito plastica

MARATEA - L’inquinamento da plastica continua a colpire le specie marine. Questa volta è accaduto a Rosaria, una tartaruga Caretta caretta di 20 chili e lunga 52 cm, che giovedì 28 febbraio è stata ritrovata dalla Guardia Costiera al largo di Maratea. L’animale galleggiava in modo anomalo: non riusciva a immergersi e il suo corpo pendeva verso destra, per questo i membri della capitaneria di porto hanno avvertito subito il gruppo operativo del WWF Maratea.

La biologa Valentina Paduano e il veterinario Massimo Lo Monaco hanno verificato subito le condizioni della Caretta caretta, che è ora ospite del Centro recupero tartarughe marine nell’Oasi WWF di Policoro.

Lì è stata prima sistemata in acqua molto bassa, per permetterle di riadattarsi alle temperature e poi spostata in una vasca con acqua più alta, dove anche gli esperti hanno potuto osservare le anomalie nel nuoto della tartaruga.

“Quando le tartarughe galleggiano in questo modo, o si tratta di un problema ai polmoni, oppure hanno ingerito plastica- spiega la biologa Valentina Paduano-. Per capire cosa avesse era necessaria una radiografia, eseguita alla clinica veterinaria di Bari, che fortunatamente ha escluso problemi agli organi”.

Doveva essere stata proprio la plastica a danneggiarla e poco dopo, dalle sue feci, è arrivata la conferma: Rosaria aveva ingerito un involucro di plastica tipico dei pacchetti di sigarette e forse, nel suo intestino, ci sono altri frammenti plastici che dovrà espellere.

Ora Rosaria resterà in osservazione al centro di recupero di Policoro e verso la primavera, quando il clima sarà più mite e avrà riacquistato pienamente le forze, sarà liberata e potrà tornare a nuotare in mare.

Dall’inizio dell’anno è stata lei la prima tartaruga recuperata nella zona di Maratea, mentre nel 2018 sono state quattro quelle recuperate, sempre in quella zona.

Ormai circa il 90% delle tartarughe che vengono trovate in situazione di difficoltà e trasferite nei centri di recupero hanno ingerito plastiche o microplastiche.

Secondo il recente report del WWF “Responsabilità e rendicontazione, le chiavi per risolvere l’inquinamento da plastica”, poiché i consumi di plastica e la capacità di gestione dei rifiuti non procedono alla stessa velocità, la dispersione di plastica negli oceani rimarrà di oltre 9 milioni di tonnellate l'anno fino al 2030. Questa presenza massiccia negli ecosistemi rappresenta una minaccia per la fauna selvatica ed è responsabile di gravi impatti diretti: sono oltre 270 le specie animali vittime dell’intrappolamento in reti da pesca abbandonate e in altri rifiuti plastici e 240 le specie che presentano rifiuti plastici nello stomaco. Questo è un enorme problema per la salute dell’ecosistema marino, ma anche per quella dell’uomo.

Per combattere contro la sempre più grave emergenza plastica serve una grande mobilitazione e per questo il WWF Italia invita a sottoscrivere la petizione globale per chiedere ai Paesi delle Nazioni Unite di stipulare un Accordo globale che ponga fine alla dispersione di plastica in natura entro il 2030.

giovedì 7 marzo 2019

Terra dei Fuochi, Pedcini (M5S): “Bene sentenza corte, ma sia la malapolitica a pagare, non i cittadini”


“La decisione della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo sulla Terra dei Fuochi conferma che i cittadini e le associazioni campane avevano ragione. In questi anni in Campania c’è stata una chiara violazione dei diritti che ha compromesso la qualità della vita di migliaia di persone”, dichiara l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Piernicola Pedicini. “I governi di centrodestra e centrosinistra dal 2000 ad oggi hanno ignorato e anche demonizzato questa richiesta di aiuto che arrivava dai cittadini. Questo processo spingerà il nostro governo nel continuare con ancora più vigore l’applicazione del piano di azione varato dal ministro Costa. Durante un incontro nel 2017 con il Commissario europeo alla Salute, insieme ai portavoce regionali della Campania Valeria Ciarambino e Maria Muscarà, avevamo chiesto un intervento dell’Europa per tutelare la salute dei nostri concittadini. Le multe milionarie dovute alla pessima gestione del ciclo dei rifiuti devono essere usate per tutelare la salute. È la malapolitica a dover pagare, non i cittadini stessi”, conclude Pedicini. "Cittadini che hanno invaso piazze e strade, fatto barricate, messo in campo ogni iniziativa che servisse a invocare il sacrosanto diritto alla salute, sono stati per anni demonizzati, trattati come criminali dagli stessi governanti e politici a cui chiedevano una mano tesa. Governanti e politici spesso complici, anche solo con la loro indifferenza, di chi ha avvelenato la nostra terra. Ora che i ricorsi di comitati e associazioni sono stati accoltI dalla Corte Europea dei Diritti dell'uomo, auspichiamo che sia fatta giustizia contro chi ha negato a tutti noi il diritto alla vita". Commenta Maria Muscarà, capogruppo regionale M5S in Campania.

giovedì 28 febbraio 2019

Ambiente: Lezzi, "Mettiamo a sistema 1.6 mld fondi Ue contro il dissesto"


ROMA - “Ho chiesto alla commissaria europea per le Politiche regionali Corina Cretu di stipulare un patto di cooperazione rafforzata con me e le Regioni italiane per mettere a sistema anche i fondi europei destinati al dissesto idrogeologico, che ammontano a circa 1.6 miliardi di euro”.
Così il ministro per il Sud Barbara Lezzi durante la conferenza stampa di presentazione del Piano Nazionale per la Mitigazione del dissesto idrogeologico, avvenuta a Palazzo Chigi. Una cifra, precisa il ministro “che si va ad aggiungere ai quasi 11 miliardi stanziati nel piano Progettitialia’”.

“Queste risorse – aggiunge Lezzi - verranno messe a sistema in un unico programma. Il 20 di febbraio ho incontrato presso i miei uffici tutte le Regioni, insieme al Ministero dell’Ambiente e alla Commissione Europea proprio al fine di condividere questa iniziativa, che è stata accolta molto positivamente. Il fine è di utilizzare al meglio questi fondi che riguardano soprattutto le Regioni del Sud, ma non solo, e lo strumento della cooperazione rafforzata mi è sembrato quello più idoneo visto che ha già dimostrato di essere efficace, come nel caso dell’adozione con la Regione Siciliana, quando ha consentito di recuperare un forte ritardo rispetto alla scadenza per la rendicontazione dei fondi Ue sul 2018”.

giovedì 21 febbraio 2019

"Compagnia investa in Basilicata su energie alternative e chimica verde"


POTENZA - "Il nostro auspicio è che entro un paio di settimane i lavoratori dell'indotto Eni possano ricevere i fondi Opt del 2015 e successivamente quelli del 2016". Lo ha dichiarato il segretario generale della Femca Cisl Basilicata, Francesco Carella, al termine del confronto che si è tenuto oggi in Regione con l'Eni. Si continua a lavorare, invece, sulla sorveglianza sanitaria, ma occorrerà attendere il prossimo incontro per avere le prime risposte concrete.

Sul nodo dei cambi di appalto, riferisce sempre il segretario della Femca, "l'Eni ha dichiarato che sul tema sta ponendo la massima attenzione in sede di rinnovo del contratto nazionale del settore energia e petrolio, mentre sulla questione dell'armonizzazione salariale ha detto di non essere in condizione di imporre alle aziende contrattiste alcuna politica salariale. Nel corso della riunione - ha aggiunto Carella - la compagnia ha annunciato nuovi investimenti sul centro olio per la costruzione di un impianto di trattamento delle acque e interventi di manutenzione dei pozzi che dovrebbero comportare un incremento dei posti di lavoro, a patto di ottenere in tempi celeri le relative autorizzazioni. Il negoziato sta proseguendo e si iniziano a raccogliere i primi risultati. Ci sono partite ancora aperte sulle quali contiamo di raggiungere un punto di equilibrio nei prossimi incontri grazie anche alla mediazione dell'assessore Cifarelli. Il nostro obiettivo resta quello di assicurare il lavoro ai lucani tenendo insieme sviluppo e sostenibilità ambientale. Al tavolo abbiamo inoltre chiesto a Eni un impegno concreto per portare nelle aree industriali della Valbasento e di Tito nuovi investimenti e lavoro nel settore delle energie alternative e della biochimica".

Dissesto, Lezzi: da regioni collaborazione per cooperazione rafforzata

POTENZA - A Roma ho incontrato tutte le Regioni per avviare, insieme al Ministro Costa, una cooperazione rafforzata con la Commissione europea. Questo strumento è stato già efficacemente adottato per accelerare la spesa dei fondi strutturali europei e sono certa che aiuterà a mettere a sistema tutte le risorse programmate per la prevenzione e il contrasto del dissesto idrogeologico, ma che hanno natura diversa.” Così in un post su Facebook il ministro per il Sud Barbara Lezzi.

“Si tratta sia di fondi nazionali sia di fondi europei - spiega il ministro - che, insieme, possono arrivare fino a 9 miliardi di euro. Risorse ingenti con le quali è possibile realizzare un massiccio piano di investimenti contro il dissesto idrogeologico. Ringrazio per la disponibilità le Regioni che hanno contribuito costruttivamente alla stesura di questo impegno. Ora si tratta di rispondere alle loro richieste che sono tese, quasi tutte, a semplificare gli adempimenti burocratici e a supportare gli enti locali nella progettazione degli interventi. Sul tavolo del Presidente del Consiglio – conclude Lezzi - c'è già un ottimo piano redatto dal Ministro Costa che va in questa direzione, ma gli spunti odierni saranno utilizzati per migliorarlo ulteriormente.”

martedì 12 febbraio 2019

Per il biometano del Gruppo Hera la certificazione di Bureau Veritas


POTENZA - Ogni singolo metro cubo di biometano avrà una sua origine, un luogo di provenienza e le caratteristiche del rifiuto dal quale è stato ricavato, a garanzia della massima trasparenza del processo di produzione di Herambiente, società del Gruppo Hera e maggiore operatore nazionale nel trattamento dei rifiuti. Questo il risultato del sistema di tracciabilità e di bilancio di massa in accordo allo “Schema Nazionale di Certificazione dei Biocarburanti e dei Bioliquidi” certificato da Bureau Veritas Italia, leader a livello mondiale nei servizi di ispezione, verifica di conformità e certificazione.

Tale sistema garantisce già la tracciabilità della produzione a regime del nuovo impianto di Herambiente a Sant'Agata Bolognese (BO). Costruito a partire dalla più avanzate esperienze in questo settore a livello internazionale e inaugurato lo scorso 25 ottobre 2018, primo in Italia realizzato da una multiutility per tipologia e caratteristiche, questo impianto è in grado di produrre biogas dalla digestione anaerobica della frazione organica dei rifiuti solidi urbani (Forsu) e, a seguito di una fase di upgrading, ottenere biometano da destinare all’utilizzo per autotrazione.

Grazie al sistema di tracciabilità e di bilancio di massa in accordo allo “Schema Nazionale di Certificazione dei Biocarburanti e dei Bioliquidi” per cui Bureau Veritas Italia è accreditato e per cui ha svolto attività di verifica presso il sito di Sant'Agata Bolognese, infatti, ogni metro cubo di biometano immesso in rete ha una paternità precisa, collegata all’attività di raccolta della frazione organica. Un sistema di bilancio di massa e di tracciabilità consente, infatti, di monitorare i quantitativi di rifiuto in ingresso all’impianto, così come le fasi di digestione anaerobica, da cui deriva la produzione di biogas e la successiva fase di upgrading a biometano.

Lo “Schema Nazionale di Certificazione dei Biocarburanti e dei Bioliquidi” basato su un sistema di “bilancio di massa e di tracciabilità”, è una certificazione di prodotto per Herambiente e rappresenta una componente essenziale e qualificante dell’intero progetto, un ulteriore fiore all’occhiello per un processo già di per sé all’avanguardia. Per dare garanzia del sistema di tracciabilità, ogni quattro mesi i tecnici di Bureau Veritas effettueranno verifiche ispettive presso il sito di produzione.

Oltre a 20 mila tonnellate di compost di qualità da destinarsi principalmente all’agricoltura, l’impianto di Sant’Agata Bolognese produce a regime 7,5 milioni di metri cubi di biometano annui, combustibile interamente rinnovabile, con importanti benefici sull’economia e sull’ambiente, grazie a un risparmio annuo di 6.000 tonnellate di petrolio e a una sensibile riduzione delle emissioni di CO2. I volumi metri cubi di biometano immessi in rete saranno, a campione, oggetto di verifica di conformità, da parte di Bureau Veritas.

“Siamo particolarmente orgogliosi di essere stati la prima multiutility in Italia a realizzare un impianto di biometano - ha dichiarato Andrea Ramonda, Amministratore Delegato di Herambiente-. Grazie alla collaborazione con Bureau Veritas siamo oggi in grado di certificare l’intero processo circolare della filiera del biometano: dallo sforzo quotidiano dei cittadini per la corretta raccolta differenziata del rifiuto organico fino alla produzione e utilizzo di un carburante sostenibile utilizzabile nei trasporti pubblici e privati del territorio”.

"Il tema della gestione del ciclo dei rifiuti specie urbani - ha affermato Ettore Pollicardo, CEO di Bureau Veritas Italia - è destinato ad assumere un'importanza deflagrante anche e specialmente per l'Italia, con l'effetto indotto di accelerare, non solo il dibattito, ma anche il processo di ricerca di soluzioni concrete e innovative relative alla cosiddetta economia circolare. Un campo nel quale il nostro gruppo ha svolto e svolge una funzione spesso pionieristica e che trova nel rapporto di collaborazione con Herambiente una prova tangibile".

venerdì 8 febbraio 2019

Dissesto idrogeologico in Basilicata: "Urge un coinvolgimento tecnico degli ordini professionali"

MATERA - È abbastanza mortificante osservare i noti problemi di dissesto idrogeologico che stanno riguardando la Basilicata. Ed è ancor più scoraggiante ricordare, e osservare per quello che ancora è visibile, una storia importante che scivola sui crinali e che è frutto di un importante lavoro che ha caratterizzato il passato. Non si trattava di un ammortizzatore sociale, ma una moltitudine di operatori che hanno rappresentato la storia delle maestranze delle sistemazioni idraulico forestali e che ha generato tante soddisfazioni professionali in progettisti dottori agronomi e forestali i quali operavano per la salvaguardia del territorio prevalentemente in seno al Corpo Forestale dello Stato e negli Enti Competenti unitamente ad altre figure professionali. Non si tratta di dietrologia, ma di rievocare una storia importante, essenzialmente compresa tra il 1950 e il 1985, in cui le professioni si intrecciavano attivamente con le esperienze di campo generando risultati evidenti sia nel contenimento dei movimenti franosi, sia nella vita dei paesi spesso arroccati in zone difficili dell’entroterra lucano. Modelli di progettualità importanti che un tempo, quando la politica era condivisione, vedevano coinvolti protagonisti competenti generando risultati ambiziosi che hanno portato, ad esempio Pisticci, in evidenze internazionali per i risultati derivanti dalla tutela del territorio ad opera delle numerosissime briglie che si univano all’azione protettiva del bosco adeguatamente collocato in un progetto complessivo e unitario. Un tema che ha trovato successivamente un accantonamento durato troppi anni dove ai numerosi convegni, alcuni dei quali anche da noi organizzati, non è seguito il doveroso riscontro per riprendere un cammino, questa volta fondato soprattutto sulle manutenzioni, in grado di generare una rinnovata comunione tra bosco e sistemazioni idraulico forestali. Non manca da parte dei tecnici la volontà di operare ma urge un intervento politico concreto ed un confronto finalizzato a rimettere al centro della programmazione la sicurezza del territorio. L’auspicio è che si riprenda, con i nuovi attori politici, un percorso solido, povero di proclami ma ricco di progettualità ancora oggi disattesa. Serve concretezza con la consapevolezza che le maestranze che hanno operato in campo hanno occupato altri settori e che i paesi dove gli stessi risiedevano non hanno ereditato la reale storia delle sistemazioni idraulico forestali che è fatta di professionisti dottori agronomi forestali, operai qualificati e uomini che hanno amato e protetto il proprio territorio. Urge, pertanto, un cambio di rotta, un coinvolgimento delle esperienze degli Ordini professionali, un tavolo di confronto per cercare di ricostruire e censire il patrimonio esistente e ascoltare le ultime esperienze viventi importanti che è opportuno interessare per una rinnovata sicurezza del territorio e per programmare in zone a rischio dove la conoscenza capillare delle opere esistenti è riservata a coloro i quali hanno operato in un passato ormai non più recente e che non deve essere oscurata da altri temi non così urgenti quale quello in questione. L’auspicio è che si intervenga al più presto, utilizzando le professioni competenti e con la giusta determinazione. Così in una nota Carmine Cocca, Presidente della Federazione degli Ordini dei Dottori Agronomi e Forestali Basilicata.

martedì 5 febbraio 2019

Petrolio, M5S: "Nella relazione dell’ISPRA tutte le falle del monitoraggio di ENI"


POTENZA - In questi anni di consiliatura, una delle costanti della nostra attività è stata quella relativa all’affaire petrolio, argomento che tocca il tessuto vivo di questa regione. Ne abbiamo viste di tutti i colori (quelli più vicini al nero): lo scandalo trivellopoli (aprile 2016); lo sversamento di 400 tonnellate di petrolio dai serbatoi colabrodo del COVA (‘covato’ da svariati anni ed emerso nel 2017); le varie sparate propagandistiche dei vertici di ENI per celare lo sciagurato modo di agire del cane a sei zampe in Val D’Agri.

Descalzi sembra voler continuare a percorrere la via della propaganda. Le sue ultime dichiarazioni lo confermano: "Sulle trivelle ed in generale io penso che la crescita debba essere fatta minimizzando rischi ed emissioni. Bisogna avere regole, essere rigorosi e trasparenti, facendo partecipare istituzioni e comunità. È giusto che ci sia un dibattito, si aprano le porte come abbiamo fatto in Val D'Agri e a Ravenna. Poi le soluzioni si trovano".

A che gioco sta giocando Descalzi? Di quale rigorosità e trasparenza parla l’AD? In questi ultimi anni questi due concetti sono stati sistematicamente messi in secondo piano proprio dal cane a sei zampe. A confermarlo non siamo noi, ma l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) che ha pesantemente censurato le attività di caratterizzazione di ENI a seguito dello sversamento accertato nel 2017. La relazione di ISPRA è presente nella D.G.R. 47 del 22 gennaio 2019 (a partire da pag. 40) relativa alla presa d'atto del verbale della conferenza di servizi decisoria del 05/12/2018. L’ISPRA parla esplicitamente di analisi incomplete nelle campagne di monitoraggio condotte da ENI, delle quali abbiamo riportato i dati sul nostro sito durante questi mesi, evidenziando il fatto che l’elevata presenza di manganese e ferro nelle acque di falda è probabile sia dovuta a reazioni chimiche scaturite dalla decomposizione di composti organici che arbitrariamente non sono tra gli inquinanti ricercati da ENI, la quale afferma apoditticamente si tratti di valori di “fondo naturale”; per l’ISPRA questa conclusione sarebbe tutta da dimostrare e, anzi, probabilmente gli elevati valori di ferro e manganese sono una conseguenza dell'inquinamento da idrocarburi delle acque di falda. Inoltre l’ISPRA evidenzia l’inutilità di alcuni piezometri piazzati in maniera tale da non intercettare la falda, nonostante fosse noto che in alcuni punti, a quelle profondità, l'acqua non fosse presente. Questi sono solo alcuni dei rilievi dell'ISPRA. Possiamo parlare quindi di rigore e trasparenza? Non crediamo proprio. Descalzi la smetta di fare propaganda becera e pensi seriamente a porre rimedio allo scempio provocato dai serbatoi colabrodo, attenendosi scrupolosamente alle richieste dell’ISPRA. Così in una nota Gianni Perrino, M5S Basilicata - Consiglio regionale.

venerdì 1 febbraio 2019

'Innovambiente' e Cassano allo Ionio: sacchi neri e cassonetti vanno in pensione


Per i 18 mila abitanti, 7.200 utenze domestiche e 850 commerciali di Cassano allo Ionio, è arrivato il momento di dire addio a sacchi neri e cassonetti agli angoli delle strade e della piazza. L’ente di gestione del servizio di igiene urbana ha infatti adottato, per il comune della costa dello Ionio, il nuovo sistema di raccolta differenziato e porta a porta e si affiderà alla piattaforma web based “Innovambiente” per l’informatizzazione dell’intero processo.

Dal 25 febbraio ogni utente dovrà utilizzare i sacchetti di plastica trasparenti ed ispezionabili e i contenitori antirandagismo per ogni frazione conferita, forniti dalla società Progitec Srl di Catania, gestore dell’appalto di igiene urbana della cittadina calabrese. Ogni contenitore è dotato di trasponder RFID per il riconoscimento del conferimento da parte delle singole utenze. Inoltre ogni cittadino avrà a disposizione un’App, gratuita e compatibile iOS e Android, con la quale controllare calendario e orari di raccolta, guida ai conferimenti, dizionario dei rifiuti, prenotare un ritiro di rifiuti speciali o di grandi dimensioni e inviare segnalazioni al gestore. Mentre, per chi non è connesso o non utilizza device elettronici, il back office del sistema metterà a disposizione un più tradizionale servizio gestionale integrato con “numero verde”.

“Il cambiamento rispetto al passato è totale. Ogni contenitore contiene un chip che legge l’utenza e consente di registrare il conferimento. In un prossimo futuro le tariffe saranno quindi calcolate su una quota fissa e su quanto realmente conferito – spiega Erika Trovato, Project Manager Progitec - grazie alla collaborazione con INNOVA, l’azienda high tech materana creatrice di “Innovambiente” e l’adozione dei suoi software di business intelligence e delle nuove funzionalità di back office, presentate di recente a Ecomondo di Rimini, sarà possibile analizzare i big data relativi a ogni momento del ciclo di raccolta e generare statistiche in grado di migliorare costantemente qualità, efficienza ed economicità del servizio. Si avvia così un percorso di risparmio ed efficienza in grado di indirizzare il servizio alla tariffazione puntuale e ottenere un miglioramento del contesto urbano e di tutela dell’ambiente”.

venerdì 25 gennaio 2019

Trivelle: Lezzi, soddisfatta per soluzione, puntare su rinnovabili


ROMA - “Sono molto soddisfatta per la soluzione trovata rispetto al caso trivelle. Si tratta di un’ottima notizia per chi, come noi, crede che l'Italia si debba emancipare dall’energia fossile. L'accordo raggiunto prevede l'aumento di 25 volte dei canoni annuali, che da noi sono i più bassi d’Europa, e lo stop alle ricerche in mare di idrocarburi per 18 mesi. Adesso è il momento di puntare in modo ancora più deciso sulle rinnovabili: gli italiani chiedono lavoro e il green ha ancora grandi possibilità di crescita, sia in termini occupazionali che di sviluppo imprenditoriale”. Così il ministro per il Sud Barbara Lezzi in un post pubblicato su Facebook.

giovedì 24 gennaio 2019

No alle trivelle, l’eurodeputato Pedicini e il candidato Mattia con il ministro Costa

ROMA - Un no unanime a 5 stelle. Dal Parlamento Europeo fino alla Basilicata. il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, l’eurodeputato Piernicola Pedicini e il candidato alla presidenza della Regione Antonio Mattia firmano un ideale manifesto per dire no alle trivelle. "Non firmo e non firmerò autorizzazioni a trivellare il Paese anche se dovesse esserci il parere positivo della Commissione Via-Vas. Mi sfiduciano come ministro? Torno a fare il generale dei carabinieri, lo dico con franchezza" ha annunciato il ministro all’Ambiente Costa. Un plauso a Costa arriva dall’eurodeputato Piernicola Pedicini: "Finalmente un ministro che punta veramente alla tutela dell'ambiente e della salute dei cittadini. Anche in Europa ci siamo da sempre battuti per una strategia di decarbonizzazione e abbiamo ottenuto che gli Stati Membri abbandonino gradualmente le fonti fossili per investire sull'energia rinnovabile e sull'efficientemente energetico. L'esempio della Basilicata mostra che il petrolio ha generato solo povertà ai cittadini e al territorio arricchendo poche multinazionali".

E proprio in una della regioni più “calde” dove il Governo ha respinto la richiesta di proroga al permesso di ricerca petrolifera Masseria La Rocca-Montegrosso nel Potentino interviene il candidato governatore della Basilicata Antonio Mattia: “Il MSS è impegnato a tutti i livelli per andare verso il superamento dell'utilizzo delle fonti fossili e mette al primo posto la legalità, il rispetto delle regole e delle leggi. Per questo, alla luce della situazione ambientale in Val d'Agri, delle accuse della magistratura contro l'Eni (vedi processo in corso a Potenza),del rapporto Vis sulla salute pubblica in Val d'Agri e dello stato delle falde acquifere e dell'acqua della diga del Pertusillo, il MSS non intende rinnovare le concessioni petrolifere lucane in scadenza. Dobbiamo difendere gli interessi dei lucani e non quelli dei petrolieri. Le multinazionali che hanno ottenuto le autorizzazioni dalla vecchia politica e inquinano vanno bloccate e, se possibile, devono pagare per risarcire i cittadini e proteggere i territori”.

sabato 19 gennaio 2019

Pollino: WWF, ministro Costa intervenga per sospendere l’attività della centrale del Mercure

POTENZA - A pochi metri dal confine con la Basilicata, in Calabria, nel Parco Nazionale del Pollino, è stato scoperto il Pino più vecchio d'Europa, ed è stato battezzato dai ricercatori con il nome di "Italus” in memoria del re di Enotria. L’albero da 1.230 anni presidia una delle aree più incontaminate d’Europa ed ha osservato in tutti questi anni la natura che cambia. E sempre in Calabria, nella Valle del Mercure , in territorio di Laino Borgo in provincia di Cosenza, a poche centinaia di metri dai comuni di Castelluccio Inferiore, Rotonda e Viggianello in provincia di Potenza, in pieno Parco Nazionale del Pollino, insiste un impianto a biomasse vegetali con una potenza produttiva di energia elettrica pari a 41 megawatt, meglio noto come la “Centrale del Mercure”, una centrale elettrica realizzata dall’Enel nella valle del Mercure negli anni “60, alimentata inizialmente a lignite e poi a olio combustibile, dismessa nel 1997 e successivamente riconvertita a biomasse.

Con l’istituzione del Parco Nazionale del Pollino nel 1993 e con l’individuazione di due Zone di Protezione Speciale (ZPS) da parte dell’Unione Europea nel 2007, la centrale non avrebbe avuto più motivo di esistere in un’area protetta, ricosciuta in svariati ambiti scientifici vero scrigno di biodiverità, al cui interno vivono specie protette dalle direttive Europee anche in via di estinzione. Ma, invece di procedere allo smantellamento dell’impiato, nel 2000 il proprietario della centrale ha proposto di riconvertire l’impianto attraverso l’alimentazione a biomasse, praticamente “uno schiaffo al territorio” nel Parco nazionale più grande d’Italia.

A nulla sono valse le opposizioni, sia da parte dei cittadini della Valle attraverso vere e propie mobilitazioni e manifestazioni, che da parte delle amministrazioni comunali locali e delle Associazioni ambientaliste locali e nazionali. Opposizioni già manifestate quando la centrale era in funzione ed ancora non era stato istituito il Parco nazionale. Nonostante i vari ricorsi presentati al TAR, tra cui quello del WWF, la centrale è ancora li in piena attività e sta generando danni a specie protette, sia per gli agenti inquinanti atmosferici che per l’inquinamento acustico dovuto al transito giornaliero dei circa 24 camion che approvvigionano di biomassa l’impianto, che tra l’altro passa come impianto ad energia rinnovabile. E ciò avviene, giova ricordarlo ancora una volta, oltre che in pieno parco anche in una zona di protezione speciale, quella del “Pollino Orsomarso”, e di un sito di interesse comunitario, la “Valle del fiume Lao”, senza sottovalutare poi i rischi per la salute umana dervante dalle polveri sottili e ultrasottili, cancerogeni per l’uomo, diossine e metalli pesanti.

A tutto questo si aggiunge la questione legata alla deforestazione, al traffico di legname, al dissesto idrogeologico e alla criminalità organizzata, che rappresenta una realtà preoccupante di cui se ne è occupata anche la Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro. Intanto l’Enel ha continuato nel suo business cedendo alla società F2i SGR l’intero portafoglio di impianti a biomassa vegetale del gruppo.

In definitiva oggi l’inquinamento continua a discapito della biodiverità e della salute umana, ragioni per cui il WWF chiede l’intervento immediato del Ministro dell’Ambiente Sergio Costa affinché faccia luce sull’intera vicenda e blocchi l’impianto prima che provochi ulteriori e irreversibili danni all’ecosistema.

venerdì 18 gennaio 2019

'Altra Basilicata' per un Piano energetico lucano


POTENZA - Il progresso non può essere fermato e la crescita non può fare a meno dell’energia. Come conciliare tutto questo con un aumento del benessere e il rispetto e la tutela dell’ambiente?

Diverse sono le tecnologie sviluppate e ampiamente collaudate per la produzione di energia pulita. Affidabili e sostenibili perché attuabili con investimenti a basso costo. Democratiche perché installabili nelle case di ogni cittadino, nei palazzi di ogni ente pubblico o nelle sedi di tutte le aziende.

Altra Basilicata si propone come punto di riferimento per la stesura e l’attuazione di un Piano Energetico a Modello Invertito. Un modello cioè dove ai pochi “commercianti di energia” si sostituiscano tanti micro-produttori che attraverso un più moderno ed efficiente modello di “conto energia” traggano vantaggio per se e per l’ambiente e cedano anche energia alla rete.

La nostra Regione ha tutte le caratteristiche per poter diventare un esempio virtuoso per l’intera nazione nella micro generazione di energia elettrica, nel contenimento dell’uso di gas dal sotto suolo, nella tutela dell’ambiente e degli interessi di quanti vivono di agricoltura, turismo e territorio.

Per poter attuare il cambio paradigmatico sia del modello energetico che di quello economico Altra Basilicata propone:

1. di ridisegnare completamente il sistema di transizione energetica a partire dal ripensamento dell’uso del gettito della componente A3 delle bollette;

2. di accelerare la transizione alle energie rinnovabili raggiungendo, già entro i prossimi 10 anni, gli obiettivi degli accordi ambientali ratificati dall’Italia a livello internazionale;

3. di individuare e accogliere tutte quelle aziende che potrebbero riportare ad un modello economico basato più sulla micro produzione che non sul grande commercio di flussi energetici.

4. di individuare e accogliere le aziende della componentistica necessaria per gli impianti di micro generazione. Non siamo contro i “capitali d’investimento stranieri”, ma ci opponiamo con fermezza alla finanza acrobatica della semplice speculazione. Quella finanza dei “soli capitali” i cui detentori abitano e vivono in un qualsiasi posto del mondo e utilizzano il loro potere finanziario al solo scopo di moltiplicare la propria ricchezza a scapito di intere società e interi territori.

5. di costituire qui nella nostra Regione un osservatorio energetico “super partes” che monitori questa rapida transizione.

Altra Basilicata fa appello ai cittadini perché forti del proprio spirito critico sappiano appoggiare chi opera concretamente per il bene comune e non per pochi ed oscuri interessi privati.

Si rivolge al Governo e chiede di essere ascoltata come interlocutore competente e coerente affinché d’ora in avanti si lavori per dare concretezza agli accordi internazionali a cui il popolo italiano aderisce per il tramite dei propri rappresentanti politici.

Infine, rivolgiamo un appello proprio agli imprenditori e ai detentori di potere economico che affittano intere pagine di giornali per minacciare o intimorire: prima di tutto siate rispettosi.

Né l’Italia, né la Basilicata sono terre di conquista o di semplice sfruttamento. Noi in particolare, viviamo sui crinali e sui monti che vengono invasi da selve di devastanti pale per la produzione di “energia pulita”, ci vengono imposte trivellazioni ed estrazioni con le tecniche più distruttive che esistano.

Non siamo ingenui. L’energia nazionale è un concetto che non esiste, esistono invece gli italiani e i lucani, i cui diritti e i cui interessi vengono sistematicamente lesi da lobby e pratiche scellerate di politicanti senza alcuna visione.

Il fabbisogno energetico della nazione può essere soddisfatto ricorrendo a sistemi di produzione meno invasivi e impattanti di quelli attuali. L’efficienza e l’efficacia di quelle tecnologie è talmente chiara ed evidente da far tremare tutta la filiera della vecchia industria i cui rappresentanti stanno levando scudi e scavando trincee per difendere un sistema di produzione obsoleto e invasivo.

Però, più delle tecnologie ciò che veramente temono i “capitali finanziari”, è il cambiamento culturale che inarrestabile sta crescendo. Le idee di cui sono portatrici le nuove generazioni prendono le distanze da tutto ciò che rappresentano le attuali tecniche di produzione energetica. I giovani nelle scelte di vita sono oramai attenti a conciliare il proprio con l’interesse comune.

Arrivare a zero emissioni nel 2030, richiede l’impegno di tutti e non può prescindere da una combinazione di scelte condivise, una normativa che contenga i giusti incentivi, l’avviamento di adeguate risorse economiche. Però tutto questo deve innestarsi su un modello economico-energetico diffuso!

Infine, vogliate considerare che alzare barriere e investire tempo e danaro per resistere ad un’onda di cambiamento già in essere sono tempo ed energia persi. Sedetevi con noi e collaborate concretamente a progetti di blue economy, questo aprirà veramente le porte del futuro alle vostre aziende.

La riconversione sarà meno traumatica della chiusura.

Insistere sulla strada del fossile inquinante e dell’eolico a perdita d’occhio non è solo impopolare, è dispendioso e a lungo andare perdente! Così in una nota 'Altra Basilicata, Polo civico lucano'.