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lunedì 11 marzo 2019

Dall’11 al 17 marzo nelle 20 regioni d’Italia al via la “Settimana del Cervello”


MATERA - Al via oggi la “Settimana del Cervello”: la campagna mondiale che diffonde le nuove scoperte neuro-scientifiche e rende pubblici i progressi ed i benefici della ricerca sul cervello condotta fino ad oggi.

Matera è la provincia con più eventi in Basilicata di questa quarta edizione italiana, organizzata da Hafricah.NET, portale di divulgazione neuroscientifica partner della Dana Foundation, e coordinata dalle psicologhe Donatella Ruggeri ed Elisabetta Grippa.

Dall’11 al 17 marzo, infatti, a Matera e provincia si susseguiranno ben 16 eventi, sui 22 della regione Basilicata. Numeri importanti che confermano l’interesse e l’entusiasmo di prendere parte alla manifestazione che ha l’obiettivo di consentire a grandi e piccoli di scoprire e comprendere in modo creativo ed innovativo l’organo più affascinante del corpo umano.

Da lunedì, quindi, sarà possibile:

partecipare a convegni, seminari e workshop che promuoveranno la consapevolezza delle proprie funzioni cognitive e spiegheranno potenzialità e modalità di operato del cervello,

effettuare checkup della memoria, fondamentali per la prevenzione e l'individuazione precoce del deterioramento cognitivo.

A questi vanno, inoltre, aggiunti gli aperitivi, organizzati per offrire ai cittadini anche occasioni di incontro con i professionisti in un ambiente informale e stimolante.

Il calendario regionale completo è consultabile sul sito www.settimanadelcervello.it

Il Progetto Scuola

Grande importanza, in questa edizione 2019, verrà data al “Progetto Scuola”, che mira a diffondere ai bambini e ai ragazzi le nuove conoscenze scientifiche con un linguaggio adatto a loro, inserendole in un apposito eBook di teorie e attività da svolgere in classe.

Sempre nelle scuole potranno essere effettuati anche screening mirati ed utili all’identificazione precoce dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento.

La “Settimana del Cervello” è anche social

La quarta edizione della “Settimana del Cervello” conquista anche il web. Tramite l’account Facebook ufficiale Settimana del Cervello, durante tutta la durata della manifestazione, verranno condivisi post “più cervellotici che mai”. Tramite Instagram e Twitter, invece, si potranno sbirciare in tempo reale gli eventi su tutto il territorio nazionale.

Per rimanere sempre aggiornati sulle attività locali, infine, basta seguire la pagina regionale Settimana del Cervello – Basilicata.

Un po’ di storia

La Settimana del Cervello è stata istituita nel 1996 dalla Dana Alliance for Brain Initiatives. Ogni anno a marzo, la campagna italiana (“Settimana del Cervello”, www.settimanadelcervello.it) è organizzata e coordinata da Hafricah.NET, portale di divulgazione neuroscientifica e partner della Dana Foundation. Creato da Donatella Ruggeri, psicologa e coordinatrice dell’evento, dal 2007, Hafricah.NET funge da anello di congiunzione tra il mondo accademico e il pubblico interessato all’argomento. Di anno in anno, sono cresciuti i consensi e le iniziative offerte ai cultori della materia e ai cittadini.

La quarta edizione italiana della “Settimana del Cervello” è organizzata con il patrocinio ed il contributo di: ENPAP - Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza per gli Psicologi, FENS – Federation of European Neuroscience Societies, THE DANA FOUNDATION, Consiglio Nazionale Ordine Psicologi, Ordine degli Psicologi della Regione Siciliana, NeuroMe – Servizio di Neuropsicologia e Psicofisiologia, GRUPPO I.S.C – Istituto Santa Chiara, Calliope BPS e FONEMA Italia.

mercoledì 13 febbraio 2019

Basilicata: campagna C.R.I., 'Non sono un bersaglio'


POTENZA - Il Comitato Regionale C.R.I. della Basilicata promuove congiuntamente all’Azienda Sanitaria Locale di Potenza – DEU 118, al Comitato C.R.I. di Potenza, che saranno presenti giovedì 14 febbraio p.v. a Potenza presso il parco Baden Powell dalle 09:00 alle 13:00 con propri Volontari, unitamente a personale sanitario del 118 e due ambulanze: una della Croce Rossa e una del DEU 118 di Basilicata, al Comitato C.R.I. di Matera che sarà presente con i propri Volontari presso il Centro Commerciale VENUSIO a Matera dal 17 al 24 febbraio p.v. e a tutti i Comitati C.R.I. della Basilicata, la Campagna C.R.I. contro le violenze agli operatori sanitari intitolata “Non sono un bersaglio”.

I Volontari C.R.I. del Comitato di Potenza e il Personale Sanitario del DEU 118 illustreranno agli astanti e agli alunni dell’ Istituto Comprensivo Domenico Savio, tramite materiale informativo, filmati e simulazioni pratiche, la campagna voluta dalla Croce Rossa Italiana per denunciare il costante intensificarsi di attacchi agli operatori sanitari nei teatri di conflitti in tutto il mondo, ma anche in “insospettabili” contesti come le nostre città e le provincie italiane.

L’iniziativa è veicolata su tutto il territorio nazionale attraverso i canali Rai, Mediaset, La7, Gruppo Mondadori e nei circuiti cinematografici ANEM, MOVIE MEDIA e SPAZIO CINEMA ANTEO. Testimonial della campagna è Fortunato Cerlino, noto attore della celebre serie tv “Gomorra”, che ha doppiato lo spot prodotto dal Comitato Internazionale di Croce Rossa (CICR).

Tra le azioni promosse con la campagna “NON SONO UN BERSAGLIO” c’è il lancio di un “Osservatorio” della Croce Rossa Italiana sulle aggressioni subite dai suoi operatori, con l’intento di censire i rischi legati al volontariato durante le attività svolte, evidenziare i contesti di maggior pericolo, fino ad arrivare all’elaborazione di proposte concrete.

L’Osservatorio è già attivo e sta raccogliendo numerose denunce. Sarà poi diffuso un Decalogo nelle ambulanze CRI e 118 nonché in tutti quei mezzi e luoghi di soccorso che aderiranno all’iniziativa. In programma un Convegno internazionale a Roma, presso lo Spazio Europa, Via Quattro Novembre 149, il prossimo 15 febbraio, e numerose attività nelle piazze organizzate dai Comitati CRI su tutto il territorio nazionale.

La Presidenza del Consiglio dei Ministri è partner della campagna, insieme al Ministero della Salute e alla Rappresentanza in Italia della Commissione Europea. Altro media partner dell’iniziativa, la Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC).

“Come Presidente della Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa (FICR), denuncio da tempo l’acuirsi delle violenze ai danni di chi porta aiuto. Tuttavia, come Presidente della Croce Rossa Italiana ritengo fondamentale questa Campagna, atta a far luce su un preoccupante fenomeno da non sottovalutare. L’opera di sensibilizzazione deve essere fatta ad ogni livello e tutti i governi devono agire per proteggere e far rispettare gli operatori umanitari: perché colpire chi porta soccorso significa annichilire la speranza, la civiltà, il futuro stesso. Così in una nota Francesco Rocca.

sabato 9 febbraio 2019

Cardiologie aperte: nella settimana di San Valentino la 'Campagna per il Tuo cuore'


POTENZA - Parte in tutta Italia la decima edizione della Campagna Nazionale per il Tuo cuore 2019 per la prevenzione alle malattie cardiovascolari, promossa dalla Fondazione “per il Tuo cuore” onlus e da ANMCO - Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri.

Dal 9 al 17 febbraio torna il consueto appuntamento di Cardiologie Aperte, in cui oltre 150 Cardiologie distribuite sul territorio nazionale apriranno gratuitamente le porte al cittadino al fine di sensibilizzare la popolazione sul tema della prevenzione cardiovascolare. Sono previsti per l’occasione screening cardiologici personalizzati, divulgazione di materiale informativo, dibattiti con gli esperti e attività di educazione sanitaria.

“Le malattie cardiovascolari rappresentano circa il 40 % di tutte le morti in Italia e nella fascia di età tra 35 e 75 anni, colpiscono il 51% degli uomini e il 37% delle donne. L’iniziativa di Cardiologie Aperte, nella settimana di San Valentino, offre la possibilità a tutti i cittadini di fare gratuitamente un passo avanti importante per la salute del proprio cuore, sottolinea Michele Gulizia - Presidente della Fondazione “per il Tuo cuore” di ANMCO e Direttore della Cardiologia dell’Ospedale “Garibaldi-Nesima” di Catania. La prevenzione cardiovascolare, effettuata attraverso semplici screening e corretti stili di vita, è importantissima e in molti casi può salvare una vita poiché permette il riconoscimento precoce di cardiopatie misconosciute, come la fibrillazione atriale o quelle a ereditarietà genetica, che posso provocare una morte cardiaca improvvisa.”

Il lavoro di ANMCO quest’anno si concentra in particolar modo sulla sensibilizzazione rispetto ai valori lipidici del colesterolo LDL, noto anche come “colesterolo cattivo” dichiara Domenico Gabrielli - Presidente Nazionale ANMCO e Direttore della U.O. di Cardiologia dell’Ospedale Civile Augusto Murri di Fermo. Anche per questa edizione sono previste tante iniziative in tutte le città che hanno aderito alla Campagna, molte delle quali rivolte alla prevenzione e all’educazione a un corretto stile di vita che permetta di avere un cuore sano. L’ANMCO è impegnata da oltre cinquanta anni a migliorare il grado di conoscenza dei cardiologi italiani e questo ha sicuramente un impatto sulla corretta terapia delle principali malattie cardiovascolari.”

Grazie al Progetto Nazionale di Prevenzione Cardiovascolare Banca del Cuore, ideato e coordinato dalla Fondazione per il Tuo cuore, tutte le strutture aderenti all’iniziativa rilasceranno gratuitamente ai pazienti una BancomHeart personale con il proprio elettrocardiogramma, i valori della pressione arteriosa e molti altri esami clinici. Tutti i dati verranno custoditi in una “cassaforte” virtuale, consultabile anche a distanza, tramite computer, tablet o cellulare, per accedervi in tal modo e scaricarli in qualsiasi momento. Fino a oggi sono state distribuite, in due anni, oltre 40.000 BancomHeart ad altrettanti cittadini italiani.

L’elenco delle Cardiologie aderenti alla Campagna è disponibile sul sito
www.periltuocuore.it

La Campagna per il Tuo cuore 2019 sarà attiva anche sui social con l’hashtag #periltuocuore2019.

Durante la settimana “per il Tuo cuore” e per tutto l’anno, è possibile sostenere le attività di ricerca e prevenzione delle malattie cardiovascolari della Fondazione. Per conoscere le diverse modalità di donazione vai sul sito www.periltuocuore.it.

lunedì 28 gennaio 2019

Calvizie, studio giapponese: il rimedio è nelle patatine fritte

ROMA - Diversi studi dimostrano che la calvizie negli uomini è percepita come un grave problema: nella maggior parte dei casi rende insicuri e infelici. Anche se esistano diversi sex-symbol che nonostante la pelata facciano strage di ammiratrici e di cuori, il maschio medio viene soprassalito dall’imbarazzo. Ora le patatine fritte, buone e croccanti, seppur molto caloriche e non esattamente salutari, potrebbero venir impiegate nella lotta contro la perdita dei capelli. O almeno una loro parte.

Da uno studio svolto in Giappone presso la Yokohama National University, sarebbe infatti emerso che una componente chimica presente nell’olio di frittura delle patate, farebbe miracoli contro la calvizie. Questo elemento è il dimetilpolisilossano, che nell’olio consente una maggiore stabilità termica e impedisce il formarsi della schiuma. “Il metodo è molto semplice, è un metodo robusto e promettente.” ha dichiarato Junji Fukuda, autore della scoperta “Speriamo che questa tecnica riuscirà a migliorare la terapia rigenerativa dei capelli umani utilizzata per trattare calvizie come l’alopecia androgenetica”.

Per giungere a questa scoperta, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” gli scienziati hanno reso calvi dei topi, per poi iniettare in loro la componente. Questa è riuscita a stimolare la produzione di cinquemila germi del follicolo pilifero, ossia cinquemila nuovi peli. Le probabilità però che questa volta si sia veramente raggiunto un risultato definitivo appaiono essere molto alte. La ricerca è attualmente in corso e procede velocemente. Per chi volesse rimanere aggiornato sulla questione consigliamo di monitorare periodicamente PLOS Biology, rinomato blog di biologia che pubblica praticamente in tempo reale tutte le nuove ricerche.

mercoledì 23 gennaio 2019

Latte alla diossina in provincia di Potenza, Pedicini (M5S): "Situazione delicata"


ROMA - “Lo studio dell’Istituto Superiore di Sanità sull’esposizione alla diossina e policlorobifenili delle giovani mamme in provincia di Potenza conferma quello che affermiamo da sempre: la situazione non è esattamente rosea come ci vogliono far credere”. E’ quanto afferma l’eurodeputato del M5S Piernicola Pedicini che commenta i dati del documento scientifico dell’Iss - ottenuto dopo una richiesta formale agli atti - che valuta l’esposizione a diossine e PCB attraverso 19 campioni di latte materno di donne in età riproduttiva residenti in provincia di Potenza compresa la zona dell’area “Fenice” dove si trova l’inceneritore di Lavello. Lo studio effettuato dall’ISS e voluto dal comune di Lavello dice che il valore medio rilevato di diossine e PCB è di 6,46 pgTeq/g grasso, ma se consideriamo il valore massimo di assunzione quotidiana di queste sostanze raccomandato dell’Unione europea – e cioè 2 picogrammi per ogni chilogrammo di peso del bimbo – ciò significa che per un individuo che pesa 5 chilogrammi basteranno appena 38,7 ml di latte materno al giorno per andare oltre la soglia raccomandata. “Dire che i livelli di Diossine e PCB rinvenuti nello studio dell’ISS sono relativamente bassi è un punto di vista (volutamente?) parziale, soprattutto se poi non si ammette che, considerando il quantitativo di latte materno che normalmente un bimbo assume ogni giorno, un certo livello di esposizione per il bambino è praticamente certo” aggiunge Pedicini. “Ricordo che l’Isde ci dice che l’esposizione ad agenti tossici durante la vita fetale, di cui la presenza nel latte materno è un indicatore indiretto, è in assoluto la più pericolosa, vista la complessità e la rapidità con cui avviene lo sviluppo di organi e tessuti in questa delicata fase: siamo arrivati al punto che anche un alimento fondamentale è a rischio” conclude l’eurodeputato Piernicola Pedicini.

lunedì 21 gennaio 2019

Sostanze tossiche nei vestiti prodotti in Cina e venduti in Europa: Pedicini (M5s) interroga la Commissione Ue

POTENZA - Tessuti tossici dalla Cina al mercato italiano. L’inchiesta della trasmissione di Rai Tre “Report” ha svelato una sconvolgente realtà su cui l’eurodeputato M5s Piernicola Pedicini è intervenuto con una interrogazione alla Commissione europea. “Secondo la trasmissione Report dello scorso 3 dicembre - dichiara Pedicini - gli operai degli stabilimenti di produzione dei tessuti in Cina sono costretti a lavorare a diretto contatto con sostanze tossiche e in assenza delle più elementari norme di sicurezza sul lavoro. Ciononostante, grazie a certificazioni solo cartacee, questi stabilimenti vengono dichiarati “conformi” ai criteri di sostenibilità ambientale e sociale, cosicché i maggiori marchi di abbigliamento possano comprare e piazzare sul mercato europeo merce ad un prezzo concorrenziale”.

Nel 2018, sottolinea Pedicini, sono state diramate, attraverso il sistema di allarme rapido dell'Unione Europea per i prodotti pericolosi non alimentari, 42 segnalazioni di prodotti di abbigliamento e calzature contenenti sostanze chimiche pericolose e che molte riguardano livelli anomali di cromo esavalente, una sostanza altamente tossica e cancerogena per l´uomo (IARC gruppo I). Partendo da questi dati e dalla situazione descritta dal programma Report, il portavoce del M5S all’Europarlamento ha chiesto alla Commissione “quali progressi sono stati fatti per rafforzare le misure di controllo sulle sostanze chimiche utilizzate per produrre abbigliamento in ottemperanza al Regolamento 1907/2006”, se “sono state promosse nuove restrizioni all´impiego di sostanze chimiche nei tessili negli ultimi due anni” e “quali misure sono state prese per scongiurare l’ingresso nel mercato unico di merci che non rispettano elevati standard ambientali e di tutela della salute del lavoratore e del consumatore, facendo concorrenza sleale all’imprenditoria tessile italiana e europea”.

venerdì 11 gennaio 2019

Stop al farmaco contro l'emicrania Aimovig di Novartis: efficacia dubbia


ROMA - Altolà dell'autorità inglese di controllo dei medicamenti a un prodotto di Novartis: in una prima verifica il National Health Service (NICE) ha rifiutato di omologare un trattamento preventivo contro l'emicrania episodica o cronica, avendo dei dubbi sulla sua efficacia e sui suoi costi. Il preparato si chiama Aimovig (principio attivo: erenumab) ed è stato sviluppato in collaborazione con l'americana Amgen. Secondo Novartis gli studi clinici hanno dimostrato che riduce il numero di giorni di emicrania al mese di almeno la metà nel 40-50% dei pazienti. In una presa si posizione odierna il NICE sostiene fra l'altro che non vi sono dati sufficienti per affermare che Aimovig agisca meglio di altri farmaci come Botox (Botulinumtoxin A) di Allergan. Alla fine di settembre il NICE, osserva Giovanni D'Agata si era anche espresso contro il Kymriah, una terapia genetica sviluppata da Novartis contro la leucemia, ritenendola troppo cara. stata omologata in Svizzera (costo ventilato per paziente: 370'000 franchi).

giovedì 10 gennaio 2019

Il datore di lavoro deve risarcire il lavoratore per i danni da fumo passivo


ROMA - Quante morti o conseguenze infauste per tutti quei dipendenti esposti per anni al fumo passivo in azienda? Tante, troppe e quante e quanti familiari non hanno visto neanche ristorate le conseguenze della scarsa accortezza dei datori a rendere il posto di lavoro più salubre? Ma la giustizia, ove perseguita a volte arriva e riconosce la lesione di diritti sacrosanti come quello di non subire il fumo passivo nel luogo ove si svolge la propria attività professionale. E così, con l’interessante ordinanza 276/18, pubblicata il 9 gennaio, la sezione lavoro della Cassazione è stato ritenuto legittimo il risarcimento concesso prima dal Tribunale di Messina e poi dalla Corte d’Appello della stessa città siciliana nei confronti di un dipendente per il danno biologico conseguente al fumo passivo patito per anni in azienda.

Per gli ermellini è corretto il principio secondo cui l’inalazione è riconosciuta dalla scienza medica quale causa del cancro delle vie aeree superiori. Nella fattispecie, infatti, il risarcimento del danno biologico era stato riconosciuto perché era stato dimostrato che il dipendente aveva prestato la propria attività lavorativa dal 1980 al 1994 in locali insalubri perché di ridotte dimensioni e saturi di fumo, così contraendo un tumore faringeo, diagnosticato dopo la cessazione del rapporto di lavoro, rimosso chirurgicamente e dal quale era derivata una invalidità permanente quantificata nella misura del 40%. Con il caso approdato innanzi alla Suprema Corte, è così divenuta definitiva la condanna risarcitoria nonostante l’azienda avesse rilevato che il rapporto di lavoro fosse cessato ben sedici anni prima che la patologia neoplastica insorgesse e venisse diagnosticata. A confermare il nesso di causalità tra esposizione al fumo e insorgenza del tumore era stata la consulenza tecnica d’ufficio disposta nel corso di giudizio.

L’ausiliario del giudice aveva esaurientemente risposto ai quesiti formulati, in particolare rilevando che la malattia avesse avuto origine professionale dopo aver escluso altri fattori eziologici come alcol o familiarità. In buona sostanza, nel caso in questione, le motivazioni addotte dalla corte territoriale risultano essere immuni da vizi, con la conseguenza che resta confermata in toto la decisione di merito con buona pace dell’azienda che è stata condannata anche alle spese del giudizio di cassazione. Un lieto fine per una vicenda triste che, per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, è comune a tante vittime incolpevoli sul lavoro e che costituisce un positivo precedente per quanti vorranno agire in giudizio per i danni connessi al fumo passivo patiti sul luogo di lavoro.

martedì 8 gennaio 2019

Scandalo farmaceutico tra Usa e Guatemala per gli esperimenti su cavie umane


ROMA - Le nubi dello scandalo che già aveva fatto venire i brividi solo quando fu svelato al mondo, si addensano nuovamente sul colosso farmaceutico statunitense Bristol-Myers Squibb, ma anche sulla Johns Hopkins University e la Fondazione Rockefeller, che dovranno continuare a difendersi davanti al tribunale per l’ipotesi di esperimenti su cavie umane in Guatemala tra gli anni '40 e '50. Il giudice federale degli Stati Uniti, Theodore Chuang, ha deciso di respingere la richiesta della difesa d’archiviazione della procedura. Quello che era apparso sin da subito come un vero e proprio scandalo di proporzioni gigantesche e orripilante per la sua natura, rivelò che centinaia di persone del paese centroamericano sarebbero state deliberatamente infettate dalla sifilide, la malattia venerea di medievale memoria, ma anche gonorrea e ulcera venerea.

Lo scopo di questi esperimenti umani sarebbe stato quello di scoprire se la penicillina fosse efficace contro le malattie a trasmissione sessuale. Tra le centinaia o forse migliaia di vittime (tra le mille e le 3mila) ben 774 si erano rivolte alla giustizia presso la Circuit Court di Baltimora, lamentando di essere state coinvolte in quest’esperimento di massa. E nel 2015, hanno deciso d‘intentare una causa. Gli stessi avevano denunciato come gli esperimenti fossero stati condotti a loro completa insaputa o il loro consenso. Davanti al giudice Chuang, gli attori coinvolti hanno chiesto risarcimenti per 1 miliardo di dollari.

Gli esperimenti sull'uomo sono stati scoperti nel 2010 dalla professoressa Susan Reverby del Wellesley College negli Stati Uniti. Aveva trovato appunti di John Charles Cutler, uno specialista di malattie veneree morto nel 2003. Cutler aveva guidato la serie di test. Egli e i suoi colleghi ricercatori avrebbero condotto i test in Guatemala su soldati, malati di mente, prostitute e detenuti, ma anche bambini. Sempre nel 2010 l’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama si era già scusato per gli esperimenti. Il suo allora Segretario di Stato, Hillary Clinton, descrisse gli esperimenti come "non etici" e "riprovevoli". È importante, quindi, per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, che il faro dell’opinione pubblica e della giustizia non si spengano su una vicenda così orribile, non solo per veder risarciti i diritti delle vittime, ma anche perché non si verifichino mai più fatti come questi che nella loro assurdità ricordano gli esperimenti svolti dai nazisti.

venerdì 4 gennaio 2019

Regno Unito: richiamo di farmaci contenenti 'Irbesartan' di Actavis (ora Accord)

(Irbesartan)

LONDRA - L'autorità di regolamentazione dei medicinali e dei prodotti sanitari del Regno Unito (MHRA), ha emesso un richiamo per i farmaci contenenti irbesartan dopo la scoperta di tracce di N-nitrosodietilammina (NDEA), una sostanza chimica utilizzata nella produzione di carburante per missili liquidi. Migliaia di pillole sono state richiamate per il timore che potrebbero essere contaminate.

La MHRA, rileva Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” ha emesso l'avvertimento in data odierna per alcuni prodotti contenenti irbesartan prodotti da Actavis (ora Accord) come misura precauzionale, a causa della possibile contaminazione da NDEA. Tale sostanza, fra l’altro, si trova nel carburante liquido per razzi. I dati del National Health Service (NHS), il sistema sanitario nazionale in vigore nel Regno Unito rivelano che oltre due milioni di prescrizioni per farmaci contenenti irbesartan sono state distribuite in Inghilterra nel 2017. Le persone che assumono farmaci contenenti irbesartan sono state esortate a non interrompere l'assunzione della loro prescrizione senza prima aver chiesto un parere medico. Il MHRA ha detto che non ci sono prove che la contaminazione abbia danneggiato i pazienti e ha sottolineato che non tutti i prodotti sono interessati.

Il richiamo segue un'indagine a livello europeo sulla contaminazione dei prodotti «sartan». Sette lotti del farmaco, prodotti da Actavis e Dexcel Pharma Ltd, sono stati inizialmente richiamati lo scorso luglio in tutta Europa. Seguirono gli Stati Uniti due settimane dopo. La MHRA ha emesso a novembre un altro richiamo di più lotti di farmaci contenenti valsartan prodotti da Mylan e Teva per il rischio che contenessero la NDEA. Nonostante l'avvertimento, i pazienti sono stati invitati a non interrompere l'assunzione delle loro prescrizioni senza prima consultare il proprio medico. Il dottor Sam Atkinson, direttore della divisione ispezione, controllo e standard della MHRA, ha dichiarato: "La nostra massima priorità è garantire che le medicine che prendiamo siano sicure.

"La nostra indagine sulla possibile contaminazione di medicinali contenenti sartan, incluso irbesartan, è in corso. "Al momento non ci sono prove che i medicinali contenenti NDMA o NDEA abbiano causato danni ai pazienti. "A causa del rischio associato all'improvviso arresto dei farmaci per l'ipertensione, si consiglia alle persone di non interrompere alcun trattamento senza consultare il proprio medico o il farmacista".

giovedì 3 gennaio 2019

Snack al supermarket: via dalle casse dei supermercati


ROMA - Le strategie messe in atto dall’industria alimentare, e in particolare delle grandi catene dei supermercati, sono troppo spesso in netto contrasto con le raccomandazioni dei nutrizionisti e degli esperti di salute, di mangiare sano, di ridurre l’apporto di grassi e calorie, e in generale di restare in forma. Basti pensare che solitamente in tutti i market, per la verità piccoli e grandi, troviamo una sfilza di snack ipercalorici ben allineati all’altezza o in prossimità delle casse: l’idea è che, finito di fare la spesa, nell’attesa di essere serviti, la nostra attenzione venga rapita da coloratissimi pacchetti di cioccolati, caramelle e altre merendine tutt’altro che salutari. E aggiungerle alla lista della spesa diventa praticamente automatico. Un problema legato al sovrappeso e all’obesità che, secondo gli esperti, può essere parzialmente risolto eliminando quei determinati prodotti dalle vicinanze delle casse.

Uno studio condotto presso l’Università di Cambridge e pubblicato nella rivista scientifica PLOS Medicine, ha considerato 30mila famiglie, scoprendo che, rimuovendo gli snack dalle casse, la loro spesa comprendeva un quinto in meno dei prodotti ipercalorici rispetto al normale. «Vedere che un cambiamento così piccolo può fare una differenza tanto grande nelle diete delle persone è veramente incoraggiante», ha dichiarato la dottoressa Jean Adams a BBC News. Come strategia parallela, si potrebbero rimpiazzare questi prodotti con promozioni e offerte più salutari, per attirare la clientela ad acquistare più frutta e verdura, per esempio. «Per resistere alle promozioni dovremmo essere tutti supereroi!», dice la dottoressa Alison Tedstone. «Ma tante di queste offerte sono pensate per farci spendere in alimenti che non ci servono affatto. Dobbiamo limitare questo genere di promozioni per ridurre il consumo di calorie in eccesso e combattere il problema dell’obesità. E nel frattempo risparmiare denaro».

Un portavoce del Department of Health and Social Care inglese ha confermato l’intenzione da parte dei ministri di allontanare questo genere di snack e promozioni dalle prossimità delle casse, al fine di «scoraggiare la clientela a comprare prodotti di cui non hanno bisogno». Per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, un’intenzione che dovrebbe essere presa in considerazione anche in Italia.

giovedì 27 dicembre 2018

Dal banano non solo il frutto, ma anche vestiti


ROMA - Un nuovo rivoluzionario utilizzo della pianta banano, non solo per i prelibati ed ormai immancabili frutti, potrà presto arrivare, secondo i ricercatori dell'Alta scuola di Lucerna. Sono le fibre naturali contenute nel fusto, simili alla iuta o al lino, ad aver attirato l'attenzione degli scienziati che pensano che non debbano essere più sprecate. Dopo il raccolto, quasi sempre, i fusti vengono bruciati ma il loro potenziale è enorme, se si pensa alla quantità di filamenti contenuti.

L'equipe di ricerca internazionale, guidata da Tina Moor, ha esaminato la possibilità di creare prodotti tessili partendo dagli scarti delle coltivazioni di banane, riuscendo a realizzare un piccolo tappeto, utilizzando una macchina industriale. Il risultato, è stato incoraggiante, se si pensa che rispetto ad altri materiali tessili i banani hanno il vantaggio di non necessitare di spazi coltivabili supplementari, oltre a quelli già utilizzati per il frutto.

Insomma, per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, un modo per evitare uno spreco notevole di risorse in agricoltura per una coltura intensiva che costituisce la spina dorsale dell'economie di numerosi paesi in via di sviluppo.

mercoledì 26 dicembre 2018

Epidemia di sifilide la causa della morte di sette bimbi in Australia


SYDNEY - Una malattia "medievale" sta risorgendo in Australia e le autorità sanitarie starebbero lottando per metterla sotto controllo: la sifilide, una delle più temibili malattie a trasmissione sessuale. L'origine del focolaio era contenuta nel North End, ma si sarebbe poi diffusa ulteriormente in tutta l'Australia, causando la morte di sette bambini. Ci sono stati di recente focolai in Australia meridionale e ad agosto sono stati osservati i primi casi segnalati nello stato di Victoria nel sud est, a distanza di 14 anni dall'ultimo. Quindi anche l'Australia del Sud ha visto un bambino nato con la malattia dagli esiti potenzialmente mortali l'anno scorso, il primo in 18 anni. Di due casi segnalati di patologia congenita, uno è risultato, purtroppo, fatale. Ci sono stati finora sette decessi determinati da sifilide congenita, ossia trasmessa dalla madre al feto, da quando l'epidemia è stata accertata nel Queensland nel gennaio 2011. Nel complesso ci sono stati 15 casi di sifilide congenita dall'inizio dell'epidemia, tra circa 2400 in totale. Nel Medioevo la sifilide era considerata una piaga che causava gravi conseguenze come una serie di infezioni ed anche problemi neurologici, ma sebbene nei tempi moderni sia facilmente curabile nelle sue fasi iniziali, gli esperti avvertono che ci vorranno anni per ridurne le conseguenze a livello nazionale. Per affrontare la "tempesta perfetta", di giovani sessualmente attivi e transitori che diffondono la malattia in tutto il paese, questo mese, il governo australiano ha impegnato ulteriori 12,4 milioni di dollari australiani (pari a 7,65 milioni di euro) nel suo programma di test. Il finanziamento "estenderà e sostiene test e trattamenti immediati" nelle comunità aborigene e delle isole dello Stretto di Torres nell'Australia settentrionale, meridionale e centrale. È stanzierà 21,2 milioni di dollari (pari a 13,07 milioni di euro) fino al giugno del 2021 per tenere sotto controllo la malattia. I casi sono prevalentemente tra i giovani tra i 15 ei 29 anni. Quasi 120 professionisti sanitari sono stati formati per utilizzare i kit di test e oltre 4000 persone sono state sottoposte a screening da parte di servizi sanitari finanziati nelle prime fasi del programma. Il ministro per la salute indigena Ken Wyatt ha dichiarato che la diagnosi e il trattamento immediato "promettono un importante passo avanti nella riduzione della diffusione della malattia". La spinta al finanziamento include 1 milione di dollari australiani per risposte rapide in tutte le altre aree in cui viene rilevata un'emergenza sifilide emergente. "Stiamo facendo progressi, ma il fatto che questa malattia prevenibile e curabile eppure mortale dilaghi in alcune comunità aborigene è una tragedia che non dovrebbe mai essere permessa", ha affermato Wyatt. Ha anche invitato gli stati e i territori ad aumentare il loro impegno a livello locale. Ha detto di aver scritto ai ministri della salute ribadendo che le risorse extra erano sotto la loro responsabilità e "fondamentali per fermare l'epidemia di sifilide e salvare vite umane". A ottobre, la Malaysia è diventata il primo paese nel Pacifico occidentale a ridurre la trasmissione da madre a figlio di HIV e sifilide. La Malesia è stata tra i primi ad adottare globalmente la prevenzione nazionale, iniziando lo screening dell'HIV prenatale nel 1998. Nell'area dell'Oceano Pacifico dell'Organizzazione Mondiale della Sanità si stima che circa 45.000 donne in gravidanza siano infettate dalla sifilide ogni anno. Le nascite possono provocare aborto e morte in utero, sottopeso alla nascita e gravi infezioni neonatali. Eamonn Murphy, direttore regionale di UNAIDS per l'Asia e il Pacifico, ha detto che gli altri stati dovrebbero seguire l'esempio della Malesia. Lo scoppio della malattia in Australia Meridionale è stato dichiarato solo a novembre. Nello stato di Victoria, tre quarti dei casi segnalati provenivano da uomini omosessuali e bisessuali. Ma il vice direttore sanitario del Victoria, il dott. Brett Sutton, ha affermato che negli ultimi tre anni si è verificato un "forte aumento" delle donne infette. "Era praticamente scomparso negli anni '90 in Australia. Ha avuto un lento aumento da allora, e poi negli ultimi anni abbiamo assistito a una ripresa", ha detto in agosto. "La mortalità fetale è ovviamente il risultato più tragico, ma può anche causare deformità di ossa, pelle, arti e cervello nei neonati. È prevenibile e non dovremmo permettere che accada. "La sifilide può essere trasmessa da sesso vaginale, anale e orale e i preservativi riducono notevolmente il rischio di trasmissione. L'infezione è spesso asintomatica, rendendo cruciale lo screening, ma possono esserci piaghe ed eritemi genitali. La campagna "Young, deadly, syphilis free" è diretta a 30.000 giovani nelle comunità colpite dal test epidemico specifico entro giugno 2019. Ancora una volta, quindi, per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, la prevenzione e l'utilizzo del condom per chi si sposta in quelle zone e ha rapporti sessuali, possono essere semplici ed efficaci strumenti per evitare di essere contagiati da una malattia che noi occidentali pensavamo sepolta nei libri di storia e che invece si potrebbe riaffacciare nuovamente anche nel Vecchio Continente a causa della mobilità globale che vede spostare centinaia di migliaia di persone ogni giorno da ogni luogo del mondo.

sabato 15 dicembre 2018

Ministero Salute segnala Salmonella nella Salsiccia secca di Siena


ROMA - Altro richiamo che riguarda la salsiccia secca per contaminazione da salmonella. Questo il motivo che ha spinto il Ministero della salute a diffondere un avviso di richiamo di un lotto di salsiccia secca di Siena del Salumificio Ciliani. Come si legge nel comunicato pubblicato sul sito del dicastero, il salume è identificabile dal numero di lotto 01131118 con la data di scadenza 23/05/2019.

La salsiccia secca interessata dal richiamo è stata prodotta dal Salumificio Ciliani Srl, nello stabilimento di via del Paradiso 35, a Savelli di Norcia, in provincia di Perugia (marchio di identificazione IT 9-1949/L CE). A scopo precauzionale e al fine di garantire la sicurezza dei consumatori, Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, raccomanda di non consumare il prodotto segnalato e di riportarlo presso il punto vendita d’acquisto!

mercoledì 12 dicembre 2018

Usa: nuova polio, già 158 casi


Record negli Usa di casi di bambini colpiti da Mielite flaccida acuta, una malattia con caratteristiche analoghe a quelle della poliomielite. La mielite flaccida acuta si manifesta all'inizio con i sintomi di un raffreddore, quindi febbre e difficoltà respiratorie, per poi degenerare in paralisi del volto, del collo, delle braccia o delle gambe. Al momento non si sono registrati decessi, ma molti dei pazienti hanno riportato paralisi permanenti.

La condizione, secondo la Cnn, è stata paragonata alla poliomielite per la quale nel 1950 era stato introdotto negli Stati Uniti il vaccino. I primi casi di AFM risalgono al 2012. Nel 2014 i malati furono 120, 149 nel 2016 e 158 quest'anno, con picchi a cadenza biennale. I numeri sono dei Centers for Disease Control and Prevention, gli enti di controllo sulla sanità pubblica degli Stati Uniti, che parlano in totale di 484 casi confermati negli anni.

Scartata l'ipotesi di poliomielite, non è ancora chiaro quali siano le cause della mielite flaccida acuta, il maggior indiziato al momento è il virus EV-D68. Ma occorreranno ancora studi e ricerche. Quel che è certo è che la stragrande maggioranza degli ammalati, oltre il 90%, è costituito da bambini.

sabato 8 dicembre 2018

Chi dorme poco di notte si arrabbia di più di giorno


ROMA - Capita di domandarsi perché alcune giornate ci sentiamo più irritabili. Una delle ragioni è la mancanza di sonno, che impedirebbe alle persone di affrontare in modo efficace le situazioni più complicate, abbandonandosi alla rabbia. Infatti, tutti sanno che non dormire abbastanza fa male. Ne va dell’umore, della salute fisica e anche quella mentale, oltre che della nostra performance al lavoro e nella vita sociale. Ma non tutti immaginiamo che, anche con appena due ore di sonno in meno, a lungo andare la nostra abilità nel gestire situazioni stressanti si riduce notevolmente, scatenando in noi forti sentimenti di rabbia e tensione. Il ricercatore Zlatan Krizan, professore di psicologia, e il suo team della Iowa State University hanno infatti condotto un esperimento in cui cercavano di sottoporre individui poco riposati a situazioni di stress. Sebbene il legame tra la stanchezza e l’irritabilità possa sembrare intuitivo e naturale, quello condotto dal team statunitense è uno dei primi studi che mostra una chiara connessione tra il poco sonno e il sorgere della rabbia. In particolare, i ricercatori hanno guardato a quella capacità che porta le persone ad adattarsi nel quotidiano a situazioni che prevedono imprevisti o condizioni sfavorevoli. «Sebbene vi sia la comune tendenza ad abituarci ad una condizione di irritazione, per esempio provocata da una camicia scomoda o da un cane che abbaia, gli individui che non dormono abbastanza manifestano una tendenza ad uno stato di rabbia e stress molto forte, che essenzialmente capovolge la loro abilità ad adattarsi, con il passare del tempo, a condizioni frustranti», ha dichiarato il dottor Krizan. I partecipanti sono stati suddivisi in due gruppi: il primo dormiva normalmente, 7 ore per notte, mantenere il ciclo di sonno inalterato, mentre il secondo poteva riposare per circa due ore in meno, per due notti di seguito. Il sonno dei volontari è stato manipolato, prima e dopo, e monitorato in associazione a diversi tipi di suoni: il rumore marrone (o rumore browniano), simile a quello di un ruscello, e il rumore bianco, simile a quello di un segnale statico. I partecipanti che avevano ore di sonno in meno, durante la giornata si trovavano più in difficoltà nell’adattarsi ad una situazione di stress, e i rumori in loro tendevano a suscitare un più spiccato senso di rabbia. «In generale, la rabbia era sostanzialmente di più per le persone che avevano dormito meno», aggiunge dottor Krizan. «Abbiamo manipolato i suoni in modo che fossero più o meno fastidiosi e durante l’esperimento, come previsto, i partecipanti hanno manifestato più rabbia quando il rumore era più irritante. Ma quando non avevano dormito abbastanza, il livello di rabbia era maggiore a prescindere dal tipo di rumore».Un deficit di sonno normalmente suscita una varietà di emozioni negative, come ansia e tristezza, ma il suo impatto sulla rabbia è, secondo il leader dello studio, unico nel suo genere. Per avere un ulteriore conferma di quanto osservato, i ricercatori stanno analizzando i dati di 200 studenti universitari che hanno tenuto un diario del proprio sonno per un mese. Secondo i risultati iniziali, i ragazzi si sarebbero resi conto di provare più rabbia del normale nei giorni in cui hanno dormito poco. La ricerca, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti,è stata pubblicata per intero nella rivista scientifica Journal of Experimental Psychology: General.

C'è una rana viva nell’insalata, l’uomo compra il pacchetto e la libera

ROMA - Le insalate già pronte sono una soluzione ideale per chi non ha voglia di dedicare troppo tempo alla cucina. Basta aprire la busta e l'insalata è già pronta. Ma un uomo ha avuto la sgradita sorpresa martedì scorso di vedere un pacchetto muoversi negli scaffali in un negozio Migros di Basilea e di scoprire una rana viva nella confezione di insalata già pronta. È accaduto giovedì a un 59enne di Basilea. «All’inizio ho pensato ci fosse una cavalletta, ha raccontato poi, prendendola in mano, mi sono reso conto che all’interno c’era una rana verde».

L’uomo, anziché scandalizzarsi e reclamare, ha acquistato l’insalata. «Volevo essere sicuro che non le accadesse nulla di brutto» spiega incredulo. Una volta arrivato a casa, ha liberato l’animale in un luogo adeguato, vicino alla sua abitazione. La filiale della Federazione delle Cooperative Migros non è ancora in grado di spiegare come mai l'anfibio si trovasse nella confezione. È infatti raro che nella raccolta di prodotti freschi vengano prelevati anche degli animali.

Ma considerato che il processo di produzione comprende "controlli visivi doppi e persino tripli", è un mistero come la rana sia finita sugli scaffali. Si tratta del primo episodio mai accaduto nella regione. Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”,non risparmia un apprezzamento all’uomo che ò stato molto galante da parte sua risolvere la situazione in questo modo e pensare anche a liberare la rana.

venerdì 7 dicembre 2018

Salame cotto ritirato per sospetto inquinamento microbiologico


Per “esito non conforme per parametri di sicurezza alimentare di tipo microbiologico" a seguito di analisi effettuate in autocontrollo, è stato richiamato dai banconi di vendita un lotto di Salame Cotto Mignon prodotto a Genola in provincia di Cuneo, nel salame confezionato sottovuoto da 230 gr. Il lotto è P000415618, con varie date di scadenza. L'avviso di richiamo che riguarda il territorio nazionale, è stato pubblicato sul sito nella pagina dedicata alle allerte alimentari nella sezione "Avvisi di sicurezza" del Ministero della Salute.

Il salame interessato dal richiamo è prodotto da "La Grande Trasformazione" srl, nello stabilimento di via Garetta 8/A. Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, invita la clientela, a titolo cautelativo, a riportare in negozio il prodotto con le indicazioni descritte nel richiamo. Dal Ministero della Salute fanno sapere che del richiamo sono state avvisate le Asl di competenza, le Regioni in cui è stati venduto il lotto di salame.

Nello specifico, la nota ministeriale parla di "esito non conforme per parametri di sicurezza alimentare di tipo microbiologico di cui al Reg. 2073/05". Nell'ambito della sicurezza alimentare, il rischio microbiologico alimentare è rappresentato dalla possibile manifestazione di un effetto indesiderato a seguito dell’esposizione ad agenti patogeni zoonotici attraverso il consumo di alimenti. I più diffusi sono Campylobacter spp,Escherichia coli verocitotossici, Listeria monocytogenes, Salmonella spp, Toxoplasma, microrganismi produttori di tossine alimentari.

giovedì 6 dicembre 2018

Cozze allevate in mare contaminate da tossine: scattata allerta Rasff


LECCE - E' allarme cozze contaminate in Italia. L’elenco italiano del sistema di allerta inviata dal Ministero della Salute italiano del 5 dicembre (Dettagli di notifica - 2018.3530), comprende una segnalazione di allarme per la presenza di alto numero di "Diarroica Shellfish Poisoning" (DSP) acido okadaico (129 μg / kg - ppb) superiore ai limiti consentiti, in cozze allevate in mare. Nello specifico, su ordine dell' autorità italiana e spagnola, è stato disposto il ritiro dal mercato dei prodotti contaminati dopo un controllo effettuato sul mercato. Il consumo dei molluschi Bivalvi è considerato uno dei principali responsabili di trasmissione all’uomo di diverse malattie d’origine batterica e virale nonché intossicazioni da Biotossine algali, anche a causa della diffusa abitudine di consumarli poco cotti o addirittura crudi.

Il problema legato alla presenza delle tossine algali nei molluschi sta assumendo grossa rilevanza dal punto di vista igienico-sanitario. Ciò è dovuto, molto probabilmente, al flusso commerciale internazionale dei molluschi che vengono posti in zone di stabulazione, oppure veicolati dal traffico navale, o dall’acqua di zavorra trasportata dalle navi. Progressivamente, nel mare Adriatico, si è assistito alla proliferazione di un’alga (Dinophysis sp) produttrice della tossina Dsp, fenomeno che ha reso necessario impostare una continua vigilanza sanitaria. Attualmente il problema delle alghe tossiche marine è in continua crescita: sia per l’aumentare del numero delle specie riconosciute come dannose, sia per i fenomeni di fioritura algale, presumibilmente legati all’eutrofizzazione delle aree costiere. Dando origine a fenomeni di “ Bloom Algali”, cambiamenti di colore dell’acqua legate all’elevatissima proliferazione di cellule algali, raggiungendo in condizioni favorevoli (elevata presenza di nutrienti, temperatura ecc..), densità pari a 60-70 milioni di cellule litro. Il Fenomeno delle fioriture algali è noto fin dall’antichità e si manifesta in molte aree del mondo, in Italia si è assistito ad un’intensificazione di tale fenomeno dal 1975 lungo l’intera costa Emiliano Romagnola.

L’apporto di nutrienti è sensibilmente rilevabile negli estuari dei fiumi e in corrispondenza di fenomeni d’elevata piovosità.Nello specidico la Diarrhetic shellfish poisoning (DSP la sindrome di questa tossina è di natura diarroica, prodotta da tossine sviluppate da alghe del genere dinoflagettati appartenenti al gruppo Dinophysis, presenti normalmente nei mari di tutto il mondo. Non si formano mai in concomitanza con le "Maree rosse". Le Dinophysis sono responsabili della produzione di tossine del gruppo dell’acido okadaico.Le DSP sono composti liposolubili divisi in tre categorie con effetti tossicologici e meccanismi d’azione e alterazione diversi:Tossine acide (acido okadaico e suoi derivati)Tossine neutre (pectenotossine)Yessotossina e suoi derivati. Si prevede che i cambiamenti climatici causeranno una serie di malattie per gli oceani del mondo, incluso il riscaldamento, l'acidificazione e la perdita di ossigeno. Uno studio pubblicato di recente pubblicato online nell'edizione del 24 aprile degli Atti dell'Accademia Nazionale delle Scienze dal titolo "Il riscaldamento oceanico dal 1982 ha ampliato la nicchia delle fioriture algali tossiche negli oceani del Nord Atlantico e del Nord Pacifico", dimostra che una conseguenza oceanica di il cambiamento climatico che si è già verificato è la diffusione e l'intensificazione delle alghe tossiche. "Le fioriture algali tossiche o nocive non sono un fenomeno nuovo, anche se molte persone potrebbero conoscerle con altri nomi come le maree rosse", ha detto Gobler. "Questi eventi possono ammaliare o uccidere persone che consumano molluschi contaminati dalla tossina e possono danneggiare gli ecosistemi marini uccidendo pesci e altra vita marina". "Il problema sta peggiorando".

"La distribuzione, la frequenza e l'intensità di questi eventi sono aumentate in tutto il mondo e questo studio collega questa espansione al riscaldamento degli oceani in alcune regioni degli oceani del Nord Atlantico e del Nord Pacifico", ha detto Gobler. Le alghe marine sono così minuscole: 50 di esse affiancano solo la larghezza di un singolo capello, che possono sembrare innocue. Ma quando miliardi di cellule tossiche si uniscono, possono avvelenare gli umani, uccidere la vita marina e danneggiare economicamente le comunità costiere. Le perdite economiche attribuite a questo fenomeno nel corso dell'ultimo decennio sono state stimate a oltre un miliardo di dollari.Per tali ovvie ragioni, il Sistema di allerta RASFF, invita tutti a prestare la massima attenzione e a non consumare le cozze vive senza prima sottoporle al controllo dal Servizio igiene degli alimenti e nutrizione della Asl locale. Il rischio, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, rilanciando le raccomandazioni del Servizio di Igiene degli Allevamenti e delle produzioni zootecniche, è che i mitili interessati dal richiamo possano esser commercializzati al di fuori dei canali legali, mettendo a grave rischio la salute dei consumatori. Mentre i molluschi acquistati esclusivamente attraverso "canali autorizzati all’interno di sacchetti con etichette che ne riportano la provenienza, possono essere acquistati in sicurezza". Sottolineiamo che la dinofisi è un serio problema di salute poiché produce neurotossine e tossine gastrointestinali che possono provocare intossicazione da parassiti paralitici e diarritici negli esseri umani.

mercoledì 5 dicembre 2018

Sicurezza alimentare, Pedicini: “Etichette trasparenti su carni separate meccanicamente in difesa della salute dei consumatori”

POTENZA - Massima trasparenza sulle etichette per un consumo consapevole dei prodotti alimentari. Con questo obiettivo l’eurodeputato M5S Piernicola Pedicini, insieme alla collega Isabella Adinolfi, ha presentato una interrogazione alla Commissione europea sul consumo consapevole della "csm", la carne separata meccanicamente, il "prodotto ottenuto mediante rimozione della carne da ossa carnose dopo il disosso o da carcasse di pollame, utilizzando mezzi meccanici". Si tratta di un alimento che si trova facilmente sugli scaffali dei supermercati e sulle tavole dei consumatori sotto forma di wurstel di pollo, ripieni di tortellini o piatti pronti a base di pollo come polpette, crocchette, spinacine e cordon bleu. “Il regolamento CE numero 853 del 2004 – scrivono i due europarlamentari - distingue la carne separata meccanicamente ottenuta ad "alta" o "bassa" pressione, in base all'alterazione della struttura ossea e al contenuto di calcio. In particolare, una carne separata meccanicamente “ad alta pressione” provoca una maggiore distruzione delle fibre muscolari, favorendo lo sviluppo batterico, eppure non esistono obblighi per il produttore di chiarirlo sulle etichettature”. I due esponenti del M5S a Bruxelles hanno chiesto alla Commissione europea se, al fine di favorire il consumo consapevole, intenda “introdurre l'obbligo di indicare in etichetta se la “csm” è stata ottenuta ad alta o bassa pressione; se intende fissare una soglia minima di contenuto di calcio per distinguere tra carne macinata e carne separata meccanicamente; se intende “aggiornare la relazione del 23 settembre 2015 sullo stato di applicazione del regolamento 853/2004 relativamente alla carne separata meccanicamente, dato che già rivelava importanti criticità”. Vytenis Andriukaitis, il commissario europeo per la salute e la sicurezza alimentare, ha chiarito che, “pur mantenendo l’obbligo di etichettare l’uso di qualsiasi “csm”, non è in programma la modifica del regolamento relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori tesa ad indicare in etichetta se la carne separata meccanicamente è stata ottenuta mediante trattamento a bassa o ad alta pressione. Anche in merito alla distinzione tra carne macinata e “csm”, i criteri di distinzione sono già stabiliti nelle rispettive definizioni di regolamento”. “Compete agli stati, ha concluso la Commissione, “adottare tutte le misure necessarie per attuare la legislazione in materia di “csm” per garantire che “sia opportunamente etichettata al momento della sua immissione sul mercato” e non è previsto l'aggiornamento della relazione sull'applicazione del regolamento”. “La salute dei consumatori e la qualità dei prodotti devono essere sempre al primo posto” ha commentato l’eurodeputato del M5S Piernicola Pedicini.