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venerdì 3 aprile 2020

Presentate prime immagini al microscopio del ceppo italiano Sars-CoV-2

Foto di archivio

I ricercatori dell’ospedale Sacco di Milano, hanno mostrato le prime immagini del ceppo italiano Sars-CoV-2, giunto in Italia tra la fine di gennaio e i primi di febbraio, quindi almeno una ventina di giorni prima che fosse confermato il primo caso Italiano di COVID-19 all'ospedale di Codogno. Si tratta delle cellule del virus derivate dai primi casi di nuovo coronavirus autoctono in Italia, scoperto nell’area della Bassa Lodigiana. Le osservazioni al microscopio elettronico mostrano le “particelle virali di Sars-CoV-2 adese alle membrane sulla superficie e all’interno di cellule VERO E6 utilizzate per l’isolamento.

Una seconda immagine frutto della combinazione di due immagini a 50mila e 140mila ingrandimenti, “mostra particelle virali con la tipica ultrastruttura caratterizzata dalla corona di glicoproteine superficiali”. Secondo la prima ricostruzione del Sacco di Milano, il ceppo italiano potrebbe essere collegato a quello della Germania ed essere quindi di importazione europea ma non ci sono conferme. Teoricamente sarebbe stato possibile, per quanto assai poco probabile, l'esportazione multipla della stessa variante direttamente dalla Cina alla Germania e all'Italia.

A sostenerlo, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, un articolo pubblicato su La Statale News: “Il ceppo è strettamente correlato a quello isolato per la prima volta da un paziente ammalatosi di COVID-19 tra il 24 e il 27 gennaio 2020 in Baviera, in seguito a una riunione aziendale avvenuta qualche giorno prima vicino Monaco, a cui aveva partecipato una manager Cinese proveniente da Shanghai, che aveva riconosciuto i sintomi di COVID-19 solo al ritorno in patria”.

venerdì 27 marzo 2020

Codogno, riaperta zona rossa: nuovi contagi


MILANO - Non si arresta l'epidemia di Coronavirus Covid-19 in Italia. La riapertura dell'ex area protetta di Codogno (Lodi) dove fu scoperto oltre un mese fa il primo contagiato da coronavirus avrebbe causato nuovi casi di positività a Covid-19. A riportarlo il Corriere della Sera, secondo cui dopo settimane di progressivo calo del trend, arrivato anche a toccare l'uno per cento, negli ultimi giorni il trend è in risalita.

"Abbiamo sei positivi in più - spiega Francesco Passerini, sindaco di Codogno e presidente della Provincia di Lodi - Nelle ultime giornate eravamo fermi a 268 casi. Un segnale che i divieti introdotti con la zona rossa avevano funzionato».

martedì 24 marzo 2020

OMS: la pandemia avanza in tutto il mondo. Onu: 'Fermate le guerre'

ROMA - Il numero di casi di coronavirus nel mondo ha superato quota 350 mila: lo riporta l’ultimo bollettino diffuso dalla Johns Hopkins University, secondo cui le persone guarite sono ora 100.182. Per l’esattezza, i contagi hanno raggiunto le 350.536 unità. Finora i morti sono 15.328. Intanto il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) Tedros Adhanom Ghebreyesus, nel suo punto stampa da Ginevra ha dichiarato che «la pandemia sta accelerando, ci sono voluti 67 giorni per arrivare ai primi centomila contagi, 11 giorni per 200 mila e 4 giorni per trecentomila». Il numero dei contagi da coronavirus negli Stati Uniti ha superato i 40 mila casi. Almeno 472 le vittime. È quanto emerge dagli ultimissimi dati delle autorità sanitarie federali e locali. Secondo Tedros Adhanom Ghebreyesus, «risolvere questo problema richiede un coordinamento politico a livello mondiale»: «Mi rivolgo ai leader del G20 per chiedere di lavorare insieme a rafforzare la produzione, evitare il bando dell'export e assicurare la distribuzione dei materiali protettivi», ha dichiarato. A stretto giro di posta, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, i presidenti di Francia e Cina, Emmanuel Macron e Xi Jinping, hanno effettivamente chiesto la convocazione di un G20 straordinario. Lo si apprende dall'Eliseo. Il vertice straordinario dovrebbe essere dedicato, secondo quanto si apprende dalla presidenza francese, agli aspetti sanitari ed economici della crisi del Coronavirus. «I due presidenti - ha fatto sapere l'Eliseo - si sono accordati sul fatto che la tenuta di questo vertice sia utile soprattutto sul piano sanitario, associando l'Oms per lavorare insieme sui trattamenti e il vaccino, e sul piano economico (stabilizzazione dell'economia mondiale con misure coordinate sul piano finanziario e monetario e sostegno agli stati più vulnerabili)». Anche la voce del segretario generale dell'Onu Antonio Guterres si leva in un appello senza precedenti: “La furia del coronavirus mostra la follia della guerra. Ecco perché oggi chiedo un cessate il fuoco globale e immediato in tutti gli angoli del mondo”. La progressione coinvolge praticamente tutti i Paesi del pianeta e continua ad accelerare anche se i guariti sono oltre 100.000. E Guterres ammonisce: “È tempo di bloccare i conflitti armati e concentrarsi sulla vera lotta delle nostre vite. Alle parti in guerra dico: ritiratevi dalle ostilità”. Senza preavviso, il mondo si è scoperto vulnerabile al nemico invisibile e geneticamente nuovo ma capace di colpire con gli echi sinistri delle antiche epidemie. Un disastro che sembra non interessare miliziani, fazioni e brandelli di Stati in guerra tra loro, dall'Africa al Medio Oriente, dove sistemi sanitari già deboli sono piombati da decenni nel caos e i tamponi per stanare il coronavirus sono un lusso per ricchi. L'Oms invierà nel nord-ovest della Siria oltre 2.000 test per il Covid-19 nell'ambito degli sforzi dell'Onu di monitorare la situazione in una delle regioni più vulnerabili del Medio Oriente: i civili in emergenza umanitaria sono 4 milioni. In Libia i miliziani di Haftar e le truppe di al-Sarraj si lanciano accuse reciproche di violazioni di una finta tregua incuranti di tutto. I 40 casi in Afghanistan riportati dalla Johns Hopkins University sono assai poco verosimili, mentre il bilancio dell'intera Africa parla di poco più di 1.600 contagi e una cinquantina di morti. L'unico caso censito in Uganda o i 2 del Sudan e gli altri 2 del Niger rischiano di essere la rappresentazione beffarda di una tragedia di cui è impossibile conoscere i numeri reali.

Coronavirus: 16.500 morti nel mondo


BALTIMORA - I casi di coronavirus nel mondo superano quota 380mila, mentre il numero dei morti è salito a oltre 16.500: a riportarlo l'ultimo bollettino diffuso dalla Johns Hopkins University. Sinora le persone guarite sono 101.806. I casi di contagio sono 381.598 ed i decessi 16.559, indica l'università americana.

Coronavirus e farmaci. La raccomandazione del CTS del Ministero: “Nessun motivo per cambiare la terapia anti-ipertensiva in tempi di Covid-19”


ROMA - Nella lotta al coronavirus si assiste anche un continuo dibattito nella comunità scientifica circa gli effetti di farmaci su particolari categorie di pazienti. A tal proposito, Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, senza voler commentare, si limita a riportare integralmente quanto comunicato dal Comitato Tecnico Scientifico del Ministero della Salute e ripreso nelle scorse ore da una circolare di FEDERMARMA, circa alcune terapie antipertensive, in particolare medicinali appartenenti alla categoria degli ace-inibitori ed ai sartani, e dei loro possibili effetti in merito alla trasmissione o all’evoluzione della SARS-CoV-2 (Covid-19) che restituiamo integralmente:

«Questa Federazione ha cura di trasmettere il comunicato stampa del Comitato Tecnico Scientifico del Ministero della Salute riguardante il tema di alcune terapie antipertensive, in particolare medicinali appartenenti alla categoria degli ace-inibitori ed ai sartani, e dei loro possibili effetti in merito alla trasmissione o all’evoluzione della SARS-CoV-2 (Covid-19).

A tale riguardo il Comitato Scientifico fornisce pieno supporto all’AIFA ribadendo, nel proprio comunicato, che su tale questione non esistono evidenze scientifiche derivate da studi clinici o epidemiologici, ma solo ipotesi molecolari verificate con studi in vitro.

Pertanto, prosegue il comunicato, in base alle conoscenze attuali, il CTS raccomanda “di non modificare la terapia in atto con anti-ipertensivi (qualunque sia la classe terapeutica) nei pazienti ipertesi, in quanto esporre pazienti fragili a potenziali nuovi effetti collaterali o a un aumento di rischio di eventi avversi cardiovascolari non appare giustificato”.

Inoltre, il comunicato fornisce indicazioni rispetto all’ipotesi di utilizzare farmaci ACE-inibitori e sartani anche in persone sane a fini profilattici, ricordando che questi farmaci vanno utilizzati esclusivamente per il trattamento delle patologie per le quali esiste un'autorizzazione all'immissione in commercio.

Il CTS, infine, sottolinea che “non vi sono prove scientifiche che stabiliscano una correlazione tra l’impiego d’ibuprofene e il peggioramento del decorso della malattia da COVID-19. Studi epidemiologici nel merito potranno fornire utili informazioni a meglio definire l'eventuale effetto, semmai esistente, sia d’ibuprofene, sia di altri farmaci anti-infiammatori non-steroidei. Il CTS, infine, sottolinea che non vi sono prove scientifiche che stabiliscano una correlazione tra l’impiego d'ibuprofene e il peggioramento del decorso della malattia da COVID-19.”.»

Di seguito anche il Comunicato Stampa integrale del Comitato Tecnico Scientifico del Ministero della Salute dall’eloquente titolo: CTS: “Nessun motivo per cambiare la terapia anti-ipertensiva in tempi di Covid-19”:

«"Pieno supporto alla posizione assunta dall'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), in merito al presunto effetto di terapie a base di medicinali anti-ipertensivi appartenenti alla classe degli inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina (ACE inibitori), o degli antagonisti del recettore per l’angiotensina II (sartani), sulla trasmissione e sull’evoluzione in termini di gravità della malattia da SARS-CoV-2 (Covid-19)". Lo scrive in una nota il Comitato tecnico scientifico.

"Nello specifico - prosegue la nota - si ribadisce che, ad oggi, non esistono in merito evidenze scientifiche derivate da studi clinici o epidemiologici, ma solo ipotesi molecolari verificate con studi in vitro. Pertanto, in base alle conoscenze attuali, il CTS raccomanda di non modificare la terapia in atto con anti-ipertensivi (qualunque sia la classe terapeutica) nei pazienti ipertesi, in quanto esporre pazienti fragili a potenziali nuovi effetti collaterali o a un aumento di rischio di eventi avversi cardiovascolari non appare giustificato".

"Per le stesse motivazioni, rispetto all’ipotesi di utilizzare farmaci ACE-inibitori e sartani anche in persone sane a fini profilattici, il CTS ritiene opportuno ricordare che questi farmaci vanno utilizzati esclusivamente per il trattamento delle patologie per le quali esiste un'autorizzazione all'immissione in commercio. Il CTS, infine, sottolinea che non vi sono prove scientifiche che stabiliscano una correlazione tra l’impiego d'ibuprofene e il peggioramento del decorso della malattia da COVID-19. Studi epidemiologici nel merito potranno fornire utili informazioni a meglio definire l'eventuale effetto, semmai esistente, sia d'ibuprofene, sia di altri farmaci anti-infiammatori non-steroidei, sulla severità dei quadri di COVID-19", conclude la nota stampa.»

lunedì 23 marzo 2020

M5S Basilicata: "I freddi numeri della task-force regionale non sono sufficienti"


POTENZA - In questi giorni di vera e propria guerra abbiamo sposato pienamente l’appello all’unità e alla collaborazione del Presidente Bardi. Lo dimostra anche la nostra volontà di aderire alla task force regionale sulle attività produttive avviata dall’assessore Cupparo.

Tuttavia ci sono delle circostanze alle quali è difficile soprassedere e sulle quali è necessario fare chiarezza per garantire anche un minimo di certezza, in questo periodo drammatico, ai cittadini della nostra regione.

Di sicuro non sarà sfuggita all’assessore Leone la vicenda del “paziente sintomatico” che è apparsa sui social in questi ultimi giorni. Stando a quanto riportato da alcune testate il cittadino da oltre due settimane si presentava come “paziente sintomatico” (T° 37,5; mal di gola, rinorrea, dispnea difficoltà respiratoria e sintomatologia simil-influenzale/simil COVID-19/polmonite) e, pur avendo più volte segnalato alle autorità sanitarie - così come previsto dal protocollo per l’emergenza Covid-19 - l’aggravamento del predetto quadro sintomatologico, parrebbe essere stato solo tardivamente sottoposto al test (tampone) ed ospedalizzato per i trattamenti del caso.

Il caso sembrerebbe non isolato, atteso che ce ne sono stati segnalati altri che attesterebbero la mancata effettuazione di tamponi in tutta la regione.

È lo stesso parere del 27 febbraio 2020 reso dal Consiglio Superiore di Sanità (CSS) in merito alle circolari del 22 e 25 febbraio 2020 del Ministero della Salute a confermare come il tampone sia raccomandato nei casi sintomatici da influenza, nei casi di grave infezione respiratoria e nei casi sospetti (tra cui le persone che sono state in contatto con persone affette dal virus); nello stesso parere il CSS chiarisce la definizione di ILI (Influenza-Like Illness) o sindrome simil-influenzale (soggetto che presenti improvviso e rapido insorgere di almeno uno tra i seguenti sintomi generali: febbre o febbricola; malessere/spossatezza; mal di testa; dolori muscolari e, almeno uno tra i seguenti sintomi respiratori: tosse, mal di gola, respiro affannoso).

Sarebbe bene ricevere delle risposte chiare dall’Assessore sui criteri, le modalità e le tempistiche dell’effettuazione del tampone per la determinazione della positività/negatività al COVID-19. Sono solo alcuni dei quesiti che abbiamo posto attraverso un'interrogazione presentata in data odierna.

Forse i freddi numeri diffusi quotidianamente alle ore 12 e alle ore 18 non sono più sufficienti. Task force e Giunta regionale utilizzino pure i metodi che ritengono più necessari, ma è bene che siano trasparenti e rassicuranti nei confronti della popolazione. Altrimenti l’aumento del senso di incertezza dei cittadini potrebbe avere conseguenze ben più serie e destabilizzanti.

Leggi testo interrogazione


Gianni Perrino
Gianni Leggieri
Carmela Carlucci
M5S Basilicata - Consiglio Regionale

Coronavirus: contagi nel mondo salgono a 340mila


Salgono a quota 340mila i casi nel mondo di Coronavirus, mentre il numero dei decessi ha giù superato la soglia delle 14.700 unità. I guariti sfiorano quota 99.000. E quanto emerge dall'ultimo bollettino diffuso dalla Johns Hopkins University. Per l'esattezza, i contagiati sono 339.259, il numero dei decessi ha raggiunto quota 14.706, mentre le persone guarite sono 98.83.

domenica 22 marzo 2020

Nel mondo 300mila contagi, morti sono 13mila


Salgono a 303.001 i casi di contagio da Covid-19 nel mondo, le vittime sono quasi 13 mila (12.950). Si tratta degli ultimi dati pubblicati dalla Johns Hopkins University. Guarite oltre 91 mila persone.

Matera, l’appello di de Ruggieri ai materani fuori sede: "Pazientate e non tornate fino a cessato pericolo"

MATERA - “Invito tutti i materani che lavorano al Nord a pazientare e a non tornare finché il pericolo non sarà cessato. Comprendo la voglia di star vicini alle proprie famiglie ma è necessario capire che, proprio tornando a Matera, si mettono in pericolo le vite dei propri cari e di tutta la comunità”.

E’ l’appello lanciato dal Sindaco di Matera, Raffaello de Ruggieri, all’indomani dell’approvazione del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri che introduce ulteriori misure restrittive per contrastare la diffusione del COVID-19.

“E’ un doloroso gesto di generosità e di responsabilità che mi sento di chiedere - continua de Ruggieri -. Il sistema sanitario del Sud non riuscirebbe a reggere l’impatto di una escalation di contagi che potrebbe essere innescata da una ondata di ritorno dei lavoratori che vivono in quelle zone del Nord che stanno attraversando le ore più drammatiche della diffusione del Corona Virus.

Questa terribile esperienza ci fa comprendere, una volta di più, che i divari infrastrutturali, anche nella Sanità, tra il Nord ed il Sud del Paese, passata questa emergenza, andranno colmati. Il Mezzogiorno non può essere l’anello debole della catena del sistema Italia. Può e deve invece diventarne un punto di forza”.

sabato 21 marzo 2020

Comune su ospedale di Venosa: "si preservino dialisi e 118 anche in emergenza covid-19"

VENOSA - Dopo la risposta a mezzo comunicato stampa da parte del responsabile della task force regionale, dott. Ernesto Esposito, come Amministrazione Comunale ci saremmo aspettati quanto meno il rispetto istituzionale dovuto a un documento firmato da 18 Sindaci con una risposta per le vie formali, ma evidentemente ci sbagliavamo.

Gli organi regionali competenti hanno mancato completamente di comunicazione con i territori le proprie scelte. Eppure sarebbe bastato spiegare le motivazioni di una scelta che ha portato a ritenere l’ospedale di Venosa come quello più adatto a far fronte all’emergenza da COVID-19, sarebbe bastato dare le giuste informazioni alle istituzioni di riferimento sui territori, a quei Sindaci che stanno affrontando in prima linea questa delicatissima situazione. Ma l’informazione, in quanto tale, andrebbe data prima di avviare azioni concrete, la mancanza di conoscenza dei fatti e l’incertezza non possono che generare paura e preoccupazione.

Non si stupiscano oggi, gli organi regionali, se sta montando un grande malcontento da parte della popolazione che ancora una volta vede sottrarsi servizi essenziali nel “segreto” di operazioni di trasferimento di uffici e di ambulatori (sempre che questo fosse possibile) senza nemmeno aver ricevuto adeguate motivazioni in merito.

Dal momento che si preferisce comunicare attraverso note stampa, proviamo a perseguire anche questa strada, nell’intento unico di essere ascoltati.

Venosa, fin da subito, si è detta pronta a fare la sua parte e, senza alzare muri, aveva prospettato idee e soluzioni alternative da mettere sul tavolo della discussione, ma nessuno si è degnato di ascoltare, chissà forse perché la decisione era già presa.

Quando il dott. Esposito fa sapere che “il ruolo dell’ospedale di Venosa nel piano di gestione dell’emergenza sanitaria in corso è quello di entrare a supporto degli ospedali di Potenza e Matera solo nel caso in cui questi presidi non fossero più in grado di ricevere altri pazienti affetti da Coronavirus” ha inteso anche dare risposte a tutti quei pazienti dializzati che quotidianamente fanno le loro terapie presso l’ospedale San Francesco?

Ad oggi non risulta affatto chiara quale sarà la “sistemazione” di tale reparto, che non è certo un ambulatorio con prestazioni procrastinabili, ma un servizio vitale ed essenziale. Il peso che una chiusura di tale servizio a Venosa comporterebbe per pazienti provenienti dall’intero circondario avrebbe un impatto devastante per tutti quei malati e le loro famiglie, che combattono la loro battaglia per la vita ogni giorno. Abbiamo, anche in questo caso, suggerito se fosse possibile prevedere una compartimentazione del reparto dialisi, con tutte le attenzioni tecniche e sanitarie del caso, in modo da isolarlo dal resto della struttura. I pazienti affetti da malattie croniche non possono essere lasciati indietro, se pure nell’emergenza di assoluta gravità che il COVID-19 ha creato, occorre garantire a tutti cure e terapie sempre.

Giungono addirittura voci di una sistemazione “improvvisata” del 118: una sistemazione priva di adeguate misure per tutelare la salute di pazienti e operatori, in una struttura fatiscente e inadeguata. Operatori, peraltro, privi degli adeguati DPI (dispositivi individuali di protezione), senza dei quali sono a rischio loro, le persone soccorse e al ritorno a casa anche i propri familiari! Con quali criteri vengono assunte certe scellerate decisioni?

E poi, continuiamo a chiederci che senso abbia dedicare un’intera struttura a malati di coronavirus che potrebbero aggravarsi e che dovrebbero comunque essere trasferiti perché a Venosa non è stata prevista terapia intensiva. La carenza di anestesisti e di altre figure specializzate è chiara anche a noi, ma questo non giustifica una scelta che nella peggiore delle ipotesi esigerebbe comunque delle ambulanze appositamente attrezzate per lo spostamento di pazienti verso i presidi muniti di terapia intensiva. Ribadiamo che forse la proposta di decongestionare i presidi già attrezzati per la terapia intensiva e sub-intensiva trasferendo a Venosa reparti per i quali l’ospedale ha già struttura e personale professionalmente preparato, fosse la via più facilmente percorribile.

Ringraziamo il dott. Esposito per aver precisato che “…superata l’emergenza tutto tornerà come prima. Questo il motivo per cui sulla questione non sarà fatta nessuna delibera di Giunta…” e magari ne riparleremo ad emergenza coronavirus superata, perché che i tagli sconsiderati degli ultimi anni alla sanità fossero un errore, lo sapevamo già, e oggi ne abbiamo avuto un’amara evidenza, e sicuramente si renderà necessario ripensare completamente la politica sanitaria.

Saremmo altresì grati al dott. Esposito se volesse renderci noto, anche a mezzo stampa se preferisce, le cause dei ritardi che stiamo riscontrando sui tamponi che le autorità competenti hanno richiesto e che ancora non sono stati effettuati.

Consapevoli che la competenza sulla Sanità è in capo alla Regione Basilicata, Venosa farà fronte alla situazione con responsabilità, ma ci aspettiamo che sia la stessa Regione a metterci nelle condizioni di informare correttamente la cittadinanza tutta con dati certi ed attendibili, e che la smetta di agire senza tener conto dei territori.

Coronavirus: in Italia 47.021 casi (+4.760). I morti sono 4.032 (+627)


Nuovo bollettino choc quello che fotografa la situazione Coronavirus in Italia aggiornata ad oggi, 20 marzo 2020: a fronte di 47.021 casi positivi totali (compresi deceduti e guariti), si contano 4.032 morti, ben oltre quanti il Covid-19 ne abbia fatti in Cina. L'incremento nelle ultime 24 ore è di 627 persone decedute, un dato senza precedenti. Gli attualmente positivi (esclusi quindi i morti e i guariti) sono 37.860, ben 4.670 più di ieri. I guariti salgono a 5.129, 689 in più rispetto al 19 marzo. Ieri il dato giornaliero sui guariti era di 415.

Resta senza dubbio la Lombardia la regione con la situazione più critica: «i pazienti positivi sono 22264, +2380 rispetto a ieri, i ricoverati sono 7735, con un aumento di 348, a cui vanno aggiunti 1050 persone ricoverate in terapia intensiva, 44 in più, mentre i decessi sono 2549, 381 in più», ha detto l'assessore al Welfare Giulio Gallera, che ha aggiunto che sono 4235 i dimessi.

Salgono a 2.655 i malati ricoverati in terapia intensiva, 157 in più rispetto a ieri. Di questi 1.050 sono in Lombardia. Il dato è stato fornito in conferenza stampa alla protezione civile. Dei 37.860 malati complessivi, 16.020 sono poi ricoverati con sintomi e 19.185 sono quelli in isolamento domiciliare.

Nuova ordinanza: chiusi i parchi. Vietati gli spostamenti


ROMA - Si inaspriscono le misure del governo per contenere il contagio da Coronavirus. L'esecutivo ha emesso una nuova ordinanza, con misure più restrittive, che si vanno a sommare a quelle esistenti e che saranno valide dal 21 marzo al 25 marzo, quando scade il dpcm che aveva imposto la stretta a tutti gli spostamenti e la chiusura di bar e negozi.

E' vietato l'accesso del pubblico ai parchi, alle ville, alle aree gioco e ai giardini pubblici, resta consentito svolgere individualmente attività motoria nei pressi della propria abitazione, purché comunque nel rispetto della distanza di almeno un metro da ogni altra persona, non è consentito svolgere attività ludica o ricreativa all'aperto. Chiusi gli esercizi alimentari nelle stazioni ferroviarie e stop agli spostamenti verso le seconde case nei giorni festivi.

A Roma controlli sempre più rigorosi su chi va a piedi. "Si raccomanda fermezza nei controlli degli spostamenti a piedi", si legge nella disposizione di servizio decisa dal Comando generale della Polizia locale di Roma che prevede anche maggiori verifiche nei parchi. "Esiste un preciso divieto di ingresso nei parchi ed anche l'esercizio di attività motoria deve essere svolta nel rispetto del distanziamento interpersonale ed evitando aggregazione di persone".

venerdì 20 marzo 2020

Fca, oggi incontro sulla richiesta di Cigo a Melfi. Per i sindacati la priorità resta la salute dei lavoratori


MELFI - Oggi c'è stato un incontro in video conferenza tra Fca, i sindacati di categoria Fim, Fiom, Uilm, Fismic, UglM E Aqcf e una delegazione della Rsa dello stabilimento di Melfi. L'azienda - informano i sindacati - ha concordato con le organizzazioni sindacali di attivare un periodo di cassa integrazione ordinaria fino al 13 maggio per un totale di 9 settimane, con causale “Covid-19” come previsto dal decreto legge "Cura Italia". Al momento resta confermato solo lo stop fino al 29 marzo. Entro tale data le parti torneranno ad incontrarsi per valutare le ulteriori decisioni da assumere.

"La richiesta di cassa integrazione - spiegano i sindacati - è motivata dall’emergenza sanitaria in corso e dagli effetti della drastica riduzione della domanda dai mercati globali che ad oggi preclude ogni tipo di previsione; contestualmente al ricorso all’ammortizzatore sociale è importante che continui il lavoro per la messa in sicurezza dello stabilimento, in linea con quanto stabilito nel protocollo nazionale sulla sicurezza dei lavoratori siglato il 14 marzo scorso. Nel corso dell'incontro abbiamo ribadito che in questa fase al primo posto deve esserci la salvaguardia della salute dei lavoratori, ma abbiamo anche ribadito la necessità di mettere in campo ogni azione utile affinché, nelle prossime settimane, si possa ripartire nel quadro dell’accordo nazionale Fca siglato il 18 marzo.

"La gravità della situazione impone delle riflessioni rispetto alla tenuta sociale del paese: bloccare il contagio in questa fase è l’unica priorità. Le fabbriche possono diventare facilmente luoghi di diffusione del virus, sono quindi necessarie scelte chiare accompagnate da necessari e ulteriori provvedimenti del governo atti a consentire la salvaguardia della sicurezza dei lavoratori, del loro salario e dei livelli occupazionali italiani fino alla fine dell’emergenza. In tal senso - concludono le sigle sindacali - sul modello di quanto fatto in altre aree del paese, chiediamo all'azienda di mettere a disposizione il suo know how, la sua tecnologia e le sue scorte di magazzino per supportare il sistema sanitario lucano, impegnato in queste ore a fronteggiare con pochi mezzi una difficile emergenza sanitaria".

giovedì 19 marzo 2020

Coronavirus, controlli militari al confine tra Italia e Slovenia

(credits: Tgcom24.it)

TRIESTE - Il Prefetto di Trieste ha annunciato che sono stati schierati i primi militari per il controllo della fascia confinaria. Le prime pattuglie sono schierate nei pressi del valico di Fernetti al confine con la Slovenia ed effettuano controlli fermando le auto in transito per verificare l'autocertificazione prevista dal decreto per l'emergenza coronavirus.

mercoledì 18 marzo 2020

La Fials di Potenza evidenzia altre criticità sulla gestione dell'emergenza Coronavirus


POTENZA - La Fials, nella persona del Segretario provinciale Giuseppe Costanzo, chiede al Direttore Generale dell’AOR San Carlo di Potenza una serie di misure da adottare per arginare la diffusione del Covid-19.

Nello specifico:

1) Per quanto concerne l’accesso al PO di Potenza l’individuazione di un ulteriore accesso riservato ai soli dipendenti, per permettere di raggiungere rapidamente i Padiglioni E e B e per evitare assembramenti di centinaia di dipendenti in attesa di prendere servizio, in aggiunta ai due ingressi stabiliti dalla Direzione;

2) Sosta gratuita in ogni area del parcheggio aziendale (nei pressi della centrale Termica e Palazzo degli Uffici) da subito e fino alla fine dell’emergenza sanitaria.

3) Avere a disposizione dei dipendenti e gratuitamente, qualora fosse necessario e con provate esigenze, le camere dell’Aparthotel.

4) Limitare il più possibile le visite ai pazienti ricoverati e di creare un ingresso riservato solo ai visitatori esterni.

Costanzo ha posto all’attenzione del Direttore anche l’area del Pronto Soccorso del Presidio Opsdalierio di Potenza chiedendo:

1) Di considerare l’opportunità di allestire una tenda da campo pneumatica, per le attività di pre-triage, montata eventualmente nell’area adiacente al pronto soccorso;

2) Dotare il personale del PS di divise monouso o di camici chirurgici dotati di prevenzione da rischio biologico sopra le divise di cotone;

3) Adeguati dispositivi di protezione individuale: presenti solo mascherine chirurgiche, utilizzate in più turni, e residue scorte di saponi e guanti esponendo tutti gli operatori ad un rischio incontrollato e incontrollabile.

4) Prevedere, necessariamente, una tenda al Pronto soccorso del Presidio Ospedaliero di Villa D'Agri.

Conclude il Segretario Provinciale di Potenza che tutto questo è gravissimo! Non c’è più tempo per le parole, agire è l’unico verbo da usare!

Ruoti (Pz): consulenze psicologiche gratuite e pronto nonno

RUOTI (PZ) - Tra le iniziative prese nel COC (Centro Operativo Comunale) di Ruoti (PZ), il Sindaco fa sapere che si è pensato di istituire il servizio di supporto psicologico in emergenza. Il servizio è stato attivato grazie alla disponibilità su base volontaria della psicologa e psicoterapeuta dott.ssa Faraone Lucia di Ruoti.

“Immagino cosa possa significare stare chiusi in casa, sopportare una imposizione, dove anche l’ordinario diventerà straordinario, pertanto è indispensabile sin da subito mettere in campo tutta la nostra creatività per rispondere al meglio a questa emergenza. A breve verrà istituito anche il servizio Pronto Nonno, per tutte quelle persone che si sentono sole e preoccupate e hanno bisogno di parlare e telefonare e a cui si dedicheranno dei volontari ” - afferma il Sindaco Anna Maria Scalise - “Adesso la cura è stare a casa tutti. Dobbiamo resistere per il bene di ognuno” – continua Scalise - “L’Italia chiamò...sì. Così si conclude il nostro inno e gli italiani e i ruotesi rispondono SI: al sacrificio collettivo e alla resilienza, così tutto andrà bene” conclude il Sindaco.

“Sarà un sostegno psicologico inteso come psicologia dell’emergenza visto il momento di crisi a livello mondiale che stiamo vivendo” – ha spiegato la dottoressa Faraone.

I consulti psicologici si eseguono solo su prenotazione telefonando al numero 349 4205675 mentre i numeri di emergenza del COC di Ruoti sono 338 5342963 e 347 0043818.

Carlucci, Leggieri, Perrino (M5S Basilicata): Necessario aumentare il numero quotidiano di tamponi


“Test, test, test” è quanto chiede il Direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità Tedros Adhanom Ghebreyesus, secondo il quale, il modo più efficace per prevenire le infezioni e salvare vite è rompere la catena della trasmissione, testando e isolando.

Ulteriormente sollecitati dall’invito del Direttore dell’OMS, abbiamo constatato che in Basilicata il numero delle persone risultate positive al test del Coronavirus è decisamente esiguo rispetto alla drammatica media nazionale. Se, da un lato, il dato sembrerebbe rassicurare la popolazione lucana, dall’altro sorge legittimo il sospetto che il suddetto risultato sia legato anche allo scarso numero di tamponi finora effettuati.

Comparando il dato lucano con quello delle altre regioni, si evince facilmente come, in proporzione al numero degli abitanti, in Basilicata sia stato sottoposto a test un numero inferiore di persone.

Esemplificando, la regione Puglia − nostra stretta parente e non di certo una regione del Nord appartenente alla cosiddetta “zona rossa” − ha effettuato, fino ad oggi, 2.017 tamponi, circa 1 per 1.950 abitanti, mentre la Basilicata soltanto 208, cioè 1 per 2.700 abitanti. La regione Veneto salirà nei prossimi giorni addirittura a 15.000 tamponi quotidiani: 1 per 325 abitanti.

Se i numeri non ci ingannano, considerando che la media nazionale è di 1 positivo su 2.399 e che qui, in Basilicata, risulta 1 positivo per 51.169 lucani, c’è una buona probabilità che questo dato non sia aderente alla realtà dei fatti.

Potrebbero essere molti di più i lucani contagiati e bisogna avere il coraggio di effettuare più test per confrontarci con un dato piú aderente alla realtà e non mendace; soltanto individuando i contagiati effettivi è possibile interrompere la catena di trasmissione, isolare i casi, provvedere alla loro cura e alla tutela dei loro cari.

Convinti del fatto che sia nostro dovere non creare allarmi né diffondere inganni, ma - ora più che mai - collaborare e contribuire come possibile alla salvaguardia della salute dei cittadini lucani, abbiamo già inviato questa segnalazione all'assessore competente, chiedendo i motivi per cui si sia effettuato un numero esiguo di tamponi e se non si ritenga opportuno procedere ad un incremento, anche e soprattutto in virtù del rientro, negli ultimi giorni, di un numero elevatissimo di cittadini lucani fuori sede.

Testiamo, isoliamo e proteggiamoci. Andrà tutto bene.

Carmela Carlucci
Gianni Leggieri
Gianni Perrino
Gruppo Consiliare M5S Basilicata

martedì 17 marzo 2020

Coronavirus: gli psicologi di Roma in aiuto per l'ansia e attacchi di panico

ROMA - Per affrontare l'attuale situazione di emergenza dovuta al Coronavirus il Pronto Soccorso Psicologico Roma Est (www.pronto-soccorso-psicologico-roma.it) ha attivato un servizio che fornisce sostegno psicologico e consigli utili ai cittadini che dovessero averne bisogno.

Il servizio, contattabile 24 ore su 24, è offerto telefonicamente e/o via Skype, basta telefonare ai n. 0622796355 e 3806883135.

La Dr.ssa Debora Barrea, Psicologa del Pronto Soccorso Psicologico Roma Est, afferma che ci viene richiesto in questi giorni di rispettare divieti, limitazioni e di sviluppare una sorta di resilienza di fronte ad un problema nuovo. Se andiamo a cercare indietro nella nostra memoria non riusciamo a trovare accadimenti simili. Forse possono venirci in mente dei racconti dei nostri nonni che evocano, ma soltanto a parole, le estreme difficoltà vissute.

Non è affatto semplice e scontato trovare dentro di sé la strada giusta per affrontare l'emergenza e il cambiamento che ne consegue. E' facile che la nostra mente vada in tilt e che, di conseguenza, si abbassino anche le nostre difese immunitarie.

Esiste una stretta relazione tra pensieri, emozioni e comportamenti.

Le nostre reazioni emotive e comportamentali si manifestano sulla base del significato soggettivo che attribuiamo agli eventi. Lo stesso evento può dunque generare emozioni e comportamenti differenti. Alcune volte i pensieri che abbiamo possono alterare la realtà e quindi essere disfunzionali. Attivandosi in modo rigido, si tramutano in pensieri automatici negativi che amplificano emozioni negative. L'ansia eccessiva, lo stress, la sensazione di isolamento, le paure e il panico, prendono allora il sopravvento.

"Ai tempi del Coronavirus qualsiasi persona aspira probabilmente a "funzionare meglio". Tutti stiamo infatti vivendo una difficoltà emotiva legata ai cambiamenti imposti dalle restrizioni attuali" dice il Dr. Gianni Lanari, Psicoterapeuta responsabile del Pronto Soccorso Psicologico Roma Est.

"Attraverso il servizio che offriamo è possibile iniziare ad intervenire sui pensieri automatici negativi, sulle convinzioni fallaci, sugli schemi disfunzionali, al fine di regolare in maniera corretta le emozioni e raggiungere una maggiore serenità" conclude Lanari.

Coronavirus: Ue chiude le frontiere, solo un caso in Cina


Cresce la diffusione del Coronavirus in Europa, dove in diversi Paesi si assiste all'escalation iniziata in Italia. E' stata proprio la situazione nel Vecchio Continente tra i temi al centro della videoconferenza dei leader del G7 in cui è stato concordato di fare tutto il possibile per garantire la crescita. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha anticipato ai suoi partner di aver proposto "una restrizione temporanea per tutti i viaggi non essenziali verso l'Ue, per trenta giorni, ma da prolungare se necessario", un blocco soggetto ad esenzioni per cittadini europei che tornano a casa, ma anche per personale sanitario e ricercatori, ha come obiettivo quello di "non appesantire ulteriormente i sistemi sanitari", ha spiegato von der Leyen, che domani ne discuterà con i capi di Stato e di governo convocati per un consiglio straordinario, sempre in video.

E centomila agenti tra poliziotti e gendarmi verranno dispiegati in Francia per piazzarsi ai posti di blocco fissi e mobili nel quadro delle misure coercitive annunciate dal presidente francese Emmanuel Macron contro il coronavirus: lo ha detto il ministro dell'Interno, Christophe Castaner.

Intanto la Cina ha registrato ieri un solo caso a Wuhan, focolaio del coronavirus, e altri 20 di contagio di ritorno. Secondo gli aggiornamenti della Commissione sanitaria nazionale (Nhc), i morti sono stati 13, di cui 12 nella provincia dell'Hubei - di cui Wuhan è capoluogo - e uno in quella di Shaanxi. Tra i casi mortali, nove sono stati rilevati a Pechino, tre a Shanghai e nel Guangdong, e uno nelle province di Zhejiang, Shandong, Guangxi, Yunnan e Shannxi. I contagi di ritorno sono così saliti a 143.

lunedì 16 marzo 2020

Coronavirus: 48 nuovi contagi in Puglia, morte quattro persone


BARI - Domenica 15 marzo si sono registrate 48 nuove positività al Covid-19 in Puglia. Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, sulla base delle informazioni del direttore del dipartimento Promozione della Salute, Vito Montanaro, comunica che il 15 marzo - con aggiornamento alle ore 20.30 - sono stati effettuati 336 test in tutta la regione per l'infezione da Covid-19 Coronavirus.

Di questi: 288 sono risultati negativi e 48 positivi. I casi positivi sono così suddivisi: 13 in Provincia di Bari; 5 in Provincia Bat; 14 in Provincia di Brindisi; (*) in Provincia di Foggia; 14 in Provincia di Lecce; 2 in provincia di Taranto.

Quattro persone con patologie pregresse e risultate positive al Covid sono decedute oggi, una nella provincia di Bari, due nella provincia di Lecce, una nella provincia Bat. Con questo aggiornamento salgono a 248 i casi positivi registrati in Puglia per l'infezione da Covid-19 Coronavirus.

I Dipartimenti di prevenzione delle Asl hanno attivato tutte le procedure per l'acquisizione delle notizie anamnestiche ed epidemiologiche, finalizzate a rintracciare i contatti stretti. (*) per motivi tecnici non è disponibile il dato di Foggia, che sarà aggiornato.